Buongiorno da 9 mesi vivo lo stato di ansia di mio marito. In seguito ad un lutto e altro problemi
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risposte
Buongiorno da 9 mesi vivo lo stato di ansia di mio marito.
In seguito ad un lutto e altro problemi ha incominciato ad avere forte ansia al mattino che gli provoca mancanza d'aria. E' in cura con xanax gocce al bisogno, non vuole fare un percorso psicologico e 5 mesi di escitalopram non hanno portato beneficio ma lo hanno solo fatto dormire ore ed ore di fila.
Quindi io mi sono accorta che ogni giorno da mesi vivo la mia giornata in funzione a se lui respira, se sta benino, se sta male quindi se è in down io passo la giornata preoccupata con il magone e lo sconforto. In questi mesi ho perso anche 4 kg pur mangiando. Ho fatto collquio con psicologa ma approccio a lungo termine non va bene per me, non ho bisogno di parlare del passato. Il mio problema è la gestione del presente ed è incentrata sul fatto che non riesco a fregarmene di come lui possa stare e questo mi sta esaurendo. chiedo consigli su terapie veloci tipo tcc tbs. grazie
In seguito ad un lutto e altro problemi ha incominciato ad avere forte ansia al mattino che gli provoca mancanza d'aria. E' in cura con xanax gocce al bisogno, non vuole fare un percorso psicologico e 5 mesi di escitalopram non hanno portato beneficio ma lo hanno solo fatto dormire ore ed ore di fila.
Quindi io mi sono accorta che ogni giorno da mesi vivo la mia giornata in funzione a se lui respira, se sta benino, se sta male quindi se è in down io passo la giornata preoccupata con il magone e lo sconforto. In questi mesi ho perso anche 4 kg pur mangiando. Ho fatto collquio con psicologa ma approccio a lungo termine non va bene per me, non ho bisogno di parlare del passato. Il mio problema è la gestione del presente ed è incentrata sul fatto che non riesco a fregarmene di come lui possa stare e questo mi sta esaurendo. chiedo consigli su terapie veloci tipo tcc tbs. grazie
Gentile Signora,
quello che descrive è una situazione molto impegnativa: quando una persona cara soffre di ansia, è facile ritrovarsi progressivamente coinvolti fino a vivere in uno stato di allerta costante. Il fatto che lei si accorga di stare orientando le sue giornate in funzione di come sta suo marito è già un passaggio di grande consapevolezza.
Questa modalità, però, nel tempo può diventare faticosa e contribuire al suo stesso malessere (come dimostrano la perdita di peso e il senso di esaurimento che riferisce). Non si tratta di “fregarsene”, ma di trovare un equilibrio che le permetta di essere presente senza annullarsi.
Se sente il bisogno di un intervento concreto e focalizzato sul presente, può essere utile orientarsi verso approcci brevi e pratici, come la terapia cognitivo-comportamentale, che lavorano su: gestione dell’ansia nel momento in cui si attiva, riduzione dei comportamenti di controllo e sviluppo di strategie per mantenere un proprio equilibrio emotivo.
Anche tecniche di regolazione immediata possono dare un sollievo già nel breve termine.
L’obiettivo non è distaccarsi affettivamente, ma imparare a prendersi cura di sé pur restando accanto all’altro.
Se ha necessità di iniziare un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale non esiti a contattarmi.
Un caro saluto
Dott.ssa Sara Sanna
quello che descrive è una situazione molto impegnativa: quando una persona cara soffre di ansia, è facile ritrovarsi progressivamente coinvolti fino a vivere in uno stato di allerta costante. Il fatto che lei si accorga di stare orientando le sue giornate in funzione di come sta suo marito è già un passaggio di grande consapevolezza.
Questa modalità, però, nel tempo può diventare faticosa e contribuire al suo stesso malessere (come dimostrano la perdita di peso e il senso di esaurimento che riferisce). Non si tratta di “fregarsene”, ma di trovare un equilibrio che le permetta di essere presente senza annullarsi.
Se sente il bisogno di un intervento concreto e focalizzato sul presente, può essere utile orientarsi verso approcci brevi e pratici, come la terapia cognitivo-comportamentale, che lavorano su: gestione dell’ansia nel momento in cui si attiva, riduzione dei comportamenti di controllo e sviluppo di strategie per mantenere un proprio equilibrio emotivo.
Anche tecniche di regolazione immediata possono dare un sollievo già nel breve termine.
L’obiettivo non è distaccarsi affettivamente, ma imparare a prendersi cura di sé pur restando accanto all’altro.
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Un caro saluto
Dott.ssa Sara Sanna
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Buongiorno,
quello che descrive è una situazione molto impegnativa, perché da mesi si trova a vivere in uno stato di allerta costante legato al benessere di suo marito. È comprensibile che questo, nel tempo, abbia iniziato a incidere anche su di lei, sia emotivamente (preoccupazione, sconforto) sia fisicamente (perdita di peso, tensione continua).
