Buongiorno, Vi scrivo in quanto ho bisogno di un vostri supporto\punto di vista relativamente a ques

26 risposte
Buongiorno, Vi scrivo in quanto ho bisogno di un vostri supporto\punto di vista relativamente a questa situazione che mi sta causando parecchie difficoltà. Ho 28 anni,convivo con il mio compagno da 4 anni, e, da ormai un mese ho comunicato a mia madre la nostra volontà di voler provare a costruire il nostro futuro in Australia.
Premettendo che il rapporto con mia mamma non è mai stato un rapporto bilanciato e "sano" in quanto vivo con ricatto emotivo e controllo costanti da parte sua fin dalla tenera età. è una donna vedova, vive da sola e ha mio fratello e la sua famiglia letteralmente a un minuto da casa sua. Io e mio fratello abbiamo 9 anni di differenza e, grazie alla terapia, ho compreso quelli che sono stati i miei traumi e ci ho lavorato in questi anni.
Dopo aver detto a mia madre la mia volontà, ho ottenuto riscontri totalmente negativi; prima una chiusura totale, ricevendo come unico riscontro un "mi hai delusa, non ne voglio sapere niente".
In seconda battuta, dopo un mese di completo silenzio, l'ho ricercata, ci siamo viste per parlare, abbiamo discusso; e in questo confronto non c'è stato nessun interesse a trovare un punto d'incontro. Ho ricevuto solo dita puntate, tentativi di farmi sentire in colpa perchè da quando convivo mi sono "staccata" dal nido, mi è stato detto che infango valori di famiglia, non sono rispettosa, scappo dai doveri, sono una delusione...insomma tutte cose del genere.
Io razionalmente ho capito che per ricucire i rapporti bisogna essere in due, e dall'altra parte non c'è questa voglia, solo che emotivamente parlando, questa situazione mi sta distruggendo, ho l'umore e l'energia a terra, e non so come aiutarmi...
Sono dovuta essere molto sintetica per quanto la situazione sia molto complessa. Spero in un vostro punto di vista e supporto.
Grazie mille
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Le dinamiche che ha descritto sembrano parlare di fatica. Far fatica a mettere i confini, far fatica a sentirmi vista, amata, accolta. Forse anche per questo andare lontanissima potrebbe funzionare per me? Ha mai pensato di iniziare un percorso psicologico, anche online, con orientamento sistemico relazionale? Se vuole possiamo fissare un primo colloquio e capire insieme.

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Dott.ssa Antonella Guiducci
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
San Mauro Pascoli
Buongiorno. E' un progetto che sicuramente andrà a definire e darà forza alla sua identità e al suo bisogno di indipendenza e di autonomia per dimostrare a se stessa quei valori che la sua famiglia (madre) al momento sta mettendo in discussione. Mi sembra di capire che ne sua madre e ne lei siete pronti per costruire un cambiamento. Una distanza emotiva e fisica può essere utile ad entrambe.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,

quello che descrive è molto doloroso ma anche molto comprensibile. Quando per molti anni il rapporto con un genitore è stato segnato da controllo e ricatto emotivo, il momento in cui si fanno scelte autonome importanti — come progettare una vita all’estero — può attivare reazioni molto forti.

Da ciò che racconta, sembra che lei abbia fatto un lavoro importante su di sé anche grazie alla terapia, arrivando a riconoscere alcune dinamiche della relazione con sua madre. Purtroppo però, come ha già intuito razionalmente, un rapporto può cambiare solo se entrambe le persone sono disposte a mettersi in discussione. In questo momento sua madre sembra reagire soprattutto con paura, rabbia e senso di perdita, esprimendoli attraverso accuse e sensi di colpa.

Il fatto che questa situazione la stia facendo stare molto male è assolutamente umano: anche quando sappiamo di star facendo una scelta giusta per noi, il bisogno di approvazione e di riconoscimento da parte di un genitore rimane molto forte.

Potrebbe essere utile continuare (o riprendere, se necessario) un percorso di psicoterapia, proprio per avere uno spazio in cui elaborare il senso di colpa, il dolore per la chiusura di sua madre e per rafforzare i suoi confini emotivi mentre porta avanti le sue scelte di vita.

A volte crescere significa anche tollerare che alcune persone a noi molto care non riescano ad accompagnarci nel cambiamento.

Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Martina Marrone
Psicologo, Psicologo clinico
Piacenza
Salve, leggo che ha affrontato una terapia e quest'ultima può aiutare nel trovare gli strumenti per affrontare le situazioni che la vita ci pone davanti; ma delle volte si ripresentano eventi che possono riportarci nei "vecchi schemi", magari alcune persone per noi importanti possono avere un'influenza incisiva sulle nostre scelte, ma queste relazioni sono sempre da esplorare nell'emergere di nuovi temi che possono essere non emersi prima, magari perché può emergere anche il momento "giusto" per poterli vedere. La ringrazio molto per la sua condivisione e le auguro un imbocca al lupo. Dott.ssa M.M.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una situazione emotivamente molto faticosa, e il disagio che sta provando è assolutamente comprensibile. Quando il rapporto con un genitore è stato caratterizzato per lungo tempo da dinamiche di controllo, ricatto emotivo o senso di colpa, momenti di cambiamento importante — come la decisione di trasferirsi all’estero e costruire la propria vita — possono attivare reazioni molto intense da entrambe le parti.

