Salve dottori..sono una studentessa di 26 anni, al momento sono al 2 anno di università, avevo già i

25 risposte
Salve dottori..sono una studentessa di 26 anni, al momento sono al 2 anno di università, avevo già iniziato nel 2020, ma senza aver concluso nulla e senza esami per vari motivi, forse anche per il periodo in cui eravamo..facendo quindi la rinuncia..quando poi ho iniziato a lavorare dopo tre anni facendo le stagioni, dall'anno scorso ho deciso di iscrivermi nuovamente e riprendere con più consapevolezza ed avendo un pò piu di sicurezza..ho fatto però l'iscrizione a tempo parziale, quindi con la possibilità di avere il doppio degli anni ma potendo conseguire tra i 15 e i 30 cfu..quindi anche con la tranquillità diciamo di poter anche eventualmente lavorare..l'anno scorso però ho dato solo un esame purtroppo e poi l'estate ho lavorato..ad oggi mi sento un pò spaventata, perché mi sembra comunque di essere in ritardo se dovessi fare il doppio degli anni anche essendo regolare però mi fa sentire in ritardo e spaventata che devo organizzare e cercare di far combaciare gli esami e i crediti in modo da non superare i 30 per non andare poi a tempo pieno e quindi nel caso non essere fuori corso..ho paura, perché vorrei comunque finire anche presto come tutti, però allo stesso tempo avere il tempo giusto per me e per studiare bene..vorrei prendere bei voti, e riuscire nel percorso in tutto..ma ad oggi ki sento lo stesso sotto pressione..non so come fare..inoltre vorrei godermela un pò di più perche ad oggi non sono riuscita a conoscere nessuno..consigli?
Dott.ssa Melissa Angelini
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Torino
Buongiorno, le assicuro che ciò che sta vivendo è piuttosto comune, soprattutto per chi ha ripreso un percorso di studi dopo un periodo di pausa o di lavoro. La sua riflessione denota una buona consapevolezza di sé e dei propri bisogni, e questo è un punto di partenza importante.
Non è mai “tempo perso” quello dedicato a comprendere meglio se stessi e le proprie priorità. Il fatto che lei abbia scelto di riprendere l’università con maggiore consapevolezza e con una formula che le permetta di conciliare studio e lavoro è segno di maturità, non di ritardo. Ognuno ha i propri tempi, e confrontarsi con quelli degli altri spesso genera solo ansia, senza offrire reali benefici.
Essere “in regola” non significa solo rispettare una tabella ministeriale: significa riuscire a portare avanti il proprio progetto di vita in modo coerente e sostenibile. Lei sta costruendo un percorso che tiene conto delle sue risorse, dei suoi limiti e dei suoi obiettivi — ed è questa la vera regolarità. La pressione che sente nasce probabilmente dal desiderio di riuscire bene e in tempi “ideali”. Tuttavia, quando l’obiettivo è troppo rigido, rischia di generare ansia più che motivazione. Può essere utile fissare obiettivi più piccoli e concreti — ad esempio pianificare uno o due esami alla volta — e permettersi di valutare i risultati in base all’impegno, non solo al voto o alla velocità. Un colloquio psicologico con un professionista potrebbe aiutarla a dipanare dubbi ed elaborare vissuti legati a questo momento di vita. Un caro saluto

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
quello che descrive è un vissuto molto comune tra gli studenti che riprendono gli studi dopo una pausa: la paura di “essere in ritardo” e la sensazione di doversi mettere in pari con gli altri possono diventare fonte di forte pressione, anche quando si sta facendo tutto nel modo giusto. È importante ricordare che il percorso universitario non è una corsa contro il tempo, ma un cammino personale in cui ciascuno ha ritmi e priorità diverse.
La sua scelta di iscriversi a tempo parziale è una decisione matura e consapevole: le permette di gestire meglio i carichi di studio e, se necessario, di continuare a lavorare. Non è un segno di lentezza, ma di equilibrio e realismo. Spesso, proprio chi si dà tempi più sostenibili riesce a mantenere la motivazione e la qualità nello studio nel lungo periodo.
Il senso di pressione che prova nasce dal confronto con gli altri e dal desiderio di “fare tutto bene”: ottenere buoni voti, laurearsi in tempi brevi, vivere anche l’esperienza universitaria pienamente. È comprensibile, ma provi a spostare l’attenzione su di sé e sul significato che questo percorso ha per lei. Studiare con serenità e costruire una base solida di competenze le porterà più soddisfazione del correre dietro a scadenze rigide.
Per quanto riguarda la socialità, può essere utile cercare occasioni di contatto informale: gruppi di studio, attività universitarie, incontri o laboratori. Spesso le relazioni nascono in modo spontaneo quando si abbassa la pressione e si lascia spazio alla curiosità e alla leggerezza.
Si conceda di procedere passo dopo passo, senza giudicarsi per i tempi o per il numero di esami dati. Sta già dimostrando impegno, consapevolezza e desiderio di riuscire: qualità che valgono molto più della velocità con cui si raggiunge un traguardo.

Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,
quello che descrive è un sentimento molto comune tra chi riprende gli studi dopo una pausa: il desiderio di “recuperare il tempo perduto” e, insieme, la paura di non riuscire a conciliare tutto nel modo giusto. In realtà il percorso che ha scelto — l’iscrizione part-time — è una forma di tutela, non un segno di lentezza: le permette di sostenere un ritmo sostenibile, compatibile con il lavoro e con i suoi tempi di apprendimento, e di costruire un percorso solido invece che affrettato.

Il senso di “ritardo” nasce spesso da un confronto con gli altri, ma l’università non è una gara: è un investimento su sé stessi, e il fatto che lei l’abbia ripresa con maggiore consapevolezza è già un traguardo importante. Potrebbe esserle utile:

stabilire obiettivi realistici per semestre, concentrandosi su pochi esami ma ben preparati;

programmare in anticipo i periodi di lavoro e di studio, per non arrivare in affanno;

partecipare a gruppi o forum online del suo corso per conoscere altre persone che vivono situazioni simili;

riconoscere che il percorso “più lento” può comunque essere molto più solido e appagante.

Si conceda di godersi questa esperienza senza sentirsi in corsa: la regolarità non è solo nel numero di anni, ma nella capacità di restare in equilibrio mentre si cresce.


Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno, sono la Dott.ssa Manco Raffaella, una psicologa.
La spaventa l'idea di essere in ritardo rispetto a chi? Non c'è un tempo limite o uguale per tutti e sono consapevole del fatto che viviamo in un mondo in costante corsa, ma non si dimentichi che anche le pause sono necessarie durante una maratona; soprattutto se bisogna far combaciare lo studio, il lavoro, la vita sociale, ecc. Non posso dirle cosa fare o meno perchè quella resta una scelta sua che sono sicura sarà in grado di prendere; quello che posso dirle però è di darsi tregua; se si volta per un secondo si renderà conto che nessuna la sta rincorrendo. Scelga lei il tempo giusto per lei.
Dott.ssa Martina Muner
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Buongiorno, da quanto scrive si nota uno stato di preoccupazione e di frustrazione dettato anche dal costante confronto con le altre persone.
Mi permetta di dirle che il confronto con le altre persone, seppure a volte inevitabile, non lascia spesso grandi opportunità di stare meglio con se stessi, poiché la sua situazione di vita personale è senza dubbio diversa da quella di qualsiasi altra persona.
Ha mai provato a concentrarsi di più sulla sua persona, dandosi i tempi necessari per affrontare i cambiamenti e le novità?

Ad ogni modo, se può farle piacere o se ritenga possa essere utile un confronto, non esiti a contattarmi per un colloquio individuale.
Dott.ssa Giulia Cossu
Psicologo
Parma
Gentile studentessa,

dalle sue parole emerge la sensazione di pressione e l'ansia di dover bilanciare gli obiettivi accademici (prendere bei voti, finire "presto") con la necessità di vivere il percorso con serenità e consapevolezza.

L'iscrizione a tempo parziale non è un segno di debolezza, ma un atto di responsabilità e maturità nei confronti del suo benessere e della tua vita professionale. Sta investendo sulla qualità e sulla sostenibilità del suo percorso, non sulla velocità.

La sua richiesta, che mescola preoccupazioni su organizzazione, gestione del tempo e ansia da prestazione e sociale, è un indicatore del fatto che potrebbe beneficiare di un percorso psicologico per gestire meglio queste preoccupazioni e gli impegni, senza trascurare i propri bisogni.

Le faccio un grande in bocca al lupo!
Gent.ma utente,
c'è sicuramente un grande affollamento di pensieri, preoccupazioni e di molteplici ipotesi negative nella sua mente. Ciò sta creando, senza dubbio, confusione e stress, allontanandola da una maggiore soddisfazione per la sua vita quotidiana.
Inizierei dai molti "vorrei" che ha elencato nel suo messaggio. Ci sono evidenti bisogni che lei intende soddisfare e motivazioni per farlo: provi a tradurre questi bisogni in obiettivi, gli obiettivi in progetti, e i progetti in azioni concrete. Non lasci tutto dov'è adesso, vale a dire nella sua mente, ma traduca il tutto in piccoli step che oggi stesso può cominciare a fare.
E' utile individuare delle priorità su cui concentrare maggiore attenzione, lasciando altri aspetti in stand-by. Così come è utile individuare una rete sociale di supporto per condividere le sue preoccupazioni, per accedere a maggiori informazioni e chiedere aiuto nel momento del bisogno.
Non pensi al tempo come scadenza (e quindi pressione), ma al tempo come opportunità: cosa posso fare in questa mezza giornata? quali risorse ho a disposizione? quale piccolo traguardo posso raggiungere? Rispondere operativamente a queste domande le consentirà di dare senso alle sue azioni, di muoversi in avanti e di non avere l'impressione di "perdere tempo".
Questa organizzazione non vale solo per lo studio, ma per tutti gli ambiti di vita: il lavoro, le relazioni, le passioni personali. Ogni situazione della giornata può essere vissuta con la giusta concentrazione e l'immersione nel momento presente, mettendo in mostra le proprie migliori qualità, i valori e le emozioni sincere.
Valuti la possibilità di un percorso psicologico di crescita personale che l'aiuti a definire meglio gli obiettivi da raggiungere e il modo migliore per farlo, esaltando le sue potenzialità e diventando flessibile nel gestire l'attività mentale, anche quella più intrusiva e disagevole.
Se lo desidera, posso affiancarla in questo tipo di percorso, anche online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Eva Meuti
Psicologo, Psicologo clinico
Ardea
Buongiorno,
capisco bene le tue preoccupazioni: riprendere l’università dopo una pausa richiede coraggio e può far sentire “in ritardo”. In realtà, stai semplicemente seguendo i tuoi tempi, con maggiore consapevolezza e maturità.
L’iscrizione part-time è una scelta saggia, che ti permette di conciliare studio e lavoro senza perdere equilibrio. Concentrati su obiettivi realistici, un passo alla volta, e ricordati che la qualità del percorso conta più della velocità.
Prova anche a vivere di più l’ambiente universitario: partecipare a gruppi studio o eventi può aiutarti a conoscere persone e sentirti più parte del contesto.
Se la pressione dovesse aumentare, un supporto psicologico può aiutarti a gestire ansia e motivazione in modo più sereno.
Stai già facendo molto per te stessa: riconoscilo.
Dott. Paolo Andreani
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao, capisco bene come ti senti. Dopo una pausa è normale avvertire il peso del “ritardo” e la paura di non riuscire a stare nei tempi. Ma non c’è davvero una scadenza giusta.. stai solo cercando un equilibrio tra studio, lavoro e benessere, e questo richiede tempo e pazienza.
La pressione che provi dice quanto per te sia importante farcela.. ma non serve fare tutto subito. Concederti un ritmo sostenibile, senza confrontarti troppo con gli altri, può aiutarti a ritrovare fiducia e motivazione.
Se l’ansia o la paura di “non farcela” diventano troppo presenti, parlarne con qualcuno può aiutare a rimettere un po’ d’ordine tra aspettative e realtà.
Un caro saluto
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Immagino quanto possa essere complesso tenere insieme la voglia di raggiungere un obbiettivo così importante e il bisogno di riuscirci con le proprie tempistiche.
È molto utile credo, che lei tenga a mente questo desiderio ma che al contempo ragioni su altri aspetti come lo "studiare bene" e la possibilità di lavorare.
Dietro la sensazione di “ritardo”, c’è l’incontro tra due parti di sé: quella che vuole sentirsi allineata agli altri e quella che cerca uno spazio in cui potersi muovere senza pressione. Riuscire ad integrare questi due aspetti potrebbe aiutarla a gestire meglio questa situazione.
Magari questo momento, oltre che un'occasione per mettersi in gioco può anche diventare una fase in cui ascoltarsi e comprendere come si mette in relazione con le proprie aspettative e con l’immagine che sente gli altri abbiano di lei.
Potrebbe essere utile prendere in considerazione la possibilità di un percorso psicologico in cui poter ragionare su questi aspetti.
Si conceda del tempo, non serve fare tutto subito, si permetta di raggiungere gli obbiettivi che desidera nel modo più adatto a lei. Senza sensi di colpa.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Valentina Vaglica
Psicologo, Psicologo clinico
Castel Gandolfo
Gentile utente,
Innanzitutto brava! Hai ripreso a studiare, hai lavorato, ti sei mantenuta, hai costruito competenze di autonomia che tanti studenti “regolari” non hanno.
Questa è forza, non ritardo.
Inoltre mi chiedevo, leggendoti, questo bisogno così forte di autonomia dove lo hai appreso? perchè sento che questa frustrazione nasca dalla difficoltà di far combaciare due facce della stessa medaglia: La responsabilità e l'aspettativa di essere la brava studentessa e l'altra quella più genuina di volersi prendere del tempo con più leggerezza.
Oltre al brava, ti dico anche CHE FATICA. È la voce dell’università che scandisce anni e crediti? È un confronto con i coetanei? È la tua parte che ha bisogno di sentirsi finalmente “a posto”, riconosciuta?
Per ora scegli pochi obbiettivi raggiungibili, inizia dagli esami più utili a farti sentire in movimento. Hai scelto di lavorare oltre ad essere una studentessa universitaria, perciò il ritmo nel dare gli esami sicuramente richiederà più tempo, ma al termine degli studi la soddisfazione sarà doppia.
In bocca al lupo
Dott.ssa Valentina Vaglica
Dott. Ciro Napoletano
Psicologo, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Ciao,
da come descrivi la tua esperienza si sente molto bene il tuo desiderio di trovare un equilibrio tra più parti di te e tra più contesti: quello universitario, quello lavorativo e anche quello personale. Ti stai muovendo dentro un sistema complesso, dove ogni scelta sembra influenzare le altre — il tempo che dedichi allo studio, la voglia di lavorare, il bisogno di sentirti “in pari”, ma anche il desiderio di vivere serenamente questa fase della tua vita.

