Buongiorno. Uomo 41 anni,no fumo,no diabete,nessuna patologia,sono un soggetto che soffre di DAG ed
Buongiorno. Uomo 41 anni,no fumo,no diabete,nessuna patologia,sono un soggetto che soffre di DAG ed ipocondria diagnosticata da psicoterapeuta,con la quale ho ripreso le sedute. Praticamente per un anno o poco piu che a giorni e periodi alterni sperimentavo senso di bruciore/oppressione/fastidio e dolori zona sterno /petto,che cambiano sempre di intensità e zona. Ho effettuato nell ultimo anno svariati ecg,visita cardiologica specialistica,2 l ecg sottosforzo massimale,(di cui uno 3 mesi fa per attività sportiva),spirometria,con esiti sempre negativi,eppure a volte si ripropone questa sintomatologia. Durante allenamento (hard fitness) non riscontro particolari problematiche,se non a volte appunto questo dolori/fastidi. Ho notato che potrebbero comparire in concomitanza di maratone di piegamenti a corpo libero che svolgo ogni tanto. Ho effettuato anche una visita dal gastroenterologo mesi fa,con diagnosi di addome trattabile dolente in epigastrio. Ho una una borsite e calcificazioni tendinee alla cuffia dei rotatori spalla sinistra che sto curando,solo per precisare. Il mio curante non vede la necessità di prescrivere ulteriori indagini,però ora da qualche settimana a fasi alterne è’ ricomparsa sudetta sintomatologia. Esami avis (3 mesi fa) tutto nella norma. Secondo voi che direzione dovrei prendere? Anticipatamente Vi ringrazio
17 risposte
salve, Lei scrive che le hanno diagnosticato un'ipocondria, che senso ha per lei questa diagnosi? Sono state escluse problematiche organiche, forse come ben ha fatto riprendendo la terapia psicoterapica, le problematiche che lei riposta sono da significare all'interno della terapia.
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Buongiorno, dal suo racconto emerge una situazione nella quale sembrano essersi progressivamente intrecciati due aspetti diversi: da una parte la presenza reale e ricorrente di sensazioni fisiche nella zona del torace, dall'altra una forte attenzione verso quelle sensazioni e il timore che possano essere il segnale di qualcosa di grave. È proprio questa seconda componente che, dal punto di vista psicologico, merita probabilmente di essere approfondita con particolare attenzione. Lei ha già effettuato diversi accertamenti e riferisce di essere seguito dal suo medico, che al momento non ritiene necessario procedere con ulteriori indagini. Naturalmente, attraverso un forum non sarebbe corretto stabilire quale sia l'origine del fastidio toracico né attribuirlo automaticamente all'ansia. Per tutto ciò che riguarda l'opportunità di ulteriori valutazioni, il riferimento dovrebbe continuare a essere il medico che conosce direttamente la sua situazione. Se inoltre il dolore dovesse presentarsi in modo improvvisamente diverso, molto intenso o persistente, oppure accompagnarsi a difficoltà respiratoria importante, sudorazione, forte debolezza, sensazione di svenimento o dolore che si estende verso braccia, collo, mandibola o schiena, è indicato richiedere una valutazione urgente. Fatta questa necessaria distinzione, dal punto di vista cognitivo comportamentale potrebbe essere molto importante interrogarsi non soltanto sulla domanda "da dove viene questo dolore?", ma anche su "che cosa succede dentro di me quando compare?". È possibile, per esempio, che una sensazione inizialmente limitata diventi rapidamente il centro della sua attenzione. Potrebbe iniziare a controllarne l'intensità, confrontarla con quella del giorno precedente, chiedersi se sia cambiata, cercare di capire se dipenda dall'attività fisica oppure dal cuore, ricordare gli esami effettuati e contemporaneamente domandarsi se qualche controllo possa non avere individuato qualcosa. A quel punto può instaurarsi un circolo molto logorante. La sensazione provoca preoccupazione, la preoccupazione aumenta l'attenzione sul corpo, l'attenzione rende ancora più percepibile qualsiasi variazione e questa maggiore percezione