Buongiorno, sono un uomo adulto e sono un "gainer", ovvero una persona che prende o vorrebbe prender
Buongiorno, sono un uomo adulto e sono un "gainer", ovvero una persona che prende o vorrebbe prendere peso volontariamente per piacere personale. Detta così sembrerebbe un fetish fine a se stesso, ma per me è un po' diverso. Da quando ho memoria sento che la mia "forma" non è quella che percepisco di dover avere... con le dovute differenze, mi sento a disagio come una persona con "disforia di genere"/"incongruenza di genere", ma non riguarda la mia identità di genere, bensì la mia identità corporea (forse è un neologismo). L'essere gainer fa parte di me fin dalla più tenera età, sin da quando ho memoria e ci ho convissuto tutta la vita. Vivo tutto questo con serenità. Sono consapevole di non essere uno psicologo e di non avere gli strumenti per capirMI. Chiedo lumi e non rimbrotti, cerco accoglienza e non giudizio. Grazie
27 risposte
Gentile, la ringrazio per aver condiviso un aspetto così personale della sua esperienza. Da ciò che scrive emerge una riflessione profonda e il desiderio di comprendersi, più che di ricevere un giudizio. Quello che descrive sembra andare oltre un semplice interesse erotico o un fetish: racconta infatti una sensazione stabile, presente fin dall'infanzia, di incongruenza tra il corpo che ha e quello che sente come più rappresentativo di sé. È importante, però, evitare di assimilare automaticamente questa esperienza alla disforia di genere, poiché si tratta di realtà differenti e, ad oggi, non esiste una categoria diagnostica che descriva in modo univoco ciò che lei racconta. Più che cercare un'etichetta, potrebbe essere utile esplorare il significato personale che questa immagine corporea ha per lei: cosa rappresenta, quali emozioni suscita e come si intreccia con la sua storia di vita. Il fatto che viva tutto questo con serenità è un elemento importante, soprattutto se non le causa una sofferenza significativa né comportamenti che mettano a rischio la sua salute. Se desidera comprendersi più a fondo, un percorso psicologico orientato all'esplorazione della propria identità e del rapporto con il corpo potrebbe offrirle uno spazio libero dal giudizio, in cui dare un significato alla sua esperienza senza la necessità di ricondurla forzatamente a una diagnosi. Le auguro di poter continuare questo percorso di conoscenza di sé con curiosità e rispetto verso la sua unicità. Un caro saluto.
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Qualsiasi cosa non leda altri e fa stare bene, seppur sembri una peculiarità o un'anomalia è giusto perseguirla, fa parte della nostra storia e di una serie di concause che solo lei conosce e nessuno ha il diritto di giudicare. Il mio consiglio è quello di trovare un peso che la faccia stare bene e che allo stesso tempo non superi soglie di peso eccessive, più che altro per evitare problemi fisici che possono presentarsi nel breve e nel lungo periodo. In letteratura scientifica è individuato un fenomeno che si avvicina alla sua descrizione, si chiama dismorfofobia, ossia la focalizzazione eccessiva per difetti fisici del corpo, provi anche autonomamente a cercarlo. Se volesse un consulto maggiormente approfondito non esiti a contattarmi (svolgo le mie sedute online)
Salve, mi sembra importante partire proprio da ciò che scrive alla fine del suo messaggio: sta cercando comprensione, non giudizio e credo che questo sia il modo più utile di avvicinarsi alla sua domanda. Da ciò che racconta, il suo vissuto non sembra ridursi semplicemente ad una preferenza estetica o a un interesse sessuale. Lei descrive una sensazione stabile nel tempo, presente fin dall'infanzia, di incongruenza tra il corpo che ha e quello che sente più coerente con la propria immagine di sé. È un'esperienza che merita di essere esplorata con curiosità e rispetto, senza affrettarsi a darle un'etichetta. Allo stesso tempo, è importante evitare di trarre conclusioni diagnostiche. Sebbene lei utilizzi il paragone con la disforia di genere per spiegare il suo vissuto, non è possibile stabilire un'equivalenza tra esperienze diverse. Ciò che appare centrale è comprendere il significato che il suo corpo assume nella sua storia personale: che cosa rappresenta, quali emozioni suscita, quali bisogni esprime e come questo desiderio si intreccia con la sua identità e con le sue relazioni. Il fatto che lei racconti di vivere questa parte di sé con serenità è un elemento importante. Diventa invece fondamentale interrogarsi su un altro aspetto: quanto il desiderio di aumentare di peso sia compatibile con la tutela della sua salute fisica. Se il cambiamento corporeo ricercato dovesse comportare rischi significativi, potrebbe essere utile affrontare questo tema insieme a professionisti che possano aiutarla a tenere insieme il rispetto della sua esperienza soggettiva e la salvaguardia del suo benessere. Uno spazio psicologico potrebbe offrirle l'opportunità di approfondire questi aspetti senza l'obiettivo di "correggere" ciò che prova, ma di comprenderne il significato all'interno della sua storia di vita e della sua identità. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un'esperienza così personale e per il modo chiaro con cui l'ha descritta. Colpisce che lei abbia già fatto un importante lavoro di riflessione su di sé e che distingua il desiderio di modificare il suo corpo da un semplice fetish o da un impulso momentaneo. Quello che descrive sembra andare oltre il piacere legato all'aumento di peso: parla piuttosto di una sensazione persistente che il suo corpo non corrisponda all'immagine di sé che sente come autentica. È comprensibile che abbia cercato un paragone con l'incongruenza di genere, non per sovrapporre le due esperienze, ma per esprimere la sensazione di "non riconoscersi" nella propria forma corporea. È una distinzione importante. Dal punto di vista psicologico, tuttavia, non esiste attualmente una categoria diagnostica che descriva in modo specifico ciò che lei chiama "identità corporea" riferita al desiderio di avere un corpo più grande. Questo non significa che la sua esperienza non sia reale o degna di attenzione; significa semplicemente che la psicologia e la psichiatria non dispongono ancora di un modello condiviso per inquadrarla. Sarebbe utile approfondire alcuni aspetti, ad esempio: che significato assume per lei un corpo più grande; se questo desiderio le procura sofferenza, limitazioni o conflitti nella vita quotidiana; come vive il suo corpo attuale e come immagina quello desiderato; in che misura questa esperienza sia collegata alla sfera erotica, all'identità personale, all'autostima o ad altri aspetti della sua storia. Il fatto che lei riferisca di convivere serenamente con questa caratteristica è un elemento importante. In psicologia non si considera necessariamente problematico un desiderio o una caratteristica personale in sé, ma piuttosto l'eventuale presenza di sofferenza significativa, compromissione del funzionamento o comportamenti che possano mettere a rischio la salute. Un percorso psicologico, se lo desiderasse, non avrebbe l'obiettivo di convincerla che ciò che prova sia giusto o sbagliato, né di modificarlo a priori. Potrebbe invece offrirle uno spazio per comprendere meglio il significato che questa esperienza ha nella sua vita, esplorarne le origini e valutare insieme come viverla nel modo più consapevole e rispettoso del suo benessere psicologico e fisico. Le auguro di trovare professionisti che sappiano accogliere la sua domanda con la stessa apertura con cui lei l'ha posta, perché comprendere una persona viene prima del tentativo di incasellarla in una categoria diagnostica. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
Grazie per la sua condivisione, che mostra buona consapevolezza e capacità riflessiva. In ottica cognitivo-comportamentale, quando percepiamo una discrepanza tra immagine corporea reale e ideale, è utile esplorare i pensieri automatici, le emozioni associate e i comportamenti che ne derivano. Un percorso terapeutico può aiutare a distinguere desideri autentici da schemi disadattivi, senza giudizio, valorizzando la sua esperienza soggettiva. Le suggerisco un confronto approfondito con un professionista qualificato. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Gentile Amico, sono lieto di leggere che la sua scelta è del tutto consapevole, e risponde a un suo preciso desiderio. Sembra essere un tratto identitario, e poiché non le fa problemi, ossia è egosintonico, non ci sarebbero estremi per nessun intervento clinico. Fatto salvo il controllo della sua salute (essere in sovrappeso non significa necessariamente avere una cattiva salute, se si abbinano uno stile di vita senza fumo, alcool, e con una buona e divertente dose di attività fisica) - mi chiedo cosa la spinge a scriverci. In presenza le chiederei: qual è la domanda? Teme di non essere "normale"? forse su questo, se volesse, sarebbe interessante esplorare di più e senza pregiudizi. con i migliori auguri, dr. Ventura
Gentile utente di mio dottore, questo desiderio legato alla corporeità così come le difficoltà qui espresse andrebbero meglio esplorate in uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia può fornirle. Valuti la possibilità di affidarsi ad uno specialista, potrebbe così sentirsi ascoltato senza alcun giudizio. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un aspetto così personale della sua esperienza. Credo sia importante partire da un punto: il fatto di avere un vissuto particolare rispetto al proprio corpo, ai propri desideri o al modo in cui ci si percepisce non significa automaticamente che ci sia qualcosa di "sbagliato" o da correggere. Il rapporto con il proprio corpo è un'esperienza complessa, che coinvolge identità, immagine di sé, emozioni, desideri e il significato che attribuiamo alla nostra forma fisica. Senza entrare in definizioni che potrebbero non rappresentare pienamente la sua esperienza, potrebbe essere interessante esplorare cosa significa per lei questa sensazione di una forma corporea non pienamente corrispondente a come si percepisce, quando è comparsa, che ruolo ha avuto nella sua storia e quale significato personale porta con sé. Il fatto che lei riferisca di vivere questa dimensione con serenità è un elemento importante. Un percorso psicologico non dovrebbe partire dal giudizio o dal tentativo di eliminare una parte di sé, ma dalla possibilità di conoscersi meglio e comprendere il proprio rapporto con il corpo, con la propria identità e con il proprio desiderio. Se sente il bisogno di approfondire questo aspetto, può rivolgersi a uno psicoterapeuta con cui costruire uno spazio di ascolto e comprensione, libero da pregiudizi, nel quale poter dare un significato personale alla sua esperienza. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Salve, nella descrizione afferma di vivere con serenità questa dimensione della sua vita. Tuttavia ha deciso di scrivere qui la sua esperienza e mi chiedo quale sia la sua richiesta implicita. Ha bisogno di ascolto senza giudizio? Di sentirsi legittimato? Si sentire che "va bene così"? Paura del giudizio altrui? Queste domande esplorative possono aiutarla a trovare le risposte che sono "vere" in lei e decidere come proseguire a riguardo. Un caro saluto, Valentina Sava
Buon giorno, non c'è motivo di giudizio o rimprovero. Chiede accoglienza, e accoglienza sia, chiede comprensione di sé stesso, va bene. Inconti e colloqui con uno psicologo possono esserle d'aiuto, per quanto chiede e di cui sente il bisogno. Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così personale e per il modo rispettoso con cui lo ha descritto. Dal suo messaggio, però, mi sembra che manchi una domanda specifica. Se il suo intento è chiedere se ciò che prova possa essere compreso da un punto di vista psicologico, direi anzitutto che merita di essere esplorato senza pregiudizi e senza etichette affrettate. Il fatto che lei descriva questa esperienza come qualcosa di stabile, presente fin dall’infanzia e vissuto con serenità, suggerisce che non si tratti semplicemente di un desiderio occasionale, ma di un elemento che sente appartenere alla sua esperienza soggettiva. Questo non significa necessariamente che vi sia una psicopatologia, né che sia corretto sovrapporre la sua esperienza a quella della disforia di genere: il parallelismo che propone sembra voler comunicare il senso di incongruenza tra il corpo percepito e quello che sente come “più suo”, ma si tratta di esperienze differenti che meritano di essere considerate nella loro specificità. Potrebbe essere interessante comprendere quale significato ciò abbia assunto nel corso della sua storia personale e relazionale: come si è costruita questa immagine di sé, quali emozioni accompagna, quale funzione svolge nella sua vita e nelle relazioni con gli altri. Spesso il modo in cui abitiamo il nostro corpo è anche il risultato delle esperienze, dei messaggi ricevuti e delle relazioni significative che ci hanno accompagnato nella crescita. Se invece questa caratteristica dovesse iniziare a generare sofferenza, compromettere la salute fisica o diventare l’unico modo attraverso cui percepisce di poter stare bene con se stesso, allora potrebbe essere utile approfondirla insieme a uno psicologo. Non per “correggerla”, ma per comprenderla meglio e valutarne il significato all’interno della sua storia. Le auguro di poter continuare a cercare risposte in contesti in cui si senta accolto, proprio come ha chiesto nel suo messaggio. L’atteggiamento curioso e riflessivo con cui si sta interrogando rappresenta già un importante punto di partenza.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una parte così personale della sua esperienza. Dal suo messaggio emerge un aspetto che ritengo importante sottolineare: non sta cercando qualcuno che le dica se ciò che prova sia "giusto" o "sbagliato", ma qualcuno che la aiuti a comprenderlo. Questo atteggiamento, aperto e riflessivo, è un ottimo punto di partenza. Mi ha colpito il modo in cui descrive il suo vissuto. Lei non parla semplicemente del desiderio di aumentare di peso, ma della sensazione che il suo corpo "dovrebbe" avere una forma diversa, come se l'immagine che vede allo specchio non coincidesse del tutto con quella che sente come autenticamente sua. È una distinzione importante, perché sposta l'attenzione dal comportamento in sé all'esperienza soggettiva che lo accompagna. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, più che cercare subito un'etichetta, è utile comprendere quale funzione abbia questo vissuto nella sua storia personale. Da quello che racconta, sembra trattarsi di qualcosa di stabile, presente fin dall'infanzia e non comparso improvvisamente. Questo rende ancora più interessante esplorare come si sia sviluppata questa percezione del proprio corpo, quali emozioni susciti, quali significati abbia assunto negli anni e quale ruolo occupi oggi nella sua identità. È importante anche distinguere il desiderio di modificare il proprio corpo da una sofferenza legata a tale desiderio. Lei scrive di viverlo con serenità, e questo è un elemento significativo. Tuttavia, racconta anche di percepire una sorta di incongruenza tra il corpo che ha e quello che sente come più rappresentativo di sé. Sono due aspetti che meritano entrambi di essere ascoltati senza giudizio e senza conclusioni affrettate. Credo sia utile anche evitare paragoni troppo diretti con altre esperienze. Lei stesso specifica che utilizza il riferimento alla disforia di genere solo come esempio per descrivere la sensazione di incongruenza, non perché ritenga che le due esperienze siano sovrapponibili. Questo dimostra una buona consapevolezza della complessità del tema. Quando si affrontano vissuti così profondamente radicati, la domanda più utile spesso non è "perché sono fatto così?", ma "che cosa rappresenta per me questa immagine corporea?". Che cosa comunica? Quali bisogni, valori o significati personali racchiude? In altre parole, prima ancora di comprendere il comportamento, è importante comprendere la persona. Un percorso psicologico potrebbe offrirle proprio questo tipo di spazio. Non con l'obiettivo di convincerla a cambiare ciò che sente, ma per esplorare insieme il funzionamento di questa esperienza, capire come si è costruita nel tempo, quale posto occupa nella sua identità e come si integra con il suo benessere complessivo. Un approccio cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutare a mettere in relazione pensieri, emozioni, esperienze di vita e percezione del proprio corpo, costruendo una comprensione più ampia e rispettosa della sua storia personale. Il fatto che lei chieda accoglienza e non giudizio è un messaggio molto importante. Ritengo che ogni esperienza soggettiva meriti innanzitutto di essere compresa, soprattutto quando accompagna una persona da così tanti anni e viene vissuta con consapevolezza. Comprendere non significa necessariamente confermare o smentire qualcosa, ma dare dignità a ciò che si prova e cercarne il significato all'interno della propria storia. Ha fatto bene a porre questa domanda. La curiosità nei confronti di se stessi è spesso il primo passo verso una maggiore conoscenza della propria identità e del proprio modo di funzionare. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve, da quanto descrive, ritengo potrebbe essere utile fare qualche colloquio con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta Funzionale (o comunque ad approccio Psico-Corporeo Integrato) che possa fare eventuale diagnosi (ad esempio di presenza o meno di Vigoressia o altro aspetto di dismorfismo corporeo) e accompagnarla nel trovare strategie di miglior gestione dei vissuti emotivi associati, per raggiungere un livello di equilibrio e di serenità maggiormente funzionale al suo benessere e a una soddisfazione di sé a 360°. Saluti. Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno, capisco che non sia facile vivere un disagio con il proprio corpo. Bisognerebbe capire se si tratta di una forma di dispercezione corporea, sostenuta dal desiderio di aderire a standard estetici ideali per un proprio senso di stabilità personale. Ad ogni modo concordo che possa aver a che fare con un proprio modo di definirsi a livello identitario. Più ci avviciniamo a canoni accettabili, più ci definiamo e soprattutto sentiamo persone adeguate. Il mio consiglio se ha bisogno di far chiarezza sul dare il giusto peso e significato a quello che sta vivendo è di approfondire tutto ciò che ha descritto con un professionista psicologo specializzato in disturbi dell'immagine corporea. Non perché l'obiettivo sia necessariamente definire una diagnosi, ma perché è il professionista che può aiutarla a dar senso ai suoi vissuti, quanto meno per essere consapevoli di cosa stiamo vivendo per riconoscerlo, accettandolo o comprendendo come desideriamo affrontarlo. Le auguro buone cose e resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Gentile utente, a mio avviso non ci possono essere risposte precostituite. I sintomi sono fenomeni che hanno una funzione nella vita di una persona che va decifrata alla luce della storia individuale e dei significati, spesso già presenti, che vi sono associati. Se, a prescindere dal fatto che questo suo vissuto non le reca sofferenza, si interroga su quanto le accade, allora il consiglio è di portare la questione nello studio di uno/a psicoanalista. Un caro saluto
Buongiorno, dal suo resoconto credo avere compreso l'importanza che il tema del peso e della forma fisica ha per lei. Quello che non ho capito, invece, è quale possa essere il suo bisogno, il motivo che l'ha spinta a scrivere queste parole. Lei dice di vivere questa sua caratteristica con serenità, ma si è preso qualche minuto per condividere qui queste righe... per cosa? Forse per "capirsi" meglio, come ha accennato? Se si, che cosa intende con "capirsi"?
Gentile paziente, la ringrazio per aver condiviso un aspetto così personale della sua esperienza. Dalle sue parole emerge una riflessione lucida e consapevole, oltre al desiderio di comprendersi meglio senza sentirsi giudicato. Quello che descrive come gainer può avere significati molto diversi da persona a persona. Per alcuni rappresenta prevalentemente una preferenza o un interesse di tipo erotico, mentre per altri, come nel suo caso, sembra essere vissuto come una parte stabile della propria identità e del modo in cui percepisce il proprio corpo. Il fatto che lei riferisca di aver provato questa sensazione fin dall'infanzia e che la viva con serenità suggerisce che, più che concentrarsi sull'etichetta, sia importante comprendere il significato personale che questa esperienza ha per lei. In psicologia, infatti, non tutto ciò che è poco comune è necessariamente indice di un disturbo. Ciò che orienta la valutazione clinica è soprattutto il grado di sofferenza, il livello di funzionamento della persona e l'eventuale presenza di comportamenti che possano compromettere il benessere fisico e psicologico. Il paragone che fa con la disforia di genere sembra essere un tentativo di descrivere la sensazione di incongruenza tra il corpo percepito e quello che sente come "più suo". Pur comprendendo il parallelismo, è importante sottolineare che si tratta di esperienze differenti e che, allo stato attuale, non esiste una categoria diagnostica che descriva in modo specifico questo tipo di vissuto. Se il desiderio di aumentare di peso viene perseguito in modo consapevole, senza mettere a rischio la salute e senza compromettere la qualità della vita, non è possibile trarre conclusioni sulla base di queste informazioni. Se invece questo bisogno dovesse diventare fonte di disagio, occupare gran parte dei suoi pensieri o portarla ad adottare comportamenti potenzialmente dannosi per la salute, potrebbe essere utile approfondirlo con uno psicologo. Uno spazio psicologico, in questo caso, non avrebbe l'obiettivo di giudicare o modificare ciò che lei prova, ma di comprendere il significato di questa esperienza, il rapporto con la sua immagine corporea e il modo in cui tutto questo si inserisce nella sua storia personale. La curiosità verso il proprio funzionamento psicologico è spesso un buon punto di partenza per conoscersi meglio, e cercare di comprendersi non significa necessariamente che ci sia qualcosa da "correggere", ma può essere un'opportunità di maggiore consapevolezza. Resto a disposizione. Dott.ssa Giorgia Russo.
