Salve, sono una ragazza di 27 anni. Vi scrivo perché mi sento sola in ciò che vivo a volte. Prima di

23 risposte
Salve, sono una ragazza di 27 anni. Vi scrivo perché mi sento sola in ciò che vivo a volte. Prima di raccontarvi il motivo che mi ha spinto a scrivere, faccio un breve ex cursus alle mie relazioni precedenti. In passato ho avuto una relazione di 4 anni con un ragazzo, dei quali 4 anni, 2 trascorsi bene e 2 male, perché in quel periodo cominciò a essere aggressivo con me. Nello specifico mi alzava la voce, mi sminuiva e si assentava fisicamente dalla mia vita, pur vivendo nella stessa città. Ricordo che un giorno ebbi una specie di attacco di panico in macchina, perché aveva ricominciato a strillarmi addosso, e lui, vedendomi in quello stato mi urlò più forte all'orecchio. Queste sono alcune delle cose che riesco a ricordare. Successivamente ho avuto il coraggio di lasciarlo, grazie all'aiuto di un mio amico. In seguito avrò una relazione di un anno con un ragazzo che cambiava idea continuamente (se stare insieme a me o no) e poi dei rapporti non seri con altri due ragazzi, di cui uno troncato perché questo ragazzo voleva lavorare fuori e l'altro troncato dopo due giorni in modo strano. In particolare in quest'ultima occasione mi trovavo in casa da sola e nella mia testa mi sentivo così satura da volerla fare finita. Un amico mi aiuta a ragionare e fortunatamente mi calmo, non faccio nulla. Faccio un corso sull'autostima e per i successivi mesi sento dei cambiamenti significativi. Dentro mi sento diversa. Non sentivo più la necessità di ferirmi fisicamente, cosa che faccio dall'età di 12 anni, e non ricado più in quel turbinio di emozioni negative. Diversi mesi dopo un ragazzo mi contatta. Ci scriviamo e ci sentiamo a tel. Lui sembra incuriosito da me e la cosa mi fa piacere. Decidiamo di vederci e frequentarci,ma lui sembra deciso a definirsi "fidanzato", cosa che da un lato mi fa piacere e dall'altro trovo acerba. Allo stato attuale ci siamo visti diverse volte, anche se lontani per via del lavoro, ma ci sono cose che mi hanno lasciata perplessa: la seconda volta che ci siamo visti, mi ha portata a casa sua, dove vive con sua mamma, che sembrava gentile, ma un po' invadente, anche nei miei confronti (lavoro, offerte di lavoro vicino al paese di suo figlio, questione vaccini) entrava in camera di suo figlio mentre c'ero io e si sedeva a coccolarlo e parlargli come se io non ci fossi. In particolare, mentre era lì con noi, consiglia al figlio di iscriversi in palestra così che possa conoscere persone e, non so voi, ma a me è sembrata una frecciatina, come a dire "se ti lasci con lei, almeno hai altre persone e non ci pensi". In tutto questo mi sono sentita fortemente a disagio, anche perché in quei giorni sua madre, che avrebbe dovuto lavorare, si era presa dei giorni di malattia, ma stava benissimo. Ad ogni modo, dopo quella volta, non riesco ad avere rapporti sessuali con questo ragazzo, sembra che tutto ciò che gli "consigli" la madre lui fa, e la cosa non mi piace. Io adoro i miei genitori, ma faccio tutto di testa mia. Recentemente io e lui abbiamo avuto due discussioni : la prima riguardo al fatto che, sebbene mi sforzi, non riesco ad avere rapporti con lui, perché non mi sento abbastanza desiderata, come se in quel momento ci fosse solo lui e io rappresento una sorta di mezzo del suo piacere ; mi dice che lui non si sente calcolato (premetto che a casa mia gli ho cucinato tutto ciò che voleva, uscivamo sempre a piedi per tutta la città) e di questa cosa me ne parla quando sta per partire, tramite messaggio, mentre fino a poche ore prima mi aveva guardato negli occhi dicendomi che non aveva nulla e che stava bene. La seconda discussione riguarda il fatto che, avendogli chiesto se lui ci fosse al mio compleanno, lui mi dice che stavolta non sarebbe sceso perché doveva accompagnare un suo familiare a fare delle visite mediche proprio quel giorno. Ovviamente ci rimango e in me sento tanta rabbia e nervosismo e delusione che mi sento così sola in queste situazioni. Come se tutta la colpa ricadesse su di me, di tutte queste persone e ho bisogno di una mano a capire. Potreste darmi un consiglio su come affrontare la mia situazione?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione riportata. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta possa aiutarla ad identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL

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Dott.ssa Franca Vocaturi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno gentilissima,
sembra che lei chieda una mano per comprendere come mai nelle relazioni sentimentali si sente spesso insoddisfatta e colpevole, anche sorpresa delle reazioni del partner. La cosa migliore sarebbe chiedere un colloquio psicologico, per poter parlare di ciò che la assilla e insieme al terapeuta fare ipotesi che possano aiutare a comprendere e chiarire. Molto dipende dalle sue aspettative e dai suoi vissuti relazionali precoci.
Le auguro il meglio e resto a sua disposizione, anche online.
Dott.ssa Franca Vocaturi
Dott.ssa Elisabetta Gagliardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Como
Buongiorno, spesso le situazioni che ci generano dubbi interrogativi e sofferenza possono costituire una buona occasione per lavorare su noi stessi e crescere. Le suggerirei di avviare una consulenza specialistica sulle questioni che ha descritto. Resto a disposizione e le auguro un buon percorso. EG
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, le relazioni sono sempre molto complicate, sicuramente però una comunicazione aperta e sincera con il suo ragazzo potrebbe essere il primo passo per rispondere ad alcune delle sue domande.
Sarebbe però importante che lei si faccia delle domande rispetto a come sta lei in questa relazione? Cosa cerca in questa relazione? Cosa le da questa persona?
Le sue emozioni e sensazioni sono importanti.
Potrebbe ritagliarsi uno spazio di riflessione con uno psicologo.
Rimango a sua disposizione
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott.ssa Alessia Malaguti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Modena
Buonasera,
Le relazioni interpersonali sono sempre un tema complesso e a volte toccano nostri temi dolorosi, portandoci a mettere in atto strategie automatiche per provare a sopravvivere nel miglior modo che conosciamo.
Mi viene da consigliarle di approfondire i suoi vissuti emotivi in uno spazio psicologico privato, che possa essere d’ascolto verso i suoi bisogni prima di quelli delle altre persone.
Potrebbe approfondire attraverso l’aiuto di un professionista i motivi e le cause che la spingono a percepire sensi di colpa, solitudine e vissuti rabbiosi.
Rimango a disposizione se necessita aiuto, anche online.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Malaguti
Dr. Emanuele Incoronato
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, io credo che, per il suo caso, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicoterapeutico al fine di individuare le cause più profonde della sua problematica relazionale. Cordiali saluti
Dott.ssa Federica Leonardi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, a volte nella vita ci sono momenti in cui è importante fermarsi e chiedere una mano. Credo che questo sia per lei uno di quei momenti, le consiglio un percorso di psicoterapia che la possa aiutare con sé stessa e di conseguenza anche nelle relazioni.
Saluti,
Dott.ssa Federica Leonardi
Dott.ssa Luciana Harari
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,le sue relazioni sentimentali hanno avuto sempre degli ostacoli non semplici.Credo che valga la pena ,oggi,chiedere una consulenza psicologica per approfondire quello che la avvicina a relazioni e compagni insoddisfacenti.Credo che le sarebbe molto utile fare un percorso che le dia maggiori strumenti di consapevolezza su di sé e sulle sue relazioni.Un caro saluto dottssa Luciana Harari
Dr. Massimo Mestroni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Trieste
Buonasera, le sue parole mi hanno fatto venire in mente una frase, apparentemente banale, detta da una paziente anni fa, e cioè che: "è una cosa intelligente stare con chi ci tratta bene.." Orbene, la prego, non viva queste parole come una critica alle sue competenze intellettive, ma come uno stimolo a porsi alcune domande a proposito dell'instaurare relazioni insoddisfacenti, che forse può trovare la propria origine nel suo passato infantile/puberale ed emotivo, per cui, come già suggeritole, l'idea di iniziare un percorso psicologico la trovo condivisibile, al fine, tra l'altro, di prevenire sfiancanti e dolorose "coazioni a ripetere".
Cordialmente.
M.M.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Cara ragazza,

è evidente che nel corso della sua vita in diverse occasioni le relazioni non hanno funzionato. Spesso questo può dipendere dalla posizione che uno assume all' interno della relazione con l'altro. Per poter meglio capire cosa accade e quali sono le variabili che entrano in gioco ad esempio nelle sue relazioni di coppia sarebbe opportuno approfondire degli aspetti della sua persona e della sua storia attraverso una psicoterapia. Un percorso psicoterapico le consentirebbe di divenire maggiormente consapevole di se dei propri strumenti e di quali sono le strategie messe in campo poi ogni volta per poter scappare da rapporti che divengono disfunzionali o comunque fonte di malessere. Nel caso volesse un consulto non esiti a contattarmi privatamente. Ricevo anche on line.

Un caro saluto
Dottor Diego Ferrara
Dott. Massimiliano Trossello
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Leinì
Buongiorno, per problematiche relazionali è sempre importante poterle definire sotto supervisione di uno specialista.

Saluti

MT
Dott. Riccardo Scalcinati
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Vimercate
Buongiorno,

comprendo quanto può essere per lei faticoso vivere con questi pensieri e fatiche che le attraversano la mente. Dalla sua descrizione sembrerebbe che ci siano alcuni ostacoli che la stressano nel corso delle relazioni che costruisce con gli altri e che la mettono molto in uno stato di interrogazione. Credo che sia importante per lei intraprendere un percorso psicologico ed esplorare bene cosa sente dentro di lei, approfondendo anche le sue scelte passate di auto-ferirsi, comprendendo che significato hanno avuto per lei. Resto a disposizione.

Dott. Riccardo Scalcinati
Dott. Felice Schettini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno. Mi spiace per il "disagio" che sta vivendo nella sua relazione e per quello che ha vissuto nelle precedenti relazioni, disagio che se ho ben capito sperimenta oggi attraverso la rabbia e il nervosismo, la delusione ed il senso di colpa.
Credo possa esserle d'aiuto rivolgersi ad un/a professionista psicologo/a - psicoterapeuta per dar voce ed esplorare ulteriormente i propri vissuti, le proprie emozioni, sentimenti, pensieri ecc. comprendendo più a fondo i significati che questi hanno per lei ed il modo in cui influenzano le sue modalità di relazione con l'altro, al fine di poter aumentare la consapevolezza di sé e trasformare le proprie difficoltà relazionali in occasioni di crescita nel rapporto con se stessa e con l'altro. Un saluto, Dott. Felice Schettini
Dott.ssa Federica Curci
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Buongiorno, mi spiace molto per il malessere che stai provando. Le relazioni possono essere complicate ed è difficile trovare un equilibrio che faccia sentire soddisfatti entrambi. Io ti direi di porre l'accento sulle tue esigenze e sui tuoi desideri, magari analizzandoli all'interno di un percorso psicologico. Ci sono molte tematiche che porti nel tuo racconto che sarebbe importante affrontare. Rimango a disposizione, Federica Curci
Dott.ssa Angela Peronace
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Santa Croce sull'Arno
Salve, grazie per aver condiviso qua la sua storia, si percepisce la sofferenza e la fatica vissuta nella sua vita sino ad adesso.
Come professionista le consiglio di intraprendere un percorso psicologico, poiché credo che sia necessario indagare anche la sua storia infantile, le sue tappe di vita, il rapporto con i suoi genitori e la presenza di eventuali vissuti angosciosi o traumi. Associato al potersi raccontare, andranno esplorati vissuti, emozioni e sentimenti annessi, in modo da poter ricostruire con il clinico, come si siano organizzati determinati schemi e modalità comportamentali.
Mi spiace molto che abbia vissuto delle relazioni con uomini che possono non averla fatta sentire amata, si dia la possibilità di poter cominciare a prendersi cura di lei.
Per qualsiasi dubbio o chiarimento, mi contatti pure.
Saluti,
Dott.ssa Angela Peronace.
Dott.ssa Simona Irene Silva
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buonasera, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso una parte di sè così importante, cosa non facile, specialmente quando si tratta di situazioni in cui siamo portati a farci del male. Il suo discorso sembra incentrato sulle relazioni sbagliate, lasciando passare quasi per caso il messaggio che da molti anni tende a farsi del male, e questo lo fa in maniera diversa, a volte autoinfliggendosi fisicamente delle ferite, altre volte scegliendo partner che la feriscono emotivamente. Un buon percorso psicoterapeutico la aiuterebbe a comprendere le motivazioni che stanno alla base di questo suo comportamento autolesivo.
So che posso sembrarle dura, ma ha già dimostrato una volta di essere in grado di scegliere cosa sia meglio per lei, adesso dovrebbe provare a trovare gli strumenti affinchè quella scelta divenga definitiva tanto da essere lei al centro del suo mondo.
Rimango a disposizione per ogni necessità

