Domande del paziente (9)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Le costellazioni familiari o la terapia di gruppo possono avere la funzione di esplorare, all'interno di un contesto protetto, e andare a sciogliere profondamente i propri nodi intergenerazionali o la... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    l'acufene senza causa organica potrebbe essere associato a stress o sovraccarico, se lei riscontra sintomi legati all'ansia o allo stress ( o al lavoro) o da eventi/periodi associati all'acufene potrebbe... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    la psicoterapia è sicuramente uno strumento molto utile per individuare le cause dello stress o reazione post-traumatica, con il tempo si dovrebbero acquisire maggiori strategie per gestire l'ansia o i... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Iniziare un percorso di consapevolezza di Sè consiste nell'essere consapevoli dei meccanismi che generano malessere e di quali strategie sono invece più funzionali per se per un buon equilibrio psicofisico... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Potrebbe essere normale se era già attivata da uno stato ansioso e se ci sono stati eventi che l'hanno resa agitata, al tempo stesso le tecniche ipnotiche o immaginative devono essere svolte all'interno... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Buon pomeriggio,
    assolutamente si. Mi dispiace molto per quello che ha vissuto, ha sicuramente attraversando un periodo molto difficile, essendo anche di supporto ai suoi familiari può essere che il suo... Altro


    Domande su colloquio psicologico

    Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
    Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
    In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
    Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Buon pomeriggio, la situazione da lei descritta richiederebbe un approfondimento attraverso un colloquio, in quanto ci sono tanti fattori non chiari.
    Mi dispiace per la situazione di stress che sta attraversando, non ho ben chiaro se lei e questa donna siete compagni e la dinamica relazionale che si viene ad innescare. Senza dubbio l'interruzione della gravidanza è un momento particolarmente delicato, dipendente spesso anche dai fattori che hanno portato alla decisione dell'interruzione, per cui potrebbe esserci una sofferenza e un lutto nella donna ad accettare la perdita del bambino e una conseguente difficoltà di gestire le emozioni legata a ciò. Potrebbe sentirsi in colpa oppure sentire che le motivazioni di questa perdita la fanno stare male e quindi prendersela con lei. Detto questo, valuti di accogliere le emozioni della sua compagna ed eventualmente ricostruire insieme le basi e la relazione (se di questo si tratta), in quanto sento anche lei molto agitato e probabilmente avete bisogno entrambi di gestire le emozioni che vi stanno arrivando in questo momento senza che esse prendano il sopravvento. Chiaramente il mio è un rimando generico, in quanto ci sono tante variabili sulla dinamica descritta che potrebbero richiedere un approfondimento per dare una risposta più mirata.


    Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Buongiorno, la consapevolezza di queste sensazioni o paure è già un fattore di protezione da un disturbo vero e proprio come quello da lei indicato, potrebbero esserci delle paure o angosce profonde che vive a causa di traumi o esperienze passate dolorose o se ci sono delle preoccupazioni di questo periodo che si sono manifestate in questo modo. Le suggerirei di prendersi cura di lei e di parlare di queste preoccupazioni che ha con il suo terapeuta di riferimento o psichiatra, le consiglierei di non sottovalutare l'importanza della psicoterapia, come luogo protetto dalla paura per poter esprimere queste sue angosce, la paura della " follia " è un segnale di prevenzione della salute mentale e credo sia importante che lei non abbia paura di entrare nel suo mondo interno per contattare le paure della vita reale che la stanno attraversando e trasformare questi pensieri in qualcosa di concreto, senza identificarsi troppo e capirne cosa c'è dietro per uscirne. Valorizzi le sue risorse e strategie che le ridiano sicurezza e integrità. Un caro saluto.

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Dott.ssa Chiara Cagnoli


    Buongiorno, ho una figlia che soffre di binge eating da moltissimi anni, ora è due anni che convive e io la vedo poco, ma ogni volta che la vedo noto chiaramente (e non solo io) che mette sempre più peso. Ormai sarà oltre i 100 kg. Non so proprio da dove iniziare per aiutarla. Nel passato abbiamo provato psicoterapia, psichiatria, farmaci di tutto, ma dopo pochissime sedute si mollava. E’ arrivata a dirmi stop, attraverso una terapeuta che mi ha chiamata e abbiamo fatto colloquio insieme, mi hanno chiesto di lasciarla stare. Da lì ho mollato. Mi sono arresa. Peccato che a distanza di un anno e mezzo la sua situazione sia decisamente peggiorata. Grazie a chi mi risponderà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Buongiorno, mi dispiace per la sua preoccupazioni riguardo a sua figlia, purtroppo la richiesta di aiuto quando i figli sono maggiorenni deve venire dalla persona stessa che prova disagio e non possiamo sempre sostituirci o convincere le persone che amiamo a prendersi cura di sé, questo non farebbe altro che peggiorare le cose e dare a lei una sensazione di non auto-efficacia e di controllo dalla figura materna rispetto alle sue scelte rispetto al bisogno evolutivo di autonomia. Credo che la cosa più importante sia che lei si senta presente per come può come madre, senza " soffocarla " dal peso delle preoccupazioni e del controllo della percezione dell'immagine di sé, spesso chi soffre di beinge eating ed è in sovrappeso o obesità tende a vivere il proprio aspetto in modo negativo, provando vergogna per questo e la percezione esterna degli altri che le riconferma questo non fa altro che peggiorare la situazione. Dovrà essere sua figlia, qualora lo vorrà, a intraprendere un percorso di cura da un nutrizionista o terapeuta o altri medici per monitorare la situazione o fare un percorso di cambiamento per se stessa. I disturbi alimentari come le dipendenze spesso sono spesso solo la punta dell'iceberg e si presentano come funzionali a un quadro emotivo più complesso e ampio e il cibo può rappresentare una " cura " temporanea ad un altro disagio e toglierglielo o rimandarglielo potrebbe portarla a sentire ancora più disagio se non è lei a volerci lavorare, rischiando di alimentare la sua inadeguatezza e quadro depressivo qualora ci fosse molto spesso è correlato. Piuttosto provi a valutare se lei non voglia fare un percorso di terapia che la possa aiutare a regolare la sua preoccupazioni rispetto al rapporto con sua figlia e a starle vicino senza che il suo disturbo danneggi la vostra relazione.

    Un caro saluto, le porgo i migliori auguri.

    Dott.ssa Chiara Cagnoli

    Un caro saluto.

    Dott.ssa Chiara Cagnoli


Domande più frequenti

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