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Esperienze

Sono la dott.ssa Giovanna V. Padalino, pedagogistaTecnico ABA e psicologa con un approccio interdisciplinare- umanistico- integrato.

Sono in formazione come psicoterapeuta.
Ricevo online e in studio a Bologna.

Mi occupo di sostegno psicologico per bambini, adolescenti, adulti e famiglie, offrendo percorsi personalizzati per difficoltà emotive, relazionali, scolastiche e di gestione del quotidiano.
Ho esperienza nel contesto scolastico come educatrice specializzata e psicologa in libera professione.

Lavoro in particolare su:

  • neurodivergenze (DSA, BES, ADHD, disturbo dello spettro autistico)

  • difficoltà emotive e comportamentali nell’infanzia e nell’età adolescenziale

  • sostegno psicologico per adolescenti e supporto allo sviluppo identitario

  • genitorialità e dinamiche familiari

  • rapporto genitori-figli e gestione dei conflitti familiari

  • accompagnamento alla gravidanza e sostegno nella transizione alla genitorialità

  • stress, ansia, autostima e difficoltà relazionali negli adulti

Durante il percorso lavoro su:

  • regolazione emotiva e gestione dell’ansia

  • dinamiche familiari e comunicazione tra genitori e figli

  • gestione dei conflitti e delle difficoltà relazionali

  • sostegno ai processi di crescita e allo sviluppo adolescenziale

  • potenziamento delle risorse personali e familiari

L'obiettivo è offrire uno spazio sicuro e accogliente, in cui esplorare le difficoltà, favorire consapevolezza e costruire modalità più funzionali di relazione e benessere.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia scolastica
  • Pedagogista clinico
  • Psicologia nutrizionale
  • Psicodiagnostica
  • Mediatore familiare
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Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino

Via della Beverara 224/6, Raggiungibile col Bus 30, fermata sotto lo studio, Bologna 40131

Questo è un angolo dello studio in cui verrete accolti ed in cui le vostre storie sono le protagoniste.

25/02/2026

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico clinico

    50 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    50 €

  • Primo colloquio adolescente

    50 €

  • Psicoeducazione

    50 €

  • Psicoterapia per adolescenti

    50 €

Indirizzi (2)

Disponibilità

Pagamento online

Accettato

Telefono

051 952...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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Studio Privato

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3 recensioni

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  • M

    l percorso con la dottoressa Padalino è stato fondamentale per me: mi ha aiutato a dare un senso ai recenti avvenimenti della mia vita e a ritrovare la forza di fissare nuovi obiettivi. Grazie al suo sostegno, ho ricostruito la fiducia in me stesso.

     • Consulenza online coaching  • 

    Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino

    Grazie mille. Il merito, mi creda, è stato tutto suo


  • V

    Dottoressa molto professionale ed empatica con i suoi pazienti,mi ha aiutato ad uscire da un periodo buio della mia vita dandomi anche preziosi consigli...

     • Consulenza online consulenza online  • 

    Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino

    Ti ringrazio profondamente per le tue parole. Ogni percorso di cambiamento nasce dal coraggio di guardarsi dentro: il merito è tutto tuo.


  • F

    La dottoressa Padalino è una professionista attenta, molto preparata,umana e che sa mettere a proprio agio il paziente.
    Mi ha aiutata molto nel percorso che abbiamo intrapreso e mi sento di consigliarla vivamente.

     • Studio Privato  • 

    Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino

    Grazie di cuore per la fiducia e per aver condiviso la tua esperienza. È importante per me sapere che il percorso ti ha aiutata e che ti sei sentita a tuo agio


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 22 domande da parte di pazienti di MioDottore

Domande su psicoanalisi

Buona sera , mio figlio di 9 anni ogni volta che fa motoria torna a casa piangendo , dicendomi che i compagni lo deridono per he non da giocare a calcetto , non gli passano la palla .
Ho chiesto se lo avesse detto al maestro ,
Mi dice di sì ma tanto lui sta con il Cell in mano e non vede niente .
Oggi ha avuto un attacco di nervosismo ha urlato contro un amichetto e il maestro gli ha fatto una nota scritta da portare a casa .
Purtroppo non so a chi credere , ovviamente da genitore creso a mio figlio ma non stando a scuola non ho la certezza.
Come mi dovrei comportare ?

uonasera,
la situazione che descrive è molto comprensibile e, purtroppo, anche piuttosto comune nei bambini di quest’età. Spesso, dietro alla difficoltà nel gioco di squadra, non c’è solo la questione del “saper giocare”, ma anche la sensibilità con cui il bambino vive l’esclusione o la derisione dei compagni.

