Buongiorno, Vi scrivo in quanto ho bisogno di un vostri supporto\punto di vista relativamente a ques

8 risposte
Buongiorno, Vi scrivo in quanto ho bisogno di un vostri supporto\punto di vista relativamente a questa situazione che mi sta causando parecchie difficoltà. Ho 28 anni,convivo con il mio compagno da 4 anni, e, da ormai un mese ho comunicato a mia madre la nostra volontà di voler provare a costruire il nostro futuro in Australia.
Premettendo che il rapporto con mia mamma non è mai stato un rapporto bilanciato e "sano" in quanto vivo con ricatto emotivo e controllo costanti da parte sua fin dalla tenera età. è una donna vedova, vive da sola e ha mio fratello e la sua famiglia letteralmente a un minuto da casa sua. Io e mio fratello abbiamo 9 anni di differenza e, grazie alla terapia, ho compreso quelli che sono stati i miei traumi e ci ho lavorato in questi anni.
Dopo aver detto a mia madre la mia volontà, ho ottenuto riscontri totalmente negativi; prima una chiusura totale, ricevendo come unico riscontro un "mi hai delusa, non ne voglio sapere niente".
In seconda battuta, dopo un mese di completo silenzio, l'ho ricercata, ci siamo viste per parlare, abbiamo discusso; e in questo confronto non c'è stato nessun interesse a trovare un punto d'incontro. Ho ricevuto solo dita puntate, tentativi di farmi sentire in colpa perchè da quando convivo mi sono "staccata" dal nido, mi è stato detto che infango valori di famiglia, non sono rispettosa, scappo dai doveri, sono una delusione...insomma tutte cose del genere.
Io razionalmente ho capito che per ricucire i rapporti bisogna essere in due, e dall'altra parte non c'è questa voglia, solo che emotivamente parlando, questa situazione mi sta distruggendo, ho l'umore e l'energia a terra, e non so come aiutarmi...
Sono dovuta essere molto sintetica per quanto la situazione sia molto complessa. Spero in un vostro punto di vista e supporto.
Grazie mille
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Le dinamiche che ha descritto sembrano parlare di fatica. Far fatica a mettere i confini, far fatica a sentirmi vista, amata, accolta. Forse anche per questo andare lontanissima potrebbe funzionare per me? Ha mai pensato di iniziare un percorso psicologico, anche online, con orientamento sistemico relazionale? Se vuole possiamo fissare un primo colloquio e capire insieme.

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Dott.ssa Antonella Guiducci
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
San Mauro Pascoli
Buongiorno. E' un progetto che sicuramente andrà a definire e darà forza alla sua identità e al suo bisogno di indipendenza e di autonomia per dimostrare a se stessa quei valori che la sua famiglia (madre) al momento sta mettendo in discussione. Mi sembra di capire che ne sua madre e ne lei siete pronti per costruire un cambiamento. Una distanza emotiva e fisica può essere utile ad entrambe.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,

quello che descrive è molto doloroso ma anche molto comprensibile. Quando per molti anni il rapporto con un genitore è stato segnato da controllo e ricatto emotivo, il momento in cui si fanno scelte autonome importanti — come progettare una vita all’estero — può attivare reazioni molto forti.

Da ciò che racconta, sembra che lei abbia fatto un lavoro importante su di sé anche grazie alla terapia, arrivando a riconoscere alcune dinamiche della relazione con sua madre. Purtroppo però, come ha già intuito razionalmente, un rapporto può cambiare solo se entrambe le persone sono disposte a mettersi in discussione. In questo momento sua madre sembra reagire soprattutto con paura, rabbia e senso di perdita, esprimendoli attraverso accuse e sensi di colpa.

Il fatto che questa situazione la stia facendo stare molto male è assolutamente umano: anche quando sappiamo di star facendo una scelta giusta per noi, il bisogno di approvazione e di riconoscimento da parte di un genitore rimane molto forte.

Potrebbe essere utile continuare (o riprendere, se necessario) un percorso di psicoterapia, proprio per avere uno spazio in cui elaborare il senso di colpa, il dolore per la chiusura di sua madre e per rafforzare i suoi confini emotivi mentre porta avanti le sue scelte di vita.

