Buonasera Gentili Dottori e Buon inizio di un Nuovo Anno. Stavo con un uomo piu' grande di me di 15

18 risposte
Buonasera Gentili Dottori e Buon inizio di un Nuovo Anno. Stavo con un uomo piu' grande di me di 15 anni..io ho 30 anni, uomo con cui pensavo ci potesse essere una relazione seria ma ho capito tempo dopo che per lui era solo una relazione fisica,.nessun sentimento, a differenza dei miei sentimenti...l'ho capito per una situazione spiacevole creata da me per cui ora mi sento in colpa, penso di aver rovinato tutto..in quel periodo mia madre stava molto male (scoperto una brutta malattia e dopo qualche mese è morta) ma dopo aver avuto un rapporto fisico con quest' uomo, gli confidai di mia madre, della mia preoccupazione credendo di ricevere da parte sua parole di conforto, un abbraccio ma invece si era come trasformato; con un tono infastidito, mi disse: "allora pensa a tua mamma, falla contenta, mi spiace per tua mamma; se vuoi possiamo continuare a parlare come facevamo prima, io mi trovavo bene a parlare con te, ho raccontato a te cose che non ho mai raccontato a nessuno, se non mi vuoi piu' salutare non mi salutare nemmeno.
Ho sbagliato, e' stato un impulso, colpa del lavoro, sono stato un cretino, io che sono più grande di te" .Lui parlava velocemente mentre io non riuscivo a dire niente perché mi ero accorta che quando provavo a pronunciare qualche parola, avevo la voce rotta e cercavo di trattenere le lacrime ma non riuscivo..In realtà nei suoi occhi leggevo altro rispetto a questo suo discorso sconnesso, incomprensibile..Sicuramente ho sbagliato il momento, forse l'ho ferito involontariamente e magari lui aveva altri problemi in testa e sono stata insensibile..ho deciso di confidarmi con lui data la nostra intimità e mi sentivo bene con lui. Dopo un anno da tutto ciò in cui non c'è stato più niente, nessun contatto, nessun rapporto, ci siamo rincontrati per caso ma si è comportato facendo l'indifferente ( penso che sia peggio dell'odio) abbassando la testa nel passare vicino a me, evitandomi e trattandomi da estranea..è come se mi volesse punire..di sua iniziativa non mi ha detto neanche un ciao, sono stata io a dirgli "ciao" dopo aver esitato per un po' nel trovarmelo di fronte a me..lui penso sorpreso nel rivedermi, ha solo risposto "ciao".. avrei voluto chiedergli come stesse ma ho avuto paura che si infastidisse..io non riesco a provare odio nonostante quell' episodio..mi è dispiaciuto questo suo comportamento..non so più che pensare, come comportarmi..Vi ringrazio per il vostro parere ed aiuto.
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicologo, Sessuologo, Professional counselor
Padova
Buongiorno, grazie per aver condiviso una vicenda così delicata e carica di sofferenza. Provo a restituirle in modo ordinato ciò che emerge dal suo racconto.
Lei ha vissuto una relazione in cui il suo coinvolgimento emotivo era orientato a un legame affettivo, mentre dall’altra parte l’interesse sembrava prevalentemente fisico. Questo scarto è diventato evidente in un periodo per lei particolarmente fragile, segnato dalla grave malattia di sua madre e da un bisogno comprensibile di sostegno e vicinanza.
Il tentativo di confidarsi con questa persona appare coerente con il livello di intimità che lei sentiva di avere con lui. La reazione che ha ricevuto, invece, è stata vissuta come fredda e disorientante, lasciandole un forte senso di colpa e molti interrogativi su ciò che avrebbe potuto fare o dire diversamente.
A distanza di tempo, l’incontro casuale e il comportamento evitante di quest’uomo hanno riattivato il dolore legato a quella esperienza, rafforzando la sensazione di essere rifiutata o messa da parte, e rendendo più difficile dare una chiusura a quanto accaduto.
Dal suo racconto emerge come lei tenda ad attribuirsi gran parte della responsabilità dell’episodio, mentre resta poco spazio per interrogarsi sui limiti, sulle difficoltà o sulle modalità relazionali dell’altra persona. È importante distinguere ciò che riguarda i suoi bisogni emotivi — che erano legittimi — da ciò che non dipendeva da lei.
Più che chiedersi come comportarsi nei confronti di lui, può essere utile spostare l’attenzione su di sé: comprendere cosa questa relazione ha rappresentato, perché il senso di colpa è ancora così presente e come elaborare un legame che per lei è stato significativo.
Un percorso di confronto psicologico può aiutarla a rimettere ordine tra emozioni, aspettative e responsabilità, permettendole di chiudere questa esperienza con maggiore chiarezza e tutela di sé. Un caro saluto.
Dott.ssa Daniela Canorro
Psicosessuologa clinica, Counselor relazionale