viene nuovamente interpretata come motivo di allarme. Nelle preoccupazioni molto focalizzate sulla salute, il controllo ripetuto del corpo, la ricerca di rassicurazioni e la continua ricerca di informazioni possono effettivamente mantenere nel tempo lo stato di allerta, pur producendo un sollievo temporaneo. Questo non significa affatto che il dolore sia "inventato" o che lei debba convincersi che non esista. Una sensazione corporea può essere assolutamente reale anche quando l'ansia contribuisce ad amplificarne il significato, la salienza e l'impatto emotivo. Il punto non è decidere autonomamente che "è tutto ansia", ma evitare che ogni nuova sensazione riapra da zero l'interrogativo sulla propria sicurezza. Il fatto che lei abbia già ripreso le sedute con la psicoterapeuta sembra quindi una direzione sensata. Potrebbe essere particolarmente utile portare in terapia proprio gli episodi concreti, ricostruendoli nel dettaglio. Per esempio, cosa stava facendo quando è comparso il fastidio, quale è stato il primo pensiero, quanto rapidamente l'attenzione si è spostata sul torace, che cosa ha fatto per tranquillizzarsi, se ha controllato il battito, cercato informazioni, ripensato agli esami, chiesto rassicurazioni o modificato le proprie attività. È spesso in questa sequenza che si riesce a capire che cosa continua ad alimentare il problema. Un altro aspetto importante potrebbe essere il valore che attribuisce agli accertamenti già effettuati. Nelle preoccupazioni legate alla salute può succedere che un esame negativo tranquillizzi per qualche giorno o qualche settimana, ma che successivamente compaia un pensiero come "sì, però quello era tre mesi fa", "forse questa volta è diverso" oppure "magari quell'esame non era sufficiente". In questo modo la rassicurazione non diventa mai davvero stabile e si crea la necessità di ottenere una nuova conferma. È proprio questo meccanismo che sarebbe importante riconoscere, perché continuare a cercare una certezza assoluta sul funzionamento del corpo è un obiettivo praticamente irraggiungibile. Potrebbe essere utile anche distinguere il comportamento prudente dal comportamento dettato dall'ansia. Rivolgersi al proprio medico quando un sintomo cambia significativamente o quando viene indicato è prudenza. Controllare continuamente il corpo, confrontare ogni sensazione, cercare ripetutamente spiegazioni o richiedere nuove conferme nonostante valutazioni recenti può invece diventare parte del problema. Nelle indicazioni rivolte alle persone con forte preoccupazione per la salute viene proprio suggerito di osservare quanto frequentemente si controlla il corpo o si cercano rassicurazioni, per iniziare gradualmente a ridurre questi comportamenti. Anche l'attività fisica potrebbe diventare un terreno sul quale osservare questo funzionamento psicologico. Non tanto cercando autonomamente di stabilire la causa dei fastidi, quanto notando se durante l'allenamento riesce a rimanere concentrato sull'attività oppure se una parte importante dell'attenzione è impegnata a verificare continuamente ciò che sente nel torace. Più il corpo viene osservato come se dovesse fornire da un momento all'altro una prova di pericolo, più ogni sua normale variazione può diventare difficile da ignorare. Potrebbe esserci inoltre una sorta di paradosso: più cerca di essere certo che il cuore, il respiro o il torace siano completamente "a posto", meno riesce a sentirsi davvero tranquillo. Questo perché la tranquillità finisce per dipendere dall'assenza totale di sensazioni. Ma il corpo produce continuamente sensazioni, soprattutto durante e dopo l'attività fisica. Diventa quindi importante imparare progressivamente a tollerare una quota di incertezza senza trasformare automaticamente ogni fastidio in qualcosa che debba essere immediatamente spiegato. La direzione, quindi, potrebbe essere quella di mantenere un riferimento medico chiaro per ciò che riguarda la salute fisica, evitando di sostituirlo con continue valutazioni