È importante che suo figlio senta di poter esprimere la propria frustrazione a casa, senza sentirsi sbagliato per aver reagito. Il pianto e la rabbia sono modi con cui il bambino comunica che qualcosa, nella relazione con gli altri, gli fa male.

Le consiglierei di:

Accogliere e nominare le emozioni di suo figlio, aiutandolo a riconoscere ciò che prova (“capisco che ti sei sentito escluso, deve essere stato difficile per te”);

Richiedere un colloquio con il maestro di motoria o con l’insegnante referente, raccontando quanto accade senza toni accusatori, ma per favorire un’osservazione più attenta delle dinamiche di gruppo;

Rinforzare la sua autostima anche fuori dal contesto scolastico, valorizzando le attività in cui si sente capace e accettato.

È possibile che l’episodio della nota sia stato il risultato di un accumulo di frustrazione: più che un problema di comportamento, può essere il segnale di un disagio emotivo che merita ascolto e comprensione.

Se dovesse notare che questi episodi di rabbia o tristezza si ripetono nel tempo, può essere utile un breve percorso di sostegno psicologico per aiutarlo a elaborare le emozioni e a rafforzare le competenze relazionali.

Il suo atteggiamento attento e partecipe è già una risorsa preziosa per lui.

Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino

Salve,
Vorrei confrontarmi con degli specialisti riguardo una situazione in cui mi trovo. Sono una ragazza di 17 anni, a differenza di tante mie coetanee, sono una di quelle persone che non pubblica niente sui social e non mi fido neanche molto delle conoscenze online. All'inizio di questa estate avevo creato un profilo Instagram dove avevo inserito un nome e cognome diverso dal mio e lì ho iniziato a pubblicare qualche mia foto, nulla di strano, solo foto di come mi vesto, del viso, o le classiche foto da ragazza adolescente insomma. Decisi di usare un nome falso perché non volevo che nessuno che mi conosce potesse trovarmi, ed infatti non ho detto nulla a nessuno. Mi divertivo solo a poter pubblicare me stessa senza giudizi esterni. A luglio, poi entrai con questo profilo in un gruppo online dove commentavano insieme un programma TV, ma poi divenne anche uno spazio per fare amicizia. Decisi di entrare con quel profilo perché non mi fidavo di chi ci sarebbe potuto essere in quel gruppo, ed anche perché almeno le persone conosciute lì mi avrebbero vista di aspetto fisico (a differenza del mio originale, dove non ho neanche la foto profilo). Su questo gruppo ho conosciuto diverse persone con cui ho fatto amicizia e, in particolare, un ragazzo. Io e lui ci siamo trovati bene fin dall'inizio, e sembra anche che ci sia interesse reciproco. Ormai sono 4 mesi che ci conosciamo, e parliamo quasi tutti i giorni sul gruppo e ogni tanto anche in privato. Anche gli altri del gruppo hanno notato questa chimica tra noi ed effettivamente sembra esserci. I problemi che mi stanno riempiendo la testa da luglio ad ora sono due:

1. So che si tratta solo di un nome falso, ma non riesco proprio a dirgli la verità nonostante io sappia che sarebbe la scelta migliore. In fondo, di aspetto fisico mi ha vista, nei messaggi che ci scambiamo sono me stessa ed anche tutto il resto è vero, perciò un nome e cognome non dovrebbero cambiare tutto, però mi sento a disagio a raccontare della storia per cui ho creato questo profilo. Mi rendo conto di essere strana e che non è normale avere un account "segreto" con nome diverso, e proprio per questo non riesco a dirglielo. Quando parliamo, c'è sempre un velo di mistero e ironia, non abbiamo mai parlato davvero di noi due insieme, perciò non riuscirei proprio a iniziare un discorso in merito a questo. Penso inoltre che potrebbe prenderla male perché gli ho mentito per così tanto tempo. Oltre a questa situazione poi, vorrei lavorare su me stessa per capire da dove origina questa necessità di nascondermi così, perché penso che il problema di tutto ciò sia alla base.

