Salve, dopo 7 mesi di psicoterapia iniziata per superare la fine di una relazione, il mio terapeuta
Salve, dopo 7 mesi di psicoterapia iniziata per superare la fine di una relazione, il mio terapeuta ha sospeso le sedute per un "periodo di riflessione e di ascolto", riscontrando una scarsa motivazione al cambiamento. Negli ultimi mesi, per i miei pensieri sull'ex, ha adottato un approccio provocatorio esteso poi alle mie scelte di vita, mettendone in discussione la personalità. Dopo la provocazione le ruminazioni si sono arrestate, ma si sono alternate sedute provocatorie a sedute normali, destabilizzandomi e confondendomi .Io percepivo questo metodo come un rimprovero e ho provato a parlargliene, senza risultati. Avevo paura di sfidare il terapeuta e, nonostante le sue spinte a dirmi che dovevo "prendermi le mie responsabilità", la situazione non è cambiata.Preciso che sperimento un forte blocco nello studio e un umore basso che si protraggono fin dalla fine della mia storia. Inoltre, in questi mesi, non ho mai ricevuto alcuna diagnosi ufficiale.Vorrei chiedere un parere:Questo blocco prolungato e l'assenza di energie potrebbero nascondere una reale forma depressiva (mai diagnosticata) piuttosto che una semplice "resistenza" o mancanza di responsabilità?Visto che la fiducia si è incrinata, conviene cambiare professionista o ha senso riprovare dopo la pausa a tempo indeterminato ?Per sbloccare questa situazione che va avanti da mesi, potrebbe essere utile parlarne con il medico di base per valutare un aiuto farmacologico ?Grazie mille.
1 risposta
Gentile utente, da ciò che racconta emerge una situazione che le sta causando molta sofferenza e che merita di essere ascoltata. È importante distinguere tra ciò che può essere osservato dall'esterno e ciò che può essere compreso solo all'interno di un percorso clinico. Un blocco nello studio, il calo dell'umore, la riduzione delle energie e la difficoltà a riprendere il proprio funzionamento possono essere presenti in una condizione depressiva, ma anche rappresentare la risposta a un evento di perdita particolarmente significativo. Stabilire quale sia il significato di questi sintomi richiede una valutazione clinica approfondita. La resistenza non viene generalmente intesa come mancanza di volontà o di responsabilità, bensì come un modo, spesso inconsapevole, con cui la persona cerca di proteggersi da vissuti emotivi che risultano troppo dolorosi o difficili da affrontare. Per questo motivo è un aspetto da esplorare insieme, non un elemento su cui esprimere un giudizio. Anche ciò che descrive riguardo alla relazione terapeutica merita attenzione. Il fatto che lei abbia provato a comunicare il proprio senso di destabilizzazione e di essersi sentito poco compreso è un elemento clinicamente rilevante. La possibilità di parlare apertamente di ciò che accade nella relazione con il terapeuta rappresenta spesso una parte importante del lavoro; se questo dialogo non riesce a trovare spazio e la fiducia si incrina in modo significativo, è legittimo interrogarsi sull'opportunità di proseguire quel percorso. La sospensione delle sedute a tempo indeterminato, inoltre, può essere vissuta in modi molto diversi a seconda della persona e del contesto. Sarebbe auspicabile che una scelta di questo tipo fosse accompagnata da una chiara condivisione degli obiettivi e del significato clinico della pausa. Per quanto riguarda il cambio di terapeuta, non esiste una risposta valida per tutti. Se ritiene che la fiducia sia venuta meno e che non ci siano le condizioni per affrontare insieme quanto accaduto, può essere ragionevole chiedere una consulenza a un altro professionista, non tanto per "ricominciare da capo", quanto per avere uno spazio in cui rileggere questa esperienza e valutare quale percorso sia oggi più adatto ai suoi bisogni. Infine, considerata la persistenza dell'umore basso, del blocco nello studio e della riduzione delle energie, parlare con il medico di base è senz'altro una possibilità appropriata. Potrà effettuare una prima valutazione ed eventualmente indirizzarla a uno specialista psichiatra, qualora ritenesse utile approfondire l'eventuale indicazione a un trattamento farmacologico. Psicoterapia e terapia farmacologica, quando indicate, non sono percorsi alternativi ma bensì complementari. Le faccio un in bocca a lupo. Cari saluti Le auguro di trovare uno spazio di cura nel quale possa sentirsi ascoltato, compreso e sufficientemente al sicuro da poter esplorare il significato della sofferenza che sta attraversando. Un caro saluto.
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
