Ho l'aereofobia e non riesco a prendere l'aereo serenamente. Sono circa 93kg e anche prendendo 40goc
Ho l'aereofobia e non riesco a prendere l'aereo serenamente. Sono circa 93kg e anche prendendo 40gocce di Xanax, non mi fa niente, ho comunque paura dell'aereo. Non sopporto non poter scendere quando sto male, non essendo abituato alle sensazioni dell'aereo e ai campi di pressione. Non avendo quindi il controllo della situazione. Mi succede però solo con l'aereo. Cosa posso fare?
26 risposte
Gentile paziente, da ciò che racconta, sembra che la difficoltà principale non sia tanto l'aereo in sè, quanto le sensazioni che questo mezzo di trasporto comporta: la percezione di non avere controllo, il fatto di non poter scendere quando vuole e il timore delle sensazioni fisiche legate al volo (pressione, movimenti, turbolenze). Questo è un aspetto molto frequente nelle persone che presentano aerofobia o una forte ansia da volo. Il fatto che lei riferisca di avere paura solo dell'aereo e non in altre situazioni è un elemento interessante: spesso nelle fobie specifiche non è presente un'ansia generalizzata, ma una risposta intensa e circoscritta a uno stimolo preciso. La mente interpreta quella situazione come una minaccia e attiva il sistema di allarme, anche se razionalmente si sa che il volo è una modalità di trasporto molto sicura. L'utilizzo di farmaci ansiolitici, come lo Xanax, può in alcuni casi essere indicato dal medico per gestire momenti di forte ansia, ma non sempre risolve il problema alla radice. Inoltre, la risposta ai farmaci varia molto da persona a persona: è importante non modificare autonomamente dosaggi o quantità e confrontarsi sempre con il proprio medico. Per affrontare l'aerofobia, gli interventi più efficaci sono generalmente quelli basati su un percorso psicologico, in particolare approcci che lavorano sulla paura, sui pensieri catastrofici e sull'esposizione graduale alla situazione temuta. L'obiettivo non è "forzarsi a non avere paura", ma imparare a tollerare le sensazioni di ansia senza interpretarle come un pericolo. Alcune strategie che possono aiutare sono: informarsi sul funzionamento dell'aereo per ridurre l'incertezza, imparare tecniche di respirazione e regolazione dell'ansia, lavorare sui pensieri automatici ("non posso scendere", "se sto male cosa succede?"), affrontare gradualmente gli elementi legati al volo, partendo da quelli meno ansiogeni. La paura di perdere il controllo è spesso un elemento centrale nell'ansia da volo. Un percorso con uno psicologo può aiutarla proprio a recuperare un senso di sicurezza e fiducia nelle proprie capacità di gestire quelle sensazioni. Visto che descrive una paura molto intensa nonostante abbia già provato a gestirla con un ansiolitico, potrebbe essere utile non concentrarsi solo sul "calmare l'ansia" nel momento del volo, ma lavorare sulle cause che mantengono questa paura nel tempo. Resto a disposizione. Dott.ssa Giorgia Russo.
