Riferisco difficoltà nella deglutizione sia per solidi che per liquidi, con variabilità a seconda de

21 risposte
Riferisco difficoltà nella deglutizione sia per solidi che per liquidi, con variabilità a seconda degli alimenti e del contesto. Ad esempio, con alcuni cibi come il gelato il sintomo non si presenta o è molto ridotto.

Prima di ogni pasto è presente un’ansia anticipatoria significativa. Nel tempo ho notato che il sintomo è peggiorato entrando in un circolo vizioso: la paura di deglutire ha aumentato la percezione del problema e la tensione durante i pasti.

All’inizio temevo una causa organica, ma gli accertamenti effettuati non hanno evidenziato patologie fisiche. Attualmente sono seguito da uno psichiatra e da una psicologa da circa sei mesi.

Ritengo che il sintomo possa essere legato anche a una componente emotiva e a vissuti traumatici pregressi, con possibile somatizzazione e aumento dell’attenzione ansiosa durante l’atto del mangiare.
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Marano di Napoli
Salve, da ciò che descrive emerge una grande consapevolezza del problema e dei meccanismi che sembrano mantenerlo nel tempo. Il fatto che gli accertamenti non abbiano evidenziato cause organiche e che il sintomo vari in base agli alimenti, al contesto e al livello di ansia può far pensare a una componente emotiva e ansiosa significativa, in cui la paura della deglutizione, l’ipervigilanza sul corpo e la tensione anticipatoria finiscono per alimentarsi reciprocamente creando un circolo vizioso molto faticoso da interrompere. Quando un atto normalmente automatico, come deglutire, diventa oggetto di controllo e paura, può accadere che venga percepito come difficoltoso o minaccioso, pur risultando molto reale e invalidante per chi lo vive.
Il fatto che sia già seguito da uno psichiatra e da una psicologa rappresenta un elemento importante, soprattutto considerando il collegamento che lei stesso individua con aspetti emotivi, traumatici e di somatizzazione. Condividere apertamente con i professionisti la persistenza del sintomo, l’ansia anticipatoria e il modo in cui influisce sulla qualità della vita può aiutare a orientare ulteriormente il lavoro terapeutico, anche sugli aspetti corporei e relazionali dell’ansia. I cambiamenti in questi quadri possono richiedere tempo, ma il livello di comprensione che mostra rispetto al proprio funzionamento è già una risorsa significativa da cui partire.
Un caro saluto.

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Dott.ssa Pasqualina Deliana Rombolà
Psicologo, Psicoterapeuta
Santa Domenica
Sembra che ci sia difficoltà nel mandare giù alcune situazioni, probabilmente ha una tendenza a mettere in atto una risposta psicosomatica legato all'atto di mangiare, l'intervento suggerito è quello di indagare nel proprio passato l'evento generatore e l'evento più precoce che può associare al problema attuale, per la risoluzione del trauma, molto valida è la tecniche EMDR e di conseguenza vedrà ci sarà anche la risoluzione dei sintomi ansiogeno.
Rimango a sua disposizione per ulteriori chiarimenti..
Dr. Simonetta Fabbri
Psicoterapeuta, Omeopata, Psicologo
Anzola dell'Emilia
certamente, escludendo tutte le cause organiche . reflusso, problemi tiroide, il suo sintomo può essere ricondotto a un disturbo psicosomatico dell'accettazione del mondo esterno ( nel suo caso cibo9 comunque penso sia seguito, da quanto scrive, a questo riguardo
Dott.ssa M. Elisa Murru
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Selargius
Grazie per aver condiviso la sua esperienza in modo così chiaro. Da ciò che descrive emerge un quadro in cui la componente ansiosa sembra avere un ruolo importante, soprattutto considerando la presenza di ansia anticipatoria prima dei pasti, la variabilità del sintomo in base ai cibi e al contesto e il fatto che gli accertamenti medici effettuati non abbiano evidenziato cause organiche. Talvolta paura, tensione e iperattenzione verso le sensazioni corporee possono contribuire a mantenere o amplificare alcune difficoltà, creando un circolo in cui il timore del sintomo finisce per aumentarlo.
È comunque importante evitare conclusioni affrettate a distanza: i sintomi che coinvolgono la deglutizione meritano sempre una valutazione attenta e personalizzata. Il fatto che stia già svolgendo un percorso con psichiatra e psicologa rappresenta un elemento importante, perché può consentire di approfondire sia gli aspetti emotivi sia le modalità con cui il sintomo si mantiene nel tempo.
Le suggerirei di portare apertamente queste riflessioni all’interno del percorso terapeutico che sta seguendo, così da poter esplorare con i professionisti che la accompagnano il significato del sintomo e le strategie più adeguate per affrontarlo. Cordiali saluti dott.ssa Murru
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge una situazione che può diventare molto faticosa e invalidante, soprattutto perché il momento del pasto finisce per essere vissuto con forte allerta e paura. Il fatto che gli accertamenti organici non abbiano evidenziato problematiche fisiche e che il sintomo vari a seconda dei cibi, del contesto e dello stato emotivo, fa pensare effettivamente a una componente ansiosa e psicosomatica importante.