Da una parte c’è il suo bisogno legittimo di autonomia, di progettualità e di costruzione del proprio futuro con il suo compagno. A 28 anni è naturale desiderare di fare scelte che rispecchino i propri valori, i propri sogni e il proprio percorso di vita. Il processo di separazione dalla famiglia d’origine è una tappa evolutiva fondamentale e, anche quando avviene con affetto e rispetto, può essere vissuto con fatica da un genitore.

Dall’altra parte, dalle sue parole sembra che sua madre reagisca con modalità che fanno leva sulla colpa, sulla delusione e su un’idea di “dovere familiare”. Questo tipo di risposta spesso nasce da paure profonde: paura della solitudine, dell’abbandono o della perdita del ruolo genitoriale. Tuttavia, anche se queste emozioni possono essere comprensibili, non significa che sia giusto o sano che ricadano su di lei sotto forma di accuse o pressioni emotive.

Un aspetto importante che lei stessa ha già colto è che la ricostruzione di un rapporto richiede la disponibilità di entrambe le persone. Quando una parte non è pronta a mettersi in discussione o a cercare un punto d’incontro, l’altra può fare molto poco per cambiare la dinamica.

In questi casi può essere utile lavorare su alcuni punti:

Distinguere tra responsabilità e senso di colpa. Il fatto che sua madre soffra o non approvi la sua scelta non significa automaticamente che lei stia sbagliando o che sia responsabile delle emozioni di sua madre.

Riconoscere i propri bisogni e i propri confini. Crescere significa anche imparare a prendere decisioni che possono non essere condivise dalla famiglia, mantenendo comunque rispetto e affetto.

Accettare che il cambiamento richiede tempo. A volte i genitori hanno bisogno di più tempo per elaborare una decisione che percepiscono come una perdita o un distacco.

Proteggere il proprio benessere emotivo. Se il dialogo si trasforma solo in accuse o tentativi di colpevolizzazione, può essere utile limitare temporaneamente il confronto o mantenerlo su modalità più protette.

Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso terapeutico e abbia lavorato sui suoi traumi è un elemento molto importante: dimostra consapevolezza e volontà di crescita. Tuttavia, il momento che sta vivendo è delicato perché riattiva dinamiche profonde del rapporto con sua madre e può generare un conflitto interno tra il desiderio di autonomia e il bisogno di approvazione.

Proprio per questo motivo, potrebbe essere molto utile continuare o riprendere un confronto con uno specialista, che possa aiutarla a elaborare le emozioni che sta vivendo, a rafforzare i suoi confini emotivi e a gestire questa fase di transizione nel modo più equilibrato possibile.

Un supporto psicologico può aiutarla non solo ad affrontare il rapporto con sua madre, ma anche a vivere con maggiore serenità le scelte importanti che riguardano il suo futuro.

Un caro saluto.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco quanto questa situazione la stia ferendo. Quando si cresce in un contesto di ricatto emotivo e controllo costante, ogni scelta autonoma può scatenare sensazioni di colpa, ansia e senso di inadeguatezza, anche se razionalmente si sa di avere diritto a costruire la propria vita. È naturale sentirsi emotivamente travolta, soprattutto quando chi ci ha cresciuto non offre apertura o disponibilità al dialogo.

Lei ha già fatto un lavoro importante su sé stessa e sui traumi passati, e questo è un punto di forza. La sfida ora non è convincere sua madre, ma proteggere il proprio equilibrio emotivo e riconoscere i propri bisogni: la volontà di costruire un futuro con il compagno è legittima, così come il diritto di sentirsi libera dalle colpe imposte.