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Gentile utente, le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per trovare una soluzione a ciò che racconta. Mi occupo di tecniche utili per questa tipologia di fobie. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi
Buongiorno. Da ciò che descrive, la paura non riguarda solo l'aereo, ma soprattutto la sensazione di non avere il controllo della situazione e di non poter interrompere il viaggio se dovesse sentirsi male. È importante sapere che le benzodiazepine, come lo Xanax, possono ridurre l'ansia, ma non sempre sono sufficienti a superare questo tipo di paura. Inoltre, la loro efficacia non dipende dal peso corporeo e non è consigliabile aumentare la dose senza il parere del medico prescrittore. L'approccio che ha dimostrato maggiore efficacia è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a comprendere i meccanismi che mantengono la paura, a modificare i pensieri catastrofici e ad affrontare gradualmente le situazioni temute, fino a recuperare un senso di controllo e sicurezza. È un problema molto comune e, con un trattamento adeguato, nella maggior parte dei casi può essere affrontata con ottimi risultati. Resto a disposizione. Un cordiale saluto
Buongiorno, grazie per condividere qui. E' molto frequente nelle persone che soffrono di aereofobia o paura di volare, non tanto essere spaventati dall'aereo, ma dalla sensazione di perdere il controllo, di non poter scendere quando si desidera o di temere di stare male senza avere una via di fuga. È una condizione che può provocare una forte ansia in aereo, fino ad arrivare, in alcuni casi, a veri e propri attacchi di panico in aereo. Il fatto che lei riferisca di assumere una dose importante di ansiolitico senza ottenere il beneficio sperato suggerisce che la paura non dipenda esclusivamente dall'attivazione fisica dell'ansia. Nelle fobie specifiche, infatti, il cervello interpreta alcune situazioni come pericolose anche quando, oggettivamente, non lo sono. Per questo motivo è fondamentale non modificare autonomamente la terapia farmacologica e confrontarsi sempre con il medico che l'ha prescritta. Un elemento molto significativo è che questa paura si manifesta esclusivamente durante il volo. Questo orienta maggiormente verso una aereofobia, cioè una fobia specifica, piuttosto che verso un disturbo d'ansia generalizzato. Le sensazioni legate al decollo, alle turbolenze, ai cambi di pressione o alla percezione di essere "bloccati" possono essere interpretate come segnali di pericolo e alimentare un circolo vizioso di paura, ipervigilanza e aumento dell'ansia. Numerosi studi dimostrano che la psicoterapia per l'aerofobia, in particolare quella cognitivo-comportamentale, rappresenta uno dei trattamenti con i migliori risultati. Durante il percorso si lavora per comprendere i meccanismi che mantengono la paura, ridurre i pensieri catastrofici, imparare a gestire le reazioni fisiche dell'ansia e affrontare gradualmente la situazione temuta con strumenti concreti e personalizzati. Gli ansiolitici possono ridurre temporaneamente alcuni sintomi, ma spesso non modificano la causa della paura di volare e può accadere che, nonostante il farmaco, la mente continui a interpretare ogni normale sensazione del volo come un segnale di pericolo. L'obiettivo della psicoterapia per l'aerofobia non è eliminare completamente l'ansia, ma permettere alla persona di riprendere a viaggiare senza che la paura condizioni le proprie scelte di vita. L'aereofobia è una difficoltà psicologica molto più comune di quanto si pensi e, fortunatamente, è anche una delle condizioni che risponde meglio a un trattamento specialistico. Cordialmente, AM
Eviterei le 40 gocce di xanax, non sono proprio un toccasana, ma può fare un percorso psicologico (anche breve) per comprendere meglio questa paura e sviluppare delle strategie per indebolirla o gestirla al meglio. Dipende anche da quanto è centrale nella sua vita viaggiare in aereo. Grazie per la sua domanda, resto a disposizione se avesse altri dubbi. Buona giornata
Gentile utente, ha pensato di poter unire alla terapia farmacologica anche un percorso di tipo terapeutico? Spesso è utile poter comprendere e dare un significato a quello che comunemente viene chiamato "problema" o "sintomo". Saluti
Buongiorno, quello che descrive è una difficoltà molto frequente tra le persone che soffrono di aerofobia. Da ciò che racconta, sembra che il problema non sia tanto l'aereo in sé, quanto ciò che rappresenta per lei: la sensazione di non avere una via di fuga, di non poter interrompere la situazione se dovesse sentirsi male e di non avere il controllo di ciò che accade. Questo è un aspetto tipico di molte forme di ansia fobica. La mente tende a interpretare una situazione percepita come "senza possibilità di uscita" come particolarmente minacciosa, anche quando il rischio reale è molto basso. Il fatto che lei riferisca di stare bene in altri contesti e che questa paura si manifesti quasi esclusivamente in aereo suggerisce proprio che il timore sia legato alle caratteristiche specifiche di quella situazione. Un altro elemento importante del suo racconto riguarda lo Xanax. Se, nonostante l'assunzione del farmaco secondo prescrizione, continua a vivere un'intensa paura, è probabile che il farmaco, da solo, non sia sufficiente a modificare i pensieri e le interpretazioni che alimentano l'ansia. Le benzodiazepine possono attenuare alcuni sintomi fisici, ma non eliminano la convinzione di essere in pericolo o di non riuscire a gestire la situazione. Inoltre, aumentare autonomamente il dosaggio non è una soluzione e può comportare rischi importanti: qualsiasi modifica della terapia deve essere discussa con il medico che la segue. Nel suo caso, sarebbe utile lavorare proprio sui meccanismi che mantengono la paura. Ad esempio, la convinzione di "non poter scendere se sto male" porta naturalmente il cervello a monitorare continuamente ogni minima sensazione corporea. Più si controlla il proprio corpo, più si notano variazioni del tutto normali (come un'accelerazione del battito, una lieve sensazione di vuoto durante le turbolenze o i cambi di pressione), che vengono però interpretate come segnali di un possibile pericolo. Questo aumenta ulteriormente l'ansia, creando un circolo vizioso. Anche i cambi di pressione e le sensazioni fisiche del volo possono risultare insolite, ma nella maggior parte dei casi sono normali conseguenze del decollo, dell'atterraggio o delle variazioni di quota. Sapere che sono prevedibili è utile, ma spesso non basta a ridurre la paura, perché il problema non è la mancanza di informazioni, bensì il modo in cui il cervello interpreta quelle sensazioni. La buona notizia è che l'aerofobia è una delle fobie per cui esistono trattamenti psicologici molto efficaci. In particolare, gli interventi cognitivo-comportamentali aiutano a riconoscere i pensieri catastrofici, a modificare il rapporto con le sensazioni fisiche e ad affrontare gradualmente la situazione temuta attraverso tecniche di esposizione. Molte persone riescono a tornare a volare con una sofferenza nettamente inferiore o addirittura a superare completamente la fobia. Nel frattempo, può essere utile osservare quali siano i momenti in cui l'ansia aumenta maggiormente: durante la prenotazione, nei giorni precedenti al volo, in aeroporto, al decollo o durante le turbolenze. Comprendere la sequenza della paura permette di intervenire in modo più mirato. Infine, le suggerirei di non interpretare il fatto che il farmaco non abbia prodotto l'effetto sperato come un segnale che "non c'è soluzione". Piuttosto, può essere l'indicazione che il suo problema richiede un approccio più completo, nel quale l'eventuale terapia farmacologica venga affiancata da un percorso psicologico specifico. Considerata la chiarezza con cui descrive le sue paure, credo che un lavoro mirato su questi meccanismi possa offrirle strumenti molto più duraturi del solo ricorso ai farmaci. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
Buongiorno, dall'ansia e dalle fobie è possibile guarire attraverso l'aiuto della psicoterapia. Si affidi ad un professionista, vedrà che con il tempo uscirà dalla morsa dei suoi sintomi. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, grazie per la condivisione. Comprendo la sua paura di volare, e soprattutto la fatica nel contrastarla nonostante l'aiuto farmacologico. Potrebbe essere importante e d'aiuto soprattutto intraprendere un percorso di terapia, in modo da esplorare eventuali cause sottostanti il suo malessere ed individuare strategie funzionali per affrontarlo insieme al suo specialsita. Rimango a disposizione! cordiali saluti AV
Buongiorno, quello che descrive è molto comune nell'aerofobia, ma affidarsi solo al farmaco non è sufficiente. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è il trattamento che ha mostrato maggiore efficacia, perché aiuta a modificare i pensieri che alimentano la paura e ad affrontarla gradualmente con tecniche di esposizione e gestione dell'ansia. Le consiglio di intraprendere questo tipo di percorso. Non si scoraggi: è una difficoltà che può essere affrontata e superata. Un saluto Dott.ssa Mara Di Clemente
Caro utente, ha mai pensato di intraprendere un percorso psicologico per trattare tale fobia specifica? Il farmaco non è la soluzione e 40 ott di Xanax non sono la scelta più utile al caso suo difatti mi sembra di capire che non funzionino molto. Cerchi uno psicologo specializzato in questo trattamento, ad esempio un cognitivo comportamentale che magari utilizzi anche la realtà virtuale. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella
Buongiorno, quello che descrive è una difficoltà che riguarda molte persone che sperimentano la paura di volare. Spesso, oltre alla paura dell’aereo in sé, emerge un aspetto più profondo legato alla sensazione di non avere controllo sulla situazione e di non poter interrompere ciò che sta accadendo. La frase che scrive, “non poter scendere quando sto male”, è un elemento molto significativo: in queste situazioni può diventare difficile tollerare le sensazioni corporee che si attivano (tensione, agitazione, aumento del battito, sensazione di allarme), perché vengono vissute come qualcosa da cui bisogna necessariamente liberarsi. Il fatto che questa paura si presenti principalmente con l’aereo e non in altri ambiti della vita fa pensare a una difficoltà circoscritta, sulla quale è possibile lavorare. Anche il fatto che l’ansia rimanga nonostante l’assunzione di un ansiolitico può indicare che non si tratta solo di ridurre il sintomo, ma di comprendere il significato che queste sensazioni hanno per lei e il modo in cui si attiva il senso di perdita di controllo. Un percorso psicologico può aiutare a sviluppare una maggiore sicurezza interna, imparando gradualmente a riconoscere e attraversare le sensazioni di paura senza sentirsi sopraffatti, così da recuperare maggiore libertà nelle proprie scelte. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buonasera, la paura di prendere l'aereo è una fobia molto comune, tuttavia mi rendo conto di quanto possa essere invalidante e fonte di stress. Le consiglierei di parlarne con uno/a psicoterapeuta in modo da approfondire l'origine di questa paura e trovare delle strategie per la sua gestione. Una maggiore consapevolezza di questa paura potrebbe essere un primo passo per stare meglio. Cordialmente Alice Saracco
Gentile Paziente, un percorso di psicoterapia che possa sostenerla verso una maggiore comprensione del sintomo, dell'origine e del suo significato, potrebbe giovare alla sua situazione. Saluti
Buongiorno, quello che descrive sembra riguardare soprattutto la sensazione di non poter interrompere la situazione quando il disagio aumenta. Più che il volo in sé, nel suo racconto emerge con forza il timore di essere bloccato in un luogo dal quale non può scendere, di percepire sensazioni fisiche insolite e di non avere il controllo su ciò che sta accadendo. È comprensibile che, quando la mente interpreta queste condizioni come pericolose, l’ansia possa diventare molto intensa anche sapendo razionalmente che l’aereo è un mezzo sicuro. Il fatto che questa paura compaia soltanto in aereo è un’informazione importante. Significa che non si sente generalmente incapace di affrontare situazioni difficili, ma che alcune caratteristiche specifiche del volo attivano un particolare meccanismo di allarme. Potrebbero contribuire la sensazione di confinamento, l’impossibilità di uscire immediatamente, i rumori, le variazioni percepite nel corpo e il fatto di affidarsi completamente ad altre persone. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso la paura viene mantenuta non soltanto dalla situazione, ma soprattutto da ciò che si teme possa accadere al suo interno. Potrebbe essere, per esempio, la paura di stare male senza poter ricevere aiuto, di perdere il controllo, di sentirsi intrappolato oppure di non riuscire a sopportare le sensazioni del volo. Quando questi pensieri compaiono, il corpo si attiva, il battito può aumentare, il respiro cambia e ogni sensazione viene osservata con maggiore attenzione. A quel punto ciò che è semplicemente insolito può sembrare il segnale che la situazione stia diventando ingestibile. Anche il bisogno di controllare continuamente come si sente può contribuire, senza volerlo, ad aumentare il disagio. Più verifica il battito, il respiro, le sensazioni corporee o il desiderio di scendere, più la mente rimane concentrata sul pericolo. In questo modo si crea un circolo nel quale la paura delle sensazioni rende quelle stesse sensazioni ancora più intense. È importante anche distinguere tra voler eliminare completamente l’ansia e imparare a tollerarla. Cercare di salire sull’aereo soltanto quando si sente perfettamente tranquillo rischia di trasformare la serenità in una condizione indispensabile per partire. In realtà, un obiettivo più realistico può essere riuscire a viaggiare anche con una quota di tensione, comprendendo gradualmente che l’ansia può essere spiacevole senza essere necessariamente pericolosa e che tende a modificarsi nel corso del tempo. Può essere utile prepararsi al volo senza trasformare la preparazione in un continuo tentativo di controllare ogni possibile imprevisto. Informarsi in modo essenziale su ciò che normalmente si percepisce durante il decollo, il volo e l’atterraggio può ridurre l’effetto sorpresa. Allo stesso tempo, però, cercare rassicurazioni in modo ripetitivo o controllare continuamente turbolenze, rumori e reazioni del corpo potrebbe mantenere viva l’idea che esista qualcosa da sorvegliare costantemente. Durante il volo potrebbe provare a riportare l’attenzione all’ambiente circostante, appoggiando bene i piedi, osservando alcuni dettagli presenti nella cabina e lasciando che il respiro trovi un ritmo regolare senza forzarlo. Non si tratta di obbligarsi a calmarsi immediatamente, ma di evitare di aggiungere alla paura anche la lotta contro la paura. Pensieri come “non devo sentirmi così” oppure “devo farla passare subito” possono infatti aumentare la sensazione di emergenza. Credo però che, dal momento che questa difficoltà le impedisce di affrontare serenamente il volo, sarebbe utile non limitarsi a trovare una soluzione per il singolo viaggio. Un percorso psicologico ad orientamento cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a comprendere in modo più preciso quali pensieri, immagini e sensazioni alimentino il timore, quale significato attribuisca alla perdita di controllo e quali strategie utilizzi per proteggersi che, pur dando sollievo nell’immediato, potrebbero mantenere la paura nel tempo. L’obiettivo non sarebbe convincerla che non deve avere paura, né prometterle che l’ansia scomparirà completamente, ma aiutarla a costruire un rapporto diverso con quelle sensazioni e ad affrontare la situazione in modo progressivamente più libero. Il fatto che il problema sia circoscritto all’aereo permette inoltre di lavorare su elementi molto concreti e osservabili, partendo proprio da ciò che accade prima, durante e dopo il volo. Per quanto riguarda ciò che ha assunto, è importante evitare modifiche autonome e confrontarsi con il professionista che glielo ha indicato. La paura dell’aereo, tuttavia, difficilmente si risolve soltanto cercando di non sentirla. Comprenderne il funzionamento e affrontare gradualmente ciò che oggi la fa sentire intrappolato può essere un passaggio più utile e duraturo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
a vera chiave per liberarsi dagli attacchi di panico e dalle fobie non è "tamponare" l'emergenza all'infinito, ma costruire una vera e propria cassetta degli attrezzi strutturata, combinata con un percorso neuro-fisiologico e psicologico che desensibilizzi la risposta di allarme del cervello. Quando l'ansia sale, l'amigdala va in iper-attivazione e disattiva la parte razionale del cervello. Avere strumenti chiari e pratici ti permette di riprendere il controllo del sistema nervoso autonomo. Ecco come possiamo organizzare la tua cassetta degli attrezzi, divisa tra strumenti di gestione immediata (per restare nel presente) e approcci di desensibilizzazione profonda (per rielaborare la fobia alla radice). 1. Gestione Immediata: Il "Freno a Mano" del Sistema Nervoso Questi strumenti servono a interrompere il loop dei pensieri e a segnalare al cervello che non c'è un pericolo imminente. Grounding e Ancoraggio Sensoriale La ricerca visiva, tattile e uditiva costringe la corteccia prefrontale a riattivarsi, staccando il pilota automatico della paura: 5 Colori diversi: Guarda l'ambiente e nomina ad alta voce 5 tonalità distinte. 4 Materiali diversi: Tocca superfici differenti (legno, tessuto ruvido, metallo freddo, carta). 3 Suoni diversi: Isolati e ascolta rumori vicini o lontani. 2 Odori diversi (o gusti): Senti il profumo di un olio essenziale, del caffè o il sapore di una caramella. 