Salve, sono mesi che attraverso momenti di totale abbattimento, nel senso che passo da giornate in c

Salve, sono mesi che attraverso momenti di totale abbattimento, nel senso che passo da giornate in cui riesco a essere positiva e mi sembra che la vita sia bellissima e giornate in cui vedo tutto nero e la mia testa inizia ad entrare in certi abissi e mi autoconvinco che tutti i sabotaggi che mi induco siano giusti perché è tutto inutile. Sono seguita da un tricologo a causa di una forte caduta di capelli accaduta circa 13 anni fa quindi seguo una cura ecc e sono mesi ormai che non riesco più a seguirla assiduamente proprio perché ho di continuo questa giornate buie e mi giustifico dicendomi che sia a causa della sindrome dell’ovaio policistico che ho, che sono solo momenti e che tutto passerà. Sono arrivata a un punto in cui mi sento disperata e vorrei aiuto per riuscire ad affrontare queste giornate ma la mia “paura” è che questo mio “problema” non sia degno di essere seguito da uno psicologo perché sono sciocchezze. Non ho mai avuto il coraggio di contattare uno specialista per poter parlare.

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Grazie per la sua domanda. Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto. Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute. Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità. Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp al numero 349-75.1 8.934, oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it⁠. Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri. Cordiali saluti, Dott. Michele Scala Psicologo Psicoterapeuta

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Doctor #244064

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Ne ha parlato qui, con questo suo scritto. Ha parlato a psicologi che la ascoltano. Quindi ha cominciato a provare lo sforzo di fare qualcosa per prendersi cura di sé anche dal punto di vista psicologico. Coraggio... Può fare il passo successivo.

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Doctor #616264

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Buonasera, grazie per aver descritto la sua situazione. I momenti di forte abbattimento, il passare da giornate in cui tutto sembra possibile ad altre in cui prevalgono pensieri negativi, autosabotaggio, senso di inutilità e difficoltà a prendersi cura di sé possono diventare molto pesanti da sostenere nel tempo. Molte persone arrivano in terapia proprio con questa paura, con il pensiero che “forse il mio problema non è abbastanza grave”. In realtà, non serve “toccare il fondo” per chiedere aiuto psicologico. La psicoterapia non è riservata solo alle emergenze, ma anche a quei momenti in cui ci si sente bloccati, svuotati o intrappolati in schemi che fanno soffrire. Dal suo racconto emerge anche quanto il rapporto con il corpo e con la salute possa influire sul benessere emotivo. Condizioni come la Sindrome dell’ovaio policistico, la gestione di una terapia tricologica o la paura di perdere il controllo possono avere un impatto significativo sull’autostima, sull’umore e sulla percezione di sé. Quando si attraversano periodi di vulnerabilità psicologica, è frequente interrompere cure, isolarsi o convincersi che “non serva più a nulla”. In psicoterapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, si lavora spesso con persone che vivono oscillazioni dell’umore, pensieri autosvalutanti, ansia e senso di impotenza, difficoltà nel prendersi cura di sé, problematiche legate all’autostima e all’immagine corporea, periodi di forte stanchezza mentale ed emotiva. Si aiuta quindi il paziente a comprendere e interrompere quei circoli viziosi che portano a stare sempre peggio, lavorando sui pensieri automatici negativi, sulla gestione delle emozioni e sul recupero di abitudini e comportamenti che aiutino la persona a ritrovare equilibrio e stabilità. Cordialmente, AM

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Doctor #616721

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Salve, mi dispiace che sottovalutata il suo malessere. Io non posso giudicare il livello di malessere che senti ma so che è tanto da quello che scrivi e da come lo senti ed è una percezione soggettiva. Siamo cresciuti con la concezione che c'è chi sta peggio di noi ma in realtà è un sentito e un percepito individuale che non può essere comparato. Le tue parole, sensazioni, idee, pensieri hanno il diritto di essere ascoltate e accolte senza sentirsi sbagliati. Io sono disponibile Dottoressa Casumaro

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Doctor #635190

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Gentilissima, il corpo é il riflesso di come stiamo dentro di noi ed ogni “problema” é degno di essere affrontato. Ecco perché le consiglio un’approfondimento personale, attraverso lo spazio sicuro del colloquio psicologico. Provi a vedere il/la professionista che la fa sentire più a suo agio per potersi aprire, così da riscoprire se stessa. Si ricordi che solo Lei potrà decidere veramente di farsi accompagnare in questo percorso, così da ritrovare la sua serenità. Saluti Dott. Maurizio Di Benedetto

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Doctor #17076

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Buongiorno. Credo che stati d'animo di disperazione e di abbattimento non siano mai sciocchezze soprattutto se impattano sul funzionamento della persona nella quotidianità e inducono sofferenza. Attraverso un percorso psicologico si possono comprendere i fattori soggettivi (intrapsichici e relazionali) non escludendo anche fattori di natura biologica che possono essere alla base di queste "oscillazioni dell'umore". A volte ci possono essere dei fattori scatenanti che innescano queste reazioni emotive, legati alla propria storia di vita e ad eventuali eventi traumatici non risolti. Intraprendere un percorso di psicoterapia, dopo una valutazione iniziale, le può consentire di riappropriarsi di una capacità di regolazione delle emozioni e della sua vita in generale. Dott.ssa Alessandra Marra

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Doctor #692299

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Cara amica, voglio accogliere le tue parole partendo dal dubbio finale che ti logora e risponderti con tutta la fermezza, il calore e l’assoluta certezza clinica di cui sono capace: no, le tue non sono affatto sciocchezze. Sei assolutamente, totalmente ed enormemente degna di ricevere l'aiuto di uno psicologo. È doloroso e straziante vedere come la tua mente, oltre a farti sprofondare in quegli abissi nei giorni bui, usi le energie rimaste per svalutare la tua stessa sofferenza, dicendoti che il tuo problema "non è dignitoso". Questo autosabotaggio è il sintomo tipico di un carico emotivo che ha superato il livello di guardia. Quando una persona arriva a sentirsi disperata, a vedere tutto nero e a rinunciare persino a curare il proprio corpo (come la terapia tricologica), siamo di fronte a un grido d'aiuto importante, non a un capriccio. Guardiamo insieme cosa sta succedendo al tuo organismo attraverso il mio metodo integrato, per restituirti la legittimità del tuo dolore e darti il coraggio di fare quel primo passo. Questo passare da giornate in cui la vita è bellissima a giornate di buio totale in cui ti autoconvinci che "tutto è inutile" descrive una forte polarizzazione emotiva. Dire a te stessa che "è colpa dell'ovaio policistico, sono solo momenti e passerà" è un tentativo della mente di normalizzare una situazione che normale non è. Certo, l'equilibrio ormonale influisce, ma usare la diagnosi medica come uno scudo per non guardare l'abisso è il modo in cui rimandi la richiesta d'aiuto, restando bloccata da mesi in questo circolo vizioso. Nella psicologia Funzionale, analizziamo la perdita dei capelli (alopecia o forte defluvio accaduto 13 anni fa) come una reazione profonda del piano Fisiologico a uno stress antico, a una perdita o a un sovraccarico. I capelli, biologicamente, rappresentano la nostra protezione, la nostra forza e la nostra identità sociale. Il fatto che tu da mesi non riesca più a seguire assiduamente la cura del tricologo non è pigrizia. È un segnale di esaurimento energetico. Quando la testa entra negli abissi, l'organismo va in "blocco d'azione": manca letteralmente la spinta vitale per prendersi cura di sé. Il pensiero inconscio diventa: «Se tutto è nero e inutile, perché dovrei sforzarmi di mettere la lozione o prendere la pillola?». Questo abbandono della cura, purtroppo, alimenta il senso di colpa e la disperazione, creando un secondo trauma. Cara, il fatto che tu abbia scritto qui dimostra che la tua parte sana, quella che vuole vivere e stare bene, sta finalmente prendendo il sopravvento sulla paura. Non devi affrontare tutto questo da sola. Ti invito con il cuore a fare quel passo che finora ti è mancato: Se lo vorrai, potremo fare un primo colloquio insieme, online, in un ambiente totalmente privo di giudizio. Non aspettare che passi da solo, perché sono mesi che aspetti e il prezzo che stai pagando in termini di serenità è troppo alto. Sei giovane, hai 27 anni, e meriti che la tua vita sia bellissima non solo a giorni alterni, ma nella sua splendida e reale totalità. Un caro e protettivo saluto. Vincenzo Lucifora