Quello che sente – tristezza, frustrazione, senso di colpa – è comprensibile, ma non deve essere affrontato da sola. Possiamo lavorare insieme online su strategie per gestire queste emozioni, rafforzare i confini emotivi e ritrovare energia e sicurezza nel seguire le sue scelte senza sentirsi costantemente schiacciata dal giudizio altrui. Avere uno spazio dedicato può aiutarla a ritrovare equilibrio e chiarezza nella gestione di questa relazione difficile
Dott.ssa Ilaria Panarelli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Pegognaga
Buongiorno, dalle sue parole si percepiscono la delusione e la frustrazione per non aver ricevuto il supporto desiderato da sua madre. Si trova davanti a un cambiamento molto importante del suo progetto di vita e forse, la posizione espressa da sua madre, le crea incertezza. Tuttavia, lei sta costruendo il suo futuro, ha preso una decisione importante (quella di trasferirsi in Australia) e ha una relazione affettiva dilunga durata; cosa la porta a ricercare l'approvazione di sua madre? Conoscendo la sua rigidità, in cosa potrebbe esserle d'aiuto nel concretizzare il suo progetto?
Ha affrontato questa dinamica con il professionista che l'ha seguita?
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Sono la Dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa e sessuologa.
Quello che descrivi non parla di una semplice difficoltà familiare, ma di un legame che sembra attivarsi ancora oggi attraverso colpa, controllo e svalutazione. Ed è comprensibile che, anche avendo lavorato molto su di te e avendo capito razionalmente cosa sta succedendo, sul piano emotivo questa situazione continui ad avere un impatto così forte. Quando una madre reagisce all’autonomia della figlia come se fosse un tradimento, il dolore che si crea è molto profondo. Non si soffre solo per il conflitto presente, ma anche perché si riattivano dinamiche antiche, legate al bisogno di riconoscimento, al desiderio di essere vista, compresa e amata senza dover pagare ogni scelta con il senso di colpa. Nel tuo racconto emerge chiaramente che il punto non è l’Australia in sé. Quella scelta sembra aver toccato un nodo molto più profondo, cioè la tua possibilità di esistere come persona separata, adulta e libera. Ed è proprio lì che, spesso, i rapporti familiari più sbilanciati diventano particolarmente dolorosi. Perché ogni passo verso l’autonomia viene letto non come crescita, ma come abbandono o mancanza. Hai già colto un aspetto molto importante, e cioè che per ricucire un rapporto servono due persone. Quando dall’altra parte non c’è disponibilità all’ascolto ma solo accusa, chiusura e colpevolizzazione, il rischio è che tu continui a consumare molte energie nel tentativo di ottenere una riparazione che, in questo momento, tua madre non sembra in grado di offrire. Il fatto che questa situazione ti stia abbassando così tanto l’umore e l’energia non è un segno di fragilità. È il segnale del peso affettivo di questo legame e del conflitto interno tra il diritto di costruire la tua vita e la ferita di sentirti trattata come una figlia che delude. Più che chiederti come convincerla, forse oggi sarebbe importante dare piena dignità al dolore che stai vivendo e riconoscere che non stai solo affrontando una decisione pratica, ma un passaggio emotivo molto più complesso, che tocca appartenenza, separazione e identità. In questi casi, uno spazio psicologico può essere molto prezioso non tanto per cambiare tua madre, ma per aiutarti a sostenere il confine tra ciò che senti e ciò che lei proietta su di te. Perché il punto, a volte, non è riuscire a farsi capire da un genitore che non vuole ascoltare, ma imparare a non perdere se stessi nel tentativo di ottenere quell’ascolto.
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
da come descrivi la situazione è comprensibile che tu stia a terra: non stai “solo” preparando un trasferimento importante, stai anche toccando il punto più sensibile del legame con tua madre, cioè il confine tra la tua vita adulta e il suo bisogno di controllo. Quando un rapporto è stato per anni segnato da ricatto emotivo, la separazione non viene vissuta come un passaggio naturale, ma come una colpa. E le frasi che ti ha detto (“mi hai delusa”, “infanghi i valori”, “scappi dai doveri”) sembrano proprio strumenti per riportarti dentro quel ruolo: la figlia che deve scegliere tra sé e la madre.
Il fatto che tu abbia cercato un confronto e non ci sia stata apertura è un dato importante: tu stai tentando una relazione più adulta e dialogica, lei sta rispondendo con chiusura e colpevolizzazione. In questi casi la parte più dolorosa è che la mente “sa” che non dipende da te, ma il corpo reagisce come se fosse in pericolo (tristezza, senso di colpa, paura di perdere il legame, energia giù). È la vecchia dinamica che si riattiva: il prezzo dell’autonomia è l’amore. E quando dentro di noi questo schema è antico, l’autonomia può far male anche se è la scelta giusta.
Un punto centrale è distinguere tra responsabilità e colpa. Tu non stai abbandonando tua madre, stai costruendo la tua vita. Che lei sia vedova e viva sola può suscitare tenerezza e preoccupazione, ma non può trasformarsi in un vincolo che decide al posto tuo, soprattutto considerando che non è davvero sola e ha altri riferimenti vicini. Il dolore che provi è reale, ma non è la prova che stai sbagliando, spesso è la prova che stai facendo qualcosa di nuovo, cioè non rientrare nel ricatto.
