Salve ho trovato un pene di silicona è un lubrificante e di mio figlio di 13 anni ho parlato con lui

20 risposte
Salve ho trovato un pene di silicona è un lubrificante e di mio figlio di 13 anni ho parlato con lui di cuesto e lui dice che lo ha perché un ragazzo più grande di lui pensa che mio figlio è gay ; mío figlio pensa che sia una cosa poco importante o un scherzo da parte del ragazzo… no so come comportarmi.
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buonasera, comprendo quanto possa essere sconvolgente e inaspettato per un genitore scoprire che il proprio figlio, che fino a ieri era un bambino, ora (preadolescente) è un essere sessuato. Può parlargli dell'importanza del rispetto e della tutela del proprio corpo e della propria intimità, sia nella sessualità con un'altra persona che nella dimensione autoerotica. D'altra parte, se suo figlio pensa che sia una cosa poco importante e non vive lo scherzo come atto di bullismo, non sembra traumatizzato. Se lo vede sereno, se le diverse aree della sua vita funzionano (scuola, amicizie ecc)... Un saluto, Ilaria Innocenti

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Dott.ssa Maria Betteghella
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Salerno
Ha provato a mettersi in ascolto? Rispettare la sessualità di suo figlio sarebbe il primo passo. Come mai pensa di dover fare qualcosa?
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile genitore,
capisco il suo disorientamento e la preoccupazione: trovarsi davanti a una situazione del genere può essere emotivamente complesso.

A 13 anni i ragazzi sono in una fase delicata di sviluppo, in cui curiosità, esplorazione del corpo, della sessualità e dell’identità (anche attraverso oggetti o stimoli esterni) possono comparire, talvolta in modo confuso o non pienamente consapevole. È importante sapere che la presenza di un oggetto sessuale non definisce né l’orientamento sessuale né l’identità di suo figlio.

Il fatto che sia coinvolto un ragazzo più grande merita però attenzione: potrebbe trattarsi di uno scherzo, come dice suo figlio, ma anche di pressioni, prese in giro o dinamiche non equilibrate. In questo senso ha fatto bene a parlarne con lui. Continui a mantenere un dialogo aperto, calmo e non giudicante, facendogli sentire che può raccontarle ciò che prova senza paura di punizioni o vergogna.

Può essere utile:

chiarire con lui il significato che attribuisce a quell’oggetto e a quanto accaduto

parlare di rispetto del proprio corpo, dei propri tempi e dei propri confini

osservare se emergono cambiamenti nel comportamento, nell’umore o nelle relazioni

Proprio perché l’età è delicata e la situazione coinvolge aspetti emotivi e relazionali, è consigliabile approfondire con uno specialista, che possa aiutare sia lei sia suo figlio a leggere correttamente quanto sta accadendo e a tutelare il suo benessere psicologico.

Un confronto professionale può fare chiarezza e offrire strumenti adeguati per affrontare questo momento con serenità.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
durante l' adolescenza i ragazzi sperimentano se stessi è la propria sessualità al fine di poter riconoscere la propria identità sessuale. È molto probabile che anche suo figlio stia facendo lo stesso ma che allo stesso tempo si vergogni a parlarne. Lo lasci libero di esplorare, vedrà che crescendo riconoscerà la propria sessualità.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione. La cosa più importante è mantenere un clima calmo e non giudicante, come ha già iniziato a fare. A 13 anni la curiosità sessuale è normale, ma la presenza di oggetti sessuali merita attenzione, non allarme.
Le suggerisco di approfondire con suo figlio come è entrato in possesso di quegli oggetti e che tipo di relazione ha con questo ragazzo più grande, per escludere pressioni, prese in giro o dinamiche di potere. È importante anche chiarire che nessuno ha il diritto di definirlo o provocarlo sulla sua identità o orientamento.
Se nota ambiguità, disagio o minimizzazione eccessiva, può essere utile un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva, più come spazio di tutela che come intervento correttivo. Continui a essere una figura di ascolto: è il fattore protettivo più importante. Dr. Giuseppe Mirabella
Gentile utente, capisco il Suo disorientamento: trovare un oggetto del genere tra le cose di Suo figlio può suscitare ansia, dubbi e la tentazione di reagire subito, soprattutto a 13 anni, un’età in cui i ragazzi stanno esplorando la sessualità e la loro identità in modi che spesso gli adulti faticano a comprendere.

