Domande del paziente (18)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
dalle sue parole emerge tutta la fatica, la rabbia e anche il dolore che ha attraversato in questi mesi. Ha vissuto una ferita importante nella relazione, ha provato a ricostruire e si...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che descrive è comprensibilmente fonte di confusione e, in alcuni momenti, anche di frustrazione. Dalle sue parole emerge un investimento affettivo autentico e il desiderio...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive è complessa ma, da un punto di vista psicologico e sociale, non così rara come può sembrare. Dinamiche di questo tipo nei gruppi spesso non dipendono da una reale...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, si sente quanto questa esperienza l’abbia coinvolta profondamente e quanto stia cercando di dare un senso a ciò che è accaduto.
Da quello che racconta, sembra che tra voi ci fossero differenze...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Andrea, dal suo racconto emerge quanto questa relazione sia stata emotivamente coinvolgente e, allo stesso tempo, faticosa e confusa. Si percepisce chiaramente il suo impegno nel cercare di comprendere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
dalle sue parole si sente quanto questo periodo sia stato pesante per lei. Sta affrontando molte difficoltà insieme: la fatica sul lavoro, il senso di frustrazione, la gestione dei figli,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che scrive sembra che negli anni abbia trovato un modo di stare al mondo che per lei funziona: dare attenzione a ciò che è vicino, alle relazioni, ai valori che sente importanti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che racconta si sente quanto questa relazione sia stata coinvolgente per lei e quanto, nonostante la scelta di interromperla, il legame emotivo sia ancora molto presente. Quando...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che racconta si percepisce quanto questo percorso sia stato importante per lei. Dopo tanti anni di lavoro insieme è comprensibile che il suo terapeuta fosse diventato, come dice,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, dalle sue parole emerge un dubbio importante, che riguarda non solo la sua partner ma anche il suo modo di vivere le emozioni e le relazioni.
È possibile che il modo molto affettuoso e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, dalle sue parole emerge tutta la fatica che sta vivendo in questo momento. Le discussioni con suo padre sembrano toccare aspetti molto profondi: non solo questioni economiche o pratiche,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, ha preso una decisione che non riguarda solo il lavoro ma il tipo di vita che desidera costruire, ed è normale che dopo una scelta così importante emergano dubbi, ansia e anche rimpianto,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, da ciò che descrive emerge una condizione di sovraccarico molto elevato, protratto nel tempo e sostenuto con grande senso di responsabilità. Il fatto che oggi compaiano stanchezza intensa... Altro
Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, dalle sue parole emerge tutta la preoccupazione e il senso di responsabilità che sente verso sua figlia. Si percepisce quanto tenga a proteggerla e quanto questa situazione la faccia sentire incerta su come muoversi.
L’autolesionismo in adolescenza è un segnale importante, che spesso rappresenta un modo per gestire emozioni molto intense che i ragazzi faticano a esprimere diversamente. Il fatto che sua figlia colleghi questi gesti ai litigi con il fidanzatino ci dà un’indicazione: probabilmente in quei momenti sperimenta vissuti emotivi molto forti, che non riesce ancora a regolare o comunicare.
È comprensibile che lei si chieda “cosa le manca”, soprattutto vedendo che, dall’esterno, sembra avere tutto. Tuttavia, il benessere emotivo non dipende solo da ciò che si ha, ma anche da come si vivono le relazioni, da quanto ci si sente compresi e sostenuti nei momenti di difficoltà.
Il punto centrale, in questo momento, è mantenere aperto il dialogo con sua figlia, cercando di accogliere ciò che prova senza giudizio o allarmismo, così da non farle sentire il bisogno di nascondersi. Allo stesso tempo, è importante non sottovalutare questi segnali: un supporto psicologico per sua figlia potrebbe aiutarla a trovare modalità più sicure per esprimere e gestire le emozioni.