personali, e parallelamente lavorare in modo più approfondito con la psicoterapeuta sulla relazione che ha sviluppato con le sensazioni corporee e con il bisogno di rassicurazione. In un percorso cognitivo comportamentale sarebbe particolarmente utile comprendere quali siano gli schemi che si attivano davanti a una sensazione fisica, quali scenari vengono immaginati, quanto sente il bisogno di eliminare l'incertezza e quali strategie utilizza per tranquillizzarsi. Non si tratterebbe semplicemente di sentirsi dire ancora una volta che "è ansia", ma di imparare a riconoscere il meccanismo attraverso cui una sensazione diventa progressivamente un allarme e un allarme diventa una giornata trascorsa a controllare il corpo. Il fatto che abbia già ripreso la psicoterapia è quindi un elemento importante. Potrebbe essere utile utilizzare proprio questa nuova fase del percorso per spostare gradualmente il focus dalla ricerca continua della causa di ogni singola sensazione alla comprensione di ciò che accade quando quella sensazione viene percepita. È spesso questo passaggio che permette di recuperare progressivamente maggiore libertà, senza trascurare la salute ma anche senza vivere continuamente come se fosse necessario sorvegliarla. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, mi spiace per la sua condizione di sofferenza. Da quanto descrive sarebbe utile fare una valutazione neuropsicodiagnostica per indagare eventuali condizioni psico-affettive o del neurofunzionamento presenti. Questo le consentirebbe di intraprendere un percorso di sostegno che le consenta di apprendere le strategie più utili. Cordiali saluti.
Salve, continui pure il percorso di psicoterapia, le sue preoccupazioni legate alla salute sono figlie di un quadro ansioso. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, grazie per la ricostruzione, molto accurata e dettagliata: mi permette di risponderle con precisione. Partiamo da un punto importante: i suoi sintomi sono reali. Bruciore, oppressione, fastidio allo sterno sono sensazioni corporee autentiche, non "immaginate". La domanda non è se lei le senta davvero — le sente — ma da dove nascono e, soprattutto, cosa le mantiene nel tempo. Sul "da dove nascono": è lei stesso a fornire gli elementi più utili. Il sintomo cambia intensità e sede, va e viene a fasi alterne, non si riproduce in modo costante sotto sforzo (anzi, in allenamento spesso non c'è), e sembra legarsi alle maratone di piegamenti. A questo si aggiungono una borsite con calcificazioni alla cuffia dei rotatori sinistra e un epigastrio dolente già documentato. Il cingolo scapolo-omerale, la parete toracica e la muscolatura pettorale lavorano come una catena unica: un sovraccarico lì, sommato alla tensione muscolare cronica tipica dell'ansia (che agisce proprio su diaframma, intercostali e pettorali), produce esattamente il tipo di sensazione che descrive. Il quadro cardiologico, del resto, è stato indagato in modo più che completo — ECG ripetuti, visita specialistica, due prove da sforzo massimali, spirometria, esami ematici — tutti negativi. Veniamo però al punto che conta di più, e che riguarda direttamente il lavoro che sta riprendendo con la sua psicoterapeuta. Lei mi chiede quale direzione prendere. La mia risposta è che la direzione non è un altro esame: è cambiare la domanda. Nel disturbo da ansia per le malattie il circuito si mantiene così: una sensazione corporea ordinaria viene notata → interpretata come possibile segnale di pericolo → questo genera ansia, che aumenta la tensione muscolare e quindi la sensazione stessa → si cerca una rassicurazione (un esame, un parere, una ricerca online) → arriva un sollievo reale ma breve → e proprio quel sollievo insegna al cervello che la rassicurazione era necessaria, abbassando la soglia con cui noterà la prossima sensazione. Ogni esame negativo, paradossalmente, rinforza il sistema invece di spegnerlo. È il motivo per cui un anno di accertamenti tutti rassicuranti non ha risolto il problema: non