Quello che sta accadendo può essere letto come una forma di “coinvolgimento ansioso”: quando una persona cara sta male, è naturale monitorarla, ma se questo diventa continuo si rischia di entrare in un circolo in cui la sua giornata ruota completamente intorno all’altro, con un progressivo esaurimento delle proprie risorse.
È importante sottolineare un punto: non si tratta di “fregarsene”, ma di imparare a regolare il livello di coinvolgimento, mantenendo empatia e vicinanza senza però annullarsi. Questo è un obiettivo concreto e lavorabile nel presente, non necessariamente legato a lunghe esplorazioni del passato.
Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) sono effettivamente indicati in situazioni come la sua, perché sono focalizzati sul “qui e ora” e forniscono strumenti pratici per:
riconoscere e interrompere i pensieri ripetitivi (“sta respirando?”, “starà male?”)
ridurre l’ipercontrollo e l’iper-vigilanza
gestire l’ansia attraverso tecniche di regolazione (respirazione, grounding, esposizione graduale al “non controllo”)
ristabilire confini sani tra il suo stato emotivo e quello di suo marito
Anche protocolli brevi o mirati (ad esempio interventi focalizzati sull’ansia o sullo stress del caregiver) possono essere efficaci in tempi relativamente contenuti, se ben strutturati.
Un altro aspetto importante è che, anche se suo marito al momento non desidera un percorso psicologico, lei può comunque lavorare su di sé: migliorare il suo equilibrio le permetterà di stare meglio e, indirettamente, di essere anche più efficace nel supportarlo.
Infine, consideri che i sintomi che riferisce (perdita di peso, tensione costante, magone quotidiano) indicano che il suo sistema sta già chiedendo aiuto: intervenire ora è importante per evitare un peggioramento.
Le consiglio quindi di orientarsi verso un percorso breve e focalizzato (come la TCC o interventi integrati basati su mindfulness), con uno specialista che lavori in modo pratico sul presente.
Resto dell’idea che un approfondimento diretto con un professionista sia il passo più utile per individuare strategie mirate sulla sua situazione specifica.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è una situazione molto impegnativa, perché da mesi si trova a vivere in uno stato di allerta costante legato al benessere di suo marito. È comprensibile che questo, nel tempo, abbia iniziato a incidere anche su di lei, sia emotivamente (preoccupazione, sconforto) sia fisicamente (perdita di peso, tensione continua).
Quello che sta accadendo può essere letto come una forma di “coinvolgimento ansioso”: quando una persona cara sta male, è naturale monitorarla, ma se questo diventa continuo si rischia di entrare in un circolo in cui la sua giornata ruota completamente intorno all’altro, con un progressivo esaurimento delle proprie risorse.
È importante sottolineare un punto: non si tratta di “fregarsene”, ma di imparare a regolare il livello di coinvolgimento, mantenendo empatia e vicinanza senza però annullarsi. Questo è un obiettivo concreto e lavorabile nel presente, non necessariamente legato a lunghe esplorazioni del passato.
Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) sono effettivamente indicati in situazioni come la sua, perché sono focalizzati sul “qui e ora” e forniscono strumenti pratici per:
riconoscere e interrompere i pensieri ripetitivi (“sta respirando?”, “starà male?”)
ridurre l’ipercontrollo e l’iper-vigilanza
gestire l’ansia attraverso tecniche di regolazione (respirazione, grounding, esposizione graduale al “non controllo”)
ristabilire confini sani tra il suo stato emotivo e quello di suo marito
Anche protocolli brevi o mirati (ad esempio interventi focalizzati sull’ansia o sullo stress del caregiver) possono essere efficaci in tempi relativamente contenuti, se ben strutturati.
Un altro aspetto importante è che, anche se suo marito al momento non desidera un percorso psicologico, lei può comunque lavorare su di sé: migliorare il suo equilibrio le permetterà di stare meglio e, indirettamente, di essere anche più efficace nel supportarlo.
Infine, consideri che i sintomi che riferisce (perdita di peso, tensione costante, magone quotidiano) indicano che il suo sistema sta già chiedendo aiuto: intervenire ora è importante per evitare un peggioramento.
Le consiglio quindi di orientarsi verso un percorso breve e focalizzato (come la TCC o interventi integrati basati su mindfulness), con uno specialista che lavori in modo pratico sul presente.
Resto dell’idea che un approfondimento diretto con un professionista sia il passo più utile per individuare strategie mirate sulla sua situazione specifica.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno. Comprendo profondamente il Suo logorio e il senso di impotenza che prova nel vedere la propria vita quasi sospesa, in attesa del prossimo respiro affannoso di chi Le sta accanto. È come se si fosse creata una sorta di matrice condivisa in cui l'ansia di Suo marito è diventata la Sua, portandoLa a un esaurimento che si manifesta chiaramente anche nel corpo. Questo accade perché l'identità è un processo relazionale: quando una persona cara soffre, i confini tra sé e l'altro possono farsi labili e si finisce per vivere in funzione dei suoi stati d'animo, smarrendo il proprio baricentro.
