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Esperienze

Sono il Dott. Gianni Cavaliere, psicologo psicoterapeuta specializzato in Analisi Transazionale. La mia passione per questa disciplina e l'esperienza trentennale mi hanno permesso di conoscere e abbracciare diversi approcci, da quello sistemico a quello cognitivo-comportale passando per lo strategico. Ciò mi consente di avere a disposizione diversi strumenti da utilizzare a seconda del disagio o della necessità e di rendere la mia azione efficace ed incisia, ponendo sempre la persona al centro di ogni intervento. Il focus, infatti, è la promozione del benessere personale e relazionale attraverso il superamento dei sintomi e dei disagi che ne impediscono la realizzazione.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicoterapia analitica transazionale
  • Psicoterapia breve strategica
  • Psicoterapia costruttivista
  • Psicoterapia sistemico relazionale

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Consulenza online

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  • Colloquio psicologico

    50 €

  • Psicoterapia di coppia

    80 €

  • Test di personalità

    100 €

  • Superamento di eventi traumatici

    50 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    50 €

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Gianni Cavaliere
Studio di Psicoterapia - Pescara

Via Nino Sospiri, 7, Piano terra, Pescara 65125

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  • A

    A.B

    Ho iniziato il percorso con il Dott. Gianni alcuni mesi fa, in un periodo particolarmente delicato della mia vita, caratterizzato da decisioni importanti e molta ansia.
    L’ansia era diventata una presenza costante, tanto da bloccarmi anche davanti a situazioni che razionalmente sapevo di poter affrontare. In alcuni momenti arrivava persino a manifestarsi fisicamente, rendendomi difficile parlare ed esprimermi.
    Grazie al percorso intrapreso, oggi mi sento molto più libero e tranquillo. Ho imparato a comprendere meglio i miei pensieri, a gestire l’ansia e soprattutto a non vivere ogni decisione come se fosse una questione di vita o di morte. Non significa che tutti i problemi siano spariti, ma rispetto a qualche mese fa sento di aver fatto un enorme passo avanti.
    Consiglio il Dott. Gianni a chi sta attraversando un periodo difficile e sente di essere bloccato dall’ansia. Personalmente, sono davvero felice di aver iniziato questo percorso e mi sento rinato.

     • Studio di Psicoterapia - Pescara psicoterapia  • 

  • M

    M.B

    Ho intrapreso il mio percorso con il dott. Cavaliere in una fase molto particolare della mia vita. In lui ho trovato una persona a cui potermi affidare e che, quasi da subito, ha creduto nella possibilità che ce l'avrei fatta persino più di quanto ci credessi io! Sono una persona nuova oggi e non posso che essergliene grata... super consigliato!

     • Studio di Psicoterapia - Pescara psicoterapia  • 

  • A

    A.P.

    Dopo il lutto di una persona cara ero completamente frastornata e mi sentivo come se dovessi rimettere insieme i cocci di una intera Vita.
    Ho trovato nel Dott. Cavaliere la giusta Empatia ed Accoglienza che mi hanno permesso di intraprendere la strada di una psicoterapia profonda ed efficace.
    Grazie Dott.Cavaliere

     • Studio di Psicoterapia - Campobasso psicoterapia individuale  • 

  • M

    M.F.

    Quella con il Dott.Cavaliere è stato un viaggio che mi ha permesso di riconciliarmi con quella parte di me dalla quale scappavo da una Vita.
    Le sarò grato eternamente dott.Cavaliere per la Sua Accoglienza, Empatia e Professionalità.
    Con Immensa Gratitudine
    Marco

     • Studio di Psicoterapia - Pescara psicoterapia individuale  • 

  • G

    Giacomo

    Sono davvero grato/a per il percorso fatto e per i risultati che ho raggiunto. Consiglio vivamente questo professionista a chiunque stia cercando un terapeuta serio, umano e preparato. Una delle migliori decisioni che potessi prendere per il mio benessere.

     • Studio di Psicoterapia - Pescara psicoterapia  • 

  • R

    Riccardo

    Mi sono trovato davvero bene. Fin dai primi incontri mi sono sentito a mio agio e ho trovato una persona molto competente, disponibile e capace di capire le mie esigenze.
    Quello che ho apprezzato particolarmente è stato il suo approccio concreto. Non si è limitato solamente a parlare delle situazioni, ma è riuscito a trasformare le sue conoscenze e la sua formazione in consigli e indicazioni pratiche da mettere in atto, di volta in volta, nella vita quotidiana. Questo mi ha aiutato a vedere le cose da prospettive diverse e, soprattutto, ad avere degli strumenti concreti su cui lavorare.