Dal racconto, però, sembra che Suo figlio non percepisca la situazione come problematica. Dice che lo ha preso perché un ragazzo più grande pensa che sia gay, e sembra vederla più come uno scherzo o un’attenuante per curiosità. Questo suggerisce che, per lui, l’oggetto non ha un significato sessuale “forte”, ma è legato più al gioco, alla curiosità o alla pressione dei coetanei.

A questa età, la cosa più importante è mantenere un dialogo aperto e non giudicante, senza farlo sentire sotto accusa o in imbarazzo. Può essere utile:

1. Chiedere senza giudizio: esprimere curiosità genuina, ad esempio: “Ho visto questo oggetto, puoi spiegarmi un po’ meglio cosa significa per te?”.
2. Ascoltare attivamente: lasciarlo parlare senza interromperlo, confermando che le sue emozioni o curiosità sono naturali.
3. Rassicurare: fargli capire che sperimentare o essere curioso del proprio corpo è normale e che può parlarne con Lei senza sentirsi giudicato.
4. Parlare di rispetto e limiti: se altri coetanei lo mettono in situazioni scomode o lo prendono in giro, è importante dargli strumenti per difendersi senza vergogna.

Il fatto che Suo figlio stia affrontando questa curiosità con leggerezza è positivo: indica che non si sente ancora minacciato o sopraffatto. In questa fase, il Suo ruolo non è “controllare” o giudicare, ma accompagnarlo con attenzione e sicurezza, affinché possa esplorare la propria sessualità in modo sano e senza sensi di colpa. Rimango a disposizione, un saluto!


Dott.ssa Sara Rocco
Psicologo, Psicologo clinico
Ossi
Buongiorno, più probabilmente la paura è sua che di suo figlio, anche se fosse omosessuale lei dovrà essere brava a supportarlo e stargli vicino.
Cordiali saluti
Dott.ssa Sara Rocco
Dott. Damiano Maccarri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve a lei. È possibile che quella di suo figlio sia una scusa e che gli oggetti siano non solo suoi, ma che se li sia procurati da solo, senza consiglio o aiuto di nessuno, di sua iniziativa. Innanzi tutto, ci tengo a precisare che NON è assolutamente un segno di omosessualità. All'età di 13 anni è totalmente normale esplorare la propria sessualità anche oltre i normali confini dell'orientamento che acquisirà in età adulta. Non solo: anche quando avrà una identità sessuale e un orientamento definiti, questo non significa che saranno bloccati, rigidamente definiti per sempre. La sessualità è infatti una dimensione che può avere delle sfumature molto ampie. In ogni caso, non si preoccupi e lasci correre. È invece importante che suo figlio si senti accettato e compreso in tutte le sue iniziative di esplorazione di sé e del mondo, questo è molto importante. Se lui si sentirà di confidarsi con lei, lo farà, altrimenti non ne avrà bisogno. Cordiali saluti.
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Buongiorno,
capisco bene la preoccupazione che sta vivendo in questo momento: trovare oggetti intimi legati alla sessualità di un figlio può generare ansia, dubbi e timore di sbagliare approccio. Da quanto racconta, ci sono alcuni punti importanti da considerare:
1. **L’età di Suo figlio:** A 13 anni, la curiosità sessuale è del tutto normale. È un periodo in cui iniziano a esplorare il corpo, i desideri, e spesso anche gli strumenti della sessualità, come sex toy o lubrificanti, senza che questo implichi un orientamento sessuale definito.
2. **Il contesto sociale:** Suo figlio dice che l’oggetto è collegato a un ragazzo più grande che fa commenti sull’orientamento di Suo figlio. Qui ci sono due elementi:
* È normale che un ragazzo a quell’età subisca pressioni o scherzi da coetanei o ragazzi più grandi.
* È importante distinguere tra **pressione sociale** e **curiosità personale**: l’oggetto trovato non necessariamente indica che Suo figlio “sia” o “diventerà” gay. Può essere semplicemente esplorazione o interesse verso qualcosa che ha visto.