La psicoterapia può intervenire proprio su questo incastro, aiutandoLa a riprendere il Suo spazio vitale senza che ciò significhi "fregarsene", ma imparando a restare in relazione senza esserne sommersa. Esistono approcci focalizzati sulla gestione del presente e sulla rottura di questi circoli viziosi che possono fornirLe strumenti per gestire il carico emotivo immediato e proteggere il Suo benessere. Ritrovare il Suo equilibrio è il primo passo non solo per stare meglio Lei, ma anche per offrire a Suo marito un rispecchiamento diverso, non più mediato dalla sola angoscia.
Le auguro di ritrovare presto la Sua serenità,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta
La psicoterapia può intervenire proprio su questo incastro, aiutandoLa a riprendere il Suo spazio vitale senza che ciò significhi "fregarsene", ma imparando a restare in relazione senza esserne sommersa. Esistono approcci focalizzati sulla gestione del presente e sulla rottura di questi circoli viziosi che possono fornirLe strumenti per gestire il carico emotivo immediato e proteggere il Suo benessere. Ritrovare il Suo equilibrio è il primo passo non solo per stare meglio Lei, ma anche per offrire a Suo marito un rispecchiamento diverso, non più mediato dalla sola angoscia.
Le auguro di ritrovare presto la Sua serenità,
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta
Buongiorno. Credo che sicuramente le faccia bene intraprendere un percorso di sostegno psicologico piu' centrato sul problema . Sono una terapeuta relazionale familiare e penso che un approccio che possa stimolare le risorse di un sistema per una maggiore armonia Le possa essere utile
Buongiorno, mi spiace per la situazione che sta vivendo. Riguardo a suo marito, mi sembra importante segnalare che, se la cura farmacologica dopo 5 mesi non ha dato beneficio è opportuno un approfondimento diagnostico; inoltre va ribadito che le psicopatologie ansioso/depressive traggono beneficio dal doppio trattamento (farmacologico e psicoterapico) e dall'integrazione con una modificazione della qualità di vita nella quotidianità (introduzione di una attività sportiva moderata, se è possibile, approccio biblioterapico e strumenti della Medicina Narrativa). Riguardo a lei, è vero che necessita di un approccio di consulenza psicologica che abbia l'obiettivo di aiutarla nella gestione dell'attualità. E' anche importante, però, capire perché la situazione che descrive mette lei così in difficoltà, pertanto riterrei utile suggerirle una consulenza psicoterapeutica individuale a indirizzo psicodinamico, fornita da persona esperta nell'aiuto al caregiver di persona con sitomatologia ansioso/depressiva. Un cordiale saluto, dott.ssa Roberta Portelli
Buongiorno, descrive qui un quadro molto frequente in chi vive accanto a un partner con Disturbo d’Ansia Generalizzato/sintomi ansiosi persistenti. Si attiva un meccanismo di ipercontrollo e monitoraggio che mantiene e amplifica il suo stesso stato di allerta. Nell'ottica della Terapia Cognitivo Comportamentale, il focus non è “suo marito sta bene o male”, ma il legame automatico tra il suo stato interno e quello che accade a lui.
Se cerca un intervento rapido e centrato sul presente, la TCC è indicata proprio per lavorare sulla gestione dell’ansia qui e ora, senza entrare necessariamente nel passato. Attraverso tecniche mirate come l’esposizione con prevenzione della risposta e la defusione dai pensieri, è possibile ridurre in poche settimane il bisogno di controllare e recuperare uno spazio mentale autonomo. L’obiettivo non è diventare indifferente, ma smettere di vivere in funzione dei sintomi dell’altro.
Percorsi come la Mindfulness integrata alla TCC aiutano a interrompere il rimuginio e a tollerare l’incertezza, elemento centrale in queste dinamiche.
Un percorso breve, strutturato e orientato agli obiettivi può darle strumenti concreti già dalle prime sedute, con benefici osservabili nel quotidiano. Cordialmente, AM
Se cerca un intervento rapido e centrato sul presente, la TCC è indicata proprio per lavorare sulla gestione dell’ansia qui e ora, senza entrare necessariamente nel passato. Attraverso tecniche mirate come l’esposizione con prevenzione della risposta e la defusione dai pensieri, è possibile ridurre in poche settimane il bisogno di controllare e recuperare uno spazio mentale autonomo. L’obiettivo non è diventare indifferente, ma smettere di vivere in funzione dei sintomi dell’altro.
Percorsi come la Mindfulness integrata alla TCC aiutano a interrompere il rimuginio e a tollerare l’incertezza, elemento centrale in queste dinamiche.
Un percorso breve, strutturato e orientato agli obiettivi può darle strumenti concreti già dalle prime sedute, con benefici osservabili nel quotidiano. Cordialmente, AM
Buongiorno, sicuramente da mesi vivi in uno "stato di allerta" e il tuo corpo parla per te, pagandone le conseguenze: ansia, perdita di peso, tensione continua.
Fai attenzione però, perchè la tua non è semplicemente una reazione emotiva, ma è un meccanismo di iper-controllo che nel tempo può diventare importante quanto il problema di partenza.
