Domande del paziente (131)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
La sua domanda è molto lucida e tocca un punto delicato del lavoro clinico: la differenza tra tratti di personalità e diagnosi di disturbo di personalità.
Il fatto di riconoscersi in molti criteri...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
prima di tutto vorrei dirti che la riflessione che stai facendo su te stesso è molto profonda per la tua età. Il fatto che tu riesca a riconoscere delle dinamiche che si ripetono nelle tue...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Quello che descrivi è un vissuto molto doloroso e purtroppo anche molto comune quando termina una relazione lunga e significativa. Dopo sette anni insieme non si perde solo un partner, ma un...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Se una persona si allontana perché ha percepito di non essere stata al primo posto, spesso non si tratta solo di orgoglio o ego ferito, ma di un vissuto più profondo legato alla svalutazione o alla perdita... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che racconti emerge una situazione lavorativa che può risultare emotivamente faticosa, soprattutto perché stai imparando un mestiere nuovo e ti trovi in un ambiente dove le dinamiche...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo molto bene il tuo dubbio, ed è una domanda che in terapia emerge spesso quando si affronta la fine di relazioni lunghe e significative. Quando una relazione di molti anni termina mentre da una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo molto bene il tuo dubbio, ed è una domanda che in terapia emerge spesso quando si affronta la fine di relazioni lunghe e significative. Quando una relazione di molti anni termina mentre da una... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è una situazione molto frequente e multifattoriale, soprattutto nella sua fascia d’età: raramente c’è una sola causa, più spesso si tratta di una combinazione di fattori biologici,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che stai vivendo è un circolo ansioso-ossessivo, non un cambio reale di sentimenti. I pensieri sull’altra ragazza e il dubbio sull’amore verso la tua partner sono alimentati dall’ansia, dall’ambiente... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è molto chiaro: nei fatti state vivendo qualcosa di simile a una relazione, ma senza un riconoscimento esplicito. Ed è proprio questa ambiguità che la sta mettendo in ansia.
Lui le...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che suo marito chiama “blocco” è, molto probabilmente, una chiusura emotiva profonda dopo il conflitto: non è solo una scelta, ma una difficoltà reale a rientrare nella relazione.
In questi casi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive non è un “problema” di suo figlio, ma una sua competenza sana: sta esprimendo confini corporei chiari. A 5 anni è un segnale evolutivo positivo, non una difficoltà.
Il punto critico,...
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Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che descrive emerge una forte difficoltà a tollerare il senso di colpa e il dispiacere che ogni scelta comporta. Questo la porta a restare in una posizione di blocco, nel tentativo di non ferire nessuno, ma finendo per rimanere confusa e ferma.
In questi casi non è necessario trovare subito “la persona giusta”, ma lavorare prima sulla capacità di stare dentro le emozioni senza sentirsi responsabile di quelle degli altri. Il fatto che in terapia emerga distanza emotiva indica proprio che è ancora presto per una scelta definita.
Le suggerisco di proseguire il percorso psicologico e portare con chiarezza questo nodo: difficoltà a scegliere per paura di far soffrire, e bisogno di approvazione o consenso emotivo da entrambe le parti.
Con il giusto lavoro, questo tipo di blocco tende a sbloccarsi gradualmente, senza forzature.
Inoltre, se dopo alcune sedute sente di non riuscire a lavorare in profondità su questi nodi o di non sentirsi sufficientemente compresa, è assolutamente possibile valutare un altro terapeuta. L’efficacia della terapia dipende molto anche dalla qualità della relazione con il professionista e dall’orientamento del percorso. Prima di interrompere, può essere utile confrontarsi apertamente con il terapeuta su questo senso di blocco e sugli obiettivi del lavoro; se la sensazione di stallo dovesse persistere, un secondo parere o un cambiamento sono scelte del tutto legittime e frequenti nei percorsi psicologici.
