Salve mi sento in crisi. Sono sposata da 18 anni con un marito che mi ha sempre offeso nelle discuss
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Salve mi sento in crisi. Sono sposata da 18 anni con un marito che mi ha sempre offeso nelle discussioni, anche se sporadicamente anche davanti ai figli.
Ora la grande quasi diciottenne ha un disturbo alimentare (abbuffate) e stiamo andando da uno psicologo di coppia parallelamente alla psicologa per lei. Lui ha sempre detto che è colpa mia, che da ragazza ero anoressica (vero), della mia famiglia di origine disfunzionale (vero) ecc.. sembrava avesse smesso con la terapia a dare solo la colpa a me e non mi offendeva più...
Ora due giorni fa a distanza di 24 ore mi sono morti i due genitori. Mio padre era malato, c'è lo aspettavamo, poi dopo essere stato presente come padre fino ai 20 anni (io lo adoravo ma mi rendo conto ora che era molto offensivo e prepotente con mamma, che ha sempre teso invece alla depressione) quindi è stato molto meno il dolore , anche perché sinceramente per come era arrivato a stare fisicamente è stato una liberazione ,ormai era quasi un vegetale
Mamma invece la ho trovata io il giorno dopo in terra morta di infarto e per me è stato uno shock enorme:non aveva patologie gravi, e nonostante i suoi mille difetti era mia mamma e c'è sempre stata a differenza di papà...
Poi mi sento anche in colpa perchè non riuscivo ad andarla tanto a trovare, perché non lavoro ed è costoso, perchè ho tre figli anche se adolescenti, perché ho due sorelle che abitano vicino a mamma...
Insomma stavo e sto ancora male, essendo successo da così pochi giorni.
Ecco:li mio marito ha svelato il vero volto..mia figlia grande, quella col disturbo alimentare, continuava a dire che era grassa (il giorno del funerale)che non sarebbe voluta venire, e io sicuramente sbagliando ma non ne potevo più mi sembrava un insulto alla nonna che comunque le aveva sempre voluto bene e che c'è sempre stata per loro da quando erano piccoli e verso di me che stavo cosí ho sbottato, dicendole di vergognarsi ecc..
Ecco mio marito che la difende sempre in questo periodo perché dice che non va contraddetta, perché sta male ecc mi ha trattato malissimo e poi durante il viaggio di ritorno dal funerale ha continuato a rinfacciarmi eventi passati anche del fidanzamento davanti ai figli anzi cercandolo come spettatori..
Insomma oltre a non sentirmi supportata affatto nel dolore in questo giorni ha cercato di mettere o figli in mezzo nel litigio ..
Tra i figli c erano due fazioni separate, una cosa patetica e orrenda...
Ha smesso solo all ennesima insistenza della piccola tredicenne ..
Io sto male, ora lui dopo varie litigate perché non capiva neanche di aver fatto una cosa grave in auto e che io mi sento non supportata nel dolore e ho perso la fiducia(cavolo, sono passati tre giorni dalla morte di mamma e non sento di avere una spalla su cui piangere), finalmente mi ha chiesto scusa dicendomi i motivi per cui non si sentiva emotivamente coinvolto ma io non riesco a fidarmi
Lo lascerei sinceramente ma non posso economicamente per entrambi.
Vorrei sapere come recuperare il rapporto?come conquistare almeno la pace per i ragazzi?io sinceramente non mi sento amata ma vorrei riacquistare almeno la pace in famiglia.
Sono sincera,non vivo il rapporto ma sopravvivo....
Ora la grande quasi diciottenne ha un disturbo alimentare (abbuffate) e stiamo andando da uno psicologo di coppia parallelamente alla psicologa per lei. Lui ha sempre detto che è colpa mia, che da ragazza ero anoressica (vero), della mia famiglia di origine disfunzionale (vero) ecc.. sembrava avesse smesso con la terapia a dare solo la colpa a me e non mi offendeva più...
Ora due giorni fa a distanza di 24 ore mi sono morti i due genitori. Mio padre era malato, c'è lo aspettavamo, poi dopo essere stato presente come padre fino ai 20 anni (io lo adoravo ma mi rendo conto ora che era molto offensivo e prepotente con mamma, che ha sempre teso invece alla depressione) quindi è stato molto meno il dolore , anche perché sinceramente per come era arrivato a stare fisicamente è stato una liberazione ,ormai era quasi un vegetale
Mamma invece la ho trovata io il giorno dopo in terra morta di infarto e per me è stato uno shock enorme:non aveva patologie gravi, e nonostante i suoi mille difetti era mia mamma e c'è sempre stata a differenza di papà...
Poi mi sento anche in colpa perchè non riuscivo ad andarla tanto a trovare, perché non lavoro ed è costoso, perchè ho tre figli anche se adolescenti, perché ho due sorelle che abitano vicino a mamma...
Insomma stavo e sto ancora male, essendo successo da così pochi giorni.
Ecco:li mio marito ha svelato il vero volto..mia figlia grande, quella col disturbo alimentare, continuava a dire che era grassa (il giorno del funerale)che non sarebbe voluta venire, e io sicuramente sbagliando ma non ne potevo più mi sembrava un insulto alla nonna che comunque le aveva sempre voluto bene e che c'è sempre stata per loro da quando erano piccoli e verso di me che stavo cosí ho sbottato, dicendole di vergognarsi ecc..
Ecco mio marito che la difende sempre in questo periodo perché dice che non va contraddetta, perché sta male ecc mi ha trattato malissimo e poi durante il viaggio di ritorno dal funerale ha continuato a rinfacciarmi eventi passati anche del fidanzamento davanti ai figli anzi cercandolo come spettatori..
Insomma oltre a non sentirmi supportata affatto nel dolore in questo giorni ha cercato di mettere o figli in mezzo nel litigio ..
Tra i figli c erano due fazioni separate, una cosa patetica e orrenda...
Ha smesso solo all ennesima insistenza della piccola tredicenne ..
Io sto male, ora lui dopo varie litigate perché non capiva neanche di aver fatto una cosa grave in auto e che io mi sento non supportata nel dolore e ho perso la fiducia(cavolo, sono passati tre giorni dalla morte di mamma e non sento di avere una spalla su cui piangere), finalmente mi ha chiesto scusa dicendomi i motivi per cui non si sentiva emotivamente coinvolto ma io non riesco a fidarmi
Lo lascerei sinceramente ma non posso economicamente per entrambi.
Vorrei sapere come recuperare il rapporto?come conquistare almeno la pace per i ragazzi?io sinceramente non mi sento amata ma vorrei riacquistare almeno la pace in famiglia.
Sono sincera,non vivo il rapporto ma sopravvivo....
Salve Signora, tutto ciò che ha scritto è veramente forte. Credo che la cosa migliore per far si che tutti i membri della famiglia ritrovino la serenità sia intraprendere un percorso familiare, che permetterebbe a lei, a suo marito e anche ai suoi figli di aiutare la ragazza con il disturbo alimentare ad affrontare la sua problematica sentendosi supportata da tutti, e inoltre permetterebbe a voi tutti di lavorare sulle vostre relazioni familiari, senza l'esclusione di nessuno, dato che all'interno della famiglia vi relazionate tutti insieme e non con l'esclusione di qualcuno, quindi il cambiamento va promosso attraverso la totalità dei membri. Se ha necessità di spiegazioni o informazioni in merito mi contatti e sarò felice di aiutarla.
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Buongiorno,
faccia emergere questi suoi pensieri nella terapia di coppia che stà affrontando. E se non sente fiducia nella terapia non credo sia utile continuare o almeno sarebbe utile parlare con la psicologa di quali sono le sue aspettative.
faccia emergere questi suoi pensieri nella terapia di coppia che stà affrontando. E se non sente fiducia nella terapia non credo sia utile continuare o almeno sarebbe utile parlare con la psicologa di quali sono le sue aspettative.