Naturalmente non puoi "staccarti di colpo" dalla condizione emotiva di tuo marito ma puoi imparare a non farti assorbire da tutto ciò. Imparando anche a distinguere la tua ansia, dalla sua.
Ci sono diverse terapie brevi e mirate che si occupano di questo, ti consiglierei di iniziare con una terapia cognitivo-comportamentale.
Su questo portale troverai diversi dottori con questo tipo di specializzazione.
Complimenti a te per aver deciso di gestire questa situazione, scegliendo di andare in analisi e cercando di capire come poter aiutare tuo marito al meglio. Magari questo può aiutarlo a prendere la decisione di intraprendere lui stesso un percorso.
Fai attenzione però, perchè la tua non è semplicemente una reazione emotiva, ma è un meccanismo di iper-controllo che nel tempo può diventare importante quanto il problema di partenza.
Naturalmente non puoi "staccarti di colpo" dalla condizione emotiva di tuo marito ma puoi imparare a non farti assorbire da tutto ciò. Imparando anche a distinguere la tua ansia, dalla sua.
Ci sono diverse terapie brevi e mirate che si occupano di questo, ti consiglierei di iniziare con una terapia cognitivo-comportamentale.
Su questo portale troverai diversi dottori con questo tipo di specializzazione.
Complimenti a te per aver deciso di gestire questa situazione, scegliendo di andare in analisi e cercando di capire come poter aiutare tuo marito al meglio. Magari questo può aiutarlo a prendere la decisione di intraprendere lui stesso un percorso.
Gentile Utente, essere in contatto con l'altra persona amata, a volte, sfocia nel non vedere più dove inizio io e finisce l'altro. Stare così vicini nelle difficoltà viene naturale amando l'altro, ma spesso non ci fa bene, specie se perdura troppo la condizione stressante; si perdono di vista i confini di noi stessi, mescolandosi con quelli altrui, finendo per intaccare l'equilibrio psicofisico di cui abbiamo bisogno, che è la nostra salute.
Suo marito è il solo a poter chiedere aiuto per sè stesso. Dovrà combattere le proprie battaglie. Ciò che lei chiede però è il riacquistare la propria autonomia. Le suggerisco un percorso mirato, magari ad approccio psicocorporeo integrato, in modo da tornare protagonista nella sua vita, ricentrarsi, e magari dimostrare a suo marito che chiedere aiuto è solo la via breve per stare meglio.
Suo marito è il solo a poter chiedere aiuto per sè stesso. Dovrà combattere le proprie battaglie. Ciò che lei chiede però è il riacquistare la propria autonomia. Le suggerisco un percorso mirato, magari ad approccio psicocorporeo integrato, in modo da tornare protagonista nella sua vita, ricentrarsi, e magari dimostrare a suo marito che chiedere aiuto è solo la via breve per stare meglio.
Buongiorno,
quello che descrive è molto comprensibile: quando una persona cara sta male, è facile ritrovarsi a vivere progressivamente in funzione dei suoi stati, fino a sentirsi emotivamente sopraffatti.
Nella sua condivisione mi colpisce la frase “non ho bisogno di parlare del passato”: questa frase rimanda all'urgenza di trovare sollievo nel presente, soprattutto quando l’ansia è così intensa, ma, allo stesso tempo, è utile considerare che il modo in cui viviamo oggi le relazioni e ed il dolore che talvolta ne deriva, è sempre intrecciato alle nostre modalità emotive più profonde.
Più che “fregarsene”, che rischia di essere poco praticabile, il lavoro può essere quello di costruire uno spazio interno che le permetta di restare in relazione con suo marito, e con il suo vissuto di elaborazione del lutto, senza esserne completamente assorbita.
Esistono percorsi focalizzati sul presente e sulla gestione dell’ansia, ma ciò che può fare la differenza è poter dare senso a queste emozioni: non eliminarle, ma comprendere cosa stanno raccontando del momento che state vivendo e come stare in relazione ad esse senza esserne travolta.
Chiedere aiuto, come sta facendo, è già un primo passo importante: trovare uno spazio per sé può aiutarla a sentirsi meno sola e a ritrovare, poco alla volta, un maggiore equilibrio.
quello che descrive è molto comprensibile: quando una persona cara sta male, è facile ritrovarsi a vivere progressivamente in funzione dei suoi stati, fino a sentirsi emotivamente sopraffatti.
Nella sua condivisione mi colpisce la frase “non ho bisogno di parlare del passato”: questa frase rimanda all'urgenza di trovare sollievo nel presente, soprattutto quando l’ansia è così intensa, ma, allo stesso tempo, è utile considerare che il modo in cui viviamo oggi le relazioni e ed il dolore che talvolta ne deriva, è sempre intrecciato alle nostre modalità emotive più profonde.
Più che “fregarsene”, che rischia di essere poco praticabile, il lavoro può essere quello di costruire uno spazio interno che le permetta di restare in relazione con suo marito, e con il suo vissuto di elaborazione del lutto, senza esserne completamente assorbita.
Esistono percorsi focalizzati sul presente e sulla gestione dell’ansia, ma ciò che può fare la differenza è poter dare senso a queste emozioni: non eliminarle, ma comprendere cosa stanno raccontando del momento che state vivendo e come stare in relazione ad esse senza esserne travolta.