1 Respiro profondo: Senti la pianta dei piedi ben radicata a terra. Respirazione Neuro-Fisiologica cinque quattro tre due Il respiro è l'unico canale volontario per regolare il sistema parasimpatico (il freno del corpo):Tecniche di Ricalibrazione Rapida e Risorse EFT Tapping con Risorsa Il Tapping (Emotional Freedom Techniques) combina la stimolazione di punti di digitopressione con la focalizzazione emotiva. Come funziona: Picchiettare delicatamente con i polpastrelli su punti specifici (lato della mano, punto tra le sopracciglia, lato dell'occhio, sotto il naso, mento, clavicola) invia segnali elettrici di calmo all'amigdala. Tapping con Risorsa: Anziché focalizzarsi solo sul problema, si picchietta ancorando una sensazione di sicurezza, un ricordo positivo o una risorsa interna ("Anche se sento questa tensione, scelgo di sentire i miei piedi saldi a terra e di ricordarmi che sono al sicuro"). PNL e Swish Pattern Nella Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), le fobie e il panico sono spesso mantenuti da "sottomodalità" visive (immagini mentali enormi, vicine, luminose o minacciose). Lo Swish Pattern sostituisce l'immagine-trigger (quella che scatena l'ansia) con un'immagine-risorsa di te stessa forte, calma e padrona della situazione. Con ripetizioni veloci, il cervello impara a reindirizzare automaticamente la risposta neurale dalla paura alla risorsa. 3. Desensibilizzazione e Rielaborazione Profonda (Il Percorso) Per annullare la fobia e gli attacchi di panico alla radice, le tecniche di self-help vanno affiancate da percorsi terapeutici mirati: EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing): Utilizza la stimolazione bilaterale (movimenti oculari, tapping alternato) per desensibilizzare i ricordi o le sensazioni corporee associate all'inizio degli attacchi di panico, "riprocessando" l'informazione bloccata nel cervello. EMI Therapy (Eye Movement Integration): Simile all'EMDR ma con schemi di movimento oculare più ampi e integrati, utile per accedere a diverse reti di memoria e ripristinare l'equilibrio emotivo. Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC): Eccellente per la desensibilizzazione sistematica e per smantellare le interpretazioni catastrofiche dei sintomi fisici. Avere consapevolezza di tutte queste risorse è già il primo grande passo per smettere di subire l'ansia e iniziare a gestirla. Tanti auguri di cuore per questo percorso verso la tua serenità!l
Quello che descrivi è molto comune in chi soffre di aereofobia : spesso non è tanto la paura dell'aereo in sé quanto la sensazione di non avere il controllo e di non poter fermare e scendere quando si vuole. Se con lo Xanax non trae beneficio sperato, è importante parlarne con il medico invece di aumentare la dose da solo. Nel lungo periodo, il trattamento che dà i risultati migliori è la psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo comportamentale a esposizione graduale, che aiuta a ridurre la paura in modo graduale.
Buongiorno, quello che descrivi è una difficoltà che accomuna molte persone con paura di volare. Più che l'aereo in sé, spesso il timore riguarda proprio la sensazione di non avere il controllo, di non poter scendere o allontanarsi dalla situazione se dovesse comparire il malessere. Questo può portare a vivere il volo con un'intensa ansia anticipatoria. Per quanto riguarda lo Xanax, è importante confrontarti con il medico che lo ha prescritto se ritieni che non stia avendo l'effetto desiderato, evitando di modificarne autonomamente il dosaggio. Un percorso psicologico può essere molto utile per comprendere i meccanismi che alimentano questa paura e acquisire strategie efficaci per affrontarla, così da vivere il volo con maggiore serenità. Resto a disposizione qualora desiderassi approfondire questi aspetti attraverso un colloquio online. Un caro saluto.
Buongiorno, da quello che racconta, la sua paura sembra essere legata soprattutto alla sensazione di perdere il controllo e di non poter interrompere la situazione se dovesse sentirsi male. È un vissuto molto frequente nell'aerofobia. Il fatto che l'ansia persista nonostante l'ansiolitico suggerisce che il problema non riguardi solo i sintomi fisici, ma anche i pensieri e le emozioni che accompagnano il volo. Più che modificare autonomamente la terapia farmacologica, le consiglierei di confrontarsi con il medico che l'ha prescritta e di valutare un percorso psicologico, ad esempio cognitivo-comportamentale, che rappresenta uno dei trattamenti più efficaci per questo tipo di difficoltà.