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Buonasera,
dalle sue parole emerge una sofferenza emotiva legata anche a un momento di particolare vulnerabilità, connesso alla malattia e alla perdita di sua madre. In situazioni così intense è comprensibile cercare conforto e vicinanza, soprattutto quando si è coinvolti affettivamente.
Il senso di colpa che oggi prova sembra nascere dal bisogno di dare un significato a quanto accaduto. Il comportamento dell’altra persona, sia allora che nel recente incontro, rimanda soprattutto alle sue modalità relazionali.
Considerata l'entità dei vissuti che porta – il lutto, la delusione affettiva, il bisogno di comprensione – un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare queste esperienze, lavorando sulla costruzione di un rapporto più sereno con se stessa e con gli altri. Un caro saluto, PR.
Buongiorno,
quando in una relazione i livelli di coinvolgimento emotivo sono diversi, il dolore è quasi inevitabile. Uno dei due investe aspettative, desideri e bisogni affettivi che non trovano una corrispondenza nell’altro, e questo lascia spesso un senso di vuoto, rifiuto e fatica ad accettare ciò che è accaduto. Non è debolezza: è una reazione umana a un legame che, per te, aveva un significato più profondo.

Ora può essere utile spostare lentamente l’attenzione su di te: su che tipo di relazione desideri davvero, su quali bisogni affettivi senti importanti e su che tipo di persona vuoi accanto nella tua vita. Questa esperienza, per quanto dolorosa, può aiutarti a fare maggiore chiarezza su di te e sui tuoi confini.

Prenderti cura di te è fondamentale in questo momento. Un supporto psicologico può offrirti uno spazio sicuro per elaborare questa storia, metabolizzare la sofferenza e rimettere al centro il tuo benessere emotivo, senza fretta e senza giudicarti.

Resto a disposizione, anche online.
Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini
Dott.ssa Benedetta Mentesana
Psicologo, Psicologo clinico
Arese
Buongiorno, grazie per aver condiviso un’esperienza così personale e complessa.
Quando si vive così da vicino la malattia di una persona cara, è naturale ricercare una presenza e un segnale di vicinanza. In situazioni di forte stress e vulnerabilità, come quella che stava vivendo, il bisogno di appoggiarsi a qualcuno con cui si condivide un’intimità può emergere in modo naturale, senza essere frutto di una “scelta sbagliata o insensibile”.
La reazione di lui, per come la descrive, sembra essere stata rapida, confusa, difensiva. Potrebbe indicare una difficoltà a reggere un carico emotivo che forse non si aspettava o che non si sentiva in grado di sostenere. Questo non significa necessariamente che lei abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma piuttosto che in quel momento i vostri livelli di disponibilità emotiva erano molto distanti.
È possibile che lei si sia avvicinata a questa relazione con il desiderio ( forse non del tutto esplicito all’inizio) che potesse trasformarsi in qualcosa di più stabile e significativo. Da quanto scrive, sembra che per l’altro il legame avesse confini diversi, più limitati sul piano emotivo. Questa asimmetria, spesso, diventa chiara solo col tempo e non necessariamente perché qualcuno abbia “sbagliato”, ma perché i bisogni e le disponibilità affettive non coincidono.
Il senso di colpa che lei porta con sé (mi riferisco all’idea di aver rovinato tutto, di averlo ferito, di essere stata inopportuna) sembra ancora oggi molto presente. Potrebbe essere utile chiedersi se questo sentimento non stia cercando di dare una spiegazione a qualcosa che, in realtà, è stato soprattutto doloroso e difficile da accettare, ovvero il sentirsi non accolta nel momento del bisogno.
Anche l’incontro avvenuto dopo un anno sembra aver riattivato queste ferite. Il suo comportamento distaccato e indifferente può essere stato vissuto come una forma di rifiuto o di svalutazione. È comprensibile che questo le abbia fatto male. Tenga però presente che quel modo di fare potrebbe parlare più delle sue modalità di gestione del disagio, dell’imbarazzo o della chiusura, piuttosto che di una volontà consapevole e netta di volerla punire.
Lei scrive di non riuscire a provare odio, nonostante tutto. Questo può indicare una forte capacità di sentire e di restare in contatto con le proprie emozioni, ma vale forse la pena domandarsi se, in questo processo, non stia in realtà mettendo da parte il proprio dolore.
Potrebbe chiedersi che significato ha avuto questa relazione per lei, se e quanto sia forte oggi il bisogno di una spiegazione o di un riconoscimento da parte dell’altro, se il senso di colpa che prova sia realmente suo o se stia coprendo altro.
Potrebbe essere utile riportare gradualmente l’attenzione su di sé, su ciò che lei ha attraversato e su come si è sentita in una fase della vita in cui il dolore e la vulnerabilità erano particolarmente intensi. Forse, più che interrogarsi a lungo su ciò che avrebbe potuto fare diversamente, potrebbe chiedersi che spazio ha dato, e sta dando oggi, alla propria sofferenza e ai propri bisogni. In questo senso, potrebbe essere utile domandarsi se, al di là del legame e dei sentimenti provati, quella persona avrebbe potuto davvero rappresentare una presenza affidabile e sufficientemente attenta per una relazione seria, soprattutto in momenti di fragilità. Spostare lo sguardo da una posizione di responsabilità personale a una riflessione più ampia sulla qualità della relazione e su ciò che lei desidera e merita può forse aiutarla a prendersi cura di sé con maggiore rispetto e gentilezza.
Un caro saluto,
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità questa esperienza, così dolorosa e confusa. Quello che descrive mette in luce emozioni molto complesse: senso di colpa, delusione, dispiacere per l’atteggiamento dell’altro, e la difficoltà di gestire un’interazione che si è trasformata in qualcosa di distante e freddo. È comprensibile che si senta spaesata.

Dalla sua narrazione emergono alcune cose importanti da sottolineare. Innanzitutto, non è stata lei a “rovinare tutto”. Confidarsi con qualcuno di una preoccupazione profonda e legata a una persona cara, come la mamma, è un gesto naturale e umano, non un errore. La reazione che ha ricevuto da parte dell’uomo, con tono infastidito e parole sconnesse, parla più dei suoi limiti emotivi e delle sue difficoltà a gestire la situazione che di una responsabilità da parte sua. Le sue parole sembrano mischiare senso di colpa, giustificazioni e forse disagio emotivo, ma non indicano che Lei abbia fatto qualcosa di sbagliato.

Il comportamento che ha osservato un anno dopo, fatto di indifferenza e di evitamento, è doloroso e destabilizzante, ma non ha a che fare con un giudizio sulla sua persona. Spesso, quando qualcuno non sa come affrontare emozioni complesse o situazioni di disagio, sceglie la via dell’evitamento. Non è una punizione rivolta a Lei, ma piuttosto un modo di proteggersi da ciò che lo mette a disagio o che non riesce a gestire. Può essere difficile da accettare, perché innesca sentimenti di rifiuto e incomprensione, ma non significa che Lei valga meno o abbia sbagliato.

Dal punto di vista emotivo, il suo dispiacere è naturale: era una relazione in cui c’era intimità e confidenza, e vederla spezzata in questo modo lascia una ferita. Il fatto che non provi odio, ma solo dispiacere e confusione, è un segno di maturità emotiva e di empatia. Non è necessario avere una reazione aggressiva o di rabbia per elaborare ciò che è successo; il suo sentimento indica che sta riconoscendo l’evento per quello che è, senza caricarsi di colpa o rancore.

Per affrontare questa situazione, il punto centrale non è cercare di cambiare il comportamento dell’altro, ma gestire le sue emozioni e ristabilire un senso di sicurezza dentro di sé. Alcune strategie che possono aiutare sono:

* Accettare ciò che è successo senza giudicarsi: il suo gesto di confidarsi era genuino e umano.
* Distanziare il valore della relazione dal comportamento dell’altro: il suo dispiacere non significa che lei abbia sbagliato, ma che ha perso un legame significativo.
* Evitare di interpretare l’indifferenza come punizione personale: spesso il silenzio dell’altro dice più di lui che di Lei.
* Se dovesse incontrarlo di nuovo, considerare se è necessario interagire: il “ciao” che ha fatto lei è già un gesto di apertura; non c’è obbligo di aggiungere altro se questo rischia di creare sofferenza.
* Riflettere sui propri confini emotivi: proteggere il proprio benessere significa a volte accettare che alcune persone non possano essere presenti nella nostra vita nel modo che desideriamo.

In definitiva, non c’è un modo “giusto” di comportarsi, ma il focus può essere spostato sul **prendersi cura di sé**, riconoscere il valore delle proprie emozioni e il fatto che confidarsi non è mai un errore, anche quando l’altro non reagisce come speravamo. Rimango a disposizione, un caro saluto!
Buongiorno, dal suo racconto mi sembra emerga un dolore profondo, legato non solo a questa relazione ma anche a un lutto vissuto in un momento di vulnerabilità.
La confusione e il senso di colpa che può provare sono comprensibili quando i propri bisogni emotivi non trovano accoglienza.

Un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a ciò che è accaduto e a tutelare il suo valore e i suoi sentimenti.
In uno spazio sicuro si può lavorare su questa ferita e su come stare nelle relazioni con più serenità.

Se lo desidera, iniziare un percorso può essere un primo passo per ritrovare chiarezza e serenità. Prenoti direttamente o mi scriva un messaggio per concordare un primo colloquio conoscitivo, la aspetto Dott.ssa Alessandra Corti
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso questa situazione così delicata e dolorosa.
Comprendo quanto possa essere stato difficile vivere quel momento in cui ha cercato conforto da una persona con cui aveva intimità e si è trovata invece di fronte a una reazione che l'ha lasciata ferita e confusa.

Leggendo la sua descrizione, noto che lei continua a chiedersi cosa abbia sbagliato, se sia stata insensibile, se lo abbia ferito involontariamente. Questa tendenza ad attribuirsi la responsabilità di ciò che è accaduto merita attenzione. Lei stava attraversando un momento di enorme dolore e vulnerabilità: confidarsi con qualcuno con cui aveva un legame non era un errore, era un bisogno umano comprensibile.

Questa tendenza ad attribuirsi la responsabilità di ciò che è accaduto merita attenzione. Mi colpisce che lei dica di non riuscire a provare odio, di essere dispiaciuta per il suo comportamento, e di continuare a pensare a come comportarsi con lui. Potrebbe essere utile chiedersi: cosa provo davvero per questa situazione? Perché continuo a darmi la colpa? Cosa significa per me continuare a pensare a lui?

Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questi aspetti, a comprendere meglio i suoi bisogni e a riconoscere con più chiarezza quali relazioni possono davvero accoglierla.

Resto a disposizione se desidera approfondire.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Veronica Moderana
Buonasera, ciò che emerge dal suo racconto è un dolore profondo vissuto in un momento di grande vulnerabilità, in cui aveva bisogno di vicinanza e comprensione. Non ha sbagliato a mostrarsi umana né a condividere una sofferenza così grande: cercare conforto non è mai una colpa, anzi è una ricerca di condivisione e relazione molto importante. È possibile che quest’uomo non fosse emotivamente disponibile o capace di reggere un livello di intimità più profondo, e che la sua reazione parli molto più dei suoi limiti (dell'uomo) relazionali, piuttosto che di un errore che lei ha commesso.
L’indifferenza che ha percepito nel vostro incontro, ha come toccato una ferita non ancora guarita, perché riattiva il senso di rifiuto e di colpa, ma si ricordi che non definisce il suo valore né invalida ciò che ha provato. A volte riceviamo risposte che non meritiamo, non perché abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, ma perché l’altro non è in grado di darle.
Dare un senso a questa esperienza, al lutto per sua madre e a quello per una relazione mai davvero possibile, può aiutarla a ritrovare chiarezza e pace emotiva. Un percorso psicologico può essere uno spazio sicuro in cui rimettere al centro i suoi bisogni e il rispetto per sé, senza giudizio.
Buongiorno. Vorrei andare dritta al punto, perché sento quanto il senso di colpa la stia logorando: lei non ha rovinato proprio nulla. Il suo "errore" è stato un atto di umanità. Confidare un dolore così grande come la grave malattia di una madre a una persona con cui si condivide l'intimità non è mai un "fuori tempo". È un gesto naturale che cerca vicinanza. Se lui si è trasformato, non è perché lei è stata insensibile, ma perché lui non ha gli strumenti emotivi per gestire la profondità. Quell'uomo le ha detto chiaramente che "si trovava bene a parlare", ma intendeva scambi leggeri, non l'impatto con la vita vera e il dolore. Quando lei ha mostrato la sua vulnerabilità, lui è andato in corto circuito. Il suo tono infastidito e il discorso sconnesso erano una fuga: ha preferito colpevolizzare lei pur di non ammettere di essere incapace di starle vicino. Il fatto che oggi lui abbassi la testa e la tratti come un'estranea non è una punizione per lei, ma una difesa per se stesso. Evitandola, lui cerca di "cancellare" il ricordo di quel momento in cui si è dimostrato emotivamente piccolo e impotente di fronte al suo dolore.

