Buona sera a tutti, ricordo solo momenti della mia vita in cui penso al passato e comincio a fare ip

21 risposte
Buona sera a tutti, ricordo solo momenti della mia vita in cui penso al passato e comincio a fare ipotesi, per esempio se quell'auto invece di fermarsi mi investiva? Che cosa avrei potuto fare per evitare di essere investito se non mi avesse visto?
A questo problema mi ha sempre accompagnato una rigidità, cerco sempre di muovermi senza far spostare i vestiti, non sono sciolto come vedo gli altri.
Posso dire con certezza che durante le scuole elementari già avevo tutti questi pensieri.
Ho subito bullismo durante le scuole nei diversi gradi.
Fino ai 19 anni non ero mai andato da uno psicoterapeuta, infatti i problemi erano peggiorati a tal punto che mi vergognavo ad uscire di casa, inoltre la notte non riuscivo a dormire, motivi che mi spinsero a provare la psicoterapia.
Dal 2011 seguo uno psicoterapeuta che è anche psichiatra specializzato in terapia meta cognitiva.
Con il passare degli anni sono cambiato, ma il problema dei vestiti è rimasto anche se si è ridotto di molto, il rimuginio invece è ancora presente nella giornata, in questo periodo mentre penso mi sento anche i battiti alti, ma non li misuro perchè penso sia solo una sensazione.
Secondo lo psicoterapeuta "devo iniziare ad essere consapevole che devo abbandonare il bisogno di certezza rispetto a quello che mi può capitare."
"La strategia è mettere in discussione il pensiero"
Siccome non cambia niente nonostante tutte le volte che mi ha ribadito che i miei pensieri sono irreali e non posso controllare ogni cosa ho pensato di cambiare psicoterapeuta, ma chiedo se è controproducente visto che mi conosce da 15 anni?
Come faccio a capire se la terapia che faccio ora è giusta per me?
È utile cambiare psicoterapeuta?
Perché nel mio caso anche se ragiono su quanto è inutile consumare energie rimuginando continuo a non risolvere?
Quali esercizi comportamentali devo attuare affinché riesca a sbloccare la situazione?

Grazie per eventuali risposte.
Dott.ssa Giulia Bassi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sacrofano
Gentile utente, da ciò che ha descritto emergono vari dubbi rispetto al percorso che sta svolgendo. Potrebbe essere produttivo esporli al suo terapeuta così da avere un confronto e valutare insieme come procedere.

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Maria Grazia Nuzzo
Psicoterapeuta, Psicologo
Maddaloni
Buonasera. Capisco bene il suo dubbio: dopo 15 anni è naturale chiedersi se un percorso sia ancora incisivo, specie se il rimuginio continua a farla sentire 'bloccato'.
Sapere razionalmente che un pensiero è irreale purtroppo non basta a spegnere l'ansia; serve un lavoro più pratico e comportamentale per insegnare al corpo a reagire in modo diverso. Cambiare terapeuta non è un tradimento, ma può essere l'occasione per dare una nuova spinta al suo cambiamento attraverso strumenti più orientati all'azione e alla gestione del 'qui e ora'. Non abbia paura di cercare un nuovo punto di vista: il suo obiettivo di muoversi nel mondo con scioltezza è un traguardo possibile e lei merita di raggiungerlo. Un caro saluto.
Dott.ssa Melania Filograna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lequile
Salve, capisco il suo dubbio. Può capitare che ad un certo punto del percorso di psicoterapia il paziente possa provare un sentimento di smarrimento e confusione circa i risultati che si vogliono raggiungere. Potrebbe condividere questi suoi timori e dubbi con il suo terapeuta e potrebbero essere degli spunti di riflessione importanti. Nella mia pratica clinica rassicuro sempre il paziente sul fatto che può condividere con me eventuali difficoltà e dubbi sul percorso. Il mio compito è quello di astenermi dal giudizio e di trovare una via preferenziale e calzante per la persona.
Spero che la mia risposta possa offrirle degli spunti di riflessione significativi.
Buona giornata
Dott.ssa Melania Filograna
Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Vicenza
Buonasera,

da una prospettiva cognitivo-neuropsicologica, ciò che descrivi può essere letto come una tendenza stabile della mente a simulare scenari di pericolo (“e se fosse successo…?”), accompagnata da rimuginio e tentativi di controllo (ad esempio la rigidità nei movimenti o l’attenzione ai vestiti). Questi processi spesso diventano automatici perché il cervello li usa come modo per anticipare e prevenire possibili minacce, anche se alla lunga finiscono per mantenere l’ansia.

Per questo motivo capire razionalmente che il pensiero è irrealistico spesso non basta: il rimuginio è sostenuto soprattutto da abitudini cognitive e attentive, non solo da convinzioni. Il lavoro terapeutico di solito mira quindi a ridurre il tempo passato nella simulazione mentale e ad allenare la tolleranza dell’incertezza.

Cambiare psicoterapeuta non è necessariamente controproducente, ma prima potrebbe essere utile condividere apertamente con il tuo terapeuta questi dubbi, per capire se il lavoro può essere riorientato con strategie più comportamentali sul rimuginio.
A disposizione
Mariella Bellotto
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da ciò che racconta emerge un percorso di sofferenza che dura da molti anni, ma anche un elemento molto importante: la costanza con cui ha cercato aiuto e ha continuato a lavorare su di sé. Questo è già un segnale di grande impegno e desiderio di stare meglio.

Il rimuginio persistente, il bisogno di controllo e alcune rigidità comportamentali possono essere modalità che nel tempo la mente ha sviluppato per cercare di gestire l’ansia e il senso di incertezza. Spesso, però, anche quando comprendiamo razionalmente che certi pensieri sono poco realistici, questo non è sufficiente a farli diminuire: i processi che li mantengono attivi sono in parte automatici ed emotivi, non solo logici.

Rispetto alla sua domanda sul cambiare terapeuta: non esiste una risposta valida in assoluto. Un percorso lungo come il suo può attraversare fasi diverse. A volte può essere utile rinegoziare gli obiettivi o il metodo di lavoro con il proprio terapeuta; altre volte alcune persone sentono il bisogno di confrontarsi con un professionista diverso per avere uno sguardo nuovo. Questo non significa necessariamente che il lavoro fatto finora sia stato inutile o sbagliato.

Il punto centrale è chiedersi se oggi si sente ancora compreso, accompagnato e sostenuto nel percorso, e se gli obiettivi terapeutici sono chiari e condivisi. Parlare apertamente di questi dubbi con il suo terapeuta potrebbe essere un primo passo molto importante.

Per quanto riguarda eventuali “esercizi”, è difficile indicarne di specifici senza conoscere più a fondo la situazione: interventi efficaci su rimuginio e ansia vengono solitamente costruiti in modo personalizzato all’interno del percorso terapeutico.

