Se volessi iniziare una cura con psicofarmaci, dovrei prima consultarmi con la mia psicoterapeuta?
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Se volessi iniziare una cura con psicofarmaci, dovrei prima consultarmi con la mia psicoterapeuta?
Ormai sono anni che vado da lei, fin dalla prima volta mi ci sono trovata bene. Con le la terapia ha sempre funzionato, fino a qualche mese fa.
In seguito a trasferimento in un'altra città che non conoscevo con una persona che con me ha scelto di iniziare questo nuovo percorso, ma che per suoi motivi personali mi ha condizionato in negativo questo nuovo inizio; difficoltà a farmi nuovi amici; fatica a trovare e prendere una casa in affitto; non riuscendo nemmeno a gestire gli impegni ordinari con quelli universitari, "mi è crollato il mondo addosso". Tutte le aspettative che mi ero fatta su me stessa sono cadute e carica ancora di quelli che considero fallimenti precedenti non ho retto i vari colpi.
Ora da qualche mese non riesco più a svolgere i compiti che mi spettano (dallo studio al prepararmi i pasti), non esco più di casa, evito chiunque provi a stabilire un contatto o una comunicazione con me (famiglia compresa), non faccio altro che piangere non riuscendo a trovare uno stimolo o un punto di ri-partenza per sollevarmi da questo stato. Il mio umore è costantemente sofferente.
Ho cominciato a pensare di aiutarmi nella psicoterapia rivolgendomi ad uno psichiatra, magari può essere quel punto di ri-partenza di cui ho bisogno, ma non so se prima ne devo parlare con la mia psicoterapeuta per sentire cos'ha da consigliarmi o posso prendere l'iniziativa da sola.
Ormai sono anni che vado da lei, fin dalla prima volta mi ci sono trovata bene. Con le la terapia ha sempre funzionato, fino a qualche mese fa.
In seguito a trasferimento in un'altra città che non conoscevo con una persona che con me ha scelto di iniziare questo nuovo percorso, ma che per suoi motivi personali mi ha condizionato in negativo questo nuovo inizio; difficoltà a farmi nuovi amici; fatica a trovare e prendere una casa in affitto; non riuscendo nemmeno a gestire gli impegni ordinari con quelli universitari, "mi è crollato il mondo addosso". Tutte le aspettative che mi ero fatta su me stessa sono cadute e carica ancora di quelli che considero fallimenti precedenti non ho retto i vari colpi.
Ora da qualche mese non riesco più a svolgere i compiti che mi spettano (dallo studio al prepararmi i pasti), non esco più di casa, evito chiunque provi a stabilire un contatto o una comunicazione con me (famiglia compresa), non faccio altro che piangere non riuscendo a trovare uno stimolo o un punto di ri-partenza per sollevarmi da questo stato. Il mio umore è costantemente sofferente.
Ho cominciato a pensare di aiutarmi nella psicoterapia rivolgendomi ad uno psichiatra, magari può essere quel punto di ri-partenza di cui ho bisogno, ma non so se prima ne devo parlare con la mia psicoterapeuta per sentire cos'ha da consigliarmi o posso prendere l'iniziativa da sola.
Salve, ritengo utile poterne parlare apertamente all’interno delle sedute sia per capirne bene le motivazioni alla base sia perchè la terapia farmacologica spesso lavora in sinergia con la psicoterapia.
In bocca al lupo.
Cordialmente, dott FDL
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Buonasera, mi spiace stia passando un momento così difficile. Per rispondere alla sua domanda, penso sia indicato e molto importante parlare con la sua terapeuta di questa sua volontà. Come mai vorrebbe prendere iniziativa da sola? Può senz'altro farlo, ma per proseguire al meglio il vostro percorso e per la vostra alleanza terapeutica, potrebbe essere fondamentale informarla di questa decisione. Un caro saluto.
Gent.ma, è sicuramente libera di decidere da sola: ma al tempo stesso sembra non poterlo fare, tanto che rivolge qui questa domanda. Diventa allora utile parlarne con la terapeuta che la segue da tempo, così che possiate condividere questa sua idea, ciò che la fa soffrire in questo periodo e valutare meglio come procedere. SG
Buongiorno. Mi dispiace per la sofferenza che sta attraversando.
