Buongiorno, ho 35 anni e vi scrivo perché mi attanaglia un dubbio che non riesco a portare in psico

13 risposte
Buongiorno,
ho 35 anni e vi scrivo perché mi attanaglia un dubbio che non riesco a portare in psicoterapia per vergogna.
Da bambina/ragazzina (credo fino ai miei 12 anni circa) ricordo scene a sfondo sessuale con mio fratello più piccolo di me di 3 anni. In genere d bambini ero io a proporli (un paio di baci con la lingua, simulare da nudi l'atto sessuale e tentare una volta una penetrazione non riuscita per sua mancanza di erezione, mostrargli i genitali chiedendogli di toccare o leccare) e non ricordo piacere sessuale associato. Da pre-adolescenti (es. 10-13 anni) ricordo scene come io che fingo di dormire e mi lascio toccare il seno o le parti intime da sotto i vestiti.
Per tutta l'infanzia e l'adolescenza io sono stata vittima di suoi comportamenti violenti (botte e minacce di botte) da parte sua, sempre ignorate dai miei genitori che minimizzavano e mi chiedevano di sopportare perché sorella maggiore e perché lui sin dall'età scolare (medie in particolare) ha mostrato difficoltà relazionali, scarsa propensione allo studio, progressivo isolamento.
Ho il terrore che sia stata io a procurargli problemi psicologici. E non capisco come una bambina potesse proporre certe cose, anche esplicite. Ricordo verso la quinta elementare di aver fatto anche a una mia amichetta discorsi "spinti" che lei non gradì (es. mi inventai che un nostro compagno di notte volesse andare nel suo letto e leccarle le parti intime, ricordo mi riferii alla "pallina" - il clitoride...).
Mi vergogno, mi sento spaventata e in colpa per ciò che tutto questo potrebbe significare che io sia, e per il dolore che potrei aver provocato rovinando una vita (quella di mio fratello e in parte la mia, da sempre molto inibita nell'intimità con i partner e incapace di lasciarmi andare).
Grazie per il parere che potrete darmi.
Dott.ssa Elvira Cerullo
Psicologo, Psicoterapeuta
Pescara
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza importante, accompagnata da vergogna, senso di colpa e timore di aver causato danni irreparabili. Vorrei anzitutto sottolineare che i ricordi dell'infanzia e della preadolescenza meritano di essere accolti con cautela e approfonditi nel loro contesto, senza trarre conclusioni affrettate sulla persona che si è oggi. Nello sviluppo infantile possono comparire curiosità, giochi esplorativi e interrogativi riguardanti il corpo e la sessualità. Tuttavia, ciò che lei racconta assume per lei un significato particolarmente doloroso e sembra intrecciarsi anche con una storia familiare segnata da dinamiche complesse, da episodi di violenza subiti da parte di suo fratello e da una percezione di mancato riconoscimento della sua sofferenza da parte degli adulti di riferimento. Mi colpisce che il dubbio che la tormenta riguardi soprattutto la responsabilità: il timore di essere stata la causa dei problemi di suo fratello e il bisogno di comprendere che cosa abbiano significato quei comportamenti. Sono domande profonde, che difficilmente possono trovare una risposta soddisfacente attraverso un giudizio morale su ciò che è accaduto molti anni fa.
Proprio perché questi ricordi suscitano in lei tanta angoscia, ritengo importante che possa trovare il modo di parlarne nel suo percorso psicoterapeutico. Comprendo la vergogna che descrive, ma spesso ciò che più temiamo di portare in terapia è anche ciò che merita maggiore ascolto. Uno spazio terapeutico è pensato proprio per accogliere senza giudizio pensieri, ricordi e fantasie che da soli risultano difficili da sostenere.
Più che chiedersi se questi episodi dimostrino che lei sia "una certa persona", potrebbe essere utile interrogarsi su che posto occupino oggi nella sua storia, nel suo rapporto con il desiderio, con il corpo, con l'intimità e con il senso di colpa che sembra accompagnarla da molto tempo.
Le auguro di poterne parlare con il suo terapeuta, perché non credo che debba affrontare da sola un peso che sente così gravoso.

