Domande del paziente (62)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la vostra preoccupazione è comprensibile e il fatto che vostro figlio abbia scelto di intraprendere una psicoterapia è già un segnale importante di responsabilità verso di sé.
In questa fase,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconta emerge una situazione molto faticosa, in cui più che capire “la vera identità” di suo padre, sembra urgente tutelare voi stesse e uscire da una dinamica che vi mette...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che scrive non emerge tanto un problema di indecisione, quanto la difficoltà di scegliere quando entrambe le opzioni hanno pro e contro. In questi casi restare a pensare “qual è la...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da quello che racconta il punto non è tanto il “mi piace” in sé, ma l’effetto che questo comportamento ha su di lei: le provoca fastidio, insicurezza, rabbia e la sensazione di non sentirsi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è profondamente doloroso, e il senso di rifiuto che sente è comprensibile. Quando una persona che ha avuto accesso alla nostra intimità emotiva e fisica si comporta come...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Provo a risponderti restando sul piano psicologico che chiedi, senza entrare nel merito delle singole discipline.
La domanda che poni (“come faccio a cambiare mia moglie?”) è già molto indicativa. In...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive il problema non sembra riguardare solo la sfera sessuale, ma un progressivo venir meno del dialogo, dell’ascolto e della reciprocità. La difficoltà fisica, se affrontata...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconta emerge un forte squilibrio tra ciò che lei desidera oggi e ciò che questa relazione le restituisce. Non sembra tanto una questione di “convivenza sì o no”, ma di sentirsi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive non sembra un conflitto sull’organizzazione domestica in sé, ma un copione che si ripete: lei sente disagio quando rientra e non riconosce i suoi spazi, interviene per...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Simone,
da quello che descrivi non emerge tanto una patologia evidente, quanto la sensazione di aver perso un equilibrio che per te era identitario: energia, lucidità, performance. Il confronto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
capire se una persona è “manipolatrice” non è sempre semplice, perché spesso le parole, prese da sole, possono sembrare normali o affettuose. Il punto però non è tanto cosa viene detto, ma che...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che le è successo è molto più comune di quanto si pensi, soprattutto in contesti come la PMA, dove a una prestazione naturale viene associata pressione, tempo, risultato. Il punto non...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
non conoscendo nel dettaglio il lavoro che sta facendo con il/la collega né le situazioni specifiche, posso darle uno spunto generale utile in questi casi.
Il fatto che l’umore sia migliorato...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
più che capire cosa fare con l’amico, forse è utile fermarsi su questo punto: che posto occupa oggi il suo ex?
Le lascio alcune domande dirette:
- oggi si sente ancora in una relazione con...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
ha già fatto un passaggio importante escludendo cause organiche e iniziando una terapia. Le vertigini “psicogene” sono reali, ma spesso si mantengono perché il corpo resta in allerta dopo il...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive il punto centrale non è la sessualità, ma l’ansia e il funzionamento ossessivo che nel tempo si sono estesi a più ambiti: salute, comportamenti quotidiani, relazioni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i pensieri che descrive sono molto attivanti, ma hanno una caratteristica importante: sono pensieri intrusivi che lei riconosce come strani e mette in dubbio. Questo è un elemento tipico del...
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Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la domanda che pone è molto interessante, perché tocca un punto centrale: cosa è “normale” e cosa è “patologico”?
In psicologia non esiste una linea netta e uguale per tutti. Più che “normale/non normale”, si guarda a quanto un modo di funzionare crea sofferenza o limita la vita della persona.
Ad esempio:
dimenticare alcune cose è normale; diventa un problema se compromette la quotidianità
essere riflessivi o preoccuparsi è normale; diventa problematico se blocca o fa stare male in modo costante
Nel suo caso, da quello che descrive, sembra avere una buona capacità di affrontare le difficoltà e di trovare un equilibrio. Questo è già un indicatore importante di funzionamento adattivo.