Salve Signora, io credo che lei debba intraprendere una psicoterapia. La terapia di coppia va bene, mi sembra che lei sia abituata al dolore. suo padre era rabbioso verso sua madre e lei ha scelto un uomo simile. secondo me dovrebbe prendere coscienza di alcuni elementi che sento siano già presenti in lei, ma debbono emergere ed essere elaborati. Sua figlia maggiore ha una problematica seria ma non è detto che debba essere contraddetta. non entro in merito della situazione familiare perchè state già facendo un percorso, posso solo consigliarle di iniziare lei una psicoterapia.
Gentile utente, innanzitutto le porgo le mie più sentite condoglianze.
Perdere entrambi i genitori nell'arco di 24 ore e nelle modalità da lei vissute, è un evento di una portata emotiva devastante, senza tuttavia avere la possibilità di avere il tempo e lo spazio per elaborarlo. Lei si trova invece a dover gestire questo dolore immenso in un contesto che descrive come ostile e giudicante e questo rende tutto più faticoso.
Mi ha colpita molto la sua frase finale: "non vivo il rapporto ma sopravvivo". È una reazione comprensibile: il suo sistema nervoso è attualmente sovraccarico.
Lei chiede come recuperare il rapporto e la pace per i ragazzi. Da professionista, mi sento di dirle che in questo preciso momento la priorità deve essere la Sua stabilità emotiva. Il comportamento che descrive (litigi davanti ai figli, divisione in "fazioni", rinfacciare il passato durante il giorno del funerale) indica una difficoltà importante nella gestione dei confini e del rispetto reciproco all'interno della coppia. Cercare di "conquistare la pace" ingoiando il proprio dolore o accettando dinamiche svalutanti non porta a una vera pace, ma solo a una tregua "armata" che fa male a Lei e, di riflesso, anche ai suoi figli.
Lei ha il diritto di piangere e di essere vulnerabile senza sentirsi sotto attacco, si parla di diritto al dolore. Se non trova questa spalla in casa, è fondamentale che la trovi altrove, in uno spazio protetto.
I sensi di colpa nei confronti di sua madre o di sua figlia sono leve che vengono spesso usate nei conflitti, ma non sono fatti oggettivi. La storia clinica di sua figlia e le dinamiche familiari sono complesse e non è utile (né vero), ridurre tutto a un "è colpa della mamma".
In aggiunta, la pace per i figli non si ottiene necessariamente tenendo in piedi la coppia a tutti i costi, ma mostrando che la loro mamma sa proteggersi e chiedere rispetto.
Dato che siete già seguiti come coppia (spazio nel quale, mi raccomando, si senta libera di esprimere le sue paure e ciò che le ha causato turbamento dei comportamenti di suo marito), le suggerirei di valutare un supporto psicologico individuale, focalizzato su di Lei. Non per curare patologie, ma per avere uno spazio tutto suo dove decomprimere, elaborare il lutto senza giudizio e rinforzare le sue risorse interne.
Solo quando avrà recuperato un po' di energie e lucidità, potrà valutare concretamente cosa è possibile fare con il matrimonio e come gestire l'aspetto economico.
Non rimanga sola in questo momento di "sopravvivenza". Un caro saluto.
Perdere entrambi i genitori nell'arco di 24 ore e nelle modalità da lei vissute, è un evento di una portata emotiva devastante, senza tuttavia avere la possibilità di avere il tempo e lo spazio per elaborarlo. Lei si trova invece a dover gestire questo dolore immenso in un contesto che descrive come ostile e giudicante e questo rende tutto più faticoso.
Mi ha colpita molto la sua frase finale: "non vivo il rapporto ma sopravvivo". È una reazione comprensibile: il suo sistema nervoso è attualmente sovraccarico.
Lei chiede come recuperare il rapporto e la pace per i ragazzi. Da professionista, mi sento di dirle che in questo preciso momento la priorità deve essere la Sua stabilità emotiva. Il comportamento che descrive (litigi davanti ai figli, divisione in "fazioni", rinfacciare il passato durante il giorno del funerale) indica una difficoltà importante nella gestione dei confini e del rispetto reciproco all'interno della coppia. Cercare di "conquistare la pace" ingoiando il proprio dolore o accettando dinamiche svalutanti non porta a una vera pace, ma solo a una tregua "armata" che fa male a Lei e, di riflesso, anche ai suoi figli.
Lei ha il diritto di piangere e di essere vulnerabile senza sentirsi sotto attacco, si parla di diritto al dolore. Se non trova questa spalla in casa, è fondamentale che la trovi altrove, in uno spazio protetto.
I sensi di colpa nei confronti di sua madre o di sua figlia sono leve che vengono spesso usate nei conflitti, ma non sono fatti oggettivi. La storia clinica di sua figlia e le dinamiche familiari sono complesse e non è utile (né vero), ridurre tutto a un "è colpa della mamma".
In aggiunta, la pace per i figli non si ottiene necessariamente tenendo in piedi la coppia a tutti i costi, ma mostrando che la loro mamma sa proteggersi e chiedere rispetto.
Dato che siete già seguiti come coppia (spazio nel quale, mi raccomando, si senta libera di esprimere le sue paure e ciò che le ha causato turbamento dei comportamenti di suo marito), le suggerirei di valutare un supporto psicologico individuale, focalizzato su di Lei. Non per curare patologie, ma per avere uno spazio tutto suo dove decomprimere, elaborare il lutto senza giudizio e rinforzare le sue risorse interne.
Solo quando avrà recuperato un po' di energie e lucidità, potrà valutare concretamente cosa è possibile fare con il matrimonio e come gestire l'aspetto economico.
Non rimanga sola in questo momento di "sopravvivenza". Un caro saluto.
Buongiorno e condoglianze, mi spiace per le sue perdite, così vicine tra loro e anche così recenti. Rispetto alla sua situazione le consiglio di portare tutti questi temi all'interno della terapia di coppia che già sta affrontando con suo marito. Il percorso ha i suoi tempi ed è bene riportare le proprie emozioni in quel contesto, approfittando del professionista che vi sta seguendo. Le consiglierei di affiancare al suo percorso una terapia individuale, esprimendone l'esigenza a suo marito che, se non ho capito bene, la finanzierebbe. Quello di cui parla ha radici profonde e si inserisce all'interno di un quadro familiare su cui sarebbe riduttivo dare dei consigli, soprattutto alla luce del suo percorso di coppia già avviato. Si affidi al suo terapeuta e cerchi di fare team con suo marito, confidando nella sua volontà di migliorare la vita di coppia e familiare. Le cose hanno un loro tempo e spesso ci si fa male nel percorso, l'importante è riportare tutto nella relazione, dolore e piacere. Buona vita.
Gentile Signora,
quello che descrive è una situazione di sofferenza molto intensa e multilivello, aggravata da un evento traumatico recente: la perdita improvvisa di entrambi i genitori, in particolare di sua madre, in modalità fortemente scioccante. È comprensibile che in questo momento lei si senta inermi, confusa, in colpa, svuotata e senza appoggio.
Provo a mettere alcuni punti fermi, con chiarezza ma anche con delicatezza.
Il dolore che sta vivendo è legittimo e ha bisogno di contenimento, non di giudizio. Nei giorni immediatamente successivi a un lutto così traumatico, il bisogno primario è sentirsi sostenuti, protetti, non attaccati o messi sotto accusa. Il fatto che lei non si senta “amata” né supportata non è una sua fragilità, ma una risposta comprensibile a ciò che è accaduto.
