Amo molto i miei genitori, oggi sono grandi e li guardo con occhi diversi , da adulta. Eppure ci son
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Amo molto i miei genitori, oggi sono grandi e li guardo con occhi diversi , da adulta. Eppure ci sono cose che non ho superato, sono cresciuta con massacro continuo , non da loro , ma dai parenti, zia e cugina. Mio padre non ha mai capito o non ha avuto il coraggio di affrontarle. Mi hanno fatto crescere come se fossi una minorata, criticata in tutto, nel mio aspetto fisico, non importava se ero brava a scuola o no, se facevo il compleanno o no, se ero magra o grassa, bella o brutta, l'unica cosa che importava era che io non valevo nulla, a prescindere. Una fallita da piccola. Come faccio a superare questa cosa? Ho un dolore che mi assale continuamente, tra poco compirò 50 anni, e ricordo tutti i miei compleanni trascorsi nell'indifferenza di tutti. Crescendo ho permesso anche alle mie amiche di trattarmi così, criticata nel lavoro, quando mi sono laureata oppure quando ho comprato casa. Non valeva nulla, tutto quello che ho fatto di buono era sbagliato, solo perché l'ho fatto io. Oggi sono una donna affaticata, provata, con un intervento chirurgico che mi ha distrutto la vita , e non so quanti pezzi ho raccolto. Non do responsabilità ai miei genitori, loro hanno fatto di tutto per me, ma perché nessuno mi ha salvato da questo massacro? Odio mia zia e mia cugina, due donne cattive di cui oggi non so più nulla.
Buongiorno gentile Utente, la sua testimonianza è intensa, toccante, e profondamente umana. In poche righe riesce a trasmettere il peso di una storia lunga, di un dolore antico che, purtroppo, non ha trovato ascolto nel momento in cui era più urgente, quando lei era una bambina e avrebbe avuto bisogno di protezione, riconoscimento e amore incondizionato.
Ciò che descrive (essere cresciuta in un contesto familiare dove la denigrazione, la svalutazione e l’umiliazione sono state costanti) non può che lasciare segni profondi. Non è solo questione di ricordi spiacevoli: quando veniamo formati nell’idea che il nostro valore sia inesistente o addirittura nocivo, questa convinzione può radicarsi dentro di noi e accompagnarci anche nell’età adulta, influenzando le relazioni, la percezione di sé, il senso di autostima, la possibilità stessa di gioire dei propri successi. Lei ha continuato a lottare, ha costruito cose importanti, ha studiato, ha comprato casa, eppure questo dolore originario, questa ferita del non essere mai stata “abbastanza”, è rimasta lì, a intaccare anche ciò che di buono ha fatto, quasi a non permetterle di riconoscerne il valore.
Il fatto che oggi, a pochi passi dai suoi cinquant’anni, senta ancora quel dolore vivo, dice molto non solo sulla sua profondità ma anche sulla sua forza. Perché il dolore che si riconosce è già un dolore che chiede riscatto, che non vuole più essere messo da parte o silenziato. Lei non sta semplicemente ricordando: sta cercando di capire, di elaborare, di sciogliere un nodo. E questo è un passo fondamentale.
È anche molto significativo che riesca a distinguere l’amore per i suoi genitori dal silenzio o dall’incapacità che hanno avuto nel proteggerla. Questo non sminuisce ciò che hanno fatto per lei, ma mette in luce quanto una mancata azione protettiva, anche se in buona fede, possa avere conseguenze dolorose. E soprattutto, pone una domanda che attraversa molte vite ferite: perché nessuno mi ha salvata?
Ci sono vissuti (come quello che descrive) che non si superano con il tempo o con la semplice razionalità. Vanno accompagnati, vanno riscritti dentro, perché la parte di sé che è rimasta invisibile, umiliata o ignorata possa finalmente trovare spazio, legittimità, ascolto e dignità. Non è mai troppo tardi per farlo. Anzi, spesso è proprio nel momento in cui riusciamo a guardarci con occhi adulti e insieme compassionevoli che inizia il vero cambiamento. Non per dimenticare, ma per non dover più rivivere ogni giorno quel senso di annientamento.
Un percorso psicoterapeutico serio, centrato sulla ricostruzione dell’identità personale e sull’elaborazione delle ferite relazionali, potrebbe offrirle proprio questo: uno spazio sicuro, protetto, in cui dare voce a quella bambina che non è mai stata ascoltata, e restituire valore a quella donna che oggi, pur affaticata, continua a cercare verità e guarigione.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Ciò che descrive (essere cresciuta in un contesto familiare dove la denigrazione, la svalutazione e l’umiliazione sono state costanti) non può che lasciare segni profondi. Non è solo questione di ricordi spiacevoli: quando veniamo formati nell’idea che il nostro valore sia inesistente o addirittura nocivo, questa convinzione può radicarsi dentro di noi e accompagnarci anche nell’età adulta, influenzando le relazioni, la percezione di sé, il senso di autostima, la possibilità stessa di gioire dei propri successi. Lei ha continuato a lottare, ha costruito cose importanti, ha studiato, ha comprato casa, eppure questo dolore originario, questa ferita del non essere mai stata “abbastanza”, è rimasta lì, a intaccare anche ciò che di buono ha fatto, quasi a non permetterle di riconoscerne il valore.
Il fatto che oggi, a pochi passi dai suoi cinquant’anni, senta ancora quel dolore vivo, dice molto non solo sulla sua profondità ma anche sulla sua forza. Perché il dolore che si riconosce è già un dolore che chiede riscatto, che non vuole più essere messo da parte o silenziato. Lei non sta semplicemente ricordando: sta cercando di capire, di elaborare, di sciogliere un nodo. E questo è un passo fondamentale.
È anche molto significativo che riesca a distinguere l’amore per i suoi genitori dal silenzio o dall’incapacità che hanno avuto nel proteggerla. Questo non sminuisce ciò che hanno fatto per lei, ma mette in luce quanto una mancata azione protettiva, anche se in buona fede, possa avere conseguenze dolorose. E soprattutto, pone una domanda che attraversa molte vite ferite: perché nessuno mi ha salvata?
