Mi chiamo Michela ho 26 anni, e sono qui per raccontarvi la mia storia. Nella mia vita ho avuto un

23 risposte
Mi chiamo Michela ho 26 anni, e sono qui per raccontarvi la mia storia.
Nella mia vita ho avuto un solo fidanzato, all’età di 15 anni ad oggi sono 11 anni.
Lui ha 30 anni.
Vi racconto il principio della mia inutile vita.
Sono crescita in una casa, dove l’amore non è mai esistito, un padre offensivo, un padre che mi metteva paura, e mi picchiava
All’età di 15 anni ho conosciuto questo ragazzo che all’epoca aveva 19 anni si chiama Ciro.
Molto ossessivo di me, non mi fatto mai lavorare, ed io avevo bisogno, non potevo uscire con mia sorella, non potevo andare a casa di mia sorella, non potevo usare shorts in estate, ma solo maglia lunga e pantalone largo, non potevo affacciarmi al balcone di casa mia, non potevo uscire, non potevo avere amicizie.
Mi controllava ovunque, cellulare tutto.
L’ho sempre rispettato, ho fatto sempre l’impossibile per lui, ho anche evitato di andare al battesimo di mio nipote per lui.
Mentre lui andò.
Mi amava, ma usciva la notte saliva alle 4-5 di mattina, se lo chiamavo spegneva il cellulare.
Quante volte mi ha trattata malissimo, e stato assente, mi ha dato molte mancanze ma io mi ero talmente innamorata che non vedevo una vita senza di lui.
A casa la situazione era sempre più tragica, ma a me interessava solo lui.
E purtroppo se non ero come mi voleva lui venivo lasciata.
Dopo lunghi sette anni, nel mese di novembre, era il nostro anniversario e dopo 10 giorni che non lo vedevo, volevo star con lui, purtroppo giocava la partita lui nonostante io l’ho pregai di star con me scelse di vedersi questa partita.
Disse che ero pesante e mi lasciò.
All’inizio soffri, dopo un po’ di tempo dissi basta volevo essere forte.
Io iniziai a lavorare, iniziai a fare nuove amicizie, tra cui c’era un ragazzo più grande di me, diventammo amici.
Io sempre restia x paura.
Non ci fu mai nulla, non mi sarei mai permessa.
Dopo un po’ di tempo per amore, tornai con il mio ex, lui non si fidò, e dovetti chiudere i ponti anche con questo ragazzo perché ci fu una discussione.
Io evitai tutti, non lo salutai più perché avevo paura.
La mia storia continuò, ad oggi 11 anni, due anni fa venne però a mancare il papà.
Ovviamente passo tempo, ad un certo punto io volevo qualcosa di più, una base al rapporto un matrimonio ho sbagliato?
Lui non ha mai voluto.
Le sue parole:
non ti sposo, perché dava tutto alla mamma.
Voglio fare il fidanzato.
Mi inizia però a trascurare, non viene mai da me, se non il fine settimana:
Tante volte restiamo
A casa sua con la mamma, per problemi economici.
A casa sua si parlava che la sorella dopo 3 anni di relazione doveva sposarci e il mio fidanzato era l’uomo rimasto in casa, ed io dopo 11 anni potevo subire umiliazioni.
L’ho accettato sono sincera perché troppo innamorata, ma le assenze aumentavano.
Io l’ho sempre perdonato, ogni mancata di rispetto.
Arrivavano chat? Lui diceva che non era vero.
Commenti sui social che lui faceva?
Mi diceva non sono stato io ma un mio amico.
l’ho credevo.
I suoi atteggiamenti bruschi, il suo non voler un futuro con me, le sue mancanze le sue assenze.
La proposta mai arrivata.
Soffrivo ma lo amavo.
Il 18 febbraio, eseguo una visita per problemi di salute dopo che l’esame istologico non esce molto bene
Io stavo male moralmente, anche perché a casa mi dicevano vai a lavorare non ti aiutiamo.
Io lavoravo e stavo male e non riuscivo con le spese a fare tutto da sola.
Il medico per 20 giorni mi segna dei medicinali
Era la settimana in cui dovevo coprire il turno alla mia collega, intera.
E la settimana dopo stetti io in ferie.
Quei 20 giorni, il mio fidanzato mi lasciò.
Disse che non poteva darmi ciò che volevo che ero pesante mi lamentavo.
Io stavo male, vomitavo.
A casa le cose non stavano bene, lavoravo e stavo male.
Una settimana dopo, morì il nonno di quel
Ragazzo di anni fa, Pasquale.
Molto sinceramente gli feci le condoglianze, e da lì iniziammo a messaggiare, ma solo messaggi nulla di più.
Giuro dottori io scherzavo quando magari scrivevo, ci andiamo a mangiare la pizza insieme, ect ect.
Anzi lo incontrai per strada mi salutó voleva darmi un passaggio a casa io non mi permisi di salire in auto con lui.
Forse sarò pazzo, ma dopo una 16 di giorni risento il mio
Ex, lo vedo la mia decisione era sempre quella di chiusura quindi nei messaggi c’era la chiusura.
Quando iniziammo a risentirci, io per paura di essere giudicata, e per paura sua cancellai i messaggi di Pasquale.
Si ruppe il cellulare, lo portai ad aggiustare.
Me lo ritirò lui e non so come fece ma risali ai messaggi, mi controllò il cellulare.
Che disse?
Mi fai …mi hai mancato di rispetto, messggiavi con lui e messaggiavi con me:
Quando ve lo giuro io con Ciro mi ero lasciata, e sopratutto con Pasquale non c’è stato mai nulla mai.
Continuava a dirmi, come hai potuto farmi questo
Sempre con la stessa persona, è finita nn ti perdonerò mai, mi hai tradito.
Non riesco nemmeno a guardarti in faccia, non torno più con te ecc ecc:
Hai buttato 11 anni via.