Cordialmente, Dott.ssa Simona Silva
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, la scelta di un ragazzo non è mai casuale, dice qualcosa dei bisogni più profondi, anche quelli disillusi. Finora ha scelto persone ambivalenti che alimentano dubbi sul suo valore. Il nodo da sciogliere sembra essere questo e lei stessa ha fatto un corso sull'autostima ammettendo implicitamente che è un suo punto fragile. Ciò che dovrebbe fare è prendere in considerazione un professionista che la aiuti a non ricercare il suo valore in persone che lo mettono in dubbio, a centrare il fulcro su se stessa.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Grazie per aver condiviso così apertamente la tua esperienza e le difficoltà che hai incontrato nelle relazioni. Ciò che hai raccontato mostra non solo le sfide che hai affrontato, ma anche la tua forza e capacità di riprenderti, come dimostrato dal corso di autostima e dal coraggio di chiudere relazioni non salutari. Ecco alcuni spunti per aiutarti a fare chiarezza:

Riconoscere i propri bisogni e confini: La tua esperienza passata con relazioni problematiche può rendere difficile, ma molto importante, identificare cosa desideri e cosa non sei disposta ad accettare in un partner. Nel caso del tuo attuale ragazzo, sembra che la dinamica tra lui e sua madre e la sua difficoltà a prendere decisioni indipendenti ti abbia dato una sensazione di disagio e insicurezza. Riconoscere questa reazione è il primo passo per comprendere che il tuo disagio è un segnale che qualcosa non ti fa sentire valorizzata o rispettata.

Esplorare il senso di inadeguatezza: Dopo anni di relazioni difficili, è comune interiorizzare una sorta di “colpa” per quello che è andato storto, anche quando è evidente che non è così. Hai affrontato situazioni in cui sei stata sminuita, trascurata, e ti sei sentita usata. Queste esperienze possono lasciare segni, come la paura di non essere abbastanza o di non meritare rispetto e amore. Lavorare con un terapeuta potrebbe aiutarti a rafforzare la tua autostima e a spezzare questo schema di autocritica, portandoti a vivere le relazioni con maggiore fiducia e serenità.

Comunicazione aperta e onesta: Affrontare questi disagi con il tuo attuale ragazzo in modo chiaro e diretto potrebbe darti maggiore chiarezza sulla vostra compatibilità. Spiegagli ciò che ti fa sentire distante o sottovalutata, come la sua relazione con la madre, la mancanza di supporto emotivo, e la poca iniziativa nel condividere momenti importanti per te (come il tuo compleanno). La sua reazione e il suo impegno nel migliorare saranno indicativi di quanto è disposto a lavorare per costruire un legame basato sul rispetto e sulla reciprocità.

