Buongiorno, vi scrivo perché sto vivendo una fase di forte confusione emotiva legata alla mia relaz
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Buongiorno,
vi scrivo perché sto vivendo una fase di forte confusione emotiva legata alla mia relazione di coppia.
Io e il mio compagno veniamo da famiglie molto diverse e abbiamo caratteristiche personali differenti: io sono più impulsiva, ho bisogno di controllo e tendo a esagerare nelle reazioni, mentre lui è più razionale e distante da queste dinamiche. Sono consapevole delle mie difficoltà e negli ultimi mesi ho lavorato molto su me stessa, facendo passi concreti e importanti che anche lui riconosce.
Il problema principale, però, è che lui vive questa nostra incompatibilità con molta paura verso il futuro. Teme che queste differenze possano rendere difficile, un domani, la gestione di un matrimonio, dei figli e della vita familiare. Io invece, pur riconoscendo le differenze, sento di poterle affrontare con consapevolezza e fiducia, credendo che i problemi possano essere superati insieme.
Questa diversa visione che lui mi ha presentato, mi sta facendo pensare che l’amore, da solo, in questo momento non sta bastando e mi trovo divisa tra il desiderio di continuare a crescere insieme e la paura che stiamo andando verso il futuro con passi diversi.
Non ho lucidità nel chiudere questa relazione, ma il fatto stesso che lui mi abbia confidato che si sta portando dietro tanti strascichi di litigate precedenti, mi sta convincendo che forse il sentimento perché io accetto che i problemi ci saranno, lui ha paura che il conflitto distrugga tutto
vi scrivo perché sto vivendo una fase di forte confusione emotiva legata alla mia relazione di coppia.
Io e il mio compagno veniamo da famiglie molto diverse e abbiamo caratteristiche personali differenti: io sono più impulsiva, ho bisogno di controllo e tendo a esagerare nelle reazioni, mentre lui è più razionale e distante da queste dinamiche. Sono consapevole delle mie difficoltà e negli ultimi mesi ho lavorato molto su me stessa, facendo passi concreti e importanti che anche lui riconosce.
Il problema principale, però, è che lui vive questa nostra incompatibilità con molta paura verso il futuro. Teme che queste differenze possano rendere difficile, un domani, la gestione di un matrimonio, dei figli e della vita familiare. Io invece, pur riconoscendo le differenze, sento di poterle affrontare con consapevolezza e fiducia, credendo che i problemi possano essere superati insieme.
Questa diversa visione che lui mi ha presentato, mi sta facendo pensare che l’amore, da solo, in questo momento non sta bastando e mi trovo divisa tra il desiderio di continuare a crescere insieme e la paura che stiamo andando verso il futuro con passi diversi.
Non ho lucidità nel chiudere questa relazione, ma il fatto stesso che lui mi abbia confidato che si sta portando dietro tanti strascichi di litigate precedenti, mi sta convincendo che forse il sentimento perché io accetto che i problemi ci saranno, lui ha paura che il conflitto distrugga tutto
Gentile Utente,
da ciò che scrive emerge una fase di intensa confusione emotiva, accompagnata però da una buona capacità di osservazione di sé e della relazione. È evidente il lavoro personale che ha intrapreso negli ultimi mesi e la maggiore consapevolezza rispetto alle Sue modalità emotive e relazionali, aspetti che rappresentano risorse importanti.
Il nodo centrale che sembra emergere non riguarda tanto la presenza delle differenze tra Lei e il Suo compagno – che sono inevitabili in ogni relazione – quanto il modo in cui ciascuno di voi si rapporta al conflitto e all’idea di futuro. Lei descrive una posizione in cui il conflitto, pur faticoso, può essere affrontato, compreso e trasformato; il Suo compagno, invece, sembra vivere le tensioni come qualcosa che lascia “strascichi” e che rischia di compromettere il legame nel tempo. In questo senso, più che di un’incompatibilità caratteriale, si potrebbe parlare di una diversa tolleranza emotiva del conflitto e dell’incertezza.
La confusione che sta provando è comprensibile: da un lato il desiderio di continuare a crescere insieme, dall’altro il timore che stiate procedendo verso il futuro con ritmi, aspettative e livelli di fiducia differenti. Quando ci si interroga se “l’amore basta”, spesso non si mette in discussione il sentimento in sé, ma la possibilità di costruire uno spazio relazionale in cui entrambi possano sentirsi al sicuro, ascoltati e sostenuti.
La difficoltà a chiudere la relazione non indica necessariamente una mancanza di lucidità, ma può essere il segnale che c’è ancora qualcosa che necessita di essere compreso ed elaborato. Allo stesso tempo, il fatto che Lei stia iniziando a interrogarsi su ciò che ciascuno di voi porta nella relazione – fiducia, paura, aspettative rispetto al conflitto – rappresenta un passaggio evolutivo importante.
Forse, più che chiedersi ora se continuare o interrompere la relazione, potrebbe essere utile esplorare cosa significa per Lei stare in un legame in cui l’altro vive il conflitto come una minaccia mentre Lei lo percepisce come una possibile occasione di crescita. Comprendere se e quanto questo divario possa essere riconosciuto e affrontato insieme, oppure se rischi di lasciarLa sola nella responsabilità del cambiamento.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
da ciò che scrive emerge una fase di intensa confusione emotiva, accompagnata però da una buona capacità di osservazione di sé e della relazione. È evidente il lavoro personale che ha intrapreso negli ultimi mesi e la maggiore consapevolezza rispetto alle Sue modalità emotive e relazionali, aspetti che rappresentano risorse importanti.
Il nodo centrale che sembra emergere non riguarda tanto la presenza delle differenze tra Lei e il Suo compagno – che sono inevitabili in ogni relazione – quanto il modo in cui ciascuno di voi si rapporta al conflitto e all’idea di futuro. Lei descrive una posizione in cui il conflitto, pur faticoso, può essere affrontato, compreso e trasformato; il Suo compagno, invece, sembra vivere le tensioni come qualcosa che lascia “strascichi” e che rischia di compromettere il legame nel tempo. In questo senso, più che di un’incompatibilità caratteriale, si potrebbe parlare di una diversa tolleranza emotiva del conflitto e dell’incertezza.
La confusione che sta provando è comprensibile: da un lato il desiderio di continuare a crescere insieme, dall’altro il timore che stiate procedendo verso il futuro con ritmi, aspettative e livelli di fiducia differenti. Quando ci si interroga se “l’amore basta”, spesso non si mette in discussione il sentimento in sé, ma la possibilità di costruire uno spazio relazionale in cui entrambi possano sentirsi al sicuro, ascoltati e sostenuti.
La difficoltà a chiudere la relazione non indica necessariamente una mancanza di lucidità, ma può essere il segnale che c’è ancora qualcosa che necessita di essere compreso ed elaborato. Allo stesso tempo, il fatto che Lei stia iniziando a interrogarsi su ciò che ciascuno di voi porta nella relazione – fiducia, paura, aspettative rispetto al conflitto – rappresenta un passaggio evolutivo importante.