Io mi domando dove ho sbagliato, forse nel messaggiare di nuovo con la stessa persona?
L’ho mancato di rispetto?
Perché mi sento in colpa se nn ho tradito nessuno?
Perché non vuole tornare con me?
.
Non è giusto dopo tutto ciò che ho subito io perché adesso sono io la sbagliata?
Mi dice che non posso giustificarmi; perché ho sbagliato io e che con me nn tornerà.
Dottori mi sono umiliata x 10 gg sono andata sotto casa sua pregandolo di tornare con me.
E lui nn vuole dice che nn riesce a passare sopra questa cosa.
Che l’ho ferito e deluso.

Aiutatemi, dove ho sbagliato?
Perché non mi vuole più?
Non dovevo ri messaggiare a Pasquale.
L’ho mancato di rispetto?
Non dovevo?
Dottori sto male, mi sento male.
Cosa ho di sbagliato?
Come farò?
Dottori sono una donna poco seria?

Perché mi sento così se io non ho tradito nessuno, e sopratutto se io ho sempre perdonato tutto.

Aiutatemi dottori vi prego.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente ho letto con attenzione il suo racconto, le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per cercare risposte alla sue domande.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Gentile Michela, la ringrazio per la fiducia che ha avuto nel condividere con tanta sincerità e profondità la sua storia. Le sue parole raccontano un percorso di grande dolore, solitudine e resistenza, ma anche di un bisogno profondo di essere amata e riconosciuta. Leggere quello che ha scritto mi permette di vedere non una "donna poco seria", come teme, ma una giovane donna che ha vissuto per anni in contesti affettivi molto difficili, in cui non ha potuto sentirsi protetta, valorizzata, né rispettata, e che oggi sta cercando di capire, con coraggio e fatica, come sia finita in una relazione che l’ha fatta sentire piccola, sbagliata, colpevole. Una relazione in cui il potere, il controllo e l'umiliazione hanno preso il posto dell’amore. Ciò che ha vissuto in famiglia fin da piccola, con un padre violento e spaventoso, ha certamente avuto un forte impatto sul modo in cui si è costruita la sua idea di amore e di valore personale. Quando l’amore ci viene mostrato sotto forma di paura, punizione o rifiuto, è molto comune che si finisca, da adulti, per cercare relazioni in cui ci si sente allo stesso modo: non perché lo si desidera, ma perché è l’unico modo che si conosce. Lei ha incontrato Ciro giovanissima, e lui ha rappresentato una figura che da una parte le offriva la promessa di un affetto esclusivo, ma dall’altra riproponeva gli stessi schemi di controllo, sottomissione e mancanza di libertà che aveva già vissuto in casa. Le sue rinunce, le sue umiliazioni, le sue giustificazioni davanti a ogni mancanza di rispetto non sono segno di debolezza, ma di un tentativo disperato di essere vista e amata, anche a costo di annullare sé stessa. Lei ha chiesto: “Ho sbagliato?”. La verità è che non c’è stato alcun tradimento nei confronti del suo ex. Quando ha iniziato a messaggiare con Pasquale, la relazione con Ciro era finita, e lei stava solo cercando un po’ di vicinanza, forse un modo per distrarsi dal dolore. Non ha fatto nulla di disonesto. Ma ciò che più conta non è solo il giudizio su quella singola azione, bensì il fatto che oggi si stia chiedendo: “Cosa ho di sbagliato?”. Questa domanda, Michela, nasce da anni in cui è stata fatta sentire così: sbagliata, inadatta, colpevole. Ma non è la verità. Lei non ha nulla di sbagliato. Ha solo imparato a mettersi sempre in discussione, anche quando subisce, anche quando è ferita. Ha imparato a pensare che se l’altro si arrabbia, se l’altro se ne va, allora è colpa sua. Ma in una relazione sana, l’amore non è una ricompensa da meritare, né una condizione da ottenere solo se si rinuncia a sé stessi. Il suo ex non riesce a perdonare qualcosa che lei non ha fatto. Ma soprattutto, sembra incapace di assumersi le proprie responsabilità. Durante 11 anni, ha spesso agito in modo offensivo, manipolatorio, distante. Ma ora si aggrappa a un episodio che gli consente di spostare tutta la colpa su di lei. È un meccanismo molto comune in chi fatica a tollerare la propria parte di errore, e serve anche a mantenere un certo potere nella dinamica relazionale. Il fatto che lei si sia umiliata, lo abbia cercato, supplicato, dimostra quanto ancora oggi abbia paura di essere abbandonata, di non valere abbastanza se l’altro non la sceglie. Ma in realtà, ciò che dovrebbe chiedersi non è perché lui non vuole più stare con lei, ma perché lei continua a volere qualcuno che l’ha fatta sentire così tanto sola e inadatta per così tanto tempo. Lei oggi si sente male, ma dentro questo dolore c’è anche l’opportunità di cominciare a guardarsi con occhi nuovi. Il percorso terapeutico cognitivo-comportamentale può aiutarla a lavorare su questa percezione negativa di sé, a riconoscere i pensieri automatici disfunzionali che la portano a colpevolizzarsi sempre, e a costruire pian piano un nuovo modo di relazionarsi, in cui potrà finalmente sentirsi libera, rispettata e amata davvero, prima di tutto da sé stessa. Lei merita relazioni in cui essere accolta per ciò che è, non in cui doversi giustificare o nascondere per non essere abbandonata. Le sue emozioni sono legittime, la sua sofferenza è comprensibile, ma ciò che ha dentro non è fragilità: è il bisogno urgente di sentirsi vista e compresa. Non si vergogni di ciò che ha provato, non si colpevolizzi per ciò che ha fatto in buona fede, e non permetta che la narrativa di chi ha sempre avuto il potere nella relazione continui a guidare anche il suo sguardo su sé stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Laura Fortunato
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Cara Michela, ho letto attentamente la sua lettera e dal racconto della sua storia e relazione con il suo ragazzo, mi sembra che lei riporti molta infelicità. Lei ama questo ragazzo che la fa soffrire: la controlla, le impedisce di avere delle amicizie, la trascura e poi la lascia più volte. Così mi domando: è questo quello che desidera per se stessa? Credo che ci sia per lei tutta un'altra possibilità di vita oltre questo ragazzo, una vita possibile che ha già un po' intraveduto e vissuto quando 2 anni fa disse basta e iniziò a lavorare e a fare nuove amicizie. Credo che un supporto psicologico potrebbe aiutarla a trovare un modo di vivere una vita più felice e soddisfacente per lei, dando più spazio a ciò che è importante per lei, ai suoi desideri piuttosto che cercare di soddisfare le aspettative di altri e trovando così forza e serenità in se stessa. Un caro saluto
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, la ringrazio innanzitutto per la fiducia e il coraggio che ha avuto nel raccontare la sua storia con tanta sincerità e intensità. Ciò che ha vissuto e che descrive merita una profonda attenzione, non solo per i singoli episodi dolorosi, ma per l’intero percorso di vita che traspare dalle sue parole.