Il mio consiglio è di smettere di scusarsi per aver provato un sentimento. Lei ha offerto verità a una persona che cercava solo distrazione. Il problema non è stato il momento o il modo, ma l'interlocutore: lei ha cercato acqua in un pozzo che purtroppo era vuoto.
Si conceda il permesso di soffrire per sua madre senza dover gestire anche il peso dell'inadeguatezza di quest'uomo. Il vero benessere inizia quando smettiamo di sentirci responsabili per l'incapacità degli altri di restarci accanto.
Le auguro di ritrovare la sua serenità e di essere, finalmente, molto più gentile con se stessa. Un caro saluto.
Salve cara, il tuo senso di colpa nei confronti di questa persona credo sia assolutamente infondato, oltre ad essere poco sano per te e soprattutto a fare male solo a te. Se lui ritiene di avere questo comportamento nei tuoi confronti va rispettato, tu puoi soltanto valutare tutto ciò per comprendere che forse il tuo sentimento era unidirezionale. Le ipotesi sul perché lui si sia potuto comportare in questo modo possono essere infinite, ma ciò che conta è che lui ha fatto una scelta, che sicuramente non è stata causata da te, ma era sua personale. Cerca di risolvere il tuo senso di colpa per riprendere in mano la tua vita. Se non riesci rivolgiti ad uno psicologo, in modo tale che possa aiutarti ad snodare questo sentimento così potente e devastante.
Gentile utente,
la sua storia è attraversata da un dolore profondo, reso ancora più intenso dal momento di grande vulnerabilità che stava vivendo a causa della malattia e della perdita di sua madre. È comprensibile che, in una situazione di intimità, lei abbia sentito il bisogno di cercare ascolto, conforto e vicinanza emotiva. Questo non è stato un errore né un atto di insensibilità: è stato un gesto umano, nato da un bisogno autentico.

Dalle parole che riporta, emerge che lei e quest’uomo eravate su piani emotivi molto diversi. La sua reazione, per quanto possa averla ferita, parla probabilmente più dei suoi limiti e delle sue difficoltà nel gestire l’emotività e il coinvolgimento, che di qualcosa di sbagliato da parte sua. Non tutte le persone sono in grado di sostenere la profondità emotiva che un legame, anche solo apparentemente “leggero”, può portare con sé.

Il comportamento di distanza e indifferenza che ha avuto successivamente può essere molto doloroso, ma non va necessariamente letto come una punizione nei suoi confronti. A volte l’evitamento è una modalità di difesa, un modo per non riattivare emozioni che non si è in grado o non si vuole affrontare.

È importante che lei non continui a caricarsi di colpe che non le appartengono. Ha vissuto una perdita enorme e, in quel contesto, ha cercato comprensione. Si conceda il diritto di riconoscere il valore dei suoi sentimenti e della sua sensibilità, senza sminuirli o giudicarli.

Ora può essere utile proteggere sé stessa, accettando che non sempre l’altro è in grado di dare ciò di cui abbiamo bisogno, anche quando per noi quel bisogno è legittimo. Questo non toglie dignità a ciò che lei ha provato, né alla persona che è.