Ci sono vissuti (come quello che descrive) che non si superano con il tempo o con la semplice razionalità. Vanno accompagnati, vanno riscritti dentro, perché la parte di sé che è rimasta invisibile, umiliata o ignorata possa finalmente trovare spazio, legittimità, ascolto e dignità. Non è mai troppo tardi per farlo. Anzi, spesso è proprio nel momento in cui riusciamo a guardarci con occhi adulti e insieme compassionevoli che inizia il vero cambiamento. Non per dimenticare, ma per non dover più rivivere ogni giorno quel senso di annientamento.
Un percorso psicoterapeutico serio, centrato sulla ricostruzione dell’identità personale e sull’elaborazione delle ferite relazionali, potrebbe offrirle proprio questo: uno spazio sicuro, protetto, in cui dare voce a quella bambina che non è mai stata ascoltata, e restituire valore a quella donna che oggi, pur affaticata, continua a cercare verità e guarigione.
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Ha mai pensato di intraprendere un percorso psicologico per meglio comprendere se stessa e chiarificare ciò che le è accaduto da bambina e da adolescente? È importante saper ascoltare se stessi e comunicare con il proprio bambino interiore.
Gentile paziente, leggere le tue parole è stato toccante, e il dolore che porti dentro è evidente, ma altrettanto evidente è la tua forza: quella di guardarti con onestà, di raccontarti, e di non aver smesso di chiedere un riscatto, anche oggi..Quello che hai vissuto non è qualcosa che si “supera” semplicemente col tempo. Le ferite inflitte durante l’infanzia, soprattutto se ripetute, da figure familiari che avrebbero dovuto tutelarti, possono lasciare segni profondi sull’autostima, sul senso di valore personale, sulle relazioni. Non è strano che oggi, pur da adulta, quelle voci interiori siano ancora presenti e che il dolore si riaccenda, specialmente in momenti simbolici come il compleanno.Hai ragione a dire che nessuno ti ha salvata da quel “massacro”. Questo è un lutto interiore: quello per ciò che non hai ricevuto quando ne avevi più bisogno. Non è odio gratuito, il tuo, verso quelle figure. È la rabbia sacrosanta di chi è stata svilita, ignorata, e lasciata sola nella costruzione della propria identità.
Ma oggi sei tu che ti racconti. Sei tu che, pur affaticata e provata, riconosci il dolore e lo porti allo scoperto. Questo è il primo gesto di amore verso te stessa: dare voce a ciò che ti è stato tolto per troppo tempo. E non è mai tardi.
Un percorso terapeutico centrato sulla rielaborazione del trauma relazionale, sull’autocompassione e sulla ricostruzione del valore personale potrebbe aiutarti a lenire quel dolore che ti accompagna e a riscrivere, un pezzo alla volta, la tua storia. Non per dimenticare, ma per non lasciarle più il potere di definirti.
Un caro saluto.
Ma oggi sei tu che ti racconti. Sei tu che, pur affaticata e provata, riconosci il dolore e lo porti allo scoperto. Questo è il primo gesto di amore verso te stessa: dare voce a ciò che ti è stato tolto per troppo tempo. E non è mai tardi.
Un percorso terapeutico centrato sulla rielaborazione del trauma relazionale, sull’autocompassione e sulla ricostruzione del valore personale potrebbe aiutarti a lenire quel dolore che ti accompagna e a riscrivere, un pezzo alla volta, la tua storia. Non per dimenticare, ma per non lasciarle più il potere di definirti.
Un caro saluto.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno
Grazie per aver condiviso un pezzo così profondo e doloroso della tua storia. Le ferite dell’infanzia, soprattutto quando inflitte ripetutamente e nel tempo da persone vicine, non scompaiono con l’età: si stratificano dentro, condizionano l’autostima, i legami, il modo in cui ci si percepisce. Tu stai guardando tutto questo con lucidità e coraggio – già questo è un primo passo fondamentale.
È comprensibile che, anche oggi, tu provi un dolore vivo per ciò che hai subito: non è solo memoria, è una parte della tua identità che è stata negata, sminuita, umiliata. E fa ancora male. È anche normale che ti chieda perché nessuno ti abbia difeso: spesso i genitori, pur volendo bene, non riescono o non sanno proteggere da dinamiche familiari tossiche. Ma questo non cancella il bisogno profondo che avevi – e che ancora hai – di essere riconosciuta, protetta, amata per come sei.
Il fatto che tu oggi riesca a dire “odio mia zia e mia cugina” non è debolezza, è onestà emotiva. Non si può perdonare qualcosa che non è stato ancora riconosciuto come ingiusto. Non è esagerato soffrire per anni in cui nessuno ha celebrato i tuoi successi o i tuoi compleanni: è umano.
Ora hai 50 anni e dentro di te vive ancora la bambina che si è sentita invisibile, sbagliata, mai abbastanza. Ma sei anche una donna che ha studiato, lavorato, comprato casa, affrontato un intervento importante e nonostante tutto è ancora qui. E non sei una fallita, sei viva. Stanca, certo, ma viva.
Superare tutto questo richiede un percorso, e da sola è difficile. Ti consiglierei di considerare una terapia con uno/a psicoterapeuta che possa aiutarti a dare un nome e un contenimento a questa sofferenza. Perché meriti di ritrovare uno spazio dove sentirti finalmente al centro, ascoltata, valida. E meriti di iniziare a costruire rapporti in cui il tuo valore venga riconosciuto, non tolto.
Nel frattempo, inizia a prenderti piccoli momenti solo per te. Non per “fare” qualcosa, ma solo per essere. Anche se è difficile, prova a trattarti come tratteresti una persona a cui vuoi bene: con cura, comprensione, gentilezza.
La bambina che sei stata non ha avuto giustizia, ma la donna che sei oggi può scegliere – un po’ alla volta – di liberarsi da quelle voci cattive e cominciare a raccontarsi in un modo nuovo. E questa scelta è tua.
Un caro saluto
Grazie per aver condiviso un pezzo così profondo e doloroso della tua storia. Le ferite dell’infanzia, soprattutto quando inflitte ripetutamente e nel tempo da persone vicine, non scompaiono con l’età: si stratificano dentro, condizionano l’autostima, i legami, il modo in cui ci si percepisce. Tu stai guardando tutto questo con lucidità e coraggio – già questo è un primo passo fondamentale.
