Buongiorno, ho 35 anni e vi scrivo perché mi attanaglia un dubbio che non riesco a portare in psico

Buongiorno, ho 35 anni e vi scrivo perché mi attanaglia un dubbio che non riesco a portare in psicoterapia per vergogna. Da bambina/ragazzina (credo fino ai miei 12 anni circa) ricordo scene a sfondo sessuale con mio fratello più piccolo di me di 3 anni. In genere d bambini ero io a proporli (un paio di baci con la lingua, simulare da nudi l'atto sessuale e tentare una volta una penetrazione non riuscita per sua mancanza di erezione, mostrargli i genitali chiedendogli di toccare o leccare) e non ricordo piacere sessuale associato. Da pre-adolescenti (es. 10-13 anni) ricordo scene come io che fingo di dormire e mi lascio toccare il seno o le parti intime da sotto i vestiti. Per tutta l'infanzia e l'adolescenza io sono stata vittima di suoi comportamenti violenti (botte e minacce di botte) da parte sua, sempre ignorate dai miei genitori che minimizzavano e mi chiedevano di sopportare perché sorella maggiore e perché lui sin dall'età scolare (medie in particolare) ha mostrato difficoltà relazionali, scarsa propensione allo studio, progressivo isolamento. Ho il terrore che sia stata io a procurargli problemi psicologici. E non capisco come una bambina potesse proporre certe cose, anche esplicite. Ricordo verso la quinta elementare di aver fatto anche a una mia amichetta discorsi "spinti" che lei non gradì (es. mi inventai che un nostro compagno di notte volesse andare nel suo letto e leccarle le parti intime, ricordo mi riferii alla "pallina" - il clitoride...). Mi vergogno, mi sento spaventata e in colpa per ciò che tutto questo potrebbe significare che io sia, e per il dolore che potrei aver provocato rovinando una vita (quella di mio fratello e in parte la mia, da sempre molto inibita nell'intimità con i partner e incapace di lasciarmi andare). Grazie per il parere che potrete darmi.

22 risposte


Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza importante, accompagnata da vergogna, senso di colpa e timore di aver causato danni irreparabili. Vorrei anzitutto sottolineare che i ricordi dell'infanzia e della preadolescenza meritano di essere accolti con cautela e approfonditi nel loro contesto, senza trarre conclusioni affrettate sulla persona che si è oggi. Nello sviluppo infantile possono comparire curiosità, giochi esplorativi e interrogativi riguardanti il corpo e la sessualità. Tuttavia, ciò che lei racconta assume per lei un significato particolarmente doloroso e sembra intrecciarsi anche con una storia familiare segnata da dinamiche complesse, da episodi di violenza subiti da parte di suo fratello e da una percezione di mancato riconoscimento della sua sofferenza da parte degli adulti di riferimento. Mi colpisce che il dubbio che la tormenta riguardi soprattutto la responsabilità: il timore di essere stata la causa dei problemi di suo fratello e il bisogno di comprendere che cosa abbiano significato quei comportamenti. Sono domande profonde, che difficilmente possono trovare una risposta soddisfacente attraverso un giudizio morale su ciò che è accaduto molti anni fa. Proprio perché questi ricordi suscitano in lei tanta angoscia, ritengo importante che possa trovare il modo di parlarne nel suo percorso psicoterapeutico. Comprendo la vergogna che descrive, ma spesso ciò che più temiamo di portare in terapia è anche ciò che merita maggiore ascolto. Uno spazio terapeutico è pensato proprio per accogliere senza giudizio pensieri, ricordi e fantasie che da soli risultano difficili da sostenere. Più che chiedersi se questi episodi dimostrino che lei sia "una certa persona", potrebbe essere utile interrogarsi su che posto occupino oggi nella sua storia, nel suo rapporto con il desiderio, con il corpo, con l'intimità e con il senso di colpa che sembra accompagnarla da molto tempo. Le auguro di poterne parlare con il suo terapeuta, perché non credo che debba affrontare da sola un peso che sente così gravoso. Un caro saluto Dott.ssa Elvira Cerullo Psicologa Psicoterapeuta

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Gentile Utente, mi dispiace per la situazione emotiva che sta vivendo. Quello che descrive va compreso nel contesto dello sviluppo infantile e delle dinamiche familiari, non giudicato con gli occhi di un adulto. Comportamenti sessualizzati precoci possono derivare da curiosità, esposizione a contenuti o esperienze non ricordate chiaramente, e non indicano di per sé che lei fosse “cattiva” o responsabile dei problemi futuri di suo fratello. Il senso di colpa che porta oggi sembra molto intenso e merita spazio proprio in psicoterapia, anche se suscita vergogna. Le consiglierei di parlarne con il suo terapeuta: è un tema delicato, ma affrontarlo può aiutarla a comprenderlo con maggiore equilibrio e compassione verso se stessa. Potrebbe iniziare parlando della vergogna che prova o scrivendo un racconto di quanto accaduto. Un caro saluto

Dott.ssa Martina Cremanti

Dott.ssa Martina Cremanti

psicologo

Palazzolo sull'Oglio

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Buongiorno, mi dispiace molto per quello che prova e sente rispetto la situazione vissuta da bambina. Il mio consiglio è quello di provare a parlarne in terapia perchè sono certa che il significato che darete la potrà aiutare a limitare il senso di vergogna e di colpa e soprattutto potrà permetterle di comprendere che lei non è ciò che è successo, ma le darà la possibilità di comprende i motivi per cui quella bambina ha fatto e subito tutto ciò che ha raccontato. Non abbia paura, sono certa che è in buone mani, non ci sarà giudizio, ma anzi, tanta comprensione e accoglienza per la sua storia. La abbraccio


Buongiorno, grazie per la fiducia che ha messo in queste righe, scritte dopo un silenzio evidentemente pesante da portare da sola. Quello che descrive mi fa pensare a qualcosa che la clinica del trauma conosce bene: un bambino non inventa dal nulla scene così definite, le riproduce. Quando una bambina molto piccola mette in scena gesti che appartengono al mondo adulto, è perché in qualche modo quel mondo l'ha già attraversata, attraverso un'esposizione o un contesto che non l'ha protetta. E questo vale anche per i gesti che ricorda di aver proposto lei stessa: un bambino agisce ciò che ha ricevuto, non ciò che ha scelto. Lei, in quegli anni, era una bambina dentro una famiglia che, come racconta, non vedeva e minimizzava anche la violenza fisica che subiva. Il fatto che oggi si chieda se sia stata lei a "rovinare" suo fratello mi fa pensare che questa colpa non sia nata adesso: è probabilmente il modo in cui, da piccola, ha potuto reggere qualcosa che nessuno intorno a lei nominava o spiegava. Infatti, pensare "sono io il problema" è spesso, per un bambino, più sopportabile che restare senza alcuna spiegazione per quello che gli sta accadendo. Una soluzione che allora l'ha protetta, ma che oggi la intrappola. Per questo penso che la vergogna che porta sia il segno di quanto questo materiale abbia bisogno di un luogo che lo accolga senza giudicare. Un lavoro con l'EMDR potrebbe esserle utile proprio per questo: è una terapia pensata per ricordi che restano "incastrati" con il loro carico emotivo originario, e può aiutare a disattivare quella colpa senza dover prima trovare una spiegazione razionale che la assolva. Quello che ha scritto qui può essere il primo passo per portarlo, quando si sentirà pronta, nella sua terapia. Dott.ssa Elin Miroddi


Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso con la community un tema così spigoloso e delicato, immagino ci sia voluto già tanto coraggio nel farlo, non è da tutti. Essendo un tema così importante e profondo, risponderle solo su una bacheca, lo troverei banale e limitante, ma su una cosa vorrei dirgliela: non si senta in colpa. A quell'età si è in fase esplorativa sessuale, non c'è malizia , e le risposte del corpo sono biologiche, ma sono risposte ad uno stimolo, non c'è per forza un fine più grande di quello che è. Sarebbe da esplorare semmai il comportamento dei genitori con i propri figli, questo sì, capire anche il perché minimizzare certi comportamenti del fratello, e quanto effettivamente vi hanno seguito in età infantile-adolescenziale. Cordialmente,

Dott. Federico Alberto Russo

Dott. Federico Alberto Russo

psicologo clinico

Paderno Dugnano

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Gentilissima, è stata brava a condividere qui questi ricordi e credo che lo spazio per elaborarli sia la psicoterapia che sta svolgendo: vista la difficoltà accennata, può partire dalle emozioni che prova (vergogna, paura, colpa) esplicitando che ha difficoltà a raccontare i ricordi associati; poi sarà il professionista che la segue ad aiutarla a condividere quello che si sente, rispettando i suoi tempi, con l'obiettivo di elaborarli e vivere più serenamente il suo presente. Un saluto. Dr.ssa Annalisa De Filippo, Psicologa Psicoterapeuta

Dr. Annalisa De Filippo

Dr. Annalisa De Filippo

psicologo

Sesto San Giovanni

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Ho letto con grande partecipazione la sua storia. Devo dire è frequente che, persone che da bambini hanno proposto tali pratiche, da grandi se ne vergognino e temano di aver prodotto dei danni psicologico nell'altro. E' del tutto normale e indice di sensibilità e preoccupazione. La questione è, come certamente lei avrà intuito, perché una bambina ha fatto queste cose. Dove le ha viste? Dove le ha imparate? Una sessualità così esplicita non è normale a quell'età e spesso è indice di abuso. Lei nella sua lettera non menziona la sua famiglia. Ma per capire un bambino dobbiamo capire i genitori. Ci sono tante condizioni che possono portare una bambina a questo genere di comportamenti. Quello che le consiglio di fare in terapia è portare questi contenuti. Di non vergognarsene perché sono indice di un precoce condizionamento da lei subito. Lei non era libera di scegliere, ha semplicemente ripetuto ciò che ha visto, ha copiato le modalità dei genitori e degli adulti. Ciò di cui lei si vergogna va imputato ad altri, lei è stata ed è la vittima di quel sistema. E ne porta i segni, se non fossero questi sarebbero altri, ma in ogni caso segni inflitti da chi allora era adulto e aveva la responsabilità educativa. Se vuole liberarsi deve vedersi come vittima di abuso non come abusante. Spero che queste mie parole le siano utili. Buona vita


Buonasera, non so se lei veramente possa aver rovinato la vita di suo fratello. Forse alle sue difficoltà hanno concorso anche altri motivi. Di sicuro tutta questa sesssualizzazione che lei descrive, in parte può starci ma forse pone anche delle domande sulla frequenza. Per cercare di capire tutto il suo vissuto emotivo associato a tutto ciò può essere conveniente attivare una psicoterapia. Se ritiene posso essere a disposizione anche online. Buona serata Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

psicologo clinico

Torino

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Gentile utente, la sofferenza, la vergogna e il senso di colpa che emergono dalle sue parole sono molto evidenti e meritano di essere accolti con rispetto. Proprio perché questo tema le suscita tanto disagio, credo sia importante dirle innanzitutto che il fatto stesso di riuscire a scriverne rappresenta un passo significativo. Dalla sua descrizione emerge una forte preoccupazione: quella di essere stata responsabile dei problemi di suo fratello e che quei comportamenti infantili possano dire qualcosa di profondamente negativo sulla sua persona. Tuttavia, quando si osservano episodi avvenuti nell'infanzia, è fondamentale evitare di interpretarli con gli occhi e la consapevolezza dell'adulto che siamo oggi. I bambini possono manifestare curiosità verso il corpo, la differenza tra i sessi e la sessualità in modi che, riletti da adulti, possono apparire inquietanti o difficili da comprendere. Questo non significa automaticamente che vi fosse un'intenzione sessuale paragonabile a quella adulta, né che tali comportamenti definiscano il valore morale o l'identità futura della persona. Un aspetto che colpisce nella sua lettera è la domanda che continua a rivolgere a se stessa: "Che cosa dice di me tutto questo?". Talvolta il rischio è quello di concentrare tutta l'attenzione sulla ricerca di una colpa, trascurando invece la complessità della storia emotiva e familiare nella quale questi episodi si sono verificati. Lei racconta anche di essere stata esposta per anni a comportamenti aggressivi e intimidatori da parte di suo fratello e di essersi sentita poco protetta e poco riconosciuta nelle sue difficoltà. Questo elemento merita attenzione, perché crescere in un contesto in cui i propri vissuti vengono minimizzati può portare, nel tempo, a sviluppare una tendenza ad assumersi responsabilità eccessive per ciò che accade nelle relazioni. Comprendo il timore di aver causato sofferenza a suo fratello, ma attribuirsi oggi la responsabilità dei suoi successivi problemi psicologici rischia di semplificare eccessivamente una realtà che è certamente molto più articolata. Lo sviluppo di una persona dipende da una molteplicità di fattori individuali, familiari, relazionali e ambientali che non possono essere ricondotti a singoli episodi infantili. Mi sembra inoltre significativo che lei colleghi questi ricordi alle difficoltà che sperimenta oggi nell'intimità e nel lasciarsi andare nelle relazioni affettive. Talvolta ciò che continua a far soffrire non è soltanto ciò che è accaduto, ma il significato che nel tempo abbiamo attribuito a quegli eventi e l'immagine di noi stessi che ne è derivata. Per questo motivo, più che cercare una risposta definitiva sulla sua presunta colpevolezza, potrebbe essere utile esplorare con curiosità e senza giudizio le emozioni che questi ricordi continuano a suscitare: la vergogna, il timore di essere "sbagliata", il bisogno di comprendere ciò che è accaduto e di trovare una narrazione più integrata della sua storia. Vorrei infine incoraggiarla a portare questo tema all'interno del suo percorso psicoterapeutico. La vergogna spesso ci spinge a nascondere proprio gli aspetti che avrebbero maggior bisogno di essere ascoltati e compresi. Uno spazio terapeutico dovrebbe poter accogliere anche pensieri, ricordi e vissuti che ci sembrano difficili da raccontare, senza giudizio e senza condanna. Le riflessioni che ho condiviso hanno naturalmente un carattere generale e non possono sostituire una conoscenza approfondita della sua storia personale. Se desidera approfondire questi aspetti e comprendere meglio il significato che tali esperienze hanno assunto nella sua vita, può fissare un appuntamento tramite il mio profilo oppure contattarmi telefonicamente. Sarò lieta di offrirle uno spazio di ascolto e di riflessione dedicato.


Salve ho letto le sue parole, pensare di portare in terapia (ad esempio con approccio sui traumi come l'EMDR) potrebbe aiutarla ad affrontare la vergogna in un ambiente sicuro e non giudicante, in modo da riconoscerla, riducendo gradualmente il suo potere invalidante sulla propria immagine. L'emdr inoltre aiuta a mettere insieme frammenti di ricordi e imparare pian piano a lasciare andare la sofferenza ad essi legata. é un percorso che può aiutarla, ridandole risorse per proseguire, accettando ciò che è stato ma anche riacquistando la capacità di riparare e andare avanti. Saluti.

Dott.ssa Ilaria Visone

Dott.ssa Ilaria Visone

psicologo

Pomigliano d'Arco

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La ringrazio per la fiducia e per aver condiviso questo vissuto. I comportamenti che descrive sono molto frequenti nell'infanzia e riflettono una naturale, curiosità per il corpo a volte anche influenzata da stimoli esterni. La sessualità infantile è un tema molto studiato e ci sono pagine illuminanti sul fatto che sia una parte sana. La responsabilità della crescita di suo fratello competeva unicamente ai vostri genitori e il disagio di suo fratello come la sua attuale inibizione relazionale affondano le radici in dinamiche familiari complesse e nella violenza che lei stessa ha dovuto subire e tollerare in solitudine. La vergogna che prova merita di trovare spazio in un serio e approfondito lavoro su disè che da quanto scrive mi sembra pronta ad affrontare.


Capisco la vergogna e il senso di colpa che stai provando, ma è importante ricordare che i comportamenti sessualizzati tra bambini vanno compresi nel loro contesto e non letti con gli occhi dell’adulto. Ti incoraggio a portare questo tema in terapia: proprio ciò che suscita più vergogna è spesso ciò che ha più bisogno di essere accolto e compreso, senza giudizio.


Buongiorno, innanzitutto la rimgrazio per averne parlato, ha fatto più che bene. Quando afferma che non riesce a portare questo argomento in terapia per vergogna intende che già è in terapia o vorrebbe iniziarla? Perché se già lo è la invito fortemente a parlarne con il suo o la sua terapeta. Le ricordo che la terapia è unospazio in cui non c'è giudizio e protetto dal segreto professionale. Per quanto riguarda l'argomento da lei riportato, è molto difficile dare una risposta senza avere altri elementi. Posso innanzitutto dirle che forse è lei che ha subito abusi ma non ne ha memoria e ha ripetuto questi comportamenti con suo fratello. Inoltre le faccio presente che sono i genitori a dover monitorare certe situazioni, avrebbero dovuto accorgersi di ciò che stava succedendo, potrebbero averlo fatto e aver sottovalutato la situazione. In questo caso ci sarebbero tanti elementi da prendere in considerazione, come la trascuratezza e altri comportamenti abusanti. Per questo la invito caldamente a parlarne in terapia perché è un argomento troppo vasto con troppe impicazioni, non esauribile in una risposta di questo tipo. Tenga presente che questo è un nodo molto importante, se non lo affronta rischia di portarsi dietro un fardello che non le permetterà di avere un equilibrio stabile. La saluto, la ringrazio ancora e le auguro di trovare la forza per affrontare questo tema.


Gentilissima, gli abusi purtroppo possono generare, tra gli altri vissuti, vergogna e senso di colpa. Grazie perché ha potuto esprimerlo nero su bianco su questa piattaforma. Se posso, non lasci che un evento così impattante condizioni la sua capacità di donarsi ed essere amata. Si prenda cura di sè, la fiducia in un percorso psicoterapeutico, costruita passo passo, le restituirà la dignità del suo dolore, della sua intimità e della possibilità di essere la donna che desidera. Un caro saluto.


Buongiorno, descrive una dinamica molto delicata e complessa che richiederebbe certamente un ascolto, un approfondimento e una cura impossibile da trasmettere per scritto. Credo sia importante che ne parli alla sua terapeuta e se non riesce sarebbe comunque importante parlarle del fatto che non riesce a condividere ricordi di cui "si vergogna". Sono ricordi che necessitano approfondimento e ascolto, non se lo precluda. Cordialmente, dott.ssa Bonomi


Buongiorno, ho letto le sue parole e penso che dovrebbe parlarne con la sua psicoterapeuta che potrà così aiutarla ad elaborare i suoi vissuti di allora. Sento che ne è spaventata e sento i sensi di colpa ma stia tranquilla, si affidi alla sua specialista e vedrà che insieme potrete affrontare ogni cosa. E' una parte importante di sè e non elaborarla e mantenerla così nascosta non farebbe altro che alimentare pensieri e paure che magari in un colloquio potrebbero invece essere chiarite. Buon proseguimento. Dott.ssa Alessandra Domigno


Gentilissima, comprendo la difficoltà e la vergogna con cui sta scrivendo questo messaggio. Proprio per questo vorrei innanzitutto sottolineare un aspetto importante: il fatto che lei stia riflettendo con tanta attenzione su questi ricordi e sulle loro possibili conseguenze non la rende una cattiva persona. Al contrario, mostra una grande sensibilità e una forte preoccupazione per il benessere degli altri. Dalla sua descrizione emerge una situazione molto complessa, che merita di essere affrontata con cautela. I comportamenti sessualizzati tra bambini possono verificarsi per molte ragioni e non hanno necessariamente il significato che tendiamo ad attribuire loro da adulti. I bambini possono essere mossi da curiosità, imitazione, esposizione a contenuti non adeguati all'età, tentativi di comprendere il corpo proprio e altrui o dinamiche relazionali che, viste con gli occhi dell'adulto, assumono una connotazione molto diversa. È importante ricordare che una bambina di 9, 10 o 12 anni non possiede la maturità psicologica, emotiva e sessuale di un adulto. Per questo motivo è difficile e spesso fuorviante giudicare quei comportamenti utilizzando i criteri morali e cognitivi che possediamo oggi. Mi colpisce inoltre che nel suo racconto compaia una storia di violenza subita da parte di suo fratello e una sensazione, apparentemente molto radicata, di dover sopportare e farsi carico delle difficoltà altrui. Talvolta chi cresce in contesti in cui i propri bisogni emotivi non vengono sufficientemente riconosciuti sviluppa una forte tendenza ad attribuirsi responsabilità che in realtà sono molto più ampie e complesse. Per quanto riguarda la sua paura di aver causato i problemi psicologici di suo fratello, credo sia importante essere prudenti. Lo sviluppo psicologico di una persona dipende da moltissimi fattori: caratteristiche individuali, dinamiche familiari, esperienze relazionali, contesto di crescita e molto altro. Stabilire un rapporto diretto di causa-effetto sulla base dei ricordi che lei riporta sarebbe una conclusione che nessuno potrebbe trarre con certezza. Un altro elemento che emerge dal suo messaggio è il peso della colpa. Sembra che lei stia cercando da tempo una risposta definitiva alla domanda: "Che cosa dice di me tutto questo?". Tuttavia, talvolta il problema non è tanto ciò che è accaduto, quanto il modo in cui oggi interpretiamo quegli eventi e li utilizziamo per definire la nostra identità. Una persona non coincide con alcuni episodi della propria infanzia, soprattutto quando questi vengono riletti molti anni dopo con categorie adulte. Vorrei anche incoraggiarla a portare questo tema in psicoterapia. Capisco perfettamente la vergogna che prova, ma proprio gli argomenti che suscitano maggiore imbarazzo sono spesso quelli che meritano di essere condivisi nel setting terapeutico. Uno psicoterapeuta è abituato ad ascoltare vissuti complessi, ambivalenti e dolorosi senza giudicare la persona che li porta. Anzi, il fatto che lei senta di non riuscire a parlarne potrebbe essere un segnale dell'importanza che questo tema ha nella sua vita emotiva attuale. Infine, mi sembra significativo che lei colleghi questi ricordi alle difficoltà che descrive nell'intimità adulta. Questo non significa necessariamente che esista un rapporto diretto e semplice tra le due cose, ma suggerisce che questi vissuti continuano ad avere un impatto sul modo in cui percepisce se stessa, il proprio corpo e le relazioni affettive. Le suggerirei quindi di considerare questo messaggio non come una richiesta di giudizio morale su ciò che è stata da bambina, ma come l'espressione di una sofferenza che oggi merita ascolto e comprensione. Più che chiedersi se sia "una cattiva persona", potrebbe essere utile domandarsi che cosa quella bambina stesse cercando di capire, di esprimere o di affrontare in quel momento della sua vita. Un caro saluto. P.S. Le indicazioni fornite hanno carattere generale e si basano esclusivamente sulle informazioni contenute nella domanda. Non sostituiscono una valutazione psicologica approfondita svolta nell’ambito di un colloquio diretto con uno specialista.


Buongiorno, si prenda il suo tempo, ma sarebbe opportuno ne parlasse all'interno della sua psicoterapia. La aiuterebbe a snocciolare questioni importanti. In bocca lupo per la continuazione del suo percorso. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Buongiorno, la sessualità è un aspetto fondamentale della vita di tutti noi fin da giovanissimi e che ha riflessi anche nelle nostre relazioni, è influenzato dai nostri stili di attaccamento e dalla struttura di personalità oltre che dai meccanismi di funzionamento e stato psicofisico. Come dice Lei, sono i significati che per Lei hanno avuto ed hanno, da dover essere "significati" e la scienza, ad oggi, riconosce le terapie psicoterapeutiche con uno/a psicoterapeuta quelle di elezione per quanto porta Lei. Uno degli obiettivi della terapia, mi sembra possa essere proprio quello di permetterLe di condividere con il Suo terapeuta proprio quello che Le è difficile fare. E' importante un'assistenza specialistica anche perchè, da quello che posso comprendere da qui, si dovrebbe comprendere poi con esattezza se si tratti di vergogna o di senso di colpa, per esempio, quello che descrive e da lì registrare i suoi significati e le Sue risorse interne. Sperando di esserLe stato utile invio cordialità : )


Gentile utente, quello che porta è molto carico di vergogna e paura, ma anche di grande sofferenza e senso di responsabilità. Quando si parla di comportamenti sessualizzati in età infantile, è importante non leggerli con lo sguardo dell’adulto. Nei bambini possono comparire esplorazioni o ripetizioni di ciò che hanno visto, sentito o vissuto, senza che ci sia la stessa consapevolezza, intenzionalità o significato che avrebbe in età adulta. Questo vale ancora di più quando il contesto relazionale è complesso, con confini poco chiari o esperienze di violenza e trascuratezza emotiva. Il senso di colpa che descrive, soprattutto verso suo fratello, è comprensibile, ma non è detto che sia proporzionato alla reale responsabilità che una bambina può avere nello sviluppo psichico di un’altra persona. La crescita psicologica di un individuo è il risultato di molti fattori intrecciati, non di un singolo evento o comportamento isolato. Il fatto che oggi questo tema emerga con tanta angoscia può anche essere un segnale che merita di essere portato proprio in terapia, con i tempi e le modalità che riesce a tollerare. La vergogna spesso tende a isolare, ma è proprio in uno spazio protetto che questi vissuti possono essere compresi e alleggeriti. Un caro saluto.


Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, quello che scrivi è sicuramente un tema molto delicato che ti consiglierei di parlarne con la tua psicoterapeuta di riferimento perché oltre ad essere argomenti delicati vanno indagati a fondo. Capisco il tuo senso di vergogna ma se i pensieri e le tue ansie cominciano ad essere invalidanti rispetto la tua vita normale è bene che tu consideri di affrontarla. Non penso che qualcuno ti possa rispondere dandoti un "parere" esauriente o che ti possa aiutare così per cui quello che mi sento di dirti è di affrontare magari con la collega che c'è qualcosa di cui vuoi parlarle e che però provi vergogna ed imbarazzo (se è questo quello che provi) e partire da lì. Se non ti viene proprio di affrontare l'argomento, pensa di provare nuovi approcci terapeutici o fare un consulto con qualcun altro. Parlarne con un professionista è comunque la scelta migliore. Buona giornata


Salve, il modo in cui racconta questi ricordi mostra quanto a lungo abbia portato da sola un peso enorme, fatto di vergogna, paura di “cosa significhi” e senso di colpa. È importante ricordare che i comportamenti sessuali tra bambini non hanno lo stesso significato che hanno tra adulti: sono spesso esplorazioni confuse, imitate, non comprese, e non parlano di intenzioni o identità. Il fatto che oggi lei provi così tanta angoscia non è un segnale di colpa, ma del bisogno profondo di dare un senso a qualcosa che da bambina non poteva capire né gestire. Questi vissuti, uniti alla violenza subita e alla mancanza di protezione da parte degli adulti, possono lasciare segni che emergono anche molti anni dopo. Non è qualcosa che definisce chi lei è, ma qualcosa che merita di essere guardato con delicatezza. Parlarne in terapia può essere un passo molto importante: non per giudicare ciò che è accaduto, ma per aiutarla a distinguere la bambina che è stata dall’adulta che è oggi, e per alleggerire un senso di colpa che non le appartiene. Capisco che possa esserci vergogna, ma proprio questi temi trovano spazio sicuro in un percorso terapeutico, dove possono essere accolti senza giudizio e con grande rispetto. Un saluto.

Dott.ssa Ilenia Manelli

Dott.ssa Ilenia Manelli

psicoterapeuta

Campi Bisenzio

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