Buongiorno, a causa di un insonnia dovuta ad ansia e stress il mio medico mi ha prescritto

23 risposte
Buongiorno, a causa di un insonnia dovuta ad ansia e stress il mio medico mi ha prescritto, una compressa al mattino e zolpidem al bisogno la notte prima si coricarsi (mezza compressa). Se Samyr sembra portare benefici, sono piu “attivo” durante la giornata lo stesso non si direbbe per Zolpidem che non mi pare stia funzionando anche con una compressa intera. La mia domanda è lo zolpidem può non funzionare cioè un farmaco per dormire può peggiorare il sonno e l’insonnia?
Grazie
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, sull’efficacia o eventuali effetti dello zolpidem non posso esprimere un parere in quanto psicologa; per questi aspetti è importante confrontarsi con il medico che gliel’ha prescritto, per valutare se mantenere la terapia o modificarne il dosaggio. Dal punto di vista psicologico, può essere utile intraprendere un percorso con uno psicologo per affrontare ansia e stress, migliorare il sonno e sviluppare strategie pratiche per la gestione della giornata

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Dott.ssa Francesca Ghislanzoni
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Conegliano
Buongiorno, le consiglio di riparlarne con il proprio medico curante che le ha prescritto il farmaco. Può inoltre fare un percorso di psicoterapia per gestire l'ansia e lo stress e migliorare la qualità del sonno. Dott.ssa Francesca Ghislanzoni - psicologa - psicoterapeuta
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua domanda. è possibile che i farmaci in generale, tra i quali anche lo Zolpidem, abbiano un effetto ridotto sulla base dello stato psicologico in cui ci troviamo: faccio un esempio, se ha pensieri intrusivi o persistenti, o se vive uno stato psicologico ansioso marcato al momento di coricarsi, è possibile che l'effetto dello Zolpidem possa essere ridotto. Come noi stiamo impatta sull'effetto dei farmaci che prendiamo. Per questo il mio suggerimento è di non limitarsi ad assumere farmaci, ma di affiancare la terapia farmacologica a una psicoterapia, che possa aiutarla a comprendere i suoi sintomi e a darvi un significato, cosa che senza dubbio avrà un impatto anche sull'effetto dei farmaci che prende. Se avesse altre domande o avesse bisogno di altri chiarimenti mi trova a disposizione, eventualmente anche online. un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Laura Bova
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buongiorno,
non so se gli è gia stato comunicato ma le consiglio di rivolgere questa domanda nella sezione dedicata agli psichiatri.
Cordialmente
Dott.ssa Laura Bova
Dott.ssa FEDERICA MARMAI
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Ostiglia
Buongiorno, le consiglio di parlarne con il suo medico. Ogni persona è diversa e reagisce in modo diverso allo stesso farmaco. E' fondamentale discutere di eventuali effetti collaterali per adeguare la terapia ai suoi bisogni. Potrebbe essere necessario cambiare farmaco o modificare la dose. Al tempo stesso associare un percorso di terapia psicologica al trattamento farmacologico potrebbe essere la soluzione più completa ed utile per il suo benessere. Un saluto
Dott.ssa Federica Marmai
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Gentilissimo,
lo zolpidem, che è un ipnotico per l'insonnia, può causare effetti collaterali comuni come sonnolenza diurna, mal di testa, vertigini, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea), stanchezza, amnesia e anche unpeggioramento dell'insonnia; Detto questo, spero che il suo medico, oltre ad averle prescritto il farmaco, le abbia consigliato di iniziare una terapia psicologica. Guardi, a volte basta molto meno di quel che sta pensando in qesto momento.
Buon cammino!
Dott. Vincenzo Capretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio,
sì, può succedere. Non tutti rispondono allo stesso modo allo zolpidem: in alcune persone può risultare poco efficace o dare un sonno più leggero e frammentato, soprattutto quando l’insonnia è legata ad ansia e stress. In questi casi il farmaco può non “spegnere” davvero l’attivazione mentale notturna. È importante segnalarlo al medico senza modificare da soli il dosaggio, così da valutare alternative o un approccio diverso.

