Domande del paziente (17)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Le costellazioni familiari o la terapia di gruppo possono avere la funzione di esplorare, all'interno di un contesto protetto, e andare a sciogliere profondamente i propri nodi intergenerazionali o... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
purtroppo non possiamo obbligare o chiedere ad altri di amarci come vorremmo se non sono loro a farlo, sicuramente lei soffre per questi abbandoni o queste situazioni di confusione relazionale...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Intanto complimenti per i progressi e i risultati raggiunti, probabilmente con fatica, con successo. Potrebbe essere che lei si porti dietro la responsabilità di questa relazione ed entri...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i problemi di insonnia possono essere legati a varie cause, come lo stress o una difficoltà a rilassarsi e ad elaborare le emozioni durante la veglia o la presenza di un'attività cognitiva...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
l'acufene senza causa organica potrebbe essere associato a stress o sovraccarico, se lei riscontra sintomi legati all'ansia o allo stress ( o al lavoro) o da eventi/periodi associati all'acufene potrebbe... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
la psicoterapia è sicuramente uno strumento molto utile per individuare le cause dello stress o reazione post-traumatica, con il tempo si dovrebbero acquisire maggiori strategie per gestire l'ansia... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Iniziare un percorso di consapevolezza di Sè consiste nell'essere consapevoli dei meccanismi che generano malessere e di quali strategie sono invece più funzionali per se per un buon equilibrio psicofisico... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Potrebbe essere normale se era già attivata da uno stato ansioso e se ci sono stati eventi che l'hanno resa agitata, al tempo stesso le tecniche ipnotiche o immaginative devono essere svolte all'interno... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
assolutamente si. Mi dispiace molto per quello che ha vissuto, ha sicuramente attraversando un periodo molto difficile, essendo anche di supporto ai suoi familiari può essere che il...
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Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, la situazione da lei descritta richiederebbe un approfondimento attraverso un colloquio, in quanto ci sono tanti fattori non chiari.
Mi dispiace per la situazione di stress che sta attraversando, non ho ben chiaro se lei e questa donna siete compagni e la dinamica relazionale che si viene ad innescare. Senza dubbio l'interruzione della gravidanza è un momento particolarmente delicato, dipendente spesso anche dai fattori che hanno portato alla decisione dell'interruzione, per cui potrebbe esserci una sofferenza e un lutto nella donna ad accettare la perdita del bambino e una conseguente difficoltà di gestire le emozioni legata a ciò. Potrebbe sentirsi in colpa oppure sentire che le motivazioni di questa perdita la fanno stare male e quindi prendersela con lei. Detto questo, valuti di accogliere le emozioni della sua compagna ed eventualmente ricostruire insieme le basi e la relazione (se di questo si tratta), in quanto sento anche lei molto agitato e probabilmente avete bisogno entrambi di gestire le emozioni che vi stanno arrivando in questo momento senza che esse prendano il sopravvento. Chiaramente il mio è un rimando generico, in quanto ci sono tante variabili sulla dinamica descritta che potrebbero richiedere un approfondimento per dare una risposta più mirata.
Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la consapevolezza di queste sensazioni o paure è già un fattore di protezione da un disturbo vero e proprio come quello da lei indicato, potrebbero esserci delle paure o angosce profonde che vive a causa di traumi o esperienze passate dolorose o se ci sono delle preoccupazioni di questo periodo che si sono manifestate in questo modo. Le suggerirei di prendersi cura di lei e di parlare di queste preoccupazioni che ha con il suo terapeuta di riferimento o psichiatra, le consiglierei di non sottovalutare l'importanza della psicoterapia, come luogo protetto dalla paura per poter esprimere queste sue angosce, la paura della " follia " è un segnale di prevenzione della salute mentale e credo sia importante che lei non abbia paura di entrare nel suo mondo interno per contattare le paure della vita reale che la stanno attraversando e trasformare questi pensieri in qualcosa di concreto, senza identificarsi troppo e capirne cosa c'è dietro per uscirne. Valorizzi le sue risorse e strategie che le ridiano sicurezza e integrità. Un caro saluto.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Buongiorno, ho una figlia che soffre di binge eating da moltissimi anni, ora è due anni che convive e io la vedo poco, ma ogni volta che la vedo noto chiaramente (e non solo io) che mette sempre più peso. Ormai sarà oltre i 100 kg. Non so proprio da dove iniziare per aiutarla. Nel passato abbiamo provato psicoterapia, psichiatria, farmaci di tutto, ma dopo pochissime sedute si mollava. E’ arrivata a dirmi stop, attraverso una terapeuta che mi ha chiamata e abbiamo fatto colloquio insieme, mi hanno chiesto di lasciarla stare. Da lì ho mollato. Mi sono arresa. Peccato che a distanza di un anno e mezzo la sua situazione sia decisamente peggiorata. Grazie a chi mi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, mi dispiace per la sua preoccupazioni riguardo a sua figlia, purtroppo la richiesta di aiuto quando i figli sono maggiorenni deve venire dalla persona stessa che prova disagio e non possiamo sempre sostituirci o convincere le persone che amiamo a prendersi cura di sé, questo non farebbe altro che peggiorare le cose e dare a lei una sensazione di non auto-efficacia e di controllo dalla figura materna rispetto alle sue scelte rispetto al bisogno evolutivo di autonomia. Credo che la cosa più importante sia che lei si senta presente per come può come madre, senza " soffocarla " dal peso delle preoccupazioni e del controllo della percezione dell'immagine di sé, spesso chi soffre di beinge eating ed è in sovrappeso o obesità tende a vivere il proprio aspetto in modo negativo, provando vergogna per questo e la percezione esterna degli altri che le riconferma questo non fa altro che peggiorare la situazione. Dovrà essere sua figlia, qualora lo vorrà, a intraprendere un percorso di cura da un nutrizionista o terapeuta o altri medici per monitorare la situazione o fare un percorso di cambiamento per se stessa. I disturbi alimentari come le dipendenze spesso sono spesso solo la punta dell'iceberg e si presentano come funzionali a un quadro emotivo più complesso e ampio e il cibo può rappresentare una " cura " temporanea ad un altro disagio e toglierglielo o rimandarglielo potrebbe portarla a sentire ancora più disagio se non è lei a volerci lavorare, rischiando di alimentare la sua inadeguatezza e quadro depressivo qualora ci fosse molto spesso è correlato. Piuttosto provi a valutare se lei non voglia fare un percorso di terapia che la possa aiutare a regolare la sua preoccupazioni rispetto al rapporto con sua figlia e a starle vicino senza che il suo disturbo danneggi la vostra relazione.
Un caro saluto, le porgo i migliori auguri.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Un caro saluto.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Buongiorno dottori,
scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e paurosa. Ho sempre avuto difficoltà a interagire con gli altri, ma poi pian piano ho migliorato la mia autostima, ho imparato a volermi bene, accogliere pregi e difetti e correggere ove possibile qualche difetto. Mi è sempre stato difficile esternare sentimenti ed opinioni, ma poi ho imparato a nominare i miei sentimenti e adottare tecniche per abbassare la tensione emotiva e quindi esprimere sempre meglio me stessa. Ho imparato l'importanza del dialogo costruttivo per la mia persona e quindi ho imparato ad esprimere sempre meglio la mia opinione ed accogliere il confronto e l'errore come elementi per crescere. Ultimamente, però, trovo difficoltà nel riconoscere una indipendenza personale del mio giudizio, cioè faccio fatica a dire che il mio giudizio è valido perchè personale, nasce dalla mia esperienza e da come mi relaziono col mondo e le persone a me care. Riconosco che nel muovermi nella realtà, faccio quello che mi rende serena e in equilibrio con quello che sono: esempio se voglio mangiare il gelato scelgo di andare in un certo luogo con un certo metodo che mi far stare bene, serena. A volte però mi scontro col rifiuto di questo mio giudizio e questo mi fa male, soprattutto se viene da persone di cui ho fiducia o affetto. Come posso interrompere questo malessere e ritenermi ugualmente valida e non dettata dal giudizio degli altri? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
potrebbe essere necessario lavorare sull'individuazione della sua identità e indagare meglio le origini di questo suo senso di inadeguatezza o di paura del giudizio degli altri che interferisce con il suo stesso giudizio verso se stessa e le sue scelte che spesso è radicato in esperienze familiari o sociali pregresse, per riuscire a legittimarsi come persone autonoma e con la propria capacità di auto-realizzarsi indipendentemente dagli altri. Se volesse approfondire questi aspetti, per ritrovare una maggiore consapevolezza e lucidità per il suo benessere potrebbe valutare un percorso di psicoterapia in presenza o online.
Nel caso sono a disposizione.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Ho una sorella problematica, con un passato di violenze subite e di tossicodipendenza. Ho scoperto che non ha più niente della liquidazione lavorativa, quasi 100,000 euro, a suo dire prestati ad un ragazzo che la corteggiava e che, ripulitole il conto corrente, si è defilato. Ma mi sono resa conto, recentemente, che non dice mai la verità, ad es. sono anni che mi racconta che va da uno psicoterapeuta con appuntamenti settimanali, per cui, sapendola seguita, mi sentivo abbastanza tranquilla. Dopo aver saputo che le restava la sola pensione mensile e che non riesce ad arrivare a fine mese, mi sono messa in contatto con lo psicologo che mi ha detto che effettivamente l'ha seguita, ma sette anni fa, nel periodo della disintossicazione, perché poi lui ha cambiato zona di lavoro. Che la vede una volta all'anno per confermarle la patente di guida e, qualche volta, la sente, ma solo per saluti. Non sapeva nulla del denaro volatilizzato, mentre lei mi diceva di avergliene parlato, ma solo dopo che la tragedia si era già compiuta. E questo è solo un esempio delle frottole che propina a me e a mia madre 92enne. Voglio aiutare mia sorella, sono consapevole che ha bisogno dell'aiuto di un esperto, ma non so come comportarmi, cosa fare, cosa dirle, e, soprattutto, come indurla ad intraprendere una cura. Grazie per l'attenzione
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
comprendo il desiderio di aiutare sua sorella, ma non possiamo sostituirci alla volontà e motivazione dell'altro a voler cambiare o migliorare aspetti della propria vita, possiamo eventualmente trovare il modo di voler bene ed essere presenti nella vita dell'altro, se lo desideriamo, senza doverci prendere la responsabilità al loro posto su vari ambiti. Quello che lei può fare è dare a sua sorella il contatto di uno psicoterapeuta e se lei non accoglie la richiesta, esserci finché è sostenibile per lei emotivamente, ma valuti se anche lei non possa aver bisogno di un supporto per gestire al meglio questi confini che potrebbero, se non messi adeguatamente, eventualmente peggiorare la sua salute mentale. In caso di necessità resto a disposizione, augurandole ogni bene.
dott.ssa Chiara Cagnoli
Sono una mamma di un ragazzo borderline della classe b, (dicono tratti antisociali). È seguito da uno psicoterapeuta. Cosa posso fare per facilitare il suo percorso di guarigione? Puó guarire? È lungo il percorso? Un giorno sembra stare bene, l'altro si sente vuoto.
Fuma, beve, torna tardi la sera e non ha limiti. Grazie in anticipo per le risposte!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
mi dispiace per la situazione da lei riportata, purtroppo a volte i ragazzi sono immersi in un contesto sociale estremamente complesso e le dinamiche familiari possono aumentare o diminuire il rischio di comportamenti devianti, è importante contestualizzare i sintomi di suo figlio e il significato emotivo che essi svolgono nella sua vita all'interno del contesto o più contesti in cui vive. Sarebbe importante capire l'età di suo figlio, quali dinamiche familiari sono in atto ed eventualmente approfondire se lo volesse lei come madre e come persona un percorso di maggiore consapevolezza di sé per affrontare questa situazione e aiutare suo figlio nella guarigione, standogli accanto, ma permettendogli di affrontare il proprio dolore, senza perdere il legame con lei. Se avesse necessità di un riscontro professionale, sono a disposizione.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Buonasera a tutti,
Da un paio di mesi ho preso la decisione di resettare la mia vita, tabula rasa, zero spaccato, poiché non più in linea con la persona che sono oggi né con i miei desideri attuali. Sono molto contenta di questa scelta, mi fa sentire sollevata, e l'obiettivo finale sarà il trasferimento all'estero. Ho così iniziato ad appuntare le azioni necessarie per raggiungere l'obiettivo in questione ma non sto facendo molti progressi. Anzi, mi blocco con estrema facilità. Ho notato, infatti, che aggiungo compiti, quasi dei doveri, inutili o comunque di poco valore per la realizzazione del mio desiderio. Mi sto allontanando da ciò che voglio. Le azioni necessarie rimangono lì, su carta, in attesa, mentre io m'invento che prima devo fare quella determinata cosa altrimenti mi sembra di non poter procedere. Ma quella determinata cosa, se vista con discernimento, è irrilevante. Eppure se non la sbrigo è come se stessi "perdendo" chissà quale esperienza che poi secondo le mie paturnie, è un pilastro importante per il mio futuro all'estero. E una volta portata a compimento me ne viene in mente un'altra, sempre di poco conto, sempre irrilevante. E ancora i passi che contano non vengono fatti. Un circolo vizioso insomma. Sento come un timore silente ma pesante dentro di me che mi impone di chiudere per "bene" questo capitolo della mia vita. Di rallentare l'avvenimento in sé (il trasferimento) perché famiglia e lavoro avranno delle reazioni poco piacevoli. Sento come se avessi il dovere di non scuoterli troppo dalla mia decisione che inevitabilmente porterà cambiamenti anche nelle loro vite.
Qualche consiglio? Come esco da questa empasse?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
potrebbe essere dalla situazione che descrive che la paura che sente rispetto al suo ambiente familiare e lavorativo possa bloccarla in qualche modo dalla libertà e la determinazione di agire per il suo obiettivo.
Potrebbe dover sciogliere dei nodi che le impediscono di vedere chiaramente la situazione per come la desidera e procedere serenamente verso ciò che desidera, gestendo le dinamiche relazionale con serenità intorno a lei.
Buonasera, come posso fare a farmi meno paranoie? Noto che ho una tendenza ad avere un pensiero quasi ossessivo ed è da un mese che penso con estrema ansia ad una situazione in ambito relazionale che in sostanza non può avere delle risposte immediate. Il problema è che un giorno vacillo e sto “tranquilla” mentre il giorno successivo ci penso così tante volte che mi sembra di uscire pazza. Purtroppo è un pensiero costante che ha preso una brutta piega da ormai quasi un mese e non so che fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
mi dispiace per la situazione di ansia che sta vivendo, già accorgersi di avere un pensiero ossessivo e di perdere energia e focus sul qui ed ora è un primo passo per distaccarsene e decidere di non identificarsi con questo blocco. Tecniche come la mindfulness possono aiutare così come comprendere se ci sono delle radice profonde nella sua storia che la tengono ancorata a un'insicurezza di base che le porta malessere e la tendenza a rimuginare sul passato o avere ansia del futuro.
Avere uno spazio terapeutico può essere in certi casi efficace per riuscire a gestire le difficoltà in modo più sereno e ritrovare un equilibrio personale.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa…