Salve, sono mesi che attraverso momenti di totale abbattimento, nel senso che passo da giornate in c
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Salve, sono mesi che attraverso momenti di totale abbattimento, nel senso che passo da giornate in cui riesco a essere positiva e mi sembra che la vita sia bellissima e giornate in cui vedo tutto nero e la mia testa inizia ad entrare in certi abissi e mi autoconvinco che tutti i sabotaggi che mi induco siano giusti perché è tutto inutile. Sono seguita da un tricologo a causa di una forte caduta di capelli accaduta circa 13 anni fa quindi seguo una cura ecc e sono mesi ormai che non riesco più a seguirla assiduamente proprio perché ho di continuo questa giornate buie e mi giustifico dicendomi che sia a causa della sindrome dell’ovaio policistico che ho, che sono solo momenti e che tutto passerà. Sono arrivata a un punto in cui mi sento disperata e vorrei aiuto per riuscire ad affrontare queste giornate ma la mia “paura” è che questo mio “problema” non sia degno di essere seguito da uno psicologo perché sono sciocchezze. Non ho mai avuto il coraggio di contattare uno specialista per poter parlare.
Grazie per la sua domanda.
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute.
Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità.
Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp al numero 349-75.1 8.934, oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it.
Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri.
Cordiali saluti,
Dott. Michele Scala
Psicologo Psicoterapeuta
Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto.
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Ne ha parlato qui, con questo suo scritto. Ha parlato a psicologi che la ascoltano. Quindi ha cominciato a provare lo sforzo di fare qualcosa per prendersi cura di sé anche dal punto di vista psicologico.
Coraggio... Può fare il passo successivo.
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Buonasera, grazie per aver descritto la sua situazione. I momenti di forte abbattimento, il passare da giornate in cui tutto sembra possibile ad altre in cui prevalgono pensieri negativi, autosabotaggio, senso di inutilità e difficoltà a prendersi cura di sé possono diventare molto pesanti da sostenere nel tempo.
Molte persone arrivano in terapia proprio con questa paura, con il pensiero che “forse il mio problema non è abbastanza grave”. In realtà, non serve “toccare il fondo” per chiedere aiuto psicologico. La psicoterapia non è riservata solo alle emergenze, ma anche a quei momenti in cui ci si sente bloccati, svuotati o intrappolati in schemi che fanno soffrire.
Dal suo racconto emerge anche quanto il rapporto con il corpo e con la salute possa influire sul benessere emotivo. Condizioni come la Sindrome dell’ovaio policistico, la gestione di una terapia tricologica o la paura di perdere il controllo possono avere un impatto significativo sull’autostima, sull’umore e sulla percezione di sé. Quando si attraversano periodi di vulnerabilità psicologica, è frequente interrompere cure, isolarsi o convincersi che “non serva più a nulla”.
In psicoterapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, si lavora spesso con persone che vivono oscillazioni dell’umore, pensieri autosvalutanti, ansia e senso di impotenza, difficoltà nel prendersi cura di sé, problematiche legate all’autostima e all’immagine corporea, periodi di forte stanchezza mentale ed emotiva.
Si aiuta quindi il paziente a comprendere e interrompere quei circoli viziosi che portano a stare sempre peggio, lavorando sui pensieri automatici negativi, sulla gestione delle emozioni e sul recupero di abitudini e comportamenti che aiutino la persona a ritrovare equilibrio e stabilità. Cordialmente, AM
Molte persone arrivano in terapia proprio con questa paura, con il pensiero che “forse il mio problema non è abbastanza grave”. In realtà, non serve “toccare il fondo” per chiedere aiuto psicologico. La psicoterapia non è riservata solo alle emergenze, ma anche a quei momenti in cui ci si sente bloccati, svuotati o intrappolati in schemi che fanno soffrire.
Dal suo racconto emerge anche quanto il rapporto con il corpo e con la salute possa influire sul benessere emotivo. Condizioni come la Sindrome dell’ovaio policistico, la gestione di una terapia tricologica o la paura di perdere il controllo possono avere un impatto significativo sull’autostima, sull’umore e sulla percezione di sé. Quando si attraversano periodi di vulnerabilità psicologica, è frequente interrompere cure, isolarsi o convincersi che “non serva più a nulla”.
In psicoterapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, si lavora spesso con persone che vivono oscillazioni dell’umore, pensieri autosvalutanti, ansia e senso di impotenza, difficoltà nel prendersi cura di sé, problematiche legate all’autostima e all’immagine corporea, periodi di forte stanchezza mentale ed emotiva.
Si aiuta quindi il paziente a comprendere e interrompere quei circoli viziosi che portano a stare sempre peggio, lavorando sui pensieri automatici negativi, sulla gestione delle emozioni e sul recupero di abitudini e comportamenti che aiutino la persona a ritrovare equilibrio e stabilità. Cordialmente, AM
Salve, mi dispiace che sottovalutata il suo malessere. Io non posso giudicare il livello di malessere che senti ma so che è tanto da quello che scrivi e da come lo senti ed è una percezione soggettiva. Siamo cresciuti con la concezione che c'è chi sta peggio di noi ma in realtà è un sentito e un percepito individuale che non può essere comparato. Le tue parole, sensazioni, idee, pensieri hanno il diritto di essere ascoltate e accolte senza sentirsi sbagliati.
Io sono disponibile
Dottoressa Casumaro
Io sono disponibile
Dottoressa Casumaro
Gentilissima, il corpo é il riflesso di come stiamo dentro di noi ed ogni “problema” é degno di essere affrontato. Ecco perché le consiglio un’approfondimento personale, attraverso lo spazio sicuro del colloquio psicologico. Provi a vedere il/la professionista che la fa sentire più a suo agio per potersi aprire, così da riscoprire se stessa. Si ricordi che solo Lei potrà decidere veramente di farsi accompagnare in questo percorso, così da ritrovare la sua serenità.
Saluti
Dott. Maurizio Di Benedetto
Saluti
Dott. Maurizio Di Benedetto
Buongiorno. Credo che stati d'animo di disperazione e di abbattimento non siano mai sciocchezze soprattutto se impattano sul funzionamento della persona nella quotidianità e inducono sofferenza. Attraverso un percorso psicologico si possono comprendere i fattori soggettivi (intrapsichici e relazionali) non escludendo anche fattori di natura biologica che possono essere alla base di queste "oscillazioni dell'umore". A volte ci possono essere dei fattori scatenanti che innescano queste reazioni emotive, legati alla propria storia di vita e ad eventuali eventi traumatici non risolti. Intraprendere un percorso di psicoterapia, dopo una valutazione iniziale, le può consentire di riappropriarsi di una capacità di regolazione delle emozioni e della sua vita in generale.
Dott.ssa Alessandra Marra
Dott.ssa Alessandra Marra
Cara amica,
voglio accogliere le tue parole partendo dal dubbio finale che ti logora e risponderti con tutta la fermezza, il calore e l’assoluta certezza clinica di cui sono capace: no, le tue non sono affatto sciocchezze. Sei assolutamente, totalmente ed enormemente degna di ricevere l'aiuto di uno psicologo.
È doloroso e straziante vedere come la tua mente, oltre a farti sprofondare in quegli abissi nei giorni bui, usi le energie rimaste per svalutare la tua stessa sofferenza, dicendoti che il tuo problema "non è dignitoso". Questo autosabotaggio è il sintomo tipico di un carico emotivo che ha superato il livello di guardia. Quando una persona arriva a sentirsi disperata, a vedere tutto nero e a rinunciare persino a curare il proprio corpo (come la terapia tricologica), siamo di fronte a un grido d'aiuto importante, non a un capriccio.
Guardiamo insieme cosa sta succedendo al tuo organismo attraverso il mio metodo integrato, per restituirti la legittimità del tuo dolore e darti il coraggio di fare quel primo passo.
Questo passare da giornate in cui la vita è bellissima a giornate di buio totale in cui ti autoconvinci che "tutto è inutile" descrive una forte polarizzazione emotiva. Dire a te stessa che "è colpa dell'ovaio policistico, sono solo momenti e passerà" è un tentativo della mente di normalizzare una situazione che normale non è. Certo, l'equilibrio ormonale influisce, ma usare la diagnosi medica come uno scudo per non guardare l'abisso è il modo in cui rimandi la richiesta d'aiuto, restando bloccata da mesi in questo circolo vizioso.
Nella psicologia Funzionale, analizziamo la perdita dei capelli (alopecia o forte defluvio accaduto 13 anni fa) come una reazione profonda del piano Fisiologico a uno stress antico, a una perdita o a un sovraccarico. I capelli, biologicamente, rappresentano la nostra protezione, la nostra forza e la nostra identità sociale.
Il fatto che tu da mesi non riesca più a seguire assiduamente la cura del tricologo non è pigrizia. È un segnale di esaurimento energetico. Quando la testa entra negli abissi, l'organismo va in "blocco d'azione": manca letteralmente la spinta vitale per prendersi cura di sé. Il pensiero inconscio diventa: «Se tutto è nero e inutile, perché dovrei sforzarmi di mettere la lozione o prendere la pillola?». Questo abbandono della cura, purtroppo, alimenta il senso di colpa e la disperazione, creando un secondo trauma.