3. **Il dialogo:** Il fatto che Suo figlio Le abbia risposto apertamente e abbia minimizzato come “uno scherzo” è un buon segnale: indica che si sente sicuro a parlarne. È importante continuare a **mantenere un dialogo aperto, senza giudizio**, in cui possa esprimere curiosità e preoccupazioni senza sentirsi accusato.
4. **Come comportarsi:**
* Eviti punizioni o rimproveri: a quell’età la sessualità è naturale e l’oggetto di per sé non è pericoloso.
* Può cogliere l’occasione per parlare in generale di sessualità, orientamento sessuale, consenso, rispetto dei confini propri e altrui.
* Se nota che il ragazzo più grande esercita pressione o provoca disagio, può intervenire sui **confini sociali**, spiegando a Suo figlio come difendersi da scherzi o commenti invadenti.
In sintesi: il comportamento che descrive non è di per sé allarmante; ciò che conta è **mantenere un dialogo aperto, rassicurante e rispettoso**, aiutando Suo figlio a sentirsi sicuro di sé e dei propri confini.
Se vuole, posso fornirLe anche **alcune frasi concrete per parlare con Suo figliosenza farlo sentire in imbarazzo o giudicato.
Dott.ssa Eleonora Rossini
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Forlì
Gentile genitore,
capisco il suo disorientamento: si tratta di una situazione delicata ed è comprensibile non sapere subito come muoversi.

A 13 anni è normale che ci sia curiosità e confusione rispetto alla sessualità; il ritrovamento di un oggetto, da solo, non permette di trarre conclusioni né sull’orientamento sessuale né su comportamenti già strutturati di suo figlio. È importante quindi evitare letture affrettate o allarmistiche.

L’aspetto che merita maggiore attenzione non è l’oggetto in sé, ma il contesto in cui è arrivato: il fatto che provenga da un ragazzo più grande introduce un possibile squilibrio di età e di ruolo, che va osservato con cautela. È frequente che i ragazzi minimizzino (“non è niente”, “è uno scherzo”) perché non hanno ancora strumenti per valutare pienamente cosa sia appropriato o perché temono di creare preoccupazione negli adulti.

Ha fatto bene a parlarne con suo figlio. Ora la cosa più importante è mantenere aperto il dialogo, senza interrogatori né pressioni, trasmettendogli un messaggio chiaro: non è giudicato, non è “sbagliato”, e l’unica priorità è la sua sicurezza e il suo benessere. Può essere utile esplicitargli che, se qualcuno lo mette a disagio o lo spinge verso situazioni che non sente adatte alla sua età, lei è una figura a cui può rivolgersi senza paura.

Se dovesse notare cambiamenti nel suo comportamento (chiusura improvvisa, ansia, ritiro, disagio marcato) o se la situazione con questo ragazzo più grande non le è chiara, può essere utile confrontarsi con uno psicologo dell’età evolutiva, non perché “ci sia qualcosa che non va”, ma per avere uno spazio di lettura e di tutela.