Nell’immediato, più che cercare “di convincerla”, può aiutare proteggere il tuo spazio interno: accettare che oggi lei non è disponibile a un punto d’incontro e che l’unica cosa su cui hai controllo è il tuo modo di stare nella relazione. A volte questo significa ridurre l’esposizione a conversazioni accusatorie, non entrare nel tribunale (“sono una delusione”) e tenere una comunicazione essenziale e ferma. Non per punirla, ma per non farti travolgere. E, se sei già in terapia o lo sei stata, questo è un momento molto indicato per avere continuità, perché stai attraversando un passaggio di separazione emotiva che può essere faticoso anche quando è sano.
Infine, una cosa importante: il fatto che tu ti senta “distrutta” non dice che non sei pronta per l’Australia; dice che stai pagando il costo emotivo di diventare davvero adulta davanti a una madre che fatica ad accettarlo. Questa fase può essere dolorosa, ma non è detto che resti così per sempre: a volte, quando l’altro capisce che il ricatto non funziona, il rapporto cambia; altre volte no. In entrambi i casi, però, tu hai il diritto di scegliere una vita che senti tua, senza doverla espiare con la colpa.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Eleonora Tosi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Pavia
buongiorno, mi spiace molto per il periodo che sta vivendo, si comprende appieno che la situazione sia complessa ed emotivamente molto intensa. Una madre controllante e simbiotica purtroppo non penso riesca a comprendere e ad accettare l'individuazione e l'autodeterminazione dei propri figli. Penso che la terapia le sia servita proprio per comprendere di essere altro da mamma, di essere un individuo a sè che ha il diritto di vivere la propria vita in qualsiasi angolo del mondo con le persone che sceglie di amare. Il passaggio che sta facendo è sano, se però il momento è troppo difficile potrebbe essere utile una psicoterapia di supporto per accompagnarla in questo ulteriore distacco materno. Le auguro buona fortuna
Dott.ssa Eleonora Lagrotteria
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Buon pomeriggio, provo a darle un feedback altrettanto sintetico.
Quando i rapporti familiari sono stati caratterizzati per molto tempo da dinamiche come quelle da lei descritte, ogni passo verso l'autonomia può attivare reazioni molto forti, sia in chi si allontana sia in chi percepisce quella distanza come una perdita. Dal suo canto mi sembra di capire che sta cercando di costruire la sua vita adulta in modo coerente con ciò che sente significativo per sè. Potrebbe essere utile, in questa fase, spostare il focus da “come convincere mia madre” a “come prendermi cura di me mentre la relazione con lei attraversa questo momento”. Continuare a sostenersi nel suo percorso, mantenere confini chiari ma non necessariamente chiusi, e concedersi il tempo di elaborare questo momento tra voi.
Chiaramente il mio è un punto di vista molto parziale, basato sulle poche informazioni che ha condiviso qui, quindi va inteso come uno spunto di riflessione e non come una lettura completa della situazione.
Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso questa sua situazione dilemmatica. Da un lato, c'è la motivazione a trovare la sua strada, insieme al suo compagno, alla ricerca di un'autonomia e un'indipendenza a lungo condizionata da altre persone; dall'altro la sua vecchia vita con i legami di parentela problematici che, in cuor suo, vorrebbe risolti prima di allontanarsi da loro.
C'è una parte della nostra mente che cerca costantemente di chiudere le questioni aperte del passato o del presente. Abbiamo l'illusione che i nostri comportamenti o le nostre decisioni possano, in qualche modo, "correggere" i difetti altrui, far cambiare i caratteri o le opinioni. Ma la realtà ci fornisce tutt'altre informazioni con cui dobbiamo imparare a convivere: che non possiamo controllare la volontà delle altre persone, né influenzare le loro decisioni e i loro giudizi. E questa realtà è ancora più difficile da accettare quando parliamo dei genitori, dei fratelli o dei parenti in genere.
Questo errore lo state commettendo entrambe, sia lei che sua madre. Cercando di cambiarvi a vicenda non fate altro che alimentare le vostre differenze ed esaltare ciò che vi divide piuttosto che ciò che vi potrebbe unire.
Lei e il suo compagno state per affrontare una nuova pagina della vita! Sicuramente impegnativa, con delle inevitabili insidie, ma anche tante sfide da provi con entusiasmo e coraggio. Qualunque siano le situazioni di vita che vi lasciate alle spalle, esse non devono diventare una zavorra difficile da trasportare, capace di insinuarsi nei vostri pensieri generando rimorsi, sensi di colpa o ripensamenti. Avete bisogno di voltare pagina sul serio, scegliendo con fermezza a quali valori personali poggiarvi, ricercando ciò che vi consente di esprimere le vostre migliori qualità come esseri umani, ciò che vi può garantire benessere e serenità, ciò in cui potete realizzarvi.
Ci sarà sempre qualcuno che non sarà d'accordo con le sue o le vostre decisioni, qualcuno che cercherà di imporvi il suo punto di vista o il suo giudizio. Ci sarà sempre qualcosa che vi lasciate indietro dopo una decisione così importante: le decisioni, le scelte di vita, hanno esattamente questa caratteristica, quella di rinunciare per ricevere di meglio.
