Domande del paziente (22)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno, capisco bene il desiderio di affiancare alla terapia farmacologica anche un supporto psicologico: insonnia e umore depresso spesso non riguardano solo il sintomo, ma anche stress, pensieri,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno, capisco il bisogno di dare un nome a certi comportamenti, soprattutto quando una relazione inizialmente sembra funzionare molto bene e poi iniziano confusione, dubbi e dinamiche difficili da... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Da quello che racconta sembra che nell’ultimo periodo si siano accumulati tanti eventi stressanti uno dopo l’altro: prima esperienza lavorativa... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Salve, capisco il suo dubbio e anche la preoccupazione: quando si assumono farmaci da tempo e ci si accorge di non stare più come si vorrebbe, è normale chiedersi se la terapia sia ancora adeguata.

    Premetto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno, provo a rispondere punto per punto perché la confusione tra queste figure è molto comune.

    Lo psichiatra è prima di tutto un medico, specializzato in psichiatria. Questo significa che può fare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno, quando dice “ha un ritardo” bisognerebbe capire meglio in che senso: si riferisce a un ritardo cognitivo già diagnosticato, a difficoltà nelle autonomie quotidiane, nel linguaggio, nelle relazioni,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buonasera, capisco bene la sua confusione e il suo dolore. Un tradimento durato anni, con tutto ciò che comporta in termini di bugie, dubbi e perdita di fiducia, può lasciare una persona profondamente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buon giorno ho 40 anni soffro di attacchi di panico da qualche mese, gravi perché mi hanno costretta a lasciare il lavoro e sto vivendo un periodo lungo di confusione generale. Al momento assumo Xanax... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buonasera, capisco la sua preoccupazione. A 17 anni difficoltà di attenzione, fatica nel ricordare formule, disorganizzazione nello studio o rendimento altalenante possono creare molta frustrazione sia... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Salve, capisco molto bene la sua preoccupazione. Quello che descrive è sicuramente faticoso sia per suo figlio sia per voi familiari, soprattutto quando l’agitazione, la rabbia e l’ansia portano a comportamenti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno, capisco bene la frustrazione: quando un farmaco ha funzionato in passato e poi, ricominciando ad assumerli non si ha lo stesso effetto, è normale sentirsi scoraggiati o cercare una spiegazione.

    Premetto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno Elena, la sua domanda è molto comprensibile e tocca un punto importante: spesso, quando si parla di Disturbo Narcisistico di Personalità, soprattutto online, il messaggio che passa è quasi esclusivamente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Hello, I’m really sorry you are going through this. What you describe sounds very painful and exhausting, and it makes sense that after years of overthinking you now feel mentally drained, hopeless, and... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno,
    da quello che racconta sembra che questa difficoltà relazionale le stia causando molta sofferenza e soprattutto un forte senso di distanza dagli altri. Quando per tanto tempo ci si sente fuori... Altro


    Domande su Insonnia

    Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. Diciamo che ho sempre avuto difficoltà a prendere sonno e alcune volte a mantenerlo, ma soprattutto a riuscire ad addormentarmi. Recentemente, circa 2-3 mesi fa, ho avuto una crisi d’ansia (non saprei come chiamarla) che mi ha portato a soffrire di insonnia pesante, a causa della quale per 2 settimane non ho chiuso occhio o comunque sono andata avanti a microsonni. La situazione era devastante, mi sembrava di impazzire, quindi ho sentito il medico e mi ha prescritto circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (potevo usarlo anche nel corso della giornata per 3 volte in quantità 5 gocce). Per fortuna ho superato questa crisi, ma ho continuato a usare il lexotan (ne prendo in genere 10 gocce prima di dormire) anche combinandolo con un po’ di melatonina in camomilla (meno di 1 grammo) perché comunque il mio sonno rimane quello che è, cioè veramente difficoltoso. Dopo questo preambolo, aggiungo il mio problema principale: il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

    Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

    Grazie per le eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno, mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Da come lo descrivi, sembra una situazione davvero faticosa e spaventosa, soprattutto perché il sonno, quando diventa così disturbato, può dare la sensazione di perdere il controllo e di non riuscire più a recuperare energie. È comprensibile che tu sia preoccupata e stanca.