Se sente che qualcosa nel percorso attuale si è bloccato, può essere utile dedicare proprio alcune sedute a esplorare questo momento e capire insieme quale direzione prendere.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Fabiana Frattasio
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Portici
Buonasera,
dal suo messaggio emerge una riflessione molto approfondita sul suo modo di funzionare e sul suo percorso terapeutico che sta portando avanti da molti anni. La capacità di osservare e descrivere con tanta precisione i propri processi mentali è già un elemento importante di consapevolezza.
Nel suo racconto sembra esserci una mente molto orientata all'anticipazione e alla ricerca di spiegazioni, come quando immagina scenari alternativi rispetto a eventi passati. Il rimuginio spesso nasce proprio da questo tentativo di comprendere e prevedere ciò che potrebbe accadere, con l'obiettivo implicito di ridurre l'incertezza. Tuttavia, quando questo processo diventa molto frequente, può finire per occupare molto spazio mentale senza portare a una reale sensazione di soluzione.
Dal suo messaggio emerge inoltre una riflessione sul suo percorso terapeutico: da una parte riconosce che negli anni sono avvenuti cambiamenti, dall'altra percepisce che alcuni aspetti, come il rimuginio, continuano a essere presenti.
Nei percorsi psicologici di lunga durata può accadere che alcune dimensioni si modifichino più facilmente mentre altre rimangano più stabili o richiedano tempi molto lunghi. Anche il dubbio che esprime rispetto al cambiare terapeuta sembra nascere da una riflessione sul momento che sta attraversando nel suo percorso. Dopo molti anni di lavoro è comprensibile interrogarsi sul significato dei cambiamenti avvenuti e su ciò che invece appare più difficile da trasformare.
Il suo messaggio quindi appare soprattutto come una ricerca di comprensione rispetto al proprio funzionamento e al proprio percorso personale, segno di un processo di osservazione di sé che continua a essere presente e attivo.
Dott.ssa Sofia Listorto
Psicoterapeuta, Psicologo, Professional counselor
Roma
Buonasera, le difficoltà che lei manifesta rispondono molto bene ad una psicoterapia psicodinamica. La possibilità di far emergere dei conflitti inconsci irrisolti ha consentito a pazienti che ho seguito in precedenza di ottenere ottimi risultati in tempi decisamente più brevi.
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Buon giorno, ho letto attentamente la sua dettagliata e chiara descrizione dei suoi stati di sofferenza; sono un medico specialista in psicolologia clinica, psicoterapeuta EMDR e omeopata. Appare evidente che se, dopo 15 anni di terapia meta cognitiva, la sua condizione esistenziale è ancora molto insoddisfacente è arrivato il momento di fare un salto di qualità risolutivo; questa possibilità è data dalla PSICOTERAPIA EMDR che, con un sistema innovativo e comprovato dalle neuroscienze, le permetta in tempi brevi di elaborare e scogliere in modo duraturo le cause vere del suo star male. Se vuole mi può contattare per maggiori delucidazioni. Un caro saluto dal Dott. Michele Iannelli.
Buongiorno, l'approccio "cambia i tuoi pensieri" può non essere utile in alcune situazioni. Trovo più utile imparare a riconoscere i pensieri come tali (prodotti della nostra mente) e a lasciarli andare senza ingaggiare una lotta. Questo si impara nelle terapie che utilizzano la pratica della meditazione Mindfulness, può darsi che sia adatta al suo caso. In bocca al lupo!
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buonasera, grazie per aver descritto qui la situazione. Il rimuginio sul passato, il bisogno di controllo e la difficoltà a tollerare l’incertezza sono molto frequenti nei disturbi d’ansia. Spesso hanno radici indietro nel tempo e possono essere rafforzati da esperienze difficili come il bullismo. Con il tempo la mente sviluppa l’abitudine a cercare continuamente spiegazioni e scenari alternativi per sentirsi più al sicuro. Il lavoro terapeutico che le è stato proposto, cioè il mettere in discussione i pensieri e ridurre il bisogno di certezza, è funzionale. Tuttavia capire razionalmente che un pensiero è irrealistico non è sempre sufficiente. Il rimuginio persiste perché diventa un automatismo mentale.
Dopo molti anni di percorso è comprensibile chiedersi se la terapia sia ancora adatta. Cambiare psicoterapeuta non è necessariamente controproducente, anche se prima può essere utile condividere apertamente questi dubbi con il professionista che la segue. A volte un confronto o un diverso approccio possono riattivare il cambiamento.
L’obiettivo non è eliminare completamente i pensieri, ma imparare a non reagire automaticamente al rimuginio, così che con il tempo perda intensità e spazio nella vita quotidiana. Se percepisce che il percorso è fermo, chiedere anche un secondo parere professionale può essere utile. Cordialmente, AM
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
da ciò che racconta emerge un percorso molto lungo e impegnativo su se stesso, iniziato già da molti anni. Il fatto che alcune difficoltà si siano ridotte indica che il lavoro fatto finora ha probabilmente prodotto dei cambiamenti, anche se non tutti i sintomi sono scomparsi.

I pensieri che descrive sembrano appartenere a ciò che in psicologia viene definito rimuginio o pensiero ipotetico/catastrofico (“e se fosse successo…?”, “come avrei potuto evitarlo?”). Questo tipo di processo mentale ha spesso la funzione di cercare controllo e certezza su eventi futuri o passati, ma paradossalmente finisce per mantenere l’ansia invece di ridurla. È molto comune nelle difficoltà d’ansia e nei disturbi caratterizzati da iper-controllo e bisogno di sicurezza.

Anche la rigidità nei movimenti o l’attenzione eccessiva a come si muovono i vestiti può rientrare in strategie di controllo corporeo o comportamentale che nel tempo diventano automatiche. Questi comportamenti spesso nascono per ridurre il disagio, ma possono trasformarsi in abitudini difficili da abbandonare, soprattutto se presenti fin dall’infanzia o dall’adolescenza. Il fatto che lei abbia subito bullismo può aver contribuito ad aumentare la vigilanza verso sé stesso e verso il giudizio degli altri, creando una maggiore tensione nel modo di muoversi e di stare nel mondo.