Un caro saluto
Dott.ssa Elvira Cerullo
Psicologa Psicoterapeuta

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Dott.ssa Martina Cremanti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Gentile Utente, mi dispiace per la situazione emotiva che sta vivendo. Quello che descrive va compreso nel contesto dello sviluppo infantile e delle dinamiche familiari, non giudicato con gli occhi di un adulto. Comportamenti sessualizzati precoci possono derivare da curiosità, esposizione a contenuti o esperienze non ricordate chiaramente, e non indicano di per sé che lei fosse “cattiva” o responsabile dei problemi futuri di suo fratello. Il senso di colpa che porta oggi sembra molto intenso e merita spazio proprio in psicoterapia, anche se suscita vergogna. Le consiglierei di parlarne con il suo terapeuta: è un tema delicato, ma affrontarlo può aiutarla a comprenderlo con maggiore equilibrio e compassione verso se stessa. Potrebbe iniziare parlando della vergogna che prova o scrivendo un racconto di quanto accaduto. Un caro saluto
Dott.ssa Marta Oliviero
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sovizzo
Buongiorno, mi dispiace molto per quello che prova e sente rispetto la situazione vissuta da bambina. Il mio consiglio è quello di provare a parlarne in terapia perchè sono certa che il significato che darete la potrà aiutare a limitare il senso di vergogna e di colpa e soprattutto potrà permetterle di comprendere che lei non è ciò che è successo, ma le darà la possibilità di comprende i motivi per cui quella bambina ha fatto e subito tutto ciò che ha raccontato. Non abbia paura, sono certa che è in buone mani, non ci sarà giudizio, ma anzi, tanta comprensione e accoglienza per la sua storia. La abbraccio
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buongiorno, grazie per la fiducia che ha messo in queste righe, scritte dopo un silenzio evidentemente pesante da portare da sola.
Quello che descrive mi fa pensare a qualcosa che la clinica del trauma conosce bene: un bambino non inventa dal nulla scene così definite, le riproduce. Quando una bambina molto piccola mette in scena gesti che appartengono al mondo adulto, è perché in qualche modo quel mondo l'ha già attraversata, attraverso un'esposizione o un contesto che non l'ha protetta. E questo vale anche per i gesti che ricorda di aver proposto lei stessa: un bambino agisce ciò che ha ricevuto, non ciò che ha scelto. Lei, in quegli anni, era una bambina dentro una famiglia che, come racconta, non vedeva e minimizzava anche la violenza fisica che subiva.
Il fatto che oggi si chieda se sia stata lei a "rovinare" suo fratello mi fa pensare che questa colpa non sia nata adesso: è probabilmente il modo in cui, da piccola, ha potuto reggere qualcosa che nessuno intorno a lei nominava o spiegava. Infatti, pensare "sono io il problema" è spesso, per un bambino, più sopportabile che restare senza alcuna spiegazione per quello che gli sta accadendo. Una soluzione che allora l'ha protetta, ma che oggi la intrappola.
Per questo penso che la vergogna che porta sia il segno di quanto questo materiale abbia bisogno di un luogo che lo accolga senza giudicare. Un lavoro con l'EMDR potrebbe esserle utile proprio per questo: è una terapia pensata per ricordi che restano "incastrati" con il loro carico emotivo originario, e può aiutare a disattivare quella colpa senza dover prima trovare una spiegazione razionale che la assolva.
Quello che ha scritto qui può essere il primo passo per portarlo, quando si sentirà pronta, nella sua terapia.
Dott.ssa Elin Miroddi
Dott. Federico Alberto Russo
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Buongiorno, innanzitutto grazie per aver condiviso con la community un tema così spigoloso e delicato, immagino ci sia voluto già tanto coraggio nel farlo, non è da tutti.
Essendo un tema così importante e profondo, risponderle solo su una bacheca, lo troverei banale e limitante, ma su una cosa vorrei dirgliela: non si senta in colpa. A quell'età si è in fase esplorativa sessuale, non c'è malizia , e le risposte del corpo sono biologiche, ma sono risposte ad uno stimolo, non c'è per forza un fine più grande di quello che è. Sarebbe da esplorare semmai il comportamento dei genitori con i propri figli, questo sì, capire anche il perché minimizzare certi comportamenti del fratello, e quanto effettivamente vi hanno seguito in età infantile-adolescenziale.
Cordialmente,