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Doctor #304198

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Da ciò che descrive emerge una sofferenza che sta avendo un impatto concreto sulla sua vita quotidiana, sul suo benessere emotivo e perfino sulla capacità di seguire con continuità cure che per lei sono importanti. Per questo motivo, non definirei affatto ciò che sta vivendo come una "sciocchezza". Molte persone esitano a rivolgersi a uno psicologo perché pensano che il proprio disagio non sia abbastanza grave o che ci siano problemi "più importanti". In realtà, non è necessario attendere di stare peggio o di raggiungere un punto di rottura per chiedere aiuto. Mi colpisce in particolare il fatto che lei descriva da mesi giornate in cui si sente sopraffatta da pensieri molto negativi, fino a convincersi che tutto sia inutile. Al di là delle possibili cause o dei fattori che possono contribuire a questi vissuti, il fatto che le stiano causando tanta sofferenza merita attenzione e ascolto. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui comprendere meglio ciò che sta attraversando e trovare modalità più efficaci per affrontare questi momenti difficili, senza doverli gestire da sola. Ilenia Ceravolo, Psicologa

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Doctor #708329

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Buonasera, se queste sensazioni di sofferenza date da queste giornate "buie" non passano o si fanno vermente troppo difficili lo studio di uno psicoterapeuta può essere veramente innanzitutto un porto affidabile dove lei può cercare di affidarsi, il coraggio che lei può impiegare all'inizio le può ritornare sotto forma di benessere. e' il coraggio di affidarsi. Se ha bisogno sono a disposizione, anche online. Saluti Dario Martelli

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Doctor #625848

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Salve, da ciò che scrive emerge una sofferenza che merita di essere ascoltata con attenzione e rispetto, non minimizzata. Una delle cose che colpisce maggiormente nel suo racconto è proprio il contrasto tra le giornate in cui riesce a vedere il futuro con fiducia e quelle in cui, invece, tutto sembra perdere significato e valore. Quando si attraversano oscillazioni emotive così marcate, spesso non è soltanto il problema specifico a creare difficoltà, ma il modo in cui si finisce per interpretare sé stessi, il proprio futuro e le proprie possibilità nei momenti più bui. Mi sembra importante sottolineare un aspetto: il fatto che lei si chieda se il suo problema sia "abbastanza grave" da meritare l'aiuto di uno psicologo è, di per sé, qualcosa che molte persone provano quando stanno soffrendo. Spesso si tende a confrontare il proprio dolore con quello degli altri e a convincersi che esistano motivi più validi per chiedere aiuto. In realtà il criterio non dovrebbe essere quanto un problema appaia grande dall'esterno, ma quanto stia incidendo concretamente sulla qualità della vita della persona. Lei racconta che da mesi fatica a seguire con costanza una cura importante per sé, che attraversa periodi di forte abbattimento, che arriva a convincersi che alcuni comportamenti di autosabotaggio siano giustificati e che si sente disperata. Questi elementi suggeriscono che il disagio sta occupando uno spazio significativo nella sua quotidianità. Non mi sembrano affatto sciocchezze. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, inoltre, è spesso utile osservare come nei momenti di maggiore sofferenza cambino non solo le emozioni, ma anche i pensieri. Quando ci sentiamo giù tendiamo a guardare la realtà attraverso una lente più negativa, a perdere fiducia nelle nostre capacità, a rimandare attività importanti e a interrompere comportamenti di cura verso noi stessi. Purtroppo questo porta spesso a un circolo vizioso: meno ci prendiamo cura di noi stessi, più aumenta il senso di impotenza; più aumenta il senso di impotenza, più diventa difficile agire. Un altro elemento che merita attenzione è che lei sta cercando da tempo di spiegare questi momenti attribuendoli a una causa specifica. È comprensibile voler trovare una spiegazione, ma a volte il rischio è di fermarsi alla ricerca della causa e non approfondire il funzionamento complessivo del problema. Comprendere cosa accade nei giorni "luminosi" e cosa invece accade nei giorni "bui", quali pensieri si attivano, quali emozioni emergono e quali comportamenti seguono potrebbe essere molto più utile che cercare una risposta semplice e definitiva. Per questo motivo credo che potrebbe essere davvero importante concedersi la possibilità di parlare con uno psicologo. Non perché la sua situazione debba necessariamente essere grave, ma perché il disagio che descrive sembra ormai stabile nel tempo e le sta sottraendo energie, serenità e capacità di prendersi cura di sé. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i meccanismi che mantengono questi stati emotivi, a sviluppare strategie più efficaci per affrontarli e a recuperare gradualmente una maggiore continuità nel benessere. Mi colpisce anche il fatto che lei scriva di non aver mai avuto il coraggio di contattare uno specialista. A volte il primo passo non è chiedere aiuto perché si è certi di averne bisogno, ma concedersi il diritto di esplorare ciò che si sta vivendo senza giudicarsi. Non serve arrivare allo stremo per meritare ascolto. Il fatto stesso che abbia deciso di scrivere questo messaggio lascia intuire che una parte di lei stia cercando una strada diversa rispetto a quella della sopportazione silenziosa. Forse vale la pena dare spazio proprio a quella parte. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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Doctor #642448

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Salve, quello che descrive merita ascolto, le oscillazioni dell'umore e i pensieri automatici come 'tutto è inutile' sono nuclei tipici di intervento in TCC. La sensazione di non essere 'degna' di aiuto è essa stessa un pensiero da osservare. Un percorso cognitivo-comportamentale può aiutarla a riconoscere i circoli ruminativi, sperimentare comportamenti alternativi nelle giornate critiche e ridurre l'autosabotaggio. Le suggerisco di contattare uno psicoterapeuta, il suo malessere è legittimo. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo

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Doctor #633436

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Capisco quanto possa essere faticoso vivere questi sbalzi così intensi: giornate in cui sembra di respirare di nuovo e altre in cui tutto si spegne e diventa pesante. Quando si alternano momenti di luce e momenti di buio così marcati, è normale sentirsi confusi, scoraggiati o addirittura “sbagliati”. Ma quello che descrivi non sono affatto “sciocchezze”, né qualcosa di troppo piccolo per chiedere aiuto. Questi vissuti hanno un impatto reale sulla tua quotidianità: sul modo in cui ti prendi cura di te, sulla costanza nelle cure mediche, sulla percezione di te stessa e sul senso di fiducia nelle tue risorse. NON è debolezza, e NON è mancanza di volontà. Quando la mente attraversa periodi di abbattimento, anche le azioni più semplici diventano difficili da sostenere. Il fatto che tu ti stia ponendo domande, che tu riconosca la fatica e che tu senta il bisogno di un sostegno, è già un segnale importante. Non serve “avere un problema enorme” per rivolgersi a uno psicologo: basta sentire che qualcosa dentro di te merita ascolto, spazio e comprensione. E quello che stai vivendo merita esattamente questo. Un percorso psicologico può aiutarti a dare un nome a ciò che senti, a comprendere da dove arrivano questi sbalzi, e soprattutto a costruire modi più stabili e gentili di stare con te stessa nelle giornate difficili. Non è un giudizio su di te, ma un luogo sicuro in cui poter portare tutto quello che ora ti pesa e tornare a stare bene. Hai già fatto un primo passo importante scrivendo qui. Il passo successivo può essere quello di concederti la possibilità di parlarne con un professionista, senza paura di essere “esagerata” o “non abbastanza”. La tua sofferenza è reale, e merita attenzione. Se vuoi, posso aiutarti a capire come potrebbe essere un primo colloquio o cosa aspettarti da un percorso, così da rendere questo passo un po’ meno spaventoso.

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Doctor #689207

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Gentile Utente, non ci sono cose che hanno diritto di essere messe in questione e altre che non lo hanno. Ogni situazione o evento che comporta sofferenza o anche solo degli interrogativi può essere portata nello studio di uno specialista. Il suo dubbio è che quelli che vive come problemi non siano "degni", "sciocchezze", potrebbe essere un'idea partire da qui! Un caro saluto

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Doctor #644914

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Buongiorno, quello che descrive non è una sciocchezza. Quando per mesi si alternano giornate in cui si riesce a vedere luce e giornate in cui tutto sembra nero, con autosabotaggi, perdita di continuità nelle cure e senso di disperazione, è già un motivo sufficiente per chiedere aiuto. A volte il problema si maschera proprio così: “passerà”, “è solo un momento”, “non è abbastanza grave per uno psicologo”. Ma questa può diventare una trappola, perché mentre si aspetta di meritare aiuto, si resta soli a gestire qualcosa che sta già pesando. Il fatto che lei abbia una sindrome dell’ovaio policistico e una storia legata alla caduta dei capelli può certamente incidere sul vissuto corporeo, sull’umore e sulla fatica quotidiana. Per questo è utile mantenere anche il riferimento medico. Però il punto psicologico è un altro: quando il dolore la porta a trascurarsi e a convincersi che “tanto è tutto inutile”, non siamo più nel campo delle sciocchezze. Un piccolo primo passo potrebbe essere non chiedersi “il mio problema è abbastanza grave?”, ma “quanto mi sta togliendo libertà?”. Se le sta togliendo continuità, cura di sé, fiducia e serenità, merita ascolto. Le suggerirei di contattare uno psicologo per un primo colloquio: non deve arrivare con un problema perfetto o con una diagnosi già chiara. Basta partire da ciò che ha scritto qui. Se invece in quelle giornate buie comparissero pensieri di farsi del male o di non voler più vivere, è importante chiedere aiuto subito: una persona fidata, il medico, il Pronto Soccorso o il 112. Un caro saluto.