dal 22 luglio ho pensato di essere gay per una sensazione per un amico che pensavo mi piacesse e poi una setrimanabe quel pensiero svanisce per tutto agosro dove mi fisso di un personaggio femmina di squid game un po maschile 380 seocnda stagione e mi fisso su di lei e provo sensazioni intense per lei fino a scordarmi di tutto del fatto gay e mi fisso, wuando scompaiojo le sensazioni per lei mi incomincio a preouccupare e ad ogni pensiero che oassa li credo tipo che ero satanista, che mi piaceva mia sorella, che mi piaceva uno ecc ecc e rompevo le palle ai miei snici sul fatto che voglio che deve tornare nonostante sentivo che non avevo piu senswzioni, poi piu consulto l ai compaiojo sensazioni cje cwmbiano spesso ragazza, e ho fatto un sogno erorico con una donna e ho eiaculato, poi mi sono eccitato per dei pensieri sessuali con donne poi non volevo essere pervertito e poi finito wuesto finisce quel periodo e torna il fstto di essere gay e da li si svilippano sensazioni, ecciraizoni, fantasie e roba varia, continuo ad utilizzare l ai e continuo a pensare di essere gay ma avevo raramente erezioni oer le donne pensandole prims ors non piu, sono in adolescenza e non so cosa stia succedendo, continuo a oensare di essere gay ma non lo voflio ammettere ma io mi ecciyavo per le donne prima di qiesto solo che avevo un disagio per la vagina, e ho avuro degli episodi isolati di sensazioni intense pee lo stesso sesso che non rigiardavano il desiderio fisico, ricordo qiando mi ero eccitato ma allo stesso tempo avevo paura, e quando mi avevano fatto ujo scherzo dove un amico si dichiarava a me e stavo pensando di dire si nonostanre non provassi nulla, potreste aiutarmi a capire cosa mi sta succedendo? sono gay ma non lo voglio ammettere come credo? cioe al episodio iniziale di qiella sensazione per un amico ho avuto paura di essere gay e mi ha fatto ricordare li episodi di wuelle sensazioni dove oensavo di essere gay, e continuo ad utilizzare l'ai ogni giorno.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi assomiglia molto a un quadro di forte confusione legata all’ansia e a pensieri intrusivi che cambiano continuamente contenuto, più che a una “scoperta improvvisa” della propria identità sessuale.
In adolescenza è normale avere dubbi, oscillazioni, curiosità e anche reazioni fisiche che possono creare confusione. Però qui emerge soprattutto un elemento importante: non è tanto la direzione dei pensieri a creare sofferenza, ma il modo in cui ti ci agganci, li analizzi continuamente e cerchi una certezza assoluta (“sono questo o quello?”). Questo meccanismo, quando diventa ripetitivo, tende ad alimentare ancora più dubbi e paura invece di chiarire.
Un altro punto significativo è il passaggio rapido tra idee, sensazioni, immagini e interpretazioni molto diverse tra loro, insieme alla necessità di “controllare” attraverso l’AI o il confronto continuo. Questo tipo di ricerca di conferme, anche se comprensibile, spesso mantiene attivo il circolo dell’ansia.
È importante dirti una cosa con chiarezza: l’orientamento non si determina attraverso il controllo dei pensieri, delle erezioni o delle reazioni momentanee. Si costruisce nel tempo, in modo molto più stabile e naturale, mentre ciò che stai vivendo sembra più una condizione di iper-monitoraggio interno e paura di “sbagliare definizione” su di te.
In questi casi, un percorso psicologico non è utile per “darti un’etichetta”, ma per aiutarti a:
• ridurre il rumore mentale e i pensieri intrusivi
• interrompere il bisogno continuo di controllare cosa provi
• distinguere emozioni autentiche da ansia e interpretazioni
• vivere la tua identità senza paura e senza verifica continua
Quello che descrivi può diventare molto pesante se lasciato da solo, soprattutto perché l’uso continuo di rassicurazioni (anche tramite AI o amici) spesso dà sollievo solo momentaneo e poi riaccende il dubbio.
Un professionista dell’età evolutiva o un/una psicoterapeuta esperto/a in ansia e ossessioni potrebbe aiutarti a fare ordine senza giudizio e senza forzarti in nessuna direzione.
