Buongiorno a chiunque leggerà questo messaggio. Parto dal presupposto che il mio problema è più di t
Buongiorno a chiunque leggerà questo messaggio. Parto dal presupposto che il mio problema è più di tipo psicologico e su questo scriverò un bel po'.. Io ho 24 anni e non ho mai avuto una relazione, quindi si, non ho mai dato il primo bacio ne fatto altre esperienze intime. Il fatto che non ho mai vissuto esperienze del genere alla mia età è un qualcosa che mi sta tormentando in una maniera talmente pesante che è a poco dal diventare un’ossessione. La sensazione di malinconia che si prova quando durante le uscite con gli amici questi ultimi si mettono a parlare di quello che hanno fatto con le rispettive fidanzate e io che me ne devo stare muto (nel mio gruppo principale di amici sono l’unico che non ha mai avuto relazioni). Ascoltare le persone che si vantano perché ricevono complimenti dalle femmine o che mi raccontano come le hanno approcciate, quello che ci hanno fatto, le sensazioni che hanno provato, ecc…. Sono consapevole che molte di queste storie possono essere inventate ma ahimè non posso averne la certezza. A proposito di storie non vere, il non avere mai avuto una relazione seria alla mia età mi crea il timore che semmai un giorno dovessi incontrare qualcuna e gli dico che non ho mai avuto relazioni quella mi potrebbe mandare a quel paese (si, vivo nell’idea che tutte le ragazze abbiano avuto almeno un’esperienza e/o dato un bacio). Mia madre per questo motivo mi dice che devo mentire e che ho avuto relazioni non finite bene e io qui mi sento ancora più a disagio, ANCHE perché i miei più cari amici, che conosco da una vita, sanno che sono sempre stato single, quindi non prenderei in giro nessuno se non me stesso a mentire. Io non mi ritengo di essere una persona brutta, sono carino in viso, sono alto, ho dei valori e degli interessi, tra poco una laurea, so cosa voglio dalla vita e anche ascoltare e sono molto sensibile. Tutti tratti che alle donne dovrebbero piacere…e nonostante ciò vivo sempre nella convinzione che, proprio a causa del fatto che non ho mai avuto una relazione né ricevuto complimenti da ragazze della mia età o più piccole, non penso di essere bello. Come se non bastasse sono un tipo che non fuma, beve poco e odia andare in discoteca, tutte cose che secondo il mondo dei social, se non le fai allora sei una persona noiosa. Anche quest’altro punto mi fa dubitare molto di me stesso, non ho purtroppo FASCINO, quella caratteristica mentale che metterebbero in secondo piano qualsiasi elemento esterno. Non so se dare la colpa anche ai social network (che siano maledetti) ma di certo non posso negare che io, essendo estremamente timido, non so mai come rompere il ghiaccio con una persona (qualche volta anche del mio stesso sesso) e molto spesso finisce che le mie chiacchierate si basano solo sullo scambio di domande e basta, che non portano a nulla. In questi ultimi giorni rifletto sul fatto che la mia paura più grande è legata alla fatto che potrei finire con il rimanere single per sempre e che se avessi la certezza che se ,ad esempio, a 27 anni dovessi incontrare la persona giusta sarei disposto a rimanere altri 3 anni single ma purtroppo neanche su questo si può averne una certezza. A proposito di “persona giusta”, mi sono anche stufato di sentirmi dire dalle persone con cui mi sfogo di aspettare la persona giusta perchè non è detto che questa esista. Se sto scrivendo qui è perché vivo in momenti in cui mi sento tranquillo, dove la mia testa mi fa pensare che arriverà un giorno (sono molto pochi) e altri momenti (come ora che sto scrivendo) in cui sono preso da questa depressione/rassegnazione che non la troverò mai. Non so se questa possibilità di “chiedere al dottore” può essere utile per affrontare il mio problema ma so di certo che mi ammalerò se continua ad avere la testa h24 al fatto che sono single da sempre, che mi sento male nel vedere ogni ragazza con cui ho un minimo di interesse scoprire poco dopo che è fidanzata o che non le sono interessato. Non posso più vedere le persone a me care che sbuffano o che fanno cenni di nervosismo quando chiedo a loro di ascoltare i miei problemi sentimentali ma SOPRATTUTTO sono stufo di andare sempre a letto la sera e avere come primo pensiero il fatto che non sono mai stato amato. Ringrazio di cuore chiunque sia arrivato a leggere fino a qui, aspetto vostri riscontri. P.S. sto mandando questo messaggio a diverse categorie di medici, tutti esercitanti materie connesse al mondo della psicologia. Spero che questo non sia un problema.
