Domande del paziente (66)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    quello che descrive è profondamente doloroso, e il senso di rifiuto che sente è comprensibile. Quando una persona che ha avuto accesso alla nostra intimità emotiva e fisica si comporta come... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Provo a risponderti restando sul piano psicologico che chiedi, senza entrare nel merito delle singole discipline.

    La domanda che poni (“come faccio a cambiare mia moglie?”) è già molto indicativa. In... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    da quello che descrive il problema non sembra riguardare solo la sfera sessuale, ma un progressivo venir meno del dialogo, dell’ascolto e della reciprocità. La difficoltà fisica, se affrontata... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    da quello che racconta emerge un forte squilibrio tra ciò che lei desidera oggi e ciò che questa relazione le restituisce. Non sembra tanto una questione di “convivenza sì o no”, ma di sentirsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    da quello che descrive non sembra un conflitto sull’organizzazione domestica in sé, ma un copione che si ripete: lei sente disagio quando rientra e non riconosce i suoi spazi, interviene per... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno Simone,
    da quello che descrivi non emerge tanto una patologia evidente, quanto la sensazione di aver perso un equilibrio che per te era identitario: energia, lucidità, performance. Il confronto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buonasera,
    capire se una persona è “manipolatrice” non è sempre semplice, perché spesso le parole, prese da sole, possono sembrare normali o affettuose. Il punto però non è tanto cosa viene detto, ma che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    quello che le è successo è molto più comune di quanto si pensi, soprattutto in contesti come la PMA, dove a una prestazione naturale viene associata pressione, tempo, risultato. Il punto non... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    non conoscendo nel dettaglio il lavoro che sta facendo con il/la collega né le situazioni specifiche, posso darle uno spunto generale utile in questi casi.
    Il fatto che l’umore sia migliorato... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    più che capire cosa fare con l’amico, forse è utile fermarsi su questo punto: che posto occupa oggi il suo ex?
    Le lascio alcune domande dirette:
    - oggi si sente ancora in una relazione con... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    ha già fatto un passaggio importante escludendo cause organiche e iniziando una terapia. Le vertigini “psicogene” sono reali, ma spesso si mantengono perché il corpo resta in allerta dopo il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    da quello che descrive il punto centrale non è la sessualità, ma l’ansia e il funzionamento ossessivo che nel tempo si sono estesi a più ambiti: salute, comportamenti quotidiani, relazioni... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    i pensieri che descrive sono molto attivanti, ma hanno una caratteristica importante: sono pensieri intrusivi che lei riconosce come strani e mette in dubbio. Questo è un elemento tipico del... Altro


    Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    la domanda che pone è molto interessante, perché tocca un punto centrale: cosa è “normale” e cosa è “patologico”?
    In psicologia non esiste una linea netta e uguale per tutti. Più che “normale/non normale”, si guarda a quanto un modo di funzionare crea sofferenza o limita la vita della persona.
    Ad esempio:
    dimenticare alcune cose è normale; diventa un problema se compromette la quotidianità
    essere riflessivi o preoccuparsi è normale; diventa problematico se blocca o fa stare male in modo costante
    Nel suo caso, da quello che descrive, sembra avere una buona capacità di affrontare le difficoltà e di trovare un equilibrio. Questo è già un indicatore importante di funzionamento adattivo.
    Rispetto allo psicologo:
    non è necessario rivolgersi a un professionista per ogni dubbio. Il lavoro psicologico non serve a “sostituire” le proprie risorse, ma a intervenire quando:
    qualcosa si ripete e non si riesce a gestire,
    aumenta la sofferenza,
    si sente di essere bloccati o di voler cambiare qualcosa in modo più profondo.
    Le farei una domanda utile:
    oggi, quello che vivo mi permette di stare bene e funzionare come desidero?
    Se la risposta è sì, non c’è un obbligo di intraprendere un percorso. Se invece emergono dubbi più persistenti o il desiderio di capire meglio alcune dinamiche, allora può essere uno spazio utile.
    In sintesi:
    non è tanto una questione di “normalità”, ma di benessere, equilibrio e libertà di vivere la propria vita come si desidera. Inoltre mi preme ricordarlo che esiste la Terapia Seduta Singola proprio perché spesso basta un minimo intervento per innescare le Risorse per continuare da soli.
    Dott.ssa Melania Monaco


    Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buon pomeriggio,
    da quello che descrive non sembra che “sia tornata come prima”, ma che si sia attivato un momento di riequilibrio dopo un cambiamento importante (il divorzio dei suoi genitori).
    Il suo sistema, che funzionava molto bene con routine, attività e mente impegnata, ha perso alcuni punti di equilibrio (palestra, ritmi, stimoli) e ha iniziato a riattivare ansia e controllo.
    Un elemento chiave che emerge è questo: più la mente resta “vuota”, più si riempie di ansia.
    Infatti lei stessa lo dice: prima aveva giornate piene e stava bene, ora fa tutto entro le 9 e poi fatica a riempire il tempo.
    Le lascio alcune domande operative:
    - cosa faceva prima che teneva la mente attiva oltre la mattina?
    - cosa potrebbe reintrodurre, anche in modo graduale (es. attività fisica, impegni programmati)?
    - cosa succede dentro di lei tra le 9 e il momento in cui decide di uscire?
    Dal punto di vista strategico, la direzione non è “tornare come prima”, ma ricostruire una routine funzionale per l’oggi, evitando che le giornate restino vuote e vengano riempite dall’ansia.
    Anche il fatto di uscire per cercare compagnia funziona nel breve, ma rischia di mantenere la difficoltà a stare da sola. L’obiettivo è tornare gradualmente a stare nel suo spazio, non forzandosi, ma strutturando meglio il tempo.
    Rispetto al sonno: svegliarsi presto non è il problema in sé, lo diventa se la giornata non è organizzata dopo.
    Il fatto che lei sia già riuscita in passato a stare molto bene è una grande risorsa: significa che il suo sistema sa funzionare, va solo riattivato in modo mirato.
    Se sente che da sola fatica, può essere utile un supporto: esistono anche percorsi brevi e focalizzati, che lavorano proprio su questi meccanismi e aiutano a rimettere in equilibrio la routine e la gestione dell’ansia in tempi contenuti.
    Non sembra una situazione “bloccata”, ma una fase in cui serve rimettere struttura dove ora c’è vuoto.
    Dott.ssa Melania Monaco


    Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo non e' legata al numero di sedute, ma alla qualità della valutazione clinica: in alcuni casi un professionista può già avere una ipotesi al primo incontro, soprattutto se i sintomi sono chiari.
    Detto questo, è utile fare una distinzione tra:
    -ipotesi diagnostica iniziale,
    -diagnosi definita e condivisa nel tempo.
    Generalmente è buona prassi utilizzare le prime sedute anche per approfondire, osservare e confermare il funzionamento, oltre che per comprendere come i sintomi si mantengono nella vita quotidiana.
    Le farei una domanda utile:
    oltre all’etichetta, le è stato spiegato come funzionano i suoi sintomi e cosa li mantiene?
    Perché al di là della diagnosi, ciò che fa davvero la differenza è capire come intervenire in modo concreto.
    Se sente dei dubbi, è assolutamente legittimo portarli direttamente alla sua terapeuta: chiedere chiarimenti sul percorso, sulla diagnosi e sugli obiettivi è parte del lavoro terapeutico.
    In sintesi: sì, può esserci un’ipotesi già dalla prima seduta, ma è importante che venga poi confermata, spiegata e utilizzata per costruire un intervento efficace.
    Dott.ssa Melania Monaco