Quello che descrive, il senso di incongruenza tra come ci si sente e come si percepisce di dover essere fisicamente, è un'esperienza che merita di essere accolta senza giudizio, come Lei stesso chiede. Il paragone che fa con la disforia di genere lo leggo come una metafora per spiegare l'intensità di quello che prova, non tanto come un'equivalenza vera e propria: sono vissuti diversi, ma forse quello che vuole comunicare è che si tratta di qualcosa che influenza profondamente la percezione di sé e la qualità di vita. Se è così, posso immaginare che influenzi molto la sua quotidianità. Il vissuto relativo alla propria identità e al suo legame con la forma corporea è un tema delicato: chi siamo ha spesso molto a che fare anche con come ci sentiamo nel nostro corpo e con esso. Il fatto che Lei stia sviluppando nel tempo una consapevolezza di sé anche in merito a questa tematica è già significativo. Se sente il desiderio di esplorare ulteriormente questo aspetto con un professionista, non per "correggerlo" ma per comprenderlo meglio, uno spazio psicologico privo di giudizio può essere un luogo utile per farlo.
Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia! Il fatto che vivi con serenità ciò che hai raccontato, ma al tempo stesso vorresti "capirti" mi porta a suggerirti di provare ad intraprendere un percorso psicologico, non per correggere qualcosa, ma per trovare uno spazio nel quale esplorare la costruzione della tua immagine corporea. La preoccupazione per il giudizio è lecita, viene vissuta da tutti noi. Tuttavia lo psicologo ha proprio il compito di offrire uno spazio d'ascolto rispettoso,privo di giudizi, in cui sentirsi liberi. Spero di averti aiutato e resto a tua disposizione, Dott.ssa Maryviol De Bernardi
Buongiorno, quello che ha descritto è una forma di dismorfismo corporeo, anche se atipico secondo gli standard sociali. Fondamentalmente il suo corpo non ha la forma con cui vorrebbe vederlo e non c'è niente di male nel voler prendere peso, purché non ne risenta la salute. Se vive tutto questo con serenità, comunque, mi allontanerei dal termine "dismorfismo", che ha carattere di disturbo/sintomo. Tuttavia se cerca uno spazio di ascolto per parlare del suo rapporto con il cibo o se ha domande resto a disposizione. Intanto grazie per aver portato la sua esperienza
uonasera, ti ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e consapevolezza un aspetto così personale di te. Mi sembra particolarmente importante anche la tua richiesta di essere ascoltato senza rimbrotti e senza giudizio: credo che possa essere proprio questo il punto di partenza di qualsiasi percorso psicologico. Quello che descrivi, cioè la sensazione che la tua forma corporea non corrisponda a quella che senti maggiormente tua e il desiderio di modificare volontariamente il tuo corpo, merita innanzitutto di essere ascoltato e compreso nella sua esperienza soggettiva, senza dover necessariamente essere ricondotto a una categoria diagnostica o considerato, a priori, un problema. L'analogia che proponi con l'incongruenza di genere può essere uno spunto interessante per raccontare ciò che senti, ma non è necessariamente sovrapponibile a essa. Più che trovare subito un'etichetta, potrebbe