Dott.ssa Mariangela Paone

Psicologo · Altro

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Esperienze

Sono specialista in Psicologia clinica e della riabilitazione iscritta all'Ordine degli Psicologi della Campania (n. 10114) e specializzanda della Scuola di Psicoterapia a indirizzo Analitico Transazionale a orientamento psicodinamico. 

La mia esperienza e le mie competenze spaziano dalla psicologia clinica alla psicoterapia, con un focus su approcci evidence-based e tecniche innovative.

Sono una professionista impegnata a fornire il miglior supporto possibile ai miei pazienti. La mia formazione continua e la mia esperienza mi consentono di offrire trattamenti innovativi e personalizzati per migliorare la salute mentale e il benessere delle persone.

Dopo aver conseguito la laurea in Psicologia Clinica e della Riabilitazione, ho conseguito nel tempo numerose specializzazioni in ambito psicologico tra cui le tecniche di Programmazione Neuro Linguistica (PNL), la Mindfulness , L’Ipnosi clinica e la Stimolazione transcranica magnetica (TMS), strumenti utili per la crescita personale e la gestione di condizioni di disagio psicologico.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia analitica transazionale

Aree di competenza principali:

  • Psicologo clinico

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  • Consulenza online

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  • Psicoterapia

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  • Colloquio individuale

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  • Colloquio psicologico clinico

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Studio Privato Dott.ssa Mariangela Paone

Via Santa Maria della Libera, 13, Napoli 80127

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  • A

    Ho intrapreso il percorso di TMS con la Dott.ssa Mariangela Paone e non posso che esprimere la mia totale soddisfazione. La dottoressa si è dimostrata una professionista d’eccellenza, estremamente preparata e capace di spiegare ogni dettaglio del trattamento con chiarezza. Mi sono sentito seguito con attenzione e competenza in ogni fase. Oltre all'efficacia della terapia, ho apprezzato moltissimo l'empatia e l'umanità della dottoressa. Ti fa sentire subito a tuo agio, ascoltato e mai giudicato, un aspetto fondamentale quando si affrontano certi percorsi. Un punto di riferimento prezioso e una dottoressa di grande cuore e professionalità. Consiglio vivamente il suo studio a chiunque cerchi un approccio all'avanguardia e serio per la salute mentale.

     • Studio Privato Dott.ssa Mariangela Paone psicoterapia  • 

  • M

    La dottoressa è fantastica, sempre disponibile e professionale. Con il trattamento TMS mi sta aiutando a risolvere vari problemi d'ansia.

     • Studio Privato Dott.ssa Mariangela Paone colloquio psicoterapeutico  • 

  • M

    Esperienza molto positiva, la sua professionalità e la sua capacità di ascolto mi stanno aiutando a superare momenti di ansia, anche grazie all'ausilio della TMS. La consiglio vivamente.

     • Studio Privato Dott.ssa Mariangela Paone  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, sono una ragazza di 24 anni e vi scrivo a causa delle mie insicurezze e paranoie.
Qualche giorno fa é tragicamente e improvvisamente morto il ragazzo di una mia amica, aveva 26 anni.
Mi sono trovata davvero in grande difficoltá nel cercare di capire come comportarmi con lei, siamo amiche ma non strettissime, lei é un'amica molto importante della mia migliore amica e usciamo spesso insieme. Vorrei dimostrarle il mio affetto e la mia vicinanza ma non so come fare, ogni cosa da fare o da dire mi sembra sbagliata, mi sembra di sbagliare e poter peggiorare la situazione, mi sento sbagliata Io e mi sembra confermato questo mio pensiero. Mi rendo peró conto che questa conferma delle mie paranoie sia creata a sua volta da questa mia convinzione di essere sbagliata perché questa sensazione l'avverto in momenti che razionalmente, di solito vanno cosí.
Faccio un esempio per spiegarmi: dopo averle mandato il messaggio di condoglianze la sua risposta é stata "grazie". Razionalmente mi rendo conto che sia dilaniata dal dolore e che l'ultimo suo pensiero sia rispondere a me, ma a me viene da pensare che invece mi abbia risposto in maniera fredda perché non sono stata abbastanza carina o non sia una buona amica.
Mi é successa la stessa cosa lo scorso anno quando é morto mio zio. In quel momento volevo stare accanto a mia nonna, volevo farle arrivare il mio amore ma mi sembrava che ogni mio gesto fosse sbagliato, che i gesti delle altre nipoti fosse piú apprezzato, Che I suoi abbracci nei loro confronti durassero di piú rispetto ai miei e tanti altre percezioni che mi rendo conto siano assurde. Inoltre queste mie sensazioni mi fanno sentire egocentrica ed egoista, perché in questi momenti dovrei concentrarmi sulla sofferenza altrui e non sul mio ego e insicurezze, perché é normale che non sia il centro dei loro pensieri il rispondere bene a me ad UN messaggio o abbracciarmi per piú tempo.
Vorrei capire perché si innesca questo meccanismo in me e come contrastarlo perché in queste situazioni vorrei solo dimostrare il mio affetto sinceramente, senza perdermi nelle mie ansie e paranoie.
Vi ringrazio anticipatamente per quello che fate.

Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso questo suo vissuto così profondo e faticoso. Le sue parole descrivono una sofferenza molto comune: quella di chi, pur volendo sinceramente bene agli altri, finisce per restare prigioniero del giudizio verso se stesso proprio nei momenti di maggiore fragilità. Quello che lei definisce "egocentrismo" o "paranoia" non è un difetto del suo carattere, ma un meccanismo di difesa che scatta in automatico. È come se lei avesse una sorta di "filtro" interno impostato su un’idea fissa: "io non vado bene, gli altri sì". Quando accade qualcosa di forte, come un lutto, la sua mente smette di guardare la realtà oggettiva — un’amica distrutta che non ha forze per scrivere — e inizia a cercare conferme a quel vecchio pensiero di inadeguatezza. Non è egoismo; è una forma di iper-vigilanza. Da piccola, probabilmente, ha imparato che doveva monitorare ogni minimo segnale di chi le stava intorno per sentirsi accettata o al sicuro. Oggi, davanti al silenzio del lutto, quella vecchia strategia si riattiva prepotentemente. La sua parte razionale capisce la situazione, ma la sua parte emotiva "sente" diversamente perché, sotto stress, le vecchie paure infantili prendono il sopravvento sulla logica del presente. Provi a fare un piccolo esercizio di "osservazione" senza condannarsi. Quando sente che un abbraccio è stato "troppo breve" o un messaggio "troppo freddo", si fermi un istante e provi a dirsi: "Questa è la mia vecchia paura che parla, non è la realtà". Piuttosto che sforzarsi di non sembrare egoista, provi a guardare la cosa da un punto di vista diverso: quando lei accetta un semplice "grazie" senza rimanerci male e senza aspettarsi che l'altra la rassicuri, sta facendo un gesto di vicinanza incredibile. In quel momento, lei sta mettendo in pausa il suo bisogno di sentirsi "una buona amica" per lasciare tutto lo spazio possibile al dolore dell'altra persona. Accettare il silenzio o la freddezza di chi soffre, senza prendersela sul personale, è il modo più onesto e generoso di voler bene a qualcuno. Le auguro di cuore di iniziare a guardarsi con la stessa tenerezza che riserva alla sua amica. Spero che lei possa pian piano scoprire che la sua presenza ha valore di per sé, non per la "perfezione" dei suoi gesti o delle sue parole, ma per la sincerità del suo esserci. Merita di vivere le sue relazioni con la leggerezza di chi sa che, anche nel silenzio, può essere amata e apprezzata.