Chiedere aiuto, come sta facendo, è già un primo passo importante: trovare uno spazio per sé può aiutarla a sentirsi meno sola e a ritrovare, poco alla volta, un maggiore equilibrio.
Salve, la situazione che descrive è molto comprensibile. Succede spesso che quando una persona cara sta male, ci si sintonizza su di lei. Il punto è che, senza accorgersene, può finire in un circolo in cui la sua giornata ruota completamente attorno allo stato di suo marito, con un forte costo emotivo e fisico per lei (burnout del caregiver).
Le propongo però una piccola riflessione circe l’idea di “fregarsene”. Probabilmente non è la strada più utile. Più che distaccarsi emotivamente, può essere importante imparare a prendersi cura di se stessa anche mentre lui sta male, senza sentirsi responsabile del suo respiro o del suo stato.
Percorsi come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) o approcci brevi e focalizzati sul presente possono essere adatti a ciò che cerca. Per esempio lavorando su:
-gestione dell’ansia nel qui e ora
-riduzione del controllo e dell’iper-vigilanza
-costruzione di confini emotivi più sani
Il fatto che abbia già perso peso e si senta così coinvolta è un segnale da non sottovalutare. Non è solo lui ad aver bisogno di aiuto, ma anche lei.
Anche un percorso mirato, breve e concreto potrebbe aiutarla a ritrovare un po’ di spazio mentale e respiro, senza dover per forza entrare in un lavoro lungo sul passato.
Le propongo però una piccola riflessione circe l’idea di “fregarsene”. Probabilmente non è la strada più utile. Più che distaccarsi emotivamente, può essere importante imparare a prendersi cura di se stessa anche mentre lui sta male, senza sentirsi responsabile del suo respiro o del suo stato.
Percorsi come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) o approcci brevi e focalizzati sul presente possono essere adatti a ciò che cerca. Per esempio lavorando su:
-gestione dell’ansia nel qui e ora
-riduzione del controllo e dell’iper-vigilanza
-costruzione di confini emotivi più sani
Il fatto che abbia già perso peso e si senta così coinvolta è un segnale da non sottovalutare. Non è solo lui ad aver bisogno di aiuto, ma anche lei.
Anche un percorso mirato, breve e concreto potrebbe aiutarla a ritrovare un po’ di spazio mentale e respiro, senza dover per forza entrare in un lavoro lungo sul passato.
Gentile paziente,
capisco perfettamente il suo sfinimento.
In ambito strategico, ciò che lei sta facendo (controllare se respira, vivere in funzione dei suoi "up e down") è definita una tentata soluzione disfunzionale.
Più lei si preoccupa e si adatta all'ansia di suo marito, più il sistema si stabilizza sulla malattia. Senza volerlo, il suo "stare appresso a lui" conferma a suo marito che è malato e incapace di reagire da solo.
Dato che suo marito rifiuta il percorso psicologico, la strada più efficace e veloce è la Terapia Indiretta.
Cos'è la Terapia Indiretta?
È lo strumento professionale pensato per chi desidera supportare un familiare o un partner che rifiuta un percorso terapeutico. Sebbene non si possa obbligare nessuno a farsi aiutare, è possibile intervenire sulle dinamiche relazionali.
Attraverso la consulenza indiretta, si lavora per:
Gestire i comportamenti: Individuare modi nuovi di reagire quando lui ha l'ansia, evitando di alimentare il problema con la troppa vicinanza.
Innescare il cambiamento: Modificando il suo modo di interagire (il polo sano della coppia), si costringe il "sistema coppia" a cercare un nuovo equilibrio, spingendo spesso la persona che sta male a dover attivare le proprie risorse residue.
A disposizione,
saluti
Sabrina Germi
capisco perfettamente il suo sfinimento.
In ambito strategico, ciò che lei sta facendo (controllare se respira, vivere in funzione dei suoi "up e down") è definita una tentata soluzione disfunzionale.
Più lei si preoccupa e si adatta all'ansia di suo marito, più il sistema si stabilizza sulla malattia. Senza volerlo, il suo "stare appresso a lui" conferma a suo marito che è malato e incapace di reagire da solo.
Dato che suo marito rifiuta il percorso psicologico, la strada più efficace e veloce è la Terapia Indiretta.
Cos'è la Terapia Indiretta?
È lo strumento professionale pensato per chi desidera supportare un familiare o un partner che rifiuta un percorso terapeutico. Sebbene non si possa obbligare nessuno a farsi aiutare, è possibile intervenire sulle dinamiche relazionali.
Attraverso la consulenza indiretta, si lavora per:
Gestire i comportamenti: Individuare modi nuovi di reagire quando lui ha l'ansia, evitando di alimentare il problema con la troppa vicinanza.
Innescare il cambiamento: Modificando il suo modo di interagire (il polo sano della coppia), si costringe il "sistema coppia" a cercare un nuovo equilibrio, spingendo spesso la persona che sta male a dover attivare le proprie risorse residue.
A disposizione,
saluti
Sabrina Germi
Buonasera,
quello che descrive è molto comprensibile: vivere accanto a una persona che sta male, soprattutto con sintomi d’ansia così intensi, può portare lentamente a “spostare” tutta la propria attenzione su di lui, fino a perdere un po’ di vista se stessi. Il fatto che lei si accorga di stare male (preoccupazione costante, calo di peso, senso di esaurimento) è un segnale importante: non è sostenibile andare avanti così a lungo.
C’è però un punto da chiarire con delicatezza ma fermezza: non è possibile “fregarsene” di come sta suo marito, e non è nemmeno necessario arrivare a questo estremo. Il lavoro non è spegnere l’interesse o l’affetto, ma modificare il modo in cui si coinvolge, evitando che la sua giornata ruoti interamente attorno ai sintomi di lui.
Quello che si è creato è un meccanismo molto frequente:
lui sta male → lei monitora, si preoccupa, si attiva
più lei si attiva → più si carica di responsabilità emotiva
più si carica → più si esaurisce e perde equilibrio
Questo non aiuta davvero lui e danneggia lei.
Rispetto alla sua richiesta: sì, esistono approcci più focalizzati sul presente e più brevi rispetto a percorsi esplorativi lunghi. In particolare:
la terapia cognitivo-comportamentale può aiutarla a lavorare su pensieri automatici (“se sta male devo controllare”, “non posso rilassarmi”) e sui comportamenti di monitoraggio
approcci brevi focalizzati possono aiutarla a costruire confini più chiari e strategie pratiche per gestire l’ansia nel quotidiano
Detto questo, è importante essere realisti: “veloce” non significa immediato. Anche nei percorsi brevi serve un minimo di tempo per modificare schemi così radicati.
Un passaggio centrale del lavoro, probabilmente, sarà questo:
imparare a distinguere tra ciò che è sotto il suo controllo e ciò che non lo è.
L’ansia di suo marito, le sue scelte terapeutiche (come il rifiuto del percorso psicologico), non dipendono da lei. Quello su cui può lavorare è:
quanto tempo ed energia mentale dedica al monitoraggio
come risponde quando lui sta male
come protegge i suoi spazi personali (tempo, pensieri, attività)
Un esempio concreto: invece di controllare continuamente come sta, può provare a definire momenti in cui c’è e momenti in cui torna a sé stessa, anche se inizialmente questo le creerà disagio o senso di colpa. È un passaggio normale.
Un altro punto importante: lei ha già chiesto aiuto. Il fatto che il primo approccio non fosse adatto a lei non significa che la psicoterapia “non funzioni”, ma che va trovato un orientamento più in linea con il suo bisogno attuale, cioè pratico e centrato sul presente.
Infine, una riflessione: sta sostenendo molto, mentre lui, almeno per ora, non sembra disponibile ad ampliare le sue risorse di aiuto. Questo squilibrio, nel tempo, pesa. Occuparsi di sé non è egoismo, è una condizione necessaria per non esaurirsi del tutto.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza attraverso il mio profilo oppure contattarmi: trova il mio recapito sempre nel mio profilo.
quello che descrive è molto comprensibile: vivere accanto a una persona che sta male, soprattutto con sintomi d’ansia così intensi, può portare lentamente a “spostare” tutta la propria attenzione su di lui, fino a perdere un po’ di vista se stessi. Il fatto che lei si accorga di stare male (preoccupazione costante, calo di peso, senso di esaurimento) è un segnale importante: non è sostenibile andare avanti così a lungo.
C’è però un punto da chiarire con delicatezza ma fermezza: non è possibile “fregarsene” di come sta suo marito, e non è nemmeno necessario arrivare a questo estremo. Il lavoro non è spegnere l’interesse o l’affetto, ma modificare il modo in cui si coinvolge, evitando che la sua giornata ruoti interamente attorno ai sintomi di lui.
Quello che si è creato è un meccanismo molto frequente:
lui sta male → lei monitora, si preoccupa, si attiva
più lei si attiva → più si carica di responsabilità emotiva
più si carica → più si esaurisce e perde equilibrio
Questo non aiuta davvero lui e danneggia lei.
Rispetto alla sua richiesta: sì, esistono approcci più focalizzati sul presente e più brevi rispetto a percorsi esplorativi lunghi. In particolare:
la terapia cognitivo-comportamentale può aiutarla a lavorare su pensieri automatici (“se sta male devo controllare”, “non posso rilassarmi”) e sui comportamenti di monitoraggio
approcci brevi focalizzati possono aiutarla a costruire confini più chiari e strategie pratiche per gestire l’ansia nel quotidiano
Detto questo, è importante essere realisti: “veloce” non significa immediato. Anche nei percorsi brevi serve un minimo di tempo per modificare schemi così radicati.
Un passaggio centrale del lavoro, probabilmente, sarà questo:
imparare a distinguere tra ciò che è sotto il suo controllo e ciò che non lo è.