Il comportamento di suo marito, soprattutto nel rinfacciarle eventi passati, nell’offenderla davanti ai figli e nel coinvolgerli nel conflitto, è oggettivamente dannoso per il clima familiare e per i ragazzi, indipendentemente dalle motivazioni che lui porta. Le scuse, se non accompagnate da una reale assunzione di responsabilità e da cambiamenti concreti, non bastano a ricostruire la fiducia.
Sua figlia con il disturbo alimentare va certamente tutelata, ma questo non significa che ogni comportamento debba essere legittimato o che lei, come madre in lutto, non possa avere un limite emotivo. Lei non è “sbagliata” perché ha ceduto: era una madre ferita, in uno stato di dolore acuto. Questo va riconosciuto anche in terapia.
La “pace per i ragazzi” non si costruisce sacrificando completamente sé stessa. I figli non traggono beneficio da una madre che sopravvive annullandosi, ma da adulti che, pur nelle difficoltà, cercano modalità più sane di comunicare e di proteggere i confini.
Venendo alle sue domande:
– Come recuperare il rapporto? In questo momento non è realistico pensare alla “ricostruzione” del legame di coppia senza prima mettere in sicurezza lei e i figli sul piano emotivo. È necessario che il lavoro di coppia affronti esplicitamente i temi della svalutazione, dell’aggressività verbale e del coinvolgimento dei figli nei conflitti.
– Come conquistare almeno la pace? La pace passa da regole chiare: niente litigi davanti ai figli, niente alleanze, niente rinfacciamenti del passato. Questo però difficilmente può essere ottenuto solo con la sua forza o buona volontà.
Infine, un punto fondamentale: lei sta vivendo un lutto traumatico. Prima ancora di “aggiustare” la coppia, lei avrebbe bisogno di uno spazio tutto suo, di sostegno psicologico individuale, per elaborare il dolore, il senso di colpa, la storia familiare e anche il peso di una relazione che da tempo la fa sentire non vista.
Il mio consiglio è quindi di approfondire quanto prima con uno specialista, sia per il lutto sia per valutare con lucidità cosa è possibile e sano per lei e per i suoi figli. Non deve decidere tutto ora, ma non deve nemmeno restare sola in questo dolore.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
quello che descrive è una situazione di sofferenza molto intensa e multilivello, aggravata da un evento traumatico recente: la perdita improvvisa di entrambi i genitori, in particolare di sua madre, in modalità fortemente scioccante. È comprensibile che in questo momento lei si senta inermi, confusa, in colpa, svuotata e senza appoggio.
Provo a mettere alcuni punti fermi, con chiarezza ma anche con delicatezza.
Il dolore che sta vivendo è legittimo e ha bisogno di contenimento, non di giudizio. Nei giorni immediatamente successivi a un lutto così traumatico, il bisogno primario è sentirsi sostenuti, protetti, non attaccati o messi sotto accusa. Il fatto che lei non si senta “amata” né supportata non è una sua fragilità, ma una risposta comprensibile a ciò che è accaduto.
Il comportamento di suo marito, soprattutto nel rinfacciarle eventi passati, nell’offenderla davanti ai figli e nel coinvolgerli nel conflitto, è oggettivamente dannoso per il clima familiare e per i ragazzi, indipendentemente dalle motivazioni che lui porta. Le scuse, se non accompagnate da una reale assunzione di responsabilità e da cambiamenti concreti, non bastano a ricostruire la fiducia.
Sua figlia con il disturbo alimentare va certamente tutelata, ma questo non significa che ogni comportamento debba essere legittimato o che lei, come madre in lutto, non possa avere un limite emotivo. Lei non è “sbagliata” perché ha ceduto: era una madre ferita, in uno stato di dolore acuto. Questo va riconosciuto anche in terapia.
La “pace per i ragazzi” non si costruisce sacrificando completamente sé stessa. I figli non traggono beneficio da una madre che sopravvive annullandosi, ma da adulti che, pur nelle difficoltà, cercano modalità più sane di comunicare e di proteggere i confini.
Venendo alle sue domande:
– Come recuperare il rapporto? In questo momento non è realistico pensare alla “ricostruzione” del legame di coppia senza prima mettere in sicurezza lei e i figli sul piano emotivo. È necessario che il lavoro di coppia affronti esplicitamente i temi della svalutazione, dell’aggressività verbale e del coinvolgimento dei figli nei conflitti.
– Come conquistare almeno la pace? La pace passa da regole chiare: niente litigi davanti ai figli, niente alleanze, niente rinfacciamenti del passato. Questo però difficilmente può essere ottenuto solo con la sua forza o buona volontà.
Infine, un punto fondamentale: lei sta vivendo un lutto traumatico. Prima ancora di “aggiustare” la coppia, lei avrebbe bisogno di uno spazio tutto suo, di sostegno psicologico individuale, per elaborare il dolore, il senso di colpa, la storia familiare e anche il peso di una relazione che da tempo la fa sentire non vista.
Il mio consiglio è quindi di approfondire quanto prima con uno specialista, sia per il lutto sia per valutare con lucidità cosa è possibile e sano per lei e per i suoi figli. Non deve decidere tutto ora, ma non deve nemmeno restare sola in questo dolore.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Salve, grazie per aver trovato la forza di raccontare una situazione così dolorosa e complessa. Dalle sue parole emerge un carico emotivo enorme: il lutto improvviso e ravvicinato dei suoi genitori, lo shock per la perdita di sua madre, il senso di colpa, la preoccupazione per i figli e, insieme a tutto questo, la sensazione profonda di non sentirsi sostenuta nella relazione di coppia. Quando eventi così gravi si concentrano in un tempo così breve, è comprensibile sentirsi sopraffatti, confusi e vulnerabili. Il dolore per una perdita importante può rendere tutto più intenso, soprattutto se manca una base di sicurezza emotiva nel contesto familiare. Anche il fatto che i figli siano stati coinvolti nel conflitto può averle dato una sensazione di grande solitudine e smarrimento, in un momento in cui avrebbe avuto bisogno di protezione e contenimento.
Il desiderio che esprime di “almeno ritrovare la pace” in famiglia parla di un bisogno molto umano di stabilità, soprattutto per il bene dei ragazzi. In situazioni come questa, può essere importante provare a distinguere ciò che è urgente — come ridurre la conflittualità e proteggere i figli dalle tensioni — da ciò che richiede tempo e riflessione, come la fiducia e il senso di essere amata, che non sempre possono essere recuperati subito. Il fatto che lei riconosca i propri limiti, le difficoltà economiche e insieme esprima con lucidità ciò che sente, mostra una grande capacità di consapevolezza, anche nel pieno del dolore. Dare un nome a ciò che sta vivendo è già un primo passo per non restare sola dentro questa fatica. Con i giusti strumenti ed il giusto supporto potrà attraversare questo momento trovando, passo dopo passo, spazi di maggiore calma e rispetto emotivo, soprattutto per sé e per i suoi figli. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Il desiderio che esprime di “almeno ritrovare la pace” in famiglia parla di un bisogno molto umano di stabilità, soprattutto per il bene dei ragazzi. In situazioni come questa, può essere importante provare a distinguere ciò che è urgente — come ridurre la conflittualità e proteggere i figli dalle tensioni — da ciò che richiede tempo e riflessione, come la fiducia e il senso di essere amata, che non sempre possono essere recuperati subito. Il fatto che lei riconosca i propri limiti, le difficoltà economiche e insieme esprima con lucidità ciò che sente, mostra una grande capacità di consapevolezza, anche nel pieno del dolore. Dare un nome a ciò che sta vivendo è già un primo passo per non restare sola dentro questa fatica. Con i giusti strumenti ed il giusto supporto potrà attraversare questo momento trovando, passo dopo passo, spazi di maggiore calma e rispetto emotivo, soprattutto per sé e per i suoi figli. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Buongiorno,
mi spiace molto per la sua situazione familiare e per la perdita dei suoi genitori. Se ho capito bene, lei e suo marito siete già seguiti come coppia da un professionista: non mi sono molto chiare le premesse di questa terapia, è funzionale alla situazione di vostra figlia o è una cosa vostra?