Cara, il fatto che tu abbia scritto qui dimostra che la tua parte sana, quella che vuole vivere e stare bene, sta finalmente prendendo il sopravvento sulla paura. Non devi affrontare tutto questo da sola.
Ti invito con il cuore a fare quel passo che finora ti è mancato: Se lo vorrai, potremo fare un primo colloquio insieme, online, in un ambiente totalmente privo di giudizio.
Non aspettare che passi da solo, perché sono mesi che aspetti e il prezzo che stai pagando in termini di serenità è troppo alto. Sei giovane, hai 27 anni, e meriti che la tua vita sia bellissima non solo a giorni alterni, ma nella sua splendida e reale totalità.
Un caro e protettivo saluto.
Vincenzo Lucifora
voglio accogliere le tue parole partendo dal dubbio finale che ti logora e risponderti con tutta la fermezza, il calore e l’assoluta certezza clinica di cui sono capace: no, le tue non sono affatto sciocchezze. Sei assolutamente, totalmente ed enormemente degna di ricevere l'aiuto di uno psicologo.
È doloroso e straziante vedere come la tua mente, oltre a farti sprofondare in quegli abissi nei giorni bui, usi le energie rimaste per svalutare la tua stessa sofferenza, dicendoti che il tuo problema "non è dignitoso". Questo autosabotaggio è il sintomo tipico di un carico emotivo che ha superato il livello di guardia. Quando una persona arriva a sentirsi disperata, a vedere tutto nero e a rinunciare persino a curare il proprio corpo (come la terapia tricologica), siamo di fronte a un grido d'aiuto importante, non a un capriccio.
Guardiamo insieme cosa sta succedendo al tuo organismo attraverso il mio metodo integrato, per restituirti la legittimità del tuo dolore e darti il coraggio di fare quel primo passo.
Questo passare da giornate in cui la vita è bellissima a giornate di buio totale in cui ti autoconvinci che "tutto è inutile" descrive una forte polarizzazione emotiva. Dire a te stessa che "è colpa dell'ovaio policistico, sono solo momenti e passerà" è un tentativo della mente di normalizzare una situazione che normale non è. Certo, l'equilibrio ormonale influisce, ma usare la diagnosi medica come uno scudo per non guardare l'abisso è il modo in cui rimandi la richiesta d'aiuto, restando bloccata da mesi in questo circolo vizioso.
Nella psicologia Funzionale, analizziamo la perdita dei capelli (alopecia o forte defluvio accaduto 13 anni fa) come una reazione profonda del piano Fisiologico a uno stress antico, a una perdita o a un sovraccarico. I capelli, biologicamente, rappresentano la nostra protezione, la nostra forza e la nostra identità sociale.
Il fatto che tu da mesi non riesca più a seguire assiduamente la cura del tricologo non è pigrizia. È un segnale di esaurimento energetico. Quando la testa entra negli abissi, l'organismo va in "blocco d'azione": manca letteralmente la spinta vitale per prendersi cura di sé. Il pensiero inconscio diventa: «Se tutto è nero e inutile, perché dovrei sforzarmi di mettere la lozione o prendere la pillola?». Questo abbandono della cura, purtroppo, alimenta il senso di colpa e la disperazione, creando un secondo trauma.
Cara, il fatto che tu abbia scritto qui dimostra che la tua parte sana, quella che vuole vivere e stare bene, sta finalmente prendendo il sopravvento sulla paura. Non devi affrontare tutto questo da sola.
Ti invito con il cuore a fare quel passo che finora ti è mancato: Se lo vorrai, potremo fare un primo colloquio insieme, online, in un ambiente totalmente privo di giudizio.
Non aspettare che passi da solo, perché sono mesi che aspetti e il prezzo che stai pagando in termini di serenità è troppo alto. Sei giovane, hai 27 anni, e meriti che la tua vita sia bellissima non solo a giorni alterni, ma nella sua splendida e reale totalità.
Un caro e protettivo saluto.
Vincenzo Lucifora
Da ciò che descrive emerge una sofferenza che sta avendo un impatto concreto sulla sua vita quotidiana, sul suo benessere emotivo e perfino sulla capacità di seguire con continuità cure che per lei sono importanti. Per questo motivo, non definirei affatto ciò che sta vivendo come una "sciocchezza".
Molte persone esitano a rivolgersi a uno psicologo perché pensano che il proprio disagio non sia abbastanza grave o che ci siano problemi "più importanti". In realtà, non è necessario attendere di stare peggio o di raggiungere un punto di rottura per chiedere aiuto.
Mi colpisce in particolare il fatto che lei descriva da mesi giornate in cui si sente sopraffatta da pensieri molto negativi, fino a convincersi che tutto sia inutile. Al di là delle possibili cause o dei fattori che possono contribuire a questi vissuti, il fatto che le stiano causando tanta sofferenza merita attenzione e ascolto.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui comprendere meglio ciò che sta attraversando e trovare modalità più efficaci per affrontare questi momenti difficili, senza doverli gestire da sola.
Ilenia Ceravolo, Psicologa
Molte persone esitano a rivolgersi a uno psicologo perché pensano che il proprio disagio non sia abbastanza grave o che ci siano problemi "più importanti". In realtà, non è necessario attendere di stare peggio o di raggiungere un punto di rottura per chiedere aiuto.
Mi colpisce in particolare il fatto che lei descriva da mesi giornate in cui si sente sopraffatta da pensieri molto negativi, fino a convincersi che tutto sia inutile. Al di là delle possibili cause o dei fattori che possono contribuire a questi vissuti, il fatto che le stiano causando tanta sofferenza merita attenzione e ascolto.
Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui comprendere meglio ciò che sta attraversando e trovare modalità più efficaci per affrontare questi momenti difficili, senza doverli gestire da sola.
Ilenia Ceravolo, Psicologa
Buonasera, se queste sensazioni di sofferenza date da queste giornate "buie" non passano o si fanno vermente troppo difficili lo studio di uno psicoterapeuta può essere veramente innanzitutto un porto affidabile dove lei può cercare di affidarsi, il coraggio che lei può impiegare all'inizio le può ritornare sotto forma di benessere. e' il coraggio di affidarsi. Se ha bisogno sono a disposizione, anche online. Saluti Dario Martelli
Salve, da ciò che scrive emerge una sofferenza che merita di essere ascoltata con attenzione e rispetto, non minimizzata. Una delle cose che colpisce maggiormente nel suo racconto è proprio il contrasto tra le giornate in cui riesce a vedere il futuro con fiducia e quelle in cui, invece, tutto sembra perdere significato e valore. Quando si attraversano oscillazioni emotive così marcate, spesso non è soltanto il problema specifico a creare difficoltà, ma il modo in cui si finisce per interpretare sé stessi, il proprio futuro e le proprie possibilità nei momenti più bui. Mi sembra importante sottolineare un aspetto: il fatto che lei si chieda se il suo problema sia "abbastanza grave" da meritare l'aiuto di uno psicologo è, di per sé, qualcosa che molte persone provano quando stanno soffrendo. Spesso si tende a confrontare il proprio dolore con quello degli altri e a convincersi che esistano motivi più validi per chiedere aiuto. In realtà il criterio non dovrebbe essere quanto un problema appaia grande dall'esterno, ma quanto stia incidendo concretamente sulla qualità della vita della persona. Lei racconta che da mesi fatica a seguire con costanza una cura importante per sé, che attraversa periodi di forte abbattimento, che arriva a convincersi che alcuni comportamenti di autosabotaggio siano giustificati e che si sente disperata. Questi elementi suggeriscono che il disagio sta occupando uno spazio significativo nella sua quotidianità. Non mi sembrano affatto sciocchezze. Da una prospettiva cognitivo comportamentale, inoltre, è spesso utile osservare come nei momenti di maggiore sofferenza cambino non solo le emozioni, ma anche i pensieri. Quando ci sentiamo giù tendiamo a guardare la realtà attraverso una lente più negativa, a perdere fiducia nelle nostre capacità, a rimandare attività importanti e a interrompere comportamenti di cura verso noi stessi. Purtroppo questo porta spesso a un circolo vizioso: meno ci prendiamo cura di noi stessi, più aumenta il senso di impotenza; più aumenta il senso di impotenza, più diventa difficile agire. Un altro elemento che merita attenzione è che lei sta cercando da tempo di spiegare questi momenti attribuendoli a una causa specifica. È comprensibile voler trovare una spiegazione, ma a volte il rischio è di fermarsi alla ricerca della causa e non approfondire il funzionamento complessivo del problema. Comprendere cosa accade nei giorni "luminosi" e cosa invece accade nei giorni "bui", quali pensieri si attivano, quali emozioni emergono e quali comportamenti seguono potrebbe essere molto più utile che cercare una risposta semplice e definitiva. Per questo motivo credo che potrebbe essere davvero importante concedersi la possibilità di parlare con uno psicologo. Non perché la sua situazione debba necessariamente essere grave, ma perché il disagio che descrive sembra ormai stabile nel tempo e le sta sottraendo energie, serenità e capacità di prendersi cura di sé. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i meccanismi che mantengono questi stati emotivi, a sviluppare strategie più efficaci per affrontarli e a recuperare gradualmente una maggiore continuità nel benessere. Mi colpisce anche il fatto che lei scriva di non aver mai avuto il coraggio di contattare uno specialista. A volte il primo passo non è chiedere aiuto perché si è certi di averne bisogno, ma concedersi il diritto di esplorare ciò che si sta vivendo senza giudicarsi. Non serve arrivare allo stremo per meritare ascolto. Il fatto stesso che abbia deciso di scrivere questo messaggio lascia intuire che una parte di lei stia cercando una strada diversa rispetto a quella della sopportazione silenziosa. Forse vale la pena dare spazio proprio a quella parte. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve, quello che descrive merita ascolto, le oscillazioni dell'umore e i pensieri automatici come 'tutto è inutile' sono nuclei tipici di intervento in TCC. La sensazione di non essere 'degna' di aiuto è essa stessa un pensiero da osservare. Un percorso cognitivo-comportamentale può aiutarla a riconoscere i circoli ruminativi, sperimentare comportamenti alternativi nelle giornate critiche e ridurre l'autosabotaggio. Le suggerisco di contattare uno psicoterapeuta, il suo malessere è legittimo.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Capisco quanto possa essere faticoso vivere questi sbalzi così intensi: giornate in cui sembra di respirare di nuovo e altre in cui tutto si spegne e diventa pesante. Quando si alternano momenti di luce e momenti di buio così marcati, è normale sentirsi confusi, scoraggiati o addirittura “sbagliati”. Ma quello che descrivi non sono affatto “sciocchezze”, né qualcosa di troppo piccolo per chiedere aiuto.
