Ho un ansia grave da molto tempo, ho un apatia verso tutto, ho attacchi di panico in mezzo al traffi
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risposte
Ho un ansia grave da molto tempo, ho un apatia verso tutto, ho attacchi di panico in mezzo al traffico o parlando con i clienti, ormai mi è impossibile lavorare e vivere normalmente... Sono separato e non ho detto a nessuno la mia situazione, me ne vergogno molto, sono a un punto di non ritorno, mi sveglio triste e così fino alla sera,tutti i giorni uguali. Grazie per i vostri pareri...
Gentile Utente,
dalle sue parole si evince la difficoltà del momento e la sofferenza che la sua situazione le comporta, tuttavia chiedere un parere è già un inizio. Il consiglio è quello di rivolgersi ad un/a professionista che possa ascoltarla e guidarla in questo momento difficile. Potrebbe anche essere utile capire cosa, della sua situazione, le causa vergogna in modo da poter comprendere al meglio i suoi sintomi e farvi fronte.
Un caro saluto!
dalle sue parole si evince la difficoltà del momento e la sofferenza che la sua situazione le comporta, tuttavia chiedere un parere è già un inizio. Il consiglio è quello di rivolgersi ad un/a professionista che possa ascoltarla e guidarla in questo momento difficile. Potrebbe anche essere utile capire cosa, della sua situazione, le causa vergogna in modo da poter comprendere al meglio i suoi sintomi e farvi fronte.
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Salve, la situazione descritta sembra molto spiacevole. Potrebbe essere utile iniziare un percorso psicologico per provare a lavorare sui sintomi che riporta, ci sono tanti professionisti non giudicanti e pronti ad accogliere quello che porterà.
Un saluto
Eleonora
Un saluto
Eleonora
Buongiorno, grazie di aver condiviso questa fatica. Sembra essere una grande stanchezza dell’anima. Quando l’ansia e il panico arrivano a fermare la vita, non lo fanno per distruggerla, ma perché qualcosa dentro di lei non può più essere ignorato. La vergogna che tiene nascosta pesa quanto la paura, e l’isolamento la rende ancora più dura.
Non è a un punto di non ritorno: è a un punto di svolta, anche se ora le sembra solo buio. Spesso l’anima, quando non viene ascoltata, grida attraverso il corpo e le emozioni. Non è una colpa, è un messaggio.
Il primo gesto di cura non è “farcela da soli”, ma permettere a qualcuno di vedere ciò che sta vivendo. Anche una sola persona. Da lì può iniziare un movimento, piccolo ma vero.
Ciò che ora appare come fine, spesso è l’inizio di una vita più autentica.
Non si senta sbagliato: è in ascolto, anche se fa male.
Non è a un punto di non ritorno: è a un punto di svolta, anche se ora le sembra solo buio. Spesso l’anima, quando non viene ascoltata, grida attraverso il corpo e le emozioni. Non è una colpa, è un messaggio.
Il primo gesto di cura non è “farcela da soli”, ma permettere a qualcuno di vedere ciò che sta vivendo. Anche una sola persona. Da lì può iniziare un movimento, piccolo ma vero.
Ciò che ora appare come fine, spesso è l’inizio di una vita più autentica.
Non si senta sbagliato: è in ascolto, anche se fa male.
Buon pomeriggio,
da ciò che scrive emerge una sofferenza intensa e prolungata, che sta incidendo in modo significativo sulla sua vita personale, lavorativa ed emotiva. Ansia, attacchi di panico, apatia e tristezza costante non sono segnali di debolezza, ma indicatori di un carico che sta diventando troppo pesante da sostenere da soli.
La vergogna e il silenzio che descrive sono molto frequenti in chi vive questo tipo di difficoltà, soprattutto quando si è abituati a “reggere” e a mostrarsi funzionali agli altri. Tuttavia, proprio l’isolamento rischia di amplificare la sofferenza e il senso di blocco che oggi percepisce come un “punto di non ritorno”.
È importante sapere che ciò che sta vivendo può essere compreso e affrontato, ma richiede uno spazio adeguato di ascolto e di cura. Un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a questi sintomi, a ridurre l’intensità dell’ansia e degli attacchi di panico, e a ritrovare gradualmente una possibilità di stare meglio e di riprendere in mano la propria quotidianità.
Chiedere aiuto in questo momento non è un fallimento, ma un atto di responsabilità verso di sé. Le consiglierei di valutare quanto prima un colloquio con un professionista, in presenza o online, per non restare solo con ciò che sta vivendo.
Un cordiale saluto.
Fabio
da ciò che scrive emerge una sofferenza intensa e prolungata, che sta incidendo in modo significativo sulla sua vita personale, lavorativa ed emotiva. Ansia, attacchi di panico, apatia e tristezza costante non sono segnali di debolezza, ma indicatori di un carico che sta diventando troppo pesante da sostenere da soli.
La vergogna e il silenzio che descrive sono molto frequenti in chi vive questo tipo di difficoltà, soprattutto quando si è abituati a “reggere” e a mostrarsi funzionali agli altri. Tuttavia, proprio l’isolamento rischia di amplificare la sofferenza e il senso di blocco che oggi percepisce come un “punto di non ritorno”.
È importante sapere che ciò che sta vivendo può essere compreso e affrontato, ma richiede uno spazio adeguato di ascolto e di cura. Un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a questi sintomi, a ridurre l’intensità dell’ansia e degli attacchi di panico, e a ritrovare gradualmente una possibilità di stare meglio e di riprendere in mano la propria quotidianità.
Chiedere aiuto in questo momento non è un fallimento, ma un atto di responsabilità verso di sé. Le consiglierei di valutare quanto prima un colloquio con un professionista, in presenza o online, per non restare solo con ciò che sta vivendo.
Un cordiale saluto.
Fabio
Buongiorno,
dal suo messaggio emerge una sofferenza intensa, che si manifesta con ansia e attacchi di panico, ma che contiene anche stanchezza, tristezza e un senso di solitudine. I segnali di cui parla meritano attenzione e ascolto: non c’è nulla di cui vergognarsi.
Quando la sofferenza si prolunga e tocca diversi ambiti della vita, è naturale sentirsi sopraffatti e avere la sensazione di trovarsi a un punto di non ritorno. Questo racconta quanto possa essere difficile portare tutto da soli. Avere uno spazio in cui poter esprimere liberamente la propria fatica, senza doversi giustificare o nascondere, può rappresentare un primo passo per ritrovare un po’ di respiro e iniziare a riprendere in mano la propria vita. La saluto.
dal suo messaggio emerge una sofferenza intensa, che si manifesta con ansia e attacchi di panico, ma che contiene anche stanchezza, tristezza e un senso di solitudine. I segnali di cui parla meritano attenzione e ascolto: non c’è nulla di cui vergognarsi.
Quando la sofferenza si prolunga e tocca diversi ambiti della vita, è naturale sentirsi sopraffatti e avere la sensazione di trovarsi a un punto di non ritorno. Questo racconta quanto possa essere difficile portare tutto da soli. Avere uno spazio in cui poter esprimere liberamente la propria fatica, senza doversi giustificare o nascondere, può rappresentare un primo passo per ritrovare un po’ di respiro e iniziare a riprendere in mano la propria vita. La saluto.
Buongiorno gentile utente.
Comprendo quanto sia difficile vivere in uno stato continuo di allerta e di tristezza, e questo quadro può rendere estremamente faticoso essere presenti sia a livello lavorativo sia a livello relazionale. Ciò che descrive è una sofferenza che meriterebbe il giusto spazio per essere affrontata non in modo solitario, ma affiancato da un professionista con cui possa sentirsi accolto e che possa facilitare una graduale apertura.
Naturalmente, nel rispetto dei tempi che lei sente più adeguati, affinché il suo dolore possa trovare un luogo in cui sostare, essere visto e riconosciuto, e affinché lei possa riscoprire un nuovo equilibrio.
Comprendo quanto sia difficile vivere in uno stato continuo di allerta e di tristezza, e questo quadro può rendere estremamente faticoso essere presenti sia a livello lavorativo sia a livello relazionale. Ciò che descrive è una sofferenza che meriterebbe il giusto spazio per essere affrontata non in modo solitario, ma affiancato da un professionista con cui possa sentirsi accolto e che possa facilitare una graduale apertura.
Naturalmente, nel rispetto dei tempi che lei sente più adeguati, affinché il suo dolore possa trovare un luogo in cui sostare, essere visto e riconosciuto, e affinché lei possa riscoprire un nuovo equilibrio.
Buongiorno,
Comprendo come possa sentirsi.. dal racconto si percepisce la fatica e la vergogna di sopportare tutto questo. Ma non c’è nulla di sbagliato e nulla di cui vergognarsi.
Anche se sembra di aver toccato il fondo, è soltanto una sensazione legata all’ansia, che non ci fa vedere alternative.
Ed il solo fatto di volerne parlare e cercare una via di fuga da questa situazione pesante, è un indice importante di coraggio e voglia di uscirne fuori.
Parlarne con un terapeuta può aiutare a riscoprire se stessi e le cose piacevoli della vita, evitando di considerare tutto uguale e lontano da noi.
Per qualsiasi cosa, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Comprendo come possa sentirsi.. dal racconto si percepisce la fatica e la vergogna di sopportare tutto questo. Ma non c’è nulla di sbagliato e nulla di cui vergognarsi.
Anche se sembra di aver toccato il fondo, è soltanto una sensazione legata all’ansia, che non ci fa vedere alternative.
Ed il solo fatto di volerne parlare e cercare una via di fuga da questa situazione pesante, è un indice importante di coraggio e voglia di uscirne fuori.
Parlarne con un terapeuta può aiutare a riscoprire se stessi e le cose piacevoli della vita, evitando di considerare tutto uguale e lontano da noi.
Per qualsiasi cosa, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Buonasera, credo sia molto importante quello che sta sentendo: vergogna, ansia e la percezione di una situazione irreversibile e affrontare queste emozioni all'interno di un percorso terapeutico potrebbe essere importante per Lei. A volte nelle situazioni di maggiore crisi si nasconde la leva del cambiamento. un caro saluto
Penso che le sarebbe utile parlare con persona esperta per superare questo momento di crisi
Gentilissimo,
1uello che descrive è una condizione di sofferenza intensa e prolungata, e merita di essere presa molto sul serio. Ansia grave, apatia, attacchi di panico e la sensazione che la vita quotidiana sia diventata ingestibile non sono segni di debolezza, ma indicatori chiari di un sovraccarico emotivo che va oltre le sole forze personali.
Gli attacchi di panico nel traffico o con i clienti indicano che il Suo sistema è costantemente in allarme. Quando l’ansia diventa così pervasiva, spesso è necessario un intervento professionale, non perché Lei “non ce la fa”, ma perché nessuno dovrebbe affrontare tutto questo da solo. Un percorso con uno psicologo e una valutazione psichiatrica (anche solo per capire se un supporto farmacologico temporaneo possa aiutare) possono fare una reale differenza.
L’attacco di panico non è il problema in sé, ma un sintomo: è il modo in cui il corpo e la mente cercano di segnalare che qualcosa è diventato troppo da reggere.
Per quanto spaventoso, è anche un messaggio utile, perché indica che c’è un bisogno profondo di ascolto e di cambiamento che merita attenzione.
Se sente il bisogno di voler approfondire mi contatti.
Un salto,
Dott.ssa Chiara Lisa Lovati
1uello che descrive è una condizione di sofferenza intensa e prolungata, e merita di essere presa molto sul serio. Ansia grave, apatia, attacchi di panico e la sensazione che la vita quotidiana sia diventata ingestibile non sono segni di debolezza, ma indicatori chiari di un sovraccarico emotivo che va oltre le sole forze personali.
Gli attacchi di panico nel traffico o con i clienti indicano che il Suo sistema è costantemente in allarme. Quando l’ansia diventa così pervasiva, spesso è necessario un intervento professionale, non perché Lei “non ce la fa”, ma perché nessuno dovrebbe affrontare tutto questo da solo. Un percorso con uno psicologo e una valutazione psichiatrica (anche solo per capire se un supporto farmacologico temporaneo possa aiutare) possono fare una reale differenza.
L’attacco di panico non è il problema in sé, ma un sintomo: è il modo in cui il corpo e la mente cercano di segnalare che qualcosa è diventato troppo da reggere.
Per quanto spaventoso, è anche un messaggio utile, perché indica che c’è un bisogno profondo di ascolto e di cambiamento che merita attenzione.
Se sente il bisogno di voler approfondire mi contatti.
Un salto,
Dott.ssa Chiara Lisa Lovati
Buonasera, mi dispiace leggere di questa sua sofferenza.
Sta descrivendo un periodo molto difficile, e situazioni che possono provocare una significativa quota di disagio e dolore. E' importante dare un valore a ciò che sta provando in questo momento e prendersene cura, anche dandosi il permesso di depositare tutto ciò all'interno di uno spazio sicuro. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lenire questa sofferenza e ad ascoltarla, dandole un significato.
Le auguro un sereno percorso, e la saluto caramente.
Dott.ssa Persiani Noemi
Sta descrivendo un periodo molto difficile, e situazioni che possono provocare una significativa quota di disagio e dolore. E' importante dare un valore a ciò che sta provando in questo momento e prendersene cura, anche dandosi il permesso di depositare tutto ciò all'interno di uno spazio sicuro. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lenire questa sofferenza e ad ascoltarla, dandole un significato.
Le auguro un sereno percorso, e la saluto caramente.
Dott.ssa Persiani Noemi
Vale sempre la pena chiedere aiuto, e con questo messaggio sei già a buon punto. Se anche ti rendi conto di essere al limite, questo è già il segno che non sei affatto a un punto di non ritorno. Potresti considerare di iniziare una psicoterapia e prenderti cura di questo grande disagio che provi. Coraggio, un passo l'hai già fatto.
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso questo momento così doloroso. Inizio dal dirle che mi dispiace molto per quello che sta passando. Sentirsi apatici, tristi e avere la sensazione di un "non ritorno" in situazioni di separazione è comprensibile ed è una fase che possono attraversare molte persone. È indubbio, però, che tale momento la sta destabilizzando e le sta creando difficoltà personali e lavorative. Quello che le consiglio, è di intraprendere un percorso con un professionista, così che possa aiutarla a conoscersi meglio e a comprendere quanto le sta accadendo, così che possa piano piano tornare a vivere serenamente.
Sono a sua disposizione, se vuole possiamo fare questo percorso insieme.
Un saluto
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologa clinica e forense
Psicodiagnosta
Sono a sua disposizione, se vuole possiamo fare questo percorso insieme.
