Nel 2021 mi sono trasferita, per cause legate al covid, dalla Lombardia alla Campania (mia regione d
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Nel 2021 mi sono trasferita, per cause legate al covid, dalla Lombardia alla Campania (mia regione di nascita). Dopo un mese ho conosciuto lui e dopo 2 mesi è iniziata la nostra relazione. Per ragioni pratiche dopo 6 mesi siamo andati a convivere. Le diversità di mentalità e visione di vita sono apparse subito evidenti, infatti dopo un anno abbiamo interrotto la relazione. La separazione è stata dolorosa e con momenti molto concitati dovuti al fatto che lui voleva tornare con me e io no. Dopo qualche mese lui si è allontanato fisicamente per non avere più la tentazione di cercarmi. Per me è iniziato un bruttissimo periodo, non dovuto solo a questo. Non ero più convinta di voler stare al sud, lontana dalla mia famiglia, ma stavo male e on volevo tornare al nord in quelle condizioni. Lui è tornato quando nel mio momento peggiore, mi è stato vicino dimostrandomi cambiamenti importanti nel modo di affrontare la relazione e abbiamo ricominciato. Oggi stiamo ancora insieme, conviviamo, abbiamo attraversato momenti difficili, ma siamo a un punto di svolta. Io voglio assolutamente tornare al nord, voglio stare con la mia famiglia e i miei amici, anche perchè qui non ho vita sociale e non mi piace la vita che conduco. Inoltre, credo di addossare a lui la responsabilità di colmare il vuoto di rapporti nella mia vita, dovuto al fatto che qui non conosco nessuno. Lui non ha piacere a trasferirsi, vuole restare nella sua città, ma probabilmente tenterebbe per me. Il fatto è che le nostre divergenze di vedute e stile di vita stanno influenzando molto i nostri umori, e ci stiamo chiedendo se questo problema farà finire il nostro rapporto, in quanto la convivenza è fatta di quotidianità, e nella quotidianità pratica abbiamo i nostri più grandi problemi. Io sono molto premurosa, lo accudisco in tutto, lui invece è il contrario, e questo spesso mi fa sentire non vista e non amata.
Sono molto confusa e impaurita, tempo che il trasferimento mi porterà a dover chiudere la relazione.
Spero di trovare spunti e conforto dalle vostre risposte.
Grazie
Sono molto confusa e impaurita, tempo che il trasferimento mi porterà a dover chiudere la relazione.
Spero di trovare spunti e conforto dalle vostre risposte.
Grazie
Comprendo quanto possa essere estenuante sentirsi divisa tra l'amore per una persona e il bisogno vitale di ritrovare se stessa in un ambiente che sente davvero come "casa". La tua narrazione suggerisce che la vostra relazione sia nata e si sia consolidata in una fase di particolare vulnerabilità, trasformando il tuo partner nell'unico punto di riferimento in un territorio che, pur essendo parte della tua storia, oggi ti appare straniero. Dal punto di vista psicologico, quando una persona diventa l'unico canale attraverso cui soddisfiamo i nostri bisogni sociali e affettivi, si crea un carico di responsabilità che difficilmente un rapporto di coppia può reggere senza mostrare difficoltà. Il tuo sentirti "non vista" nonostante le tue premure potrebbe non dipendere da una sua mancanza di empatia, ma da una profonda asimmetria nel vostro modo di intendere la cura; tu offri quello che vorresti ricevere, ma lui sembra muoversi su una frequenza diversa, lasciandoti in un vuoto che la mancanza di una rete amicale esterna rende ancora più profondo. È naturale che il trasferimento spaventi, perché potrebbe agire come un rilevante fattore di cambiamento, tuttavia togliendo l'isolamento della Campania, emergerà finalmente se ciò che vi tiene uniti è una scelta consapevole o se è stata, in parte, una forma di mutuo soccorso dettata dalle circostanze. Non vedere il ritorno al Nord necessariamente come la fine, ma come la possibilità di tornare ad essere una persona che sceglie di stare con l'altro, facendo sì che lui sia un valore aggiunto. Forse la domanda da porsi non è se la relazione sopravviverà al trasloco, ma se questa relazione ha spazio per accogliere la versione di te che sta per rinascere, circondata dai suoi affetti.
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Cara signora,
la problematica sembrerebbe ruotare intorno al vuoti relazionale che si è creato con il trasferimento e che lei sta colmando con l'unica persona che le stia vicino, il suo compagno. Questa situazione è inevitabile che crei attriti perchè il carico diventa eccessivo per il suo compagno e non potrà mai saziare e colmare una intera rete di relazioni.
Forse potrebbe iniziare a creare occasioni di socializzazione lì al Sud, approfittando dei suoi interessi o hobby e vedere se la situazione migliora. Oppure valutare di riprendere contatto con amici al Nord e tornarci più spesso e con l'occasione valutare anche la possibilità di trovarsi un lavoro lì. Sicuramente ogni decisione comporta è difficile e implica perdere qualcosa ma in primis lei non deve perdere sè stessa. Se possibile si faccia aiutare da un/a psicoterapeuta per chiarare meglio la situazione dentro di lei. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
la problematica sembrerebbe ruotare intorno al vuoti relazionale che si è creato con il trasferimento e che lei sta colmando con l'unica persona che le stia vicino, il suo compagno. Questa situazione è inevitabile che crei attriti perchè il carico diventa eccessivo per il suo compagno e non potrà mai saziare e colmare una intera rete di relazioni.
Forse potrebbe iniziare a creare occasioni di socializzazione lì al Sud, approfittando dei suoi interessi o hobby e vedere se la situazione migliora. Oppure valutare di riprendere contatto con amici al Nord e tornarci più spesso e con l'occasione valutare anche la possibilità di trovarsi un lavoro lì. Sicuramente ogni decisione comporta è difficile e implica perdere qualcosa ma in primis lei non deve perdere sè stessa. Se possibile si faccia aiutare da un/a psicoterapeuta per chiarare meglio la situazione dentro di lei. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Grazie per aver raccontato la tua storia con tanta lucidità. Si sente che sei dentro un momento molto delicato, in cui non c’è solo una decisione “logistica”, ma una scelta che riguarda identità, appartenenza, bisogni affettivi e progetto di vita.
Provo a restituirti alcuni punti che emergono.
1. Non stai solo scegliendo tra due città, ma tra due parti di te.
Da una parte c’è la relazione, costruita tra alti e bassi, con un ritorno importante nel momento in cui eri più fragile. Dall’altra c’è il bisogno di appartenenza, di rete, di famiglia, di sentirti “a casa”. Il desiderio di tornare al nord non sembra un capriccio, ma un bisogno di radicamento e vitalità sociale che oggi senti molto forte.
2. Il rischio di caricare la relazione di un peso eccessivo.
Hai detto una cosa molto consapevole: senti di addossare a lui la responsabilità di colmare il vuoto relazionale che vivi lì. Quando il partner diventa l’unico riferimento affettivo e sociale, la relazione può caricarsi di aspettative enormi. E qualsiasi differenza quotidiana pesa il doppio.
3. Le differenze di stile affettivo.
Tu ti descrivi come molto premurosa, accudente. Lui meno. Questo non è solo un dettaglio caratteriale: è un linguaggio dell’amore diverso. Il punto non è chi ha ragione, ma se tu ti senti vista, riconosciuta, amata nel modo in cui per te è importante esserlo. Quando questo non accade, nel tempo può nascere una solitudine anche dentro la coppia.
4. La paura che scegliere te significhi perdere lui.
Mi colpisce la frase: “Temo che il trasferimento mi porterà a dover chiudere la relazione.”
Qui sembra esserci un conflitto profondo: seguire un tuo bisogno autentico potrebbe avere un costo relazionale. La domanda che forse puoi porti (con calma, senza forzarti a rispondere subito) è: se restassi solo per salvare la relazione, cosa succederebbe dentro di me tra qualche anno?
E viceversa: se me ne andassi per tornare in un luogo in cui mi sento più me stessa, cosa perderebbe e cosa guadagnerebbe la mia vita?
5. La quotidianità è un indicatore importante.
Hai detto una cosa molto vera: la convivenza è fatta di quotidianità. Se le divergenze pratiche e di visione incidono costantemente sull’umore, non è un dettaglio. L’amore non è solo sentimento nei momenti difficili; è compatibilità nei ritmi, nei valori, nel modo di stare insieme ogni giorno.
Non sei confusa perché non sai cosa vuoi. Sei confusa perché qualunque scelta comporta una perdita. E quando entrambe le opzioni hanno un costo, è normale sentirsi paralizzati.
Forse, più che chiederti “Cosa devo fare?”, potrebbe aiutarti chiederti:
Dove mi sento più viva?
In quale scenario riesco a immaginarmi serena tra 5 anni?
Sto scegliendo per paura di perdere o per desiderio di costruire?
Se senti che la decisione è troppo grande da sostenere da sola, uno spazio di supporto psicologico potrebbe aiutarti a distinguere il bisogno autentico dalla paura.
Qualunque sarà la tua scelta, non sarà un fallimento. Sarà un atto di responsabilità verso la tua vita.
Provo a restituirti alcuni punti che emergono.