Nelle difficoltà di deglutizione legate all’ansia può instaurarsi un circolo vizioso: la paura di “non riuscire a mandare giù” porta ad aumentare l’attenzione sul gesto della deglutizione, il corpo entra in tensione, i muscoli si irrigidiscono e la sensazione di blocco viene percepita in modo ancora più intenso. Questo meccanismo può diventare automatico nel tempo, soprattutto se associato a esperienze traumatiche, vissuti di vulnerabilità o periodi di forte stress emotivo.

Il fatto che con alcuni alimenti, come il gelato, il problema sia assente o ridotto è un elemento significativo, perché suggerisce che la deglutizione non sia compromessa in modo costante dal punto di vista funzionale, ma influenzata anche da fattori emotivi, attentivi e corporei.

È positivo che abbia già intrapreso un percorso con psichiatra e psicologa: spesso queste problematiche richiedono tempo e un lavoro integrato sia sull’ansia anticipatoria sia sulle eventuali esperienze emotive profonde che il corpo continua a “tenere attive”. In alcuni casi risultano utili anche tecniche di gestione dell’ansia, rilassamento corporeo, mindfulness o approcci orientati al trauma, proprio per ridurre l’ipercontrollo e la tensione associati al pasto.

Continui quindi a dare spazio a ciò che sta vivendo senza colpevolizzarsi: il sintomo è reale, anche quando la causa non è organica, e merita ascolto e trattamento adeguato.

Le consiglio comunque di proseguire e approfondire il lavoro con specialisti della salute mentale, così da comprendere meglio l’origine del disagio e individuare strategie terapeutiche mirate.

Un caro saluto e un augurio di buon percorso.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, possi solo immaginare la fatica che le possa provare e vivere con questo sintomo così invalidante. Credo lei stia già attivando tutto ciò che serve per la gestione e cuperamento di questa condizione. In bocca al lupo. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott. Umberto Valentino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Reggio Emilia
Buongiorno,
può valere la pena sottoporsi ad un trattamento specifico per vissuti traumatici pregressi per risolvere alla radice questa tensione emotiva. Ne parli con i colleghi che la stanno seguendo e sapranno come indirizzarla al meglio. Mi rendo disponibile per eventuali chiarimenti,
un cordiale saluto
Da quanto mi racconta, sembra che la difficoltà nella deglutizione sia più legata all’ansia e a vissuti emotivi passati che a un problema fisico vero e proprio, soprattutto considerando che gli accertamenti non hanno evidenziato patologie organiche. È comprensibile che, quando la paura di deglutire diventa intensa, si crei un circolo in cui l’ansia amplifica la percezione del problema, rendendo più difficili i pasti, mentre in momenti di maggiore rilassamento o con alcuni alimenti, come il gelato, il sintomo possa ridursi o scomparire. In situazioni come questa, l’ipnosi ericksoniana può essere molto utile perché aiuta a ridurre l’ansia anticipatoria e a ritrovare una sensazione di sicurezza e controllo durante la deglutizione. Attraverso tecniche che favoriscono il rilassamento profondo e una maggiore attenzione positiva al corpo, è possibile vivere il gesto del mangiare con meno tensione e più naturalezza, rielaborando anche eventuali esperienze emotive passate. L’ipnosi lavora sulle sue risorse interne in modo delicato e personalizzato, aiutandola a interrompere il circolo ansia-sintomo e a ritrovare fiducia nella capacità di deglutire, rendendo i pasti un momento più sereno e meno stressante.
Dott.ssa Cristiana Coco
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Da ciò che descrive, la presenza di ansia anticipatoria, la variabilità del sintomo e gli accertamenti negativi fanno pensare che una componente emotiva possa avere un ruolo importante nel mantenimento della difficoltà. Spesso la paura del sintomo aumenta l’attenzione sull’atto del deglutire, alimentando un circolo vizioso. Il fatto che sia già seguito da uno psichiatra e da una psicologa rappresenta un elemento importante del percorso.
Dott.ssa Claudia Carabellò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Gallarate
Buongiorno gentile utente e grazie per la Sua condivisione. Deve sentirsi messo a dura prova da questo sintomo. Ha fatto bene a poter escludere eventuali compromissioni organiche. E' naturale che in questo momento anche l'ansia anticipatoria sia così forte, proprio per "prepararla" all'incontro col cibo, così temuto, fino a bloccarla. Mi chiedo cosa nella sua vita sia stato, e sia tuttora, difficile per Lei da "deglutire" e ingoiare: sembra che ciò che arriva dall'esterno sia qualcosa di intrattabile, inassimilabile, prima ancora che digeribile. Sono sicura che il percorso terapeutico che sta affrontando possa aiutarla a riflettere su tali temi e difficoltà.
Cordialmente
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ne parli con i dottori che la seguono, in particolare nel percorso psicologico, chiarendo le sue perplessità e costruendo insieme degli obiettivi da portare avanti insieme. La terapia si basa innanzitutto sull'alleanza tra professionista e paziente e la relazione terapeutica che si costruisce. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Barbara Lolli
Psicologo, Psicoterapeuta
Casalecchio di Reno
Vorrebbe un altro colloquio per eventuali evidenziate eventuali traumi con EMDR gratuitamente?
Dott.ssa GIULIANA ARENA
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro scrittore. Probabilmente è vero: il sintomo potrebbe essere legato a vissuti traumatici pregressi. é importante seguitare con lo psichiatra e lo psicoterapeuta. I vissuti traumatici possono essere stati rimossi e ci vuole tempo affinché possano riaffiorare alla mente.
Dott.ssa Camilla Pallottino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, dal racconto si evince grande consapevolezza sul sintomo. Il fatto che sia seguito/a sia dallo psichiatra che dalla psicologa suggerisce una grande spinta a voler affrontare e risolvere. Dal punto di vista delle Costellazioni Familiari il cibo è legato alla sfera di influenza materna. Sarebbe interessante indagare in quella direzione attraverso questa tecnica molto potente che porta alla consapevolezza dinamiche inconsce che guidano i nostri comportamenti.
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
La ringrazio per aver condiviso con tanta attenzione e consapevolezza quello che sta vivendo. È importante che stia cercando di dare un significato alle sue difficoltà e che abbia già intrapreso un percorso di cura e ascolto di sé.
Credo sia utile continuare a portare questi dubbi, le paure e le riflessioni alle figure che la stanno seguendo, così da poter approfondire insieme ciò che emerge nella sua esperienza quotidiana. Il fatto che si stia ponendo delle domande sul legame tra emozioni, vissuti personali e corpo è un aspetto prezioso del percorso.
A volte momenti di forte tensione emotiva possono influenzare anche il modo in cui si vivono il tempo, lo spazio e le sensazioni corporee: il momento del pasto può diventare qualcosa di molto carico interiormente, con una percezione più intensa dell’attesa, del controllo e delle sensazioni fisiche.
Continui a prendersi cura di sé con gradualità e senza giudicarsi, rispettando i propri tempi all’interno del percorso che sta già costruendo.

Saluti
Dott.ssa Melania Filograna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lequile
Da ciò che descrive, sembra che abbia sviluppato nel tempo un forte stato di attenzione e allerta rispetto alla deglutizione, alimentato dalla paura che il sintomo possa ripresentarsi durante i pasti. Quando l’ansia entra in questi meccanismi, spesso il corpo tende a irrigidirsi e l’atto del mangiare, che normalmente è automatico, può diventare qualcosa di monitorato continuamente, aumentando la percezione della difficoltà.
Il fatto che gli accertamenti medici non abbiano evidenziato cause organiche può essere un elemento importante, perché permette di considerare con maggiore attenzione anche la componente emotiva e psicofisiologica del sintomo. Inoltre, ciò che riferisce sulla variabilità in base agli alimenti e ai contesti, così come la presenza di ansia anticipatoria, sono aspetti che spesso meritano un approfondimento clinico.
È positivo che abbia già intrapreso un percorso con specialisti, perché situazioni come questa richiedono tempo, gradualità e uno spazio in cui comprendere non solo il sintomo in sé, ma anche i vissuti emotivi e le esperienze personali che possono aver contribuito a mantenere questo circolo di ansia e tensione.
In molti casi, lavorare sulla gestione dell’ansia, sull’attenzione focalizzata al sintomo e sui significati emotivi associati al momento del pasto può aiutare progressivamente a ridurre il senso di minaccia percepito durante la deglutizione.

Se desidera approfondire ulteriormente questi aspetti o avere uno spazio di confronto dedicato, può contattarmi senza problemi.

Un caro saluto,
Dott.ssa Melania Filograna
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Il modo in cui descrive il problema è già molto consapevole e clinicamente coerente. Si percepisce che nel tempo ha iniziato a collegare non solo il sintomo fisico, ma anche il funzionamento emotivo che gli ruota attorno.

Quello che emerge è un quadro in cui la deglutizione sembra essere diventata progressivamente un momento “caricato” di allarme interno. L’ansia anticipatoria prima dei pasti, il monitoraggio costante delle sensazioni corporee e la variabilità del sintomo a seconda del contesto o del tipo di alimento sono elementi che fanno pensare a un importante coinvolgimento della componente ansiosa e somatica. Il fatto, ad esempio, che con alcuni alimenti come il gelato il sintomo si riduca o scompaia è un dato molto significativo, perché suggerisce che il meccanismo non sia rigido o puramente organico, ma influenzato dallo stato emotivo, dal livello di tensione e dalla percezione di pericolo associata all’atto del deglutire.

Spesso, in situazioni simili, si crea un circolo vizioso in cui una difficoltà iniziale — magari nata anche da un episodio occasionale, da un periodo di stress intenso o da vissuti traumatici più profondi — porta la persona a focalizzarsi sempre di più sull’atto della deglutizione. Questa iperattenzione aumenta la tensione muscolare, il controllo volontario di un processo che normalmente è automatico e, di conseguenza, amplifica ulteriormente il sintomo. Col tempo il corpo “impara” ad associare il momento del pasto a uno stato di allarme.

È importante anche il fatto che gli accertamenti medici non abbiano evidenziato patologie organiche: questo non significa che il sintomo “non esista” o sia immaginario, ma che probabilmente il corpo sta esprimendo attraverso la somatizzazione un carico emotivo che fatica a trovare altre vie di elaborazione.

Il percorso che sta già facendo con psichiatra e psicologa è sicuramente la direzione giusta. In questi casi il lavoro terapeutico spesso non consiste soltanto nel ridurre il sintomo, ma anche nel comprendere quale significato emotivo abbia assunto nel tempo quella difficoltà, quali paure protegga o esprima e come aiutare il sistema nervoso a uscire gradualmente dalla condizione di allerta.

Il fatto che Lei riesca già a osservare il legame tra emozioni, trauma, ansia e corpo è un elemento molto importante, perché indica una buona capacità riflessiva e rappresenta spesso un punto di partenza fondamentale nel processo terapeutico.
Dott. Francesco Ricci
Psicoterapeuta, Psicologo
Albano Laziale
Buongiorno, come lei stessa ha rilevato dopo gli accertamenti medici non ci sono cause organiche ma componenti psicologiche. In questo caso di fatto si presentano delle tendenze alla somatizzazione o più precisamente una conversione di conflitti psichici in reazione somatica come il cosiddetto in letteratura "bolo isterico". Potrà constatare come attraverso il lavoro terapeutico sulle sue emozioni come ansia e paura potrà aiutarla ad attenuare tale problematica. Cordiali saluti.
Dott.ssa Greta Rossi
Psicoterapeuta, Psicologo
Carceri
Quello che descrivi è compatibile con un meccanismo in cui ansia, attenzione costante al sintomo e paura di soffocare finiscono per irrigidire ancora di più la deglutizione. Il fatto che con alcuni alimenti o in certi contesti il problema diminuisca, e che gli esami siano negativi, è un elemento importante: significa che la funzione può ancora “sbloccarsi” quando il corpo percepisce meno pericolo.

L’ansia anticipatoria prima dei pasti può mantenere il circolo: più temi che succeda qualcosa, più il corpo entra in tensione e la deglutizione diventa faticosa, confermando poi la paura iniziale. Non è “finzione” né debolezza, ma una risposta reale del sistema nervoso.

Il percorso che hai già iniziato con psicologa e psichiatra è la strada giusta, soprattutto se senti che ci sono anche vissuti emotivi o traumatici collegati. In questi casi il miglioramento spesso arriva gradualmente, lavorando sia sulla paura del sintomo sia sul bisogno del corpo di restare sempre in allerta durante i pasti.

Un aspetto importante è cercare, per quanto possibile, di non testare continuamente la deglutizione e non evitare sempre i cibi temuti, perché l’evitamento rischia di rinforzare la paura nel tempo.

Un caro saluto,

Dott.ssa Rossi Greta
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buonasera,
grazie per condividere. Da quello che riporta qui la difficoltà nella deglutizione sembra accompagnarsi a una forte componente ansiosa e di iperattenzione corporea nei momenti legati al pasto. Il fatto che il sintomo vari a seconda del contesto, del livello di tensione emotiva o del tipo di alimento, come nel caso del gelato, può effettivamente far pensare a un’interazione significativa tra aspetti fisici ed emotivi.
Quando la paura di deglutire diventa molto presente, è frequente che si crei un circolo in cui l’ansia anticipatoria aumenti ulteriormente la tensione muscolare, il controllo volontario dell’atto del mangiare e la percezione stessa del sintomo. In queste situazioni la persona può arrivare a vivere il momento del pasto con forte preoccupazione, allerta e timore che qualcosa possa andare storto, anche dopo accertamenti medici rassicuranti.
È importante il fatto che lei abbia già effettuato controlli organici e che stia affrontando il problema con un supporto specialistico. In alcuni casi, soprattutto quando sono presenti esperienze emotive molto stressanti o traumatiche, il corpo può diventare il luogo in cui si esprimono tensioni profonde, attraverso sintomi fisici reali e molto invalidanti, pur in assenza di una patologia organica evidente.
Anche la focalizzazione costante sul controllo della deglutizione può contribuire a mantenere e amplificare il disagio nel tempo. Per questo motivo, oltre al sintomo in sé, spesso diventa importante comprendere il significato emotivo che il corpo sta cercando di esprimere e il modo in cui ansia, paura e vissuti interni influenzano l’esperienza quotidiana del mangiare.
Il riuscire a collegare il sintomo anche alla sua storia emotiva rappresenta già un elemento importante di consapevolezza e può essere un punto significativo del percorso terapeutico. Cordialmente, AM
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

le manifestazioni di cui parla sono l'espressione di un disturbo d'ansia. Continui pure la psicoterapia ed il trattamento farmacologico, vedrà che con il tempo potrà uscire dalla morsa de suoi sintomi.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara

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