Certamente è libera di decidere autonomamente di rivolgersi anche ad uno/a psichiatra per valutare la necessità di un supporto farmacologico in questo momento; tuttavia, seguendo già un percorso di psicoterapia, il mio suggerimento è di confrontarsi anche con la sua terapeuta, da una parte per riflettere inisieme sui suoi bisogni e su questa sua iniziativa, dall'altra perché tale scelta integrerebbe, e quindi in una certa misura influenzerebbe, il suo percorso terapeutico.
Un saluto e in bocca al lupo, Dott. Felice Schettini
Certamente è libera di decidere autonomamente di rivolgersi anche ad uno/a psichiatra per valutare la necessità di un supporto farmacologico in questo momento; tuttavia, seguendo già un percorso di psicoterapia, il mio suggerimento è di confrontarsi anche con la sua terapeuta, da una parte per riflettere inisieme sui suoi bisogni e su questa sua iniziativa, dall'altra perché tale scelta integrerebbe, e quindi in una certa misura influenzerebbe, il suo percorso terapeutico.
Un saluto e in bocca al lupo, Dott. Felice Schettini
Buonasera, senza dubbio può di sua iniziativa rivolgersi ad uno psichiatra ma visto che è in corso una psicoterapia sarebbe opportuno informare la sua terapeuta, con la quale potreste valutare insieme le motivazioni che richiedono l'utilizzo del trattamento farmacologico. Un caro saluto
Gentile utente di mio dottore, affiancare la farmacoterapia ad una psicoterapia è un pratica assai frequente. Nel caso sentisse tale bisogno in questo momento della sua vita, non riuscendo a gestire in autonomia il proprio malessere, potrebbe esser preso in considerazione questo aspetto. Deve parlarne assolutamente con la sua psicoterapeuta. Psicologi e psichiatri lavorano in sinergia, questo per dare riscontri soddisfacenti agli stessi pazienti. Ne parli nella prossima seduta con la sua psicologa. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
è libera di farlo in autonomia, anche se non avrebbe molto senso non parlarne con la sua terapeuta.
Buongiorno, le consiglierei di confrontarsi prima con la psicoterapeuta che la sta seguendo, in questo modo potrete confrontarvi sulla decisione da intraprendere, considerando anche il fatto che la collega che la sta seguendo potrebbe darle dei consigli utili proprio perché conosce la sua situazione clinica. Un saluto
E' molto importante, a mio avviso, che Lei si ponga questa domanda, indice di buona apertura mentale. In un momento di stress acuto, affiancare la farmacoterapia ad una psicoterapia può essere utile e talvolta indispensabile per ritrovare un sufficiente equilibrio e proseguire con il percorso già intrapreso. Il parere della sua terapeuta è assolutamente altrettanto utile per aiutarla ad individuare uno/a specialista di fiducia a cui indirizzarla. Psicologi e psichiatri spesso collaborano per agire in direzione dei medesimi obiettivi sui pazienti. Spero che la mia risposta possa esserle di aiuto e La saluto cordialmente. Dott.ssa Sara Rosaria Mammano
Salve, ovviamente deve parlarne con la sua psicoterapeuta che ben conoscendola saprà suggerirle se rivolgersi a uno psichiatra per un eventuale supporto farmacologico. Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio
Gentile utente, sicuramente parlare di questa cosa con la sua terapeuta potrebbe aiutarla in questa decisione. Successivamente potrà rivolgersi ad uno psichiatra per una eventuale cura farmacologica.
cordiali saluti
AV
cordiali saluti
AV
Buonasera, ovviamente se lo desiderasse potrebbe contattare direttamente uno psichiatra. Ritengo però importante il poterne parlare con la sua psicoterapeuta perché insieme potreste comprendere cosa oggi non sta funzionando. E' possibile inoltre che la stessa psicoterapeuta abbia uno psichiatra di riferimento dove indirizzarla. Cordiali saluti. Dott.ssa Alessandra Domigno
Buongiorno, mi dispiace per la situazione di stallo in cui si trova. Credo che sia utile continuare il suo percorso di cura per trovare nuove energie. Parli con la sua psicoterapeuta dell'idea di affiancare una terapia farmacologica.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buona sera quello che le suggerisco e di confrontarsi con la sua psicoterapeuta.