Forse una parte di te sente il bisogno di “recuperare il tempo perduto”, mentre un’altra chiede di essere rispettata nei suoi ritmi e nei suoi tempi di apprendimento e di crescita. Entrambe queste parti hanno una loro legittimità: una spinge verso il futuro, l’altra cerca stabilità e piacere nel presente.

In una prospettiva sistemica, potrebbe essere utile chiederti non tanto “quanto sono in ritardo?”, ma piuttosto “che cosa mi serve ora per sentirmi in cammino, anche se non perfettamente in linea con gli altri?”.
A volte il sentirsi “fuori tempo” non parla di un reale ritardo, ma di una tensione a volersi collocare in un ritmo che sentiamo condiviso — quello degli altri studenti, della famiglia, o di un’immagine ideale di sé.

Potresti provare a ridefinire il tuo ritmo come parte del tuo progetto personale: studiare con cura, scegliere i tempi che ti permettono di apprendere davvero, e allo stesso tempo lasciare spazio anche alla relazione e alla scoperta. Non si tratta di fare “più in fretta”, ma di costruire un percorso che sia coerente con te.

Potrebbe anche essere interessante esplorare, se ti va, che significato ha per te “essere in ritardo” — rispetto a chi o a cosa senti questa pressione? E quali alleanze interne o esterne (amici, docenti, colleghi) potrebbero sostenerti nel dare un nuovo senso al tuo percorso?
Buongiorno,
capisco bene le sue preoccupazioni e la sensazione di sentirsi “in ritardo”, anche se in realtà sta già dimostrando molta consapevolezza e determinazione. Riprendere gli studi dopo una pausa, organizzarsi tra lavoro e università e voler fare le cose con cura non è segno di lentezza, ma di maturità. È normale sentirsi sotto pressione quando si desidera fare bene in tutto e allo stesso tempo mantenere equilibrio.