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Doctor #697705

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Gent.ma utente, grazie per la sua condivisione e non tema assolutamente che le sue richieste siano sciocchezze. Il malessere psicologico può essere un problema reale e invalidante, come nel suo caso, ed è importante poter contare su professionisti qualificati che possano aiutarla. Per farlo non c'è bisogno di coraggio, ma solo di arrivare a una consapevolezza nuova, quella di voler migliorare la qualità della propria vita e ricercare una maggiore e legittima soddisfazione. Lei ci racconta di sbalzi d'umore tra giornate più spensierate e altre, invece, pervase da pensieri negativi, disillusione e tristezza. Ha bisogno, senza dubbio, di non sentirsi così in balia delle emozioni e riuscire a domare la mente, quando agisce in modo automatico e così intrusivo. I problemi di salute che deve affrontare possono essere un innesco di stress o di ansia, attivando quella sensazione di disperazione, con la catena di pensieri catastrofici che ne deriva. Poi magari, succede che riesce a essere più concentrata sul presente e a godersi il bello che c'è intorno a lei, i suoi interessi o le relazioni importanti, e la mente sembra trovare quella pace che desidera. Avverte, dunque, che non c'è controllo di queste dinamiche e che tutto sembra dipendere da fattori esterni, da quale piede mette a terra per primo quando scende dal letto. Un percorso psicologico potrebbe esserle utile proprio per cambiare la prospettiva e consentirle di condizionare lei il modo in cui andrà la giornata, costruendo attivamente un atteggiamento positivo e flussi di pensiero più flessibili, contestuali alla realtà, sostenibili. Non si tratta di evitare la strada dei problemi o delle preoccupazioni, ma di acquisire strategie efficaci per navigare nelle acque tempestose, a testa alta, sfruttando le sue potenzialità e cogliendo tutte le occasioni per sentirsi in armonia con la sua vita. Il mio consiglio è di ascoltare la parte di lei che in questo momento sta chiedendo aiuto e di cercare finalmente di comprendere meglio come sta funzionando la sua mente e come si può modificare in meglio: una mente più resiliente, più aperta, più tollerante e auto-compassionevole, ma anche determinata e curiosa. Nell'approccio che utilizzo, quello della psicologi positiva e delle tecniche di mindfulness, ci sono tutti questi elementi e strumenti pratici per notare subito dei cambiamenti importanti. Mi contatti pure, anche online, per maggiori dettagli. Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese

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Doctor #604141

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Carissima utente, da questo sfogo si coglie tutta la fatica che stai sperimentando in questo momento della tua vita. Quello che scrivi rispetto alle condizioni patologiche pregresse è sicuramente corretto in merito ad un "esser vivi" che prevede un corpo che si fa al in ogni momento carne emozionata. Quell'ovaio policistico che implica sicuramente delle alterazioni ormonali, fisiche e talvolta emotive si situa comunque in una vita, che ogni giorno ti coinvolge ed emoziona, influenzando a cascata ogni parte di te, corpo incluso. Non spieghi bene quali siano le tue paure, quelle che non ritieni meritevoli di supporto. Quello che mi sento di dirti è che un percorso di sostegno psicologico ha come primario scopo quello di offrirti le risorse e gli strumenti per prenderti al meglio cura di te. Una cura che è sempre diversa, così come lo è ognuno di noi. Nel tuo caso ci saranno fragilità, paure, "problemi" che assumono un senso nella TUA storia e che hanno tutto il diritto di essere gestiti, al fine di migliorare il tuo vivere. Qualora avessi voglia di approfondirli, di capire da dove nascono, perchè oggi sono così intensi e come potrebbero essere gestiti, io sono disponibile ad intraprendere un percorso, anche online. Puoi tranquillamente prenotare un primo colloquio direttamente da qua e cominciamo a parlarne. Intanto in bocca al lupo, resto a disposizione. Cordialmente, Dott.ssa Sara Torregrossa

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Doctor #618617

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Salve, quello che descrive è tutt’altro che una “sciocchezza”. Anzi, è una condizione che merita attenzione, ascolto e un intervento mirato. Quella che racconta ha una struttura molto chiara: oscillazioni emotive importanti, con giornate in cui si sente attiva, positiva e connessa alla vita, alternate a momenti in cui entra in stati di abbattimento profondo, pensiero negativo, perdita di energia e autosabotaggio. E in questi momenti “bui” cambia anche il dialogo interno: tutto diventa inutile, anche prendersi cura di sé. Questo non è un capriccio, né mancanza di volontà. È un funzionamento emotivo che, quando si attiva, prende il sopravvento e le fa vedere la realtà attraverso un filtro completamente diverso. Il fatto che lei colleghi tutto alla sindrome dell’ovaio policistico può avere una base (gli aspetti ormonali incidono sull’umore), ma non spiega da solo la profondità e la struttura di quello che sta vivendo. Qui c’è un intreccio tra componente emotiva, pensiero e comportamento che si sta mantenendo nel tempo. C’è un punto molto importante che voglio dirle con chiarezza: il fatto che lei arrivi a pensare “non è abbastanza grave per andare da uno psicologo” è parte del problema, non una valutazione oggettiva. È proprio uno dei meccanismi che tengono le persone bloccate, perché le porta a minimizzare finché la sofferenza diventa troppo grande. Quando una persona: – vive oscillazioni emotive così marcate – entra in stati di pensiero negativo ricorrenti – fatica a prendersi cura di sé – si sente disperata in alcuni momenti non solo ha “diritto” a un supporto psicologico, ma ne trarrebbe un beneficio concreto. E c’è un altro elemento chiave: lei ha già consapevolezza di quello che le succede. Sa distinguere le fasi, riconosce i pensieri, si accorge degli autosabotaggi. Questo è un ottimo punto di partenza per un lavoro terapeutico efficace. Il punto non è “eliminare le giornate buie” (che fanno parte della vita), ma interrompere quel passaggio in cui da uno stato emotivo si scivola in un sistema di pensieri che la porta a mollare tutto e a sentirsi senza via d’uscita. Si può lavorare in modo molto concreto su questo: riconoscere l’inizio della fase, intervenire sul dialogo interno, costruire strategie che le permettano di non interrompere completamente la cura di sé anche nei momenti difficili. E soprattutto: non deve arrivare a stare “peggio” per meritare aiuto. È già nel punto giusto per chiedere supporto. Se se la sente, può scrivermi in privato. Possiamo iniziare insieme un percorso strutturato per capire meglio queste oscillazioni e darle strumenti pratici per gestirle, così da non sentirsi più in balia di queste fasi ma avere una direzione più stabile e sostenibile nel tempo.

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Doctor #688729

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Buongiorno, mi colpisce che, mentre descrive mesi di abbattimento, giornate in cui vede tutto nero, una sensazione di disperazione e la difficoltà a portare avanti anche cure importanti per lei, continui a chiedersi se il suo problema sia abbastanza serio da essere portato all'attenzione di uno psicologo. Se qualcosa ci fa soffrire, non è una sciocchezza, anche quando tendiamo a minimizzarlo o pensiamo che agli occhi degli altri possa apparire tale. È possibile che alcune condizioni fisiche stiano contribuendo al suo malessere, ma il fatto che questa situazione si protragga da mesi e che lei senta il bisogno di un aiuto merita ascolto e approfondimento. Mi sembra inoltre che una parte di lei abbia già compiuto un passo importante: pur avendo paura di chiedere aiuto, è riuscita a riconoscere che sta attraversando una sofferenza che fatica a gestire da sola. Non è un passaggio scontato. Molte persone restano per anni nella convinzione di dovercela fare da sole o che il loro dolore non sia abbastanza importante per essere accolto. Credo che potrebbe essere utile provare a fare quel passo che finora l'ha spaventata e concedersi un primo colloquio con una psicologa. Non perché ci sia una soglia minima di sofferenza da superare per meritare aiuto, ma perché proprio quella sofferenza che sta provando attualmente è già di per sé una ragione sufficiente per chiedere supporto. Non è necessario essere arrivati a un punto di rottura per chiedere aiuto, spesso il semplice fatto di concedersi uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che si sta vivendo rappresenta già un primo passo importante. Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi

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Doctor #707876

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Buongiorno, quello che descrive non è affatto una sciocchezza. Quando si alternano periodi in cui ci si sente bene ad altri in cui tutto appare inutile e si fatica persino a prendersi cura di sé, è importante dare valore a questi segnali e non minimizzarli. Mi colpisce il fatto che si chieda se il suo problema sia "degno" di uno psicologo. In realtà non è la gravità del problema a giustificare una richiesta di aiuto, ma la sofferenza che sta causando nella sua vita quotidiana. Da una prospettiva strategica, aspettare che tutto passi da solo spesso rischia di mantenere il problema, mentre chiedere aiuto può rappresentare il primo passo per interrompere questo circolo. Come ricorda Giorgio Nardone: "Non esistono problemi troppo piccoli quando diventano troppo grandi per chi li vive." Se lo desidera, una prima consulenza può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta attraversando e a individuare insieme i passi più adatti per ritrovare equilibrio e serenità. Dott.ssa Alessandra Motta, Psicologa Strategica