1. Non stai solo scegliendo tra due città, ma tra due parti di te.
Da una parte c’è la relazione, costruita tra alti e bassi, con un ritorno importante nel momento in cui eri più fragile. Dall’altra c’è il bisogno di appartenenza, di rete, di famiglia, di sentirti “a casa”. Il desiderio di tornare al nord non sembra un capriccio, ma un bisogno di radicamento e vitalità sociale che oggi senti molto forte.
2. Il rischio di caricare la relazione di un peso eccessivo.
Hai detto una cosa molto consapevole: senti di addossare a lui la responsabilità di colmare il vuoto relazionale che vivi lì. Quando il partner diventa l’unico riferimento affettivo e sociale, la relazione può caricarsi di aspettative enormi. E qualsiasi differenza quotidiana pesa il doppio.
3. Le differenze di stile affettivo.
Tu ti descrivi come molto premurosa, accudente. Lui meno. Questo non è solo un dettaglio caratteriale: è un linguaggio dell’amore diverso. Il punto non è chi ha ragione, ma se tu ti senti vista, riconosciuta, amata nel modo in cui per te è importante esserlo. Quando questo non accade, nel tempo può nascere una solitudine anche dentro la coppia.
4. La paura che scegliere te significhi perdere lui.
Mi colpisce la frase: “Temo che il trasferimento mi porterà a dover chiudere la relazione.”
Qui sembra esserci un conflitto profondo: seguire un tuo bisogno autentico potrebbe avere un costo relazionale. La domanda che forse puoi porti (con calma, senza forzarti a rispondere subito) è: se restassi solo per salvare la relazione, cosa succederebbe dentro di me tra qualche anno?
E viceversa: se me ne andassi per tornare in un luogo in cui mi sento più me stessa, cosa perderebbe e cosa guadagnerebbe la mia vita?
5. La quotidianità è un indicatore importante.
Hai detto una cosa molto vera: la convivenza è fatta di quotidianità. Se le divergenze pratiche e di visione incidono costantemente sull’umore, non è un dettaglio. L’amore non è solo sentimento nei momenti difficili; è compatibilità nei ritmi, nei valori, nel modo di stare insieme ogni giorno.
Non sei confusa perché non sai cosa vuoi. Sei confusa perché qualunque scelta comporta una perdita. E quando entrambe le opzioni hanno un costo, è normale sentirsi paralizzati.
Forse, più che chiederti “Cosa devo fare?”, potrebbe aiutarti chiederti:
Dove mi sento più viva?
In quale scenario riesco a immaginarmi serena tra 5 anni?
Sto scegliendo per paura di perdere o per desiderio di costruire?
Se senti che la decisione è troppo grande da sostenere da sola, uno spazio di supporto psicologico potrebbe aiutarti a distinguere il bisogno autentico dalla paura.
Qualunque sarà la tua scelta, non sarà un fallimento. Sarà un atto di responsabilità verso la tua vita.
Buonasera,
le consiglierei di parlare con lui molto apertamente rispetto a come si sente ora con lui, per chè sentirsi non visti e addirittura non amati è già di per se un rischio poi di separazione da parte di lei. E' importante anche parlare liberamente di quelli che sono i progetti futuri, potrebbe essere che se lui la asseconda nel tornare a casa poi si senta insoddisfatto. Se essere aperti e spontanei vi riesce difficile e avete bisogno di avere una visione esterna con un terapeuta di coppia io sono a sua disposizione
Barbara Lolli
le consiglierei di parlare con lui molto apertamente rispetto a come si sente ora con lui, per chè sentirsi non visti e addirittura non amati è già di per se un rischio poi di separazione da parte di lei. E' importante anche parlare liberamente di quelli che sono i progetti futuri, potrebbe essere che se lui la asseconda nel tornare a casa poi si senta insoddisfatto. Se essere aperti e spontanei vi riesce difficile e avete bisogno di avere una visione esterna con un terapeuta di coppia io sono a sua disposizione
Barbara Lolli
Grazie per aver condiviso una storia così personale: si sente quanto questo periodo sia stato emotivamente intenso e quanto tu stia cercando di capire cosa è davvero giusto per te.
Provo a restituirti alcuni punti chiave, in modo chiaro e concreto:
1. Il contesto di fragilità iniziale
La relazione è nata in un momento di forte cambiamento (trasferimento forzato per il Covid, lontananza dalla famiglia, solitudine). In queste fasi si crea spesso un legame molto intenso, che però può poggiare più sul “bisogno” che su una reale compatibilità di vita nel lungo periodo. Questo non toglie valore al legame, ma aiuta a comprenderne alcune fragilità.
2. Le differenze di mentalità e di progetto di vita
Le divergenze che avevate visto fin dall’inizio non sono scomparse: oggi riemergono con forza nel tema del luogo in cui vivere, dello stile di vita, dei valori quotidiani. Non sono “capricci”, ma aspetti strutturali della coppia. Quando due persone desiderano cose profondamente diverse (radicamento familiare, contesto sociale, abitudini), la convivenza rischia di diventare faticosa e logorante.
3. Il peso che la relazione sta portando
Ti accorgi lucidamente di attribuire a lui il compito di colmare il vuoto relazionale e sociale che vivi in Campania. Questo è molto comprensibile, ma mette sulla coppia un carico eccessivo: nessun partner può (né dovrebbe) sostituire una rete affettiva, gli amici, la famiglia, il senso di appartenenza a un luogo.
4. Dinamiche di accudimento e bisogno di riconoscimento
Descrivi una relazione in cui tu dai molto (accudimento, premura) e ricevi meno sul piano emotivo. Questo può creare nel tempo frustrazione, senso di non essere vista o amata, e alimentare un vissuto di solitudine “anche in coppia”. Sono segnali importanti da ascoltare, perché parlano dei tuoi bisogni affettivi.
5. La paura del trasferimento come paura della perdita
Il timore che tornare al nord significhi perdere la relazione è realistico, ma è utile chiederti:
“Se restassi qui per non perderlo, che prezzo emotivo pagherei nel tempo?”
“Se tornassi al nord per prendermi cura di me, cosa sto proteggendo di importante della mia vita?”
Non si tratta di scegliere “egoisticamente”, ma di capire se i vostri progetti di vita sono conciliabili senza che uno dei due debba sacrificare parti fondamentali di sé.
In sintesi
Non sei confusa “a caso”: la tua confusione nasce da bisogni legittimi in conflitto (amore, appartenenza, autonomia, radici, progettualità). Quando una relazione mette in discussione aspetti così centrali della propria identità e del proprio benessere, fermarsi a riflettere è sano.
Può essere molto utile approfondire questi nodi con uno specialista, anche per capire se e come i vostri progetti possano incontrarsi senza che tu (o lui) vi sentiate costretti a rinunciare a parti importanti di voi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Provo a restituirti alcuni punti chiave, in modo chiaro e concreto:
1. Il contesto di fragilità iniziale
La relazione è nata in un momento di forte cambiamento (trasferimento forzato per il Covid, lontananza dalla famiglia, solitudine). In queste fasi si crea spesso un legame molto intenso, che però può poggiare più sul “bisogno” che su una reale compatibilità di vita nel lungo periodo. Questo non toglie valore al legame, ma aiuta a comprenderne alcune fragilità.
2. Le differenze di mentalità e di progetto di vita
Le divergenze che avevate visto fin dall’inizio non sono scomparse: oggi riemergono con forza nel tema del luogo in cui vivere, dello stile di vita, dei valori quotidiani. Non sono “capricci”, ma aspetti strutturali della coppia. Quando due persone desiderano cose profondamente diverse (radicamento familiare, contesto sociale, abitudini), la convivenza rischia di diventare faticosa e logorante.
3. Il peso che la relazione sta portando
Ti accorgi lucidamente di attribuire a lui il compito di colmare il vuoto relazionale e sociale che vivi in Campania. Questo è molto comprensibile, ma mette sulla coppia un carico eccessivo: nessun partner può (né dovrebbe) sostituire una rete affettiva, gli amici, la famiglia, il senso di appartenenza a un luogo.
4. Dinamiche di accudimento e bisogno di riconoscimento
Descrivi una relazione in cui tu dai molto (accudimento, premura) e ricevi meno sul piano emotivo. Questo può creare nel tempo frustrazione, senso di non essere vista o amata, e alimentare un vissuto di solitudine “anche in coppia”. Sono segnali importanti da ascoltare, perché parlano dei tuoi bisogni affettivi.
5. La paura del trasferimento come paura della perdita
Il timore che tornare al nord significhi perdere la relazione è realistico, ma è utile chiederti:
“Se restassi qui per non perderlo, che prezzo emotivo pagherei nel tempo?”
“Se tornassi al nord per prendermi cura di me, cosa sto proteggendo di importante della mia vita?”
Non si tratta di scegliere “egoisticamente”, ma di capire se i vostri progetti di vita sono conciliabili senza che uno dei due debba sacrificare parti fondamentali di sé.
In sintesi
Non sei confusa “a caso”: la tua confusione nasce da bisogni legittimi in conflitto (amore, appartenenza, autonomia, radici, progettualità). Quando una relazione mette in discussione aspetti così centrali della propria identità e del proprio benessere, fermarsi a riflettere è sano.