Un saluto
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologa clinica e forense
Psicodiagnosta
Buongiorno, grazie per aver scritto. Da ciò che descrive emerge una sofferenza importante ed è comprensibile che in questo momento le sembri impossibile lavorare e vivere normalmente, soprattutto se sta affrontando tutto da solo e in silenzio.
Vorrei dirle con chiarezza che non c’è nulla di cui vergognarsi: ansia e attacchi di panico sono condizioni frequenti e curabili e il fatto che lei stia chiedendo un parere è già un primo passo molto importante. Non è un punto di non ritorno: con un supporto adeguato è possibile migliorare in modo significativo.
Le consiglio di chiedere quanto prima una valutazione con uno psicologo/psicoterapeuta per inquadrare la situazione ed impostare un percorso che possa accompagnarla in una graduale riacquisizione di serenità.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Vorrei dirle con chiarezza che non c’è nulla di cui vergognarsi: ansia e attacchi di panico sono condizioni frequenti e curabili e il fatto che lei stia chiedendo un parere è già un primo passo molto importante. Non è un punto di non ritorno: con un supporto adeguato è possibile migliorare in modo significativo.
Le consiglio di chiedere quanto prima una valutazione con uno psicologo/psicoterapeuta per inquadrare la situazione ed impostare un percorso che possa accompagnarla in una graduale riacquisizione di serenità.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Quello che descrive è molto faticoso, ma non indica un punto di non ritorno.
Ansia, panico e apatia sono segnali di un sistema emotivo sovraccarico, non di una debolezza personale.
La vergogna e l’isolamento spesso mantengono il problema più di quanto immaginiamo.
Con un percorso psicoterapeutico mirato è possibile ridurre i sintomi e recuperare gradualmente funzionalità e serenità.
Chiedere aiuto oggi è già un primo passo concreto verso il cambiamento.
Ansia, panico e apatia sono segnali di un sistema emotivo sovraccarico, non di una debolezza personale.
La vergogna e l’isolamento spesso mantengono il problema più di quanto immaginiamo.
Con un percorso psicoterapeutico mirato è possibile ridurre i sintomi e recuperare gradualmente funzionalità e serenità.
Chiedere aiuto oggi è già un primo passo concreto verso il cambiamento.
Buona sera,
comprendo la fatica che sta vivendo, traspare chiaramente dal suo scritto. Considerato che la sintomatologia descritta parrebbe essere particolarmente invadente nel corso della sua quotidianità, e dunque invalidante, le consiglierei di rivolgersi ad uno/a psicoterapeuta per poter affrontare con cura e serietà il momento difficoltoso che sta attraversando.
Cordilamente,
dott.ssa Togni
comprendo la fatica che sta vivendo, traspare chiaramente dal suo scritto. Considerato che la sintomatologia descritta parrebbe essere particolarmente invadente nel corso della sua quotidianità, e dunque invalidante, le consiglierei di rivolgersi ad uno/a psicoterapeuta per poter affrontare con cura e serietà il momento difficoltoso che sta attraversando.
Cordilamente,
dott.ssa Togni
Ciao, grazie per aver trovato il coraggio di scrivere. Da quello che racconti emerge una sofferenza molto intensa e prolungata. Voglio dirti una cosa importante: non sei a un punto di non ritorno, anche se adesso può sembrarti così.
Ansia grave e/o attacchi di panico e apatia tendono a creare un circolo vizioso: più stai male, più eviti, più ti senti bloccato e senza speranza. Questo non significa che tu sia debole, ma la vergogna e il silenzio, anche se comprensibili, spesso aumentano il peso che già porti. Con un percorso mirato è possibile ridurre l’ansia, lavorare sugli attacchi di panico e ritrovare un equilibrio. Il fatto che tu abbia scritto qui è già un primo passo.
Ansia grave e/o attacchi di panico e apatia tendono a creare un circolo vizioso: più stai male, più eviti, più ti senti bloccato e senza speranza. Questo non significa che tu sia debole, ma la vergogna e il silenzio, anche se comprensibili, spesso aumentano il peso che già porti. Con un percorso mirato è possibile ridurre l’ansia, lavorare sugli attacchi di panico e ritrovare un equilibrio. Il fatto che tu abbia scritto qui è già un primo passo.
