Domande del paziente (17)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, quello che descrive non sembra affatto una semplice "mancanza di volontà". Crescere in un ambiente in cui il cibo viene costantemente caricato di giudizio, controllo, colpa e vergogna può influenzare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, comprendo il senso di impotenza che sta vivendo come padre. Quando si assiste alla sofferenza di un figlio, soprattutto in un percorso lungo e fatto anche di ricadute, è naturale sentirsi scoraggiati... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, quello che sta vivendo sembra essere il risultato di anni molto pesanti dal punto di vista emotivo. La separazione da suo padre, il clima di sofferenza che si è creato in casa e il senso di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Gentile M., da quello che racconta non sembra esserci nulla di sbagliato nel fatto che lei scelga di fermarsi a dormire dal suo fidanzato una volta a settimana, soprattutto considerando la sua età, la... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Gentilissima, quello che descrive è un’esperienza piuttosto frequente nel passaggio dal liceo all’università. L’università comporta spesso un cambiamento importante: l’ambiente è più competitivo e più... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Gentile paziente, capisco i suoi dubbi, che sono molto comuni nelle persone che presentano sintomi ossessivo-compulsivi insieme a difficoltà attentive.
    Prima di tutto è importante chiarire che il disturbo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, quello che descrive merita molta attenzione e comprensione. Perdere una madre a 14 anni è un’esperienza profondamente dolorosa. A volte si pensa che, con il passare degli anni, il dolore debba... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Quello che descrive sembra essere molto faticoso da vivere. Spesso i pensieri intrusivi funzionano proprio così: arrivano in modo involontario, toccando ciò che per noi ha più valore e che temiamo maggiormente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Gentilissima, capisco la sua preoccupazione, ma da ciò che descrive non emergono elementi che facciano pensare a una “sostituzione” della figura materna. Nei primi anni di vita i bambini possono creare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Quello che descrivi è un vissuto importante e merita di essere accolto senza giudizio. Dal tuo racconto sembra che questi vissuti ti accompagnino da molto tempo, quindi è comprensibile che siano così importanti... Altro


    Buongiorno, è molto tempo che sogno una persona che per me è stata importante in passato ma tra noi non c'è stato nulla se non un'amicizia. Nei sogni alle volte siamo felici, altre c'è nostalgia, altre ancora mi consola/mi da affetto e in altre provo a dire che mi dispiace non averci dato una possibilità nel passato. Quando mi sveglio poi non ho una buona giornata e alle volte sento una sensazione di vuoto.
    Questa persona non fa più parte della mia vita da molti anni. Mi date un parere in merito? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, i sogni spesso non parlano soltanto delle persone che compaiono al loro interno, ma anche di parti emotive di noi stessi, di bisogni, ricordi o vissuti che in alcuni momenti tornano a farsi sentire. Il fatto che questa persona compaia frequentemente nei suoi sogni non significa necessariamente che lei desideri realmente recuperare quel rapporto o che abbia ancora sentimenti irrisolti in senso stretto. Potrebbe invece rappresentare ciò che quella relazione evocava per lei in quel periodo della sua vita: vicinanza emotiva, possibilità, affetto, leggerezza o una versione di sé che oggi sente distante.
    Anche il senso di vuoto o malinconia al risveglio è comprensibile. Alcuni sogni lasciano un impatto emotivo intenso perché toccano aspetti profondi legati ai rimpianti, alle occasioni non vissute o al bisogno di sentirsi compresi e accolti emotivamente.
    Più che concentrarsi esclusivamente sulla persona del sogno, potrebbe essere utile chiedersi cosa rappresenti oggi per lei quella presenza: cosa sente che le manca, quali emozioni riattiva e in quale momento della sua vita questi sogni stanno tornando con maggiore frequenza. A volte la mente utilizza figure del passato per esprimere bisogni emotivi attuali.
    Se questi sogni dovessero diventare particolarmente frequenti o influenzare in modo significativo il suo benessere quotidiano, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a comprendere meglio il significato emotivo che stanno assumendo per lei in questo momento della sua vita.
    Resto a disposizione qualora volesse approfondire insieme queste riflessioni.
    Un caro saluto,
    Dott.ssa Giada Vanini


    Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio?
    visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso.
    nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo
    se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà
    il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento.
    mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso. Come posso gestire tutto questo? Vi ringrazio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, da ciò che descrive emerge una condizione di ansia molto intensa, che sembra essersi ulteriormente aggravata dopo la malattia di sua moglie, evento comprensibilmente molto destabilizzante sul piano emotivo. Quando si vive per lungo tempo in uno stato di forte allerta, soprattutto in presenza di ipocondria e anginofobia, il corpo può arrivare a “controllare” in maniera eccessiva funzioni naturali come la deglutizione, fino a renderla faticosa e percepita come pericolosa. Inoltre, più cerca di controllare volontariamente la deglutizione, più i muscoli della gola tendono a irrigidirsi, aumentando la sensazione di blocco e alimentando il circolo della paura. Anche il timore costante della polmonite ab ingestis o del soffocamento sembra inserirsi all’interno di questa ipervigilanza ansiosa.
    Questo non significa che la sua sofferenza non sia reale: al contrario, il disagio che sta vivendo appare molto intenso e limitante. Proprio per questo, più che continuare a cercare rassicurazioni fisiche o sottoporsi ripetutamente a controlli nel tentativo di “escludere definitivamente” un pericolo, potrebbe esserle molto utile affrontare il nucleo ansioso e fobico del problema con un professionista esperto in disturbi d’ansia e somatizzazioni. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a ridurre l’ipercontrollo sul corpo, la paura del soffocamento e l’ansia anticipatoria che ormai sembra accompagnare anche momenti quotidiani come mangiare o bere.
    In questo momento sta sostenendo un carico emotivo molto grande, tra le difficoltà personali, la crisi affettiva e la malattia di sua moglie. Il suo corpo sembra esprimere una tensione che da troppo tempo cerca di gestire da solo.
    Rimango disponibile nel caso in cui sentisse il bisogno di approfondire tali aspetti.
    Un caro saluto,
    Dott.ssa Giada Vanini


    Sento il mio io diviso, come due persone, io e un io più interno. Sono sempre io, ma se parlo a voce alta parlo per parlare con lui, mi vedo allo specchio e lo saluto, mi fa le battute e rido. Si potrebbero vedere più semplicemente come io come pensiero dialogato e io come pensiero spontaneo. So la differenza, ma comunque sento una divisione radicale in me stesso. Mi sento depersonalizzato quando non sto pensando a me stesso o parlando con me stesso, come quando sto facendo qualcosa di spontaneo o sono fuori con altri e soprattutto se parlo con altri. Mentre invece ritrovo il pensiero molto più potente e profondo se penso considerando anche me stesso, se penso e allo stesso tempo penso che io sono io. Se lo faccio, mi sento più partecipe o attivo. È difficile da spiegare e da intendere. È come se, ad esempio, mentre sto parlando con qualcuno, se allo stesso tempo oltre a pensare a quello che dico a quella persona, che è un pensiero spontaneo, penso anche all'altro me che è più interno, io sia più presente o mi senta più identificato. Ma questa cosa è molto radicalizzata. Quell'io che parla con gli altri non sono io. Questo che scrive sono io. Sono io solo quando sono con me stesso. Oppure se penso a me stesso mentre sto con altri. Anche se parlo con uno ma penso a me stesso e penso a una risposta suggerita dal me stesso e non dal me, allora quella risposta è più presente e più autentica. Come se dovessi ogni volta ricordarmi chi sono.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, quello che descrive sembra avere a che fare con una forte esperienza di sdoppiamento del senso di sé, ma allo stesso tempo con una buona capacità di osservare ciò che accade dentro di lei. Il fatto che lei riesca a distinguere tra un "pensiero spontaneo" e un "pensiero dialogato" indica che non vive queste parti come entità separate, bensì come modalità diverse della sua esperienza interna.
    Molte persone hanno una forma di dialogo interno, ma nel suo racconto sembra assumere una funzione particolare: quando sente il contatto con questo "io interno" si percepisce più presente, più autentico e più continuo con se stesso. Al contrario, nelle situazioni sociali o spontanee potrebbe sperimentare una sensazione di minore familiarità con se stesso, quasi come se perdesse il senso soggettivo della sua presenza.
    Potrebbe essere utile esplorare il rapporto tra autoconsapevolezza, senso di identità, controllo dell’esperienza interna e vissuti di depersonalizzazione. La situazione che descrive merita di essere compresa nel suo significato personale. Pertanto, si tratta di una tematica che sarebbe utile approfondire.
    Resto a disposizione.
    Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini


    Buongiorno,
    mi sono trasferita a 8 mesi in una nuova città con il mio compagno, dopo la stessa laurea conseguita da entrambi. Lui ha trovato lavoro subito, io no. Negli ultimi due mesi ho avuto una patologia di compressione dello stretto toracico, sono finita in pronto soccorso pensando al peggio ma sto fisicamente bene. Da allora, circa due mesi, ho iniziato ad avere attacchi d'ansia, il mio medico di base mi ha prescritto lo Xanax, che uso quasi quotidianamente da un mese. Inizio a svegliarmi piangendo, a provare sentimenti negativi anche verso le mie due gattine, talvolta violenti ma mai messi in atto. I dolori fisici si spostano, prima la spalla, poi diventa la caviglia, poi il collo, senza criterio nè sforzi che li giustifichino. Mi sono trasferita a Torino, dal sud, sperando di avere più opportunità (ho una laurea in Informatica) eppure mi ritrovo senza un euro, un lavoro, nè la possibilità di fare qualche corso che mi interessi e mi dia gioia. Non riesco neanche a uscire di casa a volte, mi devo sforzare, anche se sto che molto spesso uscendo mi sento meglio. Dormo male, stringo i denti ogni notte, riguardo le stesse serie tv ogni giorno per sostituire i pensieri distruttivi. Sento le ambulanze passare ogni 5 minuti o quasi, i corvi che gracchiano, i bambini urlare fuori dalla finestra e mi sembra di impazzire. Sto pensando di tornare giù da mia mamma, ma a 29 anni mi sembra un fallimento. Ho pensato ad autismo, ADHD, depressione ma ovviamente non so cosa ho, se ho qualcosa, o se sto solo lentamente impazzendo.
    Ho paura

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, la situazione che descrive sembra suggerire uno stato di significativo sovraccarico psicologico e fisiologico, probabilmente conseguente alla concomitanza di più fattori stressanti: il trasferimento, le difficoltà lavorative, il senso di isolamento, l’episodio medico vissuto con forte paura e un’attivazione ansiosa che sembra essersi progressivamente intensificata.
    Sintomi come ipervigilanza, insonnia, tensione muscolare, dolori fisici migranti, pianto frequente, difficoltà a uscire di casa e pensieri intrusivi possono manifestarsi in condizioni di ansia elevata o di sofferenza emotiva persistente. Anche i pensieri negativi verso le sue gattine, proprio perché vissuti con disagio e mai agiti, non definiscono la sua persona né implicano necessariamente una pericolosità.
    Più che cercare autonomamente una definizione diagnostica, sarebbe importante concedersi uno spazio di ascolto e cura adeguato. Oltre al supporto farmacologico prescritto dal medico, potrebbe esserle utile intraprendere un percorso psicologico o psicoterapeutico che la aiuti a comprendere ciò che sta vivendo e a recuperare progressivamente un senso di stabilità e sicurezza.
    Nel caso in cui volesse approfondire, resto a disposizione per una consulenza online.
    Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini


    Buongiorno, a luglio dell'anno scorso ho perso mia madre dopo due anni di lotte, chemioterapie e visite in ospedali di quasi tutta italia.La settimana dopo la scomparsa di mia madre , ho raggiunto la mia ragazza a Roma ma essendo alla ricerca di lavoro ho passato la maggior parte del tempo da solo in casa a cercare di tirarmi su da solo e a mandare curriculum molte volte senza avere neanche risposta. Ho la sensazione perenne di voler fuggire senza una meta , sento tutto troppo pesante e quando ripenso ai momenti passati sento una rabbia schiacciante verso me stesso per non aver fatto di più. Soffro di insonnia e quando spengo la luce mi vengono in mente soltanto gli ultimi tempi con mia madre e specialmente le ultime settimane, dove ho visto mia madre lentamente spegnersi attaccata all'ossigeno e a quel maledetto saturimetro che pian piano scendeva di percentuale. Stordita dai troppi medicinali per il dolore il suo ultimo giorno i medici dell'ambulanza gli hanno somministrato un medicinale per togliergli gli effetti e ho rivisto mia madre riprendere lucidità ahimè nel suo momento peggiore visto che non riusciva a respirare fino a perdere conoscenza e pian piano esalare l'ultimo respiro. Di queste scene non racconto mai a nessuno perchè non voglio che sappiano quanto abbia sofferto alla fine mia madre, di quanto fosse spaventata e di come io non abbia potuto fare niente.
    Tra poco sarà quasi un anno ed io non riesco a superare la cosa. Grazie a chi mi leggerà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, la ringrazio per aver trovato la forza di condividere qualcosa di così doloroso e profondo. Da ciò che racconta emerge quanto lei sia stato vicino a sua madre durante una sofferenza lunga, intensa e umanamente molto difficile da sostenere. Essere testimone del progressivo peggioramento di una persona amata lascia spesso immagini, emozioni e sensazioni che continuano a riaffacciarsi anche a distanza di tempo, soprattutto nei momenti di silenzio e vulnerabilità come la notte.
    Il senso di colpa, la rabbia verso sé stessi e la sensazione di “non aver fatto abbastanza” sono vissuti molto frequenti in chi attraversa un lutto così traumatico, ma non significano che lei abbia davvero mancato in qualcosa.
    Anche il desiderio di fuggire, la fatica nel trovare leggerezza, l’insonnia e il sentirsi bloccato dopo quasi un anno possono essere segnali di un dolore che non ha ancora trovato uno spazio sicuro in cui essere elaborato. E il fatto che lei abbia tenuto tutto dentro, per proteggere gli altri dalla durezza di ciò che ha visto, probabilmente ha reso questo peso ancora più solitario.
    Non esiste un tempo “giusto” per superare una perdita così significativa, soprattutto quando gli ultimi ricordi sono così traumatici. Però non dovrebbe affrontare tutto questo completamente da solo. Parlare di ciò che ha vissuto, gradualmente e con qualcuno che possa accoglierlo senza giudizio, può aiutarla a dare un senso e un contenimento a immagini e emozioni che oggi sembrano travolgerla. Il fatto che lei sia riuscito a scrivere queste parole è già un passo importante.
    Se sentirà il desiderio di avere uno spazio protetto in cui poter parlare liberamente di ciò che sta vivendo, io resto disponibile ad accoglierla e ad ascoltarla nel suo percorso, senza giudizio e con la gradualità necessaria.
    Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini


    Premetto che non ho nessuna patologia o malattia diagnosticata.
    Il mio problema è che mi sento così inutile, mi sento sola ogni giorno anche se ho le persone intorno, io sono totalmente apatica, penso sempre che tutti in realtà mi odino, sono sempre lì zitta e tranquilla sento di essere una brava persona ma di non essere abbastanza per nessuno,non sento di avere uno scopo nella vita.
    Ogni giorno mi sento sempre più a pezzi, perché mi sento così? Stamattina mi sono detta oggi devo essere positiva con me stessa ma quando sono tornata a casa ho pianto.
    tutti sono felici io non ci riesco, perché non ho niente di bello nella mia vita, ho paura di sentirmi per sempre così

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giada Vanini

    Buongiorno, mi dispiace che stia attraversando un periodo così pesante. Da ciò che descrive emerge una profonda sofferenza emotiva, fatta di solitudine, senso di inadeguatezza e difficoltà nel riconoscere il proprio valore. Quando si sta male a lungo, è facile convincersi di non essere abbastanza o che nulla possa cambiare, ma il dolore che prova non definisce chi è né il suo valore come persona.
    Il fatto che abbia cercato di essere positiva con sé stessa dimostra che una parte di lei desidera stare meglio. Tuttavia, cercare di “imporsi” di stare bene quando si è emotivamente esausti può diventare frustrante, perché il dolore non sparisce semplicemente con la volontà.
    Credo sia importante che lei non affronti tutto questo da sola. Dovrebbe prendere in considerazione l’idea di concedersi uno spazio di ascolto e supporto, che può aiutarla a comprendere e alleggerire ciò che sta vivendo.
    Resto a disposizione, anche online, nel caso in cui volesse dare spazio a questa sua sofferenza.
    Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini


Domande più frequenti

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