Può essere molto utile approfondire questi nodi con uno specialista, anche per capire se e come i vostri progetti possano incontrarsi senza che tu (o lui) vi sentiate costretti a rinunciare a parti importanti di voi.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera,
la sua testimonianza esprime con chiarezza quanto questa fase della sua vita sia complessa e carica di emozioni contrastanti: il bisogno di appartenenza, il desiderio di vicinanza alla famiglia, il legame affettivo con il partner e la paura delle conseguenze delle sue scelte. È comprensibile sentirsi confusa e spaventata quando bisogni personali profondi e dimensione relazionale sembrano andare in direzioni diverse.
Da ciò che racconta emergono alcuni temi importanti: il senso di solitudine e di mancanza di una rete sociale nel luogo in cui vive, il bisogno di sentirsi vista e riconosciuta nella relazione, e le differenze nei valori e nello stile di vita tra voi. In queste situazioni può accadere che il partner diventi il principale riferimento affettivo, con il rischio di caricarsi della responsabilità di colmare altri vuoti emotivi o relazionali, generando inevitabilmente tensioni.
Più che scegliere “subito” cosa fare, potrebbe essere utile fermarsi a comprendere meglio quali sono i suoi bisogni irrinunciabili oggi — personali, relazionali e di vita — e quali aspetti della relazione sono per lei negoziabili o meno. Una relazione sana, infatti, si fonda sull’incontro tra due individualità che riescono a mantenere il proprio equilibrio e benessere, non solo sull’adattamento o sul sacrificio.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto per chiarire le sue priorità, esplorare le sue paure e prendere decisioni più consapevoli rispetto al suo progetto di vita e di coppia, qualunque direzione esso prenda.
Le auguro di poter trovare la chiarezza e la serenità che merita.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
la sua testimonianza esprime con chiarezza quanto questa fase della sua vita sia complessa e carica di emozioni contrastanti: il bisogno di appartenenza, il desiderio di vicinanza alla famiglia, il legame affettivo con il partner e la paura delle conseguenze delle sue scelte. È comprensibile sentirsi confusa e spaventata quando bisogni personali profondi e dimensione relazionale sembrano andare in direzioni diverse.
Da ciò che racconta emergono alcuni temi importanti: il senso di solitudine e di mancanza di una rete sociale nel luogo in cui vive, il bisogno di sentirsi vista e riconosciuta nella relazione, e le differenze nei valori e nello stile di vita tra voi. In queste situazioni può accadere che il partner diventi il principale riferimento affettivo, con il rischio di caricarsi della responsabilità di colmare altri vuoti emotivi o relazionali, generando inevitabilmente tensioni.
Più che scegliere “subito” cosa fare, potrebbe essere utile fermarsi a comprendere meglio quali sono i suoi bisogni irrinunciabili oggi — personali, relazionali e di vita — e quali aspetti della relazione sono per lei negoziabili o meno. Una relazione sana, infatti, si fonda sull’incontro tra due individualità che riescono a mantenere il proprio equilibrio e benessere, non solo sull’adattamento o sul sacrificio.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto per chiarire le sue priorità, esplorare le sue paure e prendere decisioni più consapevoli rispetto al suo progetto di vita e di coppia, qualunque direzione esso prenda.
Le auguro di poter trovare la chiarezza e la serenità che merita.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Non è raro che in queste situazioni la convivenza amplifichi tensioni e mancanze: la quotidianità mette a nudo differenze di stile di vita e di cura emotiva che all’inizio si percepivano meno. La paura che il trasferimento possa significare la fine del rapporto è comprensibile, ma forse vale la pena guardare oltre il timore e chiedersi: cosa succederebbe se davvero scegliessi di seguire il tuo bisogno di vita al nord? La risposta non è necessariamente la fine del legame, ma chiarire priorità e limiti può aiutare a vivere con maggiore serenità e onestà verso te stessa e verso di lui.
Spesso, in questi momenti, un passo utile è separare il “bisogno di appartenenza” (famiglia, amici, città) dal “bisogno di relazione”: capire quali compromessi sei disposta a fare senza sacrificare la tua identità può dare chiarezza e ridurre la sensazione di colpa o conflitto continuo. Anche parlare apertamente con lui dei vostri bisogni senza cercare di far coincidere tutto può aiutare a ridurre tensioni e a capire se esistono soluzioni che rispettino entrambi.
Spesso, in questi momenti, un passo utile è separare il “bisogno di appartenenza” (famiglia, amici, città) dal “bisogno di relazione”: capire quali compromessi sei disposta a fare senza sacrificare la tua identità può dare chiarezza e ridurre la sensazione di colpa o conflitto continuo. Anche parlare apertamente con lui dei vostri bisogni senza cercare di far coincidere tutto può aiutare a ridurre tensioni e a capire se esistono soluzioni che rispettino entrambi.
Buonasera, in effetti è un problema molto delicato. Lei dice "probabilmente tenterebbe per me", forse è proprio su questo punto che deve cercare una comunicazione sincera con il suo partner. Questi passaggi esigono che entrambi vi ascoltiate con molta attenzione ed esprimiate nel modo più autentico possibile ciò che sentite. Le decisioni arrivano in seguito. Se ha bisogno di aiuto sono disponibile anche online. Saluti Dario Martelli
Buonasera
La sua storia tocca corde molto profonde e descrive perfettamente quel senso di "sradicamento" che può logorare anche il legame più solido. Si sente chiaramente quanto sia faticoso cercare di fiorire in un terreno che non sente più suo, portando sulle spalle anche il peso delle aspettative della coppia.
Ecco alcuni spunti per guardare dentro questa confusione:
Il peso dell'esclusività relazionale: Quando ci si trasferisce e non si costruisce una rete sociale propria, il partner finisce per diventare l'unico specchio e l'unica fonte di gratificazione. È un carico troppo pesante per chiunque: lui si ritrova a dover colmare il vuoto di un'intera città, e lei finisce per risentirsi se lui non è "tutto" ciò di cui ha bisogno. Il suo desiderio di tornare al nord sembra essere, prima di tutto, un bisogno di recuperare se stessa e la sua identità al di fuori del rapporto.
La trappola dell'accudimento: Lei scrive di essere molto premurosa e di "accudirlo in tutto", sentendosi però non vista. In psicologia, spesso questo eccesso di cura verso l'altro è un modo inconscio per chiedere di essere amati o per sentirsi indispensabili. Se questo scambio non è reciproco, si genera un debito emotivo che nella quotidianità diventa insopportabile. Il problema non è solo dove vivere, ma come si vive la relazione: se il rapporto si regge su un disequilibrio di attenzioni, la stanchezza emergerà in qualsiasi città.
Il trasferimento come verità: La paura che il ritorno al nord segni la fine della storia è comprensibile, ma forse è anche una forma di onestà verso se stessa. A volte temiamo il cambiamento perché sappiamo che ci toglierà l'alibi della "distanza" o della "mancanza di amici", mettendoci davanti alla realtà del legame per quello che è.
Ritrovare la propria bussola: In questo momento di svolta, provi a chiedersi: "Se avessi già qui una vita sociale soddisfacente e i miei affetti, questa relazione mi basterebbe?". Questo aiuta a capire se il malessere nasce dal contesto geografico o se le divergenze di vedute di cui parla sono ormai diventate distanze incolmabili.
È faticoso ammettere di aver bisogno di altro, ma recuperare le proprie radici non è un tradimento verso l'altro, è un atto di sopravvivenza per se stessi. Solo quando sarà di nuovo in un ambiente che la fa sentire "a casa", potrà capire se lui è ancora l'uomo con cui vuole costruire il futuro o se è stato il compagno prezioso di un tratto di strada difficile.
Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
La sua storia tocca corde molto profonde e descrive perfettamente quel senso di "sradicamento" che può logorare anche il legame più solido. Si sente chiaramente quanto sia faticoso cercare di fiorire in un terreno che non sente più suo, portando sulle spalle anche il peso delle aspettative della coppia.
Ecco alcuni spunti per guardare dentro questa confusione:
Il peso dell'esclusività relazionale: Quando ci si trasferisce e non si costruisce una rete sociale propria, il partner finisce per diventare l'unico specchio e l'unica fonte di gratificazione. È un carico troppo pesante per chiunque: lui si ritrova a dover colmare il vuoto di un'intera città, e lei finisce per risentirsi se lui non è "tutto" ciò di cui ha bisogno. Il suo desiderio di tornare al nord sembra essere, prima di tutto, un bisogno di recuperare se stessa e la sua identità al di fuori del rapporto.
La trappola dell'accudimento: Lei scrive di essere molto premurosa e di "accudirlo in tutto", sentendosi però non vista. In psicologia, spesso questo eccesso di cura verso l'altro è un modo inconscio per chiedere di essere amati o per sentirsi indispensabili. Se questo scambio non è reciproco, si genera un debito emotivo che nella quotidianità diventa insopportabile. Il problema non è solo dove vivere, ma come si vive la relazione: se il rapporto si regge su un disequilibrio di attenzioni, la stanchezza emergerà in qualsiasi città.
Il trasferimento come verità: La paura che il ritorno al nord segni la fine della storia è comprensibile, ma forse è anche una forma di onestà verso se stessa. A volte temiamo il cambiamento perché sappiamo che ci toglierà l'alibi della "distanza" o della "mancanza di amici", mettendoci davanti alla realtà del legame per quello che è.
Ritrovare la propria bussola: In questo momento di svolta, provi a chiedersi: "Se avessi già qui una vita sociale soddisfacente e i miei affetti, questa relazione mi basterebbe?". Questo aiuta a capire se il malessere nasce dal contesto geografico o se le divergenze di vedute di cui parla sono ormai diventate distanze incolmabili.