A volte crescere significa anche tollerare che alcune persone a noi molto care non riescano ad accompagnarci nel cambiamento.

Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Martina Marrone
Psicologo, Psicologo clinico
Piacenza
Salve, leggo che ha affrontato una terapia e quest'ultima può aiutare nel trovare gli strumenti per affrontare le situazioni che la vita ci pone davanti; ma delle volte si ripresentano eventi che possono riportarci nei "vecchi schemi", magari alcune persone per noi importanti possono avere un'influenza incisiva sulle nostre scelte, ma queste relazioni sono sempre da esplorare nell'emergere di nuovi temi che possono essere non emersi prima, magari perché può emergere anche il momento "giusto" per poterli vedere. La ringrazio molto per la sua condivisione e le auguro un imbocca al lupo. Dott.ssa M.M.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una situazione emotivamente molto faticosa, e il disagio che sta provando è assolutamente comprensibile. Quando il rapporto con un genitore è stato caratterizzato per lungo tempo da dinamiche di controllo, ricatto emotivo o senso di colpa, momenti di cambiamento importante — come la decisione di trasferirsi all’estero e costruire la propria vita — possono attivare reazioni molto intense da entrambe le parti.

Da una parte c’è il suo bisogno legittimo di autonomia, di progettualità e di costruzione del proprio futuro con il suo compagno. A 28 anni è naturale desiderare di fare scelte che rispecchino i propri valori, i propri sogni e il proprio percorso di vita. Il processo di separazione dalla famiglia d’origine è una tappa evolutiva fondamentale e, anche quando avviene con affetto e rispetto, può essere vissuto con fatica da un genitore.

Dall’altra parte, dalle sue parole sembra che sua madre reagisca con modalità che fanno leva sulla colpa, sulla delusione e su un’idea di “dovere familiare”. Questo tipo di risposta spesso nasce da paure profonde: paura della solitudine, dell’abbandono o della perdita del ruolo genitoriale. Tuttavia, anche se queste emozioni possono essere comprensibili, non significa che sia giusto o sano che ricadano su di lei sotto forma di accuse o pressioni emotive.

Un aspetto importante che lei stessa ha già colto è che la ricostruzione di un rapporto richiede la disponibilità di entrambe le persone. Quando una parte non è pronta a mettersi in discussione o a cercare un punto d’incontro, l’altra può fare molto poco per cambiare la dinamica.

In questi casi può essere utile lavorare su alcuni punti:

Distinguere tra responsabilità e senso di colpa. Il fatto che sua madre soffra o non approvi la sua scelta non significa automaticamente che lei stia sbagliando o che sia responsabile delle emozioni di sua madre.

Riconoscere i propri bisogni e i propri confini. Crescere significa anche imparare a prendere decisioni che possono non essere condivise dalla famiglia, mantenendo comunque rispetto e affetto.

Accettare che il cambiamento richiede tempo. A volte i genitori hanno bisogno di più tempo per elaborare una decisione che percepiscono come una perdita o un distacco.

Proteggere il proprio benessere emotivo. Se il dialogo si trasforma solo in accuse o tentativi di colpevolizzazione, può essere utile limitare temporaneamente il confronto o mantenerlo su modalità più protette.

Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso terapeutico e abbia lavorato sui suoi traumi è un elemento molto importante: dimostra consapevolezza e volontà di crescita. Tuttavia, il momento che sta vivendo è delicato perché riattiva dinamiche profonde del rapporto con sua madre e può generare un conflitto interno tra il desiderio di autonomia e il bisogno di approvazione.

Proprio per questo motivo, potrebbe essere molto utile continuare o riprendere un confronto con uno specialista, che possa aiutarla a elaborare le emozioni che sta vivendo, a rafforzare i suoi confini emotivi e a gestire questa fase di transizione nel modo più equilibrato possibile.

Un supporto psicologico può aiutarla non solo ad affrontare il rapporto con sua madre, ma anche a vivere con maggiore serenità le scelte importanti che riguardano il suo futuro.