Cordialità
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Salve, questi farmaci sono comunque qualcosa di esterno che ci aiuta ma è come avere sempre una stampella. Penso che sia importante utilizzare sia il medicinale che integrarlo con respirazione, calma ed esercizi che la aiutino a rilassarsi così da placare il suo stress. Del resto ogni farmaco reagisce in modo diverso sulla persona, ma lascio rispondere i professionisti medici su questo tema.
Buon proseguimento
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buonasera,
i farmaci o altri aiuti per il sonno possono essere sicuramente utili, soprattutto nei momenti in cui l’insonnia è intensa e diventa necessario riuscire a recuperare un po’ di riposo durante la notte. È però importante tenere presente che la risposta a questi farmaci può essere molto diversa da persona a persona: può accadere che non diano l’effetto sperato o che risultino meno efficaci, senza che questo significhi necessariamente che siano “sbagliati” in assoluto.
Dal punto di vista psicologico, quando l’insonnia è legata ad ansia e stress, può essere utile provare a guardarla anche come un possibile segnale di un disagio più ampio. Spesso il sonno si altera quando il sistema emotivo è molto attivato, e in questi casi il farmaco può aiutare a tamponare il sintomo, ma non sempre riesce a risolverne la causa.
Per questo, accanto alla valutazione medica, può essere utile chiedersi da dove nasca questa difficoltà nel dormire e se vi siano dinamiche emotive, preoccupazioni o stati di tensione che tendono ad attivarsi soprattutto nelle ore serali. Un supporto psicologico potrebbe aiutare proprio a fare chiarezza su questi aspetti e, se necessario, a costruire un percorso di igiene del sonno o altre strategie utili a favorire un riposo più naturale e stabile. Un caro saluto.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la sua domanda è molto comprensibile e anche molto comune, soprattutto quando l’insonnia nasce su una base di ansia e stress protratti nel tempo. Quando si dorme male da un po’, il sonno smette di essere un processo spontaneo e diventa qualcosa che si cerca di controllare, di “far funzionare”, e questo purtroppo spesso lo rende ancora più fragile. Provo a risponderle in modo chiaro, senza entrare in aspetti tecnici o medici. Sì, può succedere che un aiuto per dormire non venga percepito come efficace, o che non produca l’effetto sperato. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va in lei, né che il problema sia “strano”. Quando l’insonnia è alimentata dall’ansia, il corpo e la mente restano in uno stato di allerta anche nel momento in cui ci si corica. In queste condizioni, qualsiasi cosa venga vissuta con l’aspettativa “ora devo dormire” può paradossalmente aumentare la tensione, l’attenzione ai segnali del corpo e il controllo, tutti fattori che rendono il sonno più difficile. A volte succede anche che, dopo molte notti difficili, il letto e l’atto stesso di andare a dormire diventino inconsapevolmente associati a frustrazione, preoccupazione, paura di non farcela. In questi casi non è tanto il “mezzo” a peggiorare il sonno, quanto il contesto mentale ed emotivo in cui viene inserito. La notte diventa un esame da superare, e questo mantiene l’attivazione invece di ridurla. Il fatto che durante il giorno lei si senta più attivo e presente è un segnale importante, perché indica che il suo sistema non è bloccato, ma risponde quando le condizioni lo permettono. La difficoltà sembra concentrarsi proprio nel momento del rilascio, dello spegnimento, che per chi vive ansia e stress è spesso la fase più complessa. La mente, finalmente libera dagli impegni, inizia a produrre pensieri, controlli, anticipazioni, e il sonno fa fatica a emergere. Può essere utile spostare gradualmente l’attenzione dall’idea di “devo dormire” all’idea di “mi concedo di riposare”, anche se il sonno non arriva subito. Ridurre il tempo passato a letto a rimuginare, creare una routine serale prevedibile e non stimolante, limitare l’autoosservazione continua di come sta andando la notte sono piccoli accorgimenti che, nel tempo, aiutano a rompere il circolo dell’insonnia ansiosa. Non producono effetti immediati, ma lavorano in profondità sul meccanismo che mantiene il problema. È altrettanto importante che lei possa parlare apertamente di queste sensazioni con il medico che la segue, non per “aggiustare” qualcosa in modo tecnico, ma per condividere il fatto che il problema principale sembra essere l’attivazione mentale notturna e non solo la mancanza di sonno in sé. Questo aiuta a inquadrare meglio la situazione e a non sentirsi soli o inadeguati se qualcosa non funziona come ci si aspettava. In sintesi, non è raro che, in un contesto di ansia e stress, il sonno resti difficile anche quando ci si aspetterebbe il contrario. Questo non significa che l’insonnia sia senza via d’uscita, ma che probabilmente va affrontata anche lavorando sul rapporto che lei ha con il dormire, con la notte e con le aspettative che inevitabilmente si sono create nel tempo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Beatrice Priori
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno, l'esperienza col farmaco è soggettiva e dipendente dalla temporalità dell'assunzione, per ogni feedback sulla sua esperienza l'indicazione è di confrontarsi col medico che ha prescritto il farmaco, in modo da eventualmente modulare la prescrizione e informarsi reciprocamente sull'andamento della terapia.
Dott.ssa Priori
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, si certe volte può fare così ne parla con il medico
Dr. Domenico Samele
Psicologo, Psicologo clinico
Albino
Buongiorno,
l'effetto dei farmaci può variare e non sempre portare gli effetti desiderati.