Rispetto al padre, comprendo il timore della sua reazione, ma potrebbe essere utile, con i tempi e i modi adeguati, trovare una modalità per coinvolgerlo, affinché vostra figlia possa sentirsi sostenuta da entrambi, evitando interventi esclusivamente punitivi che rischierebbero di aumentare la chiusura.
Sta già facendo molto nel porsi queste domande e nel cercare un aiuto: non è sola in questo, e ci sono strumenti per accompagnare sua figlia in modo efficace in questa fase delicata.
Un caro saluto.
Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, dalle sue parole emerge tutta la fatica, il senso di smarrimento e anche il peso che sta portando dentro da tempo. Si trova in una fase della vita in cui sente il bisogno di dare una direzione, di trovare qualcosa che la rappresenti davvero, e allo stesso tempo sperimenta una forte difficoltà nel riconoscere ciò che potrebbe appassionarla e motivarla.
Il vissuto che descrive, quel senso di vuoto, di noia e di mancanza di significato, può risultare molto frustrante, soprattutto quando si accompagna al desiderio sincero di “trovare la propria strada” e di investirci energie. È comprensibile che, in questa condizione, anche le opportunità disponibili le appaiano limitate o poco stimolanti.
La situazione lavorativa che sta vivendo, inoltre, sembra contribuire ad aumentare il suo malessere, un clima relazionale difficile può incidere profondamente sulla percezione di sé e sulle proprie prospettive, rendendo ancora più complicato immaginare un cambiamento.
Spesso, la scintilla non si presenta in modo improvviso e chiaro, ma si costruisce nel tempo, attraverso esperienze, tentativi, e anche momenti di incertezza come quello che sta attraversando ora. Potrebbe essere utile, gradualmente, spostare l’attenzione dalla ricerca immediata di una passione definita, alla possibilità di esplorare piccoli passi, anche partendo da ciò che sente meno distante o meno sgradevole, dandosi il tempo di conoscersi meglio senza la pressione di dover trovare subito una risposta definitiva.
Un caro saluto.
Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
Grazie per le vostre eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, dalle sue parole emerge chiaramente il senso di frustrazione, solitudine e anche di confronto che sta vivendo in questo periodo. Il desiderio di “vivere di più” la sua età, di condividere momenti leggeri e piacevoli con una compagnia, è del tutto comprensibile, così come il disagio che prova nel sentirsi, invece, ferma e un po’ ai margini.
La situazione che descrive sembra intrecciare più aspetti: da un lato una rete sociale presente ma non sempre disponibile nei momenti in cui lei ne avrebbe più bisogno, dall’altro una fase di vita in cui mancano riferimenti strutturanti come studio o lavoro. Questo può amplificare molto la percezione di vuoto e portare più facilmente a pensieri svalutanti su di sé.
Il passaggio che fa, dal “non ho una compagnia” al “sono io sbagliata”, è molto significativo. È comprensibile che accada, ma è importante sottolineare che si tratta di un’interpretazione, non di un dato di realtà. Le dinamiche sociali, soprattutto in questa fase della vita, cambiano spesso per motivi contingenti (trasferimenti, relazioni, nuovi equilibri) e non definiscono il valore personale.
Fa riferimento anche a quella sensazione per cui sembra che gli altri stiano vivendo esperienze più piene e soddisfacenti mentre lei resta indietro: questo tipo di vissuto è molto comune e può alimentare ansia e senso di esclusione, portando a guardare la propria vita in modo più critico e severo.
Potrebbe essere utile, in questo momento, lavorare su due piani. Da un lato, provare gradualmente a creare occasioni, anche piccole, che non dipendano esclusivamente dagli altri gruppi già formati: iniziative, attività, contesti nuovi possono offrire possibilità diverse e più in linea con i suoi bisogni attuali. Dall’altro, iniziare a osservare e mettere in discussione quei pensieri automatici che la portano a definirsi “sbagliata”, provando a sostituirli con una lettura più ampia e realistica della situazione.
Il fatto che riconosca che questa possa essere una fase, legata anche al momento di vita che sta attraversando, è già un elemento importante. Con il cambiamento delle sue giornate, è possibile che anche il suo vissuto relazionale si modifichi.