Può essere utile spostare l’attenzione da quanto manca a ciò che sta già facendo: un passo alla volta, definendo obiettivi realistici e rispettosi dei propri tempi, può ritrovare fiducia e serenità. A volte è proprio la ricerca di “fare presto” che fa perdere il piacere di vivere il percorso.

Se sente il bisogno di capire meglio come gestire questa pressione e costruire un metodo di studio più sereno ed efficace, mi contatti: potremo lavorarci insieme in modo mirato, aiutandola a ritrovare equilibrio e motivazione nel breve tempo.

Un caro saluto,
Melania Monaco
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buonasera. Capisco bene come ti senti — è normale provare pressione quando si cerca di ripartire con nuovi obiettivi e dare il meglio di sé. Stai cercando di conciliare tante cose insieme (studio, lavoro, tempo per te) e questo può generare ansia e senso di “ritardo”, ma in realtà stai solo trovando il tuo ritmo, che non deve per forza coincidere con quello degli altri.
Prova a:
Ridefinire cosa significa “essere in ritardo”: stai costruendo un percorso più consapevole, non più lento.
Focalizzati su obiettivi piccoli e realistici, come un esame per volta, così da sentire progressi concreti.
Concediti spazi di leggerezza: l’università non è solo studio, ma anche esperienze e relazioni. Potresti unirti a gruppi, attività o laboratori per conoscere persone senza forzarti.
Quando senti l’ansia salire, chiediti: “Cosa posso controllare adesso?” — questo aiuta a riportare la mente al presente.
Stai facendo tanto e con coraggio. Dai valore a questo, non solo ai risultati.
Buonasera,
capisco molto bene le sensazioni che descrive: quando si riprende un percorso dopo una pausa o un cambiamento, è naturale sentire la paura di “essere indietro” o la pressione di dover “recuperare il tempo perduto”. Tuttavia, ciò che conta davvero non è la velocità, ma la qualità e la consapevolezza con cui si affronta il cammino.

Il tempo parziale non è un segno di debolezza, ma una scelta di cura e di realismo: significa aver riconosciuto i propri ritmi, i propri impegni e la necessità di studiare con serenità. È una forma di responsabilità verso se stessi, non di rinuncia.

La pressione che sente deriva spesso dal confronto — con gli altri, con il passato, con un ideale di “come dovrei essere”, “chi dovrei essere”, “dove dovrei essere arrivata”. Spesso restiamo imprigionati nella traiettoria delle aspettative altrui, sentendone il peso ogni volta che pensiamo di non averle soddisfatte.
In questo momento può essere utile concedersi di vivere il tempo universitario non solo come prestazione, ma come occasione di crescita personale, anche nelle relazioni. Si dia il permesso di conoscersi e di conoscere, senza pretendere che tutto accada subito: l’università non è solo studio, ma anche incontro.

Mi permetta un piccolo suggerimento personale: pensare a dove avrebbe dovuto essere le fa perdere di vista dove è, e chi sta diventando.

Se sente che l’ansia o la pressione stanno diventando troppo forti, potrebbe esserle utile un breve spazio di consulenza psicologica, per aiutarla a riorganizzare le priorità e ritrovare fiducia nel proprio modo di procedere.

