Domande del paziente (23)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, può capitare, soprattutto nei momenti di cambiamento o di attesa (come nel passaggio verso la convivenza), di sperimentare attrazioni verso altre persone, senza che questo significhi necessariamente... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive è un conflitto interiore piuttosto comune, soprattutto quando una relazione importante inizia in giovane età e si avvicinano scelte di vita più definitive.
Il desiderio...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Chiara, in una relazione può capitare di apprezzare molto il partner nella quotidianità, ma sentirsi a disagio in alcuni contesti sociali.
È possibile che il suo compagno, in presenza degli...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, la sensazione di distacco che descrive può essere molto angosciante, ma è un’esperienza che spesso si riscontra in momenti di forte stress o iperattivazione mentale (talvolta definita derealizzazione... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrivi è comprensibilmente difficile: un nuovo lavoro, soprattutto se complesso e con aspettative alte, può generare ansia e senso di inadeguatezza, anche in chi normalmente si... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrivi è comprensibilmente molto faticoso. Questi pensieri e sentimenti ricorrenti, soprattutto verso qualcuno che ami profondamente, possono essere legati a uno stile di attaccamento... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Svegliarsi la notte con sentimenti di malinconia è abbastanza comune e può avere diverse cause: stress accumulato, preoccupazioni irrisolte, pensieri che emergono quando c’è silenzio, o semplicemente...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, è comprensibile sentirsi insoddisfatti quando il lavoro non permette di esprimere appieno le proprie competenze e passioni.
Può essere utile riflettere su cosa è davvero importante per te:...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, è comprensibile che questo periodo con vostro figlio sia difficile e frustrante. L’adolescenza spesso porta chiusura, irritabilità e voglia di indipendenza, anche con genitori attenti e presenti.
Continuare...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è comprensibilmente difficile: anche quando siamo in una relazione appagante, può capitare che un pensiero fisso su qualcun altro generi frustrazione e disagio.
Può essere utile accogliere...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive è comprensibilmente molto faticoso: sentirsi pressati in una relazione può far riaffiorare esperienze passate e aumentare il senso di soffocamento. È positivo che abbiate... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che descrive è una situazione complessa e faticosa. La terapia di coppia può essere un buon modo per affrontare dinamiche quotidiane difficili, migliorare la comunicazione e definire confini... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, è comprensibile che dopo una relazione lunga e intensa lei provi dolore, rabbia o tristezza, soprattutto di fronte a un tradimento. Anche se la decisione di chiudere è stata necessaria per proteggersi,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che descrive è un grande peso emotivo e il senso di colpa che prova è comprensibile, soprattutto perché riguarda esperienze del passato in cui non aveva piena consapevolezza delle conseguenze.
È...
Altro
Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è comprensibilmente molto faticoso: il rimuginare continuo sulle interazioni sociali e la ricerca di rassicurazioni possono diventare molto intensi e impattare sul benessere emotivo.
Rispetto al suo dubbio, non esiste una scelta “giusta” valida per tutti, ma nel suo caso una valutazione psicodiagnostica mirata potrebbe essere un buon punto di partenza, soprattutto se il sospetto di neurodivergenza è presente da tempo. Questo permetterebbe di comprendere meglio il suo funzionamento e orientare poi un eventuale percorso più specifico e adeguato.
Allo stesso tempo, i pensieri ossessivi e il rimuginio possono essere affrontati anche in un percorso psicologico, purché il professionista abbia sensibilità o formazione sul tema della neurodivergenza.
Pertanto, può essere utile cercare uno specialista che tenga conto di entrambe le dimensioni, così da evitare interventi poco mirati e sentirsi maggiormente compresa.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Federica, la sua è una riflessione molto interessante e tutt’altro che insolita. Il crescente interesse verso programmi di cronaca nera e true crime è un fenomeno ampio, che coinvolge aspetti psicologici,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, i “loop mentali” o pensieri ripetitivi sono abbastanza comuni e non sempre indicano un problema. Il fatto che non interferiscano con le sue attività quotidiane e non compromettano la serenità è... Altro
Salve dottori, vorrei esporvi una situazione e cercare da voi un consiglio e rassicurazione o comprensione..sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da poco diciamo qualche mese con una persona molto più grande di 20 anni, abbiamo avuto molti momenti in cui non ci trovavamo bene insieme, ma continuavamo a stare perché ci volevamo e ci tenevamo l'uno all'altro, per me molto difficile lasciarlo andare, e anche per lui, ci siamo continuati a vedere ogni tanto, e delle volte facevamo anche qualcosa, però da poco dopo che ci siamo lasciati io avveo sentito un amico con cui mi frequentavo prima di lui, mi ha sempre capita e ascoltata, sempre capito i mie stati d'animo con il mio fidanzato, o comunque c'è sempre stato anche per stare vicino e darmi consigli, lui è a distanza infatti avevamo deciso di rivederci perché io volevo rivederlo anche per parlare, stare insieme o comunque fare cose di quotidianità insieme per cui prima non avevamo avuto l'occasione, vedere la città ecc. Il punto è che io sono frenata, lui prova a baciarmi, abbracciarmi ecc, ma io non riesco, mi sento in colpa e ogni volta che cerca di, io vedo il mio ex, le cose che mi ha detto quando gli ho raccontato che mi sarei dovuta vedere con lui in amicizia perché cosi era..mi ha detto che non voleva sapere nulla di cosa sarebbe successo e se succedeva qualcosa allora lo avrei perso, che non ho avuto rispetto nei suoi confronti ecc..purtroppo ci rimango male e mi faccio molto condizionare dalle cose che le persone mi dicono..e non so perché ho questo sentimento nei suoi confronti, la paura che lui possa lasciarmi o io possa perderlo definitivamente..è come se fossi dipendente da lui? ci sto male perché non riuscirò mai a vivermi nulla, neanche questo amico che sta per un paio di giorni, perché vorrei anche solo baciarlo ma so che poi avrei il senso di colpa..ho paura di tutto, non so cosa fare e perché ho questo attaccamento al mio ex fidanzato cosi tanto..come faccio a distaccarmi, non so che fare
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Bungiorno,
Quella che descrive è una situazione emotivamente molto intensa, e comprensibilmente confusiva. Dopo una relazione significativa, soprattutto se caratterizzata da forte coinvolgimento e difficoltà a lasciarsi, è frequente continuare a sentirsi legati all’altra persona, anche quando la relazione è terminata.