In entrambi i casi, probabilmente la cosa migliore da fare è riportare questa situazione nell'ambiente protetto della terapia, di modo che lei e suo marito possiate lavorare su queste criticità con l'aiuto di un professionista.
Le faccio i miei auguri.
Dott. Giacomo Caiani
mi spiace molto per la sua situazione familiare e per la perdita dei suoi genitori. Se ho capito bene, lei e suo marito siete già seguiti come coppia da un professionista: non mi sono molto chiare le premesse di questa terapia, è funzionale alla situazione di vostra figlia o è una cosa vostra?
In entrambi i casi, probabilmente la cosa migliore da fare è riportare questa situazione nell'ambiente protetto della terapia, di modo che lei e suo marito possiate lavorare su queste criticità con l'aiuto di un professionista.
Le faccio i miei auguri.
Dott. Giacomo Caiani
Mi dispiace molto che debba affrontare tutto questo dolore: il lutto, il trauma , la mancanza di riferimenti. Vorrei aiutarla a trovare un appiglio.
Sua figlia in questo momento la vede smarrita e ha bisogno di recuperare la sua attenzione, non è in grado di comprendere a fondo il suo dolore. Suo marito ha probabilmente buttato fuori la rabbia (peraltro la rabbia è un altro stato del lutto, il primo è la negazione). Lei si sta barcamenando come meglio riesce, tra esigenze contingenti familiari e personali. Solo cerchi di raccogliere ciò che rimane di buono, lasci per terra quello che non la fa stare bene. Quando avrà le mani più libere ci penserà.
Comprendo il suo dolore.
Sua figlia in questo momento la vede smarrita e ha bisogno di recuperare la sua attenzione, non è in grado di comprendere a fondo il suo dolore. Suo marito ha probabilmente buttato fuori la rabbia (peraltro la rabbia è un altro stato del lutto, il primo è la negazione). Lei si sta barcamenando come meglio riesce, tra esigenze contingenti familiari e personali. Solo cerchi di raccogliere ciò che rimane di buono, lasci per terra quello che non la fa stare bene. Quando avrà le mani più libere ci penserà.
Comprendo il suo dolore.
Quello che racconta è molto doloroso e arriva in un momento di estrema vulnerabilità. In pochi giorni ha vissuto una doppia perdita, uno shock traumatico e, invece di sentirsi sostenuta, si è trovata esposta a conflitti, accuse e solitudine. È comprensibile che oggi si senta svuotata, confusa e senza fiducia.
In questo momento la priorità non è “recuperare il rapporto”, ma proteggere lei e i ragazzi dal sovraccarico emotivo. Il lutto, soprattutto per la perdita improvvisa di sua madre e per il modo in cui è avvenuta, richiede tempo, contenimento e rispetto. Non è il tempo delle recriminazioni né delle rese dei conti. Il fatto che suo marito abbia coinvolto i figli nel conflitto, in un momento così delicato, è oggettivamente grave e ha aumentato la sofferenza di tutti.
Il suo scatto con sua figlia va letto dentro un contesto di dolore acuto e di esaurimento emotivo. Questo non significa che sia stato “giusto”, ma che è umano. I disturbi alimentari rendono le dinamiche familiari ancora più fragili, e per questo è importante che anche lei non venga lasciata sola nel ruolo di contenere tutto.
Per la pace in famiglia, più che “conquistare”, può essere utile provare a ridurre il danno: evitare discussioni davanti ai figli, chiedere che i temi di coppia restino tra adulti, ristabilire confini chiari, soprattutto nei momenti di lutto, e proteggere i ragazzi dal ruolo di arbitri o alleati.
Se state già facendo un percorso di coppia, è importante portare lì quanto accaduto, senza minimizzare. Non per accusare, ma per chiarire che in questo momento lei ha bisogno di rispetto, silenzio quando serve e presenza emotiva, anche minima.
Sul piano più profondo, il fatto che lei dica di “sopravvivere” nel rapporto è un segnale da prendere molto sul serio. Forse oggi non è il momento delle decisioni definitive, anche per i vincoli economici che cita, ma può essere il momento di rimettere al centro lei, il suo dolore e i suoi bisogni, magari con uno spazio tutto suo di sostegno psicologico.
Non c’è nulla di sbagliato nel desiderare almeno pace e stabilità per i figli. E non c’è nulla di debole nel riconoscere che, in questo momento, lei avrebbe solo bisogno di una spalla su cui piangere. Il suo dolore è legittimo, e merita ascolto e rispetto.
In questo momento la priorità non è “recuperare il rapporto”, ma proteggere lei e i ragazzi dal sovraccarico emotivo. Il lutto, soprattutto per la perdita improvvisa di sua madre e per il modo in cui è avvenuta, richiede tempo, contenimento e rispetto. Non è il tempo delle recriminazioni né delle rese dei conti. Il fatto che suo marito abbia coinvolto i figli nel conflitto, in un momento così delicato, è oggettivamente grave e ha aumentato la sofferenza di tutti.
Il suo scatto con sua figlia va letto dentro un contesto di dolore acuto e di esaurimento emotivo. Questo non significa che sia stato “giusto”, ma che è umano. I disturbi alimentari rendono le dinamiche familiari ancora più fragili, e per questo è importante che anche lei non venga lasciata sola nel ruolo di contenere tutto.
Per la pace in famiglia, più che “conquistare”, può essere utile provare a ridurre il danno: evitare discussioni davanti ai figli, chiedere che i temi di coppia restino tra adulti, ristabilire confini chiari, soprattutto nei momenti di lutto, e proteggere i ragazzi dal ruolo di arbitri o alleati.
Se state già facendo un percorso di coppia, è importante portare lì quanto accaduto, senza minimizzare. Non per accusare, ma per chiarire che in questo momento lei ha bisogno di rispetto, silenzio quando serve e presenza emotiva, anche minima.
Sul piano più profondo, il fatto che lei dica di “sopravvivere” nel rapporto è un segnale da prendere molto sul serio. Forse oggi non è il momento delle decisioni definitive, anche per i vincoli economici che cita, ma può essere il momento di rimettere al centro lei, il suo dolore e i suoi bisogni, magari con uno spazio tutto suo di sostegno psicologico.
Non c’è nulla di sbagliato nel desiderare almeno pace e stabilità per i figli. E non c’è nulla di debole nel riconoscere che, in questo momento, lei avrebbe solo bisogno di una spalla su cui piangere. Il suo dolore è legittimo, e merita ascolto e rispetto.
Buonasera,
Dalle sue parole leggo una sofferenza enorme, fatta non solo di dolore per la perdita dei suoi genitori, ma anche di grande fatica nelle relazioni più vicine: con suo marito, con le sue figlie e con se stessa.
Quello che sta vivendo non è un problema esclusivamente suo, ma il risultato di dinamiche relazionali che in questo momento sono tutte tese, stressate e ferite. La sofferenza di una persona è intrecciata con le relazioni che vive: non è “colpa” di qualcuno in modo isolato, ma si tratta di schemi e interazioni che possono consolidarsi e riprodurre dolore, soprattutto sotto stress e lutto.
La perdita dei suoi genitori in così poco tempo — e in particolare il modo improvviso in cui ha perso sua madre — è un evento traumatico che richiede tempo, spazio e sostegno per essere elaborato. È naturale sentirsi sopraffatta, confusa, in colpa per pensieri che sembrano contraddittori.
