Salve, ho 28 anni e vorrei parlare di un problema molto fastidioso: ho paura, quando sto in compagni
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Salve, ho 28 anni e vorrei parlare di un problema molto fastidioso: ho paura, quando sto in compagnia di amici e ci sono anche ragazze, di fare gesti non propriamente accettati. Nello specifico, mi riferisco alla paura di toccare il sedere ad una di loro senza motivi particolari. Difatti ho notato che quando mi trovo in gruppo con loro evito sempre di stare dietro o seduto da qualche parte con qualcuna di loro che si alza e mi passa affianco. Se dovesse succedere, giro la testa. Inoltre dopo gli episodi sono costretto a rimuginare se sia tutto sotto controllo e a ripercorrere la scena mentalmente.
Caro utente, grazie per aver trovato il coraggio di condividere qualcosa che per lei è così delicato. Capisco quanto possa essere frustrante e faticoso vivere con la costante paura di fare qualcosa di sbagliato, soprattutto in contesti sociali. Questa sua attenzione verso gli altri parla di una grande sensibilità, ma se il timore diventa un peso che limita la sua libertà, merita ascolto e comprensione. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per esplorare questi vissuti e ritrovare maggiore serenità.
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Buongiorno, le consiglierei di approfondire con un terapeuta questi suoi pensieri per comprenderne meglio la natura, spesso si tratta solo di pensieri automatici e bisogna solo imparare a gestirli o a non prestarci attenzione con le giuste tecniche, per evitarne il disagio associato.
Cordialmente
Cordialmente
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Salve , sembra una sensazione molto spiacevole e quotidiana quando si trova in contesti sociali.
Le consiglierei di parlarne con un professionista psicologo per analizzare bene la situazione e trovare un modo per gestire al meglio e risolvere il suo disagio che le porta paura, ansia, rimuginazione, pensieri ossessivi ed a non vivere bene anche una apparentemente tranquilla serata in amicizia.
Buone cose, dott.Marziani
Le consiglierei di parlarne con un professionista psicologo per analizzare bene la situazione e trovare un modo per gestire al meglio e risolvere il suo disagio che le porta paura, ansia, rimuginazione, pensieri ossessivi ed a non vivere bene anche una apparentemente tranquilla serata in amicizia.
Buone cose, dott.Marziani
Buonasera, Intanto complimenti per aver trovato il coraggio di condividere questo vissuto di difficoltà che però dimostra una buona consapevolezza dei propri pensieri e del proprio comportamento. Ottimo punto di partenza ! Ciò che descrivi sembra avere le caratteristiche di quello che può essere definito pensiero intrusivo anche se la provenienza diagnostica di quest'ultimo dovrebbe essere approfondita nelle opportune sedi. Inoltre Possiamo osservare come a seguito della forte ansia sviluppatasi a seguito del pensiero, vengano messi in atto comportamenti con lo scopo di gestirla ovvero l'evitamento ed il rimuginio (a sua volta fonte e mantenimento dell'ansia).
Quello che descrive non è un desiderio reale, ma una paura intrusiva, un pensiero che entra nella mente senza che lei lo voglia e che genera ansia e controllo.
Molto spesso questi pensieri non dicono chi siamo, ma sono il frutto della paura di perdere il controllo, o del desiderio profondo di non far male a nessuno. Il fatto che lei eviti certe situazioni e riviva tutto mentalmente è un segnale chiaro che sta cercando, in modo ansioso, di tenere tutto sotto controllo.
Queste dinamiche possono rientrare in un quadro simile a quello dei pensieri ossessivi. E si può lavorarci, con strumenti mirati, per riconoscere che i pensieri non sono azioni e imparare a gestirli senza che governino il suo comportamento o la sua serenità.
Se sente che questi pensieri stanno diventando troppo presenti o le tolgono libertà, possiamo parlarne con calma.
C’è un modo per alleggerire questo peso e ritrovare fiducia in sé.