3 risposte
Buongiorno, grazie per aver condiviso in modo così approfondito quello che sta vivendo. Da ciò che descrive emerge soprattutto quanto questo tema sia diventato per lei fonte di sofferenza costante e di ruminazione, al punto da influenzare il suo umore quotidiano, le relazioni con gli amici e la percezione che ha di sé. Il fatto di non aver avuto ancora esperienze sentimentali o intime alla sua età non è di per sé un’anomalia né definisce il suo valore personale o le sue possibilità future nelle relazioni. Tuttavia, quello che sta diventando centrale nel suo racconto non è tanto la situazione in sé, quanto il significato che le sta attribuendo: idee di inadeguatezza, confronto continuo con gli altri, paura di restare escluso o “indietro”, e la sensazione di non essere desiderabile o abbastanza interessante. Quando questi pensieri diventano frequenti e invasivi, è comprensibile che possano generare un circolo di ansia, tristezza e ritiro, in cui più ci si confronta e ci si giudica, più aumenta la sofferenza e si riduce la spontaneità nelle relazioni. Mi sembra importante sottolineare che molti degli elementi che lei riconosce in sé (sensibilità, valori, interessi, capacità di ascolto, motivazione nello studio e nel lavoro) sono risorse reali nelle relazioni, anche se in questo momento faticano a essere percepite come tali. Il punto centrale, più che “dover recuperare terreno” o “dimostrare qualcosa”, sembra essere quello di interrompere questo continuo confronto valutativo su di sé e di iniziare a costruire occasioni relazionali più graduali, in cui poter fare esperienza senza l’idea di essere costantemente sotto esame. Rispetto alla paura di restare solo o di “non trovare la persona giusta”, si tratta di un timore comprensibile, ma che tende ad aumentare quando si prova a cercare certezze assolute sul futuro. Le relazioni, per loro natura, non sono prevedibili né garantite, ma si costruiscono nel tempo attraverso esperienze, incontri e possibilità progressive. Se la sofferenza che descrive sta diventando così persistente e invalidante, può essere molto utile intraprendere un percorso psicologico, in cui poter lavorare più a fondo su questi pensieri, sull’ansia sociale e sull’immagine di sé, così da ridurre il carico emotivo che oggi sta vivendo. Un caro saluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta
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Gentile utente, dalle sue parole emerge una sofferenza intensa, che merita di essere accolta e non minimizzata. Più che il fatto di non aver avuto una relazione, sembra pesare il significato che questa esperienza ha assunto per lei: il timore di non essere abbastanza, di essere indietro rispetto agli altri e di poter rimanere solo. È comprensibile che, confrontandosi continuamente con amici e social, questi pensieri si alimentino. Tuttavia, l'assenza di esperienze sentimentali a 24 anni non definisce il suo valore né la sua capacità di costruire una relazione futura. Molte persone iniziano percorsi affettivi in momenti diversi della vita. Mi colpisce anche che lei descriva qualità importanti, come sensibilità, capacità di ascolto, valori e obiettivi. Sarebbe utile chiedersi quanto riesca a riconoscerle davvero, senza far dipendere il giudizio su di sé esclusivamente dall'interesse ricevuto dagli altri. Non le consiglierei di mentire sul suo passato: una relazione significativa si costruisce sulla possibilità di essere autentici. La persona che la apprezzerà non lo farà per il numero delle esperienze vissute. Infine, il fatto che questo pensiero occupi gran parte delle sue giornate e condizioni il suo umore suggerisce che potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico, non tanto per "trovare una fidanzata", quanto per ritrovare maggiore serenità e libertà rispetto a questa preoccupazione. Spesso, quando diminuisce il peso dell'ansia e del confronto, diventa anche più facile entrare in relazione con gli altri. Un caro saluto.