Forse, più che chiedersi ora se continuare o interrompere la relazione, potrebbe essere utile esplorare cosa significa per Lei stare in un legame in cui l’altro vive il conflitto come una minaccia mentre Lei lo percepisce come una possibile occasione di crescita. Comprendere se e quanto questo divario possa essere riconosciuto e affrontato insieme, oppure se rischi di lasciarLa sola nella responsabilità del cambiamento.
Cordiali Saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
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Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e onestà un vissuto così delicato. Dalle sue parole emerge una grande capacità di auto-osservazione, un lavoro personale già avviato e una forte motivazione a comprendere cosa stia accadendo nella relazione, non solo “chi ha ragione”.
Da un punto di vista sistemico-relazionale, il tema che porta non riguarda tanto l’incompatibilità in sé, quanto il modo in cui ciascuno di voi vive e dà significato al conflitto. Lei descrive una posizione orientata alla fiducia nel processo: le differenze possono esistere, ma possono essere affrontate insieme, trasformate, integrate. Il suo compagno, invece, sembra vivere il conflitto come qualcosa di minaccioso, accumulativo, che lascia “strascichi” e che rischia di compromettere il futuro.
Questo è un punto centrale:
non è raro che due partner condividano l’amore, ma abbiano mappe emotive molto diverse rispetto alla gestione delle tensioni. Per alcune persone il conflitto è uno spazio di confronto e crescita; per altre è un segnale di pericolo, di possibile rottura. Quando queste visioni non vengono riconosciute e rielaborate, il rischio è che uno dei due si muova verso il futuro con speranza e l’altro con allarme.
È importante anche il passaggio che lei coglie con lucidità:
l’amore, da solo, a volte non basta se non è accompagnato da una sicurezza emotiva condivisa. Lei sta facendo un lavoro di responsabilità su di sé, e questo è prezioso; allo stesso tempo, una relazione non può reggersi solo sul cambiamento di uno dei due. Serve che entrambi possano sentirsi parte attiva nel costruire un modo nuovo di stare insieme.
Il fatto che il suo compagno porti ancora con sé il peso delle litigate passate ci dice che, probabilmente, il conflitto non è stato mentalizzato né riparato, ma vissuto come ferita. In questi casi, la paura non è tanto della persona amata, quanto di ciò che si riattiva emotivamente nelle dinamiche relazionali.
Lei oggi si trova in una posizione comprensibilmente ambivalente:
da un lato il desiderio di continuare a crescere insieme, dall’altro il timore che stiate camminando con tempi e direzioni emotive diverse. Non avere lucidità nel chiudere non significa debolezza, ma rispetto per un legame che ha avuto e ha ancora un significato.
Forse, più che chiedersi subito “resto o vado via?”, potrebbe essere utile domandarsi:
esiste uno spazio reale in cui questa paura del conflitto può essere affrontata insieme, oppure no?
Perché la differenza non è tra chi accetta i problemi e chi non li ha, ma tra chi è disposto a lavorarci in modo condiviso e chi resta bloccato nella paura.
Un percorso di coppia, in questo senso, potrebbe aiutare a tradurre queste differenze non come segni di incompatibilità definitiva, ma come linguaggi emotivi da comprendere. E, allo stesso tempo, le permetterebbe di capire se anche dall’altra parte c’è disponibilità a mettersi in gioco, non solo a proteggersi.
Si conceda il tempo di ascoltare ciò che questa confusione sta cercando di dirle: spesso non è un segnale di fallimento, ma un invito a fare chiarezza più profonda, dentro e nella relazione.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e onestà un vissuto così delicato. Dalle sue parole emerge una grande capacità di auto-osservazione, un lavoro personale già avviato e una forte motivazione a comprendere cosa stia accadendo nella relazione, non solo “chi ha ragione”.
Da un punto di vista sistemico-relazionale, il tema che porta non riguarda tanto l’incompatibilità in sé, quanto il modo in cui ciascuno di voi vive e dà significato al conflitto. Lei descrive una posizione orientata alla fiducia nel processo: le differenze possono esistere, ma possono essere affrontate insieme, trasformate, integrate. Il suo compagno, invece, sembra vivere il conflitto come qualcosa di minaccioso, accumulativo, che lascia “strascichi” e che rischia di compromettere il futuro.
Questo è un punto centrale:
non è raro che due partner condividano l’amore, ma abbiano mappe emotive molto diverse rispetto alla gestione delle tensioni. Per alcune persone il conflitto è uno spazio di confronto e crescita; per altre è un segnale di pericolo, di possibile rottura. Quando queste visioni non vengono riconosciute e rielaborate, il rischio è che uno dei due si muova verso il futuro con speranza e l’altro con allarme.
È importante anche il passaggio che lei coglie con lucidità:
l’amore, da solo, a volte non basta se non è accompagnato da una sicurezza emotiva condivisa. Lei sta facendo un lavoro di responsabilità su di sé, e questo è prezioso; allo stesso tempo, una relazione non può reggersi solo sul cambiamento di uno dei due. Serve che entrambi possano sentirsi parte attiva nel costruire un modo nuovo di stare insieme.
Il fatto che il suo compagno porti ancora con sé il peso delle litigate passate ci dice che, probabilmente, il conflitto non è stato mentalizzato né riparato, ma vissuto come ferita. In questi casi, la paura non è tanto della persona amata, quanto di ciò che si riattiva emotivamente nelle dinamiche relazionali.
Lei oggi si trova in una posizione comprensibilmente ambivalente:
da un lato il desiderio di continuare a crescere insieme, dall’altro il timore che stiate camminando con tempi e direzioni emotive diverse. Non avere lucidità nel chiudere non significa debolezza, ma rispetto per un legame che ha avuto e ha ancora un significato.
Forse, più che chiedersi subito “resto o vado via?”, potrebbe essere utile domandarsi:
esiste uno spazio reale in cui questa paura del conflitto può essere affrontata insieme, oppure no?
Perché la differenza non è tra chi accetta i problemi e chi non li ha, ma tra chi è disposto a lavorarci in modo condiviso e chi resta bloccato nella paura.
Un percorso di coppia, in questo senso, potrebbe aiutare a tradurre queste differenze non come segni di incompatibilità definitiva, ma come linguaggi emotivi da comprendere. E, allo stesso tempo, le permetterebbe di capire se anche dall’altra parte c’è disponibilità a mettersi in gioco, non solo a proteggersi.
Si conceda il tempo di ascoltare ciò che questa confusione sta cercando di dirle: spesso non è un segnale di fallimento, ma un invito a fare chiarezza più profonda, dentro e nella relazione.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno, la relazione è una co-costruzione da parte di entrambi, non c'è uno che deve cambiare e l'altro che resta a guardare, il lavoro è per tutti e due perchè portatori di due mondi differenti che si devono incontrare. Il consiglio che mi sento di dare è quello di valutare se la vostra relazione sia basata su questi pilastri fondamentali: Fiducia,
Sincerità,
Comunicazione,
Affettività e sessualità,
Scopi e obiettivi comuni,
Accettazione dell'altro.
Ognuno di questi aspetti è importantissimo per mantenere una relazione sana e costruttiva pur partendo da situazioni familiari e caratteriali differenti. L'Amore è il collante di tutti questi aspetti e può aiutare sicuramente ma non è tutto.
Se entrambi siete d'accordo potrete sicuramente risolvere con una terapia di coppia che vi aiuterà a fare chiarezza sui vari punti di vista e a prendere una decisione adatta alle vostre esigenze.
Sincerità,
Comunicazione,
Affettività e sessualità,
Scopi e obiettivi comuni,
Accettazione dell'altro.
Ognuno di questi aspetti è importantissimo per mantenere una relazione sana e costruttiva pur partendo da situazioni familiari e caratteriali differenti. L'Amore è il collante di tutti questi aspetti e può aiutare sicuramente ma non è tutto.
Se entrambi siete d'accordo potrete sicuramente risolvere con una terapia di coppia che vi aiuterà a fare chiarezza sui vari punti di vista e a prendere una decisione adatta alle vostre esigenze.
Salve, la ringrazio per la condivisione della sua esperienza. Le dinamiche relazionali sono molto complesse e richiedono tempo e un luogo adatto per essere contestualizzate all'interno di un determinato percorso di vita, in una cornice più ampia. Il suo conflitto potrebbe essere esplorato attraverso colloqui psicologici, se si sentisse pronta. Le auguro buona fortuna!
Buongiorno, le tue parole arrivano con una nitidezza che contrasta con la 'confusione' di cui parli.
Mi sembra che la tua confusione non nasca da una mancanza di comprensione, perché descrivi tutto con estrema chiarezza, ma dal dolore di vedere una forma (la vostra relazione) che non riesce a contenere entrambi i vostri modi di esistere.
Vedo due punti fondamentali su cui vorrei che ti soffermassi ora:
La differenza di 'sfondo': Tu hai trasformato il tuo passato (l'impulsività, il controllo) in un terreno di crescita; per te il conflitto è diventato un 'attrezzo' per costruire.
Per lui, invece, il conflitto sembra essere ancora un 'segnale di pericolo' che distrugge lo sfondo della sicurezza.
Non è solo una visione diversa del futuro, è un modo diverso di sentire il presente: tu abiti la possibilità, lui abita il rischio.
Il potere dell’accettazione: Scrivi che 'l'amore non sta bastando'.
L'amore è l'energia del contatto, ma il contatto richiede che entrambi i confini siano aperti. Se tu accetti il conflitto e lui lo teme, vi trovate in un paradosso: tu sei pronta a lottare per la relazione, ma l'atto stesso di lottare (confliggere) è ciò che lo allontana.
In questo momento, la tua 'mancanza di lucidità' nel chiudere è in realtà un atto di fedeltà verso il tuo cambiamento: senti di avere nuovi strumenti e ti sembra un peccato non poterli usare.
Ma la domanda che ti restituisco è: quanto ti costa, in termini di energia vitale, muoverti verso un futuro con una persona che percepisce il tuo 'muoverti' come una minaccia?
Non cercare una decisione definitiva oggi. Prova invece a osservare come ti senti quando smetti di cercare di convincerlo che 'andrà tutto bene'.
Cosa resta di te quando non cerchi di rassicurarlo?
Senti il peso di questa divergenza, senza provare a risolverla immediatamente.
È proprio stando in questo disagio, senza scappare nel controllo, che la tua prossima mossa diventerà chiara."
Sono a disposizione in caso sentissi la necessità di ulteriori chiarimenti. Buona giornata Denise
Mi sembra che la tua confusione non nasca da una mancanza di comprensione, perché descrivi tutto con estrema chiarezza, ma dal dolore di vedere una forma (la vostra relazione) che non riesce a contenere entrambi i vostri modi di esistere.
Vedo due punti fondamentali su cui vorrei che ti soffermassi ora:
La differenza di 'sfondo': Tu hai trasformato il tuo passato (l'impulsività, il controllo) in un terreno di crescita; per te il conflitto è diventato un 'attrezzo' per costruire.
Per lui, invece, il conflitto sembra essere ancora un 'segnale di pericolo' che distrugge lo sfondo della sicurezza.
Non è solo una visione diversa del futuro, è un modo diverso di sentire il presente: tu abiti la possibilità, lui abita il rischio.
Il potere dell’accettazione: Scrivi che 'l'amore non sta bastando'.
L'amore è l'energia del contatto, ma il contatto richiede che entrambi i confini siano aperti. Se tu accetti il conflitto e lui lo teme, vi trovate in un paradosso: tu sei pronta a lottare per la relazione, ma l'atto stesso di lottare (confliggere) è ciò che lo allontana.
In questo momento, la tua 'mancanza di lucidità' nel chiudere è in realtà un atto di fedeltà verso il tuo cambiamento: senti di avere nuovi strumenti e ti sembra un peccato non poterli usare.
Ma la domanda che ti restituisco è: quanto ti costa, in termini di energia vitale, muoverti verso un futuro con una persona che percepisce il tuo 'muoverti' come una minaccia?
Non cercare una decisione definitiva oggi. Prova invece a osservare come ti senti quando smetti di cercare di convincerlo che 'andrà tutto bene'.
Cosa resta di te quando non cerchi di rassicurarlo?
Senti il peso di questa divergenza, senza provare a risolverla immediatamente.
È proprio stando in questo disagio, senza scappare nel controllo, che la tua prossima mossa diventerà chiara."
Sono a disposizione in caso sentissi la necessità di ulteriori chiarimenti. Buona giornata Denise
salve, secondo me sarebbe utile fare una psicoterapia di coppia grazie
Buongiorno,
sono la dott.ssa Katia Valanzano, psicoterapeuta con formazione sistemico-familiare.
Le chiedo se abbiate mai pensato alla possibilità di un percorso di coppia; penso che possa essere uno spazio utile per affrontare insieme i vostri dubbi e incertezze, e fare maggiore chiarezza su ciò che provate entrambi, e su quale direzione vorrete intraprendere.
sono la dott.ssa Katia Valanzano, psicoterapeuta con formazione sistemico-familiare.
Le chiedo se abbiate mai pensato alla possibilità di un percorso di coppia; penso che possa essere uno spazio utile per affrontare insieme i vostri dubbi e incertezze, e fare maggiore chiarezza su ciò che provate entrambi, e su quale direzione vorrete intraprendere.
Buongiorno!
prima di tutto vorrei dirle che il disagio che descrive è profondamente comprensibile.. Quando una relazione entra in una fase in cui amore, paura e visioni diverse del futuro si "intrecciano", è normale sentirsi confusi e poco lucidi.
Leggendo il suo messaggio, non emerge tanto un problema di incompatibilità “oggettiva”, quanto una diversa modalità interna di stare nel conflitto. Spesso il vero nodo non è se si litiga, ma come ciascun partner dà significato al conflitto.
Per lei il conflitto appare come qualcosa di faticoso ma attraversabile, parte della crescita e della costruzione del legame. Per il suo compagno, invece, sembra rappresentare qualcosa di potenzialmente distruttivo, che lascia ferite (“strascichi”) e alimenta il dubbio sulla possibilità di costruire un futuro stabile. Questa diversa lettura del conflitto può generare una sensazione di disallineamento che viene facilmente vissuta come “incompatibilità”. Ma non è detto.