Le auguro di ritrovare serenità e di potersi guardare con maggiore gentilezza.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,

da quanto racconta, sembra che stia vivendo un mix complesso di emozioni: senso di colpa, confusione e dispiacere per come si sono evoluti gli eventi con questa persona. È comprensibile che, dopo aver vissuto una relazione in cui i sentimenti non erano reciproci, ogni incontro possa generare ansia o incertezza. Dal suo racconto emerge anche un forte legame con la sofferenza legata alla perdita della madre, che può aver amplificato il senso di vulnerabilità e la necessità di sostegno emotivo.

È importante ricordare che non è “colpa” sua se l’altro ha reagito in modo distante o confuso. Le relazioni, specialmente quelle in cui c’è una differenza emotiva tra le persone coinvolte, possono generare incomprensioni, fraintendimenti e dolore reciproco. Il comportamento che lei descrive oggi, di evitare il contatto, può riflettere più i limiti o le difficoltà dell’altra persona nel gestire le emozioni, piuttosto che una valutazione negativa su di lei.

In situazioni così delicate, può essere utile fermarsi a riflettere sui propri bisogni emotivi e sul modo in cui ci si relaziona con gli altri, senza giudicarsi troppo severamente. Spesso il sostegno di uno specialista permette di chiarire i propri sentimenti, elaborare il senso di colpa e trovare strategie per gestire l’incontro con chi ha vissuto esperienze simili.