Mi contatti, se lo desidera.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Molto spesso questi pensieri non dicono chi siamo, ma sono il frutto della paura di perdere il controllo, o del desiderio profondo di non far male a nessuno. Il fatto che lei eviti certe situazioni e riviva tutto mentalmente è un segnale chiaro che sta cercando, in modo ansioso, di tenere tutto sotto controllo.
Queste dinamiche possono rientrare in un quadro simile a quello dei pensieri ossessivi. E si può lavorarci, con strumenti mirati, per riconoscere che i pensieri non sono azioni e imparare a gestirli senza che governino il suo comportamento o la sua serenità.
Se sente che questi pensieri stanno diventando troppo presenti o le tolgono libertà, possiamo parlarne con calma.
C’è un modo per alleggerire questo peso e ritrovare fiducia in sé.
Mi contatti, se lo desidera.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Buongiorno. Potrebbe esserle utile, vista la paura che descrive, iniziare un percorso psicologico che possa esserle di aiuto per comprendere meglio questi pensieri e anche per gestire il rimuginio conseguente. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
gentile utente, dalle poche informazioni che ci da sembra che la sua paura rientri nell'ambito dei pensieri intrusivi, ma per fare un corretto inquadramento bisognerebbe capire altre cose quali ad es. la componente di ansia legata al pensiero sia durante gli incontri con amici, sia durante il rimuginio pre e post, la frequenza di questi pensieri e da quando sono comparsi.
Mi fa pensare inoltre alla possibilità di esplorare il suo rapporto con le ragazze e le sue relazioni sentimentali.
Le consiglierei di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per un incontro di inquadramento.
Saluti
Mi fa pensare inoltre alla possibilità di esplorare il suo rapporto con le ragazze e le sue relazioni sentimentali.
Le consiglierei di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per un incontro di inquadramento.
Saluti
Salve, la ringrazio per la condivisione del suo disagio, deve essere difficile convivere con questa paura. Quello che descrive sembra essere un esempio di pensieri intrusivi rispetto a temi inaccettabili e comportamenti di evitamento legati al timore di poter agire in modo inappropriato in contesti sociali. Questo tipo di pensieri, anche se non riflettono le sue intenzioni reali, possono provocare ansia significativa e portare a strategie di controllo come evitare certe situazioni o a comportamenti che sente necessario fare come ripercorrere la scena mentalmente. È importante sottolineare che avere un pensiero non significa volerlo mettere in atto: anzi, spesso le persone che si preoccupano molto di questi contenuti sono proprio quelle che hanno forti valori morali e un alto livello di responsabilità. Un percorso cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi meccanismi e a ridurre l’ansia che ne deriva.
Caro utente, quella di cui parli è un'ansia anticipatoria piuttosto rilevante, che porta ad atti di evitamento nel tentativo di sedare quest'ansia, che nient'altro è che frutto di paura (esattamente di cosa dovrebbe essere motivo di interesse). Sicuramente sarebbe utile indagare meglio questo sintomo: quando è cominciato, da quando è diventato così fastidioso, analizzando nel dettaglio gli episodi in cui si manifesta. Alla luce di quello che racconti e del disagio che sperimenti il mio consiglio è di rivolgerti ad uno psicologo che possa accompagnarti in un percorso che ti aiuti a capire la natura di questo allarme che ti accompagna e compromette momenti di socialità che dovrebbero essere piacevoli. Se ne avessi voglia io lavoro principalmente sui disturbi d'ansia e ricevo anche online: puoi prenotare direttamente qua un primo colloquio così capiamo meglio il quadro. Per qualsiasi cosa non esitare a scrivermi. A presto, Dott.ssa Sara Torregrossa
Gentile utente le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico per vedere meglio ciò che ha descritto. Se questi pensieri iniziano ad essere fastidiosi, è importante
capire le cause.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
capire le cause.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
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Dott. Luca Rochdi
Salve, quello che descrive è una preoccupazione legata al timore di un comportamento socialmente inaccettabile, che può generare ansia e disagio nelle situazioni di gruppo. Evitare certi contesti o gesti è una strategia che mette in atto per cercare di controllare questa paura, ma il fatto che poi rimugini a lungo sull’accaduto indica che questo pensiero le pesa e interferisce con la sua serenità.