Un caro saluto
Dott.ssa Lina Robertiello Bologna
Un caro saluto
Dott.ssa Lina Robertiello Bologna
Gentile utente, capita che alla psicoterapia sia necessario associare una terapia farmacologica. Dice di trovarsi bene con sua terapeuta per cui potrebbe parlarne liberamente in seduta; ciò non esclude che si possa rivolgere autonomamente a uno/a psichiatra. In bocca al lupo! Dott.ssa Francesca De Angelis
Gentile utente, senz'altro parlarne con la sua psicoterapeuta. Sono due percorsi che vanno in sinergia. Cordiali saluti dott.ssa Silvia Ragni
Salve. Si sente la sua sua sofferenza e la sua fatica nello gestire aspetti differenti della sua vita in questo momento. La psicoterapia accompagna il pz, anche verso il sostegno farmacologico..approfondire con la sua terapeuta questa necessità sarà già il primo passo per aprire altre possibilità di cura..si fidi e si affidi alla vostra relazione terapeutica. La psicoterapia e la psicofarmacologia non sono antagoniste e nemmeno vanno considerate come aspetti indipendenti, lavorano su aspetti diversi eppure sinergici quindi è necessario che "si parlino" ;)
Saluti,
Dott.ssa Di Meo
Saluti,
Dott.ssa Di Meo
In una situazione come la tua, parlare con la tua psicoterapeuta prima di prendere una decisione sull'uso di psicofarmaci è sicuramente un passo importante. La psicoterapeuta ti conosce da tempo, quindi può offrirti una valutazione più completa del tuo stato attuale e discutere con te le opzioni terapeutiche. Potrebbe consigliarti se l'uso di farmaci è una scelta appropriata in questo momento o se ci sono altre soluzioni da esplorare prima.
Inoltre, la psicoterapia e gli psicofarmaci spesso si completano a vicenda, quindi un confronto con la tua terapeuta potrebbe aiutarti a capire se è il momento giusto per integrare un trattamento farmacologico con la terapia psicologica. Se preferisci comunque consultare direttamente uno psichiatra, ti consiglio comunque di condividere la tua decisione con la psicoterapeuta, visto che lavorano in sinergia per il tuo benessere.
Salve, sono certa che se ne parlerà con la sua terapeuta saprà consigliarle anche qualche professionista che può fare al suo caso; inoltre potete decidere insieme se è da considerarsi come percorso alternativo o da portare avanti in modo congiunto e in una rapporto di collaborazione tra i colleghi che sapranno sostenerla su più fronti. cari saluti
Salve, dopo anni di psicoterapia, riconoscere un cambiamento così significativo nel proprio stato emotivo e funzionale è un passo importante, e chiedersi se integrare un supporto farmacologico è del tutto legittimo. Parlarne prima con la sua terapeuta può essere utile, soprattutto perché la conosce da tempo e potrà aiutarla a comprendere se è il momento giusto per una valutazione psichiatrica. Inoltre, un confronto può facilitarle un invio sereno verso uno psichiatra di fiducia, favorendo così un’integrazione tra psicoterapia e farmacoterapia, come spesso avviene nei percorsi più efficaci. Detto ciò, se sente l’urgenza di agire e la terapeuta non fosse immediatamente disponibile, può rivolgersi anche in autonomia a uno psichiatra. Nessuna delle due strade è “sbagliata”, l’importante è che si senta sostenuta in questo passaggio. In contesti come quello che descrive, l’integrazione tra trattamento farmacologico e psicoterapia, ad esempio all’interno di un approccio come l’EMDR, può dare risultati significativi nel ricostruire stabilità emotiva e prospettive di ripresa. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
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