Buonasera,mio fratello prendeva il daparox a gocce esattamente 20 e l en 5 gocce il mattino 5 gocce
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Buonasera,mio fratello prendeva il daparox a gocce esattamente 20 e l en 5 gocce il mattino 5 gocce la sera dopo qualche anno il psicoterapeuta gli ha cambiato la terapia perché non aveva più la sua funzionalità,e gli ha prescritto il cipralex a compressa e l en 5 al mattino e 5 la sera.sono tre mesi che stà eseguendo questa terapia,si sente sempre stanco,delle volte impaurito...la mia domanda è ... quanto tempo ci vuole per avere dei risultati? E la seconda è ... ciò che si sente può essere dovuto al passaggio da daparox al ciprolex da un giorno all'altro?
Salve, per sicurezza rivolgerei questa domanda al suo medico di fiducia. Lo psichiatra è un medico, il solo che può prescrivere i farmaci.
Buona giornata.
Dott. Fiori
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Dott. Fiori
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Salve,
Chi le ha prescritto questi farmaci e la sta seguendo? Le consiglio di rivolgere queste domande a lui in quanto la conosce e sa la sua storia, oltre che essere a conoscenza dei farmaci.
Cordiali saluti
Chi le ha prescritto questi farmaci e la sta seguendo? Le consiglio di rivolgere queste domande a lui in quanto la conosce e sa la sua storia, oltre che essere a conoscenza dei farmaci.
Cordiali saluti
Buon giorno. Leggendo la sua domanda mi sorge un dubbio. Lei ha scritto che lo psicoterapeuta ha cambiato la terapia farmacologica. Mi viene da chiederle se lo psicoterapeuta è anche farmacologo altrimenti non è possibile che uno psicoterapeuta possa prescrivere farmaci in quanto non medico. Per il resto concordo con quanto ha scritto lei ma le consiglio comunque di rivolgersi a un farmacologo e assieme consigliare a suo fratello di intraprendere un percorso di psicoterapia individuale. Cordialmente. Gian Piero dott. Grandi
Save. Si rivolga al medico che glieli ha prescritti, probabilmente lo psicoterapeuta che lo segue è un medico psichiatra. Gli psicologi psicoterapeuti non sono medici, non usano i farmaci.
Affrontano i problemi attraverso la comprensione delle cause che li hanno scatenati. Distinti saluti
Affrontano i problemi attraverso la comprensione delle cause che li hanno scatenati. Distinti saluti
Buongiorno
La domanda va posta. al medico prescrittore, cioè lo psichiatra al quale vi siete rivolti e che, a seguito della diagnosi e delle informazioni cliniche raccolte, ha stabilito il trattamento farmacologico. Spero di esserle stata utile.
Cordiali Saluti dott. Tiziana Vecchiarini
La domanda va posta. al medico prescrittore, cioè lo psichiatra al quale vi siete rivolti e che, a seguito della diagnosi e delle informazioni cliniche raccolte, ha stabilito il trattamento farmacologico. Spero di esserle stata utile.
Cordiali Saluti dott. Tiziana Vecchiarini
Salve. La terapia farmacologica è lo strumento con cui si alleviano i sintomi che, con le poche informazioni che ci ha scritto, sembrano severi. È opportuno affiancare un trattamento psicoterapico per raggiungere consapevolezza delle dinamiche psicologiche implicate. Cordiali saluti Espedito Longo
Gentile Utente, è importante che suo fratello riferisca tutto questo al professionista che lo sta seguendo per la terapia farmacologica.
Un cordiale saluto
Un cordiale saluto
Rivolga la sua domanda direttamente allo psichiatra che ha in cura suo fratello, è la persona più titolata a rispondere in questo caso, trattandosi di farmaci ed essendo colui che fatto questa scelta di somministrazione
Gentile utente, sono domande da porre al medico che ha cambiato la terapia a suo fratello e che lo segue. E' il solo che le può dare una risposta corretta, in quanto conosce la storia clinica dell'interessato. Un caro saluto
Buongiorno ,i farmaci sono importanti ma non fanno miracoli ! Se non ha consapevolezza del suo disagio psichico e del malessere che l accompagna ,non può contare sulla aspetto risolutivo dei farmaci Ci vuole un percorso psicologico profondo che accompagni la terapia farmacologica .Un caro augurio Dottssa Luciana Harari
Buongiorno, queste domande dovrebbe rivolgerle al medico curante che saprà aiutarla e darle tutte le risposte dal punto di vista farmacologico ma tenga presente che al farmaco sarebbe sempre opportuno affiancare un percorso terapeutico. Meglio camminare su due gambe che su una..
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Federica Leonardi
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Federica Leonardi
Gentile utente, le domande relative ai farmaci devono essere rivolte a chi le ha prescritte e conosce il singolo individuo in modo completo. Mi chiedo se insieme alla terapia farmacologica, suo fratello stia seguendo una psicoterapia. Insieme, farmaci e psicoterapia, danno effetti più rapidi e più duraturi nel tempo.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile utente di mio dottore,
in merito alla posologia farmacologica sarebbe opportuno confrontarsi con il medico prescrivente, figura più idonea per poter orientare ed accogliere ogni dubbio in merito ai farmaci. Aggiungo che oltre al trattamento farmacologico risulta di fondamentale importanza fare la psicoterapia con lo scopo di poter guardare ad un benessere a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
in merito alla posologia farmacologica sarebbe opportuno confrontarsi con il medico prescrivente, figura più idonea per poter orientare ed accogliere ogni dubbio in merito ai farmaci. Aggiungo che oltre al trattamento farmacologico risulta di fondamentale importanza fare la psicoterapia con lo scopo di poter guardare ad un benessere a lungo termine.
Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
Salve, mi fa piacere che suo fratello abbia al suo fianco una persona apprensiva e premurosa come lei. Non smetta mai di essere per lui una figura di riferimento. Detto questo, lo psicologo che è anche psicoterapeuta non può prescrivere farmaci. Può farlo solo un medico e preferibilmente psichiatra. Le consiglio, quindi, di confrontarsi su questi suoi dubbi con il professionista che vi ha preparato e modificato poi la terapia. Anche la condivisione degli effetti indesiderati fa parte del percorso e contemporaneamente credo sia indispensabile anche un affiancamento psicoterapeutico.
Le faccio tanti auguri.
Alessia
Le faccio tanti auguri.
Alessia
Non è possibile dare una risposta ponderata al suo quesito non avendo visitato direttamente suo fratello; penso, però, che sia opportuno in qualità di Medico specialista in Psicologia clinica, Psicoterapeuta ed Omeopata di sottolinearle che gli psicofarmaci devono essere utilizzati solo in una situazione di emergenza, poiché non curano le cause del malessere, producono effetti collaterali negativi e hanno controindicazioni. Comunque la diminuzione dell’assunzione degli psicofarmaci deve essere effettuata con gradualità.
Buongiorno, gli psicologi non possono prescrivere alcun farmaco, deve confrontarsi con il suo medico.
Saluti, dott.saa Marini
Saluti, dott.saa Marini
Salve, per la sua sicurezza le consiglio di porre queste domande allo psichiatra che ha in cura suo fratello.
Dott.ssa Antonella Abate
Dott.ssa Antonella Abate
“Per affrontare il suo problema, le consiglio di considerare la psicoterapia breve strategica. Se desidera ulteriori chiarimenti o informazioni, non esiti a contattarmi.
Cordiali saluti,
Dr. Michele Scala
Buongiorno gentilissimo, grazie per la condivisione. Per quanto riguarda la posologia ed il passaggio da un farmaco all'altro, è meglio prendere contatto con il medico prescrivente di suo fratello, in modo da capire le motivazioni sottostanti queste scelte terapeutiche.
Cordiali saluti
AV
Cordiali saluti
AV
buonasera. Comprendo perfettamente la Sua preoccupazione di fronte al malessere di Suo fratello; vedere una persona cara che, nonostante il cambio di terapia, attraversa una fase di stanchezza e timore può generare un senso di impotenza e molti interrogativi sulla correttezza del percorso intrapreso. È importante validare questa Sua attenzione, poiché la vicinanza dei familiari rappresenta spesso la prima rete di contenimento in un momento di fragilità psichica.
Il passaggio tra farmaci della stessa classe, come in questo caso tra paroxetina e escitalopram, è una pratica comune, ma ogni organismo reagisce in modo singolare alla diversa "impronta" chimica della molecola. Sebbene tre mesi siano solitamente un tempo sufficiente per osservare i benefici, la sensazione di stanchezza e i timori che Suo fratello riferisce potrebbero indicare che il sistema nervoso si sta ancora faticosamente adattando al nuovo equilibrio relazionale tra il farmaco e la propria interiorità. Il passaggio "da un giorno all'altro" può talvolta innescare una fase di instabilità, poiché il corpo deve dismettere una vecchia abitudine biochimica per apprenderne una nuova, e questo può riflettersi in un senso di affaticamento o in un riaffiorare dell'ansia sotto forma di paura.
In un'ottica gruppale e relazionale, il sintomo non è mai solo un fatto organico, ma un segnale di come la persona sta abitando il proprio mondo in quel momento. La direzione più opportuna è quella di un dialogo aperto con lo specialista che ha prescritto la cura: è fondamentale riportare questi sintomi affinché il medico possa valutare se sia necessario un aggiustamento del dosaggio o se occorra esplorare più a fondo, magari attraverso un supporto psicoterapeutico, il significato di questa stanchezza che sembra impedire a Suo fratello di riprendere appieno il suo spazio vitale.
Cordialità.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Il passaggio tra farmaci della stessa classe, come in questo caso tra paroxetina e escitalopram, è una pratica comune, ma ogni organismo reagisce in modo singolare alla diversa "impronta" chimica della molecola. Sebbene tre mesi siano solitamente un tempo sufficiente per osservare i benefici, la sensazione di stanchezza e i timori che Suo fratello riferisce potrebbero indicare che il sistema nervoso si sta ancora faticosamente adattando al nuovo equilibrio relazionale tra il farmaco e la propria interiorità. Il passaggio "da un giorno all'altro" può talvolta innescare una fase di instabilità, poiché il corpo deve dismettere una vecchia abitudine biochimica per apprenderne una nuova, e questo può riflettersi in un senso di affaticamento o in un riaffiorare dell'ansia sotto forma di paura.
In un'ottica gruppale e relazionale, il sintomo non è mai solo un fatto organico, ma un segnale di come la persona sta abitando il proprio mondo in quel momento. La direzione più opportuna è quella di un dialogo aperto con lo specialista che ha prescritto la cura: è fondamentale riportare questi sintomi affinché il medico possa valutare se sia necessario un aggiustamento del dosaggio o se occorra esplorare più a fondo, magari attraverso un supporto psicoterapeutico, il significato di questa stanchezza che sembra impedire a Suo fratello di riprendere appieno il suo spazio vitale.
Cordialità.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
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