Per quanto riguarda la relazione con suo marito e con le sue figlie, le sue parole descrivono un clima in cui nessuno riesce davvero ad ascoltare l’altro: ci sono vecchi schemi, vecchie attribuzioni di responsabilità, e ora si sono aggiunti dolore e stress così forti che le reazioni di ciascuno diventano ancora più intense. Questo genera conflitto anche quando, nel profondo, ogni membro della famiglia desidera pace, sostegno e vicinanza.
È comprensibile che, dopo ciò che è accaduto, non si senta supportata e che fatichi a fidarsi di suo marito, nonostante le scuse. La fiducia si costruisce con azioni coerenti nel tempo, e non si ripristina immediatamente da un singolo momento. Ciò che lei desidera — sentirsi amata, sostenuta, e avere pace in famiglia — è un bisogno umano profondo, non una debolezza.
In terapia sta già lavorando su questi temi importanti. Le suggerisco di continuare a portare in quel contesto non solo i comportamenti che la feriscono, ma anche ciò che sente dentro: il suo dolore per la perdita di sua madre, il senso di smarrimento, il desiderio di essere compresa. Far emergere questi vissuti può aiutare il sistema familiare a vedere ciò che finora è rimasto implicito e non riconosciuto.
Non si giudichi per come si sente: la sofferenza, il dolore e la difficoltà a trovare risposte immediate sono reazioni normali di fronte a perdite così profonde e a relazioni che si sono logorate.
Si prenda il tempo che serve per elaborare il lutto, per essere ascoltata e riconosciuta, e per costruire, piano piano, un clima familiare in cui tutti possano sentirsi accolti e rispettati nei propri vissuti.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata
Dalle sue parole leggo una sofferenza enorme, fatta non solo di dolore per la perdita dei suoi genitori, ma anche di grande fatica nelle relazioni più vicine: con suo marito, con le sue figlie e con se stessa.
Quello che sta vivendo non è un problema esclusivamente suo, ma il risultato di dinamiche relazionali che in questo momento sono tutte tese, stressate e ferite. La sofferenza di una persona è intrecciata con le relazioni che vive: non è “colpa” di qualcuno in modo isolato, ma si tratta di schemi e interazioni che possono consolidarsi e riprodurre dolore, soprattutto sotto stress e lutto.
La perdita dei suoi genitori in così poco tempo — e in particolare il modo improvviso in cui ha perso sua madre — è un evento traumatico che richiede tempo, spazio e sostegno per essere elaborato. È naturale sentirsi sopraffatta, confusa, in colpa per pensieri che sembrano contraddittori.
Per quanto riguarda la relazione con suo marito e con le sue figlie, le sue parole descrivono un clima in cui nessuno riesce davvero ad ascoltare l’altro: ci sono vecchi schemi, vecchie attribuzioni di responsabilità, e ora si sono aggiunti dolore e stress così forti che le reazioni di ciascuno diventano ancora più intense. Questo genera conflitto anche quando, nel profondo, ogni membro della famiglia desidera pace, sostegno e vicinanza.
È comprensibile che, dopo ciò che è accaduto, non si senta supportata e che fatichi a fidarsi di suo marito, nonostante le scuse. La fiducia si costruisce con azioni coerenti nel tempo, e non si ripristina immediatamente da un singolo momento. Ciò che lei desidera — sentirsi amata, sostenuta, e avere pace in famiglia — è un bisogno umano profondo, non una debolezza.
In terapia sta già lavorando su questi temi importanti. Le suggerisco di continuare a portare in quel contesto non solo i comportamenti che la feriscono, ma anche ciò che sente dentro: il suo dolore per la perdita di sua madre, il senso di smarrimento, il desiderio di essere compresa. Far emergere questi vissuti può aiutare il sistema familiare a vedere ciò che finora è rimasto implicito e non riconosciuto.
Non si giudichi per come si sente: la sofferenza, il dolore e la difficoltà a trovare risposte immediate sono reazioni normali di fronte a perdite così profonde e a relazioni che si sono logorate.
Si prenda il tempo che serve per elaborare il lutto, per essere ascoltata e riconosciuta, e per costruire, piano piano, un clima familiare in cui tutti possano sentirsi accolti e rispettati nei propri vissuti.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata
Buonasera, quello che sta vivendo è un dolore enorme, concentrato in pochissimo tempo, e sarebbe difficile da reggere anche avendo accanto una presenza affettuosa e contenitiva. Lei invece si trova a elaborare un doppio lutto, uno dei quali traumatico, mentre il luogo che dovrebbe essere più sicuro, la coppia, diventa fonte di ulteriore ferita. È comprensibile che oggi si senta svuotata, confusa, senza fiducia e senza una spalla su cui appoggiarsi.
La morte improvvisa di sua madre, soprattutto perché è stata Lei a trovarla, è uno shock che lascia il corpo e la mente in uno stato di allarme. In questi momenti non si è “lucidi”, non si è regolati, e reagire in modo impulsivo con sua figlia non fa di Lei una cattiva madre, ma una persona al limite delle proprie risorse. Il senso di colpa che prova ora si intreccia con un dolore ancora troppo vivo per essere pensato con chiarezza. È importante che Lei sappia che il suo lutto viene prima di ogni analisi educativa o coniugale.
Quello che emerge con forza, però, non riguarda solo questi giorni. Da ciò che racconta, sembra che da molti anni Lei viva in una relazione in cui viene spesso svalutata, colpevolizzata, esposta davanti ai figli. Questo tipo di dinamica, soprattutto quando si ripete nel tempo, erode profondamente l’autostima e la fiducia, e diventa ancora più devastante quando arriva in un momento di fragilità estrema come questo. Il fatto che suo marito abbia chiesto scusa non cancella automaticamente l’impatto di ciò che è accaduto, né restituisce quella sensazione di protezione di cui ora avrebbe un bisogno vitale.
Lei dice una frase molto importante: non sente di vivere il rapporto, ma di sopravvivere. Questo è un segnale da prendere sul serio, non per decidere tutto ora, ma per riconoscere che la sua sofferenza non nasce solo dal lutto, bensì da una lunga storia di adattamento forzato. In questo momento, però, non è il tempo delle scelte definitive. È il tempo della tutela emotiva, sua e dei suoi figli.
Recuperare almeno una pace familiare non passa dal “tenere duro” o dal sacrificarsi ancora, ma dal ristabilire confini minimi e chiari. I figli, soprattutto in una fase così delicata, hanno bisogno di adulti che non si usino a vicenda come bersagli o alleati. Il lavoro che state facendo in terapia può essere un contenitore importante, ma solo se anche Lei riesce a portare lì la sua verità, senza minimizzare ciò che prova per paura di destabilizzare gli altri.
È comprensibile che oggi Lei non si senta amata. Forse, più ancora, non si sente vista. In questo momento il primo passo non è “recuperare il rapporto”, ma permettersi di esistere nel suo dolore senza essere attaccata o zittita. Se riuscirà, con l’aiuto di un professionista, a ritagliarsi uno spazio solo suo per elaborare il lutto e la rabbia, sarà più possibile capire se e come trasformare la relazione, o almeno renderla meno dannosa.
Non si chieda ora di essere forte. Si conceda di essere ferita. Il resto verrà dopo. Rimango a disposizione, un saluto!
La morte improvvisa di sua madre, soprattutto perché è stata Lei a trovarla, è uno shock che lascia il corpo e la mente in uno stato di allarme. In questi momenti non si è “lucidi”, non si è regolati, e reagire in modo impulsivo con sua figlia non fa di Lei una cattiva madre, ma una persona al limite delle proprie risorse. Il senso di colpa che prova ora si intreccia con un dolore ancora troppo vivo per essere pensato con chiarezza. È importante che Lei sappia che il suo lutto viene prima di ogni analisi educativa o coniugale.