Capire cosa vuoi davvero: Se senti che la tua attuale relazione non ti offre ciò di cui hai bisogno per sentirti amata e rispettata, può essere utile riflettere su cosa cerchi in un partner e una relazione. Desiderare una connessione autentica, dove l’altro sia presente emotivamente e rispetti i tuoi spazi e le tue necessità, è un diritto in ogni relazione sana.

Costruire una rete di supporto: Sentirsi sola e pensare di dover gestire tutto da sola può portare a un senso di isolamento, ma ricordare che puoi contare su amici, familiari o un terapeuta per supportarti in questo percorso può darti la forza di cui hai bisogno. Avere qualcuno con cui condividere i tuoi sentimenti può alleviare la pressione e darti prospettive nuove per valutare la situazione.

Se deciderai di continuare questa relazione, è importante farlo con consapevolezza, stabilendo dei limiti sani e cercando di capire se il tuo ragazzo può realmente soddisfare i tuoi bisogni o se le sue scelte riflettono una mancanza di compatibilità.
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Dott.ssa Veronica Nodari
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Casazza
Buonasera, il consiglio che le posso dare è quello di intraprendere un percorso per lavorare su come vive lei le relazioni e i comportamenti dell'altro, in quanto probabilmente ci sono dei significati in questo suo "sentirsi sola" che nascono già in passato, per cui ha anche attuato come dice atti autolesivi in passato. Penso che lavorare su di sé possa aiutarla a capirsi e a comprendere anche come costruisce le relazionizioni.
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
La situazione che descrive sembra riflettere una serie di dinamiche relazionali complesse e difficili da gestire. Il comportamento del suo attuale compagno e la sua dipendenza dalla madre potrebbero metterla in una posizione in cui le sue necessità emotive e affettive non vengono adeguatamente soddisfatte. È comprensibile che si senta frustrata e delusa, soprattutto quando la comunicazione non è chiara e i suoi sentimenti vengono minimizzati. Le consiglio di riflettere su cosa desidera veramente da una relazione e se questa situazione le permette di essere pienamente se stessa. Considerare di parlarne apertamente con il suo compagno potrebbe aiutarla a chiarire le sue esigenze, ma, se non riceve il rispetto che merita, potrebbe essere utile riconsiderare il valore di questo legame.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso con così tanto coraggio e apertura la sua storia. Leggere le sue parole permette di cogliere la profondità delle sue esperienze emotive e relazionali, e sento forte il bisogno che esprime: essere vista, compresa, non sentirsi più sola nel portare il peso di ciò che ha vissuto. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, una delle prime cose che notiamo è quanto le sue esperienze passate abbiano lasciato delle impronte profonde nei modi in cui si relaziona agli altri oggi. Lei ha vissuto situazioni di grande sofferenza, in cui è stata svalutata, trascurata e in certi momenti anche maltrattata, sia verbalmente che emotivamente. Queste esperienze, soprattutto quando ripetute nel tempo, possono condizionare non solo l'immagine che si ha di sé, ma anche le aspettative che si sviluppano nei confronti delle relazioni future. A volte, senza volerlo, si rischia di entrare in dinamiche simili a quelle già conosciute, magari cercando conferme di valore da chi non è in grado di darcele o accettando compromessi dolorosi pur di sentire un legame. Il fatto che lei abbia riconosciuto dei segnali dentro di sé, che abbia scelto di prendersi cura della propria autostima attraverso un percorso, e che abbia smesso di agire comportamenti autolesivi, rappresenta una forza notevole. Questi non sono semplici miglioramenti, ma veri e propri indicatori di cambiamento. Tuttavia, è altrettanto normale che, nella ripresa del contatto con l’intimità e con nuove relazioni, possano riemergere insicurezze, dubbi, timori, e anche una forte confusione tra ciò che desidera e ciò che teme. La situazione attuale con questo ragazzo sembra toccare punti molto delicati per lei. L’intrusività della madre, la mancanza di autonomia decisionale da parte di lui, e la difficoltà a sentirsi davvero desiderata o valorizzata, sembrano risvegliare sensazioni di esclusione, invisibilità, e forse anche l’eco di relazioni in cui lei si è sentita usata o trascurata. Quando ci si sente come un “mezzo” e non come una persona intera in una relazione, è naturale che il corpo si chiuda, che l’intimità diventi difficile, perché la mente sta cercando di proteggerla da qualcosa che percepisce come non sicuro o non rispettoso. La reazione che ha avuto al comportamento del ragazzo, in particolare alla sua poca trasparenza e alla delusione per la sua assenza al compleanno, è assolutamente comprensibile. In un momento in cui lei sente il bisogno di essere riconosciuta, capita, sostenuta, anche una singola mancanza può risuonare molto più forte, perché si innesta su un vissuto più ampio di mancanza e abbandono. Il punto centrale non è tanto la singola assenza, ma ciò che rappresenta emotivamente per lei: la sensazione di non contare abbastanza, di non essere messa al centro. In un percorso terapeutico cognitivo-comportamentale, ci si concentrerebbe su più livelli: da un lato lavorando sulle credenze profonde che si sono formate nel tempo e che la portano, forse inconsapevolmente, a pensare di dover sempre fare qualcosa per “meritare” l’attenzione e l’amore dell’altro. Dall’altro, si lavorerebbe sulla sua capacità di riconoscere e dare voce ai propri bisogni, senza sentirsi in colpa o in difetto per il fatto di averne. È importante che lei impari a sentire che ciò che prova ha valore, che può permettersi di dire no, di mettere confini, e soprattutto che merita relazioni in cui venga rispettata nella sua individualità. Non è sola, anche se in certi momenti può sembrarlo. La sua storia parla di fatica ma anche di resilienza. Ogni passo fatto per cercare aiuto, per comprendersi meglio, per non ricadere in vecchi schemi, è un passo di cura verso di sé. Le consiglio di valutare la possibilità di iniziare un percorso psicologico strutturato, proprio con un professionista che possa accompagnarla a costruire un senso più saldo di sé, che non dipenda dal giudizio o dalla presenza altrui, ma da una consapevolezza più profonda del proprio valore. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Sara Petroni
Psicologo clinico, Psicologo
Tarquinia
Gentile utente,