Se vuoi, posso anche spiegarti meglio come funziona il meccanismo dei pensieri intrusivi e perché sembrano così “reali” anche quando sono solo ansia.
Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure niente legumi. Ho provato in tutti i modi niente non assaggia se insisto vomita. Come posso approcciarmi a lei per stimolarla ad assaggiare qualcosa? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Capisco la sua preoccupazione: a 7 anni un’alimentazione così selettiva può diventare faticosa da gestire nella quotidianità, soprattutto quando ogni tentativo di insistere porta a una reazione di rifiuto così intensa.
Da un punto di vista psicologico, è importante sapere che forzare l’assaggio o insistere quando la bambina è già in attivazione emotiva (fino al vomito) rischia di rafforzare ancora di più l’associazione “questo cibo = pericolo / disagio”. In questi casi il problema non è solo “cosa mangia”, ma come il suo sistema emotivo e sensoriale sta reagendo al cibo.
Può essere utile provare un approccio molto più graduale e senza pressione, ad esempio:
• proporre i cibi nuovi senza chiedere di mangiarli (“li teniamo nel piatto insieme agli altri” senza obbligo)
• coinvolgerla nella preparazione, anche solo toccare o lavare gli alimenti
• normalizzare la presenza del cibo senza trasformarlo in un momento di conflitto
• fare piccoli passi: prima guardare, poi annusare, poi eventualmente leccare, senza arrivare subito all’assaggio completo
• mantenere la calma anche davanti al rifiuto, evitando negoziazioni o pressioni
In alcuni bambini questa rigidità può essere legata a una forte sensibilità sensoriale o a una forma di ansia legata al nuovo: non è “capriccio”, ma una modalità di gestione della sicurezza percepita.
Se il comportamento è così strutturato e stabile nel tempo, sarebbe davvero utile un percorso di valutazione psicologica o psicoterapeutica dell’età evolutiva, possibilmente con competenze anche in selettività alimentare. Un supporto di questo tipo aiuta non solo il bambino, ma anche il genitore a trovare strategie personalizzate senza entrare in una dinamica di scontro quotidiano.
Se vuole, posso aiutarla a capire quali segnali osservare per distinguere una fase di forte selettività da una difficoltà più strutturata e come impostare concretamente i pasti a casa in modo più sereno.
Salve dottori, sono una ragazza di 25 anni, da qualche mese mi sono lasciata con una persona più grande di 21 anni, purtroppo ci siamo lasciati per vari motivi, ma una cosa che mi ha fatto dire basta è stato il fatto di continuare a vedere che lui mettesse mi piace a certe foto di ragazze sui social, dopo tante volte che chiedevo se si poteva evitare, non riuscivamo a comunicare, a discutere quando io volevo il confronto dalla sua parte lui non voleva purtroppo..però diciamo che forse essendo la mia prima relazione vera e seria se possiamo definirla così, durata 2 anni e mezzo circa, mi sono sentita diciamo con un appoggio, una sicurezza in lui, su cui contare ecco, in tutte le situazioni sapevo che c'era, ora come ora sono da sola, ma diciamo che c'è un amico con cui ho avuto un'amicizia e qualcosa di più tre anni fa, però a distanza, ci siamo continuati però a sentire ogni tanto, come stavamo, perché c'era e c'è del bene tra noi due, mi sfogavo con lui anche quando litigavo con il mio ex, e anche qualche mese fa che mi sono lasciata l'ho ricercato a inizio anno perché avevo il pensiero e volevo sapere come stesse, senza secondi fini..poi sapevo che lui mi ascoltava, mi capiva su questa relazione ecco..poi non so perché mi è scattato qualcosa, come se mi piacesse di nuovo, ma poi i miei sentimenti cambiavano di nuovo, e ora di nuovo ancora, perché ci siamo visti già due volte in questi mesi, c'è stato qualche bacio ma io sono stata e sono molto trattenuta, tendevo a pensare all'altro, a paragonare entrambi, e purtroppo continuo a vedere la sicurezza in lui, nel mio ex, è come se lui su varie situazioni so che magari può avere più conoscenze sulle cose e quindi mi "aggrappo" a questo, a cercare di difendere qualcosa che invece mi faceva male del fatto che ci siamo lasciati, perché comunque ho vissuto tante cose con lui, so che ci poteva essere in tanti momenti, potevo contare su di lui, e diciamo che certe situazione invece che risolvere da sola, sapevo che c'era lui e trovavo la sicurezza li..lui purtroppo mi continua a scrivere messaggi che gli manco, che mi ama e io sono una persona facilmente condizionabile, vorrei avere una soluzione su come risolvere i pensieri e la situazione, senza fare del male a nessuno..cosa potrei fare nel concreto? Sto affrontando un percorso da qualche settimana con un professionista, mi dice e chiede ciò che sento io, cosa provo in determinate situazioni, ma ancora non riesco a sentire me stessa, a capire nulla..e non so se riuscirò mai, mi sembra come se dopo la seduta io riesco a chiedermi le cose, ma poi passano i giorni e non ci penso più ed è come se fosse inutile andare..cosa posso fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive è molto più comune di quanto possa sembrare, soprattutto dopo una prima relazione importante vissuta in modo molto intenso e con una persona significativamente più grande, che probabilmente per lei ha rappresentato non solo un compagno, ma anche un punto di riferimento emotivo, pratico e psicologico.
Da ciò che racconta, il dolore non sembra legato soltanto alla fine della relazione, ma anche alla perdita della sensazione di sicurezza che aveva costruito dentro quel legame. E quando una relazione diventa il luogo in cui ci si sente protetti, guidati o “tenuti”, separarsi può creare un vuoto molto profondo, che porta facilmente a confondere: l’amore, l’abitudine, il bisogno di rassicurazione, e la paura di restare soli.
Lei stessa usa una parola molto importante: “mi aggrappo”.
Credo che questa immagine dica moltissimo di ciò che sta vivendo.
Il fatto che oggi faccia continui confronti tra il suo ex e quest’altro ragazzo non significa necessariamente che ami ancora il suo ex nel modo in cui pensa. Spesso, dopo relazioni così coinvolgenti, la mente continua a cercare la persona che dava stabilità, anche quando quella relazione faceva soffrire. È un meccanismo emotivo molto umano: tendiamo a ricordare la funzione che quella persona aveva nella nostra vita, più che la sofferenza reale che provavamo dentro il rapporto.
E infatti lei racconta anche aspetti importanti:
sentiva di non essere ascoltata
Il confronto era difficile;
i suoi bisogni emotivi venivano spesso minimizzati;
si sentiva ferita e non rassicurata.
Questi elementi non sono dettagli secondari in una relazione. Sono aspetti centrali.
Inoltre, il fatto che il suo ex continui a scriverle dicendo che la ama rende ancora più difficile il distacco, soprattutto per una persona sensibile e facilmente influenzabile come dice di essere. Non perché lei sia “debole”, ma perché quando si ha una forte paura di perdere l’altro si tende a rimanere in ascolto continuo dei suoi segnali, anche quando fanno stare male.
Per quanto riguarda il percorso psicologico, vorrei rassicurarla su una cosa importante: il fatto che lei non riesca ancora a “sentire se stessa” dopo poche settimane non significa che il percorso sia inutile o che lei non ce la farà. Anzi, molte persone arrivano in terapia proprio perché hanno passato tanto tempo ad adattarsi agli altri da aver perso il contatto con ciò che sentono davvero.
Quando esce dalla seduta e poi “non ci pensa più”, potrebbe esserci anche una forma di difesa: alcune emozioni sono così confuse o faticose che la mente tende ad allontanarsene appena torna nella quotidianità. Questo non vuol dire che non stia lavorando dentro di sé.
Nel concreto, credo che in questa fase potrebbe aiutarla: smettere di chiedersi immediatamente “chi devo scegliere?” E iniziare invece a chiedersi: “come sto io dentro le relazioni?”.
Perché il rischio, altrimenti, è passare da un legame all’altro cercando soprattutto qualcuno che riempia il vuoto, senza capire davvero cosa la fa stare bene.