Le suggerisco di contattare nuovamente il suo medico e parlare con lui degli effetti, così che possa valutare se modificare la terapia o darle altre spiegazioni.

Per trattare l'ansia e lo stress, oltre che attraverso l'uso dei farmaci, può cominciare un percorso di psicoterapia che ne individui le cause e le offra strategie per gestirle.

Le auguro il meglio
Dott. Domenico Samele
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio di rivolgersi allo specialista che le ha prescritto il farmaco e che la conosce.Cordiali saluti.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

in merito agli effetti dei farmaci sarebbe opportuno chiedere al medico prescrivente. Per quanto, per le problematiche come quelle da cui è accompagnato, sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia al fine di poter meglio comprendere le ragioni profonde del suo malessere.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Si, un farmaco può non essere efficace, ma vanno capite prima alcune cose.
Da quanto tempo lo assume? Spesso è necessario un certo periodo di tempo affinché se ne possano sentire gli effetti, e questo può chiarirglielo meglio di tutti il suo medico.
Sempre insieme al suo medico, può discutere di dosaggi e farmaci alternativi, poiché è possibile che in effetti un certo farmaco risulti meno efficace su di lei.
Infine, si sta occupando anche di ciò che le porta ansia e stress? Se certe cose le tolgono il sonno, i farmaci possono aiutare ma non fanno miracoli e, soprattutto, non risolvono i problemi che ci sono alla base.
Spero che questo messaggio le torni utile,
in bocca al lupo
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

è importante sapere che i farmaci come lo zolpidem agiscono su meccanismi specifici del sonno, ma la loro efficacia può variare da persona a persona. In alcuni casi può sembrare che non funzionino o che l’effetto sia insufficiente: questo può dipendere da fattori come stress, ansia, abitudini di sonno, interazioni con altri farmaci o dosaggio. Raramente, può accadere che alcuni farmaci per dormire alterino la qualità del sonno o inducano effetti paradossi (ad esempio agitazione o insonnia).

È quindi consigliabile discutere con lo specialista che ha prescritto il trattamento eventuali difficoltà o effetti inattesi, per valutare aggiustamenti, alternative terapeutiche o strategie non farmacologiche per migliorare il sonno.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, consiglio di porre le domande sui medicinali al medico che le ha prescritto la terapia.
Le consiglio inoltre di intraprendere anche un percorso psicologico in modo da poter comprendere delle tecniche utili a ripristinare il ritmo sonno-veglia.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, se l'insonnia è causata da stress e ansia, la terapia farmacologica avrà effetto momentaneo ed esclusivamente sui sintomi; per lavorare sulle cause e attenuare fino a far scomparire l'insonnia dovrebbe iniziare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che la aiutino in questo senso.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno. Premetto che le indicazioni farmacologiche più rilevanti può chiederle direttamente al medico, psichiatra o no. Come psicologo so che il trattamento con lo Zolpiderm deve essere il più breve possibile (da pochi giorni a due settimane, massimo quattro settimane inclusa la fase di sospensione). Non so da quanto tempo lo sta prendendo. Sempre come psicologo, le consiglio caldamente di affiancare alla terapia farmacologica un percorso di sostengo psicologico. L'ansia, di per sé, non è cattiva, è un campanello di allarme che attiva la nostra attenzione ma che il nostro cervello non riesce a canalizzare. La soluzione non è spegnere l'allarme, è capire cosa vuole dirci. Se il supposto pericolo rimane tale, il nostro sistema di protezione interno non smetterà mai di attivarsi, a meno che non compromettiamo seriamente la nostra reattività nei confronti della vita. In quel caso, il prezzo potrebbe essere molto più alto del fastidio. Togliere il fastidio sarebbe come staccare la spia che si accende quando il serbatoio si sta svuotando. Togliere la spia non significa mettere carburante, significa perdere la consapevolezza su ciò che volgiamo evitare, ossia di rimanere a secco. Ascoltando la spia, capendo cosa vuole sarà possibile attivarsi per fare benzina o sostituire l'olio, o aggiungere l'acqua al radiatore, ricaricare l'aria condizionata e via dicendo. Avere il coraggio di capire da dove viene l'ansia può mettere a tacere il proprio stato di allarme, senza dover affievolire o perdere i sensi. Una vita pienamente soddisfacente è una vita piena di senso e di sensi. Sta a lei capire se accontentarsi delle briciole da accompagnare con dei farmaci per avere la sensazione di sazietà o capire cosa le piace a attivarsi per riconoscerselo e darselo. Questo è quello che può fare la psicologia e questo è quello che le propongo di fare insieme. Mi contatti pure per un primo consulto in cui approfondire meglio il suo caso. Cordiali saluti.
Gentilissimo buongiorno.
Con l’intento di esserle di aiuto, le faccio notare che molti miei colleghi le hanno consigliato di:
-Affiancare un percorso di psicoterapia con l’uso degli psicofarmaci, per poter avere un approccio più efficace e meno doloroso nell’affrontare queste sue importanti difficoltà di vita. Spesso bastano pochi incontri per fissare i suoi obiettivi nel percorso di psicoterapia, per poi iniziare il percorso con il professionista da lei scelto.
-Di consultare uno psichiatra, che è il professionista che più si occupa della prescrizione dei farmaci. Più specificatamente, le consiglio di contattare lo stesso professionista che le ha prescritto i farmaci, poiché ha la sua cartella clinica, all’interno della quale ha scritto tutte le informazioni utili a comprendere la prescrizione di quel farmaco e delle dosi annesse.

Rimango a disposizione e le auguro il meglio
Dr. Leopoldo Tacchini
Psicologo, Psicologo clinico
Figline Valdarno
Gentile..tutti i farmaci in qualche caso possono dare un effetto paradosso cioè contrario, esempio classico è dormire dopo un buon caffè. Ma visto che ci parla di ansia e stress da psicologo le chiedo: ha messo in atto qualche contromisura? Ha riflettuto su come ridurla? Pratica attivià fisica, o mindfulness (meditazione laica), ballo o yoga? L'ipotesi più probabile è che la sera abbia gli ormoni dello stress ancora alti, perciò non riesce a dormire. Utile spesso una integrazione di magnesio e melatonina però in dose più alta, fitoterapia come tribulus terrestris, micoterapia come Poria Cocos, aminoacidi come triptofano, ecc. A mio avviso ci sono tali possibilità di terapia che i farmaci andrebbero tenuti per il tempo strettamente necessario. Un cordiale saluto
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, le informazioni farmacologiche devono essere richieste e date dal medico che glieli ha prescritti, anche perché ha tutti i dati della sua situazione. In questo spazio può trovare suggerimenti da parte di psicoterapeuti che non possono prescrivere medicinali.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi

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