poteva farlo, perché il problema non era mai stato lì. Le dico con franchezza, e senza alcun giudizio, che anche scrivere a un professionista nuovo per chiedere "che direzione prendere" è, molto probabilmente, un anello di quella stessa catena. Glielo faccio notare non per negarle una risposta, ma perché riconoscere il comportamento mentre lo si sta mettendo in atto è una delle abilità più utili che porterà a casa da questo percorso. Cosa le suggerisco concretamente: 1. Nessun ulteriore accertamento cardiologico. Il suo curante ha già definito la cornice ed è una cornice solida. Consideri la questione chiusa e la tratti come chiusa anche quando l'ansia le proporrà il contrario. 2. Porti questo materiale in seduta. Tenga un diario ABC degli episodi: situazione, sensazione fisica, pensiero automatico che compare ("e se fosse il cuore?"), emozione, e cosa fa subito dopo (controllo il polso, cerco online, chiedo un parere, evito l'allenamento). In due o tre settimane emergerà uno schema molto chiaro, ed è il materiale su cui la sua terapeuta potrà lavorare in modo mirato. 3. Riduca progressivamente i comportamenti di controllo e rassicurazione, concordando i passi con lei. È la parte scomoda e anche quella decisiva: tollerare l'incertezza invece di cercare di eliminarla. 4. Sul versante fisico, valuti una valutazione fisioterapica del cingolo scapolare e della parete toracica, e moduli le maratone di piegamenti. Non per paura, ma per buon senso di gestione del carico. Un'ultima cosa. L'obiettivo del lavoro non è arrivare alla certezza assoluta di non avere nulla — quella certezza non esiste per nessuno, e inseguirla è precisamente ciò che alimenta la sofferenza. L'obiettivo è che quelle sensazioni possano esserci senza dettare le sue giornate, i suoi allenamenti e i suoi pensieri. Ha già fatto la cosa più sensata: ha ripreso le sedute. La incoraggio a portare esattamente questa domanda alla sua psicoterapeuta. Un cordiale saluto.
Buongiorno carissimo, la ringrazio per aver descritto con tanta precisione la situazione. Da quello che racconta, sembra esserci una sofferenza che non riguarda soltanto il fastidio fisico in sé, ma anche il modo in cui questo viene interpretato e il timore che possa nascondere qualcosa di serio. Nel caso dell'ansia per la salute, infatti, può instaurarsi un circolo molto faticoso: compare una sensazione corporea, l'attenzione si concentra su di essa, aumenta la preoccupazione, si tende a controllare maggiormente il corpo e questo, a sua volta, può rendere le sensazioni ancora più presenti e allarmanti. Il fatto che lei abbia già effettuato diversi accertamenti e che il suo medico curante, alla luce del quadro complessivo, non ritenga attualmente necessarie ulteriori indagini è certamente un elemento da considerare. Allo stesso tempo, non sarebbe corretto stabilire a distanza che un dolore toracico sia necessariamente dovuto all'ansia: per questo, per quanto riguarda l'aspetto medico, continuerei a fare riferimento al suo medico curante e agli specialisti che la seguono, soprattutto qualora la sintomatologia dovesse cambiare significativamente. Dal punto di vista psicologico, invece, credo che potrebbe essere molto utile lavorare proprio sul rapporto che si crea tra sensazione fisica, pensiero e comportamento. Ad esempio: “Sento un fastidio penso che possa esserci qualcosa di grave, aumento l'attenzione sul corpo controllo, e cerco rassicurazioni, mi tranquillizzo temporaneamente, alla comparsa successiva della sensazione torna la preoccupazione”. Questo non significa che i sintomi siano immaginari o che lei li stia producendo volontariamente. Le sensazioni corporee sono reali. Il punto terapeutico può essere imparare a non interpretare automaticamente ogni sensazione come un segnale di pericolo e a ridurre gradualmente quei comportamenti di controllo e rassicurazione che, pur dando sollievo nell'immediato, possono mantenere l'ansia nel lungo periodo. Mi sembra quindi positivo che abbia ripreso il percorso