Quello che emerge con forza, però, non riguarda solo questi giorni. Da ciò che racconta, sembra che da molti anni Lei viva in una relazione in cui viene spesso svalutata, colpevolizzata, esposta davanti ai figli. Questo tipo di dinamica, soprattutto quando si ripete nel tempo, erode profondamente l’autostima e la fiducia, e diventa ancora più devastante quando arriva in un momento di fragilità estrema come questo. Il fatto che suo marito abbia chiesto scusa non cancella automaticamente l’impatto di ciò che è accaduto, né restituisce quella sensazione di protezione di cui ora avrebbe un bisogno vitale.
Lei dice una frase molto importante: non sente di vivere il rapporto, ma di sopravvivere. Questo è un segnale da prendere sul serio, non per decidere tutto ora, ma per riconoscere che la sua sofferenza non nasce solo dal lutto, bensì da una lunga storia di adattamento forzato. In questo momento, però, non è il tempo delle scelte definitive. È il tempo della tutela emotiva, sua e dei suoi figli.
Recuperare almeno una pace familiare non passa dal “tenere duro” o dal sacrificarsi ancora, ma dal ristabilire confini minimi e chiari. I figli, soprattutto in una fase così delicata, hanno bisogno di adulti che non si usino a vicenda come bersagli o alleati. Il lavoro che state facendo in terapia può essere un contenitore importante, ma solo se anche Lei riesce a portare lì la sua verità, senza minimizzare ciò che prova per paura di destabilizzare gli altri.
È comprensibile che oggi Lei non si senta amata. Forse, più ancora, non si sente vista. In questo momento il primo passo non è “recuperare il rapporto”, ma permettersi di esistere nel suo dolore senza essere attaccata o zittita. Se riuscirà, con l’aiuto di un professionista, a ritagliarsi uno spazio solo suo per elaborare il lutto e la rabbia, sarà più possibile capire se e come trasformare la relazione, o almeno renderla meno dannosa.
Non si chieda ora di essere forte. Si conceda di essere ferita. Il resto verrà dopo. Rimango a disposizione, un saluto!
Salve,
quello che stai vivendo è una crisi profonda e reale, e la tua sofferenza è assolutamente comprensibile. In pochissimi giorni hai affrontato un doppio lutto, uno dei quali traumatico, e nello stesso tempo ti sei trovata senza contenimento emotivo proprio nella relazione che avrebbe dovuto offrirti protezione. Questo è un carico enorme per chiunque.
Dalle tue parole emerge una storia lunga di svalutazioni, colpevolizzazioni e esposizione dei conflitti davanti ai figli. Anche se oggi tuo marito ha chiesto scusa, è comprensibile che tu non riesca a fidarti: la fiducia non si ricostruisce con una spiegazione, ma con un cambiamento costante nel tempo. In questo momento, però, la priorità non è “salvare il rapporto”, ma mettere in sicurezza te e i ragazzi, emotivamente.
Il tuo scoppio con tua figlia va letto nel contesto di uno stress estremo e di un dolore acuto, non come una colpa o una prova di inadeguatezza. Il fatto che tuo marito abbia usato quel momento per attaccarti e coinvolgere i figli nel conflitto è un segnale molto serio, perché sposta il problema dal piano di coppia a quello genitoriale, creando fratture e alleanze che fanno male soprattutto ai ragazzi.
Quando dici che non ti senti amata e che stai sopravvivendo, stai dicendo una verità importante. E allo stesso tempo sei molto lucida nel desiderare almeno una pace familiare. Questo è un obiettivo realistico, ma va chiarito cosa significa: pace non vuol dire far finta che vada tutto bene, ma ridurre il conflitto, proteggere i figli, stabilire confini chiari.
Per recuperare una convivenza più pacifica, in questa fase servono alcune condizioni fondamentali: che i conflitti non avvengano più davanti ai figli, che il tuo dolore venga riconosciuto senza essere discusso o relativizzato, e che la responsabilità educativa resti degli adulti, senza trascinare i ragazzi come giudici o alleati. Se questo non è possibile spontaneamente, è importante che venga portato esplicitamente nel lavoro con lo psicologo di coppia, perché qui non si tratta solo di incomprensioni, ma di dinamiche che stanno incidendo sulla salute emotiva di tutta la famiglia.
Ti direi anche una cosa con molta delicatezza: in questo momento tu sei in lutto. Non è il tempo delle grandi decisioni definitive, né del “ce la devo fare”. È il tempo del contenimento. Se senti che non hai una spalla nel partner, cerca almeno uno spazio tuo: uno psicologo, una persona fidata, un luogo dove il tuo dolore non venga messo in discussione.
La pace per i ragazzi passa prima dalla tua tutela emotiva. Non puoi reggere tutto da sola, e non devi farlo. Il fatto che tu stia chiedendo aiuto, con questa lucidità, è già un atto di grande responsabilità e di amore verso i tuoi figli.
Cordiali saluti
Eleonora Rossini
Psicologa clinica, counselor, coordinatore genitoriale e mediatore familiare sistemico
quello che stai vivendo è una crisi profonda e reale, e la tua sofferenza è assolutamente comprensibile. In pochissimi giorni hai affrontato un doppio lutto, uno dei quali traumatico, e nello stesso tempo ti sei trovata senza contenimento emotivo proprio nella relazione che avrebbe dovuto offrirti protezione. Questo è un carico enorme per chiunque.
Dalle tue parole emerge una storia lunga di svalutazioni, colpevolizzazioni e esposizione dei conflitti davanti ai figli. Anche se oggi tuo marito ha chiesto scusa, è comprensibile che tu non riesca a fidarti: la fiducia non si ricostruisce con una spiegazione, ma con un cambiamento costante nel tempo. In questo momento, però, la priorità non è “salvare il rapporto”, ma mettere in sicurezza te e i ragazzi, emotivamente.
Il tuo scoppio con tua figlia va letto nel contesto di uno stress estremo e di un dolore acuto, non come una colpa o una prova di inadeguatezza. Il fatto che tuo marito abbia usato quel momento per attaccarti e coinvolgere i figli nel conflitto è un segnale molto serio, perché sposta il problema dal piano di coppia a quello genitoriale, creando fratture e alleanze che fanno male soprattutto ai ragazzi.
Quando dici che non ti senti amata e che stai sopravvivendo, stai dicendo una verità importante. E allo stesso tempo sei molto lucida nel desiderare almeno una pace familiare. Questo è un obiettivo realistico, ma va chiarito cosa significa: pace non vuol dire far finta che vada tutto bene, ma ridurre il conflitto, proteggere i figli, stabilire confini chiari.
Per recuperare una convivenza più pacifica, in questa fase servono alcune condizioni fondamentali: che i conflitti non avvengano più davanti ai figli, che il tuo dolore venga riconosciuto senza essere discusso o relativizzato, e che la responsabilità educativa resti degli adulti, senza trascinare i ragazzi come giudici o alleati. Se questo non è possibile spontaneamente, è importante che venga portato esplicitamente nel lavoro con lo psicologo di coppia, perché qui non si tratta solo di incomprensioni, ma di dinamiche che stanno incidendo sulla salute emotiva di tutta la famiglia.
Ti direi anche una cosa con molta delicatezza: in questo momento tu sei in lutto. Non è il tempo delle grandi decisioni definitive, né del “ce la devo fare”. È il tempo del contenimento. Se senti che non hai una spalla nel partner, cerca almeno uno spazio tuo: uno psicologo, una persona fidata, un luogo dove il tuo dolore non venga messo in discussione.
La pace per i ragazzi passa prima dalla tua tutela emotiva. Non puoi reggere tutto da sola, e non devi farlo. Il fatto che tu stia chiedendo aiuto, con questa lucidità, è già un atto di grande responsabilità e di amore verso i tuoi figli.
