Salve, sono un ragazzo di 27 anni che circa un anno fa gli hanno diagnosticato "una possibile ADHD p

21 risposte
Salve, sono un ragazzo di 27 anni che circa un anno fa gli hanno diagnosticato "una possibile ADHD prevalentemente sulla sfera attentiva". Il centro è nella lista consigliati dall'AIFA quindi sono piuttosto certo che sia un buon centro. Il fatto è che la mia storia clinica è molto complessa e quindi credo che non se la sono sentiti di sbilanciarsi troppo. Ho rifiutato la terapia medica perchè per la mia situazione clinica complessa gli effetti collaterali del farmaco potrebbero portare a problemi grossi. Il mio grosso problema da anni è che non riesco ad essere costante nello studio per l'università. A Settembre 2025 ho rinunciato agli studi ma ho intenzione di riprenderli. Negli anni ho provato tantissimi approcci psicoterapeutici diversi come cognitivo comportamentale, strategica integrata, breve strategica, post razionalista, cognitivo costruttivista, breve focale integrata senza grossi risultati per il problema citato in precedenza. Sono una persona molto consapevole di come funziono grazie anche a tutte le terapie provate negli anni ma gli insight non sono bastati per portare un vero e proprio cambiamento in me. Il problema credo che sia stratificato su più livelli:
1) ADHD
2) l'attrito dell'iniziare l'attività dello studiare è veramente grosso
3) se nella cosa che sto studiando non ci trovo una utilità subito il mio cervello inizia a fumare
4) Spesso provo tanta frustrazione mentre studio e per non provare più questa sensazione smetto di studiare
5) ho sviluppato negli anni meccanismi di difesa molto raffinati
6) Essere costante nello studio e cioè studiare con una certa continuità è molto difficile per me

Ho bisogno del vostro aiuto per capire quale possa essere il miglior percorso per me per risolvere questo problema che sento perchè sono molto in difficoltà.

grazie

G.T.
Dott. Stefano Bonora
Psichiatra, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, sicuramente un approccio psicoeducativo volto a rinforzare strategie più adattative in relazione soprattutto allo studio potrebbe aiutarla. Penso anche che potrebbe valer la pena valutare l'introduzione di un farmaco su misura per lei per provare a darle una mano. Chiaramente dipende anche dalle sue preferenze ed esigenze. Le consiglio di valutare il quadro con uno psichiatra per avere idea delle possibili opzioni terapeutiche

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Dott.ssa Francesca Manzella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Trieste
Salve G.T., grazie per la condivisione della sua situazione e dei suoi dubbi. Da quanto scrive è molto consapevole del modo in cui "funziona" e di come questo influenzi il suo modo di muoversi nel mondo, nelle relazioni con gli altri e nell'accettazione di sè. Leggo la sua difficoltà e frustrazione nel non riuscire a terminare ciò che, in alcuni specifici elementi, non riscontra il suo interesse perchè poco piacevole e quindi difficile da sostenere nella sua condizione clinica. Immagino quanto queste consapevolezze inneschino un circolo vizioso: voglio-non riesco-mi sento frustrato-mollo-mi sento in colpa. Non mi sento di consigliarle un approccio piuttosto che un altro, in quanto ha già provato differenti approcci e per lei finora poco proficui nel concreto ma importanti nella comprensione di sè.
Il mio consiglio è di rivolgersi a professionisti specializzati in trattamento ADHD indifferentemente dall'approccio ma che capiscano questa condizione nel profondo, così da poterle dare strumenti concreti e adeguati che possano esserLe di aiuto.
Le auguro di trovare presto l'ascolto che le stia a pennello!
un caro saluto,
Dottoressa Francesca Manzella Psicoterapeuta
Dott.ssa Alessia Tringali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Salve G.T.,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza la sua storia: emerge una forte capacità di osservazione di sé e un impegno concreto nel cercare soluzioni, anche se finora i risultati non sono stati quelli desiderati.
Da ciò che descrive, sembra che la difficoltà non riguardi solo un possibile ADHD, ma un insieme di fattori che si intrecciano: la fatica nell’avvio dell’attività, la gestione della frustrazione, il rapporto con la motivazione e alcuni meccanismi di difesa che, pur avendo una loro funzione, possono interferire con la continuità nello studio. In questi casi, è comprensibile che approcci focalizzati solo su un aspetto (ad esempio esclusivamente comportamentale o solo sull’insight) non abbiano portato a un cambiamento stabile.
Un percorso utile potrebbe essere quello di lavorare in modo più integrato e graduale, andando a comprendere non solo “come funziona” ma anche “cosa accade dentro” nei momenti in cui si attiva il blocco: ad esempio cosa rende così difficile iniziare, cosa alimenta la frustrazione e che significato assume per lei lo studio nel suo percorso personale. Parallelamente, si possono costruire strategie molto concrete e sostenibili per aggirare l’attrito iniziale e favorire una maggiore continuità, senza forzature eccessive che rischierebbero di aumentare il senso di fallimento.
Il fatto che lei abbia già una buona consapevolezza è una risorsa importante, ma come ha notato non sempre l’insight da solo è sufficiente: il lavoro terapeutico può aiutare a trasformare questa consapevolezza in un cambiamento più profondo e stabile, rispettando i suoi tempi e la complessità della sua storia.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo, oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve G.T.,
da ciò che descrive emerge un quadro articolato e, soprattutto, una grande consapevolezza di sé. Questo è un punto di partenza importante, ma – come ha già sperimentato – la sola comprensione (“insight”) spesso non è sufficiente a produrre un cambiamento concreto, soprattutto quando entrano in gioco difficoltà di tipo attentivo e motivazionale.
Provo a restituirle alcune chiavi di lettura utili.
Nel caso di un possibile ADHD, soprattutto nella forma prevalentemente inattentiva, il problema non è solo “capire cosa fare”, ma riuscire ad attivarsi e mantenere l’azione nel tempo. Quello che lei chiama “attrito nell’iniziare” è molto tipico: il cervello fatica ad avviare compiti percepiti come poco stimolanti o con una gratificazione non immediata. Questo non è mancanza di volontà, ma una difficoltà nei meccanismi di regolazione dell’attenzione e della motivazione.
Inoltre, i punti che elenca (frustrazione, abbandono dell’attività, ricerca di utilità immediata) suggeriscono che si sia creata nel tempo una sorta di circolo vizioso:


difficoltà ad iniziare → aumento della tensione/frustrazione


frustrazione → evitamento (smettere di studiare)


evitamento → senso di inefficacia → ulteriore difficoltà ad iniziare


Le diverse terapie che ha fatto probabilmente le hanno dato strumenti di comprensione, ma forse è mancato un lavoro più mirato su:


strategie pratiche e adattate al funzionamento ADHD


allenamento comportamentale graduale e concreto


gestione della frustrazione in tempo reale (non solo a livello teorico)


In questi casi, più che cambiare continuamente approccio terapeutico, può essere utile un percorso molto focalizzato su alcuni aspetti specifici:
1. Lavoro sull’attivazione (iniziare)
Non puntare a “studiare tanto”, ma a iniziare in modo estremamente piccolo e sostenibile (anche 5-10 minuti reali). L’obiettivo è ridurre l’attrito iniziale.
2. Strutturazione esterna
Chi ha difficoltà attentive beneficia molto di elementi esterni:


orari fissi e realistici


ambiente di studio definito


eventuale studio in presenza di altri (body doubling)


3. Gratificazione immediata
Il cervello ADHD ha bisogno di rinforzi più frequenti:


suddividere lo studio in micro-obiettivi


inserire piccole ricompense concrete e ravvicinate


4. Gestione della frustrazione
Qui è centrale imparare a restare nella sensazione senza interrompere subito il compito, anche solo per pochi minuti in più. È un vero e proprio allenamento.
5. Lavoro sui meccanismi di difesa
I “meccanismi raffinati” che cita spesso proteggono dalla fatica emotiva, ma allo stesso tempo mantengono il blocco. Questo è un punto importante da esplorare in terapia, con delicatezza.
6. Inquadramento diagnostico più chiaro
Vista la complessità della sua storia clinica, potrebbe essere utile approfondire ulteriormente la diagnosi: capire quanto pesa realmente l’ADHD rispetto ad altri fattori (emotivi, motivazionali, eventuale ansia da prestazione, ecc.).
Infine, rispetto alla terapia farmacologica: la sua scelta è comprensibile, ma tenga presente che, in alcuni casi selezionati e ben monitorati, può rappresentare un supporto utile. Questo va valutato con specialisti esperti nel suo specifico quadro clinico.
In sintesi, più che “un nuovo approccio teorico”, potrebbe esserle utile un percorso molto pratico, personalizzato e centrato sul funzionamento ADHD, che integri aspetti comportamentali ed emotivi.
Le consiglio quindi di approfondire con uno specialista esperto in ADHD nell’adulto e difficoltà di regolazione attentiva, così da costruire un percorso davvero su misura per lei.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Gent.mo Paziente,
capisco bene la sua situazione: ha già fatto molto lavoro su di sé e ha una buona consapevolezza, ma il nodo resta nel passare all’azione in modo costante. Con una possibile ADHD è frequente: il problema non è la volontà, ma l’avvio e la continuità.
Per questo è importante non aspettare motivazione o interesse. Conviene abbassare molto la soglia di ingresso: invece di “mettersi a studiare”, iniziare con pochi minuti o una sola pagina. Questo aiuta ad aggirare quell’attrito iniziale così forte. Una volta partito, spesso il compito diventa più sostenibile.
La frustrazione che prova durante lo studio non va evitata del tutto, ma gestita in modo graduale: anziché interrompere, può ridurre il carico e rimanere ancora un po’ sull’attività. È così che si costruisce la continuità. Quando invece manca l’interesse, può essere utile rendere lo studio più attivo o trovare collegamenti pratici, anche se inizialmente forzati.
Rispetto ai percorsi fatti, potrebbe esserci spazio per un approccio più specifico per l’ADHD in età adulta, orientato meno alla riflessione e più a strategie concrete. Anche i farmaci, pur con la dovuta cautela per la sua storia clinica, non andrebbero esclusi a priori ma eventualmente rivalutati con uno specialista.
In sintesi, più che cercare nuove spiegazioni, per lei può fare la differenza costruire un metodo che funzioni concretamente nel quotidiano, adattato al suo modo di funzionare.
In bocca al lupo!
Dott.ssa Federica Ripamonti
Salve G.T., si percepisce subito la sua competenza e conoscenza rispetto al suo modo di funzionare e quindi anche rispetto a ciò che le sta impedendo di raggiungere i suoi obiettivi e desideri. Come ha ripetuto più volte, la sua situazione sembra essere complessa e che non possa essere circoscritta ad una sola diagnosi che non tenga in conto altri aspetti e/o ad una problematica di studio. Mi domando se possa essere proprio il ripensare e riformulare le sue necessità e obiettivi attuali che possa in qualche modo aiutarla a spostarsi e a fare qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto finora. Credo che il percorso migliore per lei possa dipendere da questo, al di là dei diversi approcci terapeutici.
Rimango a disposizione.
Un saluto,
Dott.ssa Maddalena Luisa Mariani