I legami familiari non si scelgono e non sempre sono idilliaci. Se fossero sconosciuti o conoscenze superficiali, in molti casi, non avremmo difficoltà ad accantonarli. Ma, poiché fanno parte della nostra vita, socialmente e legalmente, si cerca spesso di tollerare le differenze di carattere, di cultura o di valore, a scapito del proprio benessere e del sentirsi a proprio agio. Ma non c'è sacrifico più giusto di quello che preserva la propria integrità, la propria coerenza, la propria dignità come essere umano. Se questo significa che le conseguenze delle nostre azioni non piaceranno o non saranno condivise da altre persone, dovremo avere la forza di lasciarle andare.
Valuti la possibilità, come fatto in passato, di avvalersi del supporto psicologico per affrontare questa fase di transizione, fino alla vostra partenza per l'Australia. Avrebbe strumenti di gestione emotiva e dei pensieri intrusivi, utili a preservare il suo bisogno di sicurezza e non intaccare la sua autostima e la voglia di autonomia e auto-determinazione.
Sono a disposizione per ulteriore supporto o informazioni, anche online.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno credo che sia opportuno approfondire perché il giudizio di sua madre sia così importante per lei tanto da sentirsi distrutta. Se vuole possiamo approfondire insieme questa tematica, rimango a disposizione
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata. Dalle sue parole emerge quanto questo momento sia emotivamente faticoso per lei, soprattutto perché la decisione di costruire un progetto di vita all’estero sembra aver riattivato dinamiche già presenti nel rapporto con sua madre. Quando si prendono scelte importanti per la propria vita, può accadere che queste vengano vissute dai familiari con difficoltà o resistenza, soprattutto se la relazione è stata in passato segnata da aspettative molto forti o da modalità relazionali complesse. Il confronto che descrive sembra aver lasciato spazio soprattutto a accuse e senso di colpa, senza che si sia riusciti a trovare un terreno di dialogo più sereno. È comprensibile che, anche avendo raggiunto una consapevolezza razionale su ciò che sta accadendo, sul piano emotivo questa distanza le provochi dolore, stanchezza e un senso di perdita. Le relazioni familiari, infatti, hanno spesso un peso profondo e quando si incrinano possono toccare parti molto sensibili della propria storia personale. Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso di terapia e abbia lavorato su alcune dinamiche del passato è un elemento importante. In momenti come questo può essere utile continuare a prendersi uno spazio di supporto per attraversare le emozioni che stanno emergendo e per mantenere un equilibrio tra il suo progetto di vita e il rapporto con la sua famiglia. Resto a disposizione se desidera un confronto o un approfondimento su quanto sta vivendo. Un caro saluto, Dott. Matteo De Nicoiò
Dr. Matteo Blasi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
la situazione che descrive è molto dolorosa e mette in gioco due bisogni importanti: da una parte il desiderio legittimo di costruire la propria vita e il proprio futuro, dall’altra il legame con una figura genitoriale da cui si vorrebbe comunque riconoscimento e sostegno.
Quando nel rapporto con un genitore sono presenti dinamiche di controllo, senso di colpa o ricatto emotivo, il processo di separazione e autonomia può diventare particolarmente difficile. Anche scelte di vita normali per un adulto, come convivere o trasferirsi all’estero, possono essere vissute dall’altra persona come un abbandono o un tradimento, e questo spesso genera reazioni molto dure.
Lei sembra avere già fatto un lavoro importante nel riconoscere queste dinamiche e nel comprendere che per ricostruire un rapporto è necessario che entrambe le parti siano disponibili. Purtroppo non sempre possiamo cambiare la posizione dell’altro, mentre possiamo lavorare su come proteggere il nostro equilibrio emotivo dentro questa situazione.
Il senso di colpa e la sofferenza che sente sono comprensibili, soprattutto quando il desiderio di autonomia entra in conflitto con il bisogno di approvazione di un genitore. Continuare un percorso psicologico può essere molto utile per consolidare i confini emotivi, sostenere le sue scelte di vita e trovare modalità più sostenibili di stare nella relazione con sua madre, senza che questo comprometta il suo benessere.
Dott.ssa Paola Mazzoni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Quando un figlio/a decide di intraprendere un percorso di vita autonomo, soprattutto lontano dalla famiglia, è normale che possano emergere emozioni intense sia nel figlio/a sia nei genitori. A volte i genitori possono reagire con paura o senso di perdita, che possono esprimersi attraverso critiche o tentativi di far sentire in colpa. E' importante ricordare che il processo di separazione dalla famiglia d'origine è una fase naturale della crescita. Scegliere di seguire un proprio progetto di vita non significa smettere di provare affetto per i propri genitori ma definire la propria autonomia. Ti consiglierei di parlare di nuovo con tua madre facendo presente che questa tua scelta è dovuta al tuo desiderio di realizzazione personale e non ha un rifiuto. Se il senso di colpa diventa molto forte o difficile da gestire, confrontarsi con un professionista può aiutare a chiarire i propri bisogni, rafforzare i confini emotivi e trovare modalità di comunicazione più serene con tua madre. Saluti