Cordiali saluti
Eleonora Rossini
Psicologa clinica, counselor, coordinatore genitoriale e mediatore familiare sistemico
Gentile Signora,
sono la dottoressa Nunzia Sasso. Accolgo il Suo sfogo e la profondità del Suo dolore in questo momento di estrema fragilità. La perdita simultanea di entrambi i genitori, unita allo shock del ritrovamento di Sua madre, rappresenta un trauma che richiederebbe silenzio, rispetto e protezione; purtroppo, da quanto descrive, Lei si ritrova invece a dover gestire un conflitto familiare che aggrava ulteriormente il Suo stato di prostrazione.
In ambito psicologico, la dinamica che Lei riporta — ovvero l'attacco di Suo marito durante un momento di lutto e il coinvolgimento dei figli nella disputa — è definita triangolazione. Si tratta di un meccanismo disfunzionale in cui un genitore cerca l'alleanza dei figli per svalutare l'altro coniuge. Questo non solo ferisce Lei, ma pone i ragazzi in un "conflitto di lealtà" estremamente dannoso per la loro crescita, specialmente per Sua figlia che sta già combattendo contro un disturbo alimentare.
È fondamentale che Lei si autorizzi a vivere il Suo dolore a prescindere dal riconoscimento di Suo marito. Il senso di colpa per non essere stata presente quanto avrebbe voluto è un sentimento comune, ma spesso amplificato da una storia familiare in cui Lei ha dovuto farsi carico di equilibri precari (un padre prepotente e una madre depressa). Non permetta che le critiche di Suo marito diventino la Sua verità: Lei ha fatto ciò che era possibile con le risorse economiche ed emotive che aveva a disposizione.
Se in questo momento la separazione non è un'opzione percorribile, l'obiettivo deve diventare la "de-escalation" del conflitto. Per conquistare la pace per i Suoi figli, potrebbe essere necessario un approccio di distacco emotivo verso le provocazioni di Suo marito. Quando lui riporta a galla il passato o tenta di coinvolgere i ragazzi, provi a non entrare nel merito della discussione. Può utilizzare frasi come: "Non è questo il momento né il modo di parlarne, i nostri figli non devono assistere a questo".
Il disturbo alimentare di Sua figlia è un grido di aiuto che si inserisce in un clima di tensione cronica. Il fatto che Suo marito la difenda "contro" di Lei crea una scissione educativa pericolosa. In sede di terapia di coppia, è prioritario far emergere come questo comportamento stia, di fatto, alimentando il sintomo della ragazza invece di curarlo. La ragazza ha bisogno di una madre che possa essere anche fragile nel suo lutto, senza essere per questo ridicolizzata o attaccata.
Lei scrive di non sentirsi amata e di aver perso la fiducia. La fiducia è una base che si ricostruisce solo se c'è un reale riconoscimento del danno arrecato. Le scuse di Suo marito sono un primo passo, ma la strada è lunga. Per ora, non si forzi a "recuperare" il sentimento; si concentri sulla costruzione di una tregua armata. Cerchi di stabilire con lui delle regole di convivenza che proteggano i ragazzi dai vostri conflitti, rendendo la casa un luogo neutrale.
Gentile Signora, in questo momento Lei ha bisogno di uno spazio individuale per elaborare il trauma della perdita dei suoi genitori. La terapia di coppia è utile, ma non dimentichi di preservare uno spazio tutto Suo dove poter piangere senza sentirsi giudicata o accusata di "colpe" passate.
Qualora lo ritenesse opportuno, vorrebbe che analizzassimo insieme come comunicare questi confini in modo più fermo durante i prossimi momenti di tensione in famiglia? La saluto cordialmente
sono la dottoressa Nunzia Sasso. Accolgo il Suo sfogo e la profondità del Suo dolore in questo momento di estrema fragilità. La perdita simultanea di entrambi i genitori, unita allo shock del ritrovamento di Sua madre, rappresenta un trauma che richiederebbe silenzio, rispetto e protezione; purtroppo, da quanto descrive, Lei si ritrova invece a dover gestire un conflitto familiare che aggrava ulteriormente il Suo stato di prostrazione.
In ambito psicologico, la dinamica che Lei riporta — ovvero l'attacco di Suo marito durante un momento di lutto e il coinvolgimento dei figli nella disputa — è definita triangolazione. Si tratta di un meccanismo disfunzionale in cui un genitore cerca l'alleanza dei figli per svalutare l'altro coniuge. Questo non solo ferisce Lei, ma pone i ragazzi in un "conflitto di lealtà" estremamente dannoso per la loro crescita, specialmente per Sua figlia che sta già combattendo contro un disturbo alimentare.
È fondamentale che Lei si autorizzi a vivere il Suo dolore a prescindere dal riconoscimento di Suo marito. Il senso di colpa per non essere stata presente quanto avrebbe voluto è un sentimento comune, ma spesso amplificato da una storia familiare in cui Lei ha dovuto farsi carico di equilibri precari (un padre prepotente e una madre depressa). Non permetta che le critiche di Suo marito diventino la Sua verità: Lei ha fatto ciò che era possibile con le risorse economiche ed emotive che aveva a disposizione.
Se in questo momento la separazione non è un'opzione percorribile, l'obiettivo deve diventare la "de-escalation" del conflitto. Per conquistare la pace per i Suoi figli, potrebbe essere necessario un approccio di distacco emotivo verso le provocazioni di Suo marito. Quando lui riporta a galla il passato o tenta di coinvolgere i ragazzi, provi a non entrare nel merito della discussione. Può utilizzare frasi come: "Non è questo il momento né il modo di parlarne, i nostri figli non devono assistere a questo".
Il disturbo alimentare di Sua figlia è un grido di aiuto che si inserisce in un clima di tensione cronica. Il fatto che Suo marito la difenda "contro" di Lei crea una scissione educativa pericolosa. In sede di terapia di coppia, è prioritario far emergere come questo comportamento stia, di fatto, alimentando il sintomo della ragazza invece di curarlo. La ragazza ha bisogno di una madre che possa essere anche fragile nel suo lutto, senza essere per questo ridicolizzata o attaccata.
Lei scrive di non sentirsi amata e di aver perso la fiducia. La fiducia è una base che si ricostruisce solo se c'è un reale riconoscimento del danno arrecato. Le scuse di Suo marito sono un primo passo, ma la strada è lunga. Per ora, non si forzi a "recuperare" il sentimento; si concentri sulla costruzione di una tregua armata. Cerchi di stabilire con lui delle regole di convivenza che proteggano i ragazzi dai vostri conflitti, rendendo la casa un luogo neutrale.
Gentile Signora, in questo momento Lei ha bisogno di uno spazio individuale per elaborare il trauma della perdita dei suoi genitori. La terapia di coppia è utile, ma non dimentichi di preservare uno spazio tutto Suo dove poter piangere senza sentirsi giudicata o accusata di "colpe" passate.
Qualora lo ritenesse opportuno, vorrebbe che analizzassimo insieme come comunicare questi confini in modo più fermo durante i prossimi momenti di tensione in famiglia? La saluto cordialmente
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da avere un suo spazio per portersi esprimere e indagare meglio la sua posizione nelle relazioni familiari.
Le auguro il suo meglio.
LM
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da avere un suo spazio per portersi esprimere e indagare meglio la sua posizione nelle relazioni familiari.
Le auguro il suo meglio.
LM
Quello che stai vivendo è un trauma dentro altri traumi. In pochi giorni hai perso entrambi i genitori, hai vissuto uno shock profondo e ti sei ritrovata senza una base sicura emotiva proprio nella relazione che dovrebbe proteggerla. Quando, nel momento del massimo dolore, una persona non si sente sostenuta ma esposta, attaccata o delegittimata davanti ai figli, la ferita non è solo coniugale: è una ferita di fiducia.