Da quanto racconta, è evidente che fin dalla sua infanzia ha dovuto affrontare dinamiche familiari gravemente disfunzionali, in cui la violenza, il controllo e la svalutazione hanno purtroppo preso il posto dell’amore, della protezione e del riconoscimento del suo valore come persona. Questo contesto, purtroppo, può portare una giovane donna a sviluppare un’immagine di sé ferita, ad accettare relazioni che, invece di nutrire e far crescere, replicano quegli stessi modelli di abuso, svalutazione e dipendenza emotiva.

Il legame con il suo ex partner, iniziato in un’età molto giovane, ha assunto nel tempo un carattere totalizzante, ma anche fortemente limitante e a tratti oppressivo. Quello che lei ha vissuto non è una semplice storia d’amore “difficile”, ma una relazione segnata da forti tratti di controllo, manipolazione e mancanza di rispetto della sua libertà personale e della sua dignità. Il fatto che lei abbia rinunciato a lavorare, a frequentare le persone care, a vestirsi come voleva, che sia stata spesso accusata ingiustamente o trattata con freddezza, non sono manifestazioni d’amore: sono segnali di un legame disfunzionale, in cui lei ha continuamente sacrificato se stessa nella speranza di ottenere affetto e stabilità.

Lei oggi si chiede se ha sbagliato, se è una “donna poco seria”, se ha mancato di rispetto al suo ex per aver scambiato dei messaggi (in un periodo di separazione) con una persona con cui non c'è stato alcun coinvolgimento sentimentale o fisico. La risposta è no, non ha tradito nessuno. Ha semplicemente cercato, probabilmente in modo naturale, uno spazio di conforto, di comunicazione, un contatto umano dopo tanto dolore. E il senso di colpa che prova non ha nulla a che fare con un errore reale: ha più a che fare, con ogni probabilità, con quella parte di sé che è stata per anni portata a sentirsi “sbagliata” anche quando non lo era.

Non è lei la colpevole di questa rottura, e nemmeno di aver sperato in una relazione che le restituisse ciò che non ha ricevuto in famiglia. Il fatto che oggi soffra e si senta in colpa non dimostra la sua colpa, ma la profondità della sua ferita interiore. Ha il diritto di sentirsi rispettata, compresa e amata per quella che è, e non solo per quello che riesce a sacrificare.

In questo momento il dolore che sente è grande e merita tutto il suo ascolto. Ma non è lei da aggiustare. Al contrario, ha bisogno di essere accolta, sostenuta, aiutata a riscoprire chi è al di fuori del giudizio, del bisogno di conferma, della paura di perdere l’amore.

Le consiglierei di prendere in considerazione un percorso psicoterapeutico, con un professionista che la aiuti a riconoscere il proprio valore, a ricostruire confini sani e a guarire le ferite profonde che porta dentro da molti anni. Ha già dimostrato una forza notevole nel raccontarsi, nel lavorare nonostante la malattia, nel cercare la verità con coraggio. Non è mai troppo tardi per iniziare a volersi bene in modo nuovo.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve Michela, la sua storia è densa di esperienze emotivamente intense e segnate da dinamiche relazionali complesse. È comprensibile sentirsi confusa e in colpa, soprattutto dopo aver dato così tanto in una relazione che ha attraversato momenti di grande prova. La relazione che ha avuto con il suo ex fidanzato appare caratterizzata da controllo e mancanza di libertà personale, elementi che possono aver contribuito a un senso di insicurezza e dipendenza emotiva. Il ritorno di Pasquale nella sua vita, anche solo tramite messaggi, sembra confliggere con la parte di lei che sente il bisogno di rimanere in una relazione anche quando questa non soddisfa più i suoi bisogni emotivi e di benessere. L'idea di aver mancato di rispetto al suo ex potrebbe essere radicata nelle dinamiche di potere e dipendenza che si sono instaurate nel rapporto, alimentando un senso di colpa che forse non le appartiene in questo contesto. È fondamentale riconoscere e attribuire valore alle sue emozioni e ai suoi bisogni. Questo momento doloroso può rappresentare un'opportunità per riflettere su cosa desidera veramente, quali sono i suoi bisogni e come vorrebbe che siano costruite le sue future relazioni. Il suo valore non può e non deve essere determinato dall'approvazione o dal giudizio di altri, ma dalla considerazione e dall'amore che nutre per se stessa.
Se desidera esplorare questi sentimenti e ricevere supporto per affrontare questo periodo complesso, sono qui per offrirle ascolto in un contesto sicuro e privo di giudizio.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Dott. Giorgio De Giorgi
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buonasera Michela,