Questi vissuti hanno un impatto reale sulla tua quotidianità: sul modo in cui ti prendi cura di te, sulla costanza nelle cure mediche, sulla percezione di te stessa e sul senso di fiducia nelle tue risorse. NON è debolezza, e NON è mancanza di volontà. Quando la mente attraversa periodi di abbattimento, anche le azioni più semplici diventano difficili da sostenere.
Il fatto che tu ti stia ponendo domande, che tu riconosca la fatica e che tu senta il bisogno di un sostegno, è già un segnale importante. Non serve “avere un problema enorme” per rivolgersi a uno psicologo: basta sentire che qualcosa dentro di te merita ascolto, spazio e comprensione. E quello che stai vivendo merita esattamente questo.
Un percorso psicologico può aiutarti a dare un nome a ciò che senti, a comprendere da dove arrivano questi sbalzi, e soprattutto a costruire modi più stabili e gentili di stare con te stessa nelle giornate difficili. Non è un giudizio su di te, ma un luogo sicuro in cui poter portare tutto quello che ora ti pesa e tornare a stare bene.
Hai già fatto un primo passo importante scrivendo qui. Il passo successivo può essere quello di concederti la possibilità di parlarne con un professionista, senza paura di essere “esagerata” o “non abbastanza”. La tua sofferenza è reale, e merita attenzione.
Se vuoi, posso aiutarti a capire come potrebbe essere un primo colloquio o cosa aspettarti da un percorso, così da rendere questo passo un po’ meno spaventoso.
Questi vissuti hanno un impatto reale sulla tua quotidianità: sul modo in cui ti prendi cura di te, sulla costanza nelle cure mediche, sulla percezione di te stessa e sul senso di fiducia nelle tue risorse. NON è debolezza, e NON è mancanza di volontà. Quando la mente attraversa periodi di abbattimento, anche le azioni più semplici diventano difficili da sostenere.
Il fatto che tu ti stia ponendo domande, che tu riconosca la fatica e che tu senta il bisogno di un sostegno, è già un segnale importante. Non serve “avere un problema enorme” per rivolgersi a uno psicologo: basta sentire che qualcosa dentro di te merita ascolto, spazio e comprensione. E quello che stai vivendo merita esattamente questo.
Un percorso psicologico può aiutarti a dare un nome a ciò che senti, a comprendere da dove arrivano questi sbalzi, e soprattutto a costruire modi più stabili e gentili di stare con te stessa nelle giornate difficili. Non è un giudizio su di te, ma un luogo sicuro in cui poter portare tutto quello che ora ti pesa e tornare a stare bene.
Hai già fatto un primo passo importante scrivendo qui. Il passo successivo può essere quello di concederti la possibilità di parlarne con un professionista, senza paura di essere “esagerata” o “non abbastanza”. La tua sofferenza è reale, e merita attenzione.
Se vuoi, posso aiutarti a capire come potrebbe essere un primo colloquio o cosa aspettarti da un percorso, così da rendere questo passo un po’ meno spaventoso.
Gentile Utente, non ci sono cose che hanno diritto di essere messe in questione e altre che non lo hanno. Ogni situazione o evento che comporta sofferenza o anche solo degli interrogativi può essere portata nello studio di uno specialista. Il suo dubbio è che quelli che vive come problemi non siano "degni", "sciocchezze", potrebbe essere un'idea partire da qui!
Un caro saluto
Un caro saluto
Buongiorno, quello che descrive non è una sciocchezza. Quando per mesi si alternano giornate in cui si riesce a vedere luce e giornate in cui tutto sembra nero, con autosabotaggi, perdita di continuità nelle cure e senso di disperazione, è già un motivo sufficiente per chiedere aiuto.
A volte il problema si maschera proprio così: “passerà”, “è solo un momento”, “non è abbastanza grave per uno psicologo”. Ma questa può diventare una trappola, perché mentre si aspetta di meritare aiuto, si resta soli a gestire qualcosa che sta già pesando.
Il fatto che lei abbia una sindrome dell’ovaio policistico e una storia legata alla caduta dei capelli può certamente incidere sul vissuto corporeo, sull’umore e sulla fatica quotidiana. Per questo è utile mantenere anche il riferimento medico. Però il punto psicologico è un altro: quando il dolore la porta a trascurarsi e a convincersi che “tanto è tutto inutile”, non siamo più nel campo delle sciocchezze.
Un piccolo primo passo potrebbe essere non chiedersi “il mio problema è abbastanza grave?”, ma “quanto mi sta togliendo libertà?”. Se le sta togliendo continuità, cura di sé, fiducia e serenità, merita ascolto.
Le suggerirei di contattare uno psicologo per un primo colloquio: non deve arrivare con un problema perfetto o con una diagnosi già chiara. Basta partire da ciò che ha scritto qui. Se invece in quelle giornate buie comparissero pensieri di farsi del male o di non voler più vivere, è importante chiedere aiuto subito: una persona fidata, il medico, il Pronto Soccorso o il 112.
Un caro saluto.
A volte il problema si maschera proprio così: “passerà”, “è solo un momento”, “non è abbastanza grave per uno psicologo”. Ma questa può diventare una trappola, perché mentre si aspetta di meritare aiuto, si resta soli a gestire qualcosa che sta già pesando.
Il fatto che lei abbia una sindrome dell’ovaio policistico e una storia legata alla caduta dei capelli può certamente incidere sul vissuto corporeo, sull’umore e sulla fatica quotidiana. Per questo è utile mantenere anche il riferimento medico. Però il punto psicologico è un altro: quando il dolore la porta a trascurarsi e a convincersi che “tanto è tutto inutile”, non siamo più nel campo delle sciocchezze.
Un piccolo primo passo potrebbe essere non chiedersi “il mio problema è abbastanza grave?”, ma “quanto mi sta togliendo libertà?”. Se le sta togliendo continuità, cura di sé, fiducia e serenità, merita ascolto.
Le suggerirei di contattare uno psicologo per un primo colloquio: non deve arrivare con un problema perfetto o con una diagnosi già chiara. Basta partire da ciò che ha scritto qui. Se invece in quelle giornate buie comparissero pensieri di farsi del male o di non voler più vivere, è importante chiedere aiuto subito: una persona fidata, il medico, il Pronto Soccorso o il 112.
Un caro saluto.
Gent.ma utente,
grazie per la sua condivisione e non tema assolutamente che le sue richieste siano sciocchezze. Il malessere psicologico può essere un problema reale e invalidante, come nel suo caso, ed è importante poter contare su professionisti qualificati che possano aiutarla. Per farlo non c'è bisogno di coraggio, ma solo di arrivare a una consapevolezza nuova, quella di voler migliorare la qualità della propria vita e ricercare una maggiore e legittima soddisfazione.
Lei ci racconta di sbalzi d'umore tra giornate più spensierate e altre, invece, pervase da pensieri negativi, disillusione e tristezza. Ha bisogno, senza dubbio, di non sentirsi così in balia delle emozioni e riuscire a domare la mente, quando agisce in modo automatico e così intrusivo.
I problemi di salute che deve affrontare possono essere un innesco di stress o di ansia, attivando quella sensazione di disperazione, con la catena di pensieri catastrofici che ne deriva. Poi magari, succede che riesce a essere più concentrata sul presente e a godersi il bello che c'è intorno a lei, i suoi interessi o le relazioni importanti, e la mente sembra trovare quella pace che desidera.
Avverte, dunque, che non c'è controllo di queste dinamiche e che tutto sembra dipendere da fattori esterni, da quale piede mette a terra per primo quando scende dal letto. Un percorso psicologico potrebbe esserle utile proprio per cambiare la prospettiva e consentirle di condizionare lei il modo in cui andrà la giornata, costruendo attivamente un atteggiamento positivo e flussi di pensiero più flessibili, contestuali alla realtà, sostenibili.