Resto a disposizione per eventuali approfondimenti
Eleonora Rossini
Psicologa clinica
Dott.ssa Chiara Campadello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
È possibile, come afferma suo figlio, che si tratti di scherzi tra ragazzi; tuttavia, ritengo importante che suo figlio sappia di poterle parlare e fare affidamento su di lei in qualsiasi caso. Soprattutto durante il delicato periodo dell’adolescenza, è difficile e anzi spesso controproducente spingere i ragazzi all’apertura o forzare il dialogo. E’ però importante mantenere sempre aperto un canale di comunicazione, possibilmente accogliente e non giudicante. Se sanno che troveranno un genitore disponibile all’ascolto, nel momento in cui emergerà un problema saranno propensi a confidarsi.
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Capisco profondamente il suo stato d'animo. Trovarsi di fronte a oggetti che richiamano in modo così esplicito la sfera sessuale può generare un senso di allarme e confusione in un genitore. Tuttavia, in psicologia dell'età evolutiva, è fondamentale guardare oltre l'oggetto e concentrarsi sulla relazione e sul significato che il ragazzo attribuisce all'accaduto.
A 13 anni, i ragazzi vivono un'età di mezzo in cui la curiosità è massima, ma la capacità di gestire le dinamiche sociali è ancora in costruzione. La spiegazione di suo figlio — il fatto che si tratti di uno scherzo da parte di un ragazzo più grande — merita un'analisi attenta. Spesso gli adolescenti utilizzano la "banalizzazione" come scudo protettivo. Dicendo che è una cosa poco importante, lui potrebbe tentare di proteggere la propria privacy o di nascondere un eventuale senso di imbarazzo o di inadeguatezza nei confronti di questo ragazzo più grande.
L'aspetto su cui vorrei invitarla a riflettere non è tanto l'orientamento sessuale di suo figlio (che a questa età è spesso in una fase di esplorazione fluida e non ancora definita), quanto la natura del rapporto con questo ragazzo esterno. Se suo figlio accetta passivamente "regali" o etichette basate sul suo presunto orientamento, dobbiamo chiederci se sia vittima di una dinamica di potere o di una forma di pressione sociale che non sa come gestire.
Il mio consiglio è di non trasformare la questione in un interrogatorio sulla sua sessualità, ma di spostare l'attenzione sulla sua autonomia decisionale. È importante fargli capire che lui ha il diritto di mettere dei confini, che non è obbligato a stare al gioco di nessuno e che la sua intimità non deve essere oggetto di scherzi altrui.
Cerchi di mantenere il dialogo aperto, mostrandosi più curiosa della sua serenità che della natura dell'oggetto. Se lui sente che lei non è "spaventata" o "scandalizzata", sarà molto più propenso a raccontarle la verità se la situazione con l'altro ragazzo dovesse farsi pesante o fastidiosa.
Desidera che riflettiamo insieme su come monitorare la situazione senza risultare invadenti nella sua vita privata? Cordialmente la dottoressa Nunzia Sasso
Dott. Vincenzo Capretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile,
capisco il suo allarme: trovare un oggetto di questo tipo associato a un figlio di 13 anni è qualcosa che mette facilmente in agitazione qualsiasi genitore. È importante però fermarsi un attimo e provare a leggere la situazione con calma, senza partire da conclusioni affrettate.
A questa età i ragazzi sono molto esposti a provocazioni, prese in giro, sfide e dinamiche di gruppo che ruotano intorno alla sessualità, spesso in modo confuso e immaturo. Il racconto che fa suo figlio — lo scherzo di un ragazzo più grande, il tema dell’essere “gay” usato come etichetta — è purtroppo coerente con modalità frequenti di derisione o pressione tra pari. Questo non significa automaticamente che suo figlio stia vivendo una sessualità attiva o che l’oggetto abbia per lui il significato che può avere per un adulto.
Il fatto che lui minimizzi e dica che per lui “non è importante” può voler dire molte cose: imbarazzo, desiderio di chiudere l’argomento, oppure reale mancanza di consapevolezza del significato dell’oggetto. Più che concentrarsi sull’oggetto in sé, è utile spostare l’attenzione su come si sente suo figlio rispetto a quel ragazzo più grande e a ciò che è successo.
In questa fase, la cosa più importante è mantenere aperto il dialogo, senza interrogatori né toni accusatori. Far sentire suo figlio che può parlare con lei senza paura di essere giudicato o punito è una protezione fondamentale. Allo stesso tempo, è legittimo che lei chiarisca che certi oggetti e certi “scherzi” non sono adeguati alla sua età e che, se qualcuno lo mette in difficoltà o lo prende in giro, è giusto dirlo a un adulto.
Se dovesse emergere che questo ragazzo più grande esercita pressioni, derisione o comportamenti invasivi, allora il tema diventerebbe quello della tutela di suo figlio, e sarebbe opportuno coinvolgere altri adulti di riferimento (scuola, famiglia), senza farlo sentire colpevole.
Non serve drammatizzare né minimizzare. Serve presenza, ascolto e chiarezza, passo dopo passo. Se sente che l’ansia è molta o che il dialogo con suo figlio si blocca, confrontarsi con uno psicologo dell’età evolutiva può aiutarla a orientarsi e a trovare le parole giuste.
Un caro saluto.
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, lasci perdere aa questa età è più che normale ma anche se fosse gay non c'è nessun problema l'importante è che lo accolga grazie
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
capisco il suo disorientamento: scoprire oggetti di questo tipo può creare preoccupazione, soprattutto quando si parla di un figlio così giovane. Provo a darle alcuni punti di orientamento, con calma.
A 13 anni è normale che i ragazzi entrino in una fase di curiosità sul corpo, sulla sessualità e sull’identità, spesso in modo confuso e non ancora strutturato. Questo non permette di trarre conclusioni automatiche sull’orientamento sessuale di suo figlio. L’orientamento non si “deduce” da un oggetto, né da una singola esperienza o curiosità.
È importante prendere sul serio il contesto che suo figlio le ha raccontato, non in chiave allarmistica, ma protettiva.
Il modo migliore di procedere è mantenere un dialogo aperto e non giudicante. Può dirgli che non è nei guai, che può parlarle liberamente, e che lei è lì per capire e proteggerlo. Più che “interrogare”, è utile ascoltare: come si è sentito? si è sentito spinto, preso in giro, curioso, confuso?
Allo stesso tempo, è legittimo spiegargli con semplicità che il suo corpo merita rispetto e gradualità.
Se dovesse emergere confusione, disagio o se lei sente di non riuscire a gestire serenamente la situazione, un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva può essere molto utile ad accompagnarlo in una fase delicata della crescita e aiutare anche lei a sentirsi più sicura nel ruolo genitoriale.
Il messaggio più importante per suo figlio è: qualunque cosa stia scoprendo di sé, non è solo e può parlarne senza paura.
Un caro saluto,
Gabriele
Salve , mi spiace per il suo smarrimento.
scoprire un qualcosa del genere riguardo un figlio di 13 anni può creare giustamente paura e confusione.
Inizio coldirle che durante l’adolescenza è normale che ci sia curiosità, esplorazione dell’identità sessuale e bisogno di appartenenza.
La cosa più importante è mantenere un dialogo aperto, non giudicante, e capire come suo figlio vive questa situazione: se si è sentito spinto, bullizzato , preso in giro o confuso.
Vi consiglierei un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva, per avere un supporto professionale e competente con cui approfondire il discorso in un contesto sereno e non giudicante che possa aiutare suo figlio e voi genitori ad affrontare questa situazione.
La prevenzione passa dall’ascolto, non dal controllo.
Dott.ssa Giulia Raiano
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua esperienza.
Capisco il tuo smarrimento, ed è molto importante che tu ti sia fermata a chiederti come stare in questa situazione invece di reagire d’impulso.
A 13 anni la sessualità è in una fase di grande confusione e sperimentazione fantastica più che agita. Curiosità, oggetti trovati o scambiati, provocazioni tra pari, giochi di ruolo o di potere: tutto questo può comparire senza che abbia il significato adulto che noi, comprensibilmente, tendiamo a dare. Trovare un oggetto sessuale non equivale automaticamente a un orientamento, né a un comportamento sessuale strutturato. Detto questo, ci sono due piani diversi da tenere distinti.

Il primo è tuo figlio.
Il fatto che lui minimizzi (“è uno scherzo”, “non è importante”) può essere vero, ma può anche essere un modo per proteggersi dalla vergogna o dalla paura di essere giudicato. Non è tanto cruciale perché abbia quell’oggetto, quanto come si sente rispetto a ciò che è successo. Si sente tranquillo? Confuso? A disagio? Pressato?
Il secondo piano è il ragazzo più grande. Un tredicenne che riceve (o detiene per conto di qualcun altro) un oggetto sessuale da una persona più grande non va liquidato troppo in fretta, anche se tuo figlio lo vive come uno scherzo. La differenza d’età introduce sempre una possibile asimmetria di potere: può esserci curiosità reciproca, ma anche pressione, presa in giro, o una dinamica che tuo figlio non ha ancora gli strumenti emotivi per decifrare. Si potrebbe provare ad aprire un dialogo con frasi del tipo: “Non sono arrabbiata. Mi interessa sapere se ti sei sentito a tuo agio o no." “Se mai qualcosa ti fa sentire strano o confuso, possiamo parlarne.” È fondamentale che lui senta che non è in pericolo di essere etichettato (gay o non gay) e che l’orientamento sessuale non è un problema da difendere o negare. A 13 anni, spesso, non è ancora definito e va bene così.
Se vorrai approfondire resto a disposizione.
Buona giornata.
Dott.ssa Giulia Raiano
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,capisco il suo disorientamento, è una situazione che può mettere molta ansia a un genitore. È importante però mantenere calma e chiarezza, perché l’atteggiamento con cui si affronta ora la questione farà la differenza.
A 13 anni la curiosità sessuale e l’esplorazione, anche attraverso oggetti o fantasie, possono comparire senza che questo definisca l’orientamento sessuale di un ragazzo. Il ritrovamento di un oggetto di questo tipo non significa automaticamente che suo figlio sia gay, né che abbia già una sessualità strutturata. Spesso a questa età c’è confusione, sperimentazione, desiderio di appartenenza o anche il tentativo di rispondere a pressioni o prese in giro da parte dei pari.
Il fatto che lui minimizzi e parli di uno “scherzo” può indicare imbarazzo, ma anche il bisogno di non sentirsi giudicato. È positivo che lei abbia già parlato con lui: ora è fondamentale continuare il dialogo senza interrogatori, accuse o allarmismi. Più che sull’oggetto in sé, l’attenzione dovrebbe andare su come si sente, se qualcuno lo sta mettendo in difficoltà, prendendo in giro o spingendo a fare cose che non capisce o non vuole.
Può essere utile chiarire alcuni punti con serenità: che la sessualità è una parte naturale dello sviluppo, che non c’è nulla di “sbagliato” nel fare domande o avere curiosità, ma che è importante farlo in modo sicuro, rispettoso e senza pressioni esterne. Allo stesso tempo, va protetto da eventuali dinamiche di bullismo, etichettamento o influenza da parte di ragazzi più grandi.
Se dovesse notare chiusura, disagio marcato, cambiamenti improvvisi di comportamento o se sente di non riuscire a gestire il confronto da sola, un colloquio con uno psicologo dell’età evolutiva potrebbe essere molto utile, anche solo come supporto genitoriale.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale

Se desidera un confronto più approfondito su come accompagnare suo figlio in questa fase delicata della crescita, può prenotare una visita.
Gentile Signora,
è positivo che abbiate potuto parlarne apertamente. In questa fase dell’adolescenza è normale la curiosità e la sperimentazione, e il suo comportamento riflette attenzione e ascolto. Può continuare a mantenere un dialogo aperto, senza giudizio, spiegando limiti e sicurezza, e monitorare eventuali pressioni o dinamiche di coetanei che possano metterlo a disagio. Se necessario, un confronto con uno psicologo adolescenziale può aiutare a gestire la situazione in modo sicuro.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Janett Aruta - Psicologa
Ricevo su MioDottore e in studio a Palermo
Dott.ssa Giulia Danieli
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Buongiorno,
capisco la sua difficoltà e quanto questa scoperta possa averla sorpresa. Non è semplice rendersi conto che quello che fino a poco fa era un bambino sta entrando nell'adolescenza e, quindi, sta cercando di trovare il proprio posto nel mondo, anche dal punto di vista della propria sessualità. Suo figlio sta attraversando una fase importantissima, ovvero la pubertà e l'ingresso nell'adolescenza, e questo è il periodo dell'esplorazione e della scoperta di sé.
Più che soffermarsi sull'oggetto in sé, potrebbe essere molto importante restare in ascolto di suo figlio e dei suoi vissuti. Essere disponibile all'ascolto e al dialogo è fondamentale per supportarlo e farlo sentire compreso e non giudicato.
Un caro saluto.

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