Se sente che l’ansia e il senso di appiattimento stanno diventando pervasivi, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a rielaborare questi vissuti e a ritrovare un senso di movimento più personale.
Un caro saluto.
Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, il dubbio che porta è comprensibile, ricevere una diagnosi già al primo incontro può sorprendere e lasciare un po’ spiazzati, soprattutto quando si tratta di qualcosa di così delicato come un possibile disturbo ossessivo compulsivo.
In alcuni casi, se durante il colloquio emergono elementi molto chiari e specifici, uno specialista può arrivare a formulare una diagnosi già dalla prima seduta. Questo può accadere soprattutto quando delle caratteristiche ben definite e riconoscibili.
Al di là del momento in cui viene formulata una diagnosi, può essere utile dare spazio a come è stato per lei riceverla. A volte può aiutare fermarsi ad ascoltare le proprie sensazioni: se questa diagnosi l’ha spaventata, o se si è sentito compreso e accolto, oppure se è rimasta un po’ di confusione. La diagnosi, infatti, non è solo un’etichetta, ma dovrebbe essere uno strumento per fare chiarezza e orientare il percorso. Per questo è importante che venga restituita in modo comprensibile, lasciando spazio a domande, dubbi e riflessioni.
Se sente incertezza, potrebbe essere utile portare queste domande direttamente alla specialista, chiedendo come è arrivata a questa valutazione e su quali elementi si è basata. Questo può aiutarla a comprendere meglio il suo punto di vista e a sentirsi più parte attiva del percorso.
Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato.
Da quello che racconti si percepisce quanto tu stia portando dentro da tempo: la perdita di tua nonna, l’ansia, la paura della morte, le difficoltà in famiglia, la fatica a fidarti.
La perdita di una persona cara, soprattutto se significativa, può lasciare un segno profondo. Gli attacchi d’ansia, la paura della morte e il fatto di non essere ancora riuscita a parlarne con qualcuno fanno pensare che quel dolore sia rimasto in parte “bloccato”, senza avere uno spazio per essere elaborato. Col tempo, questo può diventare sempre più pesante.
Il sentirsi non compresa, trattenere ciò che provi e far finta di niente dopo i litigi sono tutte esperienze che, nel tempo, possono generare molta tensione emotiva. In questo contesto, la tua sensibilità non è affatto un problema, ma una risorsa preziosa; semplicemente, sembra che al momento tu non senta di avere uno spazio sicuro in cui poterla esprimere. È anche comprensibile che tu abbia sviluppato quello che descrivi come un “doppio lato”: da una parte solare e ironica, dall’altra più fragile e nascosta. È qualcosa che molte persone vivono, soprattutto quando sentono il bisogno di proteggere le proprie emozioni. Anche le difficoltà di fiducia possono nascere proprio da qui, da esperienze in cui non ci si è sentiti visti o compresi fino in fondo.
In questo senso, la fatica nello studio e la mancanza di energie che descrivi possono essere collegate a tutto questo: quando si è emotivamente stanchi o appesantiti, è normale avere più difficoltà a concentrarsi e trovare motivazione, come se gran parte delle energie fosse impegnata a gestire ciò che si prova.
Rispetto alla tua domanda: no, non sei “troppo piccola” per rivolgerti a una psicologa o a uno psicologo, se senti questo bisogno. Non è necessario “stare malissimo” per iniziare un percorso: a volte basta accorgersi, come stai facendo tu, che qualcosa dentro ha bisogno di essere compreso e alleggerito. Un percorso psicologico potrebbe offrirti uno spazio tutto tuo, dove poter parlare liberamente di tua nonna, delle tue paure, delle emozioni che tieni nascoste e anche delle difficoltà con i tuoi genitori.
Non c’è nulla di sbagliato in te: stai attraversando qualcosa di complesso e stai cercando di affrontarlo con le risorse che hai.