    Buongiorno dottori ho una domanda da farvi faccio una terapia da molto tempo per ansia e disturbo dell umore però non riesco a prendere tutta la terapia perché sento che quando prendo tutti i farmaci il corpo mi cambia molto sento questa calma addosso molta sedazione che è benefica ma che mi porta a toglierli sistematicamente aggravano magari gli impulsi ogni tanto del gioco non so come fare per risolvere una volta per tutte questa situazione voi cosa ne pensate grazie per l aiuto

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buongiorno,
    da quello che descrive emerge il conflitto: da una parte i farmaci la aiutano a calmarsi, dall’altra la fanno sentire “troppo sedato”, poco attivo. Questo andamento “prendo sto meglio, smetto peggioro” è abbastanza frequente.
    Un punto importante: non è tanto una questione di volontà, ma di trovare un equilibrio che per lei sia sostenibile.
    Le lascio alcune riflessioni operative:
    - ha condiviso apertamente con il medico/psichiatra questo effetto di sedazione? È un’informazione fondamentale: spesso dosi o farmaci possono essere modulati rispetto alle esigenze e le caratteristiche della persona proprio per evitare questo effetto.
    - cosa succede quando sospende? Oltre al sollievo iniziale, nota un ritorno di ansia o degli impulsi (come il gioco)?
    -quanto riesce a seguire la terapia in modo continuativo?
    Sospendere autonomamente i farmaci, anche se comprensibile, rischia di mantenere il problema nel tempo. E' sempre opportuno parlarne con lo specialista.
    Accanto alla terapia farmacologica, può essere utile lavorare anche sul piano psicologico per capire nello specifico quando si attivano ansia e impulsi, capire le risorse e costruire strategie concrete per gestirli e per ridurre il bisogno di “compensare” (ad esempio con il gioco).
    In alcuni casi, approcci più focalizzati e operativi aiutano proprio a intervenire su questi meccanismi, così che il farmaco non sia l’unico strumento.
    La direzione non è “resistere” ai farmaci o eliminarli da solo, ma trovare insieme al medico e al terapeuta una soluzione che la faccia stare meglio senza sentirsi spento.
    Resto a disposizione
    Dott.ssa Melania Monaco


    Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo. La sera ho solo lo xanax .. Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc. Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto? E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo? Grazie Cordiali Salu

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buonasera,
    nei primi giorni dopo una modifica della terapia è abbastanza frequente avvertire giramenti di testa, sonnolenza e senso di stordimento, soprattutto con farmaci come il pregabalin e in associazione con benzodiazepine.
    Se però i sintomi sono intensi o persistono, è importante confrontarsi con il medico che ha prescritto la terapia.
    Per quanto riguarda l’alcol, con questa combinazione è consigliabile evitarlo, perché può aumentare sedazione e capogiri.
    Accanto alla terapia farmacologica, può essere utile anche un lavoro psicologico mirato: i farmaci aiutano a ridurre l’intensità dei sintomi, mentre la psicoterapia permette di intervenire su come l’ansia e il panico si attivano e si mantengono, favorendo un miglioramento più stabile nel tempo.
    Esistono anche percorsi brevi (può guardare il mio profilo) e focalizzati che lavorano proprio su questi meccanismi in modo concreto.
    Dott.ssa Melania Monaco