Per quanto riguarda la terapia, è importante chiarire alcuni punti:

1. Il fatto che la terapia non elimini completamente i pensieri non significa necessariamente che non funzioni.
Molti approcci terapeutici lavorano non tanto per eliminare i pensieri, quanto per modificare il rapporto che abbiamo con essi. Il pensiero può comparire, ma smette di guidare il comportamento.

2. Capire razionalmente che un pensiero è irrealistico spesso non basta.
Molte persone con rimuginio o pensieri intrusivi riferiscono proprio questo: “so che è irrazionale, ma continuo a pensarci”. Questo accade perché il problema non è solo cognitivo, ma riguarda anche abitudini mentali automatiche e risposte emotive del sistema ansioso.

3. Il cambiamento passa spesso anche da esercizi comportamentali.
A seconda dell’inquadramento clinico, possono essere utilizzati ad esempio:

esposizioni graduali alle situazioni o alle sensazioni che si cercano di controllare

esercizi per ridurre i comportamenti di controllo o evitamento

tecniche di defusione dai pensieri (imparare a notarli senza seguirli)

pratiche di mindfulness per interrompere il rimuginio continuo

Questi interventi servono a “insegnare al cervello” che l’ansia può essere tollerata senza dover controllare tutto.

4. Cambiare terapeuta non è necessariamente controproducente, ma è una decisione che va valutata con attenzione.
Una relazione terapeutica di 15 anni ha sicuramente costruito conoscenza reciproca e continuità, che sono elementi importanti. Tuttavia, se sente di essere in una fase di stallo, può essere utile:

parlarne apertamente con il suo terapeuta attuale, condividendo i suoi dubbi

chiedere se sia possibile modificare il tipo di intervento o introdurre nuove strategie

eventualmente valutare un secondo parere senza interrompere subito il percorso

A volte cambiare approccio terapeutico può essere utile; altre volte invece è la fase della terapia che richiede un lavoro diverso.

In sintesi, il fatto che il rimuginio continui non significa che lei non stia facendo progressi, ma potrebbe indicare che alcune strategie di gestione dell’ansia e del controllo devono essere ulteriormente approfondite o modificate.

Per comprendere meglio cosa stia mantenendo questi meccanismi nel suo caso specifico e quali esercizi possano essere realmente efficaci, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista.

Un caro saluto.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buonasera, capisco la frustrazione. Quando si lavora tanto su di sé e alcuni meccanismi restano, è normale chiedersi se si stia facendo la cosa giusta. Da quello che descrivi, il rimuginio e la rigidità sembrano due modi con cui la tua mente e il tuo corpo cercano sicurezza e controllo dopo anni difficili, anche di bullismo. Non è “pigrizia” né mancanza di logica: è un’abitudine di protezione molto radicata.
Sul cambiare terapeuta: non è automaticamente controproducente, anche se vi conoscete da molti anni. Il vantaggio della lunga conoscenza è la continuità. Lo svantaggio possibile è che, a volte, la relazione terapeutica si “cristallizza” e si ripetono gli stessi passaggi senza un vero salto di qualità. Cambiare può essere utile se senti che siete fermi, se non c’è più un piano chiaro, o se non ti senti ascoltato nel bisogno di fare un lavoro più pratico e intensivo. Non è una mancanza di rispetto: è una scelta di cura.
Per capire se la terapia è giusta per te, puoi guardare tre cose molto concrete:
Se avete obiettivi specifici e misurabili, non solo “capire” ma fare cambiamenti osservabili nella vita quotidiana.
Se oltre al ragionamento c’è lavoro esperienziale e comportamentale, cioè esercizi veri tra una seduta e l’altra.
Se, anche con fatica, noti micro progressi e una direzione, non per forza una guarigione totale immediata.
Sul perché “ragionare” non basta: perché il rimuginio non è un problema di logica, è un comportamento mentale automatico. La tua mente rimugina per ridurre l’incertezza e abbassare l’ansia nel breve, anche se nel lungo la mantiene. Per questo “mettere in discussione il pensiero” a volte diventa un’altra forma di rimuginio, cioè continui a pensarci, solo in modo più sofisticato.
Gli esercizi che di solito sbloccano queste dinamiche sono più “di esposizione” che di ragionamento. Alcuni esempi, in modo delicato:
Allenarti a lasciare una piccola imperfezione nei vestiti e restarci senza correggerla, iniziando da situazioni semplici e aumentando gradualmente.
Quando arriva il “what if”, scegliere volontariamente di non rispondere, non cercare la certezza, e riportare l’attenzione a ciò che stai facendo. Anche solo 5 minuti di “lascio lì il dubbio” ripetuti ogni giorno allenano molto.
Ridurre i controlli e le rassicurazioni, perché ogni controllo è un messaggio al cervello: “questo pericolo è reale”.
Detto questo, la cosa più utile adesso potrebbe essere portare queste domande direttamente al tuo terapeuta in modo molto chiaro: “Sento che siamo fermi. Vorrei un piano operativo, con esercizi precisi e monitoraggio dei progressi. Possiamo rivedere insieme il metodo?” Se la risposta è vaga, o se ti senti di nuovo solo con la frustrazione, allora una seconda opinione può essere un passo sensato, anche solo per orientarti. Non devi per forza “tagliare” di netto: puoi fare qualche colloquio conoscitivo e poi decidere.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro su rimuginio, bisogno di certezza e rigidità, e puoi valutare un confronto.
Dott.ssa Daniela Murgianu
Psicoterapeuta, Psicologo
Cagliari
Buonasera, probabilmente, ha bisogno di fare un lavoro su se stesso ad un livello più profondo e non solo cognitivo.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, personalmente credo che Lei abbia bisogno di una psicoterapia di tipo dinamico che Le consenta di andare all'origine delle Sue ossessioni e che le consenta di cambiare il modo di vivere le emozioni che La fanno soffrire cos' tanto. Cambiare il pensiero va bene, ma c'e a mio parere da lavorare soprattutto sulla Sua storia di vita e sulle Sue relazioni di attaccamento, cioè sulle emozioni(paura, rabbia ecc.). Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