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza una situazione che, dalle sue parole, appare davvero molto faticosa sul piano emotivo. Quando si prendono decisioni importanti per la propria vita, come quella di costruire un futuro in un altro Paese, è naturale desiderare il sostegno e la comprensione delle persone più vicine. Quando invece la risposta che si riceve è fatta di chiusura, accuse o sensi di colpa, può nascere un conflitto interiore molto doloroso tra ciò che si sente giusto per sé e il bisogno di non ferire chi si ama. Dal suo racconto emerge un elemento molto significativo. Lei ha già fatto un percorso di riflessione su di sé e sulla sua storia familiare e sembra avere acquisito una consapevolezza importante rispetto al tipo di dinamica che nel tempo si è creata nel rapporto con sua madre. Quando parla di ricatto emotivo e di controllo fin dall’infanzia, descrive un tipo di relazione in cui i confini tra i bisogni del genitore e quelli del figlio spesso si intrecciano in modo complesso. In questi casi può accadere che il figlio cresca con una forte responsabilità emotiva nei confronti del genitore, quasi come se il proprio benessere dovesse sempre tenere conto prima di tutto di quello dell’altro. Quando una persona che è cresciuta in questo tipo di dinamica prova a compiere scelte autonome e a costruire una propria direzione di vita, può emergere un forte senso di colpa anche quando razionalmente si sa di non fare nulla di sbagliato. È come se due parti della mente entrassero in conflitto. Da una parte c’è la parte adulta che riconosce il diritto di scegliere per sé e di costruire il proprio futuro. Dall’altra può esserci una parte più antica, costruita nel tempo dentro la relazione familiare, che teme di ferire, deludere o abbandonare. Il fatto che lei descriva di capire razionalmente che per ricucire un rapporto bisogna essere in due è un passaggio molto importante. Questa consapevolezza mostra che lei ha già fatto un lavoro significativo per distinguere ciò che dipende da lei da ciò che invece appartiene alle scelte e alle reazioni dell’altra persona. Tuttavia le emozioni non sempre seguono lo stesso ritmo della razionalità. È possibile sapere con la mente che non si sta facendo qualcosa di sbagliato e allo stesso tempo sentirsi profondamente colpiti dalle parole o dal rifiuto di una figura importante come la propria madre. Le frasi che riporta, come il sentirsi dire di essere una delusione o di infangare i valori familiari, sono parole molto pesanti e possono colpire profondamente anche quando si è consapevoli del contesto in cui nascono. Il cervello umano è molto sensibile al giudizio delle figure di attaccamento e quando quel giudizio è negativo può attivare una forte risposta emotiva fatta di tristezza, senso di colpa o perdita di energia, proprio come lei descrive. Dal punto di vista cognitivo comportamentale spesso si osserva che in queste situazioni non è solo l’evento in sé a generare la sofferenza, ma anche il modo in cui alcuni pensieri automatici si attivano dentro di noi. Quando una figura significativa ci accusa o ci colpevolizza, può riattivarsi dentro di noi l’idea di essere davvero responsabili del dolore dell’altro oppure di stare facendo qualcosa di egoistico o sbagliato. Anche se razionalmente sappiamo che non è così, queste convinzioni possono comunque influenzare molto il nostro stato emotivo. Per questo motivo situazioni come la sua spesso diventano un’occasione importante per approfondire il proprio modo di vivere i legami familiari e il senso di responsabilità verso gli altri. Comprendere come si sono formati nel tempo certi schemi di pensiero e di relazione può aiutare a gestire con maggiore equilibrio momenti di conflitto come quello che sta vivendo ora. Il fatto che lei stia costruendo una vita con il suo compagno e che stia valutando un progetto di vita all’estero è una scelta che parla di autonomia e di progettualità. Non è raro che, quando un figlio compie passi di questo tipo, soprattutto in contesti familiari molto centrati sul legame e sulla vicinanza, il genitore reagisca con paura, opposizione o tentativi di trattenere. Questo non significa necessariamente che il legame sia destinato a rompersi, ma può indicare che il sistema relazionale sta attraversando un cambiamento che richiede tempo per essere elaborato. In momenti così complessi può essere molto utile avere uno spazio in cui poter esplorare con calma le proprie emozioni, il senso di colpa che emerge e il modo in cui la relazione con sua madre ha influenzato nel tempo il suo modo di percepire le scelte personali. Un percorso psicologico orientato in senso cognitivo comportamentale spesso aiuta proprio a comprendere meglio questi schemi di funzionamento e a sviluppare strategie più equilibrate per gestire il conflitto tra il bisogno di autonomia e il legame con la famiglia. Il fatto che lei stia cercando di capire come aiutarsi e stia riflettendo su ciò che accade dentro di sé è già un segnale molto importante di attenzione verso il proprio benessere emotivo. Questo tipo di consapevolezza rappresenta spesso il primo passo per affrontare con maggiore serenità situazioni familiari difficili e per costruire un equilibrio che tenga conto sia dei propri bisogni sia delle relazioni significative. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Quello che descrive evidenzia quanto possa essere doloroso e complesso gestire relazioni familiari caratterizzate da dinamiche di controllo e ricatto emotivo, anche quando, a livello razionale, comprendiamo chiaramente i limiti della situazione.