Non si tratta di evitare la strada dei problemi o delle preoccupazioni, ma di acquisire strategie efficaci per navigare nelle acque tempestose, a testa alta, sfruttando le sue potenzialità e cogliendo tutte le occasioni per sentirsi in armonia con la sua vita.
Il mio consiglio è di ascoltare la parte di lei che in questo momento sta chiedendo aiuto e di cercare finalmente di comprendere meglio come sta funzionando la sua mente e come si può modificare in meglio: una mente più resiliente, più aperta, più tollerante e auto-compassionevole, ma anche determinata e curiosa.
Nell'approccio che utilizzo, quello della psicologi positiva e delle tecniche di mindfulness, ci sono tutti questi elementi e strumenti pratici per notare subito dei cambiamenti importanti. Mi contatti pure, anche online, per maggiori dettagli.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
grazie per la sua condivisione e non tema assolutamente che le sue richieste siano sciocchezze. Il malessere psicologico può essere un problema reale e invalidante, come nel suo caso, ed è importante poter contare su professionisti qualificati che possano aiutarla. Per farlo non c'è bisogno di coraggio, ma solo di arrivare a una consapevolezza nuova, quella di voler migliorare la qualità della propria vita e ricercare una maggiore e legittima soddisfazione.
Lei ci racconta di sbalzi d'umore tra giornate più spensierate e altre, invece, pervase da pensieri negativi, disillusione e tristezza. Ha bisogno, senza dubbio, di non sentirsi così in balia delle emozioni e riuscire a domare la mente, quando agisce in modo automatico e così intrusivo.
I problemi di salute che deve affrontare possono essere un innesco di stress o di ansia, attivando quella sensazione di disperazione, con la catena di pensieri catastrofici che ne deriva. Poi magari, succede che riesce a essere più concentrata sul presente e a godersi il bello che c'è intorno a lei, i suoi interessi o le relazioni importanti, e la mente sembra trovare quella pace che desidera.
Avverte, dunque, che non c'è controllo di queste dinamiche e che tutto sembra dipendere da fattori esterni, da quale piede mette a terra per primo quando scende dal letto. Un percorso psicologico potrebbe esserle utile proprio per cambiare la prospettiva e consentirle di condizionare lei il modo in cui andrà la giornata, costruendo attivamente un atteggiamento positivo e flussi di pensiero più flessibili, contestuali alla realtà, sostenibili.
Non si tratta di evitare la strada dei problemi o delle preoccupazioni, ma di acquisire strategie efficaci per navigare nelle acque tempestose, a testa alta, sfruttando le sue potenzialità e cogliendo tutte le occasioni per sentirsi in armonia con la sua vita.
Il mio consiglio è di ascoltare la parte di lei che in questo momento sta chiedendo aiuto e di cercare finalmente di comprendere meglio come sta funzionando la sua mente e come si può modificare in meglio: una mente più resiliente, più aperta, più tollerante e auto-compassionevole, ma anche determinata e curiosa.
Nell'approccio che utilizzo, quello della psicologi positiva e delle tecniche di mindfulness, ci sono tutti questi elementi e strumenti pratici per notare subito dei cambiamenti importanti. Mi contatti pure, anche online, per maggiori dettagli.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Carissima utente, da questo sfogo si coglie tutta la fatica che stai sperimentando in questo momento della tua vita. Quello che scrivi rispetto alle condizioni patologiche pregresse è sicuramente corretto in merito ad un "esser vivi" che prevede un corpo che si fa al in ogni momento carne emozionata. Quell'ovaio policistico che implica sicuramente delle alterazioni ormonali, fisiche e talvolta emotive si situa comunque in una vita, che ogni giorno ti coinvolge ed emoziona, influenzando a cascata ogni parte di te, corpo incluso. Non spieghi bene quali siano le tue paure, quelle che non ritieni meritevoli di supporto. Quello che mi sento di dirti è che un percorso di sostegno psicologico ha come primario scopo quello di offrirti le risorse e gli strumenti per prenderti al meglio cura di te. Una cura che è sempre diversa, così come lo è ognuno di noi. Nel tuo caso ci saranno fragilità, paure, "problemi" che assumono un senso nella TUA storia e che hanno tutto il diritto di essere gestiti, al fine di migliorare il tuo vivere. Qualora avessi voglia di approfondirli, di capire da dove nascono, perchè oggi sono così intensi e come potrebbero essere gestiti, io sono disponibile ad intraprendere un percorso, anche online. Puoi tranquillamente prenotare un primo colloquio direttamente da qua e cominciamo a parlarne. Intanto in bocca al lupo, resto a disposizione. Cordialmente, Dott.ssa Sara Torregrossa
Salve, quello che descrive è tutt’altro che una “sciocchezza”. Anzi, è una condizione che merita attenzione, ascolto e un intervento mirato.
Quella che racconta ha una struttura molto chiara: oscillazioni emotive importanti, con giornate in cui si sente attiva, positiva e connessa alla vita, alternate a momenti in cui entra in stati di abbattimento profondo, pensiero negativo, perdita di energia e autosabotaggio. E in questi momenti “bui” cambia anche il dialogo interno: tutto diventa inutile, anche prendersi cura di sé.
Questo non è un capriccio, né mancanza di volontà. È un funzionamento emotivo che, quando si attiva, prende il sopravvento e le fa vedere la realtà attraverso un filtro completamente diverso.
Il fatto che lei colleghi tutto alla sindrome dell’ovaio policistico può avere una base (gli aspetti ormonali incidono sull’umore), ma non spiega da solo la profondità e la struttura di quello che sta vivendo. Qui c’è un intreccio tra componente emotiva, pensiero e comportamento che si sta mantenendo nel tempo.
C’è un punto molto importante che voglio dirle con chiarezza: il fatto che lei arrivi a pensare “non è abbastanza grave per andare da uno psicologo” è parte del problema, non una valutazione oggettiva. È proprio uno dei meccanismi che tengono le persone bloccate, perché le porta a minimizzare finché la sofferenza diventa troppo grande.
Quando una persona:
– vive oscillazioni emotive così marcate
– entra in stati di pensiero negativo ricorrenti
– fatica a prendersi cura di sé
– si sente disperata in alcuni momenti
non solo ha “diritto” a un supporto psicologico, ma ne trarrebbe un beneficio concreto.
E c’è un altro elemento chiave: lei ha già consapevolezza di quello che le succede. Sa distinguere le fasi, riconosce i pensieri, si accorge degli autosabotaggi. Questo è un ottimo punto di partenza per un lavoro terapeutico efficace.
Il punto non è “eliminare le giornate buie” (che fanno parte della vita), ma interrompere quel passaggio in cui da uno stato emotivo si scivola in un sistema di pensieri che la porta a mollare tutto e a sentirsi senza via d’uscita.
Si può lavorare in modo molto concreto su questo: riconoscere l’inizio della fase, intervenire sul dialogo interno, costruire strategie che le permettano di non interrompere completamente la cura di sé anche nei momenti difficili.
E soprattutto: non deve arrivare a stare “peggio” per meritare aiuto. È già nel punto giusto per chiedere supporto.
Se se la sente, può scrivermi in privato. Possiamo iniziare insieme un percorso strutturato per capire meglio queste oscillazioni e darle strumenti pratici per gestirle, così da non sentirsi più in balia di queste fasi ma avere una direzione più stabile e sostenibile nel tempo.
Quella che racconta ha una struttura molto chiara: oscillazioni emotive importanti, con giornate in cui si sente attiva, positiva e connessa alla vita, alternate a momenti in cui entra in stati di abbattimento profondo, pensiero negativo, perdita di energia e autosabotaggio. E in questi momenti “bui” cambia anche il dialogo interno: tutto diventa inutile, anche prendersi cura di sé.
Questo non è un capriccio, né mancanza di volontà. È un funzionamento emotivo che, quando si attiva, prende il sopravvento e le fa vedere la realtà attraverso un filtro completamente diverso.
Il fatto che lei colleghi tutto alla sindrome dell’ovaio policistico può avere una base (gli aspetti ormonali incidono sull’umore), ma non spiega da solo la profondità e la struttura di quello che sta vivendo. Qui c’è un intreccio tra componente emotiva, pensiero e comportamento che si sta mantenendo nel tempo.
C’è un punto molto importante che voglio dirle con chiarezza: il fatto che lei arrivi a pensare “non è abbastanza grave per andare da uno psicologo” è parte del problema, non una valutazione oggettiva. È proprio uno dei meccanismi che tengono le persone bloccate, perché le porta a minimizzare finché la sofferenza diventa troppo grande.
Quando una persona:
– vive oscillazioni emotive così marcate
– entra in stati di pensiero negativo ricorrenti
– fatica a prendersi cura di sé
– si sente disperata in alcuni momenti
non solo ha “diritto” a un supporto psicologico, ma ne trarrebbe un beneficio concreto.
E c’è un altro elemento chiave: lei ha già consapevolezza di quello che le succede. Sa distinguere le fasi, riconosce i pensieri, si accorge degli autosabotaggi. Questo è un ottimo punto di partenza per un lavoro terapeutico efficace.