Dott.ssa Federica Guglielmotti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno da quanto scrive emerge la consapevolezza e la chiarezza che ha rispetto alla sua sintomatologia e al funzionamento adattivo disfunzionale. Il lavoro terapeutico l'ha certamente aiutata a mettere in luce gli aspetti che non l'aiutano a costruire ed a mantenete una metodicità e costanza nel tempo. Fa riferimento a tanti approcci psicoterapeutici credo brevi. Potrebbe focalizzarsi su indirizzi che lavorino sul profondo così da andare a lavorare su gli aspetti che si trovano alla base di questa sua condotta che, se anche così chiara per lei, non riesce a scardinare. Mi riferisco ad approcci psicodinamici, analitico transazionale o gestaltici.
Le auguro buona fortuna
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
da quello che descrive si percepisce quanto questa difficoltà sia presente da tempo e quanto le stia creando fatica, nonostante i numerosi tentativi fatti per affrontarla.
La sua descrizione è molto chiara e mette bene in evidenza come il problema non riguardi solo l’attenzione in sé, ma un insieme di fattori: la difficoltà ad avviare l’attività, la gestione della frustrazione durante lo studio e alcuni meccanismi che portano nel tempo a interrompere.
In situazioni come questa, spesso il nodo centrale non è tanto comprendere come si funziona (consapevolezza che lei ha già sviluppato), ma riuscire a trasformare questa comprensione in cambiamenti concreti e continuità nel comportamento.
Per questo motivo può essere utile un lavoro più mirato e operativo, focalizzato su:
la riduzione dell’attrito iniziale,
la regolazione della frustrazione durante lo studio,
la costruzione graduale della continuità,
il riconoscimento e il superamento dei meccanismi di evitamento.
Più che aggiungere un ulteriore modello teorico, l’obiettivo diventa lavorare in modo pratico e strutturato su ciò che accade nel momento in cui si trova a studiare.
Un cordiale saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Monica Mugnai
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Montevarchi
Gentile Utente, da come descrive la sua fatica penso che sia utile trovare un professionista specializzato nel Disturbo dell'Attenzione e Iperattività. In questo modo potrà imparare tecniche per gestire la sua difficoltà e capire come aiutarla al meglio, con metodi cuciti sulle sue caratteristiche. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento, Dottoressa Monica Mugnai
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno,
la situazione che descrivi è comprensibile e, da quanto riporti, appare piuttosto complessa e multifattoriale.
Il quadro che emerge non sembra riconducibile a un singolo aspetto, ma a una combinazione di elementi che possono includere difficoltà attentive ed esecutive, una certa sensibilità al carico cognitivo e alla frustrazione, oltre a strategie di evitamento che nel tempo possono essersi strutturate e consolidate.
In questi casi, anche quando c’è una buona consapevolezza di sé e del proprio funzionamento (come nel tuo caso), non sempre questo è sufficiente a determinare un cambiamento stabile, soprattutto se il problema riguarda la continuità dei comportamenti e l’organizzazione quotidiana.
Rispetto alla possibile diagnosi di ADHD, quando questa viene posta come “probabile” in contesti clinici qualificati ma non completamente definita, è utile considerarla come un elemento del quadro complessivo piuttosto che come unica chiave di lettura.
In generale, più che interventi centrati esclusivamente sull’analisi del funzionamento, possono risultare utili percorsi che integrino aspetti più pratici e strutturati, orientati alla gestione delle funzioni esecutive, alla costruzione di routine sostenibili e alla riduzione progressiva dell’attrito nell’avvio delle attività.
Ti consiglierei, in ogni caso, di confrontarti con un professionista che possa aiutarti a riorganizzare il quadro in modo integrato e costruire un percorso personalizzato, tenendo conto sia degli aspetti attentivi sia di quelli emotivo-motivazionali e comportamentali.
Resto a disposizione nel caso in cui volessi iniziare un percorso di psicoterapia.
Un caro saluto
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, da quanto scritto sembra che l'ADHD sia uno dei tanti problemi legati allo studio. Sembra che manchi di motivazione, la costanza e una strategia di studio che possa realmente aiutarla, su questo forse il centro clinico consigliatogli può essere d'aiuto, ma molto dipende da lei. Come mai ha scelto quell'università? Su quali e quanti esami presenta difficoltà? Cosa hanno portato le varie terapie svolte? cos'è che invece non è cambiato? Da come scrive sembra che sia avvezzo a gettare la spugna con facilità giustificando il suo comportamento, nella vita facciamo spesso attività che non sono apparentemente "utili" o interessanti, bisogna imparare a convivere anche con questo e domandarsi: i problemi che manifesta sono legati solo all'ambito universitario?
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