È naturale sentirsi emotivamente scossi e svuotati quando i propri confini e desideri vengono respinti o criticati, soprattutto da chi ha un ruolo così centrale nella nostra vita. Il fatto che lei abbia già lavorato sui suoi traumi e stia riconoscendo i propri bisogni è un passo importante e prezioso: imparare a distinguere tra ciò che possiamo controllare e ciò che non possiamo cambiare è fondamentale per proteggere la propria salute emotiva.

In queste situazioni, strategie come stabilire confini chiari, prendersi cura di sé e mantenere relazioni di sostegno esterne possono aiutare a preservare l’equilibrio emotivo. La terapia continua, anche online, può offrire uno spazio sicuro per elaborare le emozioni, consolidare la propria autonomia e trovare modalità efficaci per affrontare il senso di colpa e la pressione familiare.

Riconoscere i propri limiti e validare le proprie emozioni non significa allontanarsi dai legami, ma prendersi cura di sé in modo sano e responsabile.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Buongiorno cara, comprendo quanto sia doloroso non essere sostenuti dalla propria madre nel costruire la propria autonomia e nel scegliere la propria strada, magari diversa da quella familiare. Si intuisce che lei, anche grazie al lavoro di psicoterapia, ha già maturato importanti consapevolezze. Nonostante questo, può accadere che di fronte a questa reazione materna si riattivino vissuti di difficile gestione, faticosi da digerire. Potrebbe ricontattare il suo psicoterapeuta per contenere e provare a trasformare insieme questo peso emotivo? un caro saluto
Buongiorno, il rapporto con i propri familiari non è sempre semplice. Il fatto che lei non abbia avuto una reazione positiva ne è un campanello d'allarme.
Se necessitasse di prenotare una seduta, io ricevo anche online.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle
Dott.ssa Sandra Pitino
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, quale madre ha il desiderio di staccarsi dal proprio figlio, a prescindere dal suo sesso. Soprattutto se si tratta di madri controllanti, che hanno il costante bisogno di sapere cosa fanno e dove sono i propri prolungamenti materni. Certo che se la madre è sola, la questione si complica poichè i figli diventano veramente una fonte di vita. Dal mio punto di vista, concordo con lei quando parla di una reciproca intenzionalità a risolvere i problemi e proprio per questo credo che lei abbia messo in campo strategie e azioni che hanno significato il voler tornare ad avvicinarsi a sua madre, ma non c'è peggior sordo di chi non voglia sentire. Le consiglio di proseguire con i suoi progetti di vita, di evitare assolutamente i sensi di colpa e se lo ritenesse utile rivolgersi a un collega che possa aiutarla a mettere insieme i pezzi del puzzle.
Dott. Andrea Rolla
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buongiorno, lei è una giovane adulta, è normale alla sua età volere costruire una vita di coppia e un progetto indipendente. Questo a volte può essere difficile da accettare per i genitori, che vivono come un abbandono quello che è il normale procedere della vita. Il mio consiglio è di non lasciare che questa reazione condizioni i suoi progetti di vita, per quanto dolore possa provocare
Dott.ssa Anna Tosi
Psicologo, Psicologo clinico
Caldiero
Buongiorno, mi dispiace per la situazione che sta attraversando. Quando in famiglia si hanno visioni diverse non è facile riuscire ad avvicinarsi, se non c'è il tentativo da entrambe le parti di comprendersi reciprocamente. Probabilmente, come è giusto che sia, lei e sua mamma avete valori differenti e per un genitore può non essere semplice comprendere e accettare i percorsi di vita diversi che un figlio o una figlia cerca di prendere. Dall'altra parte, un figlio ha tutto il diritto di costruirsi la vita che ritiene più adatta a sé indipendentemente dalla visione del genitore. A volte al genitore serve solo un po' di tempo per adattarsi a un cambiamento e comprendere che il distacco da un figlio è più doloroso, che accettare le differenze che li separano. Altre volte, il genitore può sentirsi senza strumenti per riuscire ad adattarsi alla situazione e coltivare quindi con il tempo una sofferenza costante. Per questa situazione ognuno fa la sua parte fin dove può. Se lei i tentativi di avvicinamento e comprensione alla mamma li ha fatti ed è disposta a provarci ancora, consapevole che il rifiuto della mamma è legato a una propria sofferenza che la mamma fatica a gestire, allora da parte sua rimane solo da accettare che la mamma, in questo momento, fa fatica a capirla e capire le sue decisioni di vita. Per quanto doloroso possa essere da parte sua, è importante ricordarci che non possiamo cambiare il vissuto emotivo della mamma né la sua risposta agli eventi, quindi anche lei può provare a convivere con i limiti del genitore. Spero che questo input possa esserle di conforto. Resto a disposizione per ulteriori confronti e le auguro il meglio per il suo futuro. Dott.ssa Anna Tosi
Dott.ssa Chiara Roselletti
Psicologo, Psicologo clinico
San Sisto
Gentile utente,
Può spesso succedere che nel momento in cui si prendano delle decisioni per se stessi queste non vengano comprese dalla propria famiglia, la quale è abituata a dei ritmi precisi.