2. Essendoci conosciuti online, siamo a distanza. (ci sono circa 600km che ci separano). Noi non abbiamo mai affrontato questo argomento seriamente tra noi, ma sul gruppo capitò qualche mese fa di parlarne in generale e lui disse che non riuscirebbe ad avere una relazione a distanza. Nonostante questo sento che continua a darmi attenzioni, come se volesse conquistarmi in qualche modo, ma non riesco a capire perché continua se davvero sa che non ci sarà mai nulla tra noi. Razionalmente penso che sia una situazione impossibile, soprattutto per affrontare una distanza cosi grande che a questa età è ancora più difficile, ma se ripenso a certe frasi dette da lui, sembra davvero che lui voglia costruire qualcosa con me, altrimenti non capirei i motivi per cui mi cerca continuamente, si ricorda tutto ciò che dico, fa complimenti estetici e caratteriali, si preoccupa per me, e si accorge quando mi allontano da lui. Questa doppia faccia della questione, mi sta portando troppi pensieri e sentimenti contrastanti. Ci sono giorni in cui non riesco a pensare ad altro.

Vorrei quindi capire come imparare a "sbloccarmi" di più nel mostrare me stessa senza bisogno di nascondermi ed anche ad evitare di affezionarmi così tanto a situazioni impossibili o incerte, creando quasi un attaccamento. Entrambe sono problematiche che penso di dover risolvere indipendentemente da questa situazione, ma in generale nella vita, anche per il futuro.

Vi ringrazio davvero per il lavoro che fate ogni giorno e mi scuso per il disturbo, data la lunghezza del messaggio.
Buona giornata.

Ciao,
ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e profondità ciò che stai vivendo. La tua riflessione è già un grande passo avanti: non stai semplicemente chiedendo “che cosa devo fare?”, ma stai cercando di capire perché ti senti così e da dove nasce questa difficoltà nel mostrarti pienamente.

Partirei proprio da qui: dietro il desiderio di “nascondersi” un po’, spesso non c’è falsità, ma protezione. Creare un profilo con un nome diverso può essere stato, per te, un modo per sperimentare la libertà di mostrarti senza paura del giudizio. Hai voluto costruire uno spazio “sicuro”, dove poterti esprimere senza sentirti osservata da chi ti conosce nella vita reale. È un modo molto umano di cercare di capire chi sei, specialmente in un’età in cui l’identità è ancora in costruzione.
Il punto è che, quando quella protezione diventa una barriera, può generare ansia e senso di colpa, come se si fosse intrappolati dentro la propria stessa difesa. È lì che comincia il desiderio di “sbloccarsi”.

Ti suggerirei di guardare a questa esperienza non come a qualcosa di sbagliato, ma come a una tappa di conoscenza di te stessa. Forse hai imparato che una parte di te desidera mostrarsi, ma ha bisogno di farlo in contesti dove si sente davvero accolta e non esposta. E forse è proprio questa tensione — tra il bisogno di essere vista e quello di non sentirti vulnerabile — che merita di essere esplorata, magari con l’aiuto di un percorso psicologico personale.

Per quanto riguarda il ragazzo, la tua sensibilità ti fa cogliere molte sfumature reali. Tuttavia, è importante distinguere tra la connessione emotiva che può nascere online e la possibilità concreta di una relazione reciproca e stabile. A volte le relazioni nate in questi contesti permettono di vivere aspetti belli dell’affettività — l’intimità, la complicità, la condivisione — ma anche di “proiettare” sull’altro ciò che desideriamo vivere, più che chi l’altro realmente è.
Non si tratta di un errore: è un’esperienza formativa, che può insegnarti molto su che tipo di legame cerchi e su come ti senti quando ti affezioni.

Imparare a “non affezionarsi troppo a situazioni incerte” non significa smettere di sentire, ma imparare a riconoscere quando un legame diventa una fantasia più che una realtà condivisa. In questi casi, è utile fermarsi e chiedersi: “Cosa mi dà questa relazione? Mi fa sentire più viva, o più in attesa?”
Se prevale la seconda sensazione, allora forse il passo successivo è tornare un po’ a te stessa, ai tuoi bisogni, ai tuoi confini, e a costruire legami più concreti, dove puoi essere riconosciuta per quella che sei, nome compreso.

In fondo, il tuo percorso sembra proprio quello di imparare a fidarti del fatto che puoi essere vista — davvero — senza dover costruire un’identità parallela.
E questa fiducia si costruisce piano piano, nelle relazioni reali, con chi ti accoglie e non ti giudica.

Hai già iniziato questo cammino con la tua riflessione: ora si tratta solo di continuarlo, con gentilezza verso te stessa.

Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino
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