con la sua psicoterapeuta. Le suggerirei di portare in seduta proprio questi episodi, magari annotando per qualche giorno non soltanto quando compare il fastidio, ma anche cosa stava facendo, cosa ha pensato immediatamente, quanto è aumentata l'ansia e cosa ha fatto successivamente per tranquillizzarsi. Può essere un ottimo materiale per comprendere insieme il meccanismo che mantiene il problema. Un obiettivo non necessariamente è arrivare a non percepire mai più alcuna sensazione fisica, cosa peraltro impossibile per chiunque, ma arrivare progressivamente a poterla percepire senza che ogni volta diventi un'emergenza da risolvere. Un caro saluto e buon proseguimento del suo percorso. Dott.ssa Ilaria Redivo
Se è già seguito, sarebbe deontologicamente scorretto darle una risposta al posto del collega. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)-
Salve, considerando gli accertamenti cardiologici già eseguiti, tutti negativi ed il fatto che i fastidi siano variabili, compaiano anche in relazione a esercizi come i piegamenti e non le impediscano l'attività fisica, è possibile che possano contribuire componenti muscolo-scheletriche, gastrointestinali e ansiose. Non sarebbe però corretto attribuire a distanza il sintomo esclusivamente all'ansia. La direzione più sensata è seguire il suo medico curante per eventuali ulteriori valutazioni, evitando però di entrare nel ciclo di continui controlli e rassicurazioni che, nell'ipocondria, possono mantenere la preoccupazione. Parallelamente, continuare la psicoterapia mi sembra particolarmente importante: lavorare sull'interpretazione delle sensazioni corporee e sulla necessità di controllarle può aiutarla molto più della ricerca continua di nuovi esami. Se invece il dolore toracico dovesse presentarsi con caratteristiche nuove o importanti, soprattutto associato a difficoltà respiratoria, svenimento, sudorazione intensa o dolore persistente, è necessario rivolgersi tempestivamente ad un medico. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa
Gentile signore, i sintomi da lei riferiti, lasciano pensare a un non precisato disturbo d'ansia. Poiché tutti i controlli medici hanno escluso la natura organica come origine, è chiaro che si tratti di un problema psicologico. A questo punto, visto la sua intenzione di risalire alla causa di suo disturbi, può percorrere due strade: può rivolgersi a uno psicodiagnosta oppure a uno psichiatra. Fare diagnosi è propedeutico al trattamento, che può essere farmacologico, psicologico, oppure a entrambi. Chiediamo saluti.
Buongiorno, considerando gli accertamenti cardiologici, respiratori e gastroenterologici già effettuati e risultati rassicuranti, e il fatto che il suo medico curante non ritenga necessarie ulteriori indagini al momento, credo sia importante evitare di entrare nel circolo tipico dell’ansia per la salute, nel quale la ricomparsa di un sintomo porta alla necessità di nuovi controlli, che rassicurano solo temporaneamente. Naturalmente un dolore toracico non va automaticamente attribuito all’ansia. Nel suo caso, però, potrebbero contribuire anche fattori muscolo-scheletrici, soprattutto considerando l’attività fisica intensa, i numerosi piegamenti e il problema alla spalla. Potrebbe quindi essere utile confrontarsi con il curante sull’eventuale opportunità di una valutazione fisiatrica/fisioterapica, piuttosto che ripetere autonomamente gli stessi accertamenti. Parallelamente, trovo molto positivo che abbia ripreso la psicoterapia: con DAG e ipocondria è importante lavorare non soltanto sull’ansia, ma anche sul monitoraggio continuo del corpo, sulla ricerca di rassicurazioni e sull’interpretazione catastrofica delle sensazioni fisiche. Resta naturalmente valida una precauzione: se il dolore dovesse presentarsi con caratteristiche nuove o nettamente diverse dal solito, essere intenso o persistente, oppure associarsi a difficoltà respiratoria, svenimento o altri sintomi importanti, è necessario rivolgersi tempestivamente a un medico.