     • Studio di Psicoterapia - Pescara psicoterapia individuale  • 

  • A

    Alessia

    Ho avuto un’esperienza davvero molto positiva. Fin dalla prima seduta mi sono sentita subito a mio agio.
    Il percorso mi ha aiutato concretamente a conoscermi meglio, ad affrontare alcune difficoltà con maggiore consapevolezza e a trovare nuovi strumenti per gestire alcune situazioni complesse.
    Un terapeuta molto competente, disponibile e attento, che consiglio sinceramente a chiunque stia cercando un professionista serio e umano.

     • Studio di Psicoterapia - Pescara psicoterapia individuale  • 

  • S

    Stefania

    Consiglio vivamente il Dott.Cavaliere Gianni Sin dalla prima seduta ha saputo creare un ambiente sicuro, privo di giudizio, in cui mi sono sentita immediatamente a mio agio. La sua straordinaria empatia e la sua capacità di ascolto profondo sono state fondamentali per il mio percorso. Un professionista estremamente preparato e competente, dal lato umano immenso. Grazie alla sua guida attenta e all’utilizzo di strumenti pratici ed efficaci, sono riuscita ad affrontare e superare dinamiche complesse che mi portavo dietro da tempo.
    Un punto di riferimento prezioso per chiunque desideri fare un lavoro autentico su se stesso.

     • Studio di Psicoterapia - Pescara psicoterapia  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

Ciao a tutti, vorrei condividere un dubbio che mi porto dentro da tempo. Io e il mio migliore amico

Ciao a tutti, vorrei condividere un dubbio che mi porto dentro da tempo.

Io e il mio migliore amico ci conosciamo da circa tre anni e abbiamo un legame molto forte, fatto di complicità, stima e affetto. Da poco ci siamo chiesti se la nostra amicizia potrebbe diventare qualcosa di più. Lui sarebbe pronto a provarci, io invece sono molto combattuta.

Il problema è che non provo attrazione fisica nei suoi confronti e faccio fatica a immaginare baci, intimità e la parte romantica di una relazione con lui. Eppure, quando penso al mio futuro, penso proprio a lui: lo vedo accanto a me, come compagno di vita e padre dei miei figli.

Vorrei riuscire a sentire anche quella componente fisica e romantica che oggi non sento. In parte, vorrei provare a forzarmi e cercare di sciogliere quel ghiacciolino che c’è in me e che mi blocca davanti ad un semplice bacio. Questa parte mi crea una grande rabbia e so che un domani potrei avere un grande rimorso. Non vorrei dall’altra parte far stare male lui e la cosa che ci siamo promessi è di non compromettere l’amicizia a prescindere dalle scelte che faremo.

Ho provato a parlarne con la mia psicologa ma nonostante tutto non trovo soluzione. Sapreste aiutarmi a trovare pace a questo conflitto?

Grazie mille :)