    Vorrei però rassicurarti su un punto: dopo periodi di forte ansia e insonnia intensa, può capitare che il sonno rimanga per un po’ molto leggero, frammentato, pieno di sogni vividi o disturbanti e poco ristoratore. Questo non significa che tu stia “impazzendo”, ma che probabilmente il tuo sistema nervoso è ancora in uno stato di forte attivazione.

    Detto questo, secondo me sarebbe importante non concentrarsi solo sul sintomo “insonnia”, ma anche su ciò che sembra alimentarla, cioè l’ansia. Il farmaco può essere utile in una fase acuta, ma se l’insonnia nasce o viene mantenuta dall’ansia, è probabile che serva anche un lavoro psicologico per imparare a gestire l’attivazione mentale e fisica prima di dormire, i pensieri anticipatori, la paura di non dormire e il circolo vizioso “ho paura di non dormire → mi attivo → non dormo → mi spavento ancora di più”.

    Ti suggerirei quindi di parlarne nuovamente con il medico che ti ha prescritto il Lexotan, soprattutto perché hai iniziato a prenderlo con una certa continuità e a volte ad aggiungere altre gocce. È importante che dosaggi, durata e modalità di assunzione siano sempre monitorati dal medico, senza aumenti autonomi.

    In parallelo, valuterei seriamente un percorso con uno psicoterapeuta, possibilmente esperto in ansia e insonnia. Potrebbe aiutarti non solo a “dormire di più”, ma a ridurre lo stato di allarme che probabilmente mantiene il problema. In molti casi si lavora proprio sulla gestione dell’ansia, sulla paura del sonno, sui pensieri ripetitivi e su abitudini serali più funzionali.

    Nel frattempo, prova a non giudicare ogni notte come una “prova” da superare. Più il sonno diventa qualcosa da controllare a tutti i costi, più rischia di sfuggire. Sarebbe utile costruire una routine serale regolare, ridurre stimoli e schermi prima di dormire, evitare di restare troppo tempo a letto a lottare con il sonno e usare tecniche di rilassamento o respirazione, ma senza trasformarle in un’altra prestazione da fare perfettamente.

    In sintesi: quello che stai vivendo è molto pesante, ma non sei senza via d’uscita. È importante però affrontarlo in modo completo: da un lato confrontandoti con il medico per la parte farmacologica, dall’altro lavorando sull’ansia che sembra essere alla base del problema. Con un aiuto adeguato, questa situazione può migliorare.


    Buonasera ho 29 anni non ho mai avuto una ragazza 0 relazioni per non essere più vergine sono andato a escort ma da 1 anno a questa parte, fra rabbia e frustrazione sono diventato un diavolo soprattutto verso me stesso mi trovo così per via delle circostanze principalmente, avendo un attività ho 0 tempo libero quindi ho vado a fare il dipendente per avere più tempo libero oppure ci metto una pietra sopra , il tempo che passa è un veleno perché io faccio distinzione tra non avere relazioni momentanee e non averne mai avute e quindi 0 esperienze è ritardo per questo vado in tilt, penso rimarrò inferiore a vita. Grazie a chiunque mi darà un parere.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buonasera,
    dal suo messaggio si percepiscono molta sofferenza, rabbia e un forte senso di frustrazione accumulato nel tempo. Quando una persona arriva quasi a sentirsi “in ritardo rispetto alla vita”, è facile che inizi a guardarsi attraverso una lente durissima, fino a convincersi di essere sbagliata o inferiore agli altri. Però è importante dirlo chiaramente: il fatto di non aver avuto relazioni fino a oggi non la rende una persona inferiore.

    Capisco bene la differenza che lei sente tra “essere single da un po’” e “non aver mai avuto esperienze”. Per chi lo vive, quella differenza pesa tantissimo, soprattutto quando si iniziano a fare continui confronti con gli altri e con una specie di tabella mentale delle tappe che “si sarebbero dovute raggiungere”. Il problema è che col tempo questa idea rischia di trasformarsi in un’identità: non più “non ho avuto esperienze”, ma “valgo meno perché non le ho avute”. Ed è lì che la sofferenza spesso esplode davvero.

