Domande del paziente (15)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Carissimo, nelle tue parole emerge con grande chiarezza quanto a lungo tu abbia convissuto con una sensazione di inferiorità che sembra essersi radicata molto presto nella tua storia. Racconti episodi... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Carissima, nelle tue parole si sente un peso enorme: dolore, paura, solitudine, ma anche una parte di te che continua a cercare aria, libertà, possibilità. Racconti una relazione segnata da controllo,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara P., la situazione che descrivi è dolorosa e complessa, soprattutto perché arriva in un momento di grande vulnerabilità e trasformazione per te. L’arrivo di un figlio, la vita di coppia, i cambiamenti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro N., ho letto con attenzione la tua lettera e colgo la complessità della sofferenza che descrivi. È evidente che convivi da molto tempo con pensieri ossessivi e con un’ansia che si intreccia a momenti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro R., comprendo la fatica che stai vivendo e il bisogno profondo di essere ascoltato e accolto. Le tue parole esprimono la ricerca di uno spazio sicuro in cui poter dare senso alle emozioni contrastanti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro N., leggendo il suo scritto mi è tornata alla mente la canzone di De André "Via del Campo", con quel verso che dice: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Le sue parole, pur... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro P, credo di comprendere come tu ti senta in certi momenti. A volte in terapia può sembrare che le cose non vadano avanti, o addirittura che ci si senta peggio. Questo non significa che il percorso... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara Gaia,
comprendo profondamente la tua sofferenza. È davvero doloroso cercare attenzione e riconoscimento da una persona che, almeno in apparenza, sembra respingerti o mostrarsi indifferente. Il bisogno...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco bene la fatica che descrivi: quando la mente sembra ripetere gli stessi pensieri su sé stessa, può nascere la sensazione di rimanere bloccato e di non riuscire a liberarsene. Questo vissuto è molto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Le esperienze che descrive, l’ansia improvvisa, la sensazione di sbandamento, la paura che possa “riaccadere”, possono essere molto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che racconti emerge una grande fatica nel gestire alcune reazioni della tua compagna, soprattutto quando entrano in gioco la tua ex moglie e gli impegni legati a vostra figlia. Le sue esplosioni... Altro
Gravidanza voluta, sposati. Da quando ho scoperto la gravidanza oscillo in continuazione fra continuare o meno. adoro la mia vita di ora, non riesco a provare gioia anche xallattamento o bambini piccoli, neanche pensando di annunciare la gravidanza...avevo fissato ivg ma annullata, dopo 1 giorno ci sto ripensando, mio marito propende per continuare ma rispetta la mia scelta, come prendere una decisione definitiva?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Cara G.,
quello che stai vivendo merita molta delicatezza. L’ambivalenza che descrivi, il continuo oscillare tra andare avanti e tornare indietro, non è un segnale di confusione “patologica”, ma spesso è la forma che prende il tentativo di tenere insieme parti diverse di sé, ciascuna con bisogni e paure legittime.
Mi colpisce che tu non parli molto di te: della tua storia, del momento di vita in cui questa gravidanza è arrivata, di quali risorse senti vicine e quali più lontane. Tutti elementi che non servono a “giudicare” la scelta, ma a capire chi sei tu dentro questa scelta.
Una decisione così intima non può arrivare dall’esterno. Può però emergere più chiaramente se trovi uno spazio in cui esplorare: cosa in te tende verso il continuare, cosa in te tende verso l’interrompere, quali paure stanno parlando, quali desideri sono rimasti più silenziosi, quali condizioni concrete ti sostengono o ti appesantiscono.
Non serve avere già una risposta, serve potersi ascoltare senza fretta e senza pressioni. Per questo sarebbe utile sapere anche a che punto della gravidanza sei e quanto tempo hai per prenderti questo spazio di riflessione.
Se lo desideri, possiamo lavorarci insieme , anche online, per aiutarti a distinguere le voci interne, dare un nome alle emozioni e arrivare a una decisione che non sia dettata dal panico, ma da una forma di coerenza con te stessa.
Ti mando un pensiero caldo e rispettoso. Qualunque strada sceglierai, l’importante è che tu possa riconoscerti nella scelta.
Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio?
visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso.
nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo
se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà
il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento.
mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso. Come posso gestire tutto questo? Vi ringrazio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Caro P., capisco quanto possa essere difficile per lei convivere con una paura così intensa e persistente, soprattutto in un momento di vita già profondamente segnato dalla malattia di sua moglie e da un equilibrio familiare complesso. Quando l’ansia cresce, in particolare in persone che da tempo convivono con ipocondria e sensibilità corporea, è frequente che la deglutizione diventi un punto critico: i muscoli si irrigidiscono, il gesto automatico diventa controllato e temuto, e ogni sensazione viene amplificata. Questo non significa che ci sia un reale pericolo, ma che l’ansia sta occupando uno spazio molto grande.
