Anziano over 70, con problemi di memoria, problemi cognitivi, aggressivo e con un importante problem

9 risposte
Anziano over 70, con problemi di memoria, problemi cognitivi, aggressivo e con un importante problema di alcol (minimo un litro e mezzo di vino al giorno). Rifiuta di andare dal medico, non ammette di aver nessuno dei problemi sopraelencati, anzi si offende. Come si può aiutare?
Dott.ssa Marica Romano
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Gentile Utente,

la situazione che descrive è particolarmente complessa perché coinvolge contemporaneamente problemi cognitivi, abuso di alcol, aggressività e soprattutto una totale mancanza di consapevolezza del problema. Quando una persona rifiuta qualsiasi aiuto e vive ogni tentativo di confronto come un attacco o un'offesa, è comprensibile che i familiari si sentano impotenti e frustrati.

È vero che in età avanzata alcuni modi di pensare, di reagire e di affrontare la sofferenza possono essere molto radicati. Spesso ciò che dall'esterno appare come ostinazione o rifiuto è in realtà un equilibrio costruito nel corso di una vita intera, magari al prezzo di grandi sofferenze. Talvolta l'alcol diventa una modalità per anestetizzare emozioni dolorose, solitudini, rimpianti o ferite che non hanno mai trovato uno spazio adeguato per essere ascoltate ed elaborate.

Più che concentrarsi sul tentativo di convincerlo che ha un problema – cosa che rischia di aumentare le sue difese – può essere utile cercare di comprendere quale funzione abbiano oggi quei comportamenti nella sua vita. Dietro l'aggressività e il rifiuto può esserci una persona che teme di perdere autonomia, dignità o controllo sulla propria esistenza.

Se fosse possibile avviare un percorso di aiuto, non lo immaginerei tanto come un tentativo di cambiare radicalmente una persona di oltre settant'anni, quanto come un lavoro di riconciliazione con la propria storia. Trovare una maggiore pace con le parti di sé più sofferenti, dare un significato alle proprie ferite, perdonare chi ha contribuito al dolore ricevuto e, quando possibile, perdonare anche se stessi. In altre parole, cercare una forma di pacificazione interiore che permetta di non dover più affidare esclusivamente all'alcol il compito di silenziare ciò che fa male.

Naturalmente, qualora il deterioramento cognitivo o il consumo di alcol mettessero a rischio la sua salute o quella delle persone che gli stanno accanto, sarebbe importante che i familiari si confrontassero con il medico curante o con i servizi territoriali, anche in assenza della sua collaborazione, per ricevere indicazioni su come gestire la situazione.

Un cordiale saluto,
Marica Romano

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Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Purtroppo se questa persona non accetta alcuna forma di controllo medico, fosse anche solo per la memoria, non lo si può costringere, dato che non ha alcun limite formalmente definito alla sua capacità di intendere e volere. Se provasse a dirgli che lei si sente in difficoltà con lui?
Dott.ssa FRANCESCA GIUGNO
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buonasera, il quesito è piuttosto complesso. Le rispondo facendo delle ipotesi sul fatto che i problemi cognitivi e di memoria non abbiano una certificazione dato che non vuole andare dal medico. l'aspetto dell'alcol dovrebbe essere inquadrato temporalmente nella sua insorgenza. In generale però le dico che se una persona si oppone non è possibile costringerla a meno che non accada un evento importante di rischio per la sua salute e incolumità che possa motivare un intervento coatto. Purtroppo in queste situazioni si prova sconforto, impotenza ma a volte anche rabbia.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco bene la difficoltà, è una situazione che mette davvero alla prova chi sta accanto, soprattutto perché c’è un intreccio di più fattori: il possibile decadimento cognitivo, l’uso importante di alcol e la totale mancanza di consapevolezza. È molto più comune di quanto si pensi che una persona in queste condizioni rifiuti qualsiasi aiuto e reagisca con rabbia o chiusura.

In questi casi andare “contro” la persona, cercando di convincerla direttamente che ha un problema, spesso peggiora le cose. Non è ostinazione volontaria: quando ci sono difficoltà cognitive o un uso cronico di alcol, la capacità di riconoscere la propria condizione può essere davvero compromessa. Per questo tende a sentirsi attaccato e si difende.

La strada più utile di solito è più indiretta e graduale. Ad esempio, agganciare il contatto su aspetti concreti e meno minacciosi (“facciamo un controllo generale”, “vediamo questa cosa della memoria per stare tranquilli”), evitando etichette come “hai un problema”. A volte funziona anche coinvolgere una figura esterna percepita come neutra, come il medico di base, ma costruendo prima un minimo di alleanza.

Parallelamente è fondamentale che chi gli sta accanto non resti solo: perché situazioni così rischiano di diventare pesanti anche a livello emotivo e pratico. Ci sono servizi territoriali (come geriatria, servizi per le dipendenze, assistenza domiciliare) che possono dare una mano, anche quando la persona inizialmente non collabora.

Io lavoro proprio in questo ambito, anche sul territorio milanese, e mi capita spesso di seguire situazioni simili, sia con la persona direttamente sia con i familiari quando c’è questo tipo di resistenza. Si può costruire un modo concreto per avvicinarlo senza farlo chiudere ancora di più e, allo stesso tempo, proteggere chi gli sta accanto.