È faticoso ammettere di aver bisogno di altro, ma recuperare le proprie radici non è un tradimento verso l'altro, è un atto di sopravvivenza per se stessi. Solo quando sarà di nuovo in un ambiente che la fa sentire "a casa", potrà capire se lui è ancora l'uomo con cui vuole costruire il futuro o se è stato il compagno prezioso di un tratto di strada difficile.
Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
Grazie per aver condiviso una parte così delicata della tua storia. Si sente quanto tu sia combattuta, e quanta paura ci sia dietro questa scelta.
Hai attraversato tanti cambiamenti in poco tempo: un trasferimento importante, una convivenza rapida, una separazione dolorosa, un ritorno insieme in un momento fragile. È comprensibile che oggi tu ti senta confusa.
Da quello che racconti, però, emergono due livelli diversi che forse si stanno intrecciando:
La relazione con lui - Ci sono divergenze di mentalità, di stile di vita, di modo di vivere la quotidianità. Ti senti spesso tu quella che accudisce, mentre dall’altra parte non ti senti vista e amata come avresti bisogno. Questo non è un dettaglio: nella convivenza, la qualità della quotidianità è centrale.
La tua vita personale e il senso di appartenenza - Dici chiaramente che al sud non ti senti a casa, che non hai una rete sociale e che desideri tornare vicino alla tua famiglia e ai tuoi amici. È un bisogno profondo, non un capriccio. E riconosci anche un punto molto lucido: forse stai chiedendo a lui di riempire un vuoto che in realtà riguarda la tua vita sociale e il tuo senso di radicamento.
La domanda forse non è solo:
“Se mi trasferisco, perderò la relazione?”
Ma anche:
“Se resto qui, cosa perdo di me?”
È importante distinguere l’amore dalla rinuncia a parti fondamentali della propria identità. Una relazione sana non dovrebbe chiederti di sacrificare il tuo senso di appartenenza, così come non dovrebbe chiedere a lui di annullare il suo.
Potrebbe essere utile chiederti con sincerità:
Se lui restasse al sud e tu potessi comunque costruire una tua rete, cambierebbe qualcosa?
Se vi trasferiste al nord ma le dinamiche di accudimento/non sentirti vista restassero uguali, saresti davvero serena?
Stai lottando per la relazione o per la paura di perderla?
A volte la paura più grande non è perdere l’altro, ma affrontare un cambiamento che ci costringe a scegliere per noi.
Qualunque decisione prenderai, non sarà “contro” qualcuno, ma “a favore” della tua autenticità. E questo è un passaggio di crescita, anche se fa paura.
Se senti che la confusione è tanta, un percorso di supporto (anche di coppia) potrebbe aiutarvi a capire se siete davanti a un problema logistico o a una incompatibilità più profonda.
Ti mando un pensiero di incoraggiamento: il fatto che tu stia riflettendo così a fondo dice che stai cercando una vita che ti somigli davvero.
Hai attraversato tanti cambiamenti in poco tempo: un trasferimento importante, una convivenza rapida, una separazione dolorosa, un ritorno insieme in un momento fragile. È comprensibile che oggi tu ti senta confusa.
Da quello che racconti, però, emergono due livelli diversi che forse si stanno intrecciando:
La relazione con lui - Ci sono divergenze di mentalità, di stile di vita, di modo di vivere la quotidianità. Ti senti spesso tu quella che accudisce, mentre dall’altra parte non ti senti vista e amata come avresti bisogno. Questo non è un dettaglio: nella convivenza, la qualità della quotidianità è centrale.
La tua vita personale e il senso di appartenenza - Dici chiaramente che al sud non ti senti a casa, che non hai una rete sociale e che desideri tornare vicino alla tua famiglia e ai tuoi amici. È un bisogno profondo, non un capriccio. E riconosci anche un punto molto lucido: forse stai chiedendo a lui di riempire un vuoto che in realtà riguarda la tua vita sociale e il tuo senso di radicamento.
La domanda forse non è solo:
“Se mi trasferisco, perderò la relazione?”
Ma anche:
“Se resto qui, cosa perdo di me?”
È importante distinguere l’amore dalla rinuncia a parti fondamentali della propria identità. Una relazione sana non dovrebbe chiederti di sacrificare il tuo senso di appartenenza, così come non dovrebbe chiedere a lui di annullare il suo.
Potrebbe essere utile chiederti con sincerità:
Se lui restasse al sud e tu potessi comunque costruire una tua rete, cambierebbe qualcosa?
Se vi trasferiste al nord ma le dinamiche di accudimento/non sentirti vista restassero uguali, saresti davvero serena?
Stai lottando per la relazione o per la paura di perderla?
A volte la paura più grande non è perdere l’altro, ma affrontare un cambiamento che ci costringe a scegliere per noi.
Qualunque decisione prenderai, non sarà “contro” qualcuno, ma “a favore” della tua autenticità. E questo è un passaggio di crescita, anche se fa paura.
Se senti che la confusione è tanta, un percorso di supporto (anche di coppia) potrebbe aiutarvi a capire se siete davanti a un problema logistico o a una incompatibilità più profonda.
Ti mando un pensiero di incoraggiamento: il fatto che tu stia riflettendo così a fondo dice che stai cercando una vita che ti somigli davvero.
Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto si trovi in una fase della vita particolarmente delicata e carica di scelte che toccano aspetti profondi come l’amore, il senso di appartenenza e il bisogno di sentirsi a casa, non solo in un luogo ma anche dentro una relazione. È comprensibile che si senta confusa e impaurita, perché sta cercando di tenere insieme due bisogni molto importanti che in questo momento sembrano andare in direzioni diverse. Da ciò che racconta, la relazione sembra aver attraversato momenti intensi, con separazioni, riavvicinamenti e cambiamenti che indicano quanto entrambi abbiate investito emotivamente nel rapporto. Allo stesso tempo, emerge con molta chiarezza quanto il contesto in cui vive oggi incida sul suo benessere. Vivere lontano dalla propria rete affettiva, non sentirsi integrata socialmente e percepire una quotidianità che non rispecchia il proprio modo di essere può generare un senso di solitudine molto profondo. Quando questo accade, è facile che il partner diventi il principale punto di riferimento emotivo e questo può creare un peso importante sulla relazione, non perché sia sbagliato cercare sostegno nell’altro, ma perché nessuna relazione riesce da sola a colmare tutti i bisogni affettivi e sociali di una persona. Un altro aspetto che sembra toccarla molto riguarda il modo in cui lei vive la cura e l’attenzione nella coppia. Il fatto che lei si percepisca premurosa e accudente mentre lui appare più distante può far nascere la sensazione di non essere vista o amata nel modo in cui avrebbe bisogno. Spesso, nelle relazioni, le persone hanno modalità diverse di esprimere l’affetto e questo può generare incomprensioni profonde, soprattutto quando uno dei due sente di dare molto e di ricevere meno. In questi casi può diventare importante riuscire a comunicare non solo ciò che si fa per l’altro, ma soprattutto ciò di cui si ha bisogno per sentirsi riconosciuti e rassicurati. La questione del trasferimento sembra rappresentare un nodo centrale perché non riguarda soltanto un cambiamento geografico, ma racchiude il desiderio di ritrovare una dimensione di vita che sente più autentica e nutriente. Allo stesso tempo, la possibilità che questo possa mettere in crisi la relazione può far nascere un conflitto interiore molto forte tra il bisogno di restare fedele a se stessa e la paura di perdere una persona importante. In situazioni come questa può essere utile provare a distinguere ciò che appartiene ai bisogni personali da ciò che riguarda il funzionamento della coppia. Chiedersi quale vita immagina per se stessa al di là della relazione può aiutare a comprendere quanto il desiderio di tornare al nord sia legato a un bisogno profondo di benessere personale. Allo stesso tempo, può essere significativo interrogarsi su quanto la relazione riesca ad adattarsi ai cambiamenti e su quanto entrambi vi sentiate liberi di esprimere desideri e limiti senza il timore di perdere l’altro. La paura che una scelta possa portare alla fine del rapporto è un timore molto umano e comprensibile. Tuttavia, una relazione che riesce a crescere e trasformarsi spesso lo fa proprio attraverso il confronto con le differenze e con i cambiamenti di vita. Parlare apertamente delle proprie paure, dei propri bisogni e delle aspettative future può aiutare a capire se esiste uno spazio in cui i desideri di entrambi possano trovare un equilibrio sostenibile. Il fatto che lei stia riflettendo con tanta profondità su ciò che sente e su ciò che desidera indica una forte consapevolezza emotiva. Prendersi il tempo per ascoltarsi, senza forzarsi a trovare subito una soluzione definitiva, può permetterle di avvicinarsi a una scelta che sia rispettosa sia del legame affettivo sia della sua identità personale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
Nel suo racconto si intrecciano diversi piani, la relazione di coppia, il trasferimento, il senso di appartenenza, il bisogno di radici e quello di riconoscimento affettivo. Non sta semplicemente chiedendosi se continuare o meno questa storia, ma sta attraversando una domanda più ampia e identitaria, tipo dove mi sento a casa? In quale contesto posso sentirmi viva, sostenuta, vista?