Dr. Annalisa De Filippo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sesto San Giovanni
Gentilissima, è stata brava a condividere qui questi ricordi e credo che lo spazio per elaborarli sia la psicoterapia che sta svolgendo: vista la difficoltà accennata, può partire dalle emozioni che prova (vergogna, paura, colpa) esplicitando che ha difficoltà a raccontare i ricordi associati; poi sarà il professionista che la segue ad aiutarla a condividere quello che si sente, rispettando i suoi tempi, con l'obiettivo di elaborarli e vivere più serenamente il suo presente. Un saluto. Dr.ssa Annalisa De Filippo, Psicologa Psicoterapeuta
Ho letto con grande partecipazione la sua storia. Devo dire è frequente che, persone che da bambini hanno proposto tali pratiche, da grandi se ne vergognino e temano di aver prodotto dei danni psicologico nell'altro. E' del tutto normale e indice di sensibilità e preoccupazione. La questione è, come certamente lei avrà intuito, perché una bambina ha fatto queste cose. Dove le ha viste? Dove le ha imparate? Una sessualità così esplicita non è normale a quell'età e spesso è indice di abuso. Lei nella sua lettera non menziona la sua famiglia. Ma per capire un bambino dobbiamo capire i genitori. Ci sono tante condizioni che possono portare una bambina a questo genere di comportamenti. Quello che le consiglio di fare in terapia è portare questi contenuti. Di non vergognarsene perché sono indice di un precoce condizionamento da lei subito. Lei non era libera di scegliere, ha semplicemente ripetuto ciò che ha visto, ha copiato le modalità dei genitori e degli adulti. Ciò di cui lei si vergogna va imputato ad altri, lei è stata ed è la vittima di quel sistema. E ne porta i segni, se non fossero questi sarebbero altri, ma in ogni caso segni inflitti da chi allora era adulto e aveva la responsabilità educativa. Se vuole liberarsi deve vedersi come vittima di abuso non come abusante. Spero che queste mie parole le siano utili. Buona vita
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, non so se lei veramente possa aver rovinato la vita di suo fratello. Forse alle sue difficoltà hanno concorso anche altri motivi. Di sicuro tutta questa sesssualizzazione che lei descrive, in parte può starci ma forse pone anche delle domande sulla frequenza. Per cercare di capire tutto il suo vissuto emotivo associato a tutto ciò può essere conveniente attivare una psicoterapia. Se ritiene posso essere a disposizione anche online. Buona serata Dario Martelli
Dott.ssa Alessia Tringali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Catania
Gentile utente,

la sofferenza, la vergogna e il senso di colpa che emergono dalle sue parole sono molto evidenti e meritano di essere accolti con rispetto. Proprio perché questo tema le suscita tanto disagio, credo sia importante dirle innanzitutto che il fatto stesso di riuscire a scriverne rappresenta un passo significativo.

Dalla sua descrizione emerge una forte preoccupazione: quella di essere stata responsabile dei problemi di suo fratello e che quei comportamenti infantili possano dire qualcosa di profondamente negativo sulla sua persona. Tuttavia, quando si osservano episodi avvenuti nell'infanzia, è fondamentale evitare di interpretarli con gli occhi e la consapevolezza dell'adulto che siamo oggi.

I bambini possono manifestare curiosità verso il corpo, la differenza tra i sessi e la sessualità in modi che, riletti da adulti, possono apparire inquietanti o difficili da comprendere. Questo non significa automaticamente che vi fosse un'intenzione sessuale paragonabile a quella adulta, né che tali comportamenti definiscano il valore morale o l'identità futura della persona.

Un aspetto che colpisce nella sua lettera è la domanda che continua a rivolgere a se stessa: "Che cosa dice di me tutto questo?". Talvolta il rischio è quello di concentrare tutta l'attenzione sulla ricerca di una colpa, trascurando invece la complessità della storia emotiva e familiare nella quale questi episodi si sono verificati.

Lei racconta anche di essere stata esposta per anni a comportamenti aggressivi e intimidatori da parte di suo fratello e di essersi sentita poco protetta e poco riconosciuta nelle sue difficoltà. Questo elemento merita attenzione, perché crescere in un contesto in cui i propri vissuti vengono minimizzati può portare, nel tempo, a sviluppare una tendenza ad assumersi responsabilità eccessive per ciò che accade nelle relazioni.

Comprendo il timore di aver causato sofferenza a suo fratello, ma attribuirsi oggi la responsabilità dei suoi successivi problemi psicologici rischia di semplificare eccessivamente una realtà che è certamente molto più articolata. Lo sviluppo di una persona dipende da una molteplicità di fattori individuali, familiari, relazionali e ambientali che non possono essere ricondotti a singoli episodi infantili.

Mi sembra inoltre significativo che lei colleghi questi ricordi alle difficoltà che sperimenta oggi nell'intimità e nel lasciarsi andare nelle relazioni affettive. Talvolta ciò che continua a far soffrire non è soltanto ciò che è accaduto, ma il significato che nel tempo abbiamo attribuito a quegli eventi e l'immagine di noi stessi che ne è derivata.