Salve, quella che descrive è una paura piuttosto frequente e, spesso, non riguarda tanto l'aereo in sé, quanto la sensazione di perdita di controllo e l'impossibilità di allontanarsi dalla situazione. È comprensibile che questo possa generare molta ansia. Se, nonostante l'assunzione dello Xanax, la paura rimane intensa, è importante confrontarsi con il medico che glielo ha prescritto, senza modificare autonomamente il dosaggio. Il farmaco, infatti, può ridurre i sintomi, ma spesso non interviene sulle cause della fobia. Un percorso psicologico ed esposizione graduale, può essere molto efficace nell'aiutare a gestire l'aerofobia e a ridurre il bisogno di controllo, permettendo di affrontare il volo con maggiore serenità. Le consiglio anche di leggere il libro "Mai più paura di volare" di Luca Evangelisti: tratta nello specifico l'aerofobia. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Salve, intanto rilevo che ha un buon livello di consapevolezza poiché ha centrato il punto quando ha focalizzato la tematica del controllo, detto questo e partendo appunto da questa consapevolezza, potrebbe riuscire a gestire assolutamente meglio, fino a superare questa fobia grazie ad un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa accompagnarla a comprendere meglio il suo personale funzionamento associato al controllo e darle strategie per modularlo in modo che non le crei disagio. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno, capisco bene quanto possa essere angosciante trovarsi in una situazione dalla quale non è possibile uscire e avvertire sensazioni fisiche insolite senza sentirsi in controllo. Da ciò che descrive, la sua paura sembra legata soprattutto alla sensazione di essere “intrappolato” e al timore di stare male durante il volo. Lo Xanax può ridurre l’attivazione ansiosa, ma non sempre modifica questo nucleo della paura. Non aumenti autonomamente la dose: 40 gocce possono già rappresentare una quantità significativa e il dosaggio non dipende semplicemente dal peso corporeo. Ne parli con il medico che glielo ha prescritto. Il trattamento più indicato è generalmente un percorso psicoterapeutico mirato, con un’esposizione molto graduale alle sensazioni e alle situazioni associate al volo, eventualmente anche mediante simulazioni o realtà virtuale. Le è mai capitato di provare sensazioni simili in altre circostanze nelle quali non poteva allontanarsi immediatamente, per esempio seduto sul sedile posteriore di un’automobile a tre porte? L’obiettivo non è obbligarsi a non avere paura, ma imparare progressivamente ad attraversarla senza sentirsi sopraffatto e senza dover fuggire. È un problema circoscritto e, proprio per questo, spesso ben trattabile.
Buongiorno, da ciò che descrive sembra che il nucleo della paura non sia soltanto l’aereo in sé, ma soprattutto la sensazione di non poter interrompere la situazione o “scendere” nel momento in cui dovesse stare male. È un aspetto piuttosto frequente nelle fobie: ciò che spaventa può diventare anche la percezione di essere intrappolati e di non avere il controllo. Il fatto che lo Xanax non elimini la paura suggerisce inoltre quanto sia importante non affidare la gestione dell’aerofobia esclusivamente al farmaco. Non modifichi autonomamente il dosaggio: quantità e modalità di assunzione devono essere valutate dal medico che lo prescrive. L’aerofobia può essere affrontata psicologicamente lavorando sulle sensazioni associate al volo, sui pensieri anticipatori, sul bisogno di controllo e, gradualmente, sull’esposizione alla situazione temuta. L’obiettivo non è necessariamente salire sull’aereo senza provare alcuna ansia, ma imparare a tollerarla senza interpretarla come un segnale di pericolo. Se desidera affrontare specificamente questa paura, sono disponibile per un percorso psicologico, anche online, nel quale possiamo lavorare gradualmente proprio sull’ansia legata al volo. Un caro saluto, Dott.ssa Alessia Bertolotti
La paura dell’aereo sembra essere legata soprattutto alla sensazione di perdita di controllo e alla difficoltà di gestire sensazioni corporee insolite, più che al volo in sé. In un’ottica cognitivo-costruttivista, sarebbe utile comprendere quale significato personale assumono per lei queste sensazioni e cosa rappresenta il “non poter scendere” quando sta male. L’obiettivo non sarebbe eliminare completamente l’ansia, ma sviluppare progressivamente la capacità di riconoscere, tollerare e dare un significato diverso alle sensazioni di paura, recuperando un senso di sicurezza anche in una situazione non completamente controllabile. Un percorso psicoterapeutico, eventualmente integrato con un’esposizione graduale e concordata alle situazioni legate al volo, può essere particolarmente indicato. Per quanto riguarda le 40 gocce di Xanax, è importante non modificare autonomamente la dose: se l’effetto è insufficiente, ne parli con il medico che lo ha prescritto, valutando insieme la strategia più appropriata.
Ha ragione, è possibile che questa preoccupazione nasca dalla paura di perdere il controllo. A questo punto, potrebbe essere utile chiedersi: che cosa si cela dietro questa paura? Quello che può fare è cercare di andare più a fondo, esplorando e comprendendo meglio da dove provenga questa sensazione e che cosa la alimenti. Se desidera, può condividere con me la risposta a questa domanda, così da poterla approfondire insieme. Un saluto Dott.ssa Virdieri
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.