    Figlia quasi 16 enne, mai avuto dubbi sul suo orientamento sessuale, almeno così sembrava. Ha sempre avuto interesse per i maschi, coetanei. Da un po' di tempo è "attaccata" ad un'amica, a cui anche io voglio bene, che è lesbica. Mia figlia dice di essere innamorata di lei. La cosa mi ha spiazzato. Parto dal presupposto che non giudico e sono favorevole a tutte le forme di amore, ma dico che mi ha spiazzato perché non avrei mai sospettato una cosa del genere non avendo mai visto atteggiamenti che potessero farlo pensare. Secondo voi, è possibile che sia infatuazione? Non so come spiegarmi meglio. Le ragazze stanno sempre insieme, ogni cosa che fanno se lo comunicano telefonicamente. Ho il sospetto che mia figlia sia confusa tra affetto amichevole e amore. La mia è una ragazza che, se vuole bene a qualcuno, si focalizza solo su quella persona. Faccio una domanda che può sembrare cattiva e cruda, ma non lo è.
    L'essere lesbica, le è scaturita stando sempre a contatto con l'amica? Perché so che i gay, comunque, sanno già da sempre dentro di sé cosa gli piace e cosa no. Ho parlato con lei a cuore aperto dicendo che a me importa solo della sua felicità. Non la giudico e sa che da parte mia c'è sempre il massimo sostegno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buonasera,
    quello che descrive è un comportamento che può spiazzare, ma anche molto frequente in adolescenza, che è una fase in cui identità, affetti e orientamento si stanno ancora definendo.
    Parto da un punto importante: l’orientamento sessuale non nasce per “influenza” di un’altra persona.
    Il legame con l’amica può aver facilitato l’emergere di emozioni.
    Puo' essere positivo non dare subito un’etichetta definitiva. In questa fase infatti può trattarsi di:
    - una prima esperienza affettiva intensa,
    - un innamoramento reale,
    - un’esplorazione che nel tempo prenderà una forma più chiara.
    Il fatto che sua figlia tenda a focalizzarsi molto su una persona è coerente con quello che osserva: non è tanto “confusione”, ma un modo di vivere i legami in modo intenso.
    La domanda forse più utile non è “e' lesbica o è solo infatuazione”, ma:
    - come sta vivendo questa esperienza?
    - si sente libera, serena, rispettata?
    Lei sta già facendo la cosa più importante: esserci senza giudizio e dichiarare il suo sostegno
    Questo è ciò che davvero aiuta un/una ragazzo/a a orientarsi nel tempo.
    Non è necessario capire tutto subito. L’adolescenza è uno spazio di scoperta, e forzare definizioni può creare più confusione che chiarezza.
    Il suo ruolo in questo momento, più che “capire cosa è”, è offrirle un contesto sicuro in cui possa scoprirlo da sola.
    Dott. ssa Melania Monaco


    Ho una preoccupazione che mi assilla tanto .
    Mamma si era appena fatta la doccia e si era asciugata le parti intime. Siccome lei ha una difficoltà mi ha chiesto di aiutarla e cosi ho fatto.
    Adesso ho costantemente il pensiero che io abbia toccato i suoi vestiti precedentemente toccati da lei , ho paura che dopo magari andando in bagno mi sia mischiata qualcosa anche avendo lavato le mani.
    So che è strana la cosa

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Melania Monaco

    Buonasera,
    capisco che possa sembrarle strano, ma in realtà il modo in cui lo descrive è molto frequente.
    Il meccanismo e' il seguente: nasce un dubbio (“e se si fosse contaminato qualcosa?”), sale l’ansia, si cercano soluzioni per rassicurarsi (lavaggi, controlli, ripensamenti), si prova sollievo immediato ma dura poco… e il dubbio ritorna e il ciclo continua.
    Il punto importante sta nel meccanismo del dubbio e del controllo.
    Il tipo di contaminazione che teme in questo caso è estremamente improbabile. Ma se il dubbio persiste non serve a molto questa rassicurazione serve, perché la mente troverà presto un nuovo dubbio.
    Quello che può essere utile invece e' capire il meccanismo che sostiene il dubbio con alcune domande: cosa fa quando arriva questo pensiero? quanto tempo passa a controllare o a ripensarci? cosa succede se prova a non fare nulla?
    La direzione di lavoro è proprio qui: interrompere il ciclo ansia, controllo, sollievo, nuova ansia.
    Se questi pensieri sono frequenti e faticosi, può essere utile un supporto mirato: esistono approcci brevi e operativi che aiutano proprio a lavorare su questo tipo di funzionamento, senza entrare nel contenuto ma modificando il “come” si mantiene.
    Dott.ssa Melania Monaco


Domande più frequenti

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