segua le indicazioni fornite dal centro da cui ha ricevuto la diagnosi. Le avranno indicato il percorso di cura più adatto a lei.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Comprendo perfettamente il Suo senso di stanchezza e quasi di smarrimento di fronte a un percorso costellato da numerosi tentativi terapeutici che, pur avendo arricchito la Sua consapevolezza, non hanno scalfito la resistenza del sintomo. La sensazione che gli "insight" non bastino è un’esperienza frustrante ma molto significativa: ci dice che la comprensione intellettuale del problema non coincide necessariamente con la sua risoluzione emotiva e funzionale.

Nel Suo racconto emerge una stratificazione complessa dove la componente neurobiologica dell'ADHD si intreccia con vissuti di profonda frustrazione e con la costruzione di difese molto raffinate. Quando descrive l'attrito nell'iniziare o il "fumo al cervello" di fronte a ciò che non appare immediatamente utile, sta parlando di una fatica che non è solo attentiva, ma riguarda il senso stesso dell'investimento sulle proprie capacità. In un'ottica gruppale e relazionale, potremmo vedere la Sua difficoltà di studio non solo come un deficit, ma come un modo in cui Lei "abita" il Suo progetto di vita: un'identità che forse sente il peso di dover corrispondere a canoni di produttività che percepisce come estranei o minacciosi, portandola a un "congelamento" difensivo.

Considerando il Suo lungo trascorso con approcci prevalentemente orientati alla gestione del sintomo o alla ristrutturazione cognitiva, potrebbe esserLe utile volgere lo sguardo verso una psicoterapia ad orientamento psicodinamico o gruppoanalitico. In questo setting, l'attenzione si sposta dal "come fare per studiare" al "chi sono io mentre cerco di studiare" e a quali matrici familiari e relazionali alimentano quel timore del giudizio e quella svalutazione che sembrano bloccare il Suo movimento verso il futuro. Il lavoro non sarebbe più volto a correggere una funzione mancante, ma a integrare queste parti di sé che oggi comunicano attraverso il blocco, trasformando l'università da campo di battaglia contro se stessi a luogo di libera espressione della propria identità. La invito a darsi una nuova possibilità, cercando un percorso che metta al centro la relazione e la comprensione del Suo mondo interno più che la sola tecnica comportamentale.