avendo già cominciato da diverso tempo la psicoterapia la inviterei a confrontarsi sui temi qui riportati con il suo terapista. Sarebbe un importante momento di confronto da cui ripartire.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buona sera, il collega ha ragione nel sostenere che è necessario abbandonare la ricerca di certezze su quello che ci può capitare (per tutti non solo per lei), non so quali altre prescrizioni/compiti le dia e le abbia dato in questi anni per aiutarla. Chiaramente si traata di vari disturbi ossessivi compulsivi (DOC), alla base c'è l'ansia che riguarda anche le paure cui accenna. A parte questo, mi chiedo e le chiedo, quale direzione ha preso la sua vita in questi anni? Studi? Lavoro? Sarebbe bello se riuscisse ad allargare la visuale oltre i disturbi di cui ancora adesso soffre. Se mi scriverà mi farà piacere approfondire con lei. Un saluto.
Dott.ssa Gessica Turiello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Salerno
Buonasera, grazie per aver condiviso la sua esperienza.
A volte, nel percorso terapeutico, il cambiamento non riguarda soltanto il “togliere” un pensiero, o “convincersi” che i pensieri siano irrealistici, ma anche comprendere quale funzione abbiano avuto nella propria storia e nelle proprie relazioni.

Dopo un percorso così lungo è comprensibile chiedersi se la terapia stia andando nella direzione giusta e a volte, c'è lo stallo perchè, semplicemente, si è dato tutto quello che si poteva dare all'interno di quel rapporto terapeutico, da ambo i lati. In questi casi, potrebbe vagliare la possibilità di un cambiamento anche relativamente al tipo di orientamento terapeutico. Ad ogni modo, potrebbe essere utile portare questi dubbi all’interno del lavoro con il suo terapeuta. Auguri per tutto,
Dott.ssa G.T.

Dott.ssa Chiara Del Barna
Psicoterapeuta, Psicologo
Arezzo
Buonasera,

dal suo messaggio emerge un percorso terapeutico molto lungo e anche un grande impegno personale nel cercare di comprendere e gestire le difficoltà che descrive. Il fatto che nel tempo alcuni aspetti siano migliorati fa pensare che il lavoro svolto abbia avuto degli effetti, anche se rimangono ancora aree che le creano disagio, come il rimuginio e alcune rigidità comportamentali.