Rispetto allo psicologo:
non è necessario rivolgersi a un professionista per ogni dubbio. Il lavoro psicologico non serve a “sostituire” le proprie risorse, ma a intervenire quando:
qualcosa si ripete e non si riesce a gestire,
aumenta la sofferenza,
si sente di essere bloccati o di voler cambiare qualcosa in modo più profondo.
Le farei una domanda utile:
oggi, quello che vivo mi permette di stare bene e funzionare come desidero?
Se la risposta è sì, non c’è un obbligo di intraprendere un percorso. Se invece emergono dubbi più persistenti o il desiderio di capire meglio alcune dinamiche, allora può essere uno spazio utile.
In sintesi:
non è tanto una questione di “normalità”, ma di benessere, equilibrio e libertà di vivere la propria vita come si desidera. Inoltre mi preme ricordarlo che esiste la Terapia Seduta Singola proprio perché spesso basta un minimo intervento per innescare le Risorse per continuare da soli.
Dott.ssa Melania Monaco
Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
da quello che descrive non sembra che “sia tornata come prima”, ma che si sia attivato un momento di riequilibrio dopo un cambiamento importante (il divorzio dei suoi genitori).
Il suo sistema, che funzionava molto bene con routine, attività e mente impegnata, ha perso alcuni punti di equilibrio (palestra, ritmi, stimoli) e ha iniziato a riattivare ansia e controllo.
Un elemento chiave che emerge è questo: più la mente resta “vuota”, più si riempie di ansia.
Infatti lei stessa lo dice: prima aveva giornate piene e stava bene, ora fa tutto entro le 9 e poi fatica a riempire il tempo.
Le lascio alcune domande operative:
- cosa faceva prima che teneva la mente attiva oltre la mattina?
- cosa potrebbe reintrodurre, anche in modo graduale (es. attività fisica, impegni programmati)?
- cosa succede dentro di lei tra le 9 e il momento in cui decide di uscire?
Dal punto di vista strategico, la direzione non è “tornare come prima”, ma ricostruire una routine funzionale per l’oggi, evitando che le giornate restino vuote e vengano riempite dall’ansia.
Anche il fatto di uscire per cercare compagnia funziona nel breve, ma rischia di mantenere la difficoltà a stare da sola. L’obiettivo è tornare gradualmente a stare nel suo spazio, non forzandosi, ma strutturando meglio il tempo.
Rispetto al sonno: svegliarsi presto non è il problema in sé, lo diventa se la giornata non è organizzata dopo.
Il fatto che lei sia già riuscita in passato a stare molto bene è una grande risorsa: significa che il suo sistema sa funzionare, va solo riattivato in modo mirato.
Se sente che da sola fatica, può essere utile un supporto: esistono anche percorsi brevi e focalizzati, che lavorano proprio su questi meccanismi e aiutano a rimettere in equilibrio la routine e la gestione dell’ansia in tempi contenuti.
Non sembra una situazione “bloccata”, ma una fase in cui serve rimettere struttura dove ora c’è vuoto.
Dott.ssa Melania Monaco
Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo non e' legata al numero di sedute, ma alla qualità della valutazione clinica: in alcuni casi un professionista può già avere una ipotesi al primo incontro, soprattutto se i sintomi sono chiari.
Detto questo, è utile fare una distinzione tra:
-ipotesi diagnostica iniziale,
-diagnosi definita e condivisa nel tempo.
Generalmente è buona prassi utilizzare le prime sedute anche per approfondire, osservare e confermare il funzionamento, oltre che per comprendere come i sintomi si mantengono nella vita quotidiana.
Le farei una domanda utile:
oltre all’etichetta, le è stato spiegato come funzionano i suoi sintomi e cosa li mantiene?
Perché al di là della diagnosi, ciò che fa davvero la differenza è capire come intervenire in modo concreto.
Se sente dei dubbi, è assolutamente legittimo portarli direttamente alla sua terapeuta: chiedere chiarimenti sul percorso, sulla diagnosi e sugli obiettivi è parte del lavoro terapeutico.
In sintesi: sì, può esserci un’ipotesi già dalla prima seduta, ma è importante che venga poi confermata, spiegata e utilizzata per costruire un intervento efficace.
Dott.ssa Melania Monaco