la sua lettera trasmette con grande chiarezza quanto sia stanca di rivivere relazioni in cui si sente svalutata, poco ascoltata o messa da parte. È comprensibile che oggi provi confusione e solitudine: le esperienze passate, soprattutto quella con il primo compagno aggressivo, hanno lasciato una ferita profonda sul piano della fiducia e della sicurezza affettiva.

Il punto centrale non è tanto l’attuale ragazzo o sua madre, ma il modo in cui lei si sente di nuovo invisibile, in secondo piano, non rispettata nei propri bisogni. È come se, pur avendo riconosciuto le dinamiche tossiche del passato, una parte di lei si ritrovasse ancora a lottare per essere vista e considerata, adattandosi o giustificando troppo l’altro.

Le difficoltà sessuali che cita possono essere un segnale importante del corpo: spesso, quando non ci si sente davvero accolte o rispettate emotivamente, il corpo “si chiude” per proteggersi. Non c’è nulla di sbagliato in questo, anzi: è un messaggio di coerenza tra ciò che sente dentro e ciò che vive nella relazione.

Può essere utile:
– fermarsi un momento e chiedersi cosa desidera davvero da un legame e quali comportamenti la fanno sentire rispettata;
– provare a mettere confini chiari, ad esempio esprimendo con calma cosa non le fa stare bene, senza giustificarsi;
– evitare di prendersi la responsabilità del malessere altrui: non è lei che deve “aggiustare” chi non è pronto a fare la propria parte;
– se sente che la solitudine o la tristezza diventano troppo pesanti, riprendere un percorso psicologico potrebbe aiutarla a consolidare la fiducia in sé e a non farsi risucchiare da schemi relazionali che la feriscono.