Spesso, situazioni di questo tipo possono essere associate a forme di ansia sociale o a pensieri intrusivi che generano un senso di colpa o preoccupazione eccessiva per il proprio comportamento. Può essere utile comprendere più a fondo l’origine di queste paure e imparare tecniche per gestire ansia e rimuginio in modo efficace.
Per questo motivo, sarebbe utile e consigliato per lei rivolgersi a uno specialista, che potrà aiutarla con un percorso mirato e personalizzato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Spesso, situazioni di questo tipo possono essere associate a forme di ansia sociale o a pensieri intrusivi che generano un senso di colpa o preoccupazione eccessiva per il proprio comportamento. Può essere utile comprendere più a fondo l’origine di queste paure e imparare tecniche per gestire ansia e rimuginio in modo efficace.
Per questo motivo, sarebbe utile e consigliato per lei rivolgersi a uno specialista, che potrà aiutarla con un percorso mirato e personalizzato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno. Se queste fantasie persistono, provocandole costanti rimuginii e dubbi che condizionano la sua vita diventa opportuna una consultazione. SG
La ringrazio molto per la sua condivisione così sincera e coraggiosa. Le assicuro che ciò che descrive non è banale né strano come forse teme. Anzi, mostra un livello di consapevolezza e di sensibilità verso gli altri che è un aspetto molto positivo della sua persona. Quello che lei racconta mi fa percepire quanto stia vivendo con disagio e sofferenza queste situazioni, e quanto stia cercando di trovare un modo per gestirle senza mettere in difficoltà sé stesso e gli altri. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che sta sperimentando può essere legato a un meccanismo tipico dell’ansia e dei pensieri ossessivi. In pratica la sua mente, nel tentativo di assicurarsi che tutto sia sotto controllo e che lei non faccia nulla di inappropriato, finisce per focalizzarsi proprio su quel tipo di possibilità che vorrebbe evitare. È come se il suo cervello le dicesse: “Attento a non farlo” e così facendo mantenesse viva l’immagine o l’idea della cosa temuta, aumentando la sua ansia e facendola sentire come una minaccia reale. Il fatto che lei poi ripercorra mentalmente le situazioni per controllare che non sia successo nulla di sbagliato è un tentativo di rassicurarsi, ma come forse ha già notato, questo controllo mentale alimenta il problema invece di risolverlo. Più lei cerca di accertarsi e di analizzare ogni gesto o movimento, più la sua attenzione rimane bloccata su quell’idea e il pensiero torna con forza. Quello che può essere utile in questi casi è iniziare a riconoscere che i pensieri intrusivi, come quelli che lei descrive, non hanno il potere di definirla o di rappresentare ciò che è davvero. Si tratta di eventi della mente, automatici, che non indicano intenzioni reali né desideri nascosti. Un primo passo potrebbe essere proprio osservare questi pensieri per quello che sono: immagini, ipotesi, parole che passano nella sua testa, senza attribuire loro un significato minaccioso o moralmente sbagliato. E quando sente l’impulso a rimuginare o a controllare mentalmente, provi a fermarsi e a chiedersi: “Questo controllo mi aiuta davvero a stare meglio o mi fa solo restare bloccato su questo pensiero?” Dal punto di vista pratico, può iniziare gradualmente a esporsi alle situazioni che tende ad evitare, come stare seduto dietro una persona, senza mettere in atto quei comportamenti protettivi come girare la testa o allontanarsi. Lo scopo è permettere alla sua mente e al suo corpo di abituarsi all’ansia e di scoprire che il timore che ha non si realizza. Questo processo si chiama esposizione e fa parte delle strategie più efficaci per superare questo tipo di difficoltà. Infine, voglio dirle che il fatto che lei si stia interrogando e voglia affrontare questo problema è già un segnale di grande maturità e di responsabilità. Se dovesse sentire che l’ansia e i pensieri intrusivi continuano a condizionare la sua vita sociale, consideri la possibilità di intraprendere un percorso con uno psicologo che possa guidarla in modo strutturato attraverso questi passi. Ciò che sta provando è