È comprensibile che, anche oggi, tu provi un dolore vivo per ciò che hai subito: non è solo memoria, è una parte della tua identità che è stata negata, sminuita, umiliata. E fa ancora male. È anche normale che ti chieda perché nessuno ti abbia difeso: spesso i genitori, pur volendo bene, non riescono o non sanno proteggere da dinamiche familiari tossiche. Ma questo non cancella il bisogno profondo che avevi – e che ancora hai – di essere riconosciuta, protetta, amata per come sei.
Il fatto che tu oggi riesca a dire “odio mia zia e mia cugina” non è debolezza, è onestà emotiva. Non si può perdonare qualcosa che non è stato ancora riconosciuto come ingiusto. Non è esagerato soffrire per anni in cui nessuno ha celebrato i tuoi successi o i tuoi compleanni: è umano.
Ora hai 50 anni e dentro di te vive ancora la bambina che si è sentita invisibile, sbagliata, mai abbastanza. Ma sei anche una donna che ha studiato, lavorato, comprato casa, affrontato un intervento importante e nonostante tutto è ancora qui. E non sei una fallita, sei viva. Stanca, certo, ma viva.
Superare tutto questo richiede un percorso, e da sola è difficile. Ti consiglierei di considerare una terapia con uno/a psicoterapeuta che possa aiutarti a dare un nome e un contenimento a questa sofferenza. Perché meriti di ritrovare uno spazio dove sentirti finalmente al centro, ascoltata, valida. E meriti di iniziare a costruire rapporti in cui il tuo valore venga riconosciuto, non tolto.
Nel frattempo, inizia a prenderti piccoli momenti solo per te. Non per “fare” qualcosa, ma solo per essere. Anche se è difficile, prova a trattarti come tratteresti una persona a cui vuoi bene: con cura, comprensione, gentilezza.
La bambina che sei stata non ha avuto giustizia, ma la donna che sei oggi può scegliere – un po’ alla volta – di liberarsi da quelle voci cattive e cominciare a raccontarsi in un modo nuovo. E questa scelta è tua.
Un caro saluto
Salve.
Ciò che ha affrontato in tenera età e durante l'adolescenza ha influito sul rappporto che ha con se stessa e in parte con i suoi genitori. Le dinamiche familiari sono complesse, influenzate dal contesto sociale e dalle dimaniche relazionali e familiari delle famiglie d'origine. E' possibile lavorare su questi episodi e sul significato che hanno oggi, nella sua vita da adulta, riducendo l'impatto che hanno nella sua vita di tutti i giorni.
Ciò che ha affrontato in tenera età e durante l'adolescenza ha influito sul rappporto che ha con se stessa e in parte con i suoi genitori. Le dinamiche familiari sono complesse, influenzate dal contesto sociale e dalle dimaniche relazionali e familiari delle famiglie d'origine. E' possibile lavorare su questi episodi e sul significato che hanno oggi, nella sua vita da adulta, riducendo l'impatto che hanno nella sua vita di tutti i giorni.
Buongiorno, la ringrazio di cuore per aver condiviso parole così profonde e intime. È evidente quanta sofferenza e quanta solitudine abbia portato dentro di sé per tanti anni, e quanto coraggio ci sia oggi in lei nel dare voce a questo dolore, nel guardarlo in faccia, anche se fa male. Leggere la sua storia fa comprendere quanto sia stato ingiusto ciò che ha dovuto subire da bambina. Nessun bambino dovrebbe crescere sentendosi sbagliato o svalutato, tanto meno da chi dovrebbe rappresentare un sostegno o una guida. Quando la critica arriva in modo continuo e ripetuto da figure di riferimento come parenti o persone vicine, lascia segni profondi: segni che, come racconta, si riversano anche nel modo in cui da adulti si costruiscono relazioni e ci si percepisce. Le ferite di allora, se non trovano uno spazio in cui essere comprese, possono farci sentire inadeguati anche quando la realtà direbbe il contrario. Lei ha fatto tanto, ha studiato, ha lavorato, si è costruita una vita sua nonostante queste voci interne che continuavano a ripeterle di non valere nulla. È importante riconoscere che tutto questo dimostra invece una forza e una resilienza enorme. Nonostante le umiliazioni e l’indifferenza, lei non si è fermata. Eppure è come se questa parte ferita continuasse a gridare, come se quel dolore antico fosse rimasto lì, senza consolazione, senza una vera cura. È comprensibile che dentro di lei ci sia rabbia verso chi l’ha trattata così, e anche verso chi, pur potendo, non l’ha protetta. Quando da bambini non riceviamo protezione o difesa, spesso da adulti continuiamo a portare dentro la domanda: perché non sono stato salvato? È una domanda dolorosa e a cui non sempre c’è una risposta che possa sciogliere del tutto quel nodo. Ma c’è qualcosa che oggi può fare: iniziare a dare a sé stessa quella voce di protezione e di cura che allora non ha avuto. Nel percorso cognitivo-comportamentale si lavora proprio su questi pensieri radicati: la convinzione di non valere nulla, la sensazione di essere sempre criticata, la tendenza a permettere ancora oggi a chi le sta intorno di svalutarla. Queste idee si possono mettere in discussione, passo dopo passo, fino a riconoscere che non sono verità assolute, ma eredità di un passato che non definisce tutto ciò che è oggi. Non sarà semplice, ma attraverso un percorso mirato potrà imparare a vedere i propri traguardi, a difenderli, a darsi il diritto di festeggiare se stessa, di sentirsi finalmente degna di stima, rispetto e amore. È un lavoro che richiede tempo e delicatezza, ma può cambiare radicalmente il modo in cui si guarda e si relaziona con gli altri. Merita di fare pace con la bambina che è stata, di prendersene cura con gentilezza, di liberarsi di un peso che non è mai stato suo. Se può, si conceda di chiedere aiuto a uno psicologo per non restare da sola in questo percorso. È un atto di coraggio, ma anche un atto d’amore verso sé stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Carissima,
le tue parole sono profondamente intense e cariche di dolore, e meritano un ascolto attento e rispettoso. Quello che descrivi è un vissuto di svalutazione e umiliazione ripetuta, che hai subito per anni da parte di figure familiari importanti come tua zia e tua cugina, e che ha lasciato segni profondi sulla tua percezione di te stessa, sulla tua autostima e sul tuo modo di vivere le relazioni.