Il punto non è “eliminare le giornate buie” (che fanno parte della vita), ma interrompere quel passaggio in cui da uno stato emotivo si scivola in un sistema di pensieri che la porta a mollare tutto e a sentirsi senza via d’uscita.
Si può lavorare in modo molto concreto su questo: riconoscere l’inizio della fase, intervenire sul dialogo interno, costruire strategie che le permettano di non interrompere completamente la cura di sé anche nei momenti difficili.
E soprattutto: non deve arrivare a stare “peggio” per meritare aiuto. È già nel punto giusto per chiedere supporto.
Se se la sente, può scrivermi in privato. Possiamo iniziare insieme un percorso strutturato per capire meglio queste oscillazioni e darle strumenti pratici per gestirle, così da non sentirsi più in balia di queste fasi ma avere una direzione più stabile e sostenibile nel tempo.
Buongiorno,
mi colpisce che, mentre descrive mesi di abbattimento, giornate in cui vede tutto nero, una sensazione di disperazione e la difficoltà a portare avanti anche cure importanti per lei, continui a chiedersi se il suo problema sia abbastanza serio da essere portato all'attenzione di uno psicologo.
Se qualcosa ci fa soffrire, non è una sciocchezza, anche quando tendiamo a minimizzarlo o pensiamo che agli occhi degli altri possa apparire tale.
È possibile che alcune condizioni fisiche stiano contribuendo al suo malessere, ma il fatto che questa situazione si protragga da mesi e che lei senta il bisogno di un aiuto merita ascolto e approfondimento.
Mi sembra inoltre che una parte di lei abbia già compiuto un passo importante: pur avendo paura di chiedere aiuto, è riuscita a riconoscere che sta attraversando una sofferenza che fatica a gestire da sola. Non è un passaggio scontato.
Molte persone restano per anni nella convinzione di dovercela fare da sole o che il loro dolore non sia abbastanza importante per essere accolto.
Credo che potrebbe essere utile provare a fare quel passo che finora l'ha spaventata e concedersi un primo colloquio con una psicologa. Non perché ci sia una soglia minima di sofferenza da superare per meritare aiuto, ma perché proprio quella sofferenza che sta provando attualmente è già di per sé una ragione sufficiente per chiedere supporto.
Non è necessario essere arrivati a un punto di rottura per chiedere aiuto, spesso il semplice fatto di concedersi uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che si sta vivendo rappresenta già un primo passo importante.
Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi
mi colpisce che, mentre descrive mesi di abbattimento, giornate in cui vede tutto nero, una sensazione di disperazione e la difficoltà a portare avanti anche cure importanti per lei, continui a chiedersi se il suo problema sia abbastanza serio da essere portato all'attenzione di uno psicologo.
Se qualcosa ci fa soffrire, non è una sciocchezza, anche quando tendiamo a minimizzarlo o pensiamo che agli occhi degli altri possa apparire tale.
È possibile che alcune condizioni fisiche stiano contribuendo al suo malessere, ma il fatto che questa situazione si protragga da mesi e che lei senta il bisogno di un aiuto merita ascolto e approfondimento.
Mi sembra inoltre che una parte di lei abbia già compiuto un passo importante: pur avendo paura di chiedere aiuto, è riuscita a riconoscere che sta attraversando una sofferenza che fatica a gestire da sola. Non è un passaggio scontato.
Molte persone restano per anni nella convinzione di dovercela fare da sole o che il loro dolore non sia abbastanza importante per essere accolto.
Credo che potrebbe essere utile provare a fare quel passo che finora l'ha spaventata e concedersi un primo colloquio con una psicologa. Non perché ci sia una soglia minima di sofferenza da superare per meritare aiuto, ma perché proprio quella sofferenza che sta provando attualmente è già di per sé una ragione sufficiente per chiedere supporto.
Non è necessario essere arrivati a un punto di rottura per chiedere aiuto, spesso il semplice fatto di concedersi uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che si sta vivendo rappresenta già un primo passo importante.
Un saluto, Dott.ssa Ginevra Pardi
Buongiorno,
quello che descrive non è affatto una sciocchezza. Quando si alternano periodi in cui ci si sente bene ad altri in cui tutto appare inutile e si fatica persino a prendersi cura di sé, è importante dare valore a questi segnali e non minimizzarli.
Mi colpisce il fatto che si chieda se il suo problema sia "degno" di uno psicologo. In realtà non è la gravità del problema a giustificare una richiesta di aiuto, ma la sofferenza che sta causando nella sua vita quotidiana.
Da una prospettiva strategica, aspettare che tutto passi da solo spesso rischia di mantenere il problema, mentre chiedere aiuto può rappresentare il primo passo per interrompere questo circolo.
Come ricorda Giorgio Nardone: "Non esistono problemi troppo piccoli quando diventano troppo grandi per chi li vive."
Se lo desidera, una prima consulenza può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta attraversando e a individuare insieme i passi più adatti per ritrovare equilibrio e serenità.
Dott.ssa Alessandra Motta, Psicologa Strategica
quello che descrive non è affatto una sciocchezza. Quando si alternano periodi in cui ci si sente bene ad altri in cui tutto appare inutile e si fatica persino a prendersi cura di sé, è importante dare valore a questi segnali e non minimizzarli.
Mi colpisce il fatto che si chieda se il suo problema sia "degno" di uno psicologo. In realtà non è la gravità del problema a giustificare una richiesta di aiuto, ma la sofferenza che sta causando nella sua vita quotidiana.
Da una prospettiva strategica, aspettare che tutto passi da solo spesso rischia di mantenere il problema, mentre chiedere aiuto può rappresentare il primo passo per interrompere questo circolo.
Come ricorda Giorgio Nardone: "Non esistono problemi troppo piccoli quando diventano troppo grandi per chi li vive."
Se lo desidera, una prima consulenza può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta attraversando e a individuare insieme i passi più adatti per ritrovare equilibrio e serenità.
Dott.ssa Alessandra Motta, Psicologa Strategica
Gentile utente, dalle sue parole emerge una sofferenza che merita di essere ascoltata e accolta. Vorrei dirle che non esistono problemi "degni" o "non degni" di essere portati all'attenzione di uno psicologo. Ciò che rende importante una difficoltà non è quanto possa apparire grave agli occhi degli altri, ma il disagio che provoca nella persona che la vive. Se qualcosa la fa soffrire, la preoccupa o le rende difficile affrontare le giornate, allora merita attenzione e cura. Tutti hanno il diritto di chiedere aiuto quando ne sentono il bisogno e tutti hanno il diritto di stare bene, compresa lei. A volte la paura di essere giudicati, di non essere presi sul serio o di "esagerare" può diventare un ostacolo nel rivolgersi a un professionista, ma chiedere supporto non significa che il suo problema sia grave o lieve: significa semplicemente prendersi cura di sé. In un certo senso, credo che lei abbia già compiuto un primo gesto di cura verso se stessa scrivendo questo messaggio e dando voce alla sua sofferenza. Il passo successivo potrebbe essere proprio quello di concedersi il diritto di chiedere aiuto, permettendo a qualcuno di accompagnarla nella comprensione di ciò che sta vivendo e nella ricerca di strumenti per stare meglio. Le auguro di legittimarsi a fare questo passo e di riconoscere che il suo benessere merita attenzione. Le auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio
Buongiorno,
la parte su cui vorrei focalizzarmi è quella secondo cui dalle sue parole emerge la domanda di aiuto, ma anche il considerarla "non degna". Sembrerebbe non considerare valide e meritevoli di attenzione e di cura le sue difficoltà. Le chiedo se le è capitato in altre circostanze della sua vita di sminuire o ignorare le sue emozioni, difficoltà o problemi. Iniziare un percorso di psicoterapia o di supporto psicologico vuol dire riconoscere di avere un problema e voler occuparsene con l'aiuto di un professionista. Vuol dire ritenere il proprio problema "degno" di essere seguito da uno psicologo.
Un percorso di psicoterapia può, in ogni caso, dedicarsi anche ad aiutare la persona a sentire che i propri problemi e difficoltà sono validi e degni di cura e attenzione.
Rimango disponibile ad essere contattata,
Dott.ssa Ilaria De Mola.
la parte su cui vorrei focalizzarmi è quella secondo cui dalle sue parole emerge la domanda di aiuto, ma anche il considerarla "non degna". Sembrerebbe non considerare valide e meritevoli di attenzione e di cura le sue difficoltà. Le chiedo se le è capitato in altre circostanze della sua vita di sminuire o ignorare le sue emozioni, difficoltà o problemi. Iniziare un percorso di psicoterapia o di supporto psicologico vuol dire riconoscere di avere un problema e voler occuparsene con l'aiuto di un professionista. Vuol dire ritenere il proprio problema "degno" di essere seguito da uno psicologo.
Un percorso di psicoterapia può, in ogni caso, dedicarsi anche ad aiutare la persona a sentire che i propri problemi e difficoltà sono validi e degni di cura e attenzione.
Rimango disponibile ad essere contattata,
Dott.ssa Ilaria De Mola.
Grazie per aver condiviso con così tanta sincerità quello che stai vivendo.