Un caro saluto.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco quanto questa situazione la stia ferendo. Quando si cresce in un contesto di ricatto emotivo e controllo costante, ogni scelta autonoma può scatenare sensazioni di colpa, ansia e senso di inadeguatezza, anche se razionalmente si sa di avere diritto a costruire la propria vita. È naturale sentirsi emotivamente travolta, soprattutto quando chi ci ha cresciuto non offre apertura o disponibilità al dialogo.

Lei ha già fatto un lavoro importante su sé stessa e sui traumi passati, e questo è un punto di forza. La sfida ora non è convincere sua madre, ma proteggere il proprio equilibrio emotivo e riconoscere i propri bisogni: la volontà di costruire un futuro con il compagno è legittima, così come il diritto di sentirsi libera dalle colpe imposte.

Quello che sente – tristezza, frustrazione, senso di colpa – è comprensibile, ma non deve essere affrontato da sola. Possiamo lavorare insieme online su strategie per gestire queste emozioni, rafforzare i confini emotivi e ritrovare energia e sicurezza nel seguire le sue scelte senza sentirsi costantemente schiacciata dal giudizio altrui. Avere uno spazio dedicato può aiutarla a ritrovare equilibrio e chiarezza nella gestione di questa relazione difficile
Dott.ssa Ilaria Panarelli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Pegognaga
Buongiorno, dalle sue parole si percepiscono la delusione e la frustrazione per non aver ricevuto il supporto desiderato da sua madre. Si trova davanti a un cambiamento molto importante del suo progetto di vita e forse, la posizione espressa da sua madre, le crea incertezza. Tuttavia, lei sta costruendo il suo futuro, ha preso una decisione importante (quella di trasferirsi in Australia) e ha una relazione affettiva dilunga durata; cosa la porta a ricercare l'approvazione di sua madre? Conoscendo la sua rigidità, in cosa potrebbe esserle d'aiuto nel concretizzare il suo progetto?
Ha affrontato questa dinamica con il professionista che l'ha seguita?
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Sono la Dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa e sessuologa.
Quello che descrivi non parla di una semplice difficoltà familiare, ma di un legame che sembra attivarsi ancora oggi attraverso colpa, controllo e svalutazione. Ed è comprensibile che, anche avendo lavorato molto su di te e avendo capito razionalmente cosa sta succedendo, sul piano emotivo questa situazione continui ad avere un impatto così forte. Quando una madre reagisce all’autonomia della figlia come se fosse un tradimento, il dolore che si crea è molto profondo. Non si soffre solo per il conflitto presente, ma anche perché si riattivano dinamiche antiche, legate al bisogno di riconoscimento, al desiderio di essere vista, compresa e amata senza dover pagare ogni scelta con il senso di colpa. Nel tuo racconto emerge chiaramente che il punto non è l’Australia in sé. Quella scelta sembra aver toccato un nodo molto più profondo, cioè la tua possibilità di esistere come persona separata, adulta e libera. Ed è proprio lì che, spesso, i rapporti familiari più sbilanciati diventano particolarmente dolorosi. Perché ogni passo verso l’autonomia viene letto non come crescita, ma come abbandono o mancanza. Hai già colto un aspetto molto importante, e cioè che per ricucire un rapporto servono due persone. Quando dall’altra parte non c’è disponibilità all’ascolto ma solo accusa, chiusura e colpevolizzazione, il rischio è che tu continui a consumare molte energie nel tentativo di ottenere una riparazione che, in questo momento, tua madre non sembra in grado di offrire. Il fatto che questa situazione ti stia abbassando così tanto l’umore e l’energia non è un segno di fragilità. È il segnale del peso affettivo di questo legame e del conflitto interno tra il diritto di costruire la tua vita e la ferita di sentirti trattata come una figlia che delude. Più che chiederti come convincerla, forse oggi sarebbe importante dare piena dignità al dolore che stai vivendo e riconoscere che non stai solo affrontando una decisione pratica, ma un passaggio emotivo molto più complesso, che tocca appartenenza, separazione e identità. In questi casi, uno spazio psicologico può essere molto prezioso non tanto per cambiare tua madre, ma per aiutarti a sostenere il confine tra ciò che senti e ciò che lei proietta su di te. Perché il punto, a volte, non è riuscire a farsi capire da un genitore che non vuole ascoltare, ma imparare a non perdere se stessi nel tentativo di ottenere quell’ascolto.

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