La vostra relazione nasce in un periodo di grande transizione, pandemia, cambiamento di regione, lontananza dalla famiglia e dalla rete sociale. In quel momento lui è diventato un punto di riferimento importante in un territorio che non era ancora davvero suo. È comprensibile che il legame si sia intensificato rapidamente e che abbia assunto un peso centrale nella sua vita. Quando manca una rete intorno, la coppia tende a caricarsi di funzioni che normalmente sarebbero distribuite su più relazioni.
Oggi però sembra emergere qualcosa di diverso. Lei descrive un senso di isolamento, l’assenza di una vita sociale, la nostalgia per la famiglia e gli amici, e la sensazione di affidare a lui la responsabilità di colmare quel vuoto. Questo può generare una pressione molto forte sulla relazione. Nessun partner può sostenere da solo l’intero bisogno di appartenenza e nutrimento relazionale dell’altro. In queste condizioni anche le differenze di mentalità e di stile di vita diventano più pesanti nella quotidianità.
C’è poi un aspetto che mi sembra particolarmente significativo, lei si descrive come molto premurosa, accudente, attenta ai bisogni dell’altro, mentre percepisce lui come meno orientato alla cura. Nel tempo questa asimmetria può farla sentire non vista, non ricambiata nello stesso modo, forse non riconosciuta per ciò che è ma per ciò che fa. È importante chiedersi se il suo modo di prendersi cura dell’altro sia anche un modo per cercare sicurezza e amore, e se in questo equilibrio ci sia spazio sufficiente anche per i suoi bisogni.
La paura che il trasferimento al nord possa portare alla fine della relazione è comprensibile. Forse, a un livello più profondo, la domanda è “se torno in un contesto in cui mi sento sostenuta, con una rete mia, cosa resterà di noi?” Ma questa non è una minaccia, è una verifica di autenticità. Una relazione solida non dovrebbe esistere per riempire un vuoto, ma per arricchire una pienezza.
Anche il fatto che lui “probabilmente tenterebbe” di trasferirsi per lei merita attenzione. Una scelta fatta per paura di perdere l’altro può trasformarsi, nel tempo, in un peso o in un risentimento silenzioso. E lei potrebbe ritrovarsi a sentirsi responsabile della sua rinuncia. Le decisioni importanti hanno bisogno di essere scelte, non subite o concesse.
Forse in questo momento più che chiedersi se la relazione sopravviverà, può essere utile domandarsi chi desidera essere nei prossimi anni e quale ambiente le permette di esprimere quella parte di sé. Restare per amore è diverso dal restare per paura. E trasferirsi per bisogno di radici è diverso dal fuggire.
La confusione e la paura che sente non sono segnali di fragilità, ma di consapevolezza in movimento. Sta riconoscendo bisogni che forse per un periodo aveva messo in secondo piano. Una coppia funziona quando due persone intere si incontrano, non quando una cerca casa nell’altra.
Si conceda il diritto di ascoltarsi senza giudizio. La relazione può eventualmente adattarsi, trasformarsi o anche non farlo. Ma la cosa più importante è che la scelta che farà sia coerente con ciò che sente profondamente suo.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Nel suo racconto si intrecciano diversi piani, la relazione di coppia, il trasferimento, il senso di appartenenza, il bisogno di radici e quello di riconoscimento affettivo. Non sta semplicemente chiedendosi se continuare o meno questa storia, ma sta attraversando una domanda più ampia e identitaria, tipo dove mi sento a casa? In quale contesto posso sentirmi viva, sostenuta, vista?
La vostra relazione nasce in un periodo di grande transizione, pandemia, cambiamento di regione, lontananza dalla famiglia e dalla rete sociale. In quel momento lui è diventato un punto di riferimento importante in un territorio che non era ancora davvero suo. È comprensibile che il legame si sia intensificato rapidamente e che abbia assunto un peso centrale nella sua vita. Quando manca una rete intorno, la coppia tende a caricarsi di funzioni che normalmente sarebbero distribuite su più relazioni.
Oggi però sembra emergere qualcosa di diverso. Lei descrive un senso di isolamento, l’assenza di una vita sociale, la nostalgia per la famiglia e gli amici, e la sensazione di affidare a lui la responsabilità di colmare quel vuoto. Questo può generare una pressione molto forte sulla relazione. Nessun partner può sostenere da solo l’intero bisogno di appartenenza e nutrimento relazionale dell’altro. In queste condizioni anche le differenze di mentalità e di stile di vita diventano più pesanti nella quotidianità.
C’è poi un aspetto che mi sembra particolarmente significativo, lei si descrive come molto premurosa, accudente, attenta ai bisogni dell’altro, mentre percepisce lui come meno orientato alla cura. Nel tempo questa asimmetria può farla sentire non vista, non ricambiata nello stesso modo, forse non riconosciuta per ciò che è ma per ciò che fa. È importante chiedersi se il suo modo di prendersi cura dell’altro sia anche un modo per cercare sicurezza e amore, e se in questo equilibrio ci sia spazio sufficiente anche per i suoi bisogni.
La paura che il trasferimento al nord possa portare alla fine della relazione è comprensibile. Forse, a un livello più profondo, la domanda è “se torno in un contesto in cui mi sento sostenuta, con una rete mia, cosa resterà di noi?” Ma questa non è una minaccia, è una verifica di autenticità. Una relazione solida non dovrebbe esistere per riempire un vuoto, ma per arricchire una pienezza.
Anche il fatto che lui “probabilmente tenterebbe” di trasferirsi per lei merita attenzione. Una scelta fatta per paura di perdere l’altro può trasformarsi, nel tempo, in un peso o in un risentimento silenzioso. E lei potrebbe ritrovarsi a sentirsi responsabile della sua rinuncia. Le decisioni importanti hanno bisogno di essere scelte, non subite o concesse.
Forse in questo momento più che chiedersi se la relazione sopravviverà, può essere utile domandarsi chi desidera essere nei prossimi anni e quale ambiente le permette di esprimere quella parte di sé. Restare per amore è diverso dal restare per paura. E trasferirsi per bisogno di radici è diverso dal fuggire.
La confusione e la paura che sente non sono segnali di fragilità, ma di consapevolezza in movimento. Sta riconoscendo bisogni che forse per un periodo aveva messo in secondo piano. Una coppia funziona quando due persone intere si incontrano, non quando una cerca casa nell’altra.
Si conceda il diritto di ascoltarsi senza giudizio. La relazione può eventualmente adattarsi, trasformarsi o anche non farlo. Ma la cosa più importante è che la scelta che farà sia coerente con ciò che sente profondamente suo.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Buonasera,
quello che descrive non è solo un dubbio di coppia. È un bivio esistenziale che intreccia amore, identità, appartenenza e progetto di vita.
Provo ad aiutarla a mettere un po’ di ordine.
1⃣ Il trasferimento non è un dettaglio logistico
Lei non sta semplicemente dicendo: “Vorrei cambiare città”.
Sta dicendo:
• “Qui non ho vita sociale.”
• “Mi sento sola.”
• “Non mi piace la vita che conduco.”
• “Voglio tornare vicino alla mia famiglia e ai miei amici.”
Questi non sono capricci. Sono bisogni di radicamento.
Quando una persona vive in un contesto che non sente suo, spesso finisce per caricare il partner di una funzione enorme:
colmare il vuoto sociale
essere famiglia, amici, rete, sicurezza
E lei lo ha colto con grande lucidità:
“Credo di addossare a lui la responsabilità di colmare il vuoto.”
Questa è una consapevolezza molto importante.
2⃣ Il problema non è solo “Nord o Sud”
Il punto critico che emerge è un altro:
• Divergenze di mentalità
• Diversità di stile di vita
• Differenze nella gestione della quotidianità
• Bisogno di accudimento non ricambiato
La convivenza non si gioca sui grandi gesti, ma sui dettagli quotidiani.
Ed è lì che lei si sente:
• non vista
• non accudita
• non ricambiata nello stesso modo
Qui le faccio una domanda (da portare dentro di sé, non a me):
Se viveste nella stessa città, ma senza il problema del trasferimento, queste differenze sarebbero comunque dolorose?
Perché se la risposta è sì, allora il nodo non è geografico.
Se invece la risposta è no, allora il contesto pesa moltissimo.
3⃣ Lui tenterebbe di trasferirsi “per lei”
Questa frase è delicata.
Un trasferimento fatto controvoglia rischia di trasformarsi in:
• sacrificio
• risentimento
• senso di colpa (“mi sono spostato per te”)
• pressione implicita
Una scelta così grande deve essere condivisa, non concessa.
4⃣ La paura che il trasferimento chiuda la relazione
Lei teme che scegliendo sé stessa perderà lui.
E questa è la parte che fa più paura.
Ma proviamo a riformularla:
Non è il trasferimento che potrebbe chiudere la relazione.
È la possibile incompatibilità di progetto di vita.
Ci sono coppie che si amano ma non riescono a costruire una quotidianità che nutra entrambi.
L’amore non sempre basta quando:
• i bisogni di appartenenza sono diversi
• i modelli relazionali sono diversi
• le aspettative di accudimento sono sbilanciate
5⃣ Una riflessione molto importante
Lei scrive:
“Sono molto premurosa, lo accudisco in tutto.”
Le chiedo con delicatezza:
quanto di questo accudimento è spontaneo, e quanto è un modo per sentirsi necessaria e quindi amata?
Perché a volte il dolore non è solo che l’altro non fa quanto facciamo noi.
