Buongiorno, grazie per aver condiviso il suo vissuto.
Dalle sue parole emerge chiaramente quanto questa situazione stia generando ansia, pensieri ricorrenti e un senso di allarme che fatica a placarsi.
È possibile che la gelosia che descrive non sia qualcosa che “la definisce” in generale, ma che si sia attivata in modo specifico all’interno di questa relazione. Il fatto che in relazioni precedenti non avesse vissuto emozioni simili suggerisce che forse non si tratta solo di una caratteristica personale, ma di qualcosa che prende forma nell’incontro tra lei, l’altro e il tipo di legame che si è costruito. In particolare, da come racconta, l’aver scoperto che lui guardava contenuti online o che aveva scritto a un’altra ragazza potrebbe aver incrinato un senso di sicurezza, facendola sentire meno scelta o meno “abbastanza”, anche se questo non è necessariamente ciò che lui intendeva comunicare.
I pensieri che descrive (i “film” che si attivano, le immagini anticipate di possibili scenari) sembrano avere una funzione: provare a prepararla, a proteggerla da un’eventuale delusione o sofferenza. È però comprensibile che nel tempo questi stessi pensieri diventino fonte di grande stanchezza emotiva e aumentino l’ansia invece di ridurla.
L’idea di lavorare insieme sembra amplificare tutto questo. È come se la vicinanza continua, il doverlo osservare in un contesto nuovo, con altre persone intorno, rendesse più difficile per lei trovare uno spazio interno di tranquillità. La paura non sembra riguardare solo ciò che lui potrebbe fare, ma anche ciò che lei teme di poter provare: la gelosia, le discussioni, il sentirsi sopraffatta dalle emozioni. Questo è un punto importante, perché sposta l’attenzione non tanto sul controllo dell’altro, quanto sul suo bisogno di tutelare se stessa.
Forse potrebbe essere utile fermarsi a riflettere su alcuni aspetti, senza pretendere risposte immediate: che cosa, in questa relazione, la fa sentire insicura o “di meno”, al di là dei comportamenti concreti di lui, quanto la differenza d’età, di esperienza o di ruolo possa incidere sul modo in cui lei si percepisce nel rapporto, se la gelosia che prova parla più di una paura di perderlo o di una difficoltà a sentirsi sufficientemente rassicurata e riconosciuta, se lavorare insieme rappresenterebbe per lei un’occasione di crescita o piuttosto un’esposizione a un livello di stress che al momento sente di non riuscire a gestire.
Rispetto alla domanda se accettare o meno il lavoro, potrebbe essere utile chiedersi non tanto che cosa sarebbe “giusto” in assoluto, ma che cosa sarebbe più rispettoso del suo equilibrio emotivo in questo momento. Scegliere di non lavorare insieme non significherebbe necessariamente fuggire o fallire, così come accettare non sarebbe automaticamente una prova di forza, entrambe le opzioni possono avere senso, a seconda di come lei sente di potersi sostenere.
Infine, quando si chiede “come fare a fregarsene”, forse vale la pena riconoscere che non sempre è possibile, né utile, ignorare ciò che ci fa stare male. A volte il lavoro non è smettere di sentire, ma capire che cosa quelle emozioni stanno cercando di dirci su di noi, sui nostri bisogni e sui nostri limiti.
Spero che queste riflessioni possano offrirle qualche spunto per orientarsi con maggiore gentilezza verso se stessa, qualunque decisione scelga di prendere.
Un caro saluto,