nelle sue parole c’è il racconto di una donna che, pur avendo vissuto relazioni fatte di limiti, rinunce e giudizi, continua a interrogarsi… dove ho sbagliato io?
Mi colpisce quanto amore e senso di colpa convivano nella sua storia, come se l’amore fosse sempre qualcosa da meritare o difendere. Ma… e se fosse il modo in cui ha imparato a stare al mondo, sin da piccola, a farle cercare conferme anche dove dovrebbe esserci accoglienza?
A volte non si tratta di capire “perché lui non torna”, ma di scoprire cosa serve a lei per tornare a sé stessa.
Se vuole, possiamo cominciare proprio da lì.
Mi contatti pure.

Un caro saluto,

Dr. Giorgio De Giorgi
Dott. Alessandro Vaglica
Psicologo, Psicologo clinico
Romano d'Ezzelino
Michela,
la ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare la sua storia. Ha vissuto tante cose difficili: un’infanzia segnata dalla paura, una relazione lunga e molto complessa, in cui spesso ha dovuto rinunciare a se stessa.
Leggendo le sue parole si sente quanto amore ha messo, quanto ha resistito, quanto si è adattata per non perdere chi amava. Allo stesso tempo, si sente anche quanta solitudine ha provato. Anche ora, che davanti alla fine di questa relazione, si ritrova a provare un senso di colpa che sembra più grande di lei.

Porta con sé domande che parlano di una grande ferita, ed è forse da lì che si potrebbe ripartire. Dal suo sentire, dalle sue domande, dal suo bisogno di capire.
Forse dopo tanti anni questo potrebbe essere un momento in cui fermarsi e assieme ad una persona dedicata provare a ricostruire e dare un senso a quello che le è successo.
Dott.ssa Sabrina Rinaldi
Psicologo, Psicologo clinico
Monza
Gentile Michela, la relazione che vive con quest' uomo è una relazione di controllo e di potere che lui agisce su di lei e in cui lei gli permette di non riconoscerle alcun rispetto. Credo che lei si sia persa nella sua individualità diventando come lui le chiedeva di essere per non perderlo. Penso sia opportuno che lei ricostruisca se stessa in un percorso di cura che le consenta di imparare ad amarsi di più.
Dr. Giacomo Bonetti
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
nel suo messaggio ha scritto tante cose ed è evidente la sofferenza che prova ormai da tempo.
Non esistono consigli o parole che possano magicamente aggiustare la sua vita; la invito però a rivolgersi ad uno psicologo e farsi aiutare perché non è mai troppo tardi per prendere in mano quella che lei vede come una vita inutile.
Le auguro il meglio
Dott. Giacomo Bonetti
Dott.ssa Ilenia Morreale
Psicologo, Psicologo clinico
Trento
Cara Michela,
la tua situazione può essere stata influenzata da alcune dinamiche apprese nel tempo, che influenzano il tuo modo di pensare, sentire e agire.
Hai interiorizzato, fin dall'infanzia, l’idea che l'amore debba essere legato a sacrificio, paura e adattamento. Questo ti ha portato a tollerare comportamenti disfunzionali e a mettere i bisogni degli altri sopra ai tuoi, in particolare in una relazione dove c'erano chiari segnali di controllo, isolamento sociale e mancanza di reciprocità. Di fronte a tutto ciò, il tuo schema di pensiero è diventato: “Devo fare tutto il possibile per non essere abbandonata”, anche a costo del tuo benessere.
Nel momento in cui hai ripreso contatto con Pasquale, dopo una rottura, hai agito in modo coerente con uno stato di bisogno e solitudine. Non c’è stato tradimento: il comportamento è stato compatibile con la tua condizione emotiva e con l’assenza di una relazione attiva. Tuttavia, ciò che ha generato in te il senso di colpa è il pensiero distorto: “Se lui soffre per colpa mia, allora ho sbagliato io”. Questo tipo di pensiero è tipico di chi ha vissuto relazioni disfunzionali dove la responsabilità emotiva degli altri viene caricata su di sé.
In sintesi, non sei una persona sbagliata, né hai avuto comportamenti inappropriati. Hai agito secondo schemi appresi e reazioni emotive comprensibili. Ora è fondamentale lavorare su quei pensieri automatici negativi (“non valgo”, “ho sbagliato tutto”, “nessuno mi amerà più”) e sostituirli con pensieri più funzionali. Questo richiede un percorso strutturato, che può includere tecniche di ristrutturazione cognitiva, esposizione alla realtà relazionale in modo più sano e, soprattutto, il riconoscimento dei tuoi bisogni come legittimi.
un cordiale saluto
dott.ssa Morreale
Dott.ssa Giulia Casole
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara Michela, ho letto con grande attenzione e il tuo lungo e dettagliato racconto, dedicandovi il tempo necessario per poter comprendere appieno la complessità della tua storia, che si snoda attraverso anni di esperienze significative.