Salve, leggendo le sue parole si avverte chiaramente quanto questo momento della sua vita sia diventato pesante, faticoso, quasi insopportabile. L’ansia che descrive, l’apatia, gli attacchi di panico che arrivano nei contesti quotidiani come il traffico o il lavoro, non sono capricci né segni di debolezza: sono il modo con cui il suo organismo e la sua mente stanno comunicando che da troppo tempo stanno reggendo un carico eccessivo. Quando si arriva a sentirsi bloccati, svuotati, senza più energie, non significa essere arrivati a un punto di non ritorno, ma a un punto di saturazione. La separazione che ha vissuto è un elemento importante del quadro che descrive. Anche quando una relazione finisce per motivi complessi, resta spesso un senso profondo di fallimento, di solitudine e di perdita di riferimenti. Se a questo si aggiunge il fatto di non aver condiviso con nessuno ciò che sta vivendo, il peso raddoppia. La vergogna, in questi casi, diventa una gabbia silenziosa che isola e impedisce di chiedere aiuto, facendo sembrare tutto ancora più grave e senza via d’uscita. L’ansia grave e il panico tendono a restringere progressivamente la vita. All’inizio ci sono situazioni che fanno paura, poi quelle situazioni vengono evitate, e col tempo il mondo si fa sempre più piccolo. Non perché lei non sia capace, ma perché la mente impara ad associare certi contesti al pericolo. È per questo che lavorare, parlare con i clienti, stare nel traffico oggi le sembrano imprese impossibili. Il corpo è costantemente in allarme e la tristezza che la accompagna dal mattino alla sera è spesso la conseguenza di questa lotta continua, estenuante, contro se stesso. Vorrei soffermarmi su una frase molto forte che lei usa, quando dice di sentirsi a un punto di non ritorno. Questo pensiero è comprensibile, ma va trattato con molta cautela. Quando si è immersi nell’ansia e nella depressione, la mente tende a raccontare una storia molto dura e definitiva, come se ciò che si prova ora fosse immutabile. In realtà, quello che oggi appare fisso e senza speranza è uno stato, non la sua identità né il suo destino. Il fatto stesso che lei abbia scritto, che chieda pareri, che provi a dare un nome a ciò che le sta accadendo, indica che una parte di lei non si è arresa. La vergogna che prova merita attenzione e rispetto. Molte persone che soffrono di ansia intensa e attacchi di panico si vergognano perché dall’esterno sembrano funzionare, o perché pensano di dover essere forti, di cavarsela da soli. Ma il dolore non condiviso tende a crescere, non a ridursi. Parlare, anche solo con una persona fidata, può essere un primo passo per rompere questo isolamento emotivo che oggi la sta schiacciando. Lei non è sbagliato, non è rotto, non è irrecuperabile. Sta vivendo una sofferenza reale che ha bisogno di essere riconosciuta e accolta. Anche se ora le giornate le sembrano tutte uguali e prive di senso, questo non significa che non possano tornare a differenziarsi, a riempirsi di piccoli segnali di ripresa. La strada può sembrare lunga, ma non è inesistente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
mi dispiace molto per quanto sta vivendo. Da ciò che descrive emerge una sofferenza profonda, fatta di ansia intensa, apatia, attacchi di panico e di una grande solitudine emotiva. Vivere tutto questo in silenzio, per vergogna, rende il peso ancora più difficile da sostenere.
Voglio dirle con chiarezza una cosa importante: non è a un punto di non ritorno. Quando l’ansia e il panico arrivano a limitare il lavoro e la vita quotidiana, è un segnale serio, ma anche un segnale che chiede aiuto, non che tutto sia perduto. Esistono percorsi efficaci per stare meglio, anche quando ora le giornate sembrano tutte uguali e senza via d’uscita.
Parlare con un professionista può aiutarla a comprendere cosa sta mantenendo questa sofferenza, a ridurre gradualmente i sintomi e a ritrovare un senso di controllo e dignità nella sua vita. Chiedere aiuto non è una debolezza, ma un atto di grande responsabilità verso se stessi.
Se lo desidera, può scrivermi così posso consigliarle uno psicologo che abita dalle sue parti e che possa accompagnarla in questo momento difficile.
Un caro saluto
mi dispiace molto per quanto sta vivendo. Da ciò che descrive emerge una sofferenza profonda, fatta di ansia intensa, apatia, attacchi di panico e di una grande solitudine emotiva. Vivere tutto questo in silenzio, per vergogna, rende il peso ancora più difficile da sostenere.
Voglio dirle con chiarezza una cosa importante: non è a un punto di non ritorno. Quando l’ansia e il panico arrivano a limitare il lavoro e la vita quotidiana, è un segnale serio, ma anche un segnale che chiede aiuto, non che tutto sia perduto. Esistono percorsi efficaci per stare meglio, anche quando ora le giornate sembrano tutte uguali e senza via d’uscita.
Parlare con un professionista può aiutarla a comprendere cosa sta mantenendo questa sofferenza, a ridurre gradualmente i sintomi e a ritrovare un senso di controllo e dignità nella sua vita. Chiedere aiuto non è una debolezza, ma un atto di grande responsabilità verso se stessi.
Se lo desidera, può scrivermi così posso consigliarle uno psicologo che abita dalle sue parti e che possa accompagnarla in questo momento difficile.
Un caro saluto
Buongiorno,
da quello che scrive emerge una sofferenza molto intensa e prolungata, che sta toccando più aree della sua vita: il lavoro, le relazioni, il senso di sé. Ansia, attacchi di panico, apatia, tristezza costante e vergogna sono segnali pesanti da portare da soli, e il fatto che lei lo stia mettendo in parole qui è già un primo passo importante.