Credo che lei stia decidendo come costruire il proprio futuro e questo significa, talvolta, accettare di non poter sempre avere l’approvazione esterna.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Gentile Utente, ti ringrazio per aver tua condivisione.
Da ciò che racconti emerge chiaramente quanto questa situazione ti stia mettendo in grande difficoltà. Da una parte c’è un progetto di vita importante, che riguarda il tuo futuro e quello del tuo compagno, dall’altra c’è il rapporto con tua madre, che sembra riattivare dinamiche emotive molto intense e dolorose.
Descrivi un legame che nel tempo è stato segnato da controllo e ricatto emotivo, e il fatto che tu abbia intrapreso un percorso terapeutico per comprenderne le dinamiche mostra già un grande lavoro di consapevolezza. Quando si inizia a costruire una maggiore autonomia (come nel tuo caso andando a convivere, prendendo decisioni personali e ora immaginando una vita all’estero) non è raro che in alcune relazioni familiari emergano reazioni molto forti. A volte queste reazioni parlano più della difficoltà dell’altro nel tollerare il cambiamento che di un reale errore da parte nostra.
La reazione di tua madre, fatta di chiusura, accuse e tentativi di farti sentire in colpa, sembra inserirsi proprio in questa dinamica. Tuttavia, come tu stessa hai già colto con molta lucidità, per ricostruire un rapporto è necessario che entrambe le parti siano disponibili a farlo. Quando questo non accade, il rischio è di trovarti a portare da sola il peso del tentativo di “aggiustare” qualcosa che non dipende soltanto da te.
Il fatto che, nonostante questa consapevolezza, tu ti senta emotivamente distrutta è assolutamente comprensibile. Anche quando sappiamo razionalmente che stiamo facendo una scelta legittima per la nostra vita, il timore di deludere un genitore o di perdere il legame con lui/lei può attivare sensi di colpa molto profondi.
In momenti come questo può essere utile ricordare che costruire la propria vita non significa necessariamente tradire la propria famiglia. A volte significa semplicemente prendere una direzione diversa da quella che un genitore avrebbe immaginato per noi.
Può darsi che tua madre, almeno per ora, non riesca a vedere questa scelta come un passaggio naturale del tuo percorso di crescita. Alcune persone hanno bisogno di tempo per elaborare cambiamenti che percepiscono come una perdita o come un allontanamento.
Nel frattempo potrebbe essere importante continuare a prenderti cura del tuo equilibrio emotivo, appoggiandoti alle risorse che hai già costruito come il percorso terapeutico che hai intrapreso, il sostegno del tuo compagno e le relazioni che ti fanno sentire compresa. Non devi affrontare da sola il peso di questa situazione.
Il fatto che tu riesca a riconoscere sia la complessità del legame con tua madre sia il desiderio di costruire la tua strada è già un passaggio molto significativo. Spesso questi momenti di forte tensione familiare accompagnano proprio i passaggi più importanti verso l’autonomia personale.
Resto disponibile per ulteriori approfondimenti.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
(Empoli & Online)
Dott.ssa Giorgia Fancini
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso qui una situazione così faticosa, articolata e molto intima. Non conosco la sua storia familiare tuttavia dalle parole che scrive si percepisce quanto questo momento sia emotivamente sofferente per lei. Trovarsi davanti alla chiusura di una persona così significativa come la propria madre, soprattutto dopo aver provato a riaprire il dialogo e trovare dei punti d'incontro, può generare molta angoscia e dolore, senso di frustrazione, solitudine e tanto, tanto altro. Il desiderio di essere capiti e accolti da un genitore resta infatti molto profondo, anche quando sappiamo razionalmente di avere il diritto di costruire la nostra vita e prendere le nostre scelte. Il percorso per soggettivarsi come essere umano parte dall'adolescenza, purtroppo non sempre ci è permesso dall'esterno o da noi stessi di "essere liberi di scegliere senza condizione".
Nel suo racconto emerge però anche una grande consapevolezza e il lavoro che ha fatto su di sé negli anni. A volte la parte più dolorosa è proprio accettare/non accettare che, nonostante i nostri tentativi, l’altro non sia disponibile ad incontrarci in un punto di dialogo o di riparazione. In questi casi può diventare importante provare, con delicatezza verso se stessi, a spostare almeno in parte l’attenzione su di sé e su come prendersi cura del proprio vissuto emotivo. Prendersi cura di sé, in momenti come questo, può significare darsi il permesso di riconoscere la propria sofferenza senza giudicarla, accogliere le emozioni contrastanti che possono emergere e cercare spazi e relazioni in cui sentirsi sostenuti e compresi. Significa anche ricordarsi che il proprio percorso di vita e le proprie scelte non perdono valore perché non vengono approvate da qualcuno di importante, e che il benessere personale passa anche dalla possibilità di costruire un equilibrio che tenga conto dei propri bisogni e dei propri progetti.
Se sentirà il bisogno di uno spazio di ascolto in cui poter approfondire ciò che sta vivendo e trovare modi per attraversare questa fase con maggiore serenità, sono una psicologa e resto disponibile all'ascolto.

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