Un caro saluto,
Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino
Dott.ssa Elisa Rizzotti
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Pordenone
Gentile, capisco profondamente come possa sentirsi in questo momento, perché ciò che descrive racchiude il desiderio di fare bene e di riprendere in mano il proprio percorso con consapevolezza, ma anche la fatica di sostenere aspettative alte verso se stessa. È naturale provare paura o sentirsi “indietro” quando si riparte dopo una pausa, ma ogni cammino personale ha ritmi diversi e validi, e avere scelto un percorso a tempo parziale mostra già una forma di cura verso i propri tempi e bisogni. Potrebbe esserle utile lavorare su questi vissuti di pressione e confronto, imparando a darsi un margine di flessibilità e a riconoscere i propri progressi senza giudizio: in questo senso uno spazio di psicoterapia potrebbe offrirle un aiuto prezioso per comprendere meglio le sue emozioni, rafforzare la fiducia nelle proprie capacità e trovare un equilibrio tra impegno, piacere e autorealizzazione.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, dalle sue parole traspare una grande sensibilità e un profondo desiderio di fare le cose bene, di costruire un percorso di studio che la rappresenti e che le dia soddisfazione. È evidente che dentro di lei convivono due bisogni importanti: da una parte la voglia di riuscire, di essere efficiente, di sentire che sta “recuperando” il tempo passato, e dall’altra il desiderio di vivere questo periodo con maggiore serenità, di godersi il percorso universitario senza sentirlo come una corsa continua. Queste due parti, anche se sembrano in conflitto, in realtà raccontano la stessa cosa: lei tiene molto a ciò che sta facendo e vorrebbe semplicemente riuscire a viverlo bene. La paura di essere “in ritardo” rispetto agli altri è un pensiero molto comune, soprattutto quando si riprende un percorso dopo averlo interrotto o dopo esperienze di lavoro. Tuttavia, è importante ricordare che la vita universitaria non è una linea retta uguale per tutti. Ognuno ha il proprio ritmo, le proprie condizioni, i propri tempi per imparare, crescere e capire cosa desidera davvero. Ciò che conta non è la velocità con cui si arriva, ma la qualità del cammino e la consapevolezza che si acquisisce lungo il percorso. Spesso, quando ci si sente sotto pressione, è perché la mente si concentra troppo sul risultato finale, sul “quando” e “come” finirà, piuttosto che su ciò che si può fare oggi, passo dopo passo. Potrebbe provare a cambiare leggermente prospettiva: invece di chiedersi se è in ritardo, provi a chiedersi se sta procedendo nella direzione giusta per lei, se ogni giornata di studio o di lavoro la sta portando un po’ più vicino a sentirsi soddisfatta e sicura delle proprie capacità. Il tempo parziale, per esempio, non è un limite, ma una risorsa. Le offre la possibilità di costruire un ritmo sostenibile, di studiare con più cura e di evitare quella sensazione di affanno che spesso porta a rinunciare o a non godersi ciò che si sta facendo. È naturale voler ottenere bei voti e concludere presto, ma l’equilibrio tra il voler dare il massimo e il rispettare i propri tempi è ciò che la aiuterà davvero a mantenere motivazione e serenità lungo tutto il percorso. Un altro aspetto importante riguarda la vita sociale. Il fatto che senta di non essere ancora riuscita a creare legami è comprensibile, soprattutto quando si entra in un nuovo contesto con obiettivi ben precisi e una certa dose di ansia da prestazione. Forse può essere utile concedersi qualche spazio, anche piccolo, per condividere esperienze con i colleghi o partecipare a momenti universitari più leggeri. Le relazioni non solo aiutano a sentirsi parte di qualcosa, ma rendono anche lo studio più piacevole e meno solitario. Provi a ricordarsi che non deve dimostrare nulla a nessuno. Il suo percorso ha valore perché è il suo, costruito con impegno, scelte consapevoli e una volontà sincera di crescere. La cosa più importante non è “arrivare in tempo”, ma arrivare sentendosi soddisfatta, equilibrata e in pace con se stessa. Ogni passo, anche se a volte più lento di quanto vorrebbe, la sta comunque portando avanti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Gabriella Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Ravenna
Buongiorno, credo che in questa situazione potrebbe esserle utile intraprendere un percorso di counseling per analizzare le ragioni della pressione che prova (interne e/o esterne), stabilire le priorità per il suo benessere emotivo e organizzare un piano efficace di distribuzione delle attività.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Riprendere l'università dopo un periodo di pausa può essere faticoso e impegnativo, ma rappresenta anche un segno di grande coraggio e di amore verso se stessi. Riprendere gli studi in un secondo momento significa rispettare le proprie scelte e i propri desideri. Capisco bene la paura di sentirsi indietro rispetto agli altri, la pressione per sostenere gli esami in tempo e per ottenere buoni voti, e la preoccupazione di andare fuori corso. In questo periodo possono esserci momenti di confusione nell’organizzazione, ma anche un forte desiderio di rimettersi in gioco. L’università richiede di conciliare lo studio con gli impegni della vita quotidiana, e a volte questo può farci perdere di vista la bellezza di ciò che si sta imparando.
A volte riprendere qualcosa non significa fare un passo indietro, ma viverla con uno sguardo nuovo, più maturo e consapevole. Ciò che impari adesso non riguarda solo lo studio, ma anche la persona che stai diventando.
Dott.ssa Marianna Florò
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Ciao!
Da ciò che racconti emerge una grande voglia di dare un nuovo significato al tuo percorso, di costruire qualcosa di tuo con consapevolezza e impegno. Allo stesso tempo, sento quanto possa essere faticoso convivere con la paura di “essere in ritardo” o di non riuscire a tenere tutto insieme — studio, lavoro, tempo per sé, relazioni.
Spesso, quando riprendiamo un percorso dopo una pausa, può riemergere il confronto con gli altri o con ciò che “avremmo potuto fare prima”. Ma la verità è che ogni cammino ha i propri tempi, e ciò che conta davvero non è la velocità, ma la possibilità di attraversarlo sentendosi presenti e in sintonia con sé stessi.
Forse potrebbe essere utile concederti uno spazio in cui poter esplorare con più calma le emozioni legate a questa fase della tua vita — la pressione, il desiderio di riuscire, il bisogno di equilibrio. Un percorso psicologico può aiutarti a dare voce a queste parti di te, a comprendere da dove nasce quella paura e a trasformarla in una forza più stabile e fiduciosa.
Trovare il proprio ritmo non significa rinunciare ai propri obiettivi, ma imparare a costruirli con gentilezza verso se stessi.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buongiorno, grazie per aver esposto i suoi dubbi. Penso che intanto tu abbia una bella capacità di conciliare due mondi che a volte vengono presi singolarmente (o studio o lavoro). Questo comporta anche un impegno ovviamente maggiore che però col tempo diventa un equilibrio tra le due parti o semplicemente una scelta di priorità. Dipende anche dalla tua modalità di organizzazione e studio e dalla tua gestione. Se hai piacere mi rendo disponibile per dialogare e capire come affrontarla al meglio. Quello che posso consigliare è di trovare la tua strada e di provare varie modalità così da individuare la tua più affine. A volte vogliamo qualcosa velocemente perchè è normale così ma c'è da considerare che tu lavori anche e non solo studi quindi il tempo è diverso.
Ho affrontato anche io tutto questo e ho scelto di rinunciare a voti alti per finire prima e continuare a lavorare. Sono scelte molto personali.
Rimango a disposizione, Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Cecilia Scipioni
Psicologo, Neuropsicologo
Casalgrande
Capisco bene quella sensazione di essere “fuori tempo”, come se ci fosse una linea invisibile che tutti gli altri stanno seguendo e tu invece stessi camminando su un sentiero laterale, più lento, più incerto. È una pressione che pesa, soprattutto quando senti dentro di te il desiderio di fare bene, di costruire qualcosa con cura e magari anche di recuperare una parte di te che in passato si era persa lungo la strada.