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Doctor #646001

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Gentile utente, dalle sue parole emerge una sofferenza che merita di essere ascoltata e accolta. Vorrei dirle che non esistono problemi "degni" o "non degni" di essere portati all'attenzione di uno psicologo. Ciò che rende importante una difficoltà non è quanto possa apparire grave agli occhi degli altri, ma il disagio che provoca nella persona che la vive. Se qualcosa la fa soffrire, la preoccupa o le rende difficile affrontare le giornate, allora merita attenzione e cura. Tutti hanno il diritto di chiedere aiuto quando ne sentono il bisogno e tutti hanno il diritto di stare bene, compresa lei. A volte la paura di essere giudicati, di non essere presi sul serio o di "esagerare" può diventare un ostacolo nel rivolgersi a un professionista, ma chiedere supporto non significa che il suo problema sia grave o lieve: significa semplicemente prendersi cura di sé. In un certo senso, credo che lei abbia già compiuto un primo gesto di cura verso se stessa scrivendo questo messaggio e dando voce alla sua sofferenza. Il passo successivo potrebbe essere proprio quello di concedersi il diritto di chiedere aiuto, permettendo a qualcuno di accompagnarla nella comprensione di ciò che sta vivendo e nella ricerca di strumenti per stare meglio. Le auguro di legittimarsi a fare questo passo e di riconoscere che il suo benessere merita attenzione. Le auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio

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Doctor #618031

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Buongiorno, la parte su cui vorrei focalizzarmi è quella secondo cui dalle sue parole emerge la domanda di aiuto, ma anche il considerarla "non degna". Sembrerebbe non considerare valide e meritevoli di attenzione e di cura le sue difficoltà. Le chiedo se le è capitato in altre circostanze della sua vita di sminuire o ignorare le sue emozioni, difficoltà o problemi. Iniziare un percorso di psicoterapia o di supporto psicologico vuol dire riconoscere di avere un problema e voler occuparsene con l'aiuto di un professionista. Vuol dire ritenere il proprio problema "degno" di essere seguito da uno psicologo. Un percorso di psicoterapia può, in ogni caso, dedicarsi anche ad aiutare la persona a sentire che i propri problemi e difficoltà sono validi e degni di cura e attenzione. Rimango disponibile ad essere contattata, Dott.ssa Ilaria De Mola.

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Doctor #617839

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Grazie per aver condiviso con così tanta sincerità quello che stai vivendo. Quello che descrivi — giornate in cui ti senti bene alternate ad altre in cui tutto appare nero, con pensieri di autosvalutazione e difficoltà a prenderti cura di te — non è qualcosa di “sciocco” né di poco importante. Al contrario, sono esperienze che possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita, sull’energia e anche sulla capacità di seguire le cure mediche che già stai facendo. È comprensibile che tu abbia cercato delle spiegazioni nel tuo quadro fisico (come la sindrome dell’ovaio policistico o la situazione tricologica), ma spesso corpo e mente si influenzano reciprocamente: quando si è emotivamente molto affaticati, anche la gestione delle terapie quotidiane può diventare difficile. Un aspetto importante che emerge dalle tue parole è la presenza di momenti di forte abbattimento con pensieri molto svalutanti verso te stessa e verso il futuro. Questo è già, di per sé, un motivo più che valido per chiedere un supporto psicologico. Vorrei dirti con chiarezza una cosa: non esiste un “problema abbastanza grande” per meritare l’aiuto di uno psicologo. Il fatto che tu stia soffrendo e che questa situazione stia influenzando la tua vita è già sufficiente. Rivolgersi a uno psicologo non significa “avere qualcosa di grave”, ma avere uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che accade dentro di te, dare un nome a questi momenti, e trovare strumenti per affrontarli senza sentirti sopraffatta. Il primo passo, spesso, è proprio quello che stai facendo adesso: riconoscere che così si fa fatica e che non devi affrontarlo da sola. Se vuoi, possiamo anche lavorare insieme per capire meglio questi momenti e trovare strategie per gestirli nel quotidiano. Cordialmente. Filomena Guida

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Doctor #688256

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Gentile utente, accolgo le sue parole rassicurandola sul fatto che la sua sofferenza è lecita, ha valore e merita assolutamente di trovare ascolto e accoglienza. Non esistono dolori "di serie A" o "sciocchezze" quando si parla di benessere psicologico. Sperimentare giornate di totale abbattimento, scivolare in abissi in cui tutto sembra nero e inutile, e trovarsi a lottare con l'autosabotaggio non sono affatto sciocchezze: sono i segnali di un carico emotivo diventato troppo pesante da portare da sola. Inoltre, il fatto che lei si definisca "disperata" è la prova reale che questo vissuto sta intaccando profondamente la sua qualità di vita. Il suo corpo e la sua mente le stanno mandando dei segnali rispetto alla fatica nel seguire la cura, che non è pigrizia, ma il riflesso di quel buio che le sta togliendo le energie e le speranze. Trovare il coraggio di ammettere di aver bisogno di aiuto, superando la paura di non essere considerata "abbastanza grave", è il primo, grandissimo passo verso il cambiamento. Inoltre, noi professionisti non interveniamo in base alla grandezza del problema. Un percorso terapeutico potrebbe infatti offrirle uno spazio in cui capire meglio come gestire le giornate buie ed essere accompagnata per iniziare a prendersi cura di sé. Le auguro di cuore di iniziare a concedersi il permesso di stare bene, di riconoscere l'importanza della sua sofferenza e capire quando è il momento di darsi questa possibilità per concedersi uno spazio in cui perdersi cura del proprio benessere. Cordiali saluti, Dott.ssa Simona Fresu Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale

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Doctor #706593

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Gentile utente, mi dispiace che viva questa situazione e senta di non essere "degna" del sostegno di uno specialista. Le assicuro che è suo diritto poter stare bene fisicamente e mentalmente, non si proibisca il raggiungimento del proprio benessere. un cordiale saluto, Dott.ssa Chiara Roselletti

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Doctor #633469

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Salve,quello che stai vivendo non mi sembra affatto una sciocchezza. Leggendo le tue parole, non vedo una persona che sta esagerando o che si lamenta per problemi banali. Vedo una persona che da mesi sta combattendo con oscillazioni emotive molto intense, che sta facendo fatica a prendersi cura di sé, che si sente intrappolata in pensieri molto duri e che sta iniziando a perdere la speranza che le cose possano migliorare. Quando scrivi: "vedo tutto nero" "la mia testa entra in certi abissi" "mi autoconvinco che tutti i sabotaggi che mi induco siano giusti" "mi sento disperata" questi non sono segnali che uno psicologo liquiderebbe come "sciocchezze". Sono segnali di una sofferenza reale che merita ascolto. Mi colpisce anche un'altra cosa: sembri aver sviluppato una sorta di dialogo interno che tende a minimizzare ciò che provi. Come se una parte di te dicesse: "Non sto abbastanza male per chiedere aiuto." Eppure, contemporaneamente, racconti che questa situazione dura da mesi, interferisce con una terapia medica importante e ti porta a sentirti disperata. Spesso le persone immaginano che per andare da uno psicologo sia necessario aver vissuto un trauma enorme o essere completamente bloccate. In realtà, uno dei motivi più validi per chiedere aiuto è proprio quello che descrivi tu: non riuscire più a gestire da soli un disagio che continua a ripresentarsi e che sta riducendo la qualità della vita. Un'altra osservazione che farei è questa: può darsi che fattori biologici e ormonali abbiano un ruolo. La sindrome dell'ovaio policistico può influenzare il benessere psicologico e l'umore in molte persone. Però il fatto che ci possa essere una componente fisica non significa che la sofferenza emotiva debba essere affrontata da sola o che sia meno importante. Da psicologa ti direi probabilmente: non concentrarti sul capire se il tuo problema è "abbastanza grave"; chiediti invece quanto ti sta facendo soffrire e quanto sta limitando la tua vita. Da quello che racconti, la risposta sembra essere: molto. Vorrei anche chiederti una cosa importante. Quando parli di "abissi", "tutto inutile" e "disperazione", ti capita mai di avere pensieri di farti del male, di non voler più vivere, o di desiderare di sparire? Oppure si tratta soprattutto di pensieri molto negativi e di perdita di speranza? La differenza è importante perché mi aiuterebbe a capire meglio la situazione e a risponderti nel modo più utile possibile. Resto a disposizione Cordiali Saluti