Capisco profondamente il tuo dolore e la tua confusione di fronte alla fine di questa relazione così lunga e intensa, e percepisco il tuo bisogno di risposte ai molti interrogativi che ti affliggono. Tuttavia, è importante che tu sappia che, per la natura profonda e stratificata delle tue esperienze, questa sezione di domande e risposte non può sostituire un percorso psicologico individuale strutturato. Un terapeuta potrebbe offrirti uno spazio sicuro e dedicato per esplorare in dettaglio le dinamiche che hai vissuto, elaborare le tue emozioni e trovare strategie di cambiamento più efficaci.
Nonostante ciò, posso offrirti alcune riflessioni generali in risposta alle tue domande. Ti chiedi dove hai sbagliato e perché il tuo ex partner non voglia tornare con te. È importante sottolineare che in una relazione le dinamiche sono spesso complesse e le responsabilità raramente sono unilaterali. Sembra che tu abbia vissuto una relazione caratterizzata da forti restrizioni e controlli, e la tua difficoltà nel porre fine a questa dinamica potrebbe essere legata a diversi fattori, tra cui il contesto familiare in cui sei cresciuta e il legame affettivo che si era creato.
Riguardo al tuo riavvicinamento con Pasquale, comprendo il tuo senso di colpa e il timore di aver mancato di rispetto al tuo ex partner. Tuttavia, è importante considerare che eri in un momento di rottura dalla relazione precedente. Il tuo desiderio di mantenere aperta una porta verso nuove amicizie o possibilità non è intrinsecamente sbagliato, soprattutto in un momento di fragilità emotiva. La reazione del tuo ex partner sembra indicare una difficoltà nel superare la fine della relazione e una forte possessività.
Ti domandi perché ti senti in colpa pur non avendo tradito nessuno. Questo senso di colpa potrebbe derivare da un'interiorizzazione delle dinamiche di controllo che hai vissuto, portandoti a sentirti "sbagliata" anche quando cerchi di affermare la tua autonomia e i tuoi bisogni.
È fondamentale che tu possa esplorare questi sentimenti in un contesto terapeutico, dove un professionista potrà aiutarti a ricostruire la tua autostima, a riconoscere il tuo valore e a comprendere appieno le dinamiche relazionali che hai vissuto, per poter costruire relazioni future più sane ed equilibrate. Ti incoraggio vivamente a considerare questa opportunità per prenderti cura del tuo benessere emotivo.
Dott.ssa Isabella Mazzocchi
Psicologo, Psicologo clinico
Urbino
Cara Michela, non sei tu quella sbagliata.
Hai vissuto una relazione profondamente tossica e abusante, iniziata in un momento della tua vita in cui avevi già subito traumi importanti, e questo ha reso ancora più difficile riconoscere i segnali di violenza psicologica e controllo.
Hai dato tutto. Hai sacrificato lavoro, libertà, famiglia, amicizie, salute e dignità per un uomo che ti ha sistematicamente svalutata, manipolata, colpevolizzata e isolata. Quello che hai vissuto non è amore: è dipendenza affettiva, alimentata da paura, senso di inadeguatezza e continue richieste di dimostrare che "vai bene", che "meriti" amore — quando invece l'amore vero non si compra, non si implora e non ti chiede di cancellarti.
Tu non hai sbagliato a messaggiare con Pasquale. Non hai tradito, non hai mancato di rispetto. Hai semplicemente ripreso un contatto umano, in un momento in cui eri stata abbandonata, e hai avuto bisogno di un po' di conforto. E non c’è nulla di immorale o scorretto in questo.
È lui ad averti mancato di rispetto, per anni. È lui che ha mentito, tradito, manipolato, impedendoti di vivere. È lui che ha abusato del tuo amore e della tua vulnerabilità. E ora, sta cercando di rigirare la colpa su di te per un gesto che non è neanche paragonabile al male che ti ha inflitto. Ti senti in colpa perché sei stata abituata a colpevolizzarti, fin da bambina. Ma non c’è colpa in te, Michela. C’è solo una ragazza ferita, stanca, che merita di guarire, di respirare e di tornare a vivere.
Questo dolore che provi adesso è il segno che qualcosa dentro di te si sta svegliando, sta cominciando a capire che è ora di dire basta. Non perché tu non valga, ma perché vali troppo per continuare a mendicare amore da chi non sa amare.
Ora ti meriti di prenderti cura di te. Di chiedere aiuto, magari a una psicologa o a un centro antiviolenza, perché queste ferite vanno riconosciute e guarite. E ti meriti di sapere che esiste un altro modo di stare in relazione, dove l’amore non fa paura, non controlla, non umilia.

Non sei poco seria. Sei una donna sopravvissuta.
Hai già fatto la cosa più difficile: parlare, raccontare, chiedere aiuto.

Adesso, meriti solo gentilezza, cura, e libertà. Dr ssa Isabella Mazzocchi
Dott.ssa Gloria Giordano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Ciao Michela, grazie per aver condiviso così apertamente la tua storia. Capisco quanto tutto questo dolore e confusione possano farti sentire smarrita e in cerca di risposte. Come terapeuta sistemico-relazionale, il mio approccio si concentra sul contesto delle relazioni e sui sistemi in cui vivi, per aiutarti a comprendere meglio le dinamiche che ti coinvolgono e trovare modi per affrontare questa sofferenza.
Innanzitutto, voglio rassicurarti: non sei una donna poco seria, né hai sbagliato nel modo in cui hai vissuto le tue emozioni e le tue relazioni. La tua storia mostra quanto tu abbia cercato di amare, di essere fedele a te stessa e di sopportare molte difficoltà, anche quando ti sentivi umiliata o ferita. La sofferenza che provi deriva anche dal fatto che ti sei trovata in un sistema familiare e relazionale che non ti ha dato le basi di sicurezza e di rispetto di cui avevi bisogno.
Dal punto di vista sistemico, possiamo considerare che le tue scelte e le tue emozioni sono influenzate anche dai sistemi in cui sei inserita: la famiglia di origine, le relazioni passate, le aspettative sociali e culturali. La tua storia di abusi e di mancanza di amore in famiglia ha probabilmente contribuito a creare un modo di relazionarti che cerca di compensare questa mancanza, ma che può anche portarti a vivere relazioni disfunzionali o a sentirti intrappolata in schemi di sofferenza.
Per quanto riguarda il rapporto con il tuo ex, è importante capire che le sue reazioni e il suo rifiuto sono influenzati anche dai sistemi e dalle dinamiche di fiducia, rispetto e rispetto dei confini. La tua decisione di risentire Pasquale, anche se non c’è stato nulla di concreto tra voi, ha potuto essere interpretata da lui come una mancanza di rispetto e di fiducia, e questo ha alimentato il suo dolore e la sua rabbia.
Il senso di colpa che provi, e il fatto che ti chiedi se hai sbagliato, sono normali in questa situazione. Spesso, quando viviamo relazioni complicate, ci chiediamo se abbiamo fatto abbastanza o se abbiamo sbagliato qualcosa. Tuttavia, è importante ricordare che nessuno di noi è perfetto, e che le scelte fatte in buona fede, anche se dolorose, sono parte del nostro percorso di crescita.
Il mio consiglio, come terapeuta, è: riconosci e rispetta i tuoi bisogni e i tuoi sentimenti: è importante che tu possa ascoltare e accogliere le tue emozioni senza giudicarti. Meriti rispetto e amore, anche da te stessa.
Abbi fiducia in te stessa e impara a gestire i tuoi sentimenti di colpa e di colpevolizzazione: capire che non sei sola e che puoi trovare modi per perdonarti e per ricostruire la tua serenità.
Spero di esserti stata utile
Dott. Amedeo Fonte
Psicologo, Psicologo clinico
Pescara
Dalle sue parole si evince un dolore profondo e un senso di smarrimento che sembra andare ben oltre l’episodio dei messaggi, come se questo fosse solo l’ultima goccia in un vaso che da anni è stato colmato di sacrifici, rinunce e umiliazioni. Lei si chiede dove ha sbagliato, se è davvero colpevole come le viene detto, penso che dietro questa domanda c’è un bisogno urgente di trovare un senso, ma anche un desiderio di essere finalmente vista e riconosciuta per quello che ha dato e sopportato. Mi colpisce quanto lei abbia sempre cercato di adattarsi, di rispettare, di annullarsi quasi, pur di mantenere questo legame, anche quando questo legame le chiedeva di rinunciare a parti importanti di sé, come il lavoro, le amicizie, la libertà di scegliere cosa indossare o dove andare. E ora, davanti a questo nuovo rifiuto, la colpa ricade tutta su di lei, come se il peso di questi undici anni fosse solo suo, mentre tutto ciò che ha subito viene cancellato. Mi domando, e le domando, come mai la sua prima reazione sia quella di accusare se stessa. Da dove nasce questa voce interna che le dice che forse è lei la donna poco seria, che è lei quella che ha mancato di rispetto, quando in realtà ha sempre perdonato, chiuso gli occhi, sacrificato il suo desiderio pur di essere accettata? Cosa le fa sentire di non avere il diritto nemmeno di salutare un vecchio amico, mentre altri hanno potuto ferirla impunemente? Le sue parole raccontano anche di un passato familiare duro, in cui l’amore non c’era e in cui il timore e l’offesa erano la norma, e mi chiedo se quella bambina che si è sentita così poco amata e spaventata non stia ancora cercando disperatamente un posto in cui sentirsi al sicuro, anche quando questo posto diventa una prigione. Forse non si tratta di stabilire se lei abbia sbagliato o meno nel messaggiare, quanto di ascoltare cosa le dice questo suo dolore, questa sua nausea, questo stare male. Potrebbe essere un segnale che qualcosa dentro di lei non può più sopportare di essere trattata così? La invito a riflettere su quale voce vuole ascoltare oggi, se quella che continua ad accusarla e a farla sentire in colpa, o quella più silenziosa che forse le chiede di iniziare a prendersi cura di sé stessa, non per tornare a farsi accettare, ma per ricostruire un rapporto con la propria dignità e con il proprio valore. Le sue domande sono importanti, e non meritano risposte semplici o giudicanti. Forse sarebbe utile che lei potesse trovare uno spazio tutto suo, in cui poter esplorare con calma e senza paura questo suo sentire, le sue ferite e i suoi desideri, un luogo dove nessuno le dica cosa deve fare, ma dove possa cominciare a riscoprire chi è Lei al di là di quello che gli altri pretendono da lei. Se se la sente, potrebbe considerare di intraprendere un percorso psicolgico che la accompagni in questa ricerca, passo dopo passo, con rispetto e attenzione alla sua storia.
Dott.ssa Sveva Nonni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Cara Michela, grazie per aver condiviso con tanta apertura e sofferenza la tua storia.
Voglio dirti subito una cosa molto chiara: non sei una donna poco seria, e non sei tu quella sbagliata. Mi dispiace parlarne con tanta durezza ma mi sembra necessario sottolineare che hai vissuto una relazione che, fin dai primi anni, ha avuto forti segnali di controllo, dipendenza e abuso emotivo, a tratti anche psicologico. Il tuo compagno ti ha progressivamente isolata, privata della libertà personale, e non ti ha mai riconosciuta come pari: ti ha fatto sentire sbagliata ogni volta che esprimevi un bisogno, ogni volta che chiedevi amore, presenza o rispetto.
Quando una persona cresce in un ambiente familiare dove non si è sentita amata, protetta o ascoltata, è molto comune che finisca per cercare nell’amore romantico quella sicurezza mai ricevuta. E purtroppo, proprio questa fragilità, questa “fame d’amore”, ti ha resa vulnerabile a un legame che si è basato più sul tuo sacrificio che sulla reciprocità.
Rileggendo il tuo racconto, non vedo un errore nel tuo comportamento con Pasquale: non hai tradito, non hai mancato di rispetto. Hai solo cercato uno scambio umano, una connessione, in un momento in cui ti sentivi sola, malata e abbandonata. Avevi tutto il diritto di farlo. Il senso di colpa che provi è il risultato di anni in cui sei stata abituata a sentirti sempre in errore, sempre “troppo” o “non abbastanza”.

Ciro ti ha fatto credere che tutto ruotasse attorno a ciò che lui voleva, e ha usato la colpa come mezzo per controllarti. Ora, anche nella rottura, continua a punirti emotivamente. Ma, Michela, tu non sei più la bambina che doveva subire in silenzio. Sei una donna adulta, che ha iniziato — anche se tra mille difficoltà — a lavorare, a cercare relazioni diverse, a curarsi e a voler qualcosa in più per sé stessa.

La domanda non è “Perché non mi vuole più?”, ma piuttosto: perché io ho continuato a volere chi non mi ha mai trattata con rispetto?

Non esiste una colpa nel voler essere amata. Ma ora è il momento di iniziare un cammino diverso: non per riconquistare chi ti ha ferita, ma per riconoscere il tuo valore, i tuoi bisogni e ricostruire la tua autostima.

Ti invito sinceramente a iniziare un percorso di psicoterapia, quando avrei i mezzi per poterlo fare. Ne hai bisogno e, soprattutto, lo meriti. Non devi affrontare tutto questo da sola. I traumi dell’infanzia e i legami tossici lasciano ferite profonde, ma con l’aiuto giusto si possono guarire.
Michela, dentro di te c’è una grande forza — la stessa forza che ti ha fatto sopravvivere a tutto questo. Ora è il momento di usarla non più per resistere… ma per rinascere. TI mando un caro abbraccio e spero davvero tu riesca ad uscire da questa situazione. Meriti qualcuno che ti rispetti, anche nella tua liberà.
Dott.ssa Tania Zedda
Psicologo, Psicologo clinico
Quartu Sant'Elena
Ciao Michela,
grazie per aver condiviso la tua storia con tanta sincerità. Prima di tutto voglio dirti una cosa importante: non sei una donna poco seria. Non hai tradito nessuno. In un momento difficile, in cui ti sentivi sola e fragile, hai semplicemente cercato ascolto e un po’ di conforto. Questo non è sbagliato.

Hai vissuto per anni una relazione piena di rinunce: hai dato tanto, spesso mettendo da parte te stessa. Ti sei adattata, hai perdonato, hai lottato. E adesso ti ritrovi ad essere accusata, come se fossi tu quella che ha rovinato tutto. Ma la verità è che non hai fatto nulla di male.

Sentirti in colpa è comprensibile, perché per tanto tempo hai cercato di essere “quella giusta” per lui, anche quando lui non ti rispettava davvero. Ma questo non vuol dire che tu abbia sbagliato: vuol dire solo che ora è il momento di iniziare a pensare a te, ai tuoi bisogni, alla tua libertà.

Lui può scegliere di non perdonare, ma questo non fa di te la colpevole. Fa solo di lui una persona che non è disposta a vedere tutto ciò che tu hai sopportato e dato.

Michela, non sei sbagliata. Sei una donna che ha amato tanto e che adesso ha bisogno di amare anche se stessa. Un passo alla volta, ritroverai la tua forza. E meriti un amore che non ti faccia sentire in difetto, ma libera e rispettata.

Un abbraccio grande.
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Ciao Michela, grazie per aver trovato il coraggio di raccontare tutto questo. Quello che hai condiviso è il racconto di una lunga storia fatta di difficoltà, controllo, colpevolizzazioni e grandi sacrifici da parte tua. Le tue domande non sono semplici, ma meritano risposte sincere e rispettose della tua sofferenza.

Proprio per questo inizia un percorso psicologico: ti aiuterebbe tantissimo a ritrovare il tuo valore, la tua autonomia e a elaborare tutto questo dolore. Ne hai bisogno e diritto.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Cara Michela,
la tua storia riflette un grande dolore, ma anche la forza di chiedere aiuto. Non sei “sbagliata” né poco seria. I tuoi sensi di colpa sembrano nascere da anni di dinamiche difficili, in famiglia e con Ciro, dove non sei stata valorizzata. Messaggiare con Pasquale non è un tradimento, soprattutto quando eri single. La reazione di Ciro pare più un bisogno di controllo che una risposta a un tuo errore. Hai dato tanto, ma ora potresti chiederti: “Cosa voglio davvero?”.
Il tuo malessere è comprensibile, ma può essere un punto di partenza per riscoprirti. Ti suggerisco di considerare un incontro con uno specialista per elaborare questi sentimenti e ritrovare fiducia in te stessa. Se ti va, puoi contattarmi per parlarne insieme. Sono qui per supportarti.
Un caro saluto
Dott.ssa A.Mustatea
Dott.ssa Emanuela Borri
Psicologo, Psicologo clinico
Meda
Cara Michela, ti ringrazio per la fiducia con cui hai condiviso la tua storia. È una lettera intensa, piena di dolore, di domande e soprattutto di una richiesta forte di essere ascoltata, senza giudizio. Voglio che tu sappia fin da subito una cosa importante: non sei una donna sbagliata, e non sei una donna poco seria. Sei una persona che ha vissuto tante mancanze d’amore, e che ha imparato — forse troppo presto — a sopravvivere in un mondo che non sempre è stato gentile con lei.
Nel tuo racconto emerge un filo comune: hai dato tanto, in famiglia, in amore, nel lavoro... e spesso sei stata ripagata con silenzi, rifiuti, assenze, accuse. Sei cresciuta in un ambiente in cui il rispetto e la sicurezza affettiva non ti sono stati garantiti, e questo può portare a confondere il controllo con l’amore, il dolore con la lealtà, la rinuncia con la fedeltà.
Hai vissuto una relazione in cui i tuoi bisogni, desideri e limiti sono stati sistematicamente ignorati, e ogni volta che hai provato a esprimere un bisogno, come quello di essere amata, considerata, sposata, sei stata colpevolizzata. L’amore, Michela, non dovrebbe mai far sentire in colpa. Non dovrebbe mai farci dubitare della nostra dignità.
Ti chiedi dove hai sbagliato. Ma forse la domanda può diventare: perché sento di dover chiedere scusa per aver cercato un po’ di sollievo, di leggerezza, di presenza umana? Perché tutto questo senso di colpa per aver semplicemente scritto a qualcuno che ti aveva trattata con rispetto?
Il tuo ex, dopo aver esercitato per anni un controllo rigido sulla tua vita, oggi ti accusa per qualcosa che non è tradimento, ma un tuo legittimo tentativo di sopravvivere alla solitudine. Se davvero ti amasse nel senso sano del termine, dovrebbe essere in grado di ascoltare il tuo dolore, non di punirti per aver provato a respirare.

Cara Michela, il dolore che provi è reale, e merita ascolto, ma non è colpa tua se ti senti così: è il frutto di tanti anni in cui hai dovuto mettere da parte te stessa per non perdere l’amore dell’altro. Ora è il momento di iniziare a prenderti cura di te.
Forse oggi non hai ancora tutte le risposte, ma puoi cominciare a farti delle domande nuove:
– Di che amore ho bisogno io, oggi?
– Cosa posso costruire che abbia a che fare con la mia libertà, e non solo con la mia paura?
– Che voce ha la mia storia, se la racconto con rispetto per me stessa?
Ti invito, se puoi, a cercare uno spazio sicuro — come una psicoterapia — dove poter riscrivere il tuo racconto, mettendo al centro te stessa, e non più solo ciò che l’altro dice o non dice di te.

Non sei sola.
E soprattutto: non sei sbagliata.

Con empatia e rispetto, Emanuela
Dott.ssa Nicoleta Pop Span
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Asti
Ciao Michela,
prima di tutto voglio ringraziarti per aver trovato il coraggio di raccontare la tua storia. Le tue parole sono forti, intense, e mostrano una sofferenza profonda, ma anche una straordinaria voglia di capire, di guarire, di rinascere.
Hai vissuto un amore che, più che un amore, è stato un sistema di controllo, iniziato quando eri ancora molto giovane, in un momento in cui probabilmente cercavi protezione da un ambiente familiare doloroso e pieno di paura.
Ciro non è stato il rifugio che meritavi, ma ha replicato – in modo diverso ma altrettanto distruttivo – una relazione fondata sul potere, sul senso di colpa e sulla negazione della tua libertà.
Non sei tu quella sbagliata, Michela.
Hai amato come meglio sapevi, con tutto il cuore, con tutta te stessa. Ma l’amore non dovrebbe mai chiederti di annullarti, di isolarti, di scegliere tra la tua dignità e l’approvazione di qualcuno.
E no, non hai mancato di rispetto a nessuno nel messaggiare con Pasquale.
Eri una donna libera, ferita, che cercava conforto in una parola gentile, in un volto conosciuto, senza superare mai un limite.
Il senso di colpa che provi non è perché hai sbagliato, ma perché per troppo tempo sei stata condizionata a sentirti sbagliata ogni volta che provavi ad essere te stessa.
Il controllo, la gelosia, le offese, le bugie, l’assenza di un progetto dopo 11 anni, non sono colpe tue. Tu sei stata costante, paziente, fedele, ma non puoi salvare da solo un rapporto che si regge solo sul sacrificio di una delle due persone.
Il suo rifiuto di perdonarti oggi è forse il modo per ribaltare le carte, per farti sentire in colpa e tenerti ancora lì, a cercare approvazione. Ma tu non hai nulla da farti perdonare.
Non sei una donna poco seria.
Sei una donna che ha bisogno di guarire.
Forse il tuo vero percorso inizia ora:
quando smetti di chiederti cosa hai sbagliato
quando inizi a domandarti cosa meriti
quando cominci a costruire una nuova te, libera, rispettata, e finalmente vista per ciò che sei davvero.
Se vuoi, questo percorso non devi farlo da sola. Io sono qui. Uno spazio terapeutico può aiutarti a rimettere insieme i pezzi di una vita vissuta troppo nel silenzio, nel sacrificio e nella paura di non essere abbastanza.
Quando sentirai che è il momento, io ti accolgo.
Con rispetto e cura,
Dott.ssa Nicoleta Senni Pop Span
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile Michela,
grazie per aver condiviso una parte così importante e delicata della sua storia. Il dolore e la confusione che sta vivendo sono comprensibili, soprattutto dopo una relazione così lunga e segnata da molte rinunce e sofferenze. È naturale che oggi si senta ferita e smarrita, ma ciò non significa che lei abbia qualcosa di "sbagliato". Anzi, la sua capacità di amare, di resistere e di cercare ancora un senso in ciò che è accaduto dimostra una grande forza interiore.

Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a rielaborare le sue esperienze, a ritrovare il senso di valore personale e a comprendere meglio cosa desidera davvero da una relazione affettiva. Merita di stare bene, di sentirsi rispettata e di costruire legami in cui possa esistere come persona libera, riconosciuta e amata per ciò che è.

Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Angela Ritella
Psicologo, Psicologo clinico
Turi
Il momento che sta attraversando è sicuramente molto delicato e si percepisce in Lei il bisogno di parlare di questa storia per chiarirne vari aspetti.
Data l'importanza e la necessità di cogliere più dettagli per poterLe dare una risposta esaustiva, mi rendo disponibile ad aiutarLa a fare chiarezza e ritrovare la serenità di cui ha bisogno per affrontare questo momento.
 Giovanni Garavello
Chiropratico, Posturologo, Osteopata
Stanghella
Provi la terapia con l'ipnosi

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.