In questi casi, può essere utile chiedersi se l’incompatibilità che si percepisce sia strutturale o derivata dalla paura. Un criterio importante è questo:
se immaginando una gestione più condivisa e sicura del conflitto, il dubbio sul futuro si attenua, allora probabilmente il problema riguarda il come si affrontano le difficoltà, più che il "chi siete". Se invece, anche al netto del conflitto, resta la sensazione di andare verso direzioni di vita diverse e nature diverse, allora si può parlare di un’incompatibilità più profonda.
Forse, prima di arrivare a una decisione definitiva, potrebbe essere utile provare a entrare maggiormente nel mondo emotivo l’uno dell’altro, per capire cosa accade davvero dentro entrambi e in particolare dentro di lui in questo momento, visto che sembra attraversato da molta paura.
Può essere utile chiedervi, insieme:
– cosa proviamo davvero durante i litigi?
– cosa temiamo che il conflitto significhi per il nostro legame?
– di cosa avremmo bisogno, ciascuno, per sentirci più al sicuro nel futuro?
A volte la chiarezza non nasce subito dal prendere una decisione, ma darsi tempo di di distinguere ciò che è una paura che chiede ascolto da ciò che è una reale divergenza di direzione. Un abbraccio!
prima di tutto vorrei dirle che il disagio che descrive è profondamente comprensibile.. Quando una relazione entra in una fase in cui amore, paura e visioni diverse del futuro si "intrecciano", è normale sentirsi confusi e poco lucidi.
Leggendo il suo messaggio, non emerge tanto un problema di incompatibilità “oggettiva”, quanto una diversa modalità interna di stare nel conflitto. Spesso il vero nodo non è se si litiga, ma come ciascun partner dà significato al conflitto.
Per lei il conflitto appare come qualcosa di faticoso ma attraversabile, parte della crescita e della costruzione del legame. Per il suo compagno, invece, sembra rappresentare qualcosa di potenzialmente distruttivo, che lascia ferite (“strascichi”) e alimenta il dubbio sulla possibilità di costruire un futuro stabile. Questa diversa lettura del conflitto può generare una sensazione di disallineamento che viene facilmente vissuta come “incompatibilità”. Ma non è detto.
In questi casi, può essere utile chiedersi se l’incompatibilità che si percepisce sia strutturale o derivata dalla paura. Un criterio importante è questo:
se immaginando una gestione più condivisa e sicura del conflitto, il dubbio sul futuro si attenua, allora probabilmente il problema riguarda il come si affrontano le difficoltà, più che il "chi siete". Se invece, anche al netto del conflitto, resta la sensazione di andare verso direzioni di vita diverse e nature diverse, allora si può parlare di un’incompatibilità più profonda.
Forse, prima di arrivare a una decisione definitiva, potrebbe essere utile provare a entrare maggiormente nel mondo emotivo l’uno dell’altro, per capire cosa accade davvero dentro entrambi e in particolare dentro di lui in questo momento, visto che sembra attraversato da molta paura.
Può essere utile chiedervi, insieme:
– cosa proviamo davvero durante i litigi?
– cosa temiamo che il conflitto significhi per il nostro legame?
– di cosa avremmo bisogno, ciascuno, per sentirci più al sicuro nel futuro?
A volte la chiarezza non nasce subito dal prendere una decisione, ma darsi tempo di di distinguere ciò che è una paura che chiede ascolto da ciò che è una reale divergenza di direzione. Un abbraccio!
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso i suoi sentimenti e questo momento di profonda incertezza.
Leggo nelle sue parole un forte investimento emotivo e un senso di responsabilità verso la vostra relazione.
Mi sembra di comprendere che oltre alla diversità delle famiglie ci sia anche una metodologia differente nella gestione dei problemi .
Lei parla di controllo , paura, fiducia , conflitto . L'amore è la benzina per il viaggio, ma deve esser accompagnato e sostenuto .
Nel leggerla, mi sono soffermato su un punto fondamentale che spesso si smarrisce quando la paura prende il sopravvento : Cosa vi ha spinto a scegliervi all'inizio ?
Nonostante le differenze familiari, caratteriali che oggi sembrano ostacoli , magari un tempo erano risorse che si intrecciavano .
La razionalità del suo compagno probabilmente le dava sicurezza, mentre la sua vitalità ed esuberanza funzionale poteva affascinare lui .
E' comprensibile vi sentiate esausti e poco lucidi quando gli strascichi condizionano la visione del futuro , tuttavia prima di prendere una decisione credo sia importante creare uno spazio vostro dove comunicare in modo costruttivo e comprendere realmente se quegli elementi che vi hanno fatto innamorare siano ancora li , sotto le "macerie dei litigi " . Ci vuole comprensione , assenza di giudizio e verità.
La diversità non necessariamente deve esser vista come una separazione, ma potrebbe esser vista come un punto di forza nella relazione, a patto che sia funzionale al rapporto stesso.
Leggo nelle sue parole un forte investimento emotivo e un senso di responsabilità verso la vostra relazione.
Mi sembra di comprendere che oltre alla diversità delle famiglie ci sia anche una metodologia differente nella gestione dei problemi .
Lei parla di controllo , paura, fiducia , conflitto . L'amore è la benzina per il viaggio, ma deve esser accompagnato e sostenuto .
Nel leggerla, mi sono soffermato su un punto fondamentale che spesso si smarrisce quando la paura prende il sopravvento : Cosa vi ha spinto a scegliervi all'inizio ?
Nonostante le differenze familiari, caratteriali che oggi sembrano ostacoli , magari un tempo erano risorse che si intrecciavano .
La razionalità del suo compagno probabilmente le dava sicurezza, mentre la sua vitalità ed esuberanza funzionale poteva affascinare lui .
E' comprensibile vi sentiate esausti e poco lucidi quando gli strascichi condizionano la visione del futuro , tuttavia prima di prendere una decisione credo sia importante creare uno spazio vostro dove comunicare in modo costruttivo e comprendere realmente se quegli elementi che vi hanno fatto innamorare siano ancora li , sotto le "macerie dei litigi " . Ci vuole comprensione , assenza di giudizio e verità.
La diversità non necessariamente deve esser vista come una separazione, ma potrebbe esser vista come un punto di forza nella relazione, a patto che sia funzionale al rapporto stesso.
Buongiorno, come prima cosa mi verrebbe da chiederle perchè parla di "mancanza di lucidità nel chiudere il rapporto"? Il suo compagno le ha chiesto esplicitamente di interromperlo o ha espresso dei dubbi riguardo al vostro futuro? Chiaramente per poter analizzare bene la situazione servirebbe un pò di contesto riguardo alla vostra fase di vita attuale, alla durata del vostro rapporto e ad i progetti comuni. Quando parla di famiglie d'origine molto diverse cosa intende? Chiaramente le mie sono domande da prendere esclusivamente come domande esplorative e che, in questo contesto di domande pubbliche, non hanno nessuna rilevanza terapeutica. È possibile ipotizzare che in questo momento abbiate bisogno di rinegoziare il vostro equilibrio di coppia ma a mio modo di vedere , anche se ciò spaventa e porta a rimettere in discussione tutte le certezze, non è necessariamente sintomo di una fine relazione. Capisco perfettamente che sapere che il partner abbia dei dubbi riguardo al futuro che magari era stato immaginato possa ferire però in una coppia è fondamentale riuscire a parlare di vari aspetti : dubbi, paure, antichi rancori, sentimenti.
Saluti, Dott Pagano Alex.
Saluti, Dott Pagano Alex.
Gentile utente, da quanto descrive emerge una comprensibile fatica nel trovarsi di fronte a due modi diversi di pensare il futuro e il conflitto. Le differenze di funzionamento personale e di storia familiare non sono di per sé un ostacolo, ma diventano centrali quando i partner attribuiscono significati molto diversi al conflitto: per alcuni può essere un’occasione di crescita, per altri una minaccia alla stabilità del legame. In questo senso, il punto non sembra essere tanto “chi ha ragione”, quanto la possibilità di riconoscere e comprendere reciprocamente queste paure e aspettative, senza sminuirle né forzarle. Può essere utile interrogarsi non solo sui sentimenti, ma anche su come ciascuno di voi riesce a sentirsi al sicuro nella relazione e su quali condizioni rendono possibile immaginare un progetto condiviso. A volte un confronto guidato, anche in uno spazio di riflessione psicologica, può aiutare a fare maggiore chiarezza su questi aspetti, indipendentemente dalla decisione finale sulla relazione. Un caro saluto
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge una grande capacità di auto-osservazione e di responsabilità emotiva, che non è affatto scontata. Riconoscere i propri limiti, lavorarci e vederli anche riconosciuti dal partner è già un passaggio importante di crescita personale.
Nelle relazioni di coppia, però, non è sufficiente che uno dei due sia disponibile ad affrontare il conflitto: è fondamentale che entrambi abbiano una rappresentazione compatibile del futuro e del significato del conflitto stesso. Da quello che racconta, sembra che per lei il conflitto sia qualcosa di affrontabile, trasformabile e parte inevitabile del legame; per il suo compagno, invece, il conflitto appare come una minaccia, qualcosa che lascia “strascichi” e mette in dubbio la tenuta della relazione nel tempo.
Questa differenza non riguarda tanto chi abbia ragione, quanto due modalità emotive diverse di stare nella relazione. Quando una persona vive il conflitto con paura, può faticare a “ripartire” davvero dopo le discussioni, anche se razionalmente riconosce i cambiamenti dell’altro. In questi casi, il sentimento può esserci, ma non bastare a garantire sicurezza emotiva.
La confusione che sente è comprensibile: da un lato il desiderio di crescere insieme, dall’altro la sensazione che stiate camminando con tempi e bisogni emotivi differenti. Più che chiedersi se chiudere o continuare, potrebbe essere utile chiedersi se oggi esiste uno spazio reale in cui entrambe le vostre paure possano essere ascoltate, senza che una venga vissuta come più “giusta” dell’altra.
Un percorso di riflessione individuale o di coppia può aiutare a chiarire se questa differenza è negoziabile e trasformabile, oppure se rappresenta un nodo strutturale della relazione. In ogni caso, il fatto che lei senta di non avere lucidità non è un segnale di debolezza, ma di un legame che è ancora emotivamente attivo e complesso.
Prendersi tempo per comprendere, piuttosto che forzare una decisione, è spesso il primo vero atto di cura verso se stessi e verso l’altro.
Un caro saluto
Nelle relazioni di coppia, però, non è sufficiente che uno dei due sia disponibile ad affrontare il conflitto: è fondamentale che entrambi abbiano una rappresentazione compatibile del futuro e del significato del conflitto stesso. Da quello che racconta, sembra che per lei il conflitto sia qualcosa di affrontabile, trasformabile e parte inevitabile del legame; per il suo compagno, invece, il conflitto appare come una minaccia, qualcosa che lascia “strascichi” e mette in dubbio la tenuta della relazione nel tempo.
Questa differenza non riguarda tanto chi abbia ragione, quanto due modalità emotive diverse di stare nella relazione. Quando una persona vive il conflitto con paura, può faticare a “ripartire” davvero dopo le discussioni, anche se razionalmente riconosce i cambiamenti dell’altro. In questi casi, il sentimento può esserci, ma non bastare a garantire sicurezza emotiva.
La confusione che sente è comprensibile: da un lato il desiderio di crescere insieme, dall’altro la sensazione che stiate camminando con tempi e bisogni emotivi differenti. Più che chiedersi se chiudere o continuare, potrebbe essere utile chiedersi se oggi esiste uno spazio reale in cui entrambe le vostre paure possano essere ascoltate, senza che una venga vissuta come più “giusta” dell’altra.
Un percorso di riflessione individuale o di coppia può aiutare a chiarire se questa differenza è negoziabile e trasformabile, oppure se rappresenta un nodo strutturale della relazione. In ogni caso, il fatto che lei senta di non avere lucidità non è un segnale di debolezza, ma di un legame che è ancora emotivamente attivo e complesso.
Prendersi tempo per comprendere, piuttosto che forzare una decisione, è spesso il primo vero atto di cura verso se stessi e verso l’altro.
Un caro saluto
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una confusione comprensibile, legata a una diversa visione del futuro e del conflitto.
Quando uno vede i problemi come superabili e l’altro come una minaccia, si crea distanza, anche se il sentimento c’è. In questi casi non è tanto l’amore a mancare, quanto una diversa capacità di stare nel conflitto.
Un confronto più profondo, eventualmente con l’aiuto di un percorso psicologico di coppia, può aiutarvi a capire se esiste un terreno comune su cui costruire o se state andando in direzioni diverse.
da quello che racconta emerge una confusione comprensibile, legata a una diversa visione del futuro e del conflitto.
Quando uno vede i problemi come superabili e l’altro come una minaccia, si crea distanza, anche se il sentimento c’è. In questi casi non è tanto l’amore a mancare, quanto una diversa capacità di stare nel conflitto.
Un confronto più profondo, eventualmente con l’aiuto di un percorso psicologico di coppia, può aiutarvi a capire se esiste un terreno comune su cui costruire o se state andando in direzioni diverse.
Quello che descrive è un conflitto molto comune nelle coppie: non tanto sulle differenze, quanto sul modo di guardare al futuro. Lei sta lavorando sul cambiamento e vede il conflitto come qualcosa che può essere gestito; lui, invece, sembra viverlo come una minaccia da evitare. In questi casi non è l’amore a mancare, ma una visione condivisa su come affrontare le difficoltà. Un percorso di supporto può aiutare a chiarire se le vostre differenze sono realmente incompatibilità o se sono diventate tali perché cariche di paura e di strascichi emotivi non elaborati. Fare chiarezza ora serve proprio a non restare bloccati nella confusione.
Gentile paziente, quello che descrive è un conflitto molto comune nelle relazioni in cui l’investimento affettivo è ancora presente, ma la visione del futuro inizia a divergere. Da un lato c’è il suo lavoro su di sé, la consapevolezza delle difficoltà e la fiducia nella possibilità di affrontarle insieme. Dall’altro c’è la paura del suo compagno, che sembra più legata all’idea del conflitto che ai singoli episodi, come se le esperienze passate non fossero davvero elaborate ma solo accantonate.
Questa asimmetria non indica necessariamente mancanza di amore, ma una diversa capacità di stare dentro le difficoltà e di immaginare il legame nel tempo. È comprensibile che questo la stia destabilizzando e che oggi faccia fatica a capire se continuare significhi crescere insieme o restare bloccati in una posizione che non vi incontra più entrambi.
In momenti come questo, cercare di decidere da soli spesso aumenta la confusione. Uno spazio di confronto guidato può aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni, sui limiti della relazione e su ciò che è davvero disposto, o meno, a costruire l’altro. Se sente il bisogno di fermarsi, capire meglio cosa sta vivendo e orientarsi con maggiore lucidità, può prenotare una seduta. Lavorare su questi aspetti ora può fare la differenza, qualunque scelta decida poi di prendere.
Un caro saluto
Dott.ssa A.Mustatea
Questa asimmetria non indica necessariamente mancanza di amore, ma una diversa capacità di stare dentro le difficoltà e di immaginare il legame nel tempo. È comprensibile che questo la stia destabilizzando e che oggi faccia fatica a capire se continuare significhi crescere insieme o restare bloccati in una posizione che non vi incontra più entrambi.
In momenti come questo, cercare di decidere da soli spesso aumenta la confusione. Uno spazio di confronto guidato può aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni, sui limiti della relazione e su ciò che è davvero disposto, o meno, a costruire l’altro. Se sente il bisogno di fermarsi, capire meglio cosa sta vivendo e orientarsi con maggiore lucidità, può prenotare una seduta. Lavorare su questi aspetti ora può fare la differenza, qualunque scelta decida poi di prendere.
Un caro saluto
Dott.ssa A.Mustatea
Buonasera, grazie per aver portare i tuoi dubbi. Nel partner spesso cerchiamo qualcosa di diverso da noi ma che allo stesso tempo conosciamo (parti di noi magari sono come l altro), ma questo serve come dicevi per crescere insieme e per equilibrarsi. È bella la tua visiona positiva, lui magari fa ancora fatica ma credo che un sano dialogo sia utile a risolvere il tutto. Troverei un momento tranquillo dove chiedergli se lo puoi aiutare a mettere nel cassetto dubbi o quello che si sta legando data dalle discussioni. Mettersi a disposizione e in aiuto dell altro rassicura e fa capire che siete disposti a risolvere e lasciarvi dietro litigate che spesso in tutte le coppie sono futili o di argomenti non così di valore.
D'altra parte se c'è una difficoltà sarà pronto ad accoglierla e a parlarne diversamente se è convinto che non potrà andare bene è una sua scelta. Giusta o meno che sia.
Si è due mondi che si incontrano.
Rimango a disposizione per qualunque necessità,
Dott.ssa Casumaro Giada
D'altra parte se c'è una difficoltà sarà pronto ad accoglierla e a parlarne diversamente se è convinto che non potrà andare bene è una sua scelta. Giusta o meno che sia.
Si è due mondi che si incontrano.
Rimango a disposizione per qualunque necessità,
Dott.ssa Casumaro Giada
Buonasera, la situazione che descrive tocca temi molto profondi: la gestione del conflitto, le aspettative sul futuro e il modo in cui le esperienze relazionali passate influenzano il presente.
Le differenze caratteriali in coppia possono essere una risorsa, ma richiedono che entrambi i partner siano disposti a lavorarci. Ciò che emerge dalla sua descrizione è che voi due attribuite significati molto diversi ai conflitti: lei li vede come parte naturale della relazione, affrontabili con consapevolezza; lui sembra viverli con maggiore preoccupazione.
Un percorso terapeutico - individuale o di coppia - potrebbe aiutarvi a comprendere da dove nascono queste diverse modalità di affrontare i conflitti, ad elaborare i vissuti emotivi legati ai litigi passati, che sembrano pesare ancora sulla relazione e a sviluppare nuove modalità comunicative che permettano a entrambi di sentirvi compresi
In uno spazio protetto come quello terapeutico, è possibile esplorare queste dinamiche con serenità e costruire una visione più condivisa.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Le differenze caratteriali in coppia possono essere una risorsa, ma richiedono che entrambi i partner siano disposti a lavorarci. Ciò che emerge dalla sua descrizione è che voi due attribuite significati molto diversi ai conflitti: lei li vede come parte naturale della relazione, affrontabili con consapevolezza; lui sembra viverli con maggiore preoccupazione.
Un percorso terapeutico - individuale o di coppia - potrebbe aiutarvi a comprendere da dove nascono queste diverse modalità di affrontare i conflitti, ad elaborare i vissuti emotivi legati ai litigi passati, che sembrano pesare ancora sulla relazione e a sviluppare nuove modalità comunicative che permettano a entrambi di sentirvi compresi
In uno spazio protetto come quello terapeutico, è possibile esplorare queste dinamiche con serenità e costruire una visione più condivisa.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buonasera,
quello che descrive è un momento emotivamente complesso, che sembra che lei stia affrontando con grande impegno e sincerità: sta osservando se stessa con attenzione, riconoscendo le sue fatiche e valorizzando i passi che ha già compiuto. Questo è un segnale importante, che spesso rappresenta la base per un cambiamento reale nelle relazioni.
La difficoltà che emerge tra voi non riguarda tanto “chi è fatto in un modo” piuttosto che “chi è fatto in un altro”, quanto il modo in cui ciascuno di voi attribuisce significato a queste differenze: lei sembra aver raggiunto una maggiore fiducia nella possibilità di gestire i conflitti, mentre il suo compagno vive ancora con il timore che ciò che è accaduto in passato possa ripetersi e compromettere un futuro insieme. È come se lei guardasse avanti con la sensazione di avere strumenti nuovi, mentre lui fosse ancora trattenuto da un ricordo emotivo che teme possa influenzare anche il futuro.
Non necessariamente è una questione di mancanza d’amore, ma di sicurezza interna. E questo crea inevitabilmente una distanza: lei sente di poter affrontare le difficoltà insieme, lui teme che quelle difficoltà possano diventare troppo pesanti.
È comprensibile che questa divergenza la faccia sentire sospesa. Da una parte il desiderio di continuare a costruire, dall’altra la sensazione che i vostri passi non siano più sincronizzati. In questi momenti non è semplice capire se si tratta di una fase transitoria, in cui uno dei due ha bisogno di più tempo, oppure di un punto in cui le visioni sul futuro iniziano davvero a divergere.
Più che forzarsi a prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile chiedersi se esiste ancora uno spazio in cui poter parlare apertamente di queste paure, senza che diventino un ostacolo insormontabile. A volte un confronto guidato, in un contesto protetto, permette di capire se la relazione ha ancora margini di crescita condivisa o se le strade stanno davvero prendendo direzioni diverse.
le auguro buone cose,
saluti
LEV
quello che descrive è un momento emotivamente complesso, che sembra che lei stia affrontando con grande impegno e sincerità: sta osservando se stessa con attenzione, riconoscendo le sue fatiche e valorizzando i passi che ha già compiuto. Questo è un segnale importante, che spesso rappresenta la base per un cambiamento reale nelle relazioni.
La difficoltà che emerge tra voi non riguarda tanto “chi è fatto in un modo” piuttosto che “chi è fatto in un altro”, quanto il modo in cui ciascuno di voi attribuisce significato a queste differenze: lei sembra aver raggiunto una maggiore fiducia nella possibilità di gestire i conflitti, mentre il suo compagno vive ancora con il timore che ciò che è accaduto in passato possa ripetersi e compromettere un futuro insieme. È come se lei guardasse avanti con la sensazione di avere strumenti nuovi, mentre lui fosse ancora trattenuto da un ricordo emotivo che teme possa influenzare anche il futuro.
Non necessariamente è una questione di mancanza d’amore, ma di sicurezza interna. E questo crea inevitabilmente una distanza: lei sente di poter affrontare le difficoltà insieme, lui teme che quelle difficoltà possano diventare troppo pesanti.
È comprensibile che questa divergenza la faccia sentire sospesa. Da una parte il desiderio di continuare a costruire, dall’altra la sensazione che i vostri passi non siano più sincronizzati. In questi momenti non è semplice capire se si tratta di una fase transitoria, in cui uno dei due ha bisogno di più tempo, oppure di un punto in cui le visioni sul futuro iniziano davvero a divergere.
Più che forzarsi a prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile chiedersi se esiste ancora uno spazio in cui poter parlare apertamente di queste paure, senza che diventino un ostacolo insormontabile. A volte un confronto guidato, in un contesto protetto, permette di capire se la relazione ha ancora margini di crescita condivisa o se le strade stanno davvero prendendo direzioni diverse.
le auguro buone cose,
saluti
LEV
Gentile utente,
il suo racconto descrive con chiarezza un disallineamento della coppia, lei infatti sta vivendo una fase di fiducia e l’impiego di nuove strategie grazie al lavoro su di sé, mentre il suo compagno sembra rimasto "bloccato" nel ricordo del dolore passato.
Ecco i punti chiave su cui riflettere:
• Disallineamento temporale: Mentre lei guarda al futuro con nuovi strumenti, il suo partner guarda al domani attraverso la lente dei vecchi conflitti, come se la paura di un futuro conflittuale impedisca di vedere il cambiamento presente.
• Visione del conflitto: Per lei la crisi è un’opportunità di crescita, per lui è un segnale di rottura. Questa diversità non indica mancanza d'amore, ma una differente percezione della sicurezza relazionale.
• Oltre il sentimento: Ha colto un punto centrale: l'amore è il motore, ma la fiducia nella capacità di "riparazione" della coppia è il binario. Senza questa fiducia reciproca, progettare un futuro (matrimonio, figli) diventa fonte di ansia anziché di gioia.
Il mio consiglio è di valutare uno spazio di confronto protetto (come una consulenza di coppia). Questo servirebbe a capire se il suo compagno può rivedere l'immagine che ha di lei e della vostra relazione, ponendo nuovamente la fiducia di cui avete bisogno per proseguire nelle vostre progettualità.
Le auguro di ritrovare presto la chiarezza che cerca.
Dott.ssa Mabel Morales
il suo racconto descrive con chiarezza un disallineamento della coppia, lei infatti sta vivendo una fase di fiducia e l’impiego di nuove strategie grazie al lavoro su di sé, mentre il suo compagno sembra rimasto "bloccato" nel ricordo del dolore passato.
Ecco i punti chiave su cui riflettere:
• Disallineamento temporale: Mentre lei guarda al futuro con nuovi strumenti, il suo partner guarda al domani attraverso la lente dei vecchi conflitti, come se la paura di un futuro conflittuale impedisca di vedere il cambiamento presente.
• Visione del conflitto: Per lei la crisi è un’opportunità di crescita, per lui è un segnale di rottura. Questa diversità non indica mancanza d'amore, ma una differente percezione della sicurezza relazionale.
• Oltre il sentimento: Ha colto un punto centrale: l'amore è il motore, ma la fiducia nella capacità di "riparazione" della coppia è il binario. Senza questa fiducia reciproca, progettare un futuro (matrimonio, figli) diventa fonte di ansia anziché di gioia.
Il mio consiglio è di valutare uno spazio di confronto protetto (come una consulenza di coppia). Questo servirebbe a capire se il suo compagno può rivedere l'immagine che ha di lei e della vostra relazione, ponendo nuovamente la fiducia di cui avete bisogno per proseguire nelle vostre progettualità.
Le auguro di ritrovare presto la chiarezza che cerca.
Dott.ssa Mabel Morales
Buongiorno, la confusione che descrive è comprensibile e, per certi versi, anche molto umana. Quando in una relazione ci si confronta non solo con le differenze caratteriali, ma soprattutto con visioni diverse del futuro, è normale sentirsi disorientati, come se mancasse un terreno stabile sotto i piedi. Lei sta cercando di tenere insieme due elementi importanti: da una parte l’amore e il desiderio di crescere, dall’altra la paura che questa crescita non avvenga allo stesso passo o nella stessa direzione. Colpisce il fatto che lei sia consapevole delle sue difficoltà e che abbia lavorato concretamente su di sé. Questo è un aspetto tutt’altro che scontato e indica una capacità di mettersi in discussione e di assumersi responsabilità. Il punto doloroso, però, sembra essere che mentre lei guarda alle differenze come a qualcosa che può essere affrontato, il suo compagno le vive come una minaccia. Non è tanto una questione di chi abbia ragione o torto, quanto di come ciascuno dà un significato al conflitto. Per lei il conflitto può essere qualcosa che, se gestito, non cancella l’amore; per lui sembra rappresentare il rischio che tutto possa rompersi. Quando una persona si porta dietro gli strascichi delle litigate passate, spesso non è perché non ami, ma perché fatica a sentirsi al sicuro emotivamente. Questo non significa che il sentimento non ci sia, ma che il modo in cui viene vissuto è diverso. Lei sembra avere una fiducia di fondo nel “noi”, lui invece sembra chiedersi se il “noi” possa reggere nel tempo. Questa distanza, più che caratteriale, è emotiva e progettuale, ed è normale che la faccia sentire in bilico. La difficoltà nel chiudere la relazione non è un segno di debolezza o di confusione eccessiva, ma il riflesso di un legame che per lei è ancora vivo e significativo. Allo stesso tempo, è importante ascoltare ciò che questa fatica le sta comunicando: forse non tanto che l’amore non basta, ma che l’amore ha bisogno di una base condivisa di fiducia, di visione e di gestione delle difficoltà. Se una persona accetta l’idea che i problemi esisteranno e l’altra vive quei problemi come intollerabili, il rischio è che entrambi si sentano soli, anche stando insieme. Può essere utile, prima di prendere decisioni definitive, provare a riportare l’attenzione non su “funzioneremo o no”, ma su come ciascuno di voi affronta la paura. Lei sembra affrontarla cercando di migliorarsi e credendo nella possibilità di superare gli ostacoli; lui sembra affrontarla mettendo distanza e interrogandosi sul futuro. Capire se c’è spazio per incontrarsi anche su questo piano, e non solo sui sentimenti, può aiutarla a fare chiarezza. Non avere lucidità ora non significa non averla mai. A volte la lucidità arriva proprio dopo aver riconosciuto che due persone possono amarsi e allo stesso tempo avere bisogni emotivi diversi rispetto alla sicurezza, al conflitto e al futuro. Darsi il permesso di ascoltare anche questa verità, senza forzarsi a decidere subito, può essere un primo passo per uscire dalla confusione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
sicuramente lo stato che sta vivendo crea grande turbamento ed è inevitabile quando le prospettive che si presentano sembrano essere così differenti, dove da un lato sembra che si possano superare le difficoltà, ma dall'altro, queste difficoltà sembrano essere qualcosa di troppo.