Le visite che ha già effettuato non sembrano indicare problemi organici significativi, e questo è un elemento importante. Una volta esclusi i fattori fisiologici, diventa fondamentale comprendere come questa paura si sia costruita nella sua storia personale e quali eventi recenti la stiano alimentando. La malattia di sua moglie, la sensazione di solitudine emotiva nel matrimonio, la responsabilità verso sua figlia: tutti questi aspetti possono intensificare la percezione di vulnerabilità e riattivare schemi di pensiero rigidi, ricorsivi, come un sistema che va in loop.
In un percorso psicologico sarebbe utile esplorare: quali emozioni emergono prima, durante e dopo gli episodi di difficoltà nella deglutizione; quali pensieri li accompagnano e li mantengono; quali strategie di controllo mette in atto e come, talvolta, aumentano la paura; quali aspetti della sua storia familiare e personale hanno contribuito a formare questa sensibilità; come la situazione attuale in famiglia stia amplificando il senso di minaccia.
Non so se attualmente sia seguito da uno specialista o se abbia già intrapreso un percorso psicoterapeutico o farmacologico. In ogni caso, parlarne con un professionista può aiutarla a ritrovare un senso di sicurezza interna e a interrompere quel circolo vizioso che oggi rende il momento del pasto così pieno di timore.
La buona notizia è che queste difficoltà possono essere affrontate e ridimensionate. Questo non accade dall’oggi al domani, ma attraverso un lavoro graduale e condiviso, che permette di riconoscere i segnali dell’ansia, dare un nome alle emozioni e costruire modalità più funzionali per gestirle. Ogni sintomo ha una storia e un significato: comprenderli insieme può aprire la strada a un cambiamento reale.
La invito a non affrontare tutto questo da solo; cercare aiuto non è un segno di debolezza ma un atto di cura verso se stesso e verso le persone che ama.
Un caro saluto e l'augurio di ritrovare la serenità.
Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato su consiglio di una psicologa da cui vado, ma mi sono sentita rispondere che ho bisogno io di curarmi. Mia figlia ha una bimba di due anni e sono molto preoccupata!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Carissima, nella sua lettera sento una forte preoccupazione, insieme al desiderio sincero di proteggere sia sua figlia che la sua nipotina. Quando si osservano segnali di fatica in una persona che amiamo, è naturale cercare risposte e qualcuno che ci orienti.
Per comprendere meglio la situazione sarebbe utile conoscere alcuni elementi come l’età di sua figlia e la sua, se una diagnosi è stata formulata da un professionista, quali comportamenti la stanno mettendo in allarme, quali risorse familiari o sociali sono presenti attorno a lei.
A volte, più che concentrarsi su un nome diagnostico, è importante guardare alla persona nella sua interezza: cosa sta vivendo, quali bisogni sta esprimendo, quali fatiche sta cercando di comunicare, magari anche in modo conflittuale o difficile da decifrare.
Il passo più utile può essere quello di creare uno spazio di ascolto non giudicante, in cui sua figlia possa sentirsi riconosciuta e non etichettata. Da lì può diventare più semplice valutare insieme se un supporto professionale possa aiutarla a stare meglio.
Se desidera approfondire, sono qui. Un caro saluto.
Dott.ssa Maria Pia Catanzariti
Salve mi hanno diagnosticato amaxofobia
Ho intrapreso vari percorsi di terapia
Terapia breve strategica terapia cognitiva comportamentale ipnosi
Nessuna mi ha aiutato chiedevo se emdr può essere d aiuto anche se nn mi ricordo di nessun trauma
La paura e il disagio sono cominciate a 30 anni e sono 20 anni che provo di tutto
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile P., dalla sua descrizione emergono alcuni elementi importanti, ma ne mancano altri che sarebbero utili per comprendere meglio il quadro: la sua età attuale, il contesto di vita, le relazioni significative, così come la durata e l’andamento dei percorsi terapeutici già intrapresi. Tutti aspetti che, in un’ottica sistemico relazionale, aiutano a dare senso all’esordio e al mantenimento della paura. L’EMDR è certamente uno strumento valido, soprattutto quando è presente un evento traumatico riconoscibile, ma può essere utilizzato anche in modo più ampio. Tuttavia, dopo tanti tentativi che non hanno portato il sollievo sperato, ciò che davvero fa la differenza non è tanto "provare un'altra tecnica", quanto inserirla in un percorso che tenga conto della sua storia, delle sue risorse e del modo in cui la paura si è intrecciata con la sua vita negli anni.
Per questo le suggerisco di valutare un consulto psicologico approfondito, che possa aiutarla a orientarsi e a individuare l’approccio più adatto a lei in questo momento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pia Catanzariti
Domande più frequenti
-
Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…