Non è cattiva né sbagliata per volere rispetto, presenza e reciprocità: sono bisogni sani. E il fatto che oggi li riconosca mostra che ha già iniziato a uscire dal ciclo che in passato la faceva soffrire.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Sara Petroni
Dott.ssa Claudia Midei
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Lei non è “troppo sensibile”. Sta reagendo a dinamiche relazionali che, considerando la sua storia, hanno un peso specifico importante.
Parto da un punto centrale: ha vissuto una relazione con aggressività verbale, svalutazione e disregolazione emotiva. Ha avuto episodi di autolesionismo fin dall’adolescenza e un momento di ideazione suicidaria in passato. Questo indica una vulnerabilità affettiva significativa, ma anche una grande capacità di sopravvivenza e di lavoro su di sé (corso sull’autostima, consapevolezza, cambiamenti concreti). Non è un dettaglio: il suo sistema emotivo è stato esposto a relazioni instabili e svalutanti, quindi oggi è comprensibile che sia particolarmente attento ai segnali di squilibrio.
Veniamo alla relazione attuale.
La madre.
Quello che descrive non è neutro. Una madre che entra in camera, si siede sul letto a coccolare il figlio adulto ignorando la sua presenza, che interviene con suggerimenti sulla sua vita sociale, che si inserisce in modo pervasivo, indica una dinamica potenzialmente invischiata. Non posso formulare diagnosi, ma il quadro suggerisce confini poco chiari tra madre e figlio. Il punto però non è la madre: è lui. Se lui non mette limiti, significa che quella dinamica gli è funzionale o comunque non la problematizza.
Il blocco sessuale.
Il fatto che lei non riesca ad avere rapporti dopo quell’episodio è un segnale corporeo, non un capriccio. Il desiderio femminile è strettamente legato alla sicurezza emotiva e alla percezione di essere scelta e desiderata in modo esclusivo e adulto. Se lei percepisce che lui è ancora “figlio” più che partner, il suo sistema si disattiva. Non è un difetto suo.
Comunicazione ambivalente.
Lui le dice che va tutto bene guardandola negli occhi, poi esprime il disagio via messaggio quando è già partito. Questo è un pattern evitante. Spostare il confronto a distanza riduce l’intensità emotiva ma mina la fiducia.
Il compleanno.
È legittimo che un familiare abbia priorità mediche. Ma il punto non è l’evento in sé: è come lei si sente sistematicamente non scelta, non prioritaria. La sua rabbia non nasce dal singolo episodio, ma dalla sensazione cumulativa di non essere al centro della relazione.
C’è un filo conduttore nella sua storia: uomini emotivamente non pienamente disponibili (aggressivo, indeciso, ora potenzialmente invischiato con la madre). Questo non è colpa sua, ma è uno schema da osservare con lucidità.
La domanda da porsi non è “cosa sto sbagliando io?”, ma:
– Mi sento sicura in questa relazione?
– Mi sento desiderata, scelta, rispettata?
– Posso esprimere un disagio senza che venga rimandato o spostato?
Un altro elemento fondamentale: la sua reazione di sentirsi “così sola” e di percepire che la colpa ricade sempre su di lei suggerisce un nucleo di autosvalutazione ancora attivo. Quando l’altro non risponde come speriamo, lei tende a interiorizzare la responsabilità globale.
Dato il suo passato di autolesionismo e l’episodio di ideazione suicidaria, le dico con chiarezza professionale: è essenziale che lei abbia uno spazio terapeutico stabile e continuativo, non solo percorsi brevi o corsi. La sua storia merita un contenimento clinico strutturato.
Se in qualunque momento dovessero riaffacciarsi pensieri autolesivi o di voler “farla finita”, è fondamentale chiedere aiuto immediato a un professionista o ai servizi di emergenza della sua zona. Questo è un punto non negoziabile.
Se lo desidera, può contattarmi per approfondire in modo strutturato sia i suoi schemi relazionali sia la gestione della solitudine e della rabbia, così da evitare che questa relazione riattivi ferite già conosciute.

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