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Gianni Cavaliere

Ciao, provo a rispondere ai tuoi dubbi qui in chat, ma da quello che emerge credo ci sia un percorso più approfondito da fare. Per quanto possa essere dettagliato il mio riassunto, alcuni aspetti andrebbero analizzati meglio all'interno di un percorso terapeutico.
Ti direi innanzitutto di non cercare di "convincerti" a provare attrazione. Il fatto che tu lo immagini come compagno di vita, che lo stimi profondamente e che lo consideri una persona con cui costruire una famiglia è molto importante, ma non significa necessariamente che tu lo desideri come partner.
Nel tuo racconto c'è una frase particolarmente significativa: "vorrei forzarmi e sciogliere quel ghiacciolino". Qui farei attenzione. L'attrazione non è un esame da superare con la volontà. Non puoi ordinarle di comparire.
Allo stesso tempo, non concluderei immediatamente che "se non c'è attrazione oggi, non ci sarà mai". L'attrazione può crescere quando cambia la percezione dell'altra persona, soprattutto quando esiste già una forte intimità emotiva. Il problema è capire se dentro di te c'è un desiderio ancora inesplorato oppure semplicemente il desiderio di desiderarlo.
Ti proporrei quindi un esperimento molto concreto: non iniziare subito una relazione e non prendere nemmeno la decisione definitiva di rinunciare. Concediti un breve periodo in cui esplorare questa possibilità senza obblighi.
Chiediti:
Quando penso a lui che mi bacia, provo curiosità e desiderio oppure principalmente blocco?
Se sapessi che non potrebbe mai diventare il mio compagno, sentirei soprattutto tristezza per la perdita di un amico o dolore perché perdo un possibile partner?
Mi piacerebbe toccarlo, baciarlo, dormire con lui, oppure mi piace soprattutto l'idea della vita che potremmo costruire?
Se incontrassi oggi una persona con le sue stesse qualità ma per cui provassi forte attrazione fisica, cosa cambierebbe?
E soprattutto prova a distinguere paura e assenza di desiderio. Se davanti al bacio pensi "mi piacerebbe, ma mi spaventa", c'è qualcosa da esplorare. Se invece senti "non voglio farlo, ma vorrei volerlo", il messaggio è molto diverso.
Non devi neanche "provare" fisicamente con lui per forza. Puoi eventualmente dirgli che vuoi capire cosa senti, senza promettergli una relazione.
Infine, il possibile rimorso non deve guidare la scelta. Non scegliere una relazione perché temi di pentirti di averla rifiutata. Sceglila se desideri realmente quella persona.
La domanda definitiva, quindi, non è: "Potrei essere felice con lui?" Probabilmente sì.
È:
"Desidero essere la sua compagna oppure desidero che lui sia il mio compagno ideale?"
La differenza sembra sottile, ma psicologicamente è enorme. Se scopri che ami profondamente l'uomo che è, ma non desideri viverlo come uomo/partner, accettarlo non significa perdere l'amore della tua vita: significa riconoscere che un legame può essere profondissimo senza essere una relazione romantica.
E se invece scopri che sotto il blocco c'è curiosità, desiderio o paura, allora vale la pena esplorarlo lentamente, senza forzarti e senza trasformare ogni emozione in una sentenza definitiva.

Se invece la situazione è realmente questa: “lo voglio nella mia vita, lo considero la persona ideale con cui costruire una famiglia, ma non desidero baciarlo, toccarlo o avere rapporti sessuali con lui” allora il conflitto è molto più preciso.
Da psicoterapeuta ti direi una cosa abbastanza netta: non puoi costruire serenamente una relazione di coppia sulla speranza che prima o poi inizierai a desiderarlo fisicamente. Potrebbe succedere, ma non puoi basare una decisione così importante su questa eventualità.
Il punto è capire perché manca il desiderio.
Ci sono due possibilità molto diverse:
Il desiderio è bloccato.
C'è curiosità, fantasie, emozione quando lui si avvicina, ma contemporaneamente paura, ansia, pudore o un blocco. In questo caso bisogna procedere molto lentamente.
Il desiderio semplicemente non c'è.
Ti piace essere abbracciata da lui, condividere la vita, parlare, progettare il futuro, ma quando immagini un bacio o il sesso senti soprattutto estraneità o rifiuto. In questo caso probabilmente stai cercando di trasformare un amore affettivo e una grandissima compatibilità in attrazione sessuale, e non è qualcosa che si può imporre.
E allora come si va avanti?
Non devi scegliere immediatamente tra “fidanzarci” e “perderci per sempre”.
Puoi dirgli con estrema sincerità:
“Ti vedo nella mia vita e riesco a immaginarti come una persona con cui costruire qualcosa di importante. Però oggi non sento desiderio fisico e non voglio fingere né costringermi. Vorrei capire se questo sentimento può evolvere, senza prometterti che succederà.”
Poi osserva cosa accade senza forzare i baci, il sesso o l'intimità.
Se con il tempo nasce spontaneamente il desiderio, avete qualcosa da esplorare. Se invece continui a pensare “vorrei desiderarlo, ma non lo desidero”, allora devi prendere atto che forse stai cercando nel tuo migliore amico il compagno ideale, ma non necessariamente il partner che desideri.
E c'è un'altra cosa fondamentale: non fare un figlio o iniziare una convivenza sperando che la componente fisica arriverà dopo. Sarebbe ingiusto sia verso di te sia verso di lui.
Il vero rischio, infatti, non è rinunciare a lui. È accettare una relazione pensando “è perfetto, quindi prima o poi dovrò desiderarlo” e ritrovarsi dopo anni a vivere la sessualità come un dovere.
Quindi, per ora, non devi trovare la risposta a “sarà il padre dei miei figli?”. Devi rispondere a una domanda molto più semplice:
“Quando penso a lui come uomo che mi desidera e che io posso desiderare, dentro di me c'è qualcosa che vuole avvicinarsi oppure sto cercando di convincermi che dovrebbe esserci?”
Quella risposta, più del progetto ideale di una famiglia, ti dirà in quale direzione andare.