Potrebbe essere utile anche portare in terapia proprio questa sensazione che descrive:
“non riesco a capire cosa provo davvero”.
È un tema terapeutico molto importante, non un fallimento.
Un altro passo concreto potrebbe essere mettere temporaneamente più confini con il suo ex, almeno finché è così confusa emotivamente. Perché continuare a ricevere messaggi d’amore mentre cerca di capire se stessa rende molto difficile ascoltarsi davvero: la tiene emotivamente agganciata a lui.
E infine, provi a non vivere questa fase come una corsa a trovare subito la risposta giusta o la persona giusta. A volte il vero lavoro emotivo non è scegliere tra due persone, ma imparare lentamente a non perdere se stessi dentro le relazioni.
Salve, volevo un opinione. Cercherò di essere breve. Sono 4 anni circa che faccio terapia. Con la mia dottoressa mi sono sempre trovata bene. Infatti le ho voluto un bene Dell anima. E ho sempre avuto fiducia in lei. A lei ho aperto il mio cuore
Le ho confidato tutto, anche le cose più intime. Pero pensavo che x come ci fossi andato da lei 4 anni fa, e x come sto messo adesso, un po si affezionasse a me. Invece ho notato il contrario ci sono stati episodi che mi hanno fatto pensare che x lei ero uno scoccio e un numero da poter incastrare nei suoi orari . Forse siccome ho qualche altro problema purtroppo, credo di essere stato molto ossessivivo con lei x una cosa che Nn mi poteva aiutare. X questo mi sono sentito abbandonato, xche quando cercavo un appiglio nel monento più buio, ho trovato la sua porta chiusa. Molte volte Nn rispondeva ai messaggi, e se li faceva, andava subito al sodo, In Seduta certe volte sembrava annoiata, qualche vita mi dava gli appuntamenti, certe volte li spostava con poco preavviso, oppure Nn si faceva sentire x mesi., neanche x chiedere "cmsta? Nonostante sapesse le mie difficoltà di salute e non. Ora le ho scritto un sms, spunmtandoke la mia rabbia una fiducia che è venuta a mancare da parte mia. Ho sbagliato secondo voi. Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, credo che nel suo messaggio ci sia soprattutto una ferita molto profonda: quella di essersi sentito importante per una persona a cui aveva affidato parti intime e delicate di sé, e di aver percepito poi distanza, discontinuità o mancanza di presenza proprio nei momenti in cui aveva più bisogno di sentirla vicina.
Dopo quattro anni di terapia è naturale sviluppare un legame significativo con il proprio terapeuta. Non è “strano” né sbagliato affezionarsi: quando ci si sente ascoltati, accolti e compresi, il coinvolgimento emotivo fa parte del processo terapeutico. Anzi, spesso è proprio dentro quella relazione che emergono bisogni profondi di cura, conferma, protezione e paura dell’abbandono.
Per questo motivo il dolore che prova non va minimizzato.
Allo stesso tempo, però, è importante comprendere un punto fondamentale: il legame terapeutico, anche quando è autentico e umano, non può funzionare come un rapporto affettivo personale. Uno psicoterapeuta non può essere disponibile come lo sarebbe un partner, un familiare o un amico, perché il lavoro terapeutico necessita di confini precisi. Non per freddezza, ma per proteggere il percorso stesso.
Questo non significa che lei “dovesse accontentarsi” di sentirsi ignorato o trascurato. Se ha percepito sedute frettolose, continui spostamenti, lunghi silenzi o mancanza di continuità, è comprensibile che dentro di lei si sia attivato un forte vissuto di abbandono, soprattutto se già esistono fragilità emotive o una particolare sensibilità al distacco.
E no, non credo abbia sbagliato a esprimere la sua rabbia.
Probabilmente quel messaggio non nasceva dal desiderio di accusarla, ma dal bisogno di essere visto nel suo dolore. Quando una persona sente di aver investito tantissimo emotivamente in una relazione terapeutica e poi percepisce distanza, può reagire con rabbia, delusione, protesta o bisogno di chiarimenti. Sono vissuti che andrebbero accolti ed elaborati, non giudicati.