Dott.ssa Mariangela Paone

Buonasera Gentili Dottori e Buon inizio di un Nuovo Anno. Stavo con un uomo piu' grande di me di 15 anni..io ho 30 anni, uomo con cui pensavo ci potesse essere una relazione seria ma ho capito tempo dopo che per lui era solo una relazione fisica,.nessun sentimento, a differenza dei miei sentimenti...l'ho capito per una situazione spiacevole creata da me per cui ora mi sento in colpa, penso di aver rovinato tutto..in quel periodo mia madre stava molto male (scoperto una brutta malattia e dopo qualche mese è morta) ma dopo aver avuto un rapporto fisico con quest' uomo, gli confidai di mia madre, della mia preoccupazione credendo di ricevere da parte sua parole di conforto, un abbraccio ma invece si era come trasformato; con un tono infastidito, mi disse: "allora pensa a tua mamma, falla contenta, mi spiace per tua mamma; se vuoi possiamo continuare a parlare come facevamo prima, io mi trovavo bene a parlare con te, ho raccontato a te cose che non ho mai raccontato a nessuno, se non mi vuoi piu' salutare non mi salutare nemmeno.
Ho sbagliato, e' stato un impulso, colpa del lavoro, sono stato un cretino, io che sono più grande di te" .Lui parlava velocemente mentre io non riuscivo a dire niente perché mi ero accorta che quando provavo a pronunciare qualche parola, avevo la voce rotta e cercavo di trattenere le lacrime ma non riuscivo..In realtà nei suoi occhi leggevo altro rispetto a questo suo discorso sconnesso, incomprensibile..Sicuramente ho sbagliato il momento, forse l'ho ferito involontariamente e magari lui aveva altri problemi in testa e sono stata insensibile..ho deciso di confidarmi con lui data la nostra intimità e mi sentivo bene con lui. Dopo un anno da tutto ciò in cui non c'è stato più niente, nessun contatto, nessun rapporto, ci siamo rincontrati per caso ma si è comportato facendo l'indifferente ( penso che sia peggio dell'odio) abbassando la testa nel passare vicino a me, evitandomi e trattandomi da estranea..è come se mi volesse punire..di sua iniziativa non mi ha detto neanche un ciao, sono stata io a dirgli "ciao" dopo aver esitato per un po' nel trovarmelo di fronte a me..lui penso sorpreso nel rivedermi, ha solo risposto "ciao".. avrei voluto chiedergli come stesse ma ho avuto paura che si infastidisse..io non riesco a provare odio nonostante quell' episodio..mi è dispiaciuto questo suo comportamento..non so più che pensare, come comportarmi..Vi ringrazio per il vostro parere ed aiuto.

Buongiorno. Vorrei andare dritta al punto, perché sento quanto il senso di colpa la stia logorando: lei non ha rovinato proprio nulla. Il suo "errore" è stato un atto di umanità. Confidare un dolore così grande come la grave malattia di una madre a una persona con cui si condivide l'intimità non è mai un "fuori tempo". È un gesto naturale che cerca vicinanza. Se lui si è trasformato, non è perché lei è stata insensibile, ma perché lui non ha gli strumenti emotivi per gestire la profondità. Quell'uomo le ha detto chiaramente che "si trovava bene a parlare", ma intendeva scambi leggeri, non l'impatto con la vita vera e il dolore. Quando lei ha mostrato la sua vulnerabilità, lui è andato in corto circuito. Il suo tono infastidito e il discorso sconnesso erano una fuga: ha preferito colpevolizzare lei pur di non ammettere di essere incapace di starle vicino. Il fatto che oggi lui abbassi la testa e la tratti come un'estranea non è una punizione per lei, ma una difesa per se stesso. Evitandola, lui cerca di "cancellare" il ricordo di quel momento in cui si è dimostrato emotivamente piccolo e impotente di fronte al suo dolore.

Il mio consiglio è di smettere di scusarsi per aver provato un sentimento. Lei ha offerto verità a una persona che cercava solo distrazione. Il problema non è stato il momento o il modo, ma l'interlocutore: lei ha cercato acqua in un pozzo che purtroppo era vuoto.
Si conceda il permesso di soffrire per sua madre senza dover gestire anche il peso dell'inadeguatezza di quest'uomo. Il vero benessere inizia quando smettiamo di sentirci responsabili per l'incapacità degli altri di restarci accanto.
Le auguro di ritrovare la sua serenità e di essere, finalmente, molto più gentile con se stessa. Un caro saluto.

Dott.ssa Mariangela Paone

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