Buongiorno, comprendo la preoccupazione, soprattutto quando una sensazione fisica si ripresenta nonostante gli accertamenti già effettuati. Dal punto di vista psicologico, è importante considerare il quadro di ansia per la salute che lei stesso descrive: quando si presta molta attenzione alle sensazioni corporee, un fastidio può diventare rapidamente un segnale di possibile pericolo, aumentando l’ansia e creando un circolo di controllo e preoccupazione. Questo non significa però che ogni sintomo fisico debba essere attribuito all’ansia. Gli accertamenti e le valutazioni mediche già effettuate vanno discussi con il suo medico curante, che conosce la sua storia clinica e può stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti. Il fatto che il fastidio compaia anche in relazione a esercizi specifici potrebbe inoltre meritare un confronto con il medico per valutare eventuali componenti muscolo-scheletriche. Parallelamente, mi sembra molto positivo che abbia ripreso la psicoterapia. Nel suo caso potrebbe essere particolarmente utile lavorare sul rapporto con le sensazioni corporee, sulla necessità di controllarle e sulla difficoltà a tollerare l’incertezza, evitando che ogni nuova sensazione diventi motivo per ricercare ulteriori rassicurazioni. L'obiettivo non è convincersi che “non sia mai nulla”, ma imparare progressivamente a distinguere la prudenza necessaria dal bisogno di controllare continuamente il corpo per sentirsi al sicuro. Un caro saluto, dott.ssa Veronica De Iuliis
Gentile utente, considerando gli accertamenti cardiologici già effettuati con esito negativo e il fatto che la sintomatologia vari frequentemente per intensità e localizzazione, è comprensibile che l’ipocondria possa portarla a concentrarsi nuovamente su queste sensazioni. Anche il fatto che alcuni fastidi compaiano in relazione a esercizi come i piegamenti potrebbe essere compatibile con una componente muscolo-scheletrica, ma questo aspetto va valutato dal medico e non può essere stabilito psicologicamente. Dal punto di vista psicologico, potrebbe essere particolarmente utile lavorare sul meccanismo che si instaura dopo la comparsa del sintomo: percezione → interpretazione catastrofica → controllo del corpo → aumento dell’ansia → maggiore percezione delle sensazioni. È come avere una lente d’ingrandimento puntata continuamente sul corpo: più la utilizziamo, più ogni piccola sensazione sembra importante. Poiché sta già riprendendo la psicoterapia, potrebbe portare proprio questo meccanismo al lavoro terapeutico, concentrandosi sulla gestione dell’ansia per la salute e dei comportamenti di controllo. Per quanto riguarda eventuali ulteriori esami, continui a confrontarsi con il Suo medico curante, evitando però di utilizzare gli accertamenti come principale strumento per ottenere rassicurazione. Un percorso psicologico mirato potrebbe aiutarla a ridurre progressivamente questa necessità e a recuperare maggiore fiducia nelle sensazioni del proprio corpo.