Quando l’ansia diventa così pervasiva da bloccare il lavoro e la quotidianità, spesso non si tratta più solo di “resistere” o stringere i denti: il sistema nervoso è in uno stato di allarme continuo e la persona finisce per sentirsi svuotata, senza energie e senza speranza. Questo non significa che lei sia “arrivato al punto di non ritorno”, ma che è arrivato al limite delle sue risorse da solo. Ed è una differenza fondamentale.
La vergogna e il silenzio, purtroppo, sono molto comuni in queste situazioni: fanno sentire isolati e aumentano il peso interno. Ma l’ansia e il panico non sono una colpa né una debolezza; sono condizioni che possono essere comprese e trattate, anche quando durano da molto tempo.
In modo concreto, alcune direzioni possibili:
- Non restare solo: parlarne con un professionista (psicologo/psicoterapeuta, ed eventualmente uno psichiatra) è spesso il primo vero punto di svolta. Non serve “stare peggio” per chiedere aiuto.
- Ridare sicurezza al corpo, non solo alla mente: nel lavoro sull’ansia e sul panico si parte spesso da strumenti pratici (regolazione del respiro, gestione degli attacchi, riduzione dell’evitamento) per ridarle margine di controllo.
- Dare un senso a ciò che le sta accadendo: dietro ansia e apatia c’è quasi sempre una storia di sovraccarico emotivo, perdite, separazioni, richieste troppo alte verso se stessi. Capirla cambia molto il modo in cui ci si sente.
Il fatto che le giornate le sembrino tutte uguali e inizino già nella tristezza è un segnale da prendere sul serio, ma non è una condanna. È un messaggio che chiede ascolto e cura, non isolamento.
Se lo desidera, può contattarmi: uno spazio protetto e non giudicante può aiutarla a fare ordine e a capire da dove iniziare, passo dopo passo. Non deve dimostrare nulla a nessuno, né farcela da solo.
Se ha piacere, sono qui.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
da quello che scrive emerge una sofferenza molto intensa e prolungata, che sta toccando più aree della sua vita: il lavoro, le relazioni, il senso di sé. Ansia, attacchi di panico, apatia, tristezza costante e vergogna sono segnali pesanti da portare da soli, e il fatto che lei lo stia mettendo in parole qui è già un primo passo importante.
Quando l’ansia diventa così pervasiva da bloccare il lavoro e la quotidianità, spesso non si tratta più solo di “resistere” o stringere i denti: il sistema nervoso è in uno stato di allarme continuo e la persona finisce per sentirsi svuotata, senza energie e senza speranza. Questo non significa che lei sia “arrivato al punto di non ritorno”, ma che è arrivato al limite delle sue risorse da solo. Ed è una differenza fondamentale.
La vergogna e il silenzio, purtroppo, sono molto comuni in queste situazioni: fanno sentire isolati e aumentano il peso interno. Ma l’ansia e il panico non sono una colpa né una debolezza; sono condizioni che possono essere comprese e trattate, anche quando durano da molto tempo.
In modo concreto, alcune direzioni possibili:
- Non restare solo: parlarne con un professionista (psicologo/psicoterapeuta, ed eventualmente uno psichiatra) è spesso il primo vero punto di svolta. Non serve “stare peggio” per chiedere aiuto.
- Ridare sicurezza al corpo, non solo alla mente: nel lavoro sull’ansia e sul panico si parte spesso da strumenti pratici (regolazione del respiro, gestione degli attacchi, riduzione dell’evitamento) per ridarle margine di controllo.
- Dare un senso a ciò che le sta accadendo: dietro ansia e apatia c’è quasi sempre una storia di sovraccarico emotivo, perdite, separazioni, richieste troppo alte verso se stessi. Capirla cambia molto il modo in cui ci si sente.
Il fatto che le giornate le sembrino tutte uguali e inizino già nella tristezza è un segnale da prendere sul serio, ma non è una condanna. È un messaggio che chiede ascolto e cura, non isolamento.
Se lo desidera, può contattarmi: uno spazio protetto e non giudicante può aiutarla a fare ordine e a capire da dove iniziare, passo dopo passo. Non deve dimostrare nulla a nessuno, né farcela da solo.
Se ha piacere, sono qui.
Un saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Gentile utente,
la ringrazio per il coraggio che ha avuto nel condividere tutto questo. Da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa, profonda, che va ben oltre la “semplice ansia”: l’apatia, gli attacchi di panico, la tristezza costante e la difficoltà a lavorare indicano un carico emotivo che il suo sistema sta portando avanti da troppo tempo, probabilmente in solitudine.
Voglio dirle una cosa con chiarezza e rispetto: non è a un punto di non ritorno, anche se oggi la sensazione è proprio questa. Quando l’ansia diventa così pervasiva, restringe il campo della vita, altera la percezione del futuro e fa sembrare immutabile ciò che invece è un processo, e quindi può cambiare.