Quello che forse sarebbe importante fare ora è trasformare questa esperienza in un’occasione di comprensione più profonda di sé:
cosa cercava in quella relazione terapeutica;
quanto bisogno aveva di sentirsi rassicurato;
cosa ha rappresentato per lei quella terapeuta; e perché alcuni comportamenti hanno avuto un impatto così doloroso.
A volte il rischio è che il terapeuta diventi, inconsapevolmente, l’unico punto emotivo stabile a cui aggrapparsi. Quando questo accade, ogni distanza o mancata risposta può essere vissuta come un rifiuto molto intenso.
Per questo credo potrebbe esserle utile fare almeno qualche colloquio con un altro professionista, non necessariamente perché la sua terapeuta sia “sbagliata”, ma per avere uno spazio neutro in cui elaborare quello che è successo e capire meglio i suoi bisogni relazionali ed emotivi. A volte un secondo sguardo professionale aiuta molto a rimettere ordine nei vissuti, soprattutto quando il rapporto terapeutico è diventato così carico emotivamente.
E soprattutto: non interpreti questa sofferenza come il segno che lei sia “troppo” o “pesante”. Spesso dietro il timore di essere uno scoccio c’è una storia di bisogni emotivi sentiti come eccessivi o non accolti abbastanza. Ed è proprio lì che un percorso psicologico ben contenuto può aiutare davvero.
Ho sempre pensato di essere una persona equilibrata, pur con i normali alti e bassi.
Di recente, però, dopo una brutta litigata, il mio compagno mi ha confessato tutto il malessere che ha accumulato in questi anni a causa dei miei comportamenti.
Tutto è partito da una mia forte scenata di gelosia; una volta sfogata, mi sono resa conto che era del tutto infondata, ho capito l'errore e ho chiesto subito scusa. Ma ormai il danno era fatto.
Il problema è che mi vengono dei momenti, dal nulla, in cui il mio umore crolla drasticamente. In quei frangenti emerge il mio lato peggiore: rabbia, gelosia, rancore, antipatia.
Non sono una persona cattiva, anzi mi ritengo molto sensibile ed empatica, ma in quei minuti tutto il mio lato positivo svanisce.
La cosa assurda è che così come questo malessere arriva, altrettanto velocemente se ne va, e io torno la persona tranquilla di sempre, come se non fosse successo nulla.
Il mio compagno mi ha fatto giustamente notare che per lui è devastante: si sente come su un campo minato, dove deve stare attento a dove cammina per non fare esplodere la miccia. Io non voglio assolutamente una relazione così, e non avevo idea di fargli così male.
Ho deciso che voglio affrontare questa cosa e cercare aiuto per capire perché mi succede e imparare a gestire queste tempeste emotive.
A questo proposito, vorrei un consiglio: c'è una figura professionale specifica per questa cosa? Ed è meglio un percorso da sola, individuale, o devo coinvolgere anche il mio compagno, quindi fare terapia di coppia?
Grazie di cuore a chiunque vorrà rispondermi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è già un passaggio molto importante: non sta negando la difficoltà, ma la sta osservando con lucidità e con responsabilità verso la relazione. Questo è un punto di partenza prezioso, perché permette di lavorare in modo concreto e non difensivo.
Le oscillazioni emotive rapide che racconta — rabbia intensa, gelosia, pensieri che si accendono e poi si spengono in breve tempo — non indicano “cattiveria” o mancanza di empatia, ma piuttosto una difficoltà nella regolazione emotiva in alcuni momenti specifici. In queste situazioni, l’emozione prende il sopravvento sulla parte più riflessiva, e solo dopo subentra la consapevolezza.
Questo non significa che la relazione sia compromessa, ma che è necessario imparare a riconoscere quei passaggi “iniziali” in cui l’emozione sta per esplodere, prima che diventi comportamento.