È importante comprendere che ciò che hai vissuto si può definire come violenza psicologica: un insieme di critiche costanti, umiliazioni, esclusioni e svalutazioni che hanno il potere di ferire profondamente l’identità di una persona, soprattutto se subite durante l’infanzia e l’adolescenza, periodi in cui siamo più vulnerabili e bisognosi di approvazione e amore.
Oggi, da adulta, riconosci chiaramente il dolore che queste esperienze ti hanno lasciato, e questa è una cosa preziosa, anche se dolorosa: vuol dire che stai guardando in faccia le tue ferite, invece di negarle. Tuttavia, il fatto che il dolore sia ancora così vivo, e che tu senta di averlo rivissuto anche nelle tue relazioni da adulta (amiche, lavoro, rapporti importanti), indica che queste ferite hanno continuato a influenzare la tua vita e la tua autostima, facendoti sentire “sbagliata” o “non abbastanza”, anche quando hai raggiunto obiettivi importanti come laurearti, lavorare o comprare casa.
Le domande che ti poni – perché nessuno mi ha salvato? perché mio padre non ha capito o agito? – sono legittime e fanno parte di un dolore antico, fatto anche di solitudine e di sensazione di abbandono. È doloroso accettare che, per varie ragioni, chi avrebbe dovuto proteggerti non sia riuscito a farlo. Ma questo non significa che fosse colpa tua o che tu valessi meno.
Superare queste ferite non significa dimenticare o far finta che non sia accaduto, ma imparare a dare un senso diverso a ciò che è successo, ridimensionare il potere di quelle voci svalutanti e costruire un nuovo modo di vedere te stessa. È un percorso lungo, ma possibile. Non sei condannata a rimanere prigioniera di quel dolore.
Alcuni passi che potrebbero aiutarti:
Raccontare la tua storia in uno spazio protetto, come quello di una psicoterapia, dove essere ascoltata senza giudizio e ricevere strumenti per elaborare il trauma emotivo e il senso di colpa o di inadeguatezza.
Lavorare sull’autostima: imparare a riconoscere e valorizzare ciò che sei e ciò che hai realizzato, senza filtrare sempre tutto attraverso lo sguardo svalutante che hai subito in passato.
Imparare a stabilire confini: sia interiormente, separando la tua identità dalle voci critiche del passato, sia nelle relazioni presenti, per proteggerti da chi tende a riproporre schemi svalutanti.
Elaborare il dolore legato alle relazioni familiari: anche l’odio che provi verso tua zia e tua cugina è comprensibile, ma tenerlo dentro può mantenere viva la ferita. È possibile lavorare su questi sentimenti, non per giustificare chi ti ha ferita, ma per liberarti dal peso emotivo che porti.
Hai già fatto un passo importante scrivendo tutto questo: significa che dentro di te c’è una parte che vuole stare meglio. È una parte preziosa, da ascoltare e sostenere.
Sarebbe utile e consigliato, per approfondire e intraprendere un percorso di guarigione, rivolgerti ad uno specialista, perché nessuno dovrebbe affrontare da solo un dolore così grande.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
le tue parole sono profondamente intense e cariche di dolore, e meritano un ascolto attento e rispettoso. Quello che descrivi è un vissuto di svalutazione e umiliazione ripetuta, che hai subito per anni da parte di figure familiari importanti come tua zia e tua cugina, e che ha lasciato segni profondi sulla tua percezione di te stessa, sulla tua autostima e sul tuo modo di vivere le relazioni.
È importante comprendere che ciò che hai vissuto si può definire come violenza psicologica: un insieme di critiche costanti, umiliazioni, esclusioni e svalutazioni che hanno il potere di ferire profondamente l’identità di una persona, soprattutto se subite durante l’infanzia e l’adolescenza, periodi in cui siamo più vulnerabili e bisognosi di approvazione e amore.
Oggi, da adulta, riconosci chiaramente il dolore che queste esperienze ti hanno lasciato, e questa è una cosa preziosa, anche se dolorosa: vuol dire che stai guardando in faccia le tue ferite, invece di negarle. Tuttavia, il fatto che il dolore sia ancora così vivo, e che tu senta di averlo rivissuto anche nelle tue relazioni da adulta (amiche, lavoro, rapporti importanti), indica che queste ferite hanno continuato a influenzare la tua vita e la tua autostima, facendoti sentire “sbagliata” o “non abbastanza”, anche quando hai raggiunto obiettivi importanti come laurearti, lavorare o comprare casa.
Le domande che ti poni – perché nessuno mi ha salvato? perché mio padre non ha capito o agito? – sono legittime e fanno parte di un dolore antico, fatto anche di solitudine e di sensazione di abbandono. È doloroso accettare che, per varie ragioni, chi avrebbe dovuto proteggerti non sia riuscito a farlo. Ma questo non significa che fosse colpa tua o che tu valessi meno.
Superare queste ferite non significa dimenticare o far finta che non sia accaduto, ma imparare a dare un senso diverso a ciò che è successo, ridimensionare il potere di quelle voci svalutanti e costruire un nuovo modo di vedere te stessa. È un percorso lungo, ma possibile. Non sei condannata a rimanere prigioniera di quel dolore.
Alcuni passi che potrebbero aiutarti:
Raccontare la tua storia in uno spazio protetto, come quello di una psicoterapia, dove essere ascoltata senza giudizio e ricevere strumenti per elaborare il trauma emotivo e il senso di colpa o di inadeguatezza.
Lavorare sull’autostima: imparare a riconoscere e valorizzare ciò che sei e ciò che hai realizzato, senza filtrare sempre tutto attraverso lo sguardo svalutante che hai subito in passato.
Imparare a stabilire confini: sia interiormente, separando la tua identità dalle voci critiche del passato, sia nelle relazioni presenti, per proteggerti da chi tende a riproporre schemi svalutanti.
Elaborare il dolore legato alle relazioni familiari: anche l’odio che provi verso tua zia e tua cugina è comprensibile, ma tenerlo dentro può mantenere viva la ferita. È possibile lavorare su questi sentimenti, non per giustificare chi ti ha ferita, ma per liberarti dal peso emotivo che porti.
Hai già fatto un passo importante scrivendo tutto questo: significa che dentro di te c’è una parte che vuole stare meglio. È una parte preziosa, da ascoltare e sostenere.
Sarebbe utile e consigliato, per approfondire e intraprendere un percorso di guarigione, rivolgerti ad uno specialista, perché nessuno dovrebbe affrontare da solo un dolore così grande.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Cara utente,
grazie per aver condiviso una parte così delicata e importante della sua storia.