Buongiorno, la ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, che va ben oltre il fatto di non aver ancora avuto una relazione sentimentale. Ciò che colpisce maggiormente non è tanto l'assenza di esperienze affettive, quanto il significato che quella mancanza ha assunto nella sua mente. Progressivamente sembra essersi trasformata in una lente attraverso cui interpreta il proprio valore, la propria desiderabilità e persino il proprio futuro. Quando questo accade, ogni episodio della quotidianità – gli amici che parlano delle loro relazioni, una ragazza già fidanzata, i social network, i confronti con gli altri – diventa una conferma della stessa convinzione: "c'è qualcosa che non va in me". Questo è un meccanismo psicologico molto potente. La mente, quando costruisce una convinzione così radicata, tende inconsapevolmente a selezionare tutte le informazioni che sembrano confermarla, mentre fatica a vedere tutto ciò che potrebbe metterla in discussione. Così il problema iniziale rischia di alimentarsi da solo. Nel suo racconto emerge anche un altro aspetto importante: sembra che il timore non sia soltanto quello di rimanere single, ma quello di non essere mai scelto, di non essere mai amato e, forse ancora più in profondità, di non sentirsi abbastanza. Sono paure diverse, anche se spesso vengono vissute come un'unica cosa. Lei descrive se stesso come una persona con valori, interessi, sensibilità, obiettivi e capacità di ascolto. Eppure sembra che tutte queste caratteristiche perdano valore agli occhi suoi perché manca un'unica "prova": essere stato desiderato da una ragazza. È come se il giudizio su di sé dipendesse quasi esclusivamente da una conferma esterna. Quando la propria autostima si appoggia su un solo pilastro, inevitabilmente ogni sua oscillazione viene vissuta come un crollo personale. Mi ha colpito anche il passaggio in cui scrive che alcune persone iniziano a mostrare insofferenza quando parla delle sue difficoltà. È comprensibile quanto questo possa farla sentire ancora più solo. Tuttavia, chi ci vuole bene spesso non possiede gli strumenti per comprendere una sofferenza che, dall'esterno, può sembrare "solo" la mancanza di una fidanzata, mentre in realtà riguarda il modo in cui lei percepisce se stesso. Infine, c'è un elemento che merita attenzione: lei racconta che il pensiero della sua condizione occupa ormai gran parte della giornata, alternando momenti di speranza a momenti di profonda rassegnazione, fino a parlare della paura di ammalarsi se questa situazione dovesse continuare. Quando un pensiero diventa così pervasivo da condizionare l'umore, il sonno, le relazioni e la qualità della vita, non è più soltanto il tema "sentimentale" a richiedere attenzione, ma la sofferenza psicologica che quel tema sta esprimendo. Per questo motivo credo che la strada più utile non sia cercare qualcuno che le dica se troverà o meno una compagna. Nessuno può darle questa risposta. Credo invece che potrebbe essere molto importante intraprendere un percorso psicoterapeutico, non perché ci sia qualcosa di "sbagliato" in lei, ma perché avrebbe uno spazio protetto in cui comprendere come si siano costruite queste convinzioni su se stesso, quale ruolo abbiano avuto nella sua storia e come stiano influenzando il suo modo di vivere le relazioni. Paradossalmente, il lavoro terapeutico non avrebbe come primo obiettivo "trovare una fidanzata". Avrebbe piuttosto l'obiettivo di aiutarla a costruire un rapporto più solido con se stesso, meno dipendente dal confronto con gli altri e dal bisogno continuo di conferme. È spesso da questo cambiamento interno che anche il modo di stare nelle relazioni inizia naturalmente a modificarsi. Le auguro di non sottovalutare il disagio che descrive. Aver chiesto aiuto, scrivendo questo messaggio e inviandolo a diversi professionisti, è già un segnale importante: significa che una parte di lei desidera comprendere ciò che sta vivendo, non soltanto liberarsene in fretta. Ed è proprio da quella parte che può iniziare un percorso di cambiamento autentico. In bocca al lupo!
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.