L’ansia di suo marito, le sue scelte terapeutiche (come il rifiuto del percorso psicologico), non dipendono da lei. Quello su cui può lavorare è:
quanto tempo ed energia mentale dedica al monitoraggio
come risponde quando lui sta male
come protegge i suoi spazi personali (tempo, pensieri, attività)
Un esempio concreto: invece di controllare continuamente come sta, può provare a definire momenti in cui c’è e momenti in cui torna a sé stessa, anche se inizialmente questo le creerà disagio o senso di colpa. È un passaggio normale.
Un altro punto importante: lei ha già chiesto aiuto. Il fatto che il primo approccio non fosse adatto a lei non significa che la psicoterapia “non funzioni”, ma che va trovato un orientamento più in linea con il suo bisogno attuale, cioè pratico e centrato sul presente.
Infine, una riflessione: sta sostenendo molto, mentre lui, almeno per ora, non sembra disponibile ad ampliare le sue risorse di aiuto. Questo squilibrio, nel tempo, pesa. Occuparsi di sé non è egoismo, è una condizione necessaria per non esaurirsi del tutto.
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Buongiorno. Indubbiamente la sofferenza di un coniuge si ripercuote nella coppia. Dato questo livello di coinvolgimento emotivo può essere utile effettuare una consultazione di coppia che può anche invogliare suo marito ad accedere ad uno spazio psicologico e trovare insieme strategie efficaci a gestire questo momento critico.
Dottoressa Alessandra Marra
Dottoressa Alessandra Marra
Buongiorno. Più che dover scegliere un approccio specifico valuterei di discutere con un terapeuta di sua scelta gli obiettivi del trattamento, focalizzandosi sul lavorare sulla situazione attuale e meno su aspetti del passato inerenti la sua storia personale. Questo può essere fatto in svariati tipi di terapia con approcci differenti. Augurandole il meglio per la sua situazione e per quella di suo marito la porgo cordiali saluti
Gentilissima Signora,
mi complimento con Lei per il coraggio e la lucidità con cui ha deciso di prendersi cura di sé. Questa Sua attivazione, che potrà certamente portare buoni frutti, potrebbe anche rappresentare uno stimolo significativo per Suo marito, che al momento appare ancora restio a intraprendere un percorso analogo.
Comprendo bene che, in una condizione di stanchezza, magone e sconforto protratti, Lei si sia orientata verso una terapia breve. Al di là della tipologia di percorso che sceglierà, ritengo però molto importante che possa avviare uno spazio di cura per se stessa, poiché il Suo equilibrio emotivo sembra oggi fortemente compromesso dal sovraccarico vissuto in relazione alla sofferenza di Suo marito. Cari auguri
mi complimento con Lei per il coraggio e la lucidità con cui ha deciso di prendersi cura di sé. Questa Sua attivazione, che potrà certamente portare buoni frutti, potrebbe anche rappresentare uno stimolo significativo per Suo marito, che al momento appare ancora restio a intraprendere un percorso analogo.
Comprendo bene che, in una condizione di stanchezza, magone e sconforto protratti, Lei si sia orientata verso una terapia breve. Al di là della tipologia di percorso che sceglierà, ritengo però molto importante che possa avviare uno spazio di cura per se stessa, poiché il Suo equilibrio emotivo sembra oggi fortemente compromesso dal sovraccarico vissuto in relazione alla sofferenza di Suo marito. Cari auguri
Certamente può provare una Terapia Breve. Le consiglierei il mio approccio strategico-gestaltico che unisce i vantaggi della Terapia Breve Strategica a quelli di una Terapia come quella Gestaltica molto efficace per i problemi di relazione. Trova maggior info sul sito a mio nome.
Buongiorno,
da quello che descrive emerge quanto la situazione la stia coinvolgendo profondamente: vivere ogni giornata ‘in funzione’ dello stato di suo marito è comprensibilmente molto faticoso e, nel tempo, può portare proprio a quell’ansia e allo sfinimento che racconta.
In un’ottica cognitivo-comportamentale, il punto non è ‘fregarsene’, ma aiutarla a ridurre il livello di ipercontrollo e preoccupazione costante, imparando a distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è. Spesso, infatti, il monitoraggio continuo dei sintomi dell’altro mantiene e amplifica l’ansia, invece di ridurla.
Esistono interventi mirati e relativamente brevi che lavorano proprio sulla gestione dell’ansia nel presente, attraverso strategie pratiche (ad esempio tecniche di regolazione, lavoro sui pensieri ricorrenti e sui comportamenti di controllo) che possono darle un sollievo già nelle prime fasi del percorso.
Se le va, possiamo approfondire insieme la sua situazione e valutare un percorso focalizzato e concreto, orientato a darle strumenti utili fin da subito.
Può contattarmi in privato per ulteriori informazioni.
da quello che descrive emerge quanto la situazione la stia coinvolgendo profondamente: vivere ogni giornata ‘in funzione’ dello stato di suo marito è comprensibilmente molto faticoso e, nel tempo, può portare proprio a quell’ansia e allo sfinimento che racconta.