Spesso mi ritorna in mente una lite con mia madre, di alcuni anni fa, oggi ho 43 anni, eravamo a cas

Spesso mi ritorna in mente una lite con mia madre, di alcuni anni fa, oggi ho 43 anni, eravamo a casa mia e dopo essersi intromessa in un lavoro domestico, mi criticò per la mia mancanza di praticità. Io gli risposi che non ho mai avuto la possibilità di imparare e che quando volevo lavorare l'estate da adolescente, mi era sempre stato impedito. Mia madre mi disse, perché certe esperienze di vita, non hanno mai voluto farmele fare. Questo fatto lo trovo grave. Quello che secondo me è certo, è che lei vuole gestirmi, ad esempio, mia zia materna mi ha detto: tua madre non vuole capire che sei un uomo adulto di quarant'anni. Quando avevo vent'anni, avevo trovato un ottimo lavoro a Milano (sono di Roma), mentre gli parlavo di questo, lei fece una sceneggiata, purtroppo non accettai l'offerta lavorativa, perché mi feci condizionare da lei. Una frase che ha usato molto con me: se non ascolti i miei consigli, nella vita ti troverai sempre male. Cercò di condizionarmi, anche quando avevo trent'anni e decisi di andare a vivere all'estero, utilizzando spesso una frase: vedrai che lì ti aspetteranno tutti a braccia aperte... Trovo poco chiara, anche una proposta che mi ha fatto ultimamente, di regalarmi una casa, che è al piano sottostante il suo e che però deve essere intestata a lei, dicendomi, dato che aveva già aiutato mia sorella maggiore, allora doveva aiutare anche me. Quando gli chiesi di intestarla a me, mi rispose che i soldi sono i suoi e che ci fa quello che vuole. Mia moglie ed in passato anche una mia ex, hanno notato una certa differenza di trattamento rispetto a mia sorella, la tratta meglio. Ha anche detto più volte, in pubblico: perché lei l'abbiamo voluta. Come posso capire, se effettivamente vuole manipolarmi? Ho dei dubbi sul fatto che mi voglia bene e penso che non abbia stima di me.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Gianni Cavaliere

Ti direi che il punto non è stabilire se tua madre sia "manipolatrice" oppure no. Non possiamo conoscere le sue intenzioni. Quello che invece emerge abbastanza chiaramente è una dinamica di controllo e di forte influenza sulle tue scelte, che sembra essere presente da molti anni. Quando a vent'anni hai avuto l'opportunità di andare a Milano e hai rinunciato dopo la sua reazione, probabilmente hai imparato qualcosa di importante: quando faccio una scelta autonoma che mia madre non approva, rischio di perderne l'approvazione e di sentirmi in colpa. La frase "se non ascolti i miei consigli, nella vita ti troverai sempre male" rafforza proprio questo meccanismo: lentamente puoi aver iniziato a dubitare delle tue capacità decisionali.
Per questo oggi non mi concentrerei tanto sulla domanda "mia madre mi vuole bene?". Una persona può voler bene al proprio figlio e contemporaneamente essere molto controllante, svalutarlo o avere difficoltà ad accettare che sia diventato autonomo. La domanda più importante è: "Quanto potere ha ancora oggi mia madre sulle mie decisioni?"
Anche la casa rappresenta bene il problema. Se è un aiuto, ma rimane intestata a lei ed è proprio sotto casa sua, è legittimo chiederti se sia davvero un gesto di autonomia o se mantenga una relazione di dipendenza. Non significa che lei lo faccia necessariamente con cattive intenzioni, ma devi guardare agli effetti concreti.
La cosa più importante, quindi, è smettere di cercare continuamente la sua approvazione. A 43 anni puoi ascoltare tua madre, rispettarla e volerle bene senza doverle obbedire.
Il lavoro terapeutico sarebbe aiutarti a tollerare il suo disappunto senza sentirti in colpa e a distinguere finalmente ciò che vuoi tu da ciò che fai per evitare la sua reazione.
Una domanda potrebbe diventare il tuo punto di riferimento:
"Se mia madre non potesse giudicare questa scelta, cosa sceglierei io?"
Se impari a rispondere sinceramente a questa domanda e ad agire di conseguenza, stai recuperando la tua autonomia.
E forse questo è il passaggio più importante: non devi dimostrare a tua madre di essere un adulto. Devi smettere di aver bisogno che sia lei a riconoscertelo.


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