Buon pomeriggio,già due anni fa ho avuto la comparsa dei primi sintomi del sinus pilonidalis. E nel

Buon pomeriggio,già due anni fa ho avuto la comparsa dei primi sintomi del sinus pilonidalis. E nel corso degli ultimi anni,si é sempre infiammato trasformando in un ascesso e ogni volta drenato e curato con terapia antibiotica per via orale. Adesso a distanza di un mese,dove la cisti è scoppiata da sola tramite anche l’utilizzo di una crema,sento nuovamente fastidio e credo si si stia infiammando nuovamente. Ho sempre voluto escludere una consulenza perche ho sentito dire che l’operazione per asportarla comporta un periodo di convalescenza piuttosto lungo. La mia domanda é: è normale che si riformi cosi tante volte in così breve tempo? Dovrei valutare l’operazione? Premetto che sono anche diabetica tipo 1.

2 risposte


Buongiorno, sulla base della sua descrizione le consiglio di valutare l0intervento, in quanto ogni infiammazione può creare un tramite fistoloso e rendere poi il sinus complesso da trattare, mentre se eseguito appena risolta l'infiammazione con terapia quindi in periodo di benessere, si può optare per uno degli interventi mini invasivi che non limitano la qualità di vita e soprattutto riducono la convalescenza. Inoltre possono essere eseguiti tranquillamente se affetti da diabete di tipo I. saluti

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Buongiorno. Sì, purtroppo è possibile che un sinus pilonidalis si infiammi e formi ascessi ripetutamente, soprattutto quando dopo il drenaggio rimangono i piccoli orifizi e i tragitti sottocutanei responsabili della malattia. Il drenaggio dell'ascesso e l'eventuale antibiotico risolvono infatti l'episodio acuto, ma non necessariamente eliminano la causa, motivo per cui il problema può ripresentarsi anche dopo poche settimane. Nel suo caso, considerando che gli episodi si ripetono ormai da circa due anni e che avverte nuovamente fastidio a solo un mese dall'ultimo episodio, ritengo opportuno effettuare una visita chirurgica e valutare un trattamento definitivo. Non deve però necessariamente immaginare il classico intervento con una grande ferita aperta e una convalescenza molto lunga. Oggi, in casi selezionati, esistono anche tecniche meno invasive, con piccole incisioni e recupero generalmente più rapido. Nei casi più estesi o recidivanti possono invece essere indicate tecniche chirurgiche differenti, comprese quelle con chiusura della ferita lateralmente rispetto al solco intergluteo. La scelta dipende soprattutto dal numero degli orifizi, dall'estensione dei tragitti e dagli episodi precedenti. Essendo inoltre affetta da diabete tipo 1, è particolarmente importante avere un buon controllo glicemico e non trascurare eventuali infezioni, perché il diabete può rendere più problematica la guarigione delle ferite. Se in questo momento stanno ricomparendo gonfiore, arrossamento e dolore, farei la visita senza aspettare che si formi nuovamente un grosso ascesso. Se invece compaiono febbre, dolore rapidamente crescente o una tumefazione molto tesa e dolente, è necessaria una valutazione più rapida perché potrebbe essere necessario un nuovo drenaggio. In sintesi, dopo così tanti episodi non continuerei semplicemente a trattare ogni recidiva con drenaggi e antibiotici: è arrivato il momento di una valutazione chirurgica per capire quale soluzione definitiva, possibilmente anche mini-invasiva se la situazione anatomica lo consente, sia più adatta al suo caso.

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