Un percorso psicologico potrebbe aiutare a creare ordine a tali pensieri e alla confusione che si è creata; inoltre, potrebbe essere d'aiuto proprio per lavorare su sè stessi, per poter migliorare quegli aspetti che possono creare un ostacolo.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
sicuramente lo stato che sta vivendo crea grande turbamento ed è inevitabile quando le prospettive che si presentano sembrano essere così differenti, dove da un lato sembra che si possano superare le difficoltà, ma dall'altro, queste difficoltà sembrano essere qualcosa di troppo.
Un percorso psicologico potrebbe aiutare a creare ordine a tali pensieri e alla confusione che si è creata; inoltre, potrebbe essere d'aiuto proprio per lavorare su sè stessi, per poter migliorare quegli aspetti che possono creare un ostacolo.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Buongiorno, comprendo che la situazione non deve essere certamente semplice. Quello che le posso dire è che più che concentrarsi sulle paure del suo fidanzato, forse è più lecito comprendere da dove proviene questo bisogno di controllo. Oltre a ciò le incomprensioni come in qualsiasi coppia ci sono e ci saranno anche in futuro, il punto non è discutere ma come lo si fa.
Buona giornata.
Buona giornata.
Gentile utente,
la confusione che descrive è comprensibile data la complessità della situazione. Dalle sue parole emerge una buona consapevolezza personale che rappresenta una risorsa molto importante. Nelle relazioni accade spesso che non sono tanto le differenze individuali a creare difficoltà, ma il modo in cui ciascun individuo vive il conflitto. Lei sembra percepirlo come qualcosa di affrontabile e trasformabile, mentre il suo compagno lo vive con molta paura, temendo che possa compromettere la stabilità futura. Questa diversa visione può generare distanza emotiva e senso di solitudine. Potrebbe esser utile interrogarsi su quanto entrambi siate disponibili e disposti a costruire un modo condiviso di esserci e di affrontare le difficoltà. Chiarire questo aspetto, anche con l’aiuto di un professionista, può aiutarla a capire cosa per lei è davvero sostenibile nel tempo.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Daniela Maura.
la confusione che descrive è comprensibile data la complessità della situazione. Dalle sue parole emerge una buona consapevolezza personale che rappresenta una risorsa molto importante. Nelle relazioni accade spesso che non sono tanto le differenze individuali a creare difficoltà, ma il modo in cui ciascun individuo vive il conflitto. Lei sembra percepirlo come qualcosa di affrontabile e trasformabile, mentre il suo compagno lo vive con molta paura, temendo che possa compromettere la stabilità futura. Questa diversa visione può generare distanza emotiva e senso di solitudine. Potrebbe esser utile interrogarsi su quanto entrambi siate disponibili e disposti a costruire un modo condiviso di esserci e di affrontare le difficoltà. Chiarire questo aspetto, anche con l’aiuto di un professionista, può aiutarla a capire cosa per lei è davvero sostenibile nel tempo.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Daniela Maura.
Buongiorno, grazie per la sua condivisione.
Da quello che descrive, non è tanto “l’amore che non basta”, ma il modo diverso in cui voi due vivete il conflitto: per lei è qualcosa che può essere affrontato e superato, mentre per il suo compagno diventa una fonte di paura e insicurezza, soprattutto se porta con sé gli strascichi delle discussioni passate.
In questi casi può essere molto utile intraprendere un percorso di terapia di coppia, che aiuta a dare un significato diverso al conflitto, a riconoscere la sofferenza di entrambi e a costruire modalità più sicure e funzionali per comunicare e “riparare” dopo i momenti difficili.
Un caro saluto
Dott.ssa Elena Coccollone
Da quello che descrive, non è tanto “l’amore che non basta”, ma il modo diverso in cui voi due vivete il conflitto: per lei è qualcosa che può essere affrontato e superato, mentre per il suo compagno diventa una fonte di paura e insicurezza, soprattutto se porta con sé gli strascichi delle discussioni passate.
In questi casi può essere molto utile intraprendere un percorso di terapia di coppia, che aiuta a dare un significato diverso al conflitto, a riconoscere la sofferenza di entrambi e a costruire modalità più sicure e funzionali per comunicare e “riparare” dopo i momenti difficili.
Un caro saluto
Dott.ssa Elena Coccollone
Buongiorno,
la situazione che descrivi evidenzia dinamiche relazionali complesse, in cui le differenze personali e familiari si intrecciano con paure e vissuti emotivi profondi. È naturale che, in una coppia, le modalità di gestione delle emozioni e dei conflitti possano divergere: tu mostri consapevolezza delle tue reazioni e impegno nel cambiamento, mentre il tuo compagno percepisce le differenze come un rischio per il futuro.
Questa diversità di visione può generare confusione e tensione: l’amore da solo non sempre è sufficiente a garantire armonia, soprattutto quando uno dei partner vive con ansia la prospettiva di conflitti futuri o il peso di esperienze passate. È importante riconoscere che entrambe le prospettive sono valide: tu sei orientata alla crescita e alla risoluzione condivisa, lui alla protezione e alla prevenzione di possibili danni emotivi.
Un percorso di supporto psicologico o di consulenza di coppia può aiutare a esplorare le paure, a migliorare la comunicazione e a valutare realisticamente la compatibilità e le strategie da adottare per il futuro, senza forzature e con maggiore chiarezza emotiva.
In questi casi, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarvi nella riflessione e nel prendere decisioni consapevoli.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrivi evidenzia dinamiche relazionali complesse, in cui le differenze personali e familiari si intrecciano con paure e vissuti emotivi profondi. È naturale che, in una coppia, le modalità di gestione delle emozioni e dei conflitti possano divergere: tu mostri consapevolezza delle tue reazioni e impegno nel cambiamento, mentre il tuo compagno percepisce le differenze come un rischio per il futuro.
Questa diversità di visione può generare confusione e tensione: l’amore da solo non sempre è sufficiente a garantire armonia, soprattutto quando uno dei partner vive con ansia la prospettiva di conflitti futuri o il peso di esperienze passate. È importante riconoscere che entrambe le prospettive sono valide: tu sei orientata alla crescita e alla risoluzione condivisa, lui alla protezione e alla prevenzione di possibili danni emotivi.
Un percorso di supporto psicologico o di consulenza di coppia può aiutare a esplorare le paure, a migliorare la comunicazione e a valutare realisticamente la compatibilità e le strategie da adottare per il futuro, senza forzature e con maggiore chiarezza emotiva.
In questi casi, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, che possa accompagnarvi nella riflessione e nel prendere decisioni consapevoli.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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