È che amiamo in un modo che speriamo venga restituito identico.
Ma non tutti amano nello stesso linguaggio.
La domanda vera diventa:
Lui la ama nel suo modo, o la lascia sistematicamente sola nei suoi bisogni emotivi?
6⃣ Cosa può aiutarla a fare chiarezza
Provi a scrivere due scenari:
Scenario A: Resto qui con lui.
Come mi vedo tra 3 anni?
Scenario B: Torno al nord (con o senza di lui).
Come mi vedo tra 3 anni?
Non pensi solo al dolore immediato.
Pensi alla qualità della sua vita quotidiana.
7⃣ Una verità difficile ma liberante
A volte la confusione non nasce dal non sapere cosa vogliamo.
Nasce dal sapere cosa vogliamo… ma avere paura delle conseguenze.
Lei sembra sapere di avere bisogno di tornare al nord.
Il dubbio è se la relazione possa sopravvivere a questo.
La domanda allora diventa:
Voglio adattare la mia vita per salvare la relazione, o voglio una relazione che si integri con la vita che desidero?
Non c’è una risposta giusta in assoluto.
C’è quella più coerente con chi vuole diventare.
Un ultimo punto di conforto
Qualunque scelta farà non sarà una sconfitta.
Sarà un atto di coerenza.
E se una relazione finisce perché due persone hanno bisogni di vita incompatibili, non significa che non si siano amate.
Significa che non erano nel posto giusto, nello stesso momento, con lo stesso progetto.
Si conceda tempo.
Non deve decidere oggi.
Ma non ignori ciò che sente per paura di perdere qualcuno.
Un caro saluto,
Mauro De Luca
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
quello che descrive non è solo un dubbio di coppia. È un bivio esistenziale che intreccia amore, identità, appartenenza e progetto di vita.
Provo ad aiutarla a mettere un po’ di ordine.
1⃣ Il trasferimento non è un dettaglio logistico
Lei non sta semplicemente dicendo: “Vorrei cambiare città”.
Sta dicendo:
• “Qui non ho vita sociale.”
• “Mi sento sola.”
• “Non mi piace la vita che conduco.”
• “Voglio tornare vicino alla mia famiglia e ai miei amici.”
Questi non sono capricci. Sono bisogni di radicamento.
Quando una persona vive in un contesto che non sente suo, spesso finisce per caricare il partner di una funzione enorme:
colmare il vuoto sociale
essere famiglia, amici, rete, sicurezza
E lei lo ha colto con grande lucidità:
“Credo di addossare a lui la responsabilità di colmare il vuoto.”
Questa è una consapevolezza molto importante.
2⃣ Il problema non è solo “Nord o Sud”
Il punto critico che emerge è un altro:
• Divergenze di mentalità
• Diversità di stile di vita
• Differenze nella gestione della quotidianità
• Bisogno di accudimento non ricambiato
La convivenza non si gioca sui grandi gesti, ma sui dettagli quotidiani.
Ed è lì che lei si sente:
• non vista
• non accudita
• non ricambiata nello stesso modo
Qui le faccio una domanda (da portare dentro di sé, non a me):
Se viveste nella stessa città, ma senza il problema del trasferimento, queste differenze sarebbero comunque dolorose?
Perché se la risposta è sì, allora il nodo non è geografico.
Se invece la risposta è no, allora il contesto pesa moltissimo.
3⃣ Lui tenterebbe di trasferirsi “per lei”
Questa frase è delicata.
Un trasferimento fatto controvoglia rischia di trasformarsi in:
• sacrificio
• risentimento
• senso di colpa (“mi sono spostato per te”)
• pressione implicita
Una scelta così grande deve essere condivisa, non concessa.
4⃣ La paura che il trasferimento chiuda la relazione
Lei teme che scegliendo sé stessa perderà lui.
E questa è la parte che fa più paura.
Ma proviamo a riformularla:
Non è il trasferimento che potrebbe chiudere la relazione.
È la possibile incompatibilità di progetto di vita.
Ci sono coppie che si amano ma non riescono a costruire una quotidianità che nutra entrambi.
L’amore non sempre basta quando:
• i bisogni di appartenenza sono diversi
• i modelli relazionali sono diversi
• le aspettative di accudimento sono sbilanciate
5⃣ Una riflessione molto importante
Lei scrive:
“Sono molto premurosa, lo accudisco in tutto.”
Le chiedo con delicatezza:
quanto di questo accudimento è spontaneo, e quanto è un modo per sentirsi necessaria e quindi amata?
Perché a volte il dolore non è solo che l’altro non fa quanto facciamo noi.
È che amiamo in un modo che speriamo venga restituito identico.
Ma non tutti amano nello stesso linguaggio.
La domanda vera diventa:
Lui la ama nel suo modo, o la lascia sistematicamente sola nei suoi bisogni emotivi?
6⃣ Cosa può aiutarla a fare chiarezza
Provi a scrivere due scenari:
Scenario A: Resto qui con lui.
Come mi vedo tra 3 anni?
Scenario B: Torno al nord (con o senza di lui).
Come mi vedo tra 3 anni?
Non pensi solo al dolore immediato.
Pensi alla qualità della sua vita quotidiana.
7⃣ Una verità difficile ma liberante
A volte la confusione non nasce dal non sapere cosa vogliamo.
Nasce dal sapere cosa vogliamo… ma avere paura delle conseguenze.
Lei sembra sapere di avere bisogno di tornare al nord.
Il dubbio è se la relazione possa sopravvivere a questo.
La domanda allora diventa:
Voglio adattare la mia vita per salvare la relazione, o voglio una relazione che si integri con la vita che desidero?
Non c’è una risposta giusta in assoluto.
C’è quella più coerente con chi vuole diventare.
Un ultimo punto di conforto
Qualunque scelta farà non sarà una sconfitta.
Sarà un atto di coerenza.
E se una relazione finisce perché due persone hanno bisogni di vita incompatibili, non significa che non si siano amate.
Significa che non erano nel posto giusto, nello stesso momento, con lo stesso progetto.
Si conceda tempo.
Non deve decidere oggi.
Ma non ignori ciò che sente per paura di perdere qualcuno.
Un caro saluto,
Mauro De Luca
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Da quello che racconti emerge in modo molto chiaro quanto tu ti senta in un punto di svolta importante, non solo di coppia ma di vita: il trasferimento per il Covid, il rientro nella tua regione di origine, l’inizio rapido della convivenza, la rottura e poi il riavvicinamento in uno dei tuoi momenti più difficili hanno fatto sì che questa relazione si intrecciasse profondamente con il tuo bisogno di appoggio, di radici e di stabilità; allo stesso tempo oggi senti con forza che la vita che stai conducendo al sud non ti corrisponde, ti manca la tua rete affettiva al nord, non hai una vera vita sociale e percepisci di “addossare” al tuo compagno il peso di colmare un vuoto relazionale che in realtà riguarda un’intera organizzazione di vita. È un conflitto molto comprensibile: da un lato il legame con lui, il fatto che ci siano stati momenti difficili ma anche cambiamenti e vicinanza, dall’altro la consapevolezza che la quotidianità – fatta di abitudini, ritmi, modo di gestire la casa, il tempo, la cura reciproca – sta diventando un terreno di frizione continua, dove le differenze di mentalità e di stile di vita pesano, e dove tu ti percepisci molto premurosa e accudente mentre lui, almeno per come lo vivi, è molto meno orientato alla cura concreta, con il risultato che spesso ti senti non vista, non ricambiata, non amata. È importante che tu riconosca che non è “sbagliato” desiderare di tornare al nord, di riavere vicino la tua famiglia, i tuoi amici, un contesto in cui ti senti più te stessa: non è un capriccio, è un bisogno identitario e relazionale profondo; allo stesso modo non è sbagliato temere che questo desiderio possa avere un impatto sulla relazione, perché è vero che scelte di questo tipo mettono alla prova un legame, soprattutto quando già esistono divergenze di vedute sulla quotidianità. Uno degli aspetti centrali che metti in luce è il rischio di concentrare sul partner una funzione quasi “salvifica”: se intorno a te c’è poco o nulla – nessuna vera rete sociale, poche occasioni di realizzazione personale e relazionale – è facile che lui diventi l’unico fulcro, colui che dovrebbe compensare tutto il resto; questo inevitabilmente appesantisce la relazione e può accentuare tanto la tua frustrazione (quando non ti senti sufficientemente accudita) quanto il suo eventuale senso di pressione. Il nodo che stai vivendo sembra quindi riguardare almeno tre piani: il piano individuale (chi sei e dove vuoi vivere, che tipo di vita desideri per te), il piano relazionale (che tipo di coppia vuoi essere, che grado di reciprocità e cura ti aspetti, quanto siete in grado di venirvi incontro nelle differenze) e il piano “logistico-esistenziale” (dove costruire la vostra quotidianità, con quali risorse intorno, con quali costi e benefici emotivi per ciascuno). Non esiste una risposta giusta valida per tutti, ma è molto importante che tu possa esplorare con onestà cosa è davvero negoziabile e cosa no: ci sono aspetti del vostro stile di vita e della vostra convivenza sui quali siete entrambi disponibili a modifiche concrete? Lui è realmente disposto non solo a “tentare” un trasferimento per te, ma anche a interrogarsi su come prendersi cura del vostro rapporto nella praticità del giorno per giorno? E tu, se tornassi al nord, riusciresti a vedere questa scelta non solo come la fine possibile della relazione, ma anche come un atto di fedeltà a te stessa, qualunque sia l’esito di coppia? La paura che il trasferimento comporti la fine del rapporto parla tanto del valore che attribuisci a questo legame quanto della fatica a pensare a te stessa al di fuori della coppia in questo momento; proprio per questo può essere molto utile non affrontare da sola queste domande, ma avere uno spazio protetto in cui mettere ordine tra emozioni, bisogni, sensi di colpa (“lo sto abbandonando?”, “pretendo troppo?”) e diritti personali (“ho diritto a una vita che sento mia”, “ho diritto a essere vista e ricambiata”). Un percorso psicologico può aiutarti proprio a chiarire cosa desideri davvero, dove ti stai forse adattando oltre misura e dove invece stai chiedendo il minimo indispensabile per sentirti bene; può aiutarti anche a distinguere quanto del tuo malessere attuale dipende dalla relazione e quanto dall’isolamento e dal contesto di vita, così da non caricare il rapporto di responsabilità che non sono solo sue. Se lo ritenete opportuno, potrebbe essere utile anche un lavoro di coppia, per aiutarvi a comunicare in modo più chiaro ciò che ciascuno sente, teme e desidera rispetto al futuro, evitando che la decisione sul “dove vivere” sia solo un braccio di ferro o un gesto di sacrificio, e diventi invece una scelta il più possibile consapevole e condivisa. Per ora mi sembra importante dirti che non sei “sbagliata” né egoista perché vuoi tornare al nord, così come non è strano che tu ti senta confusa e spaventata: stai mettendo in discussione pezzi importanti della tua vita. Se senti il bisogno di uno spazio in cui poter approfondire tutto questo con calma, senza giudizio e con un aiuto nel prendere decisioni più in linea con te, possiamo valutarlo insieme in un colloquio online: sarebbe un momento dedicato solo a te, in cui esplorare i tuoi vissuti, chiarire le tue priorità e iniziare a costruire, passo dopo passo, un percorso che ti avvicini a una vita più coerente con ciò che senti e desideri.