    Anche il fatto di essere andato da escort non la definisce come persona né cancella la possibilità di costruire relazioni autentiche. Molti uomini, quando si sentono soli, frustrati o bloccati, cercano un modo per colmare almeno in parte un bisogno affettivo, fisico o di conferma personale. Ma da quello che scrive sembra che il dolore più grande non sia il sesso in sé, quanto il sentirsi escluso, indietro e diverso dagli altri.

    Inoltre stare continuamente immersi nel lavoro, con pochissimo spazio personale, può accentuare ancora di più isolamento, rabbia e pensieri ossessivi sul tempo che passa. Però attenzione a un punto: non è detto che il problema si risolverebbe automaticamente cambiando lavoro o avendo più tempo libero. Spesso queste convinzioni profonde su di sé continuano anche quando le circostanze cambiano, perché ormai sono diventate un modo abituale di percepirsi.

    Per questo penso che potrebbe esserle davvero utile iniziare un percorso di psicoterapia. Non per “insegnarle a trovare una ragazza”, ma per lavorare sul senso di inferiorità, sulla rabbia verso sé stesso, sul confronto costante con gli altri e sulla convinzione di essere ormai “compromesso”. Perché quella convinzione oggi sembra molto reale dentro di lei, ma non significa che sia vera.

    Con un lavoro terapeutico serio si può capire da dove nasce questo modo di vedersi, ridimensionare l’autosvalutazione e costruire gradualmente relazioni più autentiche, senza vivere ogni esperienza come una prova del proprio valore personale. Eventualmente anche attraverso un percorso online con il sottoscritto.


    Domande su Borderline

    Buongiorno,
    a mia figlia di 20 anni sono stati diagnosticati il disturbo di personalità e BES a seguito di un ricovero in ospedale.
    E' in cura farmacologica presso uno stimato psichiatra privatamente, segue sedute di psicoterapia privata settimanalmente ed anche presso il CPS di competenza.
    A livello di autolesionismo è da mesi che è tranquilla, ma vedo peggioramenti sotto il profilo comportamentale: dipendente dal cellulare, apatica, impulsiva, relazioni instabili e allontanamento da noi genitori.
    Essendo maggiorenne non posso comunicare con chi la segue a livello terapeutico, e non so come comportarmi, soprattutto come relazionarmi a lei: se sono dura si chiude ulteriormente, se sono accondiscendente mi tiene in pugno.
    Sto male, temo anche per la mia salute, se crollo è finita! Come posso aiutarla? Chi mi può aiutare? Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buongiorno,
    quello che sta vivendo è molto pesante, e dal suo messaggio emerge chiaramente quanto stia cercando di aiutare sua figlia senza però sapere più quale posizione assumere. È comprensibile sentirsi esausta, confusa e continuamente in bilico tra il timore di essere troppo rigida e quello di diventare troppo accomodante. Questo tipo di oscillazione è molto frequente nei familiari di persone con importanti difficoltà emotive e relazionali.

    C’è però un aspetto importante: sua figlia, pur con molte fatiche, è già inserita in un percorso di cura articolato, e il fatto che l’autolesionismo si sia stabilizzato da mesi è un segnale significativo che qualcosa si sta muovendo. I cambiamenti nei disturbi di personalità raramente sono lineari: spesso alcuni sintomi migliorano mentre altri diventano più evidenti o assumono forme diverse, soprattutto nelle relazioni familiari e nella gestione dell’autonomia.

    In questo momento, probabilmente, oltre a chiedersi “come aiutare mia figlia”, sarebbe importante iniziare a chiedersi anche “come posso proteggere e sostenere me stessa dentro questa situazione?”. Perché il rischio, quando si vive per anni in uno stato di allerta emotiva continua, è che tutta la vita ruoti intorno alla gestione delle crisi dell’altro, fino a sentirsi svuotati o consumati psicologicamente.