Quello che descrivi — giornate in cui ti senti bene alternate ad altre in cui tutto appare nero, con pensieri di autosvalutazione e difficoltà a prenderti cura di te — non è qualcosa di “sciocco” né di poco importante. Al contrario, sono esperienze che possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita, sull’energia e anche sulla capacità di seguire le cure mediche che già stai facendo.
È comprensibile che tu abbia cercato delle spiegazioni nel tuo quadro fisico (come la sindrome dell’ovaio policistico o la situazione tricologica), ma spesso corpo e mente si influenzano reciprocamente: quando si è emotivamente molto affaticati, anche la gestione delle terapie quotidiane può diventare difficile.
Un aspetto importante che emerge dalle tue parole è la presenza di momenti di forte abbattimento con pensieri molto svalutanti verso te stessa e verso il futuro. Questo è già, di per sé, un motivo più che valido per chiedere un supporto psicologico.
Vorrei dirti con chiarezza una cosa: non esiste un “problema abbastanza grande” per meritare l’aiuto di uno psicologo. Il fatto che tu stia soffrendo e che questa situazione stia influenzando la tua vita è già sufficiente.
Rivolgersi a uno psicologo non significa “avere qualcosa di grave”, ma avere uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che accade dentro di te, dare un nome a questi momenti, e trovare strumenti per affrontarli senza sentirti sopraffatta.
Il primo passo, spesso, è proprio quello che stai facendo adesso: riconoscere che così si fa fatica e che non devi affrontarlo da sola.
Se vuoi, possiamo anche lavorare insieme per capire meglio questi momenti e trovare strategie per gestirli nel quotidiano.
Cordialmente.
Filomena Guida
Quello che descrivi — giornate in cui ti senti bene alternate ad altre in cui tutto appare nero, con pensieri di autosvalutazione e difficoltà a prenderti cura di te — non è qualcosa di “sciocco” né di poco importante. Al contrario, sono esperienze che possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita, sull’energia e anche sulla capacità di seguire le cure mediche che già stai facendo.
È comprensibile che tu abbia cercato delle spiegazioni nel tuo quadro fisico (come la sindrome dell’ovaio policistico o la situazione tricologica), ma spesso corpo e mente si influenzano reciprocamente: quando si è emotivamente molto affaticati, anche la gestione delle terapie quotidiane può diventare difficile.
Un aspetto importante che emerge dalle tue parole è la presenza di momenti di forte abbattimento con pensieri molto svalutanti verso te stessa e verso il futuro. Questo è già, di per sé, un motivo più che valido per chiedere un supporto psicologico.
Vorrei dirti con chiarezza una cosa: non esiste un “problema abbastanza grande” per meritare l’aiuto di uno psicologo. Il fatto che tu stia soffrendo e che questa situazione stia influenzando la tua vita è già sufficiente.
Rivolgersi a uno psicologo non significa “avere qualcosa di grave”, ma avere uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che accade dentro di te, dare un nome a questi momenti, e trovare strumenti per affrontarli senza sentirti sopraffatta.
Il primo passo, spesso, è proprio quello che stai facendo adesso: riconoscere che così si fa fatica e che non devi affrontarlo da sola.
Se vuoi, possiamo anche lavorare insieme per capire meglio questi momenti e trovare strategie per gestirli nel quotidiano.
Cordialmente.
Filomena Guida
Gentile utente,
accolgo le sue parole rassicurandola sul fatto che la sua sofferenza è lecita, ha valore e merita assolutamente di trovare ascolto e accoglienza. Non esistono dolori "di serie A" o "sciocchezze" quando si parla di benessere psicologico. Sperimentare giornate di totale abbattimento, scivolare in abissi in cui tutto sembra nero e inutile, e trovarsi a lottare con l'autosabotaggio non sono affatto sciocchezze: sono i segnali di un carico emotivo diventato troppo pesante da portare da sola. Inoltre, il fatto che lei si definisca "disperata" è la prova reale che questo vissuto sta intaccando profondamente la sua qualità di vita. Il suo corpo e la sua mente le stanno mandando dei segnali rispetto alla fatica nel seguire la cura, che non è pigrizia, ma il riflesso di quel buio che le sta togliendo le energie e le speranze. Trovare il coraggio di ammettere di aver bisogno di aiuto, superando la paura di non essere considerata "abbastanza grave", è il primo, grandissimo passo verso il cambiamento. Inoltre, noi professionisti non interveniamo in base alla grandezza del problema. Un percorso terapeutico potrebbe infatti offrirle uno spazio in cui capire meglio come gestire le giornate buie ed essere accompagnata per iniziare a prendersi cura di sé. Le auguro di cuore di iniziare a concedersi il permesso di stare bene, di riconoscere l'importanza della sua sofferenza e capire quando è il momento di darsi questa possibilità per concedersi uno spazio in cui perdersi cura del proprio benessere.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
accolgo le sue parole rassicurandola sul fatto che la sua sofferenza è lecita, ha valore e merita assolutamente di trovare ascolto e accoglienza. Non esistono dolori "di serie A" o "sciocchezze" quando si parla di benessere psicologico. Sperimentare giornate di totale abbattimento, scivolare in abissi in cui tutto sembra nero e inutile, e trovarsi a lottare con l'autosabotaggio non sono affatto sciocchezze: sono i segnali di un carico emotivo diventato troppo pesante da portare da sola. Inoltre, il fatto che lei si definisca "disperata" è la prova reale che questo vissuto sta intaccando profondamente la sua qualità di vita. Il suo corpo e la sua mente le stanno mandando dei segnali rispetto alla fatica nel seguire la cura, che non è pigrizia, ma il riflesso di quel buio che le sta togliendo le energie e le speranze. Trovare il coraggio di ammettere di aver bisogno di aiuto, superando la paura di non essere considerata "abbastanza grave", è il primo, grandissimo passo verso il cambiamento. Inoltre, noi professionisti non interveniamo in base alla grandezza del problema. Un percorso terapeutico potrebbe infatti offrirle uno spazio in cui capire meglio come gestire le giornate buie ed essere accompagnata per iniziare a prendersi cura di sé. Le auguro di cuore di iniziare a concedersi il permesso di stare bene, di riconoscere l'importanza della sua sofferenza e capire quando è il momento di darsi questa possibilità per concedersi uno spazio in cui perdersi cura del proprio benessere.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Psicologa - Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
Gentile utente,
mi dispiace che viva questa situazione e senta di non essere "degna" del sostegno di uno specialista. Le assicuro che è suo diritto poter stare bene fisicamente e mentalmente, non si proibisca il raggiungimento del proprio benessere.
un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti
mi dispiace che viva questa situazione e senta di non essere "degna" del sostegno di uno specialista. Le assicuro che è suo diritto poter stare bene fisicamente e mentalmente, non si proibisca il raggiungimento del proprio benessere.
un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Salve,quello che stai vivendo non mi sembra affatto una sciocchezza.
Leggendo le tue parole, non vedo una persona che sta esagerando o che si lamenta per problemi banali. Vedo una persona che da mesi sta combattendo con oscillazioni emotive molto intense, che sta facendo fatica a prendersi cura di sé, che si sente intrappolata in pensieri molto duri e che sta iniziando a perdere la speranza che le cose possano migliorare.
Quando scrivi:
"vedo tutto nero"
"la mia testa entra in certi abissi"
"mi autoconvinco che tutti i sabotaggi che mi induco siano giusti"
"mi sento disperata"
questi non sono segnali che uno psicologo liquiderebbe come "sciocchezze". Sono segnali di una sofferenza reale che merita ascolto.
Mi colpisce anche un'altra cosa: sembri aver sviluppato una sorta di dialogo interno che tende a minimizzare ciò che provi. Come se una parte di te dicesse:
"Non sto abbastanza male per chiedere aiuto."
Eppure, contemporaneamente, racconti che questa situazione dura da mesi, interferisce con una terapia medica importante e ti porta a sentirti disperata.
Spesso le persone immaginano che per andare da uno psicologo sia necessario aver vissuto un trauma enorme o essere completamente bloccate. In realtà, uno dei motivi più validi per chiedere aiuto è proprio quello che descrivi tu: non riuscire più a gestire da soli un disagio che continua a ripresentarsi e che sta riducendo la qualità della vita.
Un'altra osservazione che farei è questa: può darsi che fattori biologici e ormonali abbiano un ruolo. La sindrome dell'ovaio policistico può influenzare il benessere psicologico e l'umore in molte persone. Però il fatto che ci possa essere una componente fisica non significa che la sofferenza emotiva debba essere affrontata da sola o che sia meno importante.
Da psicologa ti direi probabilmente:
non concentrarti sul capire se il tuo problema è "abbastanza grave";
chiediti invece quanto ti sta facendo soffrire e quanto sta limitando la tua vita.
Da quello che racconti, la risposta sembra essere: molto.
Vorrei anche chiederti una cosa importante. Quando parli di "abissi", "tutto inutile" e "disperazione", ti capita mai di avere pensieri di farti del male, di non voler più vivere, o di desiderare di sparire? Oppure si tratta soprattutto di pensieri molto negativi e di perdita di speranza?