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Doctor #707487

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Mi sento di dirti che la sofferenza non si misura dalla gravità apparente del problema ma dall'impatto che ha sulla qualità della vita di una persona Da quello che racconti non sembra che tu stia vivendo una semplice fase di scoraggiamento passeggero ma una condizione che da mesi sta influenzando il tuo umore il modo in cui guardi al futuro e persino la capacità di prenderti cura di te stessa e della tua salute Spesso chi soffre tende a minimizzare ciò che prova convincendosi che esistano problemi più importanti e che quindi non sia il caso di chiedere aiuto. In realtà proprio questo atteggiamento rischia di far trascorrere molto tempo prima di affrontare una difficoltà che meriterebbe attenzione Il fatto che tu abbia scritto questo messaggio e che ti stia interrogando sulla possibilità di rivolgerti a uno specialista suggerisce che una parte di te abbia già compreso che continuare a gestire da sola questi momenti non sta producendo i risultati che desideri Un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarti a comprendere meglio cosa alimenta queste oscillazioni emotive e quali tentativi messi in atto per stare meglio finiscono invece per mantenere il disagio In particolare un percorso di terapia breve strategica potrebbe consentirti di individuare in tempi relativamente rapidi i meccanismi che sostengono il problema e di sperimentare modalità più efficaci per interrompere questo circolo che oggi ti fa sentire bloccata Ti ringrazio per la fiducia con cui hai condiviso la tua esperienza e ti auguro di concederti la possibilità di chiedere quel supporto che forse meriti da molto più tempo di quanto immagini. Un caro saluto Fabián Gabriel Beneitez Centro di Psciologia Breve Applicata

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Doctor #634507

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Innanzitutto voglio ringraziarti per aver condiviso con così tanta sincerità ciò che stai vivendo. È importante riconoscere che quello che stai attraversando sono momenti di grande difficoltà e che il semplice fatto di averli descritti già rappresenta un passo importante verso la comprensione e l'aiuto. Le fluttuazioni di umore, le sensazioni di abbattimento e i momenti di positività sono esperienze che molte persone vivono, ma quando questi episodi diventano intensi e frequenti, possono influire profondamente sulla qualità della vita. La tua percezione di autoconvincerti che tutto sia inutile e di sabotarti potrebbe essere un modo che la tua mente utilizza per proteggerti dal dolore o dalla fatica di affrontare certe emozioni. Il fatto che tu abbia già una diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico e che tu riconosca come questa possa influire sul tuo stato emotivo dimostra una grande consapevolezza. Questo è un punto di partenza forte per intraprendere un percorso di supporto psicologico, che può aiutarti a gestire queste emozioni, a trovare strategie per affrontare i momenti difficili e a lavorare sulla tua autostima e sul senso di valore personale. Ti invito a considerare l’idea di rivolgerti a uno psicologo o uno psicoterapeuta. Parlare con un professionista può offrirti uno spazio sicuro dove esplorare le tue emozioni, capire meglio le radici di questi momenti e trovare insieme strumenti efficaci per affrontarli. Ricorda, chiedere aiuto non significa che tu sia debole, ma che sei forte e desiderosa di prendersi cura di te stessa.

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Doctor #698283

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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quello che descrive, non si tratta affatto di "sciocchezze": la sofferenza merita sempre ascolto, indipendentemente da quanto possa sembrare "giustificata". Le oscillazioni dell'umore che racconta, il senso di abbattimento e la difficoltà nel prendersi cura di sé stanno avendo un impatto importante sulla sua quotidianità, e questo è già un motivo sufficiente per chiedere aiuto. Rivolgersi a uno psicologo non significa che il suo disagio debba essere "grave", ma che sente il bisogno di comprenderlo e affrontarlo con il giusto supporto. Il primo passo è spesso il più difficile, ma può essere anche il più importante. Non aspetti che "passi da solo": si conceda la possibilità di essere ascoltata e accompagnata in questo momento. Se deciderà di concedersi questo spazio di ascolto, sarò lieta di accoglierla e accompagnarla in questo percorso. Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini

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Doctor #675163

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Salve, mi sento innanzitutto di dirle che non esistono difficoltà “sciocche” o sofferenze non abbastanza importanti da meritare ascolto. Se qualcosa la fa stare male, se incide sulle sue giornate, sulla cura di sé, sulla motivazione o sul modo in cui guarda alla vita, allora è qualcosa che merita attenzione. Quello che descrive non va minimizzato: questi momenti di forte abbattimento, il sentirsi dentro giornate molto buie, la difficoltà a portare avanti anche cure importanti per sé, possono diventare molto pesanti da sostenere da sola. Rivolgersi a uno psicologo non significa necessariamente avere un “problema grave”, ma concedersi uno spazio in cui poter comprendere cosa sta accadendo, dare un significato a questi vissuti e trovare modalità più funzionali per affrontarli. Anche il corpo, la salute, l’immagine di sé e condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico possono avere un impatto emotivo importante, e non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto per questo. Anzi, spesso il primo passo è proprio riconoscere che quella sofferenza merita uno spazio, senza doverla giustificare o sminuire. Le suggerirei quindi di valutare un primo colloquio psicologico, anche solo per iniziare a dare ordine a ciò che sta vivendo e capire insieme quale possa essere il percorso più adatto. Un caro saluto.

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Doctor #625967

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mi dispiace leggere quanto stia vivendo. Affrontare periodi in cui si alternano giornate di energia e speranza a momenti in cui tutto appare buio e senza via d’uscita può essere molto faticoso e doloroso. Vorrei soffermarmi su un pensiero che emerge dalle sue parole: la paura che il suo problema non sia “abbastanza importante” da meritare l’aiuto di uno psicologo. Le chiederei: perché ciò che la fa soffrire non dovrebbe essere degno di attenzione? La sofferenza psicologica non si misura confrontandola con quella degli altri né dalla presenza di un evento particolarmente grave. Il criterio più importante è quanto ciò che sta vivendo stia influenzando il suo benessere e la sua quotidianità. Mi racconta che da mesi alterna momenti di forte abbattimento a giornate in cui si sente bene, che fatica a prendersi cura di sé e a seguire una terapia per lei importante e che, nei momenti più difficili, tende a convincersi che tutto sia inutile. Questi segnali meritano ascolto e attenzione, non giudizio. Rivolgersi a uno psicologo non significa avere un problema “grave abbastanza”, ma concedersi uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che accade, riconoscere i pensieri che alimentano la sofferenza e costruire strategie più efficaci per affrontare le giornate difficili. Il fatto che stia scrivendo questo messaggio e che senta il desiderio di stare meglio è già un primo passo importante. Non deve affrontare tutto questo da sola.

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Doctor #710714

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Cara utente, il suo malessere che ci racconta è importante tanto quanto i problemi che può vivere un'altra persona. Il suo vissuto emotivo deve avere uno spazio per essere espresso e richiedere aiuto ad uno psicologo non è assolutamente una sciocchezza, bensì una cosa utile ed importante per la sua salute mentale e fisica. Contatti un professionista e prenda un primo appuntamento: lo faccia per sè stessa. Un caro saluto Dott.ssa Claudia Fontanella

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Doctor #613172

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Salve, da ciò che descrive emerge una sofferenza che va avanti da mesi e che sta avendo un impatto concreto sulla sua vita quotidiana, sulla cura di sé e sulla capacità di portare avanti trattamenti importanti per la sua salute. Per questo motivo, la prima cosa che mi sento di dirle è che il suo disagio non è affatto una sciocchezza e non deve essere "abbastanza grave" per meritare l'attenzione di uno psicologo. Molte persone pensano di dover arrivare a un punto di estrema difficoltà prima di chiedere aiuto, ma in realtà il supporto psicologico può essere utile proprio quando ci si accorge che qualcosa sta diventando faticoso da gestire da soli. I momenti di abbattimento che descrive, il passaggio da giornate in cui si sente positiva a giornate in cui vede tutto nero, la tendenza ad autosabotarsi e la sensazione di disperazione meritano certamente uno spazio di ascolto e comprensione. È possibile che fattori fisici e ormonali, come la sindrome dell'ovaio policistico, influenzino il benessere emotivo, ma questo non significa che debba affrontare tutto da sola o limitarsi a sperare che passi. Spesso gli aspetti fisici ed emotivi si intrecciano e possono alimentarsi reciprocamente. Mi colpisce anche quando scrive che non ha mai avuto il coraggio di contattare uno specialista. A volte la paura di essere giudicati, di non essere presi sul serio o di "occupare il posto" di chi sta peggio può frenare la richiesta di aiuto. In realtà, il colloquio psicologico non è riservato soltanto a chi vive situazioni estreme, ma anche a chi sente il bisogno di comprendere meglio ciò che sta attraversando e trovare nuove strategie per affrontarlo. Se se la sente, potrebbe considerare proprio il primo colloquio come un'occasione per raccontare ciò che sta vivendo, senza l'obbligo di intraprendere immediatamente un percorso. Potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza su quello che sta accadendo e a capire quali risorse possono esserle più utili in questo momento. Ha già compiuto un passo importante condividendo qui la sua esperienza. Chiedere aiuto non significa essere deboli o esagerare un problema, ma riconoscere che sta vivendo qualcosa che merita attenzione e cura. Le auguro di poter trovare uno spazio sicuro in cui sentirsi ascoltata e accolta. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi

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Doctor #523150

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Buongiorno, intraprenda un percorso di psicoterapia, la aiuterà con il tempo a comprendere meglio le ragioni del suo malessere. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara

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Doctor #527330

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Buona sera, quello che lei sta vivendo non è una sciocchezza, merita il giusto spazio. Per cui, iniziare un percorso terapeutico è utile. Un saluto, dottoressa Teresita Forlano

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Doctor #122351

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Gentile utente, da ciò che descrive emerge una sofferenza che non ha nulla di “sciocco” o trascurabile. Il fatto stesso che lei stia vivendo da mesi oscillazioni emotive importanti, con giornate di forte vitalità alternate a momenti di profondo abbattimento e pensieri di autosvalutazione, indica che sta attraversando un periodo che merita attenzione e cura. Vorrei soffermarmi proprio su una sua frase: “la mia paura è che non sia degno di essere seguito da uno psicologo”. Questa convinzione è molto frequente in chi sta male da tempo. Spesso, quando il dolore è interno e non visibile agli altri, si tende a minimizzarlo o a confrontarlo con sofferenze “più gravi”, come se esistesse una soglia minima per avere diritto all’aiuto. In realtà, non è così: la sofferenza psicologica non si misura in termini di gravità oggettiva, ma di impatto sulla qualità della vita. Il fatto che lei descriva giornate in cui si sente positiva e altre in cui “vede tutto nero” non va interpretato da sola come una diagnosi, ma segnala comunque una forte instabilità emotiva che sta incidendo sul suo funzionamento quotidiano, ad esempio nella difficoltà a seguire le cure o a prendersi cura di sé. È importante anche notare come, nei momenti più difficili, compaiano pensieri di tipo assoluto e svalutante (“è tutto inutile”, “mi saboto da sola”), che tendono a chiudere ogni possibilità di cambiamento. Questi pensieri non sono una verità sulla sua vita, ma uno stato mentale legato al momento emotivo che sta vivendo. Riguardo alle condizioni fisiche che cita, come la sindrome dell’ovaio policistico o la caduta dei capelli, è possibile che abbiano un impatto sul suo benessere generale e sull’umore, ma questo non esclude affatto la presenza di una componente psicologica che può essere trattata e migliorata. Corpo e mente, in questi casi, si influenzano reciprocamente. Il punto centrale, però, è un altro: lei scrive che si sente “disperata” e che vorrebbe aiuto ma non ha mai trovato il coraggio di contattare uno specialista. Questo è già un segnale importante, perché indica che una parte di lei riconosce il bisogno di supporto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio su due livelli: da un lato a comprendere meglio queste oscillazioni emotive e a ridurre l’impatto dei momenti “bui”, dall’altro a lavorare su quella voce interna che la porta a sminuire ciò che prova e a non sentirsi “abbastanza degna” di aiuto. Non è necessario che la sofferenza raggiunga un livello estremo per meritare attenzione. Anzi, intervenire quando ci si accorge che qualcosa sta diventando difficile da gestire è spesso il modo più efficace per evitare che il malessere si cronicizzi o peggiori. Le suggerirei quindi di considerare la possibilità di un primo colloquio con uno psicologo non come un impegno definitivo, ma come uno spazio di ascolto in cui poter raccontare con calma ciò che sta vivendo, senza giudizio e senza la necessità di “dimostrare” quanto sta male. Il fatto che lei sia riuscita a scrivere queste parole è già un primo passo importante. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia

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Doctor #639787

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Buongiorno, la vorrei ringraziare per il coraggio che ha avuto nel condividere quello che sta vivendo. Raccontare una parte così dolorosa di sé, soprattutto quando tutto sembra nero e si fa fatica a vedere una via d'uscita, è già un passo significativo. Da quello che scrive emerge molta sofferenza. Quando si arriva a convincersi che tutto sia inutile o che i comportamenti che ci fanno stare male siano in qualche modo "giusti", può diventare davvero difficile chiedere aiuto o prendersi cura di sé. Eppure il fatto che una parte di lei desideri parlare con uno psicologo racconta anche che c'è qualcosa che sta cercando una possibilità diversa. Mi permetta di dirle una cosa che spesso viene dimenticata: non esistono problemi "abbastanza importanti" per meritare un percorso psicologico. Se una situazione crea sofferenza, limita la vita o impedisce di prendersi cura di noi stessi, allora è già un motivo sufficiente per chiedere un supporto. Lo spazio psicologico non è riservato solo alle emergenze, ma è un luogo in cui poter dare significato a ciò che si sta vivendo, in un contesto di ascolto, comprensione e confronto. Il fatto che lei abbia scritto questo messaggio dimostra che c'è una parte che sta già cercando un contatto e una possibilità di cambiamento. Infine, c'è un aspetto che mi preme sottolineare. Quando descrive di vedere tutto nero e di sentire che la mente si perde in "certi abissi", credo sia importante che non rimanga solo con questi vissuti. Se dovesse accorgersi che questi pensieri diventano sempre più difficili da sostenere o prendono il sopravvento, la incoraggio a condividerli con una persona di fiducia o con un professionista. Le porgo un caro saluto e le auguro di poter trovare uno spazio in cui sentirsi accolto e libero di raccontare ciò che sta vivendo, un passo alla volta. Dott.ssa Matilde Margherita Venerini

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Doctor #669226

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Buon pomeriggio, grazie per aver trovato il coraggio di scrivere: il fatto che si sia chiesta a lungo se il suo problema "meritasse" attenzione, e che nonostante questo dubbio sia arrivata qui, dice già molto della sofferenza che sta portando da mesi. Vorrei dirle subito una cosa chiara: non esistono problemi "troppo piccoli" per essere ascoltati. Il fatto che alcune giornate siano luminose e altre buie, e che nei momenti bui la mente inizi a raccontarle che "tutto è inutile", è qualcosa che merita spazio, indipendentemente da come lei stessa lo giudica. Una cosa che noto: lei sta facendo un lavoro di auto-spiegazione continuo, attribuendo questi momenti bui alla sindrome dell'ovaio policistico o dicendosi che "passerà da sé". Capisco che ci sia una componente ormonale reale, che va tenuta in considerazione, ma spesso questo tipo di spiegazione diventa anche un modo per non dare peso a un disagio che invece lo merita, rimandando il momento di chiedere aiuto. E nel frattempo la fatica si accumula, tanto da farle interrompere anche la cura per i capelli, che è un altro segnale di quanto le energie siano basse in certi periodi. Questi alti e bassi marcati, con giornate in cui tutto sembra nero, sono proprio il tipo di cosa su cui lavorare insieme, con calma, senza fretta e senza giudizio. Se vuole, può prendere un appuntamento: parlarne di persona potrebbe darle sollievo, oltre che uno spazio tutto suo. Può trovare il mio profilo su Mio Dottore sono la dott.ssa Ilaria Redivo Un caro saluto e grazie

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Doctor #633742

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Buonasera, Da ciò che racconta risulta una sofferenza che dura da mesi e che sta iniziando a incidere anche sulla cura di sé e sulla gestione della quotidianità. Questo di per sé è un motivo più che sufficiente per chiedere aiuto: non esistono problemi "troppo piccoli" per rivolgersi a uno psicologo, ma situazioni che fanno soffrire e meritano di essere comprese. Mi colpisce una frase "mi autoconvinco che tutti i sabotaggi che mi induco siano giusti". Spesso, quando attraversiamo periodi di forte abbattimento, i pensieri che emergono sembrano descrivere la realtà in modo oggettivo, ma in realtà possono essere influenzati dallo stato emotivo del momento e portarci a rinunciare proprio a quei comportamenti che potrebbero aiutarci a stare meglio. È possibile che anche la sindrome dell'ovaio policistico e le preoccupazioni legate alla salute abbiano un impatto sul suo benessere, ma è importante non attribuire automaticamente tutto a questo. Comprendere come si intrecciano gli aspetti fisici, emotivi e i pensieri che accompagnano queste giornate può fare la differenza. Il fatto che una parte di lei desideri un aiuto e che un'altra pensi di "non meritarselo" è qualcosa che molte persone sperimentano. Proprio questo conflitto potrebbe essere un buon punto di partenza da esplorare in terapia. Le incoraggio a fare quel primo passo che finora non è riuscita a compiere. Chiedere aiuto non significa che il suo problema sia "grave abbastanza", ma che sta scegliendo di prendersi cura di sé. Ed è una scelta che merita rispetto, non giudizio. un caro saluto

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Doctor #709152

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Gentile utente, quello che descrive non appare affatto una sciocchezza. Alternare periodi in cui si sente piena di energia ad altri in cui prevalgono sconforto, pensieri negativi e difficoltà a prendersi cura di sé può diventare molto faticoso e meritare attenzione. È comprensibile che una condizione come la sindrome dell'ovaio policistico e una problematica cronica come la caduta dei capelli possano influire sul benessere emotivo. Allo stesso tempo, il fatto che queste giornate le impediscano di seguire la terapia e la portino a sentirsi disperata suggerisce che il disagio stia avendo un impatto importante sulla sua vita. Uno psicologo non si occupa solo di situazioni estreme, ma anche di momenti come questo, in cui una persona sente di non riuscire più a ritrovare il proprio equilibrio. Chiedere aiuto non significa che il suo problema sia "abbastanza grave", ma che sta riconoscendo un bisogno di cui vale la pena prendersi cura. Un caro saluto.