Quale significato sente che avrebbe per Lei, oggi, riuscire finalmente a riappropriarsi di quel percorso di studi che ha dovuto interrompere?
Un saluto
Dott,ssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile utente,
La ringrazio per aver condiviso con tale lucidità e coraggio il senso di scacco che sta vivendo. Quelli che lei definisce 'meccanismi di difesa raffinati' sono stati, finora, il modo necessario in cui ha cercato di proteggersi.
In questa fase di profonda difficoltà, la invito a riflettere su quali siano le sue reali priorità attuali: non solo in termini di prestazione, ma come persona che aspira a un modo diverso di abitare la propria quotidianità.
Esistono professionisti pronti ad accogliere il suo vissuto senza giudizio, per aiutarla a integrare questa sofferenza e a non arrendersi. Oltre il blocco che avverte, abitano potenzialità e risorse di cui forse non ha ancora consapevolezza, ma che attendono solo lo spazio relazionale corretto per poter finalmente emergere.

Resto a disposizione
Saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, le suggerisco di contattare uno psicoterapeuta che utilizzi emdr, potrebbe esserle utile.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Roberta Marzioni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Falconara Marittima
Buongiorno, ha mai pensato ad un percorso specifico di coaching e supporto strettamente connesso alla gestione dei sintomi dell'ADHD? potrebbe esserle utile per focalizzarsi su strategie mirate al miglioramento delle strategie di studio. Buona giornata
Dott.ssa Cynthia Villari
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Contesse
Buonasera
Visto che conosci bene il tuo modo di funzionare, hai provato ad adattare le tue routine di studio al tuo funzionamento?
hai provato a renderlo più attivo? Cambiare il setting e il materiale di studio, ad esempio, potrebbero aiutarti a rendere tua la materia e non provare noia, sorprendendo la tua mente.
Come avrai imparato negli anni di terapia, la staticità non ti aiuta, mentre la flessibilità e la creatività possono essere tuoi alleati, in tutti gli ambiti della tua vita, non solo per lo studio. Bisogna solo utilizzarla anche nei contesti in cui solitamente non è contemplata.
Spero di averti dato degli spunti validi.
Buona serata
Dott.ssa Stefania Andaloro
Psicoterapeuta, Psicologo
Milazzo
Salve, sono una psicoterapeuta Rogersiana, approccio centrato sulla persona, forse quello di cui ha bisogno è qualcuno che si concentri proprio sulla sua "persona", non solo sui sintomi e sulle tecniche per gestirli. Bisogna lavorare su se stessi, conoscersi ed accettarsi, e solo dopo arriva e/o inizia il vero cambiamento.
Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Mi può contattare online. Buona serata
Dott.ssa Antonietta Dattola
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
sicuramente con tutta questa esperienza psicoterapica è riuscito a focalizzare bene quali sono le componenti che non la fanno studiare "aldilà" dell'ADHD e mi concentrei su quello, sul significato dello studiare per lei. Questo perchè sono le sole motivazioni su cui ha realmente delle possibilità di cambiamento con un intervento di terapia psicologica.
L'ADHD probabilmente, data la gravità del problema potrebbe essere contrastata davvero solo con l'aiuto di farmacologico.
L'obiettivo che mi sento di consigliarle, quindi, dovrebbe essere un consulto focalizzato su tutto il resto della sua vita e cosa fare per migliorarla e stare bene "oltre lo studio e oltre ADHD".
Un saluto
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto la sua condivisione, lei parla di una storia clinica complessa, questo può probabilmente avere un peso nel suo percorso in quanto la persona con adhd potrebbe sviluppare anche altri disturbi (ansia, dpts, depressione...) pertanto nel trattamento vanno integrati questi vari aspetti, che le rendono difficile lo studio e che forse hanno impatto anche in altre aree di vita. Inoltre sarebbe utile sapere se e in che modo ha provato a lavorare sulla frustrazione, sulla gestione dei tempi, sul sistema delle ricompense, sulla regolazione emotiva, per comprendere se ha acquisito alcuni strumenti in merito o solo consapevolezza del suo funzionamento. Se ha veramente necessità di affrontare le problematiche e ha disponibilità a lavorare su di sè, può trovare un professionista a cui affidarsi e che sia esperto nella terapia per adulti con adhd. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Elisa Pappacena
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Latina
Salve sign. G.T.. Credo lei abbia convissuto per tutta la sua vita scolastica con l'ADHD perchè non è una neurodivergenza che si acquisisce da adulti. Per la terapia farmacolgica si può far consigliare da uno psichiatra che si occupa di Adhd saprà risolvererle anche la questione di qualche effetto collaterale. Per le strategie di studio oggi ci sono molti tutor formati proprio in questo.

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