In un’ottica cognitivo-comportamentale, il punto non è ‘fregarsene’, ma aiutarla a ridurre il livello di ipercontrollo e preoccupazione costante, imparando a distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è. Spesso, infatti, il monitoraggio continuo dei sintomi dell’altro mantiene e amplifica l’ansia, invece di ridurla.
Esistono interventi mirati e relativamente brevi che lavorano proprio sulla gestione dell’ansia nel presente, attraverso strategie pratiche (ad esempio tecniche di regolazione, lavoro sui pensieri ricorrenti e sui comportamenti di controllo) che possono darle un sollievo già nelle prime fasi del percorso.
Se le va, possiamo approfondire insieme la sua situazione e valutare un percorso focalizzato e concreto, orientato a darle strumenti utili fin da subito.
Può contattarmi in privato per ulteriori informazioni.
Buongiorno, da ciò che racconta sembra che, nel tempo, l’ansia di suo marito abbia iniziato a coinvolgere profondamente anche lei, portandola a vivere in uno stato di costante allerta e preoccupazione. Quando si resta a lungo focalizzati sui segnali dell’altro (“sta bene?”, “respira?”, “peggiorerà?”), il rischio è che l’ansia diventi pervasiva anche per chi assiste e sostiene quotidianamente la persona amata.
In questi casi un percorso di psicoterapia CBT (Terapia Cognitivo Comportamentale) può essere particolarmente utile perché lavora in modo pratico e concreto sulla gestione dell’ansia nel presente, aiutando a interrompere i circoli di controllo, ipervigilanza e paura che mantengono lo stato di sofferenza. Attraverso tecniche specifiche è possibile imparare a gestire i pensieri ansiogeni, ridurre il senso di allarme costante e recuperare uno spazio personale emotivo, senza sentirsi continuamente responsabili del benessere dell’altro.
Anche percorsi brevi e focalizzati possono essere efficaci, soprattutto quando l’obiettivo è lavorare sulla gestione dell’ansia, dello stress e del carico emotivo quotidiano. Chiedere aiuto per sé, in una situazione così impegnativa, è già un passo importante.
In questi casi un percorso di psicoterapia CBT (Terapia Cognitivo Comportamentale) può essere particolarmente utile perché lavora in modo pratico e concreto sulla gestione dell’ansia nel presente, aiutando a interrompere i circoli di controllo, ipervigilanza e paura che mantengono lo stato di sofferenza. Attraverso tecniche specifiche è possibile imparare a gestire i pensieri ansiogeni, ridurre il senso di allarme costante e recuperare uno spazio personale emotivo, senza sentirsi continuamente responsabili del benessere dell’altro.
Anche percorsi brevi e focalizzati possono essere efficaci, soprattutto quando l’obiettivo è lavorare sulla gestione dell’ansia, dello stress e del carico emotivo quotidiano. Chiedere aiuto per sé, in una situazione così impegnativa, è già un passo importante.
Salve ho letto le sue parole, io non sottovaluterei un percorso di psicoterapia che vada a valutare come gli eventi del passato abbiano un impatto sul presente e su ciò che lei sente di poter o dover fare per aiutare suo marito. Il supporto è sempre parte dell'aiuto psicologico ed è chiaro che il lavoro sul presente sia fondamentale, anche per modificare alcune convinzioni e comportamenti che provocano sofferenza e che sembrano ripetersi in modo ciclico. Spero di esserle stata di aiuto.
Buon pomeriggio,
non esiste un approccio terapeutico che le possa insegnare a non avere più interesse o preoccupazione per suo marito. Può cercare una consulenza con qualunque approccio precisando che il suo obiettivo è focalizzarsi sul presente. Anche io le avrei fatto qualche domanda suo suo passato ma per capire come funziona nei suoi ragionamenti e quale potrebbe essere la strategia utile per sentirsi nuovamente bene senza esaurimento.
un saluto
non esiste un approccio terapeutico che le possa insegnare a non avere più interesse o preoccupazione per suo marito. Può cercare una consulenza con qualunque approccio precisando che il suo obiettivo è focalizzarsi sul presente. Anche io le avrei fatto qualche domanda suo suo passato ma per capire come funziona nei suoi ragionamenti e quale potrebbe essere la strategia utile per sentirsi nuovamente bene senza esaurimento.
un saluto
Gentile signora, l'approccio che offre la/lo psicoterapeuta varia non solo rispetto alla scuola di formazione di provenienza ma anche allo stile e alla metodologia che il professionista ha sviluppato in base all'esperienza e alle sue scelte personali. Io per esempio provengo da una formazione cognitivo-interpersonale ma nel tempo ho creato una metodologia dove faccio riferimenti a teorie ed applico tecniche anche di altre scuole (gestalt, analisi dei sogni, analisi transazionale, EMDR, tecniche psicofisiche di rilassamento ecc ecc), in base alla richiesta, al problema e alla personalità del paziente. Per trovare il/la terapeuta adatta/o a lei deve necessariamente fare un primo colloquio (eventualmente anche a distanza) per esprimere chiaramente la sua richiesta e i suoi obiettivi, e quindi decidere se avviare un percorso. Resto a sua disposizione. Buona vita.
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