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Doctor #710499

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Buongiorno, la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere ciò che sta vivendo. Dal suo messaggio emerge una sofferenza che non definirei affatto una "sciocchezza". Mi ha colpito soprattutto il modo in cui descrive l'alternanza tra giornate in cui riesce a guardare il futuro con speranza e altre in cui tutto perde significato e fatica perfino a prendersi cura di sé, arrivando a interrompere una terapia che sa essere importante per la sua salute. Quando il nostro stato emotivo inizia a influenzare il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi, la motivazione, le abitudini quotidiane o la capacità di vedere una prospettiva diversa da quella del momento, significa che il disagio merita attenzione, indipendentemente da quale possa esserne l'origine. È comprensibile che lei si chieda se tutto questo possa essere legato anche alla sindrome dell'ovaio policistico. Alcune condizioni mediche possono influenzare il benessere psicologico e, allo stesso tempo, il nostro stato emotivo può incidere sul modo in cui affrontiamo la malattia e ci prendiamo cura di noi stessi. Proprio per questo è importante considerare la persona nella sua globalità, senza ridurre tutto a un'unica spiegazione. Mi ha colpito anche un'altra frase: "ho paura che il mio problema non sia degno di essere seguito da uno psicologo". Le persone che chiedono un supporto psicologico non lo fanno perché il loro problema è "abbastanza grave", ma perché qualcosa sta limitando il loro benessere e desiderano comprenderlo e affrontarlo. E da quello che racconta, questa sofferenza sta già avendo un impatto concreto sulla sua vita. Il fatto che non abbia ancora trovato il coraggio di contattare uno specialista è comprensibile, ma non significa che debba affrontare tutto questo da sola. Credo che questo sia il momento giusto per concedersi uno spazio di ascolto. In un percorso psicologico potremo comprendere insieme cosa accade in quelle giornate in cui tutto sembra perdere significato, individuare i pensieri e i meccanismi che alimentano questi momenti di abbattimento e costruire strategie concrete per affrontarli, aiutandola anche a recuperare continuità nella cura di sé e nelle terapie che sta seguendo. Non è necessario aspettare che la situazione peggiori per chiedere aiuto. Anzi, spesso è proprio quando iniziamo a riconoscere che qualcosa ci sta facendo soffrire che possiamo intervenire in modo più efficace. Se sente che è arrivato il momento di occuparsi davvero del suo benessere, sarò lieta di accoglierla in un primo colloquio. Insieme potremo costruire un percorso rispettoso dei suoi tempi e delle sue esigenze, con l'obiettivo di aiutarla a ritrovare maggiore equilibrio e serenità.

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Doctor #700611

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Quello che descrivi non è una “sciocchezza”: il fatto che questi momenti stiano influenzando il modo in cui vivi le tue giornate e ti stiano facendo sentire bloccata è già un motivo valido per chiedere aiuto. In un’ottica cognitivo-costruttivista, non si tratta di giudicare i tuoi pensieri come giusti o sbagliati, ma di comprendere il significato di questi cambiamenti e il modo in cui impari a reagire nei momenti più difficili. Chiedere un supporto psicologico non significa avere un problema “abbastanza grave”, ma prendersi cura di sé prima che la sofferenza diventi ancora più pesante. Fare il primo passo può essere difficile, ma può aprire uno spazio in cui sentirti finalmente ascoltata.

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Doctor #710311

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Cara signora, quanto lei descrive a mio parere non sono affatto delle sciocchezze, e le fluttuazioni umorali che lei riporta sono presumibilmente causate dagli squilibri ormonali indotti dalla Sindrome dell’Ovaio Policistico. Tale sindrome produce un’infiammazione cronica e può scatenare ansia, depressione e sbalzi d’umore in generale. Il suo stato è più che degno di essere attenzionato, anzi, sarebbe necessario un approccio integrato, che preveda un’analisi approfondita con un endocrinologo al fine di valutare l’attuale dosaggio ormonale ed un’eventuale terapia ormonale che riequilibri tali livelli, nonché un sostegno psicologico che la aiuti in questo momento di maggior crisi e la guidi verso l’acquisizione di capacità per gestire gli sbalzi umorali. Si affidi con fiducia; non potrà che farle bene.

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Doctor #702657

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Gentile paziente, voglio rassicurarla subito su un punto fondamentale: la sua sofferenza non è affatto una sciocchezza e merita tutto lo spazio, il rispetto e l'ascolto del mondo. Questa continua altalena tra giornate di luce e abissi di buio, insieme alla fatica cronica nel portare avanti le sue cure, descrive un carico emotivo e psicologico notevole, non un capriccio. Inoltre, il legame tra la sindrome dell'ovaio policistico, gli aspetti ormonali e il tono dell'umore è ampiamente riconosciuto a livello clinico, così come l'impatto psicologico profondo che la caduta dei capelli può avere sull'autostima e sul benessere quotidiano. Non c'è nulla di banale in tutto questo. Chiedere aiuto a uno psicologo non richiede una "patente di gravità"; basta sentire che il peso da portare da soli è diventato troppo grande, esattamente come si sente lei adesso. Un percorso di supporto non serve a giudicarla, ma a offrirle una mano tesa per comprendere questi abissi, disinnescare i meccanismi di autosabotaggio e ritrovare un equilibrio stabile. Si conceda questa possibilità: il primo passo lo ha già fatto scrivendo qui, ora si permetta di fare il secondo contattando uno specialista. Lei merita di stare bene.

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Doctor #657818

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Salve, quanto descrive ha sicuramente grande importanza e valore, quantomento perché non le permette di vivere una quotidianità serena ed appagante come chiunque altro avrebbe il diritto di vivere, lei compresa e di questo non dovrebbe dubitare mai! Detto questo, sicuramente mi sento di caldeggiarle di cominciare il prima possibile un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta (meglio ad approccio Funzionale o comunque Psico-corporeo integrato, date anche le problematiche di natura fisica che impattano sul suo benessere a 360°) che possa aiutarla a comprendere meglio che cosa si muove in lei e come farvi fronte in maniera efficace per tornare a stare bene come, più che lecitamente, desidera e merita! Saluti. Dr. Francesco Rossi.

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Doctor #658268

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Gentile Utente, dalle Sue parole emerge una sofferenza che merita ascolto e attenzione, indipendentemente dal fatto che Lei la consideri “abbastanza grave” o meno. Spesso le persone aspettano di stare molto male prima di chiedere aiuto, come se fosse necessario arrivare al limite per avere il diritto di essere sostenute, ma anche una fatica quotidiana può essere un motivo valido per rivolgersi a un professionista. L’alternanza tra momenti di benessere e momenti in cui tutto sembra perdere significato può essere molto destabilizzante, come vivere su una barca in cui il mare cambia continuamente: anche se la barca resta la stessa, diventa difficile orientarsi senza strumenti adeguati. Uno psicologo può aiutarLa a comprendere questi vissuti, i pensieri che alimentano lo scoraggiamento e a ritrovare strategie più efficaci per affrontare le giornate difficili. Chiedere aiuto non significa che ci sia qualcosa di “sbagliato” in Lei, ma che sta scegliendo di prendersi cura di una parte importante della Sua vita.

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Doctor #691910

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Cara, da dove nasce questo giudizio così forte verso il suo stato di malessere? Non è stupida, anzi, sta solo faticosamente trovando il modo per essere felice. Son sicura che lo troverà, ma insieme ad un esperto che l'aiuti a non perdersi e a conoscersi senza maschere. Buon inizio, non tema!

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Doctor #692341

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Gentile paziente, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. I tuoi sentimenti hanno valore e diritto di esistere: ciò che stai provando ha senso e ha legittimità. Comprendo che questo momento possa creare disorientamento e paura. Affidarsi ad un professionista che possa supportare psicologicamente è sicuramente molto importante: uno spazio sicuro dove parlare di sè e di ciò che ha dentro le farà bene. Un passo alla volta, un pezzetto alla volta. Un caro saluto, Dott.ssa Eleonora Pellegrino

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Doctor #710716

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Salve, quello che descrive non mi sembra affatto una “sciocchezza”. Quando da mesi si alternano giornate in cui riesce a sentirsi positiva a momenti di forte abbattimento, in cui tutto appare inutile e diventa difficile anche prendersi cura di sé e seguire una terapia importante, significa che quel malessere merita ascolto. È comprensibile che lei cerchi di darsi una spiegazione collegandolo alla sindrome dell’ovaio policistico, alla caduta dei capelli o al pensiero che “sono solo momenti e passerà”. Corpo, ormoni, immagine di sé e umore possono influenzarsi molto tra loro, ma questo non significa che la sofferenza vada minimizzata o affrontata da sola. Forse può essere utile spostare la domanda da “il mio problema è abbastanza grave?” a “quanto spazio sta occupando nella mia vita?”. Rispondere a questa domanda può aiutare a legittimare il malessere e a riconoscere il bisogno di chiedere aiuto. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa accade in quelle giornate buie: quali pensieri si attivano, quali emozioni diventano più forti, che significato assume per lei il prendersi cura di sé, e come costruire strategie per gestire questi momenti difficili. Potrebbe essere utile confrontarsi anche con il medico o con lo specialista che la segue, così da integrare la parte psicologica con quella medica. Il fatto che abbia scritto, nonostante la paura, è già un primo passo importante. Siamo spesso i migliori osservatori di noi stessi: quando sentiamo che è arrivato il momento di chiedere aiuto, possiamo leggerlo come un’azione di cura e protezione nei nostri confronti.

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Doctor #643067

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Buongiorno, innanzitutto vorrei dirle che ciò che racconta non mi sembra affatto una "sciocchezza", anzi descrive una sofferenza che sta impattando su aspetti molto importanti della sua vita: l'umore, il modo in cui vede se stessa, la cura della sua salute e la quotidianità. A tal proposito mi colpisce soprattutto una frase del suo messaggio: "ho paura che il mio problema non sia degno di essere seguito da uno psicologo", ma in realtà non è necessario dover "stare peggio" per chiedere aiuto. Non è l'intensità del problema a stabilire se sia opportuno rivolgersi a uno psicologo, ma quanto quella difficoltà stia incidendo sulla qualità della vita e sul benessere della persona. Racconta di alternare giornate in cui riesce ad essere positiva ed altre in cui vede tutto nero. Credo possa vale la pena approfondire questi vissuti, senza giudicarli e senza ridurli a una semplice questione di forza di volontà. In questo senso, contattare uno psicologo significa concedersi la possibilità di capire meglio cosa sta vivendo e trovare insieme strumenti per affrontarlo. Non è necessario aspettare che la situazione peggiori per chiedere aiuto, a volte è importate anche permettersi di non affrontare tutto da soli. Le auguro buona fortuna nell'affrontare questo percorso!

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Doctor #709849

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Salve, la ringrazio per aver trovato il coraggio di condividere ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza che va ben oltre quelle che lei definisce "sciocchezze". Quando il proprio stato emotivo inizia a influenzare la quotidianità, la cura di sé e la possibilità di portare avanti anche trattamenti importanti per la salute, significa che quel disagio merita attenzione e ascolto. Mi colpisce il modo in cui descrive l'alternanza tra giornate in cui riesce a vedere il futuro con speranza e altre in cui tutto sembra perdere significato. In quei momenti più difficili sembra attivarsi una voce molto critica verso se stessa, che la porta a convincersi che non valga la pena prendersi cura di sé. È comprensibile che questo la faccia sentire intrappolata e scoraggiata. Il fatto che lei attribuisca questi vissuti alla sindrome dell'ovaio policistico può essere un elemento da considerare, ma non dovrebbe impedirle di dare spazio anche alla dimensione psicologica. Corpo ed emozioni sono profondamente intrecciati e, proprio per questo, prendersi cura di uno non esclude l'altro. Vorrei rassicurarla su un punto: non esiste un disagio "troppo piccolo" per chiedere aiuto. Non è necessario aspettare che la sofferenza diventi insostenibile o che la propria vita si blocchi completamente. Rivolgersi a uno psicologo significa concedersi uno spazio in cui comprendere ciò che sta accadendo, dare un senso a questi momenti di abbattimento e trovare nuove risorse per affrontarli. Il fatto che oggi lei riesca a riconoscere il proprio malessere e a esprimere il desiderio di stare meglio è già un passo importante. Le auguro di poter trasformare questo desiderio nel coraggio di chiedere quell'aiuto che sente di meritare. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.

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Doctor #641905

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Buongiorno, grazie per aver trovato il coraggio di condividere ciò che sta vivendo. Dalle sue parole si percepisce quanto questi alti e bassi emotivi la facciano sentire stanca, sola e, in alcuni momenti, senza speranza. Deve essere molto faticoso passare da giornate in cui riesce a vedere il bello della vita ad altre in cui tutto sembra perdere significato e ogni gesto, anche prendersi cura di sé, appare inutile. Mi ha colpito un aspetto del suo racconto: oltre alla sofferenza che sta vivendo, sembra esserci anche il timore di non meritare aiuto, come se il suo dolore dovesse essere "abbastanza grave" per poter essere accolto. In realtà, non esistono sofferenze troppo piccole per essere ascoltate. Se qualcosa la fa stare così male da impedirle di prendersi cura di sé e da farla sentire disperata, allora merita attenzione, rispetto e uno spazio in cui poter essere compreso. A volte, quando si attraversa un periodo difficile, si tende a minimizzare quello che si prova o a convincersi che "passerà". Può accadere, ma può anche succedere che questo modo di affrontare la sofferenza finisca per farla sentire ancora più sola. Chiedere aiuto significa proprio interrompere questa solitudine e permettere a qualcuno di accompagnarla nella comprensione di ciò che sta vivendo. Mi sembra significativo che, nonostante la paura, lei stia prendendo in considerazione l'idea di rivolgersi a uno psicologo. Questo mi fa pensare che ci sia una parte di lei che desidera stare meglio e che non ha smesso di cercare una strada possibile. Credo sia importante dare fiducia proprio a quella parte. Non aspetti che il dolore diventi ancora più intenso per sentirsi "autorizzata" a chiedere aiuto. Merita uno spazio in cui poter parlare liberamente, sentirsi accolta senza giudizio e comprendere insieme il significato di questi momenti così bui. A volte il primo passo è semplicemente permettere a qualcuno di esserci. Le auguro di poter fare questo passo con gentilezza verso se stessa. Non perché il suo dolore debba essere etichettato, ma perché merita di non affrontarlo da sola. Un caro saluto, Dott.ssa Donatella De Marco

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Doctor #705387

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buonasera, tutto ciò che crea malessere o disagio non è una sciocchezza, e ha bisogno di essere affrontato, con coraggio e determinazione, anche se a volte tutto ciò mette paura. Se vuole mi contatti, sarò lieta di aiutarla.

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Doctor #689337

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Buongiorno, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza che non mi sembra affatto una "sciocchezza". Quando il malessere inizia a influenzare la quotidianità, la cura di sé e ci fa sentire senza speranza, è un segnale che merita di essere ascoltato. Mi ha colpito la sua paura di non avere un problema "abbastanza importante" per rivolgersi a uno psicologo. In realtà, non è la gravità oggettiva di una situazione a rendere utile un percorso, ma quanto quella situazione fa soffrire la persona. Il fatto che lei stia pensando di chiedere aiuto è già un passo importante. Uno spazio psicologico può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, a dare un significato a queste oscillazioni emotive e a trovare strumenti per affrontarle, senza doverle sostenere da sola. Se lo desidera, sarò lieta di accoglierla nel mio studio per un primo colloquio, in presenza oppure online, così da conoscerci e capire insieme quale percorso possa essere più adatto alle sue esigenze. Le auguro di concedersi questa possibilità di prendersi cura di sé: non perché il suo dolore sia "abbastanza grave", ma perché merita ascolto e attenzione.

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Doctor #685003

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Quello che descrivi non è una sciocchezza e merita attenzione, soprattutto perché sta influenzando il tuo benessere e la cura di te stessa. Ti incoraggio a contattare uno psicologo o il tuo medico: un confronto con un professionista può aiutarti a capire cosa sta succedendo e a trovare il supporto più adatto. Un abbraccio

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Doctor #671598

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Buongiorno, mi dispiace leggere ciò che ha scritto, innanzitutto perché non deve essere una situazione facile quella che sta vivendo ma soprattutto perché NULLA di ciò che le porta sofferenza dovrebbe essere considerato una sciocchezza. Dal momento che qualcosa non la fa star bene, allora ha il diritto di parlarne e di essere ascoltata. Non ci sono problematiche di serie A e di serie B. La sua salute mentale e fisica è importantissima e tutto ciò che la fa vacillare o la mette in difficoltà va trattato con serietà e professionalità. Le auguro di lasciar andare la credenza che sia una''sciocchezza'' e trovare il coraggio di parlarne dando la giusta importanza a ciò che porta in seduta perché è DAVVERO importante.

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Doctor #677174

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.