La differenza è importante perché mi aiuterebbe a capire meglio la situazione e a risponderti nel modo più utile possibile.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Leggendo le tue parole, non vedo una persona che sta esagerando o che si lamenta per problemi banali. Vedo una persona che da mesi sta combattendo con oscillazioni emotive molto intense, che sta facendo fatica a prendersi cura di sé, che si sente intrappolata in pensieri molto duri e che sta iniziando a perdere la speranza che le cose possano migliorare.
Quando scrivi:
"vedo tutto nero"
"la mia testa entra in certi abissi"
"mi autoconvinco che tutti i sabotaggi che mi induco siano giusti"
"mi sento disperata"
questi non sono segnali che uno psicologo liquiderebbe come "sciocchezze". Sono segnali di una sofferenza reale che merita ascolto.
Mi colpisce anche un'altra cosa: sembri aver sviluppato una sorta di dialogo interno che tende a minimizzare ciò che provi. Come se una parte di te dicesse:
"Non sto abbastanza male per chiedere aiuto."
Eppure, contemporaneamente, racconti che questa situazione dura da mesi, interferisce con una terapia medica importante e ti porta a sentirti disperata.
Spesso le persone immaginano che per andare da uno psicologo sia necessario aver vissuto un trauma enorme o essere completamente bloccate. In realtà, uno dei motivi più validi per chiedere aiuto è proprio quello che descrivi tu: non riuscire più a gestire da soli un disagio che continua a ripresentarsi e che sta riducendo la qualità della vita.
Un'altra osservazione che farei è questa: può darsi che fattori biologici e ormonali abbiano un ruolo. La sindrome dell'ovaio policistico può influenzare il benessere psicologico e l'umore in molte persone. Però il fatto che ci possa essere una componente fisica non significa che la sofferenza emotiva debba essere affrontata da sola o che sia meno importante.
Da psicologa ti direi probabilmente:
non concentrarti sul capire se il tuo problema è "abbastanza grave";
chiediti invece quanto ti sta facendo soffrire e quanto sta limitando la tua vita.
Da quello che racconti, la risposta sembra essere: molto.
Vorrei anche chiederti una cosa importante. Quando parli di "abissi", "tutto inutile" e "disperazione", ti capita mai di avere pensieri di farti del male, di non voler più vivere, o di desiderare di sparire? Oppure si tratta soprattutto di pensieri molto negativi e di perdita di speranza?
La differenza è importante perché mi aiuterebbe a capire meglio la situazione e a risponderti nel modo più utile possibile.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Mi sento di dirti che la sofferenza non si misura dalla gravità apparente del problema ma dall'impatto che ha sulla qualità della vita di una persona
Da quello che racconti non sembra che tu stia vivendo una semplice fase di scoraggiamento passeggero ma una condizione che da mesi sta influenzando il tuo umore il modo in cui guardi al futuro e persino la capacità di prenderti cura di te stessa e della tua salute
Spesso chi soffre tende a minimizzare ciò che prova convincendosi che esistano problemi più importanti e che quindi non sia il caso di chiedere aiuto. In realtà proprio questo atteggiamento rischia di far trascorrere molto tempo prima di affrontare una difficoltà che meriterebbe attenzione
Il fatto che tu abbia scritto questo messaggio e che ti stia interrogando sulla possibilità di rivolgerti a uno specialista suggerisce che una parte di te abbia già compreso che continuare a gestire da sola questi momenti non sta producendo i risultati che desideri
Un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarti a comprendere meglio cosa alimenta queste oscillazioni emotive e quali tentativi messi in atto per stare meglio finiscono invece per mantenere il disagio
In particolare un percorso di terapia breve strategica potrebbe consentirti di individuare in tempi relativamente rapidi i meccanismi che sostengono il problema e di sperimentare modalità più efficaci per interrompere questo circolo che oggi ti fa sentire bloccata
Ti ringrazio per la fiducia con cui hai condiviso la tua esperienza e ti auguro di concederti la possibilità di chiedere quel supporto che forse meriti da molto più tempo di quanto immagini.
Un caro saluto
Fabián Gabriel Beneitez
Centro di Psciologia Breve Applicata
Da quello che racconti non sembra che tu stia vivendo una semplice fase di scoraggiamento passeggero ma una condizione che da mesi sta influenzando il tuo umore il modo in cui guardi al futuro e persino la capacità di prenderti cura di te stessa e della tua salute
Spesso chi soffre tende a minimizzare ciò che prova convincendosi che esistano problemi più importanti e che quindi non sia il caso di chiedere aiuto. In realtà proprio questo atteggiamento rischia di far trascorrere molto tempo prima di affrontare una difficoltà che meriterebbe attenzione
Il fatto che tu abbia scritto questo messaggio e che ti stia interrogando sulla possibilità di rivolgerti a uno specialista suggerisce che una parte di te abbia già compreso che continuare a gestire da sola questi momenti non sta producendo i risultati che desideri
Un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarti a comprendere meglio cosa alimenta queste oscillazioni emotive e quali tentativi messi in atto per stare meglio finiscono invece per mantenere il disagio
In particolare un percorso di terapia breve strategica potrebbe consentirti di individuare in tempi relativamente rapidi i meccanismi che sostengono il problema e di sperimentare modalità più efficaci per interrompere questo circolo che oggi ti fa sentire bloccata
Ti ringrazio per la fiducia con cui hai condiviso la tua esperienza e ti auguro di concederti la possibilità di chiedere quel supporto che forse meriti da molto più tempo di quanto immagini.
Un caro saluto
Fabián Gabriel Beneitez
Centro di Psciologia Breve Applicata
Innanzitutto voglio ringraziarti per aver condiviso con così tanta sincerità ciò che stai vivendo. È importante riconoscere che quello che stai attraversando sono momenti di grande difficoltà e che il semplice fatto di averli descritti già rappresenta un passo importante verso la comprensione e l'aiuto. Le fluttuazioni di umore, le sensazioni di abbattimento e i momenti di positività sono esperienze che molte persone vivono, ma quando questi episodi diventano intensi e frequenti, possono influire profondamente sulla qualità della vita. La tua percezione di autoconvincerti che tutto sia inutile e di sabotarti potrebbe essere un modo che la tua mente utilizza per proteggerti dal dolore o dalla fatica di affrontare certe emozioni. Il fatto che tu abbia già una diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico e che tu riconosca come questa possa influire sul tuo stato emotivo dimostra una grande consapevolezza. Questo è un punto di partenza forte per intraprendere un percorso di supporto psicologico, che può aiutarti a gestire queste emozioni, a trovare strategie per affrontare i momenti difficili e a lavorare sulla tua autostima e sul senso di valore personale. Ti invito a considerare l’idea di rivolgerti a uno psicologo o uno psicoterapeuta. Parlare con un professionista può offrirti uno spazio sicuro dove esplorare le tue emozioni, capire meglio le radici di questi momenti e trovare insieme strumenti efficaci per affrontarli. Ricorda, chiedere aiuto non significa che tu sia debole, ma che sei forte e desiderosa di prendersi cura di te stessa.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Da quello che descrive, non si tratta affatto di "sciocchezze": la sofferenza merita sempre ascolto, indipendentemente da quanto possa sembrare "giustificata". Le oscillazioni dell'umore che racconta, il senso di abbattimento e la difficoltà nel prendersi cura di sé stanno avendo un impatto importante sulla sua quotidianità, e questo è già un motivo sufficiente per chiedere aiuto. Rivolgersi a uno psicologo non significa che il suo disagio debba essere "grave", ma che sente il bisogno di comprenderlo e affrontarlo con il giusto supporto. Il primo passo è spesso il più difficile, ma può essere anche il più importante. Non aspetti che "passi da solo": si conceda la possibilità di essere ascoltata e accompagnata in questo momento.
Se deciderà di concedersi questo spazio di ascolto, sarò lieta di accoglierla e accompagnarla in questo percorso. Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini
Se deciderà di concedersi questo spazio di ascolto, sarò lieta di accoglierla e accompagnarla in questo percorso. Un caro saluto, Dott.ssa Giada Vanini
Salve,
mi sento innanzitutto di dirle che non esistono difficoltà “sciocche” o sofferenze non abbastanza importanti da meritare ascolto. Se qualcosa la fa stare male, se incide sulle sue giornate, sulla cura di sé, sulla motivazione o sul modo in cui guarda alla vita, allora è qualcosa che merita attenzione.
Quello che descrive non va minimizzato: questi momenti di forte abbattimento, il sentirsi dentro giornate molto buie, la difficoltà a portare avanti anche cure importanti per sé, possono diventare molto pesanti da sostenere da sola. Rivolgersi a uno psicologo non significa necessariamente avere un “problema grave”, ma concedersi uno spazio in cui poter comprendere cosa sta accadendo, dare un significato a questi vissuti e trovare modalità più funzionali per affrontarli.
Anche il corpo, la salute, l’immagine di sé e condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico possono avere un impatto emotivo importante, e non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto per questo. Anzi, spesso il primo passo è proprio riconoscere che quella sofferenza merita uno spazio, senza doverla giustificare o sminuire.
Le suggerirei quindi di valutare un primo colloquio psicologico, anche solo per iniziare a dare ordine a ciò che sta vivendo e capire insieme quale possa essere il percorso più adatto.
