Buongiorno, sono una ragazza di 30 anni che da sempre che ho problemi per relazionarmi con le person

8 risposte
Buongiorno, sono una ragazza di 30 anni che da sempre che ho problemi per relazionarmi con le persone, evito di uscire per non vedere nessuno perché mi sento a disagio nel momento in cui devo stare a contatto con gente. Mi dà fastidio andare nei posti in cui ci sono persone perché mi annoio con tutti, trovo le persone molto superficiali e non mi sento a mio agio, questa condizione mi impedisce di vivere in serenità perché sono completamente antisociale. Cosa ho che non va in me? Perché tutti gli altri sono molto diversi e non riesco a sentirmi apprezzata.Grazie in anticipo.
Dott.ssa Sara Marchesi
Sessuologo, Psicologo, Neuropsicologo
Vimercate
Buongiorno, le consiglio una psicoterapia (di approccio PCN) per consapevolizzarsi rispetto alle sue caratteristiche di funzionamento e capirne i motivi. Buona giornata, cordiali saluti!

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Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, per comprendere da dove derivano le sue difficoltà relazionali e i suoi schemi di funzionamento psicologico le suggerirei di intraprendere un percorso psicologico. Avrà così maggiore consapevolezza. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott. Jonathan Trobia
Psicologo, Neuropsicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, comprendo che tale condizione possa generare disagio e le difficoltà nel suo quotidiano che descrive.
Purtroppo non c'è una risposta valida per tutte le persone che vivono situazioni analoghe alla sua, bisognerebbe pertanto capire e approfondire meglio le dinamiche che vive e gli stati emotivi che suscitano.
Le suggerirei, pertanto, un percorso psicologico che possa supportarla nell'approfondimento di quanto descrive in modo da individuare soluzioni che possano permetterle di affrontare le sue problematiche in maniera soddisfacente e funzionale al suo benessere.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti o dubbi.
Buona giornata
Dr. Leopoldo Tacchini
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Figline Valdarno
Gentilissima..
la ringrazio per l'interesse ma non posso porre un'ipotesi diagnostica senza avere più dati sulla sua vita. Lavora? Con chi vive? Ha altri disturbi? Molti di noi lamentano la superficialità diffusa, però si impegnano a trovare le persone giuste. Il suo problema potrebbe essere secondario ad un quadro depressivo oppure potrebbe indicare un'ansia sociale od un disturbo di personalità evitante. In ogni modo non mi sembra un quadro dove sia possibile il fai da te. Oltre a consigli banali credo dovrebbe apprendere delle tecniche con un collega per ridurre l'ansia, e molto altro. La invito però a non preoccuparsi, probabilmente non c'è nulla che non vada bene in Lei, magari a imparato a seguito di delusioni o mancanze dall'ambiente familiare modalità di porsi nell'incontrare le persone che sono disfunzionali. Nulla che non si possa rimediare, vista anche la sua giovane età! I miei migliori auguri
Dott.ssa Cecilia Caruso
Psicologo, Neuropsicologo
Pisa
Buongiorno, da ciò che descrive emerge un forte disagio nelle situazioni sociali e una sensazione di distanza dagli altri. È importante sapere che questo non significa che ci sia “qualcosa che non va” in lei: spesso queste difficoltà sono legate al modo in cui nel tempo abbiamo imparato a essere-nel-mondo.

L’evitamento delle situazioni sociali può alleviare il disagio nel breve periodo, ma a lungo andare rischia di aumentare la sensazione di isolamento. Parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio cosa accade nelle relazioni e a trovare modalità più serene per stare con gli altri, rispettando i suoi tempi e il suo modo di essere.
Dott.ssa Roberta Buono
Psicologo, Tecnico sanitario, Neuropsicologo
Boscotrecase
Buongiorno,
ti ringrazio per aver descritto con chiarezza quello che stai vivendo.
Provo a risponderti in modo diretto: non è utile pensare in termini di “cosa non va in me”, ma capire come funzionano alcuni pensieri, emozioni e comportamenti che, nel tempo, stanno mantenendo questo disagio.
Da quello che descrivi, sembra esserci un circolo che si autoalimenta:
nelle situazioni sociali provi disagio o noia;
emergono pensieri come “gli altri sono superficiali” o “non mi sentirò a mio agio”;
di conseguenza eviti le situazioni;
l’evitamento riduce il disagio nel breve periodo, ma nel lungo lo mantiene e rafforza la sensazione di essere “diversa” o non apprezzata.
Questo non significa che il tuo punto di vista sia “sbagliato”, ma che potrebbe essere parziale e influenzato dall’esperienza emotiva che vivi in quei momenti.
Alcune domande utili da cui partire:
cosa temi possa succedere concretamente quando sei con gli altri?
ci sono state eccezioni, anche piccole, in cui ti sei sentita un po’ più a tuo agio?
cosa fai, nello specifico, quando sei in una situazione sociale?
Un percorso cognitivo-comportamentale può aiutarti a:
riconoscere e mettere alla prova questi pensieri;
lavorare gradualmente sull’evitamento;
costruire modalità di relazione più sostenibili per te (senza forzarti a essere “come gli altri”).
L’obiettivo non è diventare una persona diversa, ma ridurre il disagio e aumentare la libertà di scegliere come vivere le relazioni.
Se ti va, possiamo approfondire insieme questi aspetti in modo più concreto.
Un caro saluto.
Dott.ssa Sharon Cannataro
Psicologo, Neuropsicologo
San Donato Milanese
Buongiorno,
nelle sue parole si sente molta solitudine e fatica, e credo sia importante dirle che il fatto di sentirsi diversa dagli altri non significa che ci sia “qualcosa che non va” in lei.
Quando per tanto tempo ci si sente fuori posto, non compresi o a disagio nelle relazioni, può succedere di chiudersi sempre di più e di evitare le situazioni sociali perché vissute come pesanti o frustranti. Spesso dietro questo isolamento ci sono sofferenza, delusione e un senso di non appartenenza più che un reale disinteresse per gli altri.
Il fatto che lei si stia facendo queste domande e stia cercando di capire cosa le succede è già molto importante. Credo che parlarne con una psicoterapeuta potrebbe aiutarla a comprendere meglio queste emozioni e a sentirsi meno sola in quello che sta vivendo.

Le auguro di trovare uno spazio in cui sentirsi davvero accolta e capita.
Un caro saluto.
Dr. Francesco Polito
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Roma
Buongiorno,
da quello che racconta sembra che questa difficoltà relazionale le stia causando molta sofferenza e soprattutto un forte senso di distanza dagli altri. Quando per tanto tempo ci si sente fuori posto, poco compresi o emotivamente scollegati dalle persone, è facile iniziare a chiudersi sempre di più ed evitare le situazioni sociali per proteggersi dal disagio che provocano.

Il fatto che lei percepisca gli altri come superficiali e che si annoi facilmente nelle relazioni potrebbe avere diverse spiegazioni, e non significa necessariamente che “ci sia qualcosa che non va” in lei. A volte dietro queste sensazioni possono esserci difficoltà legate all’ansia sociale, esperienze relazionali negative, senso di non appartenenza, bassa autostima, difficoltà nel riconoscersi nei contesti sociali più comuni oppure modalità di funzionamento più profonde che andrebbero comprese meglio. Inoltre, quando ci si sente poco apprezzati o diversi dagli altri, spesso si sviluppa un circolo in cui ci si isola sempre di più, e questo finisce per aumentare ulteriormente il senso di estraneità.

Più che cercare di darsi un’etichetta o chiedersi “cosa ho che non va”, penso potrebbe esserle utile iniziare un percorso psicologico che le permetta di esplorare meglio il suo modo di relazionarsi, comprendere da dove nasce questo disagio e capire quali bisogni emotivi oggi stanno rimanendo insoddisfatti. Eventualmente anche attraverso un percorso di psicodiagnosi, che può aiutare ad avere una lettura più chiara e approfondita del proprio funzionamento psicologico e relazionale.

La cosa importante è che questa condizione non venga vista come qualcosa di immutabile o come una condanna a restare sola. Spesso dietro l’“essere antisociali” c’è molta più sofferenza relazionale di quanto sembri all’esterno, e lavorarci in terapia può aiutare concretamente a stare meglio con sé stessi e con gli altri. Eventualmente anche attraverso un percorso online con il sottoscritto.

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