Il senso di colpa che prova nel riavvicinarsi ad un’altra persona sembra essere legato non solo ai suoi sentimenti, ma anche al peso delle parole del suo ex. Questo può indicare una difficoltà a separare ciò che desidera lei da ciò che sente “di dover” agli altri, soprattutto nelle relazioni affettive.
La paura di perderlo e il sentirsi così condizionata potrebbero far pensare a una forma di attaccamento ancora molto attiva, che ha bisogno di tempo e spazio per rielaborarsi. Non significa necessariamente “dipendenza”, ma sicuramente un legame non ancora elaborato.
In questo momento potrebbe esserle utile non forzarsi a vivere nuove situazioni se sente disagio, ma piuttosto provare a comprendere meglio ciò che prova, senza giudicarsi. Darsi tempo è parte del processo.
Se questa difficoltà nel distacco e il senso di colpa persistono o la fanno stare male, un percorso con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi e a costruire relazioni più libere e serene.
salve dottori, sono in una situazione in cui non capisco e non so cosa fare nel concreto..sono una ragazza di 25 anni, mi sono lasciata con il mio fidanzato (lui più grande di 20 anni), per vari motivi, tra cui non riuscivamo a comunicare, perché lui non voleva le discussioni, vuole stare tranquillo nella relazione, quando io invece voglio avere il confronto, discutere ecc, dall'altra parte avevo riniziato a sentirmi con un amico con cui mi ero frequentata a distanza qualche anno prima, siamo sempre rimasti in buoni rapporti, ci sono semrpe stata per lui e lui mi ha sempre ascoltato e capito ecco..ci siamo rivisti in amicizia un pò di giorni fa, diciamo che ho avuto un senso di colpa nei confronti dell'ex perché comunque ci vedevamo ancora e qualcosa ancora c'è tra me e lui, però vedendo questo amico diciamo che c'è stato qualche bacio, mi sento in colpa perché il mio ex mi ha detto che se fosse successo qualcosa l'avrei perso per sempre ecc..il punto è che sto seguendo un percorso con un professionista, solo che non lo so, non trovo le risposte, mi ha fatto fare un esercizio diciamo di rappresentare la relazione con il mio ex, e comunque si è capito che non mi sento in una relazione e neanche con il mio amico, diciamo che questo mi ha un pò lasciato cosi cosi..non me lo aspettavo ecco, in più mi dice sempre di vedere me, e ciò che provo e sento io, perché parlo sempre delle due parti e dell'esterno, mai di me e di come sto io..però è difficile e quello che vorrei sono cose concrete e non so come fare, vorrei più consigli, ad esempio anche come rapportarmi con il mio ex se lui vuole ancora stare con me, ma io non lo so..se magari voglio ancora vedere questo amico e anche se succede qualcosa..cioè non so come comportarmi e cosa sento non lo so..come posso avere consigli o qualcosa di concreto in modo da capire di più?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, quello che descrive è una situazione comprensibilmente confusa e carica emotivamente. Dopo una relazione significativa è normale sentirsi divisi tra ciò che si prova, il senso di colpa e il bisogno di chiarezza.
Il fatto che in terapia emerga la difficoltà a concentrarsi su di sé è già un elemento importante: prima di capire “cosa fare”, può essere utile fermarsi su “cosa sente davvero”, senza farsi guidare solo dalle aspettative o reazioni degli altri.
I “consigli concreti” in questi casi non sono scelte giuste o sbagliate, ma piccoli passi: prendersi un tempo senza coinvolgimenti ambigui, osservare le proprie emozioni e chiarire i propri bisogni prima di decidere come rapportarsi con l’ex o con l’amico.
Continuare il percorso può aiutarla proprio a costruire questa maggiore consapevolezza e autonomia nelle scelte.
Se sente il bisogno di approfondire, resto disponibile per un colloquio.
Dott.ssa Alejandra Meconcelli, psicologa
Buongiorno,
vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, il desiderio di una relazione significativa, quando non trova risposta, può generare senso di solitudine, frustrazione e dubbi su di sé.
Le esperienze passate, come il bullismo e relazioni poco soddisfacenti, possono influenzare il modo in cui oggi si percepisce e vive i rapporti, portando a sentirsi non scelta o non abbastanza. Tuttavia, questo non definisce il suo valore né le sue possibilità future.
Più che “rassegnarsi”, può essere utile comprendere quali dinamiche si attivano nelle relazioni e lavorare sul modo in cui si entra in contatto con l’altro, per costruire legami più autentici e soddisfacenti.
Un percorso psicologico può aiutarla a elaborare queste esperienze, ridurre il senso di solitudine e ritrovare fiducia nelle relazioni e in sé stessa.
Se sente il bisogno di approfondire, resto disponibile per un colloquio.
Dott.ssa Alejandra Meconcelli, psicologa
Domande più frequenti
-
Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…