La vergogna che prova è molto frequente in chi vive queste condizioni, soprattutto dopo una separazione. Spesso non è tanto la paura di “stare male”, quanto quella di deludere, di apparire fragili, di perdere valore agli occhi degli altri. In un’ottica sistemico-relazionale, il sintomo non è un nemico da eliminare, ma un segnale: qualcosa nel suo equilibrio personale e relazionale ha chiesto aiuto e non è stato ancora ascoltato.
Gli attacchi di panico nel traffico o con i clienti non parlano di debolezza, ma di un sistema nervoso in costante stato di allarme. L’apatia, invece, è spesso il risultato di una lunga iper-attivazione: quando si è stati “troppo in tensione” per troppo tempo, la psiche tenta di proteggersi spegnendo le emozioni.
Il fatto che lei non ne abbia parlato con nessuno la sta isolando ulteriormente, e l’isolamento è uno dei principali fattori che mantengono la sofferenza. Chiedere aiuto non è un fallimento: è un atto di responsabilità verso se stessi.
Un percorso psicologico può aiutarla a:
• dare un senso a ciò che le sta accadendo,
• ridurre l’intensità dell’ansia e degli attacchi di panico,
• comprendere il legame tra la sua storia, la separazione e i sintomi attuali,
• ricostruire gradualmente una quotidianità più vivibile.
Se i sintomi sono molto invalidanti, può essere utile anche una valutazione psichiatrica integrata: non come “etichetta”, ma come supporto temporaneo mentre si lavora più in profondità.
Non deve affrontare tutto questo da solo e non deve vergognarsi di stare male. La sofferenza che descrive merita ascolto, cura e rispetto. Anche se oggi ogni giornata le sembra uguale e senza via d’uscita, il cambiamento è possibile quando il dolore trova uno spazio sicuro in cui essere accolto e compreso.
Il fatto che lei abbia scritto qui è già un primo, significativo passo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per il coraggio che ha avuto nel condividere tutto questo. Da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa, profonda, che va ben oltre la “semplice ansia”: l’apatia, gli attacchi di panico, la tristezza costante e la difficoltà a lavorare indicano un carico emotivo che il suo sistema sta portando avanti da troppo tempo, probabilmente in solitudine.
Voglio dirle una cosa con chiarezza e rispetto: non è a un punto di non ritorno, anche se oggi la sensazione è proprio questa. Quando l’ansia diventa così pervasiva, restringe il campo della vita, altera la percezione del futuro e fa sembrare immutabile ciò che invece è un processo, e quindi può cambiare.
La vergogna che prova è molto frequente in chi vive queste condizioni, soprattutto dopo una separazione. Spesso non è tanto la paura di “stare male”, quanto quella di deludere, di apparire fragili, di perdere valore agli occhi degli altri. In un’ottica sistemico-relazionale, il sintomo non è un nemico da eliminare, ma un segnale: qualcosa nel suo equilibrio personale e relazionale ha chiesto aiuto e non è stato ancora ascoltato.
Gli attacchi di panico nel traffico o con i clienti non parlano di debolezza, ma di un sistema nervoso in costante stato di allarme. L’apatia, invece, è spesso il risultato di una lunga iper-attivazione: quando si è stati “troppo in tensione” per troppo tempo, la psiche tenta di proteggersi spegnendo le emozioni.
Il fatto che lei non ne abbia parlato con nessuno la sta isolando ulteriormente, e l’isolamento è uno dei principali fattori che mantengono la sofferenza. Chiedere aiuto non è un fallimento: è un atto di responsabilità verso se stessi.
Un percorso psicologico può aiutarla a:
• dare un senso a ciò che le sta accadendo,
• ridurre l’intensità dell’ansia e degli attacchi di panico,
• comprendere il legame tra la sua storia, la separazione e i sintomi attuali,
• ricostruire gradualmente una quotidianità più vivibile.
Se i sintomi sono molto invalidanti, può essere utile anche una valutazione psichiatrica integrata: non come “etichetta”, ma come supporto temporaneo mentre si lavora più in profondità.
Non deve affrontare tutto questo da solo e non deve vergognarsi di stare male. La sofferenza che descrive merita ascolto, cura e rispetto. Anche se oggi ogni giornata le sembra uguale e senza via d’uscita, il cambiamento è possibile quando il dolore trova uno spazio sicuro in cui essere accolto e compreso.
Il fatto che lei abbia scritto qui è già un primo, significativo passo.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno. Visto l'impatto del suo malessere sulla sua quotidianità è importante che se ne prenda cura insieme ad un professionista. Potrà valutare se per lei è importante condividere con gli altri significativi del malessere che sta affrontando, probabilmente quando avrà sufficientemente diluito la vergogna.
La vergogna nel condividere la propria vulnerabilità è un tema che merita uno spazio di accoglienza ed esplorazione, soprattutto se nella solitudine del suo malessere comprensibilmente vive una fatica emotiva importante.
Se i sintomi ansia impattano nella quotidianità e nel stare al mondo, è tempo di prendersene cura.