Buongiorno, capisco il dubbio, soprattutto perché quando un sintomo toracico si ripresenta è facile, per chi soffre di ansia per la salute, tornare a chiedersi se questa volta possa esserci qualcosa di diverso. Dal suo racconto emerge però un elemento importante: ha già effettuato numerosi controlli cardiologici, compresi due ECG da sforzo massimali, l'ultimo circa tre mesi fa, oltre a ECG e visita cardiologica, senza evidenziare problematiche. Il fatto che riesca inoltre a svolgere attività fisica intensa senza una sintomatologia cardiaca significativa è un'informazione che il suo medico e il cardiologo possono certamente tenere in considerazione. Un test da sforzo viene proprio utilizzato anche per valutare eventuali cause cardiache di dolore toracico e la risposta del cuore all'esercizio. Non sarebbe però corretto, attraverso un messaggio, stabilire che il dolore sia certamente dovuto all'ansia. Nel suo caso possono essere prese in considerazione anche cause non cardiache: per esempio, il fatto che alcuni disturbi compaiano in relazione a "maratone" di piegamenti e che lei abbia problemi muscolo-tendinei rende plausibile che una componente muscoloscheletrica possa contribuire. Dolori o fastidi toracici dopo esercizio della muscolatura del torace possono infatti essere legati a stiramenti o sovraccarichi. Anche disturbi gastrointestinali possono produrre bruciore o fastidio nella zona toracica. Un altro aspetto da considerare è il circolo dell'ipocondria: compare una sensazione → la si interpreta come possibile segnale di malattia → aumenta l'attenzione sul corpo → la percezione della sensazione diventa ancora più intensa → aumenta ulteriormente l'ansia. In questo senso, il fatto che il sintomo cambi spesso di intensità e localizzazione e che sia già stato valutato più volte senza evidenze cardiache può essere utile da discutere con la sua psicoterapeuta. Per questo, se il suo medico curante non ritiene indicati ulteriori accertamenti sulla base degli esami già eseguiti e del suo profilo clinico, eviterei di entrare in un ciclo di controlli ripetuti esclusivamente per ottenere una nuova rassicurazione. Potrebbe essere più utile portare in terapia proprio la domanda: "Cosa succede nella mia mente quando avverto questo fastidio e sento il bisogno di verificare nuovamente che il cuore sia a posto?" Naturalmente, questo non significa ignorare un cambiamento importante della sintomatologia. Un dolore toracico improvviso, intenso o persistente, soprattutto se associato a difficoltà respiratoria, sudorazione, nausea, svenimento o dolore che si irradia a braccio, collo, mandibola o schiena, richiede una valutazione medica urgente. Per il resto, mi sembra sensato proseguire nella direzione che ha già intrapreso: da una parte mantenere il rapporto con il medico per gli aspetti fisici, dall'altra lavorare con la psicoterapeuta sul DAG e sull'ipocondria, cercando progressivamente di ridurre il bisogno di controllare e reinterpretare ogni sensazione corporea. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
I controlli che ha già effettuato, tutti nella norma, sono un dato importante da tenere presente proprio nei momenti in cui il corpo sembra segnalare qualcosa di grave. Quando l'ansia si concentra così a lungo su sensazioni fisiche, spesso il lavoro utile non è cercare l'ennesima conferma medica ma imparare a interpretare diversamente questi segnali. Potrebbe essere utile affiancare alle visite mediche un supporto psicologico specifico per la gestione dell'ansia legata alla salute.
Buongiorno, dalla sua descrizione emerge che ha già effettuato numerosi accertamenti e valutazioni mediche e che il suo medico curante, conoscendo la sua situazione, al momento non ritiene necessarie ulteriori indagini. Naturalmente, eventuali sintomi nuovi o significativamente diversi vanno sempre riferiti al medico. Mi soffermerei però su un altro elemento del suo racconto. Lei riferisce una diagnosi di disturbo d'ansia generalizzata e ipocondria e soprattutto dice di avere ripreso le sedute con il suo psicoterapeuta. Credo che questo sia un dato molto importante. La domanda che pone qui — “che direzione dovrei prendere?” — arriva infatti dopo numerosi controlli medici e mentre ha già un professionista che la sta accompagnando. Quando la preoccupazione riguarda la salute, può accadere che ogni rassicurazione produca sollievo solo temporaneamente e che, al ripresentarsi di una sensazione corporea, nasca nuovamente il bisogno di controllare, fare un altro accertamento o chiedere un'altra opinione. Anche la ricerca continua di nuove rassicurazioni può diventare parte