Spesso ripensando alle esperienze passate sorgono tanti dubbi e tante domande, soprattutto nel momento in cui si ritorna su degli avvenimenti che hanno portato a delle ferite importanti. Comprensibilmente tutto ciò può alimentare un vissuto di rabbia che porta ad andare alla ricerca del colpevole. Più che ricercare un colpevole, tuttavia, ciò che può generare cambiamento è provare a comprendere cosa è realmente accaduto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio nel poter scoprire un punto di vista differente, che tenga in considerazione la situazione complessiva, così da poterle dare una chiava di comprensione nuova.
Una risposta, dunque, che non si può raggiungere immediatamente, ma che richiede una ricerca strutturata.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento
Dott.ssa Anna Faragò
grazie per aver condiviso una parte così delicata e importante della sua storia.
Spesso ripensando alle esperienze passate sorgono tanti dubbi e tante domande, soprattutto nel momento in cui si ritorna su degli avvenimenti che hanno portato a delle ferite importanti. Comprensibilmente tutto ciò può alimentare un vissuto di rabbia che porta ad andare alla ricerca del colpevole. Più che ricercare un colpevole, tuttavia, ciò che può generare cambiamento è provare a comprendere cosa è realmente accaduto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio nel poter scoprire un punto di vista differente, che tenga in considerazione la situazione complessiva, così da poterle dare una chiava di comprensione nuova.
Una risposta, dunque, che non si può raggiungere immediatamente, ma che richiede una ricerca strutturata.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento
Dott.ssa Anna Faragò
Buonasera, mi spiace lei si senta così addolorata ma anche il dolore può essere funzionale ed aiutarci ad uscire da brutte situazioni e pessime credenze.
Lei merita di riconoscersi per la persona che è e di darsi il giusto valore, a prescindere dagli altri. Questa è una cosa che deve partire da lei, se ne avrà voglia potrebbe concedersi una seconda chance per amarsi.
Lei merita di riconoscersi per la persona che è e di darsi il giusto valore, a prescindere dagli altri. Questa è una cosa che deve partire da lei, se ne avrà voglia potrebbe concedersi una seconda chance per amarsi.
Carissima, posso solo immaginare come si sia sentita e come si sente. Da quello che scrive mi sembra davvero importante che lei consideri un percorso di psicoterapia e/o sostegno psicologico. Se lo desidera contatti me o una collega e inizi un percorso perchè la salute mentale conta tantissimo. Coraggio
Buongiorno, La ringrazio per aver condiviso il modo in cui si sente. Alcuni vissuti emotivi dolorosi hanno bisogno di essere accolti e rielaborati per poterne permettere il superamento. Un percorso psicoterapeutico è sicuramente indicato.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con sincerità un’esperienza così intensa e dolorosa. Quello che racconta riflette un lungo percorso segnato da ferite profonde, causate da una svalutazione continua da parte di figure importanti. Crescere in un ambiente in cui si viene costantemente criticati, ridicolizzati e messi da parte, specialmente nei momenti che dovrebbero celebrare la propria persona, ad esempio come compleanni, successi scolastici o lavorativi, può lasciare tracce molto difficili da superare. Questo tipo di situazioni possono compromettere seriamente l’autostima e la capacità di riconoscere il proprio valore, influenzando anche le relazioni adulte e il modo in cui ci si permette di essere accettati e amati. Non è raro che chi ha vissuto esperienze simili si ritrovi ad accettare questi comportamenti anche dalle persone vicine, come ad esempio da parte delle sue amiche. È importante sottolineare che il dolore che sente è reale e legittimo. La fatica che prova oggi, anche in relazione alle difficoltà fisiche e agli eventi che hanno segnato la sua vita, sono parte di un percorso complesso che merita attenzione e rispetto. Guardare con occhi nuovi i propri genitori da adulta e comprendere le loro difficoltà, senza però scusare ciò che è stato doloroso per lei, è un passo importante verso una maggiore consapevolezza di sé. Tuttavia, la mancanza di supporto da parte di chi avrebbe potuto proteggerla è una ferita che non va sottovalutata. Per affrontare queste ferite profonde può essere molto utile intraprendere un percorso di supporto psicologico. Uno spazio protetto e professionale dove poter elaborare il passato, dare voce alle emozioni spesso negate e riscoprire le proprie risorse interiori. Non è mai troppo tardi per prendersi cura di sé in modo profondo e per costruire una nuova narrazione personale che valorizzi la persona che è diventata, nonostante quanto accaduto.
Buon pomeriggio, potrebbe essere utile un lavoro psico-corporeo e l'approccio psicoterapeutico fornito dall'analisi bioenergetica che la aiuti a rilasciare le memorie corporee collegate ad una narrazione traumatica e ripetuta, per restituirle ritrovata energia e vitalità per vivere appieno il presente. Resto a disposizione per eventuali altre specifiche anche online. M.T.Maricchiolo
Innanzitutto grazie per aver condiviso con tanto coraggio la tua storia. Leggere le tue parole fa emergere un dolore profondo, stratificato, che ti accompagna da molti anni.
Quello che descrivi è un vissuto di svalutazione cronica, un “massacro” psicologico che ti ha colpita in un’età in cui il nostro senso di valore e identità si costruisce proprio attraverso lo sguardo e le parole degli altri. Non essere stata protetta, non essere stata “vista” per chi eri davvero, ha lasciato ferite che oggi senti ancora aperte.
È importante riconoscere che la rabbia verso tua zia e tua cugina è legittima: sono emozioni umane, sane, quando ci si è sentiti attaccati e non difesi. Anche il dolore verso l’assenza di protezione da parte di tuo padre è una ferita che merita ascolto, senza colpevolizzare, ma riconoscendo il bisogno non soddisfatto di essere difesa.
Superare queste esperienze non significa dimenticarle o “far finta” che non siano mai accadute. Il primo passo è proprio dare un nome e uno spazio al dolore, cominciando a guardarlo con occhi nuovi, da adulta. La tua consapevolezza — “ho permesso anche alle amiche di trattarmi così” — è già un passo enorme: ci dice che sei pronta a interrompere quei modelli relazionali interiorizzati.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a ricostruire un senso di valore autentico, a separare la tua identità dalle voci svalutanti che hai interiorizzato, e a imparare a mettere confini più chiari nelle relazioni. Potresti lavorare, ad esempio, su come parlare alla “bambina interiore” che è stata ferita, imparando a darle oggi ciò che non ha ricevuto: riconoscimento, amore incondizionato, protezione.
Ti invito anche a pensare alla possibilità di elaborare rituali simbolici (come scrivere lettere che non invierai) per liberare il rancore e fare spazio a emozioni nuove.
Compirai 50 anni: un traguardo che può diventare un momento di rinascita, per cominciare a vivere con uno sguardo più gentile verso di te, imparando che ciò che sei vale, a prescindere dagli altri.
Quello che descrivi è un vissuto di svalutazione cronica, un “massacro” psicologico che ti ha colpita in un’età in cui il nostro senso di valore e identità si costruisce proprio attraverso lo sguardo e le parole degli altri. Non essere stata protetta, non essere stata “vista” per chi eri davvero, ha lasciato ferite che oggi senti ancora aperte.
È importante riconoscere che la rabbia verso tua zia e tua cugina è legittima: sono emozioni umane, sane, quando ci si è sentiti attaccati e non difesi. Anche il dolore verso l’assenza di protezione da parte di tuo padre è una ferita che merita ascolto, senza colpevolizzare, ma riconoscendo il bisogno non soddisfatto di essere difesa.
Superare queste esperienze non significa dimenticarle o “far finta” che non siano mai accadute. Il primo passo è proprio dare un nome e uno spazio al dolore, cominciando a guardarlo con occhi nuovi, da adulta. La tua consapevolezza — “ho permesso anche alle amiche di trattarmi così” — è già un passo enorme: ci dice che sei pronta a interrompere quei modelli relazionali interiorizzati.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a ricostruire un senso di valore autentico, a separare la tua identità dalle voci svalutanti che hai interiorizzato, e a imparare a mettere confini più chiari nelle relazioni. Potresti lavorare, ad esempio, su come parlare alla “bambina interiore” che è stata ferita, imparando a darle oggi ciò che non ha ricevuto: riconoscimento, amore incondizionato, protezione.
Ti invito anche a pensare alla possibilità di elaborare rituali simbolici (come scrivere lettere che non invierai) per liberare il rancore e fare spazio a emozioni nuove.
Compirai 50 anni: un traguardo che può diventare un momento di rinascita, per cominciare a vivere con uno sguardo più gentile verso di te, imparando che ciò che sei vale, a prescindere dagli altri.
Buongiorno gentile signora, dalle sue parole non è così chiaro da dove arrivi il massacro: dalle sue parenti, dalle amiche, dai dottori... dalla vita ingiusta? E nonostante tutto lei è stata brava a sopravvivere. Grazie a quali risorse e capacità? Quello dei 50 anni è un compleanno importante, potrebbe essere un nuovo inizio. Potrebbe cambiare il suo sguardo su di sè. Dott.ssa Franca Vocaturi
Buona sera signora, grazie mille per essersi aperta su questa piattaforma. Deve essere stato terribilmente difficile essere presa così di mira dalle persone che teoricamente dovrebbero amarci e accertarci per come siamo. Da bambini impariamo cos'è l'amore e a relazionarci con gli altri tramite l'esempio dei nostri genitori. Questo script si impara prestissimo e fa da matrice a tutte le nostre relazioni future. Il fatto che lei abbia vissuto queste stesse dinamiche in età adulta con le sue amiche vuol dire che lei ha interiorizzato questo modo di comportarsi come unico modo per poter relazionarsi con l'altro. Le suggerirei di iniziare un percorso psicologico, per poter elaborare il lutto di una famiglia che non è stata all'altezza delle sue aspettative da bambina e per poter trovare all'interno di sé stessa le risorse per poter ricostruire la sua identità e la sua autostima. Le mando un affettuoso abbraccio, cordialmente, dott.ssa Sciacca
Da questo messaggio mi arriva una forte richiesta di aiuto, ma anche una profonda lucidità nel guardare alla propria storia. Sento il bisogno di abbracciare simbolicamente quella bambina che non è mai stata al centro, nemmeno nel giorno del suo compleanno. È comprensibile che, con il passare degli anni, alcune ferite che sembravano lontane tornino a farsi sentire, soprattutto se non hanno mai avuto lo spazio per essere accolte e comprese.
Anche se oggi non ha più contatti con sua zia e sua cugina, sembra che quelle voci critiche siano rimaste dentro, e continuino a farle male. Questo accade spesso quando, crescendo, interiorizziamo parole e atteggiamenti che ci hanno fatto sentire invisibili o non abbastanza.
Il percorso di guarigione potrebbe partire proprio da qui: da ciò che sente di non aver ancora lasciato andare. Non per dimenticare, ma per liberarsi da ciò che non le appartiene e riprendersi quel potere personale che per troppo tempo le è stato negato.
È possibile tornare a scegliere di essere protagonista della propria vita, e magari, un po’ alla volta, cominciare a festeggiare i compleanni futuri con uno sguardo nuovo, più gentile, rivolto a sé stessa.
Se sente il bisogno di un supporto in questo percorso, io ci sono.
Un abbraccio, Dott.ssa Daisy Di Cello
Anche se oggi non ha più contatti con sua zia e sua cugina, sembra che quelle voci critiche siano rimaste dentro, e continuino a farle male. Questo accade spesso quando, crescendo, interiorizziamo parole e atteggiamenti che ci hanno fatto sentire invisibili o non abbastanza.
Il percorso di guarigione potrebbe partire proprio da qui: da ciò che sente di non aver ancora lasciato andare. Non per dimenticare, ma per liberarsi da ciò che non le appartiene e riprendersi quel potere personale che per troppo tempo le è stato negato.
È possibile tornare a scegliere di essere protagonista della propria vita, e magari, un po’ alla volta, cominciare a festeggiare i compleanni futuri con uno sguardo nuovo, più gentile, rivolto a sé stessa.
Se sente il bisogno di un supporto in questo percorso, io ci sono.
Un abbraccio, Dott.ssa Daisy Di Cello
Gentile paziente,
comprendo perfettamente il suo malessere, non deve essere stato piacevole crescere in un ambiente disfunzionale e ostile. Lei parla di massacro continuo, che le ha evidentemente provocato profonde ferite emotive lasciando nella sua psiche un segno profondo. Queste esperienze , se non elaborate, possono lasciare cicatrici che influenzano il nostro modo di pensare, sentire e agire, minando comprensibilmente la sua autostima. I suoi genitori, che avrebbero fatto tutto per lei, perché non l'hanno protetta da questo massacro? Hanno permesso, che la bullizzassero costantemente con gravi conseguenze per il suo benessere psicologico.
Le consiglio un percorso terapeutico che possa farle superare il suo passato doloroso e che miri a rafforzare la sua autostima.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Maria Nicoletti
comprendo perfettamente il suo malessere, non deve essere stato piacevole crescere in un ambiente disfunzionale e ostile. Lei parla di massacro continuo, che le ha evidentemente provocato profonde ferite emotive lasciando nella sua psiche un segno profondo. Queste esperienze , se non elaborate, possono lasciare cicatrici che influenzano il nostro modo di pensare, sentire e agire, minando comprensibilmente la sua autostima. I suoi genitori, che avrebbero fatto tutto per lei, perché non l'hanno protetta da questo massacro? Hanno permesso, che la bullizzassero costantemente con gravi conseguenze per il suo benessere psicologico.
Le consiglio un percorso terapeutico che possa farle superare il suo passato doloroso e che miri a rafforzare la sua autostima.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Maria Nicoletti
Buon pomeriggio, il suo passato è stato caratterizzato da tanto dolore e svalutazione, oggi ha il potere di lasciare andare tutto il dolore e la sofferenza che le hanno inflitto per poter cominciare a vivere nell'amore e nel bene. Solo così potrà iniziare a vedere tutte le cose belle che la circondano e gioire di esse, se resta con lo sguardo rivolto al passato rimarrà nel dolore e nel senso di impotenza. Lei è padrona della sua vita e di tutto quello che decide di far accadere oggi nel qui ed ora, come nel decidere chi avere accanto e chi allontanare, senta le sue percezioni e sensazioni, si faccia guidare dai suoi istinti e vedrà che il suo corpo non mente e prenderà sempre più consapevolezza di dove si trova e di dove vuole andare.
Se perde la bussola può sempre fermarsi e ricominciare da dove ha smarrito la strada.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Se perde la bussola può sempre fermarsi e ricominciare da dove ha smarrito la strada.
Spero di esserle stata di aiuto
Saluti
Gentile utente le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per elaborare quanto descritto.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online
Dott. Luca Rochdi
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online
Dott. Luca Rochdi
Buongiorno , dalle sue parole emerge chiaramente quanto il suo passato l'abbia segnata ed ancora ora comprometta il suo presente. Posto che comprendo a pieno il suo disagio, voglio chiederle: in questo momento, qui e ora, chi soffre ancora? Loro o lei? La risposta è ovvia!
Il passato è tale per definizione, non c'è più, adesso c'è il presente, che dovrebbe essere vissuto godendo con serenità ed ottimismo tutto quello che ci offre.
In psicologia esistono diverse strategie che ci permettono di "metabolizzare" il nostro passato, riformulare i nostri pensieri negativi, per goderci al meglio il nostro presente. Dopo tanta sofferenza, ce lo meritiamo, o no? Con l'aiuto di uno specialista, può intraprendere un percorso di "ricostruzione" e ricominciare ad assaporare la sua vita. Buon lavoro ; )
Il passato è tale per definizione, non c'è più, adesso c'è il presente, che dovrebbe essere vissuto godendo con serenità ed ottimismo tutto quello che ci offre.
In psicologia esistono diverse strategie che ci permettono di "metabolizzare" il nostro passato, riformulare i nostri pensieri negativi, per goderci al meglio il nostro presente. Dopo tanta sofferenza, ce lo meritiamo, o no? Con l'aiuto di uno specialista, può intraprendere un percorso di "ricostruzione" e ricominciare ad assaporare la sua vita. Buon lavoro ; )
Gentile paziente anonimo,
comprendo quanto alcune esperienze, soprattutto vissute durante l'infanzia, possano essere state dolorose. Gli eventi di vita lasciano tracce: nei pensieri, nel corpo, nelle emozioni. A volte agiscono dentro di noi in modo silenzioso, ma profondo, quasi automatico.
Se questo dolore oggi le impedisce di vivere pienamente la sua vita, le suggerisco di concedersi l’opportunità di rivolgersi a uno/a psicoterapeuta.
In quel luogo sarà possibile dare senso a quei "pezzi" e, poco a poco, ricomporli in un percorso di cura e consapevolezza del proprio valore.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Spina
comprendo quanto alcune esperienze, soprattutto vissute durante l'infanzia, possano essere state dolorose. Gli eventi di vita lasciano tracce: nei pensieri, nel corpo, nelle emozioni. A volte agiscono dentro di noi in modo silenzioso, ma profondo, quasi automatico.
Se questo dolore oggi le impedisce di vivere pienamente la sua vita, le suggerisco di concedersi l’opportunità di rivolgersi a uno/a psicoterapeuta.
In quel luogo sarà possibile dare senso a quei "pezzi" e, poco a poco, ricomporli in un percorso di cura e consapevolezza del proprio valore.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Spina
Buongiorno,
Grazie per aver condiviso con tanta sincerità un dolore così profondo.
Il suo messaggio parla di una sofferenza che ha radici lontane, ma che ancora oggi pesa sul suo presente. È una storia di invisibilità, svalutazione e solitudine: non essere riconosciuta per ciò che era, ma continuamente giudicata e umiliata, soprattutto da chi avrebbe dovuto proteggerla. Questo lascia ferite che non si cancellano col tempo, anzi, spesso si incrostano dentro e si riaccendono nei momenti di fragilità.
Il fatto che oggi riesca a guardare i suoi genitori con amore e anche con occhi adulti è molto prezioso. Eppure, come dice lei, questo non basta a lenire il dolore per ciò che ha vissuto da bambina e per il senso di abbandono che ha provato. È difficile accettare che nessuno, nemmeno chi ci ama, sia riuscito a proteggerci quando ne avevamo più bisogno. Questo senso di non-valore che le è stato cucito addosso l’ha accompagnata anche nei rapporti da adulta, come se le critiche subite da piccola avessero insegnato agli altri come trattarla.
Ma oggi lei può cambiare questa narrazione. Il dolore che sente non è debolezza: è memoria viva di ciò che ha sopportato e del coraggio che ha avuto nel restare in piedi. Ha continuato a studiare, lavorare, costruirsi una casa, nonostante tutto. Questo vale, eccome. E se nessuno ha saputo difenderla allora, oggi può iniziare lei a farlo per sé stessa.
Le suggerirei di non portare questo peso da sola. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare voce a questa bambina ferita, a legittimare la rabbia e il dolore, e a trasformare la vergogna in dignità. Non per cancellare il passato, ma per iniziare a vivere presente e futuro con uno sguardo nuovo: più giusto, più suo.
Ha scritto qualcosa di importante. E merita di sentirsi ascoltata, finalmente.
Rimango a disposizione,
Cordiali Saluti
Dott.ssa Beatrice Moro
Psicologa e Sessuologa Clinica
Grazie per aver condiviso con tanta sincerità un dolore così profondo.
Il suo messaggio parla di una sofferenza che ha radici lontane, ma che ancora oggi pesa sul suo presente. È una storia di invisibilità, svalutazione e solitudine: non essere riconosciuta per ciò che era, ma continuamente giudicata e umiliata, soprattutto da chi avrebbe dovuto proteggerla. Questo lascia ferite che non si cancellano col tempo, anzi, spesso si incrostano dentro e si riaccendono nei momenti di fragilità.
Il fatto che oggi riesca a guardare i suoi genitori con amore e anche con occhi adulti è molto prezioso. Eppure, come dice lei, questo non basta a lenire il dolore per ciò che ha vissuto da bambina e per il senso di abbandono che ha provato. È difficile accettare che nessuno, nemmeno chi ci ama, sia riuscito a proteggerci quando ne avevamo più bisogno. Questo senso di non-valore che le è stato cucito addosso l’ha accompagnata anche nei rapporti da adulta, come se le critiche subite da piccola avessero insegnato agli altri come trattarla.
Ma oggi lei può cambiare questa narrazione. Il dolore che sente non è debolezza: è memoria viva di ciò che ha sopportato e del coraggio che ha avuto nel restare in piedi. Ha continuato a studiare, lavorare, costruirsi una casa, nonostante tutto. Questo vale, eccome. E se nessuno ha saputo difenderla allora, oggi può iniziare lei a farlo per sé stessa.
Le suggerirei di non portare questo peso da sola. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare voce a questa bambina ferita, a legittimare la rabbia e il dolore, e a trasformare la vergogna in dignità. Non per cancellare il passato, ma per iniziare a vivere presente e futuro con uno sguardo nuovo: più giusto, più suo.
Ha scritto qualcosa di importante. E merita di sentirsi ascoltata, finalmente.
Rimango a disposizione,
Cordiali Saluti
Dott.ssa Beatrice Moro
Psicologa e Sessuologa Clinica
Gentile Paziente Anonima,
Dalle sue parole traspare il dolore che ha provato per molti anni, dovuto al non essere riconosciuta e apprezzata da persone a lei molto vicine.
Comprendo che gli episodi di cui racconta l'abbiano influenzata anche negli anni successivi della sua vita.
Il desiderio di comprendere perché è accaduto tutto è un atto molto coraggioso da parte sua.
Mi sento di consigliarle di prendere in considerazione un percorso psicologico, in cui incontrerà un professionista con cui condividere uno spazio sicuro, in cui le sue emozioni e i suoi vissuti troveranno lo spazio di esprimersi che meritano.
Instaurare una relazione terapeutica basata sulla fiducia reciproca la aiuterà a sentirsi padrona delle sue scelte e della sua storia, riappropriandosi del dolore passato per lascialo andare e concentrando le sue energie sul futuro.
Un caro saluto,
Dr.ssa Federica Trobbiani
Dalle sue parole traspare il dolore che ha provato per molti anni, dovuto al non essere riconosciuta e apprezzata da persone a lei molto vicine.
Comprendo che gli episodi di cui racconta l'abbiano influenzata anche negli anni successivi della sua vita.
Il desiderio di comprendere perché è accaduto tutto è un atto molto coraggioso da parte sua.
Mi sento di consigliarle di prendere in considerazione un percorso psicologico, in cui incontrerà un professionista con cui condividere uno spazio sicuro, in cui le sue emozioni e i suoi vissuti troveranno lo spazio di esprimersi che meritano.
Instaurare una relazione terapeutica basata sulla fiducia reciproca la aiuterà a sentirsi padrona delle sue scelte e della sua storia, riappropriandosi del dolore passato per lascialo andare e concentrando le sue energie sul futuro.
Un caro saluto,
Dr.ssa Federica Trobbiani
Gentile utente,
le sue parole toccano un dolore profondo e molto umano. Crescere sentendosi svalutata, invisibile o costantemente giudicata lascia ferite che il tempo da solo non riesce a guarire. Il fatto che oggi riesca a riconoscere quelle dinamiche e a dare voce al suo vissuto è un passo importante: significa che sta cercando di rimettere al centro sé stessa, dopo anni in cui gli altri le hanno imposto un’immagine distorta di sé.
Questo dolore può trovare uno spazio sicuro in cui essere accolto e trasformato. Se lo desidera, sono disponibile per un colloquio in cui cominciare a dare senso e sollievo a ciò che ha vissuto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Anna Bruti – Psicologa
le sue parole toccano un dolore profondo e molto umano. Crescere sentendosi svalutata, invisibile o costantemente giudicata lascia ferite che il tempo da solo non riesce a guarire. Il fatto che oggi riesca a riconoscere quelle dinamiche e a dare voce al suo vissuto è un passo importante: significa che sta cercando di rimettere al centro sé stessa, dopo anni in cui gli altri le hanno imposto un’immagine distorta di sé.
Questo dolore può trovare uno spazio sicuro in cui essere accolto e trasformato. Se lo desidera, sono disponibile per un colloquio in cui cominciare a dare senso e sollievo a ciò che ha vissuto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Anna Bruti – Psicologa
Da ciò che racconta mi sembra urgente che lei si prenda cura di se stessa assolutamente. Delle volte questi mandati famiglari possono ndistruggere la nostra vita e influenzarla a lungo. Un percorso psicoterapeutico la potrebbe aiutare a sentire che lei non è solo ciò che suoi genitori pensano di lei. Se desidera, a disposizione anche online. Saluti cordiali Dario Martelli
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