essere utile comprendere che significato ha per te il tuo corpo, che cosa rappresenta il desiderio di aumentare di peso, da dove nasce e come si è intrecciato nel tempo con il tuo modo di percepirti e di vivere te stesso. Il fatto che tu riferisca di vivere oggi questa dimensione con serenità è un elemento importante. Un percorso psicologico, in questo senso, non dovrebbe avere l'obiettivo di modificare ciò che sei o di convincerti che il tuo desiderio sia "giusto" o "sbagliato", ma piuttosto offrirti uno spazio sicuro nel quale poterlo conoscere più a fondo, con curiosità, libertà e senza pregiudizi. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta
Buongiorno, la ringrazio per avere descritto con tanta chiarezza un’esperienza intima che potrebbe facilmente essere fraintesa o giudicata. L’espressione “identità corporea” non è impropria: può indicare il modo profondo in cui ciascuno sente quale forma corporea gli corrisponda. Il paragone con l’incongruenza di genere può aiutarla a comunicare la persistenza e l’intensità del vissuto, ma resta un’analogia tra esperienze differenti, non una diagnosi equivalente. Essere “gainer”, inoltre, non significa necessariamente avere un feticismo o un disturbo. Occorrerebbe comprendere quale significato assumano per lei l’aumento di peso e la forma desiderata: estetico, erotico, identitario, emotivo o, più probabilmente, una combinazione di questi aspetti. Una caratteristica inconsueta non è di per sé patologica; diventa clinicamente rilevante quando genera sofferenza, compulsività, perdita di libertà o compromette la salute e le relazioni. Un percorso psicologico rispettoso non dovrebbe correggerla o normalizzarla, ma aiutarla a comprendere meglio questa rappresentazione di sé e la sua storia. Parallelamente, poiché un aumento importante di peso può comportare conseguenze metaboliche, cardiovascolari e articolari, accogliere il desiderio non significa ignorarne i possibili rischi fisici. Potrebbe quindi rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta competente in immagine corporea, sessualità e comportamento alimentare: non per ricevere frettolosamente un’etichetta, ma per esplorare la sua esperienza in uno spazio realmente privo di giudizio.
Salve, la ringrazio per aver portato una riflessione così personale. Più che cercare di stabilire se ciò che vive rientri o meno in una determinata categoria, credo possa essere utile interrogarsi sul significato che questa esperienza assume nella sua storia. Talvolta il modo in cui ciascuno percepisce il proprio corpo non riguarda soltanto il corpo in sé, ma può rappresentare anche un tentativo di dare forma a qualcosa di più profondo, come il proprio modo di sentirsi e di riconoscersi. Forse potrebbe essere interessante chiedersi se, accanto al desiderio di modificare la forma fisica, vi sia anche una ricerca di sé, di un'identità che sente le corrisponda maggiormente. Più che trovare un'etichetta, potrebbe essere utile costruire un senso personale rispetto a ciò che vive. Uno percorso psicologico potrebbe offrirle la possibilità di approfondire questi vissuti in un contesto non giudicante, aiutandola a comprenderne il significato all'interno della sua esperienza personale.
Carissimo, prendere peso probabilmente ti serve per inseguire un tuo ideale di te stesso alquanto esigente. Cerchi la perfezione e la trovi cercando di aumentare il peso corporeo. Attenzione che quello che dico non è un giudizio ma un riscontro assai probabile. Quindi cerca di comprendere perchè ti affatichi tanto in questo compito invece di accettarti per come sei. Forse vivi delle aspettative che ti hanno caratterizzato fin da quando eri bambino e per questo motivo l'ideale è tanto radicato. Ti sei chiesto se i tuoi genitori ti hanno mai detto di preferirti in un modo invece che in un altro? Insomma, vieni a patti con la tua storia personale e vedrai che relativizzerai il tuo problema. Grazie per la tua domanda Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova
Buongiorno, credo sia importante partire proprio dalla richiesta che fa alla fine: cercare di comprendere questa esperienza senza giudicarla né ricondurla necessariamente a un’etichetta. Da ciò che racconta, il desiderio di avere un corpo diverso è presente da moltissimo tempo e sembra riguardare qualcosa di più complesso di una semplice preferenza estetica o sessuale. Trovo significativo anche che distingua chiaramente questa esperienza dall’identità di genere: non è necessario farla rientrare in quella categoria perché il disagio che prova rispetto alla propria immagine corporea meriti di essere ascoltato. Piuttosto che stabilire subito “che cosa sia”, potrebbe essere utile esplorare cosa rappresentino per lei l’aumento di peso e la forma corporea desiderata, quali emozioni prova rispetto al corpo attuale, quanto questa esperienza condizioni la sua quotidianità e quali significati abbia assunto nel corso della sua storia. Uno spazio psicologico non dovrebbe avere l’obiettivo di convincerla a rinunciare a ciò che sente, ma di aiutarla a comprenderlo meglio e a distinguere desiderio, identità, sessualità e rapporto con il corpo, tutelando contemporaneamente il suo benessere. Se desidera esplorare questi aspetti in uno spazio non giudicante, sono disponibile personalmente per colloqui psicologici, anche online. Un caro saluto, Dott.ssa Alessia Bertolotti
La ringrazio per aver raccontato con tanta chiarezza un vissuto così personale. Non è necessario etichettarlo o considerarlo a priori un “fetish”: il rapporto con il proprio corpo può assumere significati molto diversi da persona a persona. In una prospettiva cognitivo costruttivista più che chiederci immediatamente “che cosa ho?”, potrebbe essere utile esplorare che significato ha per lei quella particolare forma corporea, cosa rappresenta nel modo in cui sente e riconosce se stesso e quali emozioni emergono quando il corpo non corrisponde a questa rappresentazione. Il fatto che questo vissuto sia presente da sempre e che lei lo viva serenamente è un elemento importante da considerare, senza trasformarlo automaticamente in un problema. Un percorso psicologico potrebbe offrirle proprio uno spazio non giudicante in cui conoscersi meglio e costruire una narrazione più consapevole della propria esperienza corporea, senza necessariamente doverla modificare o patologizzare.
Buongiorno. Prima di tutto, desidero ringraziarti per la fiducia e per la grande apertura con cui hai condiviso un aspetto così intimo e profondo della tua esperienza. Qui troverai soltanto accoglienza e ascolto privo di giudizio. La tua riflessione è estremamente lucida e interessante. Parli di un'identità corporea che non coincide con la forma fisica che percepisci di dover avere, descrivendo una sensazione molto vicina a quella che in altri ambiti si definisce come un'incongruenza o una disarticolazione tra il corpo vissuto e il corpo ideale, pur non riguardando l'identità di genere. Il fatto che questo vissuto ti accompagni fin dalla tenera età e che tu ci conviva da sempre ci dice che non siamo di fronte a una semplice "moda" o a un capriccio, ma a una componente radicata del tuo modo di percepirti e di abitare il mondo. Spesso, il desiderio di modificare il proprio corpo — in questo caso attraverso l'aumento di peso per raggiungere una conformazione fisica specifica — racchiude un significato psicologico profondo: può rappresentare il tentativo di dare una forma visibile e tangibile a un bisogno di protezione, di occupare uno spazio più definito, o di trovare un'armonia interna che lo specchio, per come è fatto adesso, non riflette. Il fatto che tu avverta il bisogno di capire senza per forza cercare rimbrotti dimostra quanto tu stia cercando di fare ordine con rispetto verso te stesso. Non avere tutti gli strumenti per decifrare ogni sfumatura è assolutamente normale: la mente e il corpo parlano linguaggi complessi, e fermarsi ad ascoltarli, anziché combatterli, è già di per sé un atto di grande maturità. Se in futuro sentirai il desiderio di approfondire cosa significhi per te questa forma corporea e quale bisogno profondo stia cercando di esprimere, concederti uno spazio di terapia individuale — uno spazio protetto, accogliente e totalmente libero da pregiudizi — potrebbe aiutarti a esplorare questa mappa interna, camminando con le tue gambe verso una comprensione ancora più profonda di chi sei. Nella vita ci sarà sempre l'ombra del giudizio altrui a farci sentire bloccati, ma ricorda che la tua coscienza e il sentire sono intimi e personalissimi. Buona fortuna
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.