    Per questo credo che potrebbe esserle molto utile intraprendere un percorso individuale per sé. Non perché il problema “sia suo”, ma perché avrebbe uno spazio in cui imparare a gestire meglio ansia, senso di colpa e paura;comprendere i meccanismi relazionali che si creano con sua figlia;mettere confini più sani senza sentirsi crudele;distinguere ciò che può controllare da ciò che non dipende da lei e infine di smettere gradualmente di vivere in funzione esclusiva degli stati emotivi di sua figlia.

    Paradossalmente, spesso il modo migliore per aiutare un figlio con grandi difficoltà emotive non è cercare di controllare le sue emozioni, ma imparare a regolare le proprie. Un genitore più stabile, coerente e meno travolto emotivamente diventa anche una presenza più utile e contenitiva.

    Può cercare uno psicoterapeuta che lavori con familiari di persone con disturbi di personalità oppure con problematiche di disregolazione emotiva. Anche un percorso online può funzionare molto bene, eventualmente anche con il sottoscritto. Non deve affrontare tutto questo da sola.


    Salve, volevo chiedere cosa ne pensate del Doc da relazione, esiste? ultimamente vivo un loop in cui ogni giorno sono tormentata costantemente da dubbi riguardanti il mio fidanzato, dubbi nati un po’ a caso che mi tartassano tutto il giorno e mi provocano una forte ansia e angoscia incontrollabile perché non voglio sia così e non riesco più a capire se siano veri o meno..continuo ad analizzarmi a controllare cosa sento ogni piccolo dettaglio lo prendo come un potenziale dubbio e non sto più vivendo bene, non riesco a controllare questi pensieri giorno e notte devo pensarli per forza..il mio ragazzo è bravissimo mi tratta benissimo e gli ho parlato di questi dubbi tanto mi sentivo in colpa a provarli…non so cosa pensare preciso sia la mia prima relazione seria. Grazie a chi mi darà un parere.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Salve,
    quello che descrive assomiglia molto a una dinamica ossessiva, e sì, quello che comunemente viene chiamato “DOC da relazione” è qualcosa che molti professionisti osservano nella pratica clinica. Questo però non significa automaticamente che la relazione sia sbagliata o che lei non provi davvero sentimenti per il suo fidanzato. Molto spesso il problema non è il dubbio in sé, ma il fatto che la mente inizi a controllarlo continuamente, cercando una certezza assoluta che purtroppo non arriva mai.

    Dal modo in cui ne parla emerge un circolo che sembra diventato molto faticoso: più cerca di capire cosa prova davvero, più analizza ogni emozione, ogni dettaglio, ogni pensiero, e più l’ansia aumenta. A quel punto anche sensazioni normali o momentanei cali emotivi vengono vissuti come “prove” che qualcosa non vada. Questo porta a controllarsi ancora di più, alimentando il loop.

    Il fatto che il suo ragazzo la tratti bene e che lei si senta persino in colpa per questi pensieri fa capire quanto questa situazione la stia facendo soffrire. Inoltre, essendo la sua prima relazione seria, è possibile che dentro questi dubbi si intreccino anche paura di sbagliare, bisogno di controllo, timore di ferire l’altro o di prendere decisioni “sbagliate”.

    La cosa importante è sapere che non deve affrontare tutto questo da sola e soprattutto che continuare a cercare risposte definitive dentro la propria mente spesso peggiora il problema invece di risolverlo. Un percorso psicologico può aiutarla molto a comprendere meglio il funzionamento delle ossessioni e a imparare a gestire diversamente i pensieri intrusivi, senza doverli controllare o analizzare continuamente. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale sono spesso molto efficaci proprio su questi meccanismi.

    Con il giusto lavoro terapeutico è possibile ridurre molto l’ansia e tornare a vivere la relazione in maniera più spontanea e serena. Eventualmente anche attraverso un percorso online con il sottoscritto.


    Buonasera dottori, volevo chiedervi un parere/consiglio. Secondo voi è utile fare sedute di psicoterapia con uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione oppure è meglio rivolgersi a professionisti la cui formazione è già completa?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Buonasera,
    in realtà non esiste una risposta assoluta valida per tutti, perché dipende molto dalla problematica che una persona porta in terapia, dal tipo di approccio terapeutico, ma soprattutto dalla qualità della relazione che si crea con il professionista.

    Uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione non è “non formato”: ha già una laurea, un’abilitazione, sta già svolgendo pratica clinica supervisionata e spesso lavora quotidianamente con pazienti. Inoltre può portare alcuni aspetti molto positivi, come entusiasmo, forte motivazione, aggiornamento recente sugli studi più moderni e talvolta anche una maggiore vicinanza generazionale che può facilitare la comprensione di certe problematiche o modalità comunicative.

    Dall’altra parte, un terapeuta con molti anni di esperienza può avere una maggiore solidità clinica, aver visto un numero più ampio di situazioni e possedere strumenti affinati nel tempo, soprattutto nei casi più complessi o strutturati.

    La verità è che ci sono professionisti molto validi anche prima del termine della specializzazione e professionisti molto esperti ma poco adatti a un determinato paziente, e viceversa. Spesso ciò che fa davvero la differenza è sentirsi compresi, accolti e percepire che il terapeuta abbia una lettura chiara del problema e una direzione di lavoro coerente.

    Per questo motivo il consiglio migliore è valutare il professionista nella concretezza del percorso, magari già dai primi colloqui, più che basarsi esclusivamente sugli anni di esperienza.


    Salve sono un ragazzo di 30 anni,ho un problema con la masturbazione con i porno dopo che l’ho fatto mi sento sovra eccitato e mi vengono dei tic nervosi,secondo voi sarebbe utile smettere di guardare porno?se smetto di guardare porno però e mi masturbo normalmente mi viene l’ansia e pensieri intrusivi, penso siano ossessioni,secondo voi può essere utile eliminare la masturbazione con i porno? Dovrei valutare una cura farmacologica che mi aiuta con le ossessioni e i tic con uno psichiatra? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dr. Francesco Polito

    Ciao, quello che descrivi merita attenzione e approfondimento, soprattutto perché sembra che la masturbazione e l’uso del porno non siano più solo qualcosa di piacevole o neutro, ma siano collegati ad ansia, tensione, pensieri intrusivi e persino manifestazioni fisiche come i tic nervosi.

    Sì, potrebbe avere senso provare a ridurre o sospendere temporaneamente l’uso della pornografia per osservare come reagisce il tuo sistema emotivo e corporeo. In alcune persone il porno può diventare una modalità molto intensa di regolazione emotiva o di scarica della tensione, e questo può alterare il rapporto con l’eccitazione, aumentando poi ansia, senso di perdita di controllo o bisogno compulsivo. Però attenzione: il punto centrale probabilmente non è “il porno in sé”, ma capire cosa sta alimentando la compulsione e il circolo ansia–eccitazione–sollievo–nuova ansia.

    Il fatto che, senza porno, emergano ansia e pensieri intrusivi fa pensare che ci possa essere una componente ossessiva importante, e i tic potrebbero aumentare nei momenti di forte attivazione emotiva o stress. Per questo il consiglio migliore non è semplicemente “smettere e resistere”, ma iniziare un percorso di psicoterapia che ti aiuti a capire l’origine del problema e a lavorare sui meccanismi che lo mantengono.

    Un percorso cognitivo-comportamentale, ad esempio, può aiutare molto sia nella gestione delle compulsioni sia dei pensieri ossessivi e dell’ansia associata. In alcuni casi può essere utile anche una valutazione psichiatrica, soprattutto se ossessioni, ansia o tic stanno diventando molto invasivi nella quotidianità: non significa automaticamente dover prendere farmaci, ma avere un quadro clinico più chiaro e capire quali strumenti possano esserti davvero utili.

    La cosa importante è non leggere questa situazione come “mancanza di volontà” o qualcosa di cui vergognarsi: spesso questi comportamenti diventano tentativi automatici di gestire tensioni emotive più profonde. E quelle si possono affrontare e trattare concretamente.

    Se vuoi iniziare a lavorarci seriamente, puoi valutare un percorso con uno psicoterapeuta,eventualmente anche online, se ti è più comodo, anche con il sottoscritto.


Autore

psicoterapeuta, Neuropsicologo, psicologo

Domande più frequenti

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