Qui non si tratta di stabilire chi ha ragione o torto, né di rileggere il passato all’infinito. Si tratta di una cosa molto concreta: in questo momento tu hai bisogno di silenzio, rispetto e contenimento. I conflitti di coppia non possono passare attraverso i figli, soprattutto quando una figlia è già fragile. La “pace in famiglia” non nasce dal sacrificio di uno solo, ma dalla capacità degli adulti di proteggere i ragazzi dai propri scontri.
In questo momento, prima di tutto, è fondamentale che tu ti prenda cura di te e della tua salute mentale. Non per egoismo, ma per necessità. Solo ritrovando un minimo di centratura e di stabilità potrai davvero sostenere tua figlia nel suo percorso e, se lo vorrai, provare a ricostruire il rapporto con tuo marito su basi diverse, più rispettose e più adulte. Adesso non è il tempo di salvare tutto: è il tempo di ricentrare te stessa. Un caro saluto. Dr.ssa Debora Fiore
Qui non si tratta di stabilire chi ha ragione o torto, né di rileggere il passato all’infinito. Si tratta di una cosa molto concreta: in questo momento tu hai bisogno di silenzio, rispetto e contenimento. I conflitti di coppia non possono passare attraverso i figli, soprattutto quando una figlia è già fragile. La “pace in famiglia” non nasce dal sacrificio di uno solo, ma dalla capacità degli adulti di proteggere i ragazzi dai propri scontri.
In questo momento, prima di tutto, è fondamentale che tu ti prenda cura di te e della tua salute mentale. Non per egoismo, ma per necessità. Solo ritrovando un minimo di centratura e di stabilità potrai davvero sostenere tua figlia nel suo percorso e, se lo vorrai, provare a ricostruire il rapporto con tuo marito su basi diverse, più rispettose e più adulte. Adesso non è il tempo di salvare tutto: è il tempo di ricentrare te stessa. Un caro saluto. Dr.ssa Debora Fiore
Gentile utente, quello che sta vivendo è un dolore enorme, concentrato in pochissimo tempo, e il fatto che lei si senta così fragile, confusa e senza appoggio è profondamente comprensibile. La perdita improvvisa di sua madre, per di più trovandola lei stessa, è uno shock che da solo richiederebbe protezione, cura e silenzio emotivo attorno. Trovarsi invece dentro conflitti, accuse e mancanza di sostegno rende tutto ancora più pesante. Dalle sue parole emerge quanto Lei stia cercando, non tanto amore o grandi cambiamenti, ma pace, contenimento e sicurezza per sé e per i figli. È comprensibile che in un momento di lutto così acuto non riesca a fidarsi delle scuse arrivate dopo, soprattutto se il dolore non è stato riconosciuto subito. La fiducia, quando viene incrinata, ha bisogno di tempo e di fatti coerenti, non solo di parole. In questa fase forse l’obiettivo più realistico non è “recuperare il rapporto”, ma ridurre l’escalation dei conflitti e proteggere il clima familiare. Può essere importante provare a riportare l’attenzione su alcuni confini minimi: evitare discussioni davanti ai figli, sospendere i rinfacciamenti sul passato, riconoscere che Lei ora è in lutto e ha bisogno di rispetto. Anche piccoli accordi pratici possono aiutare a creare una tregua emotiva. Il lavoro che state facendo con i professionisti può essere una risorsa preziosa, soprattutto se lei riesce a portare lì, con gradualità, ciò che sta accadendo ora e come si sente. In momenti come questo, avere uno spazio in cui non dover “tenere insieme tutto” da sola può fare la differenza. Il fatto che oggi lei senta di stare sopravvivendo, e non vivendo, merita ascolto e delicatezza. Si conceda il diritto di andare piano: il lutto viene prima di ogni altra decisione. Un caro saluto
Cara,
nel suo dolore passato e attuale si intrecciano lutto, colpa e solitudine, come se tutto fosse accaduto insieme senza darle tregua.
La mancanza di una spalla oggi sembra riaprire ferite più remote, e ciò che accade in famiglia pare farsi eco di una sofferenza che chiede riconoscimento.
Forse ciò che ora la fa sopravvivere custodisce un senso non ancora afferrabile, una domanda che non cerca soluzioni ma ascolto.
Un percorso psicologico potrebbe offrire uno spazio dove questa trama possa chiarirsi, un luogo nel quale costruirsi una risposta.
mi auguro di esserle stato d’aiuto.
nel suo dolore passato e attuale si intrecciano lutto, colpa e solitudine, come se tutto fosse accaduto insieme senza darle tregua.
La mancanza di una spalla oggi sembra riaprire ferite più remote, e ciò che accade in famiglia pare farsi eco di una sofferenza che chiede riconoscimento.
Forse ciò che ora la fa sopravvivere custodisce un senso non ancora afferrabile, una domanda che non cerca soluzioni ma ascolto.
Un percorso psicologico potrebbe offrire uno spazio dove questa trama possa chiarirsi, un luogo nel quale costruirsi una risposta.
mi auguro di esserle stato d’aiuto.
Buongiorno, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Soprattutto perché non ha la libertà di scegliere dove stare. Proverei intanto chiedendomi quanto il nostro corpo può resistere in una situazione in cui non si riesce più a stare e si subisce solo. Quanto si è disposti a rinunciare? Questo perché la pace in famiglia è un ideale ma non sempre si raggiunge insieme. A volte è importante ascoltarsi e trovare le risorse per ricominciare da capo, non subito ma con pazienza e tempo. I figli sentono e capiscono quando i genitori non stanno bene in un posto e sarebbe per loro un insegnamento (quello di subire e restare) che forse non è giusto nei nostri e loro confronti.
Le mie poi sono parole di supporto e fiducia nel fidarti del fatto che non stai bene nel luogo dove sei ma intanto prima di tutto viviti questa separazione dei genitori, questo lutto che va intanto onorato.
Non voglio con le mie parole fare nulla se non far riflettere e se non sono parole che senti dentro lasciale. Non sono nessuno per dirti cosa è giusto fare o no.
Buon percorso.
Dott.ssa Casumaro Giada
Le mie poi sono parole di supporto e fiducia nel fidarti del fatto che non stai bene nel luogo dove sei ma intanto prima di tutto viviti questa separazione dei genitori, questo lutto che va intanto onorato.
Non voglio con le mie parole fare nulla se non far riflettere e se non sono parole che senti dentro lasciale. Non sono nessuno per dirti cosa è giusto fare o no.
Buon percorso.
Dott.ssa Casumaro Giada
Buongiorno grazie per la condivisione e capisco che stia attraversando un periodo difficile. Sta ancora svolgendo la terapia di coppia)? Se si, in quello spazio potrebbe trovare le risposte per cercare di ricucire il rapporto di coppia. Le consiglierei di iniziare anche un percorso psicologico individuale: per elaborare sia eventi del passato che quelli del presente. Non è facile perdere entrambi i genitori quasi contemporaneamente.. un percorso psicologico potrebbe aiutarla a mettersi in contatto con le sue emozioni, prendere consapevolezza dei suoi bisogni ed imparare ad amare se stessa. Resto a sua disposizione per eventuali informazioni e le ricordo che è possibile prenotare dal mio profilo una videoconsulenza online gratuita. In bocca al lupo
Dott. ssa Mariapaola Anania, psicologa clinica e psicosessuologa e psicoterapeuta cognitivo- comportamentale in formazione
Dott. ssa Mariapaola Anania, psicologa clinica e psicosessuologa e psicoterapeuta cognitivo- comportamentale in formazione
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