Intanto ti dico una cosa che forse ti farà respirare un po’: non sei in ritardo. Stai facendo un percorso che nasce da una scelta matura, dopo un vissuto reale, con esperienze di lavoro e consapevolezze che prima non avevi. Non è una deviazione, è un tempo di crescita vera. Molti studenti che rientrano dopo una pausa hanno proprio questo timore di “non arrivare insieme agli altri”, ma la verità è che non esistono gli “altri” come riferimento oggettivo. Esisti tu, con i tuoi ritmi, la tua storia e il tuo modo di imparare.

È comprensibile che la regola dei crediti e l’idea di non superare certe soglie stia diventando una gabbia mentale. A volte, quando una persona desidera far bene, finisce per trasformare l’organizzazione in una fonte di ansia invece che di equilibrio. Forse qui è importante ripartire da ciò che ti muove davvero: imparare con calma, costruire sicurezza, darti la possibilità di riuscire senza sovraccaricarti. Questa è maturità, non lentezza.

La paura di restare indietro spesso nasce più dal confronto che dalla realtà. E il bisogno di “godersela” un po’, di conoscere qualcuno, di vivere l’università anche nella parte umana, è legittimo e sano. Non serve rivoluzionare tutto. A volte basta darsi piccoli spazi: rimanere in facoltà dopo una lezione, fermarsi per un caffè, partecipare a un gruppo studio o a un seminario. Le relazioni nascono quando ci permettiamo di essere presenti, senza la fretta di dimostrare, ma con la curiosità di incontrare.

In questo momento sembra che tu stia portando da sola la responsabilità di “fare tutto giusto”: i tempi, i voti, la gestione del lavoro, le aspettative. È tanto. E forse la tua parte più sensibile ha paura che, se molli un millimetro, tutto crolli. In realtà spesso succede il contrario: quando togliamo un po’ di pressione, troviamo più lucidità, più piacere nello studio e anche più motivazione.

Se vuoi, possiamo lavorare insieme proprio su questo: aiutarti a costruire un equilibrio tra tempo, ambizione e benessere, imparare a regolare l’ansia da prestazione e creare una routine che valorizzi la qualità senza schiacciarti. Sarebbe un modo per accompagnarti nel percorso universitario affinché non sia solo un traguardo da raggiungere, ma un’esperienza che ti forma e ti nutre.
Saluti
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Cara studentessa,
innanzitutto voglio dirti che ciò che stai vivendo è molto più comune di quanto pensi. Riprendere gli studi dopo una pausa, cercando di conciliare università, lavoro e desiderio di realizzazione personale, può essere davvero impegnativo — non solo a livello organizzativo, ma anche emotivo.
Da quello che racconti, sembri una persona consapevole e motivata: hai riconosciuto le difficoltà del passato, hai scelto di riprendere il tuo percorso in modo più maturo e stai cercando di bilanciare il tutto nel modo più sano possibile. Tuttavia, la paura di “essere in ritardo” o di “non farcela come gli altri” è una sensazione che può diventare fonte di ansia e autosvalutazione.
È importante ricordare che ogni percorso formativo è personale. Non esiste un tempo “giusto” o “sbagliato” per laurearsi: il tuo ritmo non è un fallimento, ma il risultato delle tue scelte, delle tue esperienze e delle tue priorità. Studiare a tempo parziale è una decisione intelligente se ti permette di mantenere equilibrio, qualità nello studio e serenità nella vita quotidiana.
Detto ciò, può essere utile:


Organizzare un piano di studio realistico, che tenga conto non solo dei crediti da conseguire ma anche dei periodi di lavoro e di riposo.


Stabilire obiettivi a breve termine, così da vedere progressi concreti e motivarti passo dopo passo.


Concederti momenti di socialità, anche solo partecipando ad attività universitarie o gruppi di studio: sentirsi parte di un contesto può alleggerire molto il senso di solitudine o inadeguatezza.


Accogliere le tue emozioni senza giudizio: sentirsi spaventata o sotto pressione non significa essere deboli, ma umani.


Se però questa sensazione di ansia, paura di “non essere abbastanza” o difficoltà nel gestire le pressioni continua a pesarti, può essere utile parlarne con uno specialista. Un percorso psicologico ti può aiutare a comprendere meglio le tue aspettative, a gestire la paura del giudizio e a ritrovare fiducia nel tuo ritmo e nel tuo valore personale.
Un piccolo passo in quella direzione può davvero alleggerire il carico che oggi senti sulle spalle.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Lucrezia Lovisato
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Quello che stai vivendo è del tutto normale: dopo una pausa è facile sentirsi “indietro” o sotto pressione, ma in realtà stai solo seguendo il tuo ritmo, e questo è un segno di maturità.
Può essere utile concederti il diritto di procedere al tuo ritmo, senza dover dimostrare nulla. A volte serve tempo per ritrovare sicurezza e fiducia, soprattutto dopo aver ripreso un percorso interrotto.
Prova a prenderti degli spazi per riconoscere quello che hai già fatto — anche se ti sembra poco — e per ascoltare come ti senti, più che giudicarti per quanto hai fatto o non hai fatto.
Puoi darti obiettivi realistici, ma lascia anche che ci sia spazio per respirare, per conoscere persone e vivere l’università in modo più pieno. Il tempo che dedichi a te stessa non è tempo perso: è parte del percorso.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, conciliare lo studio all'università e il lavoro non è facile. Richiede una programmazione e una determinazione forti, altrimenti ci si perde. Se lei desidera veramente studiare forse le conviene fare una scelta chiara, almeno per un periodo, verso questo obiettivo. Se ha bisogno di un confronto sono disponibile, anche online. Buona Giornata! Dario Martelli

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.