Per questo motivo, più che cercare una risposta definitiva sulla sua presunta colpevolezza, potrebbe essere utile esplorare con curiosità e senza giudizio le emozioni che questi ricordi continuano a suscitare: la vergogna, il timore di essere "sbagliata", il bisogno di comprendere ciò che è accaduto e di trovare una narrazione più integrata della sua storia.

Vorrei infine incoraggiarla a portare questo tema all'interno del suo percorso psicoterapeutico. La vergogna spesso ci spinge a nascondere proprio gli aspetti che avrebbero maggior bisogno di essere ascoltati e compresi. Uno spazio terapeutico dovrebbe poter accogliere anche pensieri, ricordi e vissuti che ci sembrano difficili da raccontare, senza giudizio e senza condanna.

Le riflessioni che ho condiviso hanno naturalmente un carattere generale e non possono sostituire una conoscenza approfondita della sua storia personale. Se desidera approfondire questi aspetti e comprendere meglio il significato che tali esperienze hanno assunto nella sua vita, può fissare un appuntamento tramite il mio profilo oppure contattarmi telefonicamente. Sarò lieta di offrirle uno spazio di ascolto e di riflessione dedicato.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, pensare di portare in terapia (ad esempio con approccio sui traumi come l'EMDR) potrebbe aiutarla ad affrontare la vergogna in un ambiente sicuro e non giudicante, in modo da riconoscerla, riducendo gradualmente il suo potere invalidante sulla propria immagine. L'emdr inoltre aiuta a mettere insieme frammenti di ricordi e imparare pian piano a lasciare andare la sofferenza ad essi legata. é un percorso che può aiutarla, ridandole risorse per proseguire, accettando ciò che è stato ma anche riacquistando la capacità di riparare e andare avanti. Saluti.
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
La ringrazio per la fiducia e per aver condiviso questo vissuto.
I comportamenti che descrive sono molto frequenti nell'infanzia e riflettono una naturale, curiosità per il corpo a volte anche influenzata da stimoli esterni.
La sessualità infantile è un tema molto studiato e ci sono pagine illuminanti sul fatto che sia una parte sana.
La responsabilità della crescita di suo fratello competeva unicamente ai vostri genitori e il disagio di suo fratello come la sua attuale inibizione relazionale affondano le radici in dinamiche familiari complesse e nella violenza che lei stessa ha dovuto subire e tollerare in solitudine.
La vergogna che prova merita di trovare spazio in un serio e approfondito lavoro su disè che da quanto scrive mi sembra pronta ad affrontare.
Dott.ssa Arianna Amatruda
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
Capisco la vergogna e il senso di colpa che stai provando, ma è importante ricordare che i comportamenti sessualizzati tra bambini vanno compresi nel loro contesto e non letti con gli occhi dell’adulto. Ti incoraggio a portare questo tema in terapia: proprio ciò che suscita più vergogna è spesso ciò che ha più bisogno di essere accolto e compreso, senza giudizio.
Buongiorno, innanzitutto la rimgrazio per averne parlato, ha fatto più che bene. Quando afferma che non riesce a portare questo argomento in terapia per vergogna intende che già è in terapia o vorrebbe iniziarla? Perché se già lo è la invito fortemente a parlarne con il suo o la sua terapeta. Le ricordo che la terapia è unospazio in cui non c'è giudizio e protetto dal segreto professionale.
Per quanto riguarda l'argomento da lei riportato, è molto difficile dare una risposta senza avere altri elementi. Posso innanzitutto dirle che forse è lei che ha subito abusi ma non ne ha memoria e ha ripetuto questi comportamenti con suo fratello. Inoltre le faccio presente che sono i genitori a dover monitorare certe situazioni, avrebbero dovuto accorgersi di ciò che stava succedendo, potrebbero averlo fatto e aver sottovalutato la situazione. In questo caso ci sarebbero tanti elementi da prendere in considerazione, come la trascuratezza e altri comportamenti abusanti. Per questo la invito caldamente a parlarne in terapia perché è un argomento troppo vasto con troppe impicazioni, non esauribile in una risposta di questo tipo. Tenga presente che questo è un nodo molto importante, se non lo affronta rischia di portarsi dietro un fardello che non le permetterà di avere un equilibrio stabile. La saluto, la ringrazio ancora e le auguro di trovare la forza per affrontare questo tema.

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