Rimango a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott.ssa Martina Orzi
La vergogna nel condividere la propria vulnerabilità è un tema che merita uno spazio di accoglienza ed esplorazione, soprattutto se nella solitudine del suo malessere comprensibilmente vive una fatica emotiva importante.
Se i sintomi ansia impattano nella quotidianità e nel stare al mondo, è tempo di prendersene cura.
Rimango a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott.ssa Martina Orzi
Gent.mo utente,
la sua è una palese richiesta di aiuto. Ha fatto la cosa giusta nel prendere consapevolezza di poter chiedere un supporto a persone competenti. Anche se ha scritto poche righe, la sua sofferenza e il senso di impotenza sono palpabili e meritano di essere approfonditi e ascoltati in un contesto di intervento psicologico.
Valuti la possibilità di affidarsi a un professionista per ritrovare un buon equilibrio e iniziare un percorso di cambiamento che la tiri fuori da queste acque torbide in cui le sembra di affogare.
Vale la pena tentare questa strada, rimettersi in discussione e chiedere il supporto adeguato.
Rimango a disposizione, anche online.
Dott. Antonio Cortese
la sua è una palese richiesta di aiuto. Ha fatto la cosa giusta nel prendere consapevolezza di poter chiedere un supporto a persone competenti. Anche se ha scritto poche righe, la sua sofferenza e il senso di impotenza sono palpabili e meritano di essere approfonditi e ascoltati in un contesto di intervento psicologico.
Valuti la possibilità di affidarsi a un professionista per ritrovare un buon equilibrio e iniziare un percorso di cambiamento che la tiri fuori da queste acque torbide in cui le sembra di affogare.
Vale la pena tentare questa strada, rimettersi in discussione e chiedere il supporto adeguato.
Rimango a disposizione, anche online.
Dott. Antonio Cortese
Gentile Utente,
da quello che descrive emerge una sofferenza importante e prolungata, che sta incidendo in modo significativo sul lavoro, sulla vita quotidiana e sul suo benessere emotivo. Ansia intensa, attacchi di panico, apatia, tristezza costante e il ritiro nel silenzio per la vergogna sono segnali che meritano attenzione e non vanno minimizzati.
Il fatto di sentirsi “a un punto di non ritorno” è un vissuto purtroppo frequente quando si è molto stanchi e sopraffatti, ma non significa che non ci siano possibilità di miglioramento. Al contrario, questi sintomi indicano che il suo sistema emotivo è sotto forte stress da tempo e che avrebbe bisogno di un supporto adeguato. Ansia e panico, anche quando diventano invalidanti, possono essere affrontati con percorsi psicoterapeutici mirati e, se necessario, con un lavoro integrato con altri professionisti.
È comprensibile provare vergogna e fatica a parlarne, soprattutto dopo una separazione, ma chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è un passo fondamentale per tornare a stare meglio. Le consiglio quindi di approfondire la sua situazione con uno specialista, così da poter ricevere una valutazione accurata e un sostegno personalizzato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quello che descrive emerge una sofferenza importante e prolungata, che sta incidendo in modo significativo sul lavoro, sulla vita quotidiana e sul suo benessere emotivo. Ansia intensa, attacchi di panico, apatia, tristezza costante e il ritiro nel silenzio per la vergogna sono segnali che meritano attenzione e non vanno minimizzati.
Il fatto di sentirsi “a un punto di non ritorno” è un vissuto purtroppo frequente quando si è molto stanchi e sopraffatti, ma non significa che non ci siano possibilità di miglioramento. Al contrario, questi sintomi indicano che il suo sistema emotivo è sotto forte stress da tempo e che avrebbe bisogno di un supporto adeguato. Ansia e panico, anche quando diventano invalidanti, possono essere affrontati con percorsi psicoterapeutici mirati e, se necessario, con un lavoro integrato con altri professionisti.
È comprensibile provare vergogna e fatica a parlarne, soprattutto dopo una separazione, ma chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è un passo fondamentale per tornare a stare meglio. Le consiglio quindi di approfondire la sua situazione con uno specialista, così da poter ricevere una valutazione accurata e un sostegno personalizzato.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile, capisco quanto possa essere faticoso convivere ogni giorno con una sofferenza così intensa, soprattutto quando ansia, apatia e paura sembrano lasciare poco spazio a momenti di sollievo o di speranza. È comprensibile che, dopo tanto tempo, tutto appaia uguale e che la vergogna renda difficile condividere ciò che si sta attraversando, ma il fatto che lei ne stia parlando ora è già un primo segno di forza e di desiderio di cambiamento. A volte, quando le energie sembrano esaurite, non si tratta tanto di “fare di più” quanto di trovare un luogo sicuro dove poter sostare e iniziare a rimettere insieme i pezzi, passo dopo passo, senza giudizio. Dott.ssa Elisa Rizzotti
Buongiorno, le consiglio un percorso di supporto psicologico e di trattamento dell'ansia e attacchi di panico. Cordiali saluti.
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