Se vuole, mi scriva e mi racconti qualcosa in più del contesto familiare e di come reagisce nelle diverse situazioni: possiamo capire insieme quali primi passi fare in modo pratico e sostenibile.
Quando una persona anziana presenta difficoltà cognitive, problemi di memoria e un importante consumo di alcol, può accadere che non riconosca le proprie difficoltà o reagisca con rabbia e chiusura quando vengono affrontate. In questi casi, cercare di convincerla direttamente che ha un problema spesso non è efficace e rischia di compromettere ulteriormente la relazione.
L'approccio più utile è generalmente quello di evitare il confronto diretto e mantenere un dialogo rispettoso, concentrandosi sulle sue esigenze e sul suo benessere piuttosto che sulle etichette diagnostiche. Parallelamente, è importante che i familiari o le persone di riferimento si confrontino con il medico curante o con i servizi specialistici per ricevere indicazioni su come gestire la situazione e valutare il livello di rischio.
Quando sono presenti alterazioni cognitive significative, il rifiuto delle cure può essere legato non solo alla negazione, ma anche a una ridotta capacità di comprendere il proprio stato di salute.
Gentile utente,
​la situazione che descrive è complessa e dolorosa. L'impatto emotivo e organizzativo sul nucleo familiare richiede la massima attenzione. Gestire contemporaneamente un progressivo declino cognitivo, l'aggressività e un abuso cronico di alcol in un quadro ultrasettantenne è un compito che logora profondamente le risorse di chi se ne prende cura. Quando una persona rifiuta l'aiuto medico e reagisce offendendosi, non siamo di fronte a una semplice ostinazione caratteriale, ma a un preciso costrutto clinico noto come anosognosia ovvero la reale incapacità di origine neuropsicologica di comprendere e riconoscere il proprio stato di malattia.
​È importante accogliere la frustrazione dei familiari e comprendere che l'ostilità e la rabbia di quest'uomo non sono agiti intenzionali contro di voi, ma la manifestazione di una sofferenza in atto. L'introduzione costante di alcol in età avanzata accelera i processi di deterioramento cognitivo compromettendo il controllo degli impulsi e l'esame di realtà. Per questo motivo, i tentativi di persuasione logica o il confronto diretto si rivelano inefficaci e rischiano di essere percepiti come una minaccia, esasperando le condotte aggressive.
Di fronte a un quadro di questa portata, il sistema familiare non può rimanere isolato. La strategia d'intervento deve focalizzarsi sulla tutela dell'anziano e dei caregiver, attivando la rete dei servizi territoriali. Il primo passaggio raccomandato è il coinvolgimento del medico di medicina generale, che saprà indirizzarvi verso i percorsi Assistenziali e specialistici del territorio. Parallelamente, si suggerisce ai familiari di ritagliarsi uno spazio di supporto psicologico mirato, indispensabile per elaborare il carico assistenziale e per apprendere le tecniche di gestione comunicativa più idonee a disinnescare la reattività del paziente.
Cordialmente.
Dott.ssa Romano Melinda

Dott. Fabian Gabriel Beneitez
Psicologo, Professional counselor
Fermo
Grazie per aver portato una situazione tanto delicata
Quando una persona presenta problemi di memoria difficoltà cognitive comportamenti aggressivi e un consumo di alcol così importante il primo ostacolo da affrontare è spesso proprio il rifiuto di riconoscere il problema
In questi casi i familiari tendono comprensibilmente a utilizzare spiegazioni richieste pressioni o discussioni nel tentativo di convincere la persona a farsi aiutare. Purtroppo più si insiste più frequentemente si ottiene una chiusura ancora maggiore
Può essere utile osservare con attenzione quali tentativi siano già stati fatti e che effetto abbiano prodotto. Se ogni confronto diretto sul bere sulla memoria o sulla necessità di una visita genera conflitto è possibile che la strategia adottata finora stia involontariamente contribuendo a mantenere il problema
Allo stesso tempo è importante non sottovalutare la situazione. La combinazione tra deterioramento cognitivo sospetto e consumo elevato di alcol merita una valutazione medica approfondita soprattutto perché alcune condizioni possono peggiorare nel tempo e compromettere ulteriormente autonomia e sicurezza
In una situazione come questa potrebbe essere molto utile che siano innanzitutto i familiari a confrontarsi con uno specialista anche se la persona interessata non è disponibile a farlo. Un professionista esperto potrebbe aiutare a comprendere come gestire le interazioni quotidiane e come favorire un eventuale coinvolgimento della persona nelle cure senza entrare in scontri continui
Anche un percorso di terapia breve rivolto ai familiari potrebbe offrire indicazioni pratiche per modificare quelle dinamiche relazionali che oggi sembrano mantenere il rifiuto e l'opposizione
La richiesta di aiuto che state facendo è importante perché in situazioni come questa intervenire precocemente può fare una grande differenza
Un caro saluto

Fabián Gabriel Beneitez
CPBA
Dott.ssa Arianna Amatruda
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Nocera Inferiore
La situazione che descrivi è delicata e merita una valutazione specialistica, perché l’associazione tra problemi cognitivi, aggressività e abuso di alcol può compromettere la capacità di giudizio. I familiari potrebbero rivolgersi ad un centro per i disturbi cognitivi, anche senza la sua presenza iniziale, per ricevere indicazioni su come procedere.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
aprendosi alla possibilità di un consulto psichiatrico e/o neurologico domiciliare.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara

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