Un caro saluto.
mi sento innanzitutto di dirle che non esistono difficoltà “sciocche” o sofferenze non abbastanza importanti da meritare ascolto. Se qualcosa la fa stare male, se incide sulle sue giornate, sulla cura di sé, sulla motivazione o sul modo in cui guarda alla vita, allora è qualcosa che merita attenzione.
Quello che descrive non va minimizzato: questi momenti di forte abbattimento, il sentirsi dentro giornate molto buie, la difficoltà a portare avanti anche cure importanti per sé, possono diventare molto pesanti da sostenere da sola. Rivolgersi a uno psicologo non significa necessariamente avere un “problema grave”, ma concedersi uno spazio in cui poter comprendere cosa sta accadendo, dare un significato a questi vissuti e trovare modalità più funzionali per affrontarli.
Anche il corpo, la salute, l’immagine di sé e condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico possono avere un impatto emotivo importante, e non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto per questo. Anzi, spesso il primo passo è proprio riconoscere che quella sofferenza merita uno spazio, senza doverla giustificare o sminuire.
Le suggerirei quindi di valutare un primo colloquio psicologico, anche solo per iniziare a dare ordine a ciò che sta vivendo e capire insieme quale possa essere il percorso più adatto.
Un caro saluto.
mi dispiace leggere quanto stia vivendo. Affrontare periodi in cui si alternano giornate di energia e speranza a momenti in cui tutto appare buio e senza via d’uscita può essere molto faticoso e doloroso.
Vorrei soffermarmi su un pensiero che emerge dalle sue parole: la paura che il suo problema non sia “abbastanza importante” da meritare l’aiuto di uno psicologo.
Le chiederei: perché ciò che la fa soffrire non dovrebbe essere degno di attenzione?
La sofferenza psicologica non si misura confrontandola con quella degli altri né dalla presenza di un evento particolarmente grave. Il criterio più importante è quanto ciò che sta vivendo stia influenzando il suo benessere e la sua quotidianità.
Mi racconta che da mesi alterna momenti di forte abbattimento a giornate in cui si sente bene, che fatica a prendersi cura di sé e a seguire una terapia per lei importante e che, nei momenti più difficili, tende a convincersi che tutto sia inutile. Questi segnali meritano ascolto e attenzione, non giudizio.
Rivolgersi a uno psicologo non significa avere un problema “grave abbastanza”, ma concedersi uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che accade, riconoscere i pensieri che alimentano la sofferenza e costruire strategie più efficaci per affrontare le giornate difficili.
Il fatto che stia scrivendo questo messaggio e che senta il desiderio di stare meglio è già un primo passo importante.
Non deve affrontare tutto questo da sola.
Vorrei soffermarmi su un pensiero che emerge dalle sue parole: la paura che il suo problema non sia “abbastanza importante” da meritare l’aiuto di uno psicologo.
Le chiederei: perché ciò che la fa soffrire non dovrebbe essere degno di attenzione?
La sofferenza psicologica non si misura confrontandola con quella degli altri né dalla presenza di un evento particolarmente grave. Il criterio più importante è quanto ciò che sta vivendo stia influenzando il suo benessere e la sua quotidianità.
Mi racconta che da mesi alterna momenti di forte abbattimento a giornate in cui si sente bene, che fatica a prendersi cura di sé e a seguire una terapia per lei importante e che, nei momenti più difficili, tende a convincersi che tutto sia inutile. Questi segnali meritano ascolto e attenzione, non giudizio.
Rivolgersi a uno psicologo non significa avere un problema “grave abbastanza”, ma concedersi uno spazio sicuro in cui comprendere meglio ciò che accade, riconoscere i pensieri che alimentano la sofferenza e costruire strategie più efficaci per affrontare le giornate difficili.
Il fatto che stia scrivendo questo messaggio e che senta il desiderio di stare meglio è già un primo passo importante.
Non deve affrontare tutto questo da sola.
Cara utente,
il suo malessere che ci racconta è importante tanto quanto i problemi che può vivere un'altra persona. Il suo vissuto emotivo deve avere uno spazio per essere espresso e richiedere aiuto ad uno psicologo non è assolutamente una sciocchezza, bensì una cosa utile ed importante per la sua salute mentale e fisica.
Contatti un professionista e prenda un primo appuntamento: lo faccia per sè stessa.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
il suo malessere che ci racconta è importante tanto quanto i problemi che può vivere un'altra persona. Il suo vissuto emotivo deve avere uno spazio per essere espresso e richiedere aiuto ad uno psicologo non è assolutamente una sciocchezza, bensì una cosa utile ed importante per la sua salute mentale e fisica.
Contatti un professionista e prenda un primo appuntamento: lo faccia per sè stessa.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Salve,
da ciò che descrive emerge una sofferenza che va avanti da mesi e che sta avendo un impatto concreto sulla sua vita quotidiana, sulla cura di sé e sulla capacità di portare avanti trattamenti importanti per la sua salute. Per questo motivo, la prima cosa che mi sento di dirle è che il suo disagio non è affatto una sciocchezza e non deve essere "abbastanza grave" per meritare l'attenzione di uno psicologo.
Molte persone pensano di dover arrivare a un punto di estrema difficoltà prima di chiedere aiuto, ma in realtà il supporto psicologico può essere utile proprio quando ci si accorge che qualcosa sta diventando faticoso da gestire da soli. I momenti di abbattimento che descrive, il passaggio da giornate in cui si sente positiva a giornate in cui vede tutto nero, la tendenza ad autosabotarsi e la sensazione di disperazione meritano certamente uno spazio di ascolto e comprensione.
È possibile che fattori fisici e ormonali, come la sindrome dell'ovaio policistico, influenzino il benessere emotivo, ma questo non significa che debba affrontare tutto da sola o limitarsi a sperare che passi. Spesso gli aspetti fisici ed emotivi si intrecciano e possono alimentarsi reciprocamente.
Mi colpisce anche quando scrive che non ha mai avuto il coraggio di contattare uno specialista. A volte la paura di essere giudicati, di non essere presi sul serio o di "occupare il posto" di chi sta peggio può frenare la richiesta di aiuto. In realtà, il colloquio psicologico non è riservato soltanto a chi vive situazioni estreme, ma anche a chi sente il bisogno di comprendere meglio ciò che sta attraversando e trovare nuove strategie per affrontarlo.
Se se la sente, potrebbe considerare proprio il primo colloquio come un'occasione per raccontare ciò che sta vivendo, senza l'obbligo di intraprendere immediatamente un percorso. Potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza su quello che sta accadendo e a capire quali risorse possono esserle più utili in questo momento.
Ha già compiuto un passo importante condividendo qui la sua esperienza. Chiedere aiuto non significa essere deboli o esagerare un problema, ma riconoscere che sta vivendo qualcosa che merita attenzione e cura.
Le auguro di poter trovare uno spazio sicuro in cui sentirsi ascoltata e accolta.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
da ciò che descrive emerge una sofferenza che va avanti da mesi e che sta avendo un impatto concreto sulla sua vita quotidiana, sulla cura di sé e sulla capacità di portare avanti trattamenti importanti per la sua salute. Per questo motivo, la prima cosa che mi sento di dirle è che il suo disagio non è affatto una sciocchezza e non deve essere "abbastanza grave" per meritare l'attenzione di uno psicologo.
Molte persone pensano di dover arrivare a un punto di estrema difficoltà prima di chiedere aiuto, ma in realtà il supporto psicologico può essere utile proprio quando ci si accorge che qualcosa sta diventando faticoso da gestire da soli. I momenti di abbattimento che descrive, il passaggio da giornate in cui si sente positiva a giornate in cui vede tutto nero, la tendenza ad autosabotarsi e la sensazione di disperazione meritano certamente uno spazio di ascolto e comprensione.
È possibile che fattori fisici e ormonali, come la sindrome dell'ovaio policistico, influenzino il benessere emotivo, ma questo non significa che debba affrontare tutto da sola o limitarsi a sperare che passi. Spesso gli aspetti fisici ed emotivi si intrecciano e possono alimentarsi reciprocamente.
Mi colpisce anche quando scrive che non ha mai avuto il coraggio di contattare uno specialista. A volte la paura di essere giudicati, di non essere presi sul serio o di "occupare il posto" di chi sta peggio può frenare la richiesta di aiuto. In realtà, il colloquio psicologico non è riservato soltanto a chi vive situazioni estreme, ma anche a chi sente il bisogno di comprendere meglio ciò che sta attraversando e trovare nuove strategie per affrontarlo.
Se se la sente, potrebbe considerare proprio il primo colloquio come un'occasione per raccontare ciò che sta vivendo, senza l'obbligo di intraprendere immediatamente un percorso. Potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza su quello che sta accadendo e a capire quali risorse possono esserle più utili in questo momento.
Ha già compiuto un passo importante condividendo qui la sua esperienza. Chiedere aiuto non significa essere deboli o esagerare un problema, ma riconoscere che sta vivendo qualcosa che merita attenzione e cura.
Le auguro di poter trovare uno spazio sicuro in cui sentirsi ascoltata e accolta.
Saluti,
Dott.ssa Donatella Valsi
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