Quando i pensieri di controllo o di anticipazione del pericolo sono presenti da molti anni, spesso non è sufficiente comprenderne l’irrazionalità a livello logico per riuscire a modificarli. Questi meccanismi tendono a mantenersi proprio perché offrono, almeno nel breve periodo, una sensazione di maggiore sicurezza o controllo. La questione infatti può risiedere nell'emozione profonda connessa, latente, e per questo difficile da toccare e far emergere. Il tutto va trattato con grande cautela e rispetto dei tempi.

Per quanto riguarda il dubbio sul cambiare terapeuta, non esiste una risposta valida in assoluto. Dopo un percorso così lungo può essere utile parlare dei suoi dubbi proprio con il suo terapeuta condividendo la sensazione di essere in una fase di stallo: spesso proprio questi momenti diventano parte importante del percorso stesso.

In alcuni casi può anche essere legittimo chiedere un secondo parere professionale, non necessariamente come alternativa definitiva, ma come occasione per avere uno sguardo diverso sulla situazione.

Rispetto agli “esercizi” specifici, purtroppo non è possibile indicarne di mirati senza una conoscenza approfondita della sua storia e del lavoro terapeutico già svolto, perché rischierebbero di essere poco utili o fuori contesto.

Se sente il bisogno di fare maggiore chiarezza su ciò che sta vivendo oggi e su quale direzione possa essere più utile per lei, può valutare un colloquio di consultazione con un professionista, proprio con l’obiettivo di riflettere insieme su questi dubbi.

Un cordiale saluto.
Chiara Del Barna
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Quindici anni di percorso non sono pochi, e il fatto che in tutto questo tempo sia cambiato è reale, lo dice lei stesso. Eppure c'è qualcosa che non si sblocca, e la frustrazione che emerge dal suo messaggio è comprensibile.
Rispondo alle sue domande con onestà. Cambiare psicoterapeuta dopo così tanto tempo non è necessariamente controproducente: a volte un percorso lungo può arrivare a un plateau, e uno sguardo nuovo può offrire strumenti diversi. La conoscenza profonda che il suo terapeuta ha di lei è preziosa, ma non è l'unico elemento che conta. Conta anche se il lavoro che si sta facendo produce ancora movimento.
Riguardo agli esercizi comportamentali: in questo contesto non è possibile suggerire tecniche specifiche, perché senza conoscere la sua storia in modo approfondito qualsiasi indicazione rischierebbe di essere fuori misura. Quello che può fare, però, è portare esattamente queste domande al suo terapeuta, incluso il dubbio sul cambio, quella conversazione può essa stessa diventare parte del lavoro terapeutico.
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Psicoterapeuta, Psicologo
Grottaferrata
Il fatto che tu sia in terapia da molti anni e che alcuni aspetti siano migliorati indica che un lavoro è stato fatto. Allo stesso tempo è comprensibile che tu ti chieda perché alcuni meccanismi, come il rimuginio o certe rigidità comportamentali, continuino a ripresentarsi.
Quando i pensieri rimangono molto presenti non è raro che il problema non sia tanto il contenuto del pensiero (“è realistico o no?”), ma il modo in cui la mente continua a entrarci in dialogo cercando certezza o controllo. In questi casi il rimuginio tende a mantenersi proprio perché la mente prova continuamente a risolverlo.
Rispetto alla tua domanda sul cambiare terapeuta: dopo molti anni è legittimo chiedersi se il percorso stia ancora rispondendo ai propri bisogni. A volte può essere utile parlarne apertamente proprio con il proprio terapeuta, condividendo i dubbi sul percorso e sugli obiettivi della terapia. Questo confronto può chiarire se proseguire insieme, modificare il lavoro terapeutico oppure valutare un secondo parere.
Non esiste una regola valida per tutti: ciò che conta è sentire che la terapia rimane uno spazio in cui il lavoro procede e in cui i propri dubbi possono essere portati e discussi.
Il fatto che tu continui a interrogarti sul tuo funzionamento e a cercare strade per stare meglio è già un segnale importante di consapevolezza.
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
Buona sera.
Fare terapia significa lavorare sul sintomo in modo funzionale, in primis. Abilitare capacità e avere risorse e strumenti nuovi e diversi da prima.
Fare terapia, significa anche curare aspetti di sé, schemi emotivi, di pensiero e comportamenti, inadeguati alla nostra crescita sana.
Se dopo 15 anni non si sente autonomo dai suoi schemi precedenti, fossi in lei mi confronterei col terapeuta che la segue. Altrimenti, trovi il coraggio per affrontare una terapia diversa.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.