Gentile, da ciò che condivide emerge un percorso molto intenso, fatto di scelte rapide, cambiamenti importanti e momenti emotivamente molto faticosi. Si comprende come oggi si senta confusa: sta cercando di tenere insieme il bisogno di tornare in un luogo che sente “casa” e, allo stesso tempo, una relazione che ha avuto un ruolo significativo in un periodo molto delicato della sua vita.
Il trasferimento, la distanza dalla sua famiglia e dai suoi amici, e la mancanza di una rete sociale autonoma hanno inevitabilmente reso la relazione un punto di riferimento quasi esclusivo. Quando questo accade, ogni differenza di stile di vita, di abitudini o di modo di prendersi cura dell’altro tende a pesare di più, perché non c’è un equilibrio esterno che possa alleggerire la quotidianità. È naturale che lei senta di chiedere alla relazione funzioni che, in condizioni diverse, sarebbero distribuite su più legami.
Allo stesso tempo, il desiderio di tornare al nord sembra nascere da un bisogno profondo di benessere e radicamento, non da un impulso momentaneo. E questo merita ascolto. Le divergenze nella gestione della vita quotidiana, nel modo di esprimere cura e attenzione, e nella visione del futuro non sono dettagli: incidono sul suo sentirsi vista, amata e sostenuta.
In situazioni come la sua, più che cercare una risposta definitiva, può essere utile fermarsi a capire quali condizioni le permetterebbero di stare bene, indipendentemente dalla scelta finale. A volte la domanda non è se la relazione sopravviverà a un trasferimento, ma quali elementi le servono per sentirsi in equilibrio con se stessa e con la vita che desidera costruire.
Uno spazio di confronto con un professionista potrebbe aiutarla a distinguere ciò che appartiene alla relazione da ciò che appartiene ai suoi bisogni personali, e a prendere decisioni più leggere e coerenti con la sua storia.
Riconoscere la propria confusione è già un passo importante verso una maggiore chiarezza.
Il trasferimento, la distanza dalla sua famiglia e dai suoi amici, e la mancanza di una rete sociale autonoma hanno inevitabilmente reso la relazione un punto di riferimento quasi esclusivo. Quando questo accade, ogni differenza di stile di vita, di abitudini o di modo di prendersi cura dell’altro tende a pesare di più, perché non c’è un equilibrio esterno che possa alleggerire la quotidianità. È naturale che lei senta di chiedere alla relazione funzioni che, in condizioni diverse, sarebbero distribuite su più legami.
Allo stesso tempo, il desiderio di tornare al nord sembra nascere da un bisogno profondo di benessere e radicamento, non da un impulso momentaneo. E questo merita ascolto. Le divergenze nella gestione della vita quotidiana, nel modo di esprimere cura e attenzione, e nella visione del futuro non sono dettagli: incidono sul suo sentirsi vista, amata e sostenuta.
In situazioni come la sua, più che cercare una risposta definitiva, può essere utile fermarsi a capire quali condizioni le permetterebbero di stare bene, indipendentemente dalla scelta finale. A volte la domanda non è se la relazione sopravviverà a un trasferimento, ma quali elementi le servono per sentirsi in equilibrio con se stessa e con la vita che desidera costruire.
Uno spazio di confronto con un professionista potrebbe aiutarla a distinguere ciò che appartiene alla relazione da ciò che appartiene ai suoi bisogni personali, e a prendere decisioni più leggere e coerenti con la sua storia.
Riconoscere la propria confusione è già un passo importante verso una maggiore chiarezza.
Buongiorno,
quello che racconta restituisce molta complessità e anche molta fatica. Non parla solo di una relazione, ma di una fase di vita segnata da spostamenti importanti, perdite di riferimenti, tentativi di adattamento e di tenuta emotiva. È comprensibile sentirsi confusa quando tanti piani — affettivo, familiare, geografico, quotidiano — si intrecciano nello stesso momento.
Oltre alla relazione, nel suo racconto emerge con forza il peso del trasferimento. Spostarsi in un momento delicato, perdere riferimenti, routine e legami può generare un senso di spaesamento profondo. A volte può restare sullo sfondo, ma continua a farsi sentire nelle scelte affettive e nella vita di tutti i giorni.
Quando si è lontani dalla propria rete e dalla sensazione di “casa”, il partner può diventare inevitabilmente il principale punto di appoggio emotivo. Questo può caricare la relazione di aspettative molto alte e rendere più dolorose le differenze nella quotidianità.
Il desiderio di tornare vicino alla sua famiglia sembra non riguardare solo il luogo geografico, ma anche il bisogno di ritrovare riferimenti e continuità. Allo stesso tempo, è comprensibile la paura che questo movimento possa mettere a rischio la relazione.
Uno spazio psicoterapeutico può offrire un luogo in cui ascoltare questo spaesamento e dare senso a questi vissuti, aiutandola a orientarsi con maggiore chiarezza nei legami e nei desideri futuri.
Cordiali saluti, Dott.ssa Silvana Grilli
quello che racconta restituisce molta complessità e anche molta fatica. Non parla solo di una relazione, ma di una fase di vita segnata da spostamenti importanti, perdite di riferimenti, tentativi di adattamento e di tenuta emotiva. È comprensibile sentirsi confusa quando tanti piani — affettivo, familiare, geografico, quotidiano — si intrecciano nello stesso momento.
Oltre alla relazione, nel suo racconto emerge con forza il peso del trasferimento. Spostarsi in un momento delicato, perdere riferimenti, routine e legami può generare un senso di spaesamento profondo. A volte può restare sullo sfondo, ma continua a farsi sentire nelle scelte affettive e nella vita di tutti i giorni.
Quando si è lontani dalla propria rete e dalla sensazione di “casa”, il partner può diventare inevitabilmente il principale punto di appoggio emotivo. Questo può caricare la relazione di aspettative molto alte e rendere più dolorose le differenze nella quotidianità.
Il desiderio di tornare vicino alla sua famiglia sembra non riguardare solo il luogo geografico, ma anche il bisogno di ritrovare riferimenti e continuità. Allo stesso tempo, è comprensibile la paura che questo movimento possa mettere a rischio la relazione.
Uno spazio psicoterapeutico può offrire un luogo in cui ascoltare questo spaesamento e dare senso a questi vissuti, aiutandola a orientarsi con maggiore chiarezza nei legami e nei desideri futuri.
Cordiali saluti, Dott.ssa Silvana Grilli
Ciao, sono Marika, psicologa clinica e di coppia. Provo a rispondere alla tua situazione cercando di essere esaustiva.
Il trasferimento che chiedi non è un capriccio, ma è un bisogno profondo di radicamento e appartenenza.
Quando una persona non ha una rete sociale, il partner diventa inevitabilmente il centro di tutto. Questo crea una pressione enorme sulla coppia. E tu lo hai intuito benissimo quando dici che forse stai addossando a lui la responsabilità di colmare il vuoto.
Questa è una consapevolezza molto matura.
a convivenza dopo 6 mesi accelera dinamiche che normalmente emergono dopo anni.
Le differenze che avete visto “subito” non sono sparite: si sono solo integrate dentro una seconda possibilità.
Il fatto che lui sia tornato in un tuo momento di fragilità ha creato un legame molto forte, ma anche delicato. A volte quando si riparte dopo una crisi, si riparte più per bisogno che per reale compatibilità strutturale.