del meccanismo che mantiene viva la preoccupazione, anziché risolverla definitivamente. Per questo, più che aggiungere un'ulteriore interpretazione alle molte che può aver già ricevuto, le suggerirei di dare spazio al percorso che ha ripreso e di portare al suo terapeuta anche questo bisogno di cercare nuove conferme quando il sintomo ricompare. Affidarsi al percorso significa anche concedere il tempo necessario per comprendere non soltanto ciò che sente nel corpo, ma che cosa accade dentro di lei quando non riesce ad avere la certezza che vorrebbe. Cercare contemporaneamente molte risposte può sembrare un modo per fare chiarezza, ma rischia di allontanarla proprio dal lavoro che sta già facendo. Il suo terapeuta conosce la sua storia e potrà accompagnarla nell'esplorazione di ciò che alimenta questa necessità di controllo, senza ridurre ciò che sente a un semplice “è ansia”. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Scirè Psicologa e Mediatrice Familiare
Gentile utente, comprendo il dubbio, soprattutto quando una sensazione fisica si ripresenta nonostante gli accertamenti già effettuati. Gli esami che riferisce sono certamente elementi rassicuranti, ma da una risposta online non è possibile stabilire quale sia l'origine dei suoi sintomi né sostituirsi al medico. Nel suo racconto ci sono però alcuni aspetti che vale la pena osservare insieme al curante: il fatto che il fastidio cambi sede e intensità, che possa comparire dopo esercizi ripetitivi per il torace e che siano presenti problemi muscolo-tendinei rende plausibile anche una componente muscolo-scheletrica. Anche disturbi gastrointestinali e ansia possono manifestarsi attraverso sensazioni toraciche. Il dolore della parete toracica, per esempio, può essere favorito da movimenti ripetitivi della parte superiore del corpo. Considerando anche la diagnosi di ansia e ipocondria, potrebbe essere utile portare in psicoterapia proprio il circuito che si crea: compare una sensazione → la si interpreta come possibile pericolo → aumenta l'attenzione sul corpo → la sensazione diventa ancora più evidente → cresce il bisogno di ulteriori rassicurazioni e controlli. Questo non significa che il sintomo sia “immaginario”, ma che ansia e attenzione al corpo possono contribuire concretamente alla sua esperienza. Continuerei quindi a seguire le indicazioni del suo medico, evitando di trasformare ogni ricomparsa del fastidio in una necessità automatica di nuovi esami. Se però il dolore cambiasse caratteristiche, comparisse improvvisamente e in modo importante, non passasse, oppure fosse associato a difficoltà respiratoria, sudorazione, nausea, vertigini o dolore che si irradia a braccio, mandibola, schiena o collo, è necessario richiedere una valutazione medica urgente. Un caro saluto.
Grazie per aver descritto così dettagliatamente la situazione. Considerando gli accertamenti che ha già effettuato e il fatto che sia già seguito da una psicoterapeuta per il disturbo d’ansia generalizzata e l’ipocondria, credo che possa essere utile continuare a muoversi anche sul versante psicologico. Il fatto che la sintomatologia sia variabile, che gli accertamenti cardiologici e respiratori siano risultati nella norma e che lei stesso abbia notato una possibile relazione con determinati esercizi fisici sono elementi che naturalmente dovranno essere valutati dal suo medico, senza però continuare necessariamente a ricercare una spiegazione attraverso controlli ripetuti quando questi non vengono ritenuti indicati. Sul piano psicologico, potrebbe essere utile lavorare sul rapporto tra sensazioni corporee, interpretazioni di pericolo, monitoraggio del corpo e ansia, così da interrompere gradualmente il circolo che può portare a percepire ogni sensazione come un possibile segnale di malattia. In questo senso, oltre alla psicoterapia che ha già ripreso, possono essere utili anche tecniche di mindfulness, orientate a sviluppare un'osservazione delle sensazioni corporee senza controllarle continuamente né attribuire loro immediatamente un significato di pericolo. Per quanto riguarda l'agopuntura, può eventualmente essere considerata come trattamento complementare se di suo interesse, ma non la considererei un'alternativa alla valutazione medica né al lavoro psicoterapeutico sull'ansia e sull'ipocondria. Le suggerirei quindi di proseguire il percorso con la sua psicoterapeuta e, parallelamente, di confrontarsi con il medico curante qualora la sintomatologia dovesse cambiare in modo significativo o presentarsi con caratteristiche nuove. Rimango a disposizione.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.