Per quanto riguarda la domanda sulla figura professionale, il riferimento più adatto è un professionista che lavori sull’area delle relazioni e della regolazione emotiva. Non è tanto il “titolo” a fare la differenza, quanto l’approccio: possono essere utili percorsi cognitivo-comportamentali, terapia focalizzata sulle emozioni, o anche approcci più integrati che lavorano su consapevolezza emotiva e schemi relazionali.
Rispetto al tipo di percorso, in genere è utile iniziare con un lavoro individuale. Questo perché il primo obiettivo è comprendere cosa accade dentro di lei in quei momenti: quali sono i pensieri automatici, quali emozioni li attivano, e soprattutto cosa rappresentano nella sua storia personale (ad esempio paura di perdita, insicurezza, bisogno di controllo, ecc.). Senza questa base, la terapia di coppia rischia di diventare solo il luogo del conflitto, senza strumenti per trasformarlo.
Successivamente, quando si ha già una maggiore consapevolezza e capacità di gestione, la terapia di coppia può diventare molto utile per lavorare sulla comunicazione, sulla sicurezza reciproca e su nuove modalità di interazione con il partner.
Un punto importante che vorrei sottolineare è questo: il fatto che questi momenti passino rapidamente non li rende “meno importanti”, ma indica che sono stati impulsi emotivi intensi ma transitori. Proprio per questo si può lavorare bene su di essi, imparando a riconoscerli prima che esplodano.
Se sente il bisogno di essere accompagnata in questo percorso, posso anche aiutarla a orientarsi meglio e a comprendere quale tipo di lavoro psicologico possa essere più adatto alla sua situazione, in modo da iniziare un percorso mirato e non generico.
Buongiorno dottori faccio questa domanda perchè in questi giorni mi sta dormentando nel senso quando sento qualche notizia in tv oppure vedo qualcosa sul tavolo ecc... mi passano in mente immagini di farmi del male a me oppure alla gente che ho vicino... questa cosa mi era successo anche l'hanno scorso dopo passata adesso si e ripresentata di nuovo.. in piu sto facendo una cura con il daprxo da 15 anni.. vorrei capire sono solo pensieri o mi devo preoccupare? grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive può spaventare molto, soprattutto quando le immagini sono improvvise e riguardano il farsi del male o fare del male agli altri. Però è importante sapere che avere pensieri o immagini intrusive non significa voler davvero compiere quei gesti.
Molte persone che soffrono di ansia, stress intenso o forme di disturbo ossessivo riferiscono proprio questo tipo di esperienza: immagini mentali indesiderate, violente o angoscianti che arrivano contro la propria volontà e che provocano paura, senso di colpa o allarme. Il fatto stesso che lei ne sia spaventata e chieda aiuto è già un elemento significativo: chi ha reali intenzioni aggressive, in genere, non vive questi pensieri con questa angoscia e rifiuto.
Detto questo, non è qualcosa da ignorare, soprattutto perché riferisce che:
era già successo in passato;
ora si è ripresentato;
assume da molti anni Daparox.
A volte questi pensieri possono riemergere nei periodi di maggiore vulnerabilità emotiva, stanchezza, tensione, cambiamenti di vita o anche quando una terapia farmacologica necessita di essere rivalutata nel tempo.
Il consiglio è di non affrontare tutto da sola e di parlarne quanto prima con:
il medico che la segue per la terapia;
oppure uno psicologo/psicoterapeuta, così da comprendere meglio l’origine di questi pensieri e imparare a gestirli senza paura.
La cosa più utile è non entrare in lotta con i pensieri e non interpretarli come “prove” di essere una persona pericolosa. Un pensiero non è un’intenzione, e spesso più si cerca di scacciarlo con paura, più tende a ripresentarsi.
Se dovesse accorgersi che:
l’ansia aumenta molto,
i pensieri diventano continui,
sente impulsi difficili da controllare,
oppure compare disperazione o voglia di farla finita, allora è importante chiedere un aiuto professionale rapidamente, anche tramite guardia medica, pronto soccorso o numeri di emergenza.
Con il giusto supporto queste esperienze si possono comprendere e trattare efficacemente, senza vergogna e senza sentirsi “sbagliata”.