Per questo motivo, le consiglio di approfondire quanto vissuto con un professionista, così da elaborare l’episodio in modo sereno e proteggere il proprio benessere emotivo.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Cara signora, comprendo profondamente il dolore e il senso di smarrimento che sta provando. Come psicologa, vorrei innanzitutto rassicurarla su un punto fondamentale: lei non ha "rovinato" nulla. Il suo desiderio di condividere un momento di estrema vulnerabilità, come la malattia di sua madre, dopo un’intimità fisica non è stato un errore, ma un atto di autenticità e fiducia.
Analizziamo insieme cosa potrebbe essere accaduto nella dinamica con quest'uomo, cercando di dare un senso a quel comportamento così respingente che l'ha ferita.
Dalle sue parole emerge una chiara differenza di investimento emotivo. Mentre lei viveva la relazione come un legame che integrava corpo e anima, lui sembra aver eretto un muro tra la sfera fisica e quella affettiva. Quando lei ha introdotto il tema della sofferenza, ha rotto il patto implicito di leggerezza che lui si era costruito nella mente. La sua reazione infastidita e il discorso sconnesso che ha descritto non sono segni di una sua insensibilità, ma della totale incapacità di lui di gestire l'intimità emotiva. Spesso, persone che non sanno reggere il peso dei sentimenti altrui reagiscono colpevolizzando l'altro per nascondere il proprio senso di inadeguatezza. Quello che lei ha letto nei suoi occhi non era offesa per essere stato ferito, ma probabilmente paura e disorientamento di fronte a una realtà che non voleva o non sapeva accogliere.
Lei scrive di sentirsi in colpa, ma il senso di colpa è un'emozione che spesso proviamo quando cerchiamo di dare un senso a un rifiuto inspiegabile: ci diciamo che è colpa nostra perché l'idea di avere il controllo è meno spaventosa dell'idea che l'altro sia semplicemente incapace di starci vicino. L'indifferenza che lui ha mostrato al vostro incontro recente non è necessariamente una punizione. In psicologia, l'evitamento e l'abbassare la testa sono spesso segnali di vergogna o di imbarazzo. È molto probabile che lui non sappia come gestire il ricordo di quel momento in cui si è comportato in modo così poco empatico. Trattarla da estranea è il suo modo per proteggere se stesso dal dover affrontare la propria mancanza di spessore emotivo.
È importante che lei inizi a guardare a questo episodio non come a un suo fallimento comunicativo, ma come a un momento di verità. La malattia e la perdita di sua madre sono stati eventi trasformativi: in quel dolore, lei ha avuto bisogno di umanità, e quell'uomo le ha mostrato chiaramente di non poterne offrire. Non cerchi di capire cosa avesse lui nella testa per giustificarlo. La verità è che una persona emotivamente matura non reagisce con stizza al dolore di chi ha appena stretto a sé.
Le suggerisco di smettere di chiedersi come comportarsi con lui. Il suo "ciao" è stato un atto di estrema educazione e dignità, non deve fare nulla di più. Sposti l'attenzione da cosa pensa lui di lei a cosa merita lei. Lei merita qualcuno che non scappi davanti alle lacrime e che non consideri la vulnerabilità un fastidio. Il lutto per sua madre è già un carico enorme; non permetta che il fantasma di un uomo che non ha saputo restare al suo fianco le tolga ulteriore energia. La sua capacità di non provare odio è una forza, ma la indirizzi verso se stessa, prendendosi cura della sua parte ferita che sta ancora cercando risposte in un silenzio che è già, di per sé, una risposta definitiva.
Se sente che questo senso di colpa continua a tormentarla, potrebbe esserle utile parlarne in uno spazio protetto per elaborare sia il lutto che questa ferita relazionale.
Le andrebbe di dirmi se in questo momento sente più il peso della perdita di sua madre o quello del rifiuto di quest'uomo? La saluto cordialmente io sono la dottoressa Nunzia Sasso
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, incominci con un percorso psicologico grazie
Salve , mi spiace molto per il dolore che sta attraversando.
Purtroppo le rotture relazionali sono paragonabili a dei veri e propri lutti.
Dal testo le dinamiche non sono molto chiare ed ovviamente non basta una descrizione per poter dire più di tanto.
L’indicazione che mi sentirei però di darle é sicuramente quella di rivolgersi ad un collega psicologo/terapeuta per almeno un solo incontro e valutare la possibilità di iniziare un percorso.
Soltanto così potrà finalmente analizzare le dinamiche che lei sta attraversando, tornare a stare bene e magari avere una relazione sana e funzionale.
Buone cose,
Dott.Tullio Marziani
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
da quello che racconta emerge chiaramente un dolore ancora presente legato a un’esperienza passata e a un rapporto in cui lei aveva sentimenti profondi, mentre l’altro sembrava vivere la relazione in modo molto diverso. È naturale sentirsi confusi e provare un senso di colpa quando una situazione si conclude in modo brusco o con incomprensioni, soprattutto se in quel periodo stava attraversando un momento personale molto difficile legato alla malattia e alla perdita di sua madre. La reazione dell’uomo che descrive – distacco, evitamento e freddezza – probabilmente riflette più i suoi limiti emotivi e i suoi bisogni non espressi che un giudizio sul suo valore o sulle sue azioni. Non riuscire a provare odio è un segnale di maturità emotiva e di empatia, ma questo non significa che non sia giusto prendersi cura dei propri sentimenti e riconoscere il disagio che questa situazione le ha causato.
In questi casi, l’atteggiamento più sano è accettare che alcune persone reagiscono secondo la propria capacità emotiva, senza sentirsi responsabili del loro comportamento, e concentrarsi su ciò che può fare per sé stessa, per elaborare la vicenda e trovare serenità. Evitare di rimuginare sul perché lui si sia comportato così e dare spazio a sé e ai propri bisogni emotivi può aiutare a chiudere il capitolo e ad affrontare le relazioni future con maggiore consapevolezza e protezione di sé.

Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Da quello che racconti sembra che si siano intrecciati bisogno di vicinanza, delusione e soprattutto un lutto molto grande, e che oggi resti una ferita aperta fatta di domande e colpa. A volte l’indifferenza dell’altro diventa un “segno” su cui la mente torna e ritorna, cercando un senso e un posto per ciò che è rimasto sospeso. Parlarne con un professionista può aiutarti a dare un contenitore a queste emozioni e a ritrovare un modo più gentile di stare con te stessa.
Gentile Signora,
quanto racconta evidenzia una situazione emotivamente complessa, con sentimenti non corrisposti e incomprensioni. È comprensibile provare dispiacere, ma il comportamento attuale di lui riflette le sue scelte e i suoi limiti emotivi, non un giudizio sul suo valore. In questo momento, concentrarsi sul proprio benessere e sul gestire le emozioni in modo sano, evitando forzature nel contatto, è la strategia più protettiva. Un percorso di sostegno psicologico può aiutare a elaborare questi vissuti e a rafforzare la propria serenità.

Cordiali saluti e buon anno anche a lei.
Dott.ssa Janett Aruta - Psicologa
Ricevo su MioDottore e in studio a Palermo

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