Non sto dicendo che non vi amate.
Sto dicendo che è importante distinguere tra:
- amore
-bisogno
-paura di restare soli
-paura di fare una scelta irreversibile
Sul tema dell’accudimento tu dici:
"Io sono molto premurosa, lo accudisco in tutto. Lui è il contrario."
Qui c’è un punto cruciale.
Quando una persona accudisce molto e l’altra no, spesso si crea uno squilibrio invisibile:
Chi dà tanto, a lungo andare si sente non vista.
Chi riceve può non accorgersi del peso che l’altro sta sostenendo.
Il rischio è che tu stia occupando il ruolo di “caregiver” e non quello di partner paritario.
E nel tempo questo logora l’autostima e il senso di essere amata.
La domanda importante non è:
Mi ama? Ma è:
Io mi sento amata nel modo in cui ho bisogno? Sono due cose diverse.
La paura che il trasferimento chiuda la relazione è la parte che ti spaventa di più.
Ma prova a guardarla da un’altra angolazione:
Se una relazione regge solo in una specifica città, con determinate condizioni, con uno dei due che rinuncia al proprio bisogno profondo… quanto è solida?
Non è il trasferimento che “fa finire” una relazione.
È la compatibilità di progetto di vita.
Tu vuoi Nord.
Lui vuole restare.
Questo non è un dettaglio: è una visione di futuro.
La domanda vera è:
"Se restassi al sud per lui, tra 5 anni cosa proveresti?"
"Se tornassi al nord e la relazione finisse, cosa proveresti?"
Quale rimpianto sarebbe più difficile da sostenere?
In questo momento stai vivendo come se le due cose fossero fuse:
O torno al nord e lo perdo
O resto qui e salvo la relazione
Ma potresti provare a distinguere:
Io, come individuo, dove voglio vivere?
Noi, come coppia, siamo compatibili nel lungo periodo?
Prima viene la tua identità.
Una relazione sana non dovrebbe chiederti di rinunciare al tuo centro.
Non sei confusa. Sei in conflitto.
La confusione è quando non capiamo cosa sentiamo.
Tu invece lo sai:
Vuoi tornare al nord.
Non ti piace la vita che fai lì.
Ti senti sola.
Non ti senti sempre vista nella relazione.
Hai paura di perdere lui.
Questo non è confusione.
È un conflitto tra amore e bisogno personale.
Chiediti con onestà:
Se questa relazione finisse oggi, io vorrei comunque tornare al nord?
Se la risposta è sì, allora il tema principale non è la coppia. È la tua vita.
Se la risposta è no, allora forse il desiderio di tornare è amplificato dall’insoddisfazione relazionale.
Quello che stai vivendo è un momento di passaggio importante.
Qualunque scelta farai, ti cambierà.
Ma ricordati una cosa fondamentale:
Una relazione dovrebbe essere un luogo in cui ti senti più te stessa, non meno.
Se vuoi, possiamo approfondire insieme:
Cosa ti lega davvero a lui oggi?
Cosa ti manca di più al nord?
Cosa temi davvero di perdere?
Sono qui. Rimango a disposizione.
Psicologa Marika.
Il trasferimento che chiedi non è un capriccio, ma è un bisogno profondo di radicamento e appartenenza.
Quando una persona non ha una rete sociale, il partner diventa inevitabilmente il centro di tutto. Questo crea una pressione enorme sulla coppia. E tu lo hai intuito benissimo quando dici che forse stai addossando a lui la responsabilità di colmare il vuoto.
Questa è una consapevolezza molto matura.
a convivenza dopo 6 mesi accelera dinamiche che normalmente emergono dopo anni.
Le differenze che avete visto “subito” non sono sparite: si sono solo integrate dentro una seconda possibilità.
Il fatto che lui sia tornato in un tuo momento di fragilità ha creato un legame molto forte, ma anche delicato. A volte quando si riparte dopo una crisi, si riparte più per bisogno che per reale compatibilità strutturale.
Non sto dicendo che non vi amate.
Sto dicendo che è importante distinguere tra:
- amore
-bisogno
-paura di restare soli
-paura di fare una scelta irreversibile
Sul tema dell’accudimento tu dici:
"Io sono molto premurosa, lo accudisco in tutto. Lui è il contrario."
Qui c’è un punto cruciale.
Quando una persona accudisce molto e l’altra no, spesso si crea uno squilibrio invisibile:
Chi dà tanto, a lungo andare si sente non vista.
Chi riceve può non accorgersi del peso che l’altro sta sostenendo.
Il rischio è che tu stia occupando il ruolo di “caregiver” e non quello di partner paritario.
E nel tempo questo logora l’autostima e il senso di essere amata.
La domanda importante non è:
Mi ama? Ma è:
Io mi sento amata nel modo in cui ho bisogno? Sono due cose diverse.
La paura che il trasferimento chiuda la relazione è la parte che ti spaventa di più.
Ma prova a guardarla da un’altra angolazione:
Se una relazione regge solo in una specifica città, con determinate condizioni, con uno dei due che rinuncia al proprio bisogno profondo… quanto è solida?
Non è il trasferimento che “fa finire” una relazione.
È la compatibilità di progetto di vita.
Tu vuoi Nord.
Lui vuole restare.
Questo non è un dettaglio: è una visione di futuro.
La domanda vera è:
"Se restassi al sud per lui, tra 5 anni cosa proveresti?"
"Se tornassi al nord e la relazione finisse, cosa proveresti?"
Quale rimpianto sarebbe più difficile da sostenere?
In questo momento stai vivendo come se le due cose fossero fuse:
O torno al nord e lo perdo
O resto qui e salvo la relazione
Ma potresti provare a distinguere:
Io, come individuo, dove voglio vivere?
Noi, come coppia, siamo compatibili nel lungo periodo?
Prima viene la tua identità.
Una relazione sana non dovrebbe chiederti di rinunciare al tuo centro.
Non sei confusa. Sei in conflitto.
La confusione è quando non capiamo cosa sentiamo.
Tu invece lo sai:
Vuoi tornare al nord.
Non ti piace la vita che fai lì.
Ti senti sola.
Non ti senti sempre vista nella relazione.
Hai paura di perdere lui.
Questo non è confusione.
È un conflitto tra amore e bisogno personale.
Chiediti con onestà:
Se questa relazione finisse oggi, io vorrei comunque tornare al nord?
Se la risposta è sì, allora il tema principale non è la coppia. È la tua vita.
Se la risposta è no, allora forse il desiderio di tornare è amplificato dall’insoddisfazione relazionale.
Quello che stai vivendo è un momento di passaggio importante.
Qualunque scelta farai, ti cambierà.
Ma ricordati una cosa fondamentale:
Una relazione dovrebbe essere un luogo in cui ti senti più te stessa, non meno.
Se vuoi, possiamo approfondire insieme:
Cosa ti lega davvero a lui oggi?
Cosa ti manca di più al nord?
Cosa temi davvero di perdere?
Sono qui. Rimango a disposizione.
Psicologa Marika.
Credo cara che Lei dovrebbe guadagnare la propria indipendenza dal Suo fidanzato e puntare alla realizzazione dei Suoi progetti. Dovrebbe chiarire le dinamiche di una dipendenza affettiva così pesante e riacquistare fiducia nel futuro. Non mi sembra che Lei sia felice in questo rapporto: troppi dubbi, troppe difficoltà. Una psicoterapia di tipo dinamico potrebbe aiutarla a trovare maggiore equiilbrio sicurezza in se stessa. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buonasera,
mi spiace per la fatica che sento dalle sue parole.
Sicuramente porta temi importanti. La scelta di cambiare luogo porta con sè conseguenze di grandi cambiamenti di vita che possono richiedere tante energie a chi vive questa condizione, anche se questo in alcuni casi vuol dire avvicinarci a noi affetti, la famiglia ad esempio.
La paura, per quanto questa spesso possa farci sentire piccoli, appartiene a noi e in quanto tale, vuole sempre dirci qualcosa che ci possa essere d'aiuto. Un buon punto di inizio potrebbe essere provare ad ascoltare se stessi e sentire ciò di cui abbiamo più bisogno in questo momento. Il tempo potrebbe rivelarsi anche un nostro caro amico se ci rendiamo conto che, a volte, lascarlo correre ci da modo di sentirci più pronti per fare un grande passo.
Con la speranza che possa trovare il suo ideale equilibrio, le auguro il meglio.
mi spiace per la fatica che sento dalle sue parole.
Sicuramente porta temi importanti. La scelta di cambiare luogo porta con sè conseguenze di grandi cambiamenti di vita che possono richiedere tante energie a chi vive questa condizione, anche se questo in alcuni casi vuol dire avvicinarci a noi affetti, la famiglia ad esempio.
La paura, per quanto questa spesso possa farci sentire piccoli, appartiene a noi e in quanto tale, vuole sempre dirci qualcosa che ci possa essere d'aiuto. Un buon punto di inizio potrebbe essere provare ad ascoltare se stessi e sentire ciò di cui abbiamo più bisogno in questo momento. Il tempo potrebbe rivelarsi anche un nostro caro amico se ci rendiamo conto che, a volte, lascarlo correre ci da modo di sentirci più pronti per fare un grande passo.
Con la speranza che possa trovare il suo ideale equilibrio, le auguro il meglio.
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