Buongiorno.
Volevo chiedere consiglio per questa situazione. Premetto che lavoro in nave.
Praticamente io ed una mia collega ci stavamo frequentando cosi, apparentemente in amicizia.
Una amica in comune, il giorno prima del mio sbarco mi rivela che sembra che questa persona con cui mi frequentavo le avesse dettonche in realtà fosse interessata a me.
Da allora ho cominciatona riesaminare ogni interazione passata e non riesco a non pensarla. Ho anche provato a chiedere se fosse vero, purtroppo solo via chat essendo ormai già a terra, ma la sua risposta è stata un misto tra si e no, a detta sua per non influenzare la mia scelta sulla possibilità di un futuro imbarco, che sebbene non confermato, è già stato stabilito per la stessa nave e periodo dove la rivedrei.
Nonostante sia passata già una settimana, sto vivendo questa cosa con un ansia da occasione persa, anche perchè non sono mai stato in una relazione e la vedo quasi come se non avessi più possibilità alcuna.
Anche l'idea di mandare curriculum per un lavoro a terra ora mi spavemta che possa chiudere definitivamente questa possibilità, che comunque non sarebbe garantita anche se dovessi reimbarcare.
Come potrei uscirne? Perchè questa cosa è ormai da giorni che sento mi sta distruggendo dentro.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da quello che racconta non sembra che lei stia soffrendo “solo” per una collega, ma per qualcosa di molto più profondo: la paura di aver perso un’occasione importante per sentirsi finalmente scelto, visto e amato.
E quando una persona vive la sua prima possibilità affettiva significativa — soprattutto in un contesto intenso e particolare come quello della nave, dove i legami si amplificano — è normale che la mente inizi a rileggere tutto, cercando segnali, risposte, conferme.
Il problema è che in questo momento lei è rimasto bloccato in una zona di ambiguità: non ha avuto un sì chiaro, ma nemmeno un no definitivo, e quindi la mente continua a tenere aperta la possibilità.
È proprio questa incertezza che spesso alimenta l’ansia e il pensiero ossessivo. Non perché quella persona sia necessariamente “l’unica occasione della vita”, ma perché dentro di lei questa esperienza sembra aver toccato un punto molto sensibile: il timore di non avere altre possibilità relazionali, di arrivare “troppo tardi”, di perdere un treno che non ripasserà più.
Quando scrive “sento che mi sta distruggendo dentro”, credo sia importante ascoltare seriamente questa sofferenza, senza minimizzarla. Perché probabilmente questa situazione sta facendo emergere fragilità emotive che esistevano già da tempo e che ora si sono concentrate tutte su questa storia.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto, anche online considerando il suo lavoro in nave, perché permetterebbe di: capire perché questa esperienza ha avuto un impatto così forte; lavorare sulla paura del rifiuto e dell’occasione persa; distinguere ciò che prova davvero per questa persona da ciò che rappresenta simbolicamente; costruire più sicurezza affettiva e fiducia nelle relazioni future.
In questo momento lei sta vivendo come se la sua felicità dipendesse esclusivamente da quella scelta lavorativa e da quell’eventuale reimbarco. Ma quando una possibilità diventa “l’unica”, il rischio è che l’ansia prenda il controllo e renda tutto ancora più doloroso.
Non deve decidere subito né “scappare” mandando curriculum per chiudere la questione, né sentirsi obbligato a reimbarcare solo per inseguire questa possibilità. Prima ancora della decisione concreta, sarebbe utile aiutarla a ritrovare lucidità emotiva, perché adesso sta ragionando molto attraverso la paura.
E no, il fatto di non aver mai avuto una relazione non significa che non ne avrà mai. Spesso chi vive il primo coinvolgimento importante in età più adulta tende a investirlo di un significato enorme, proprio perché arriva dopo tanta attesa, dubbi e solitudine emotiva.
Con un supporto adeguato questa esperienza potrebbe diventare non qualcosa che la “distrugge”, ma un punto da cui iniziare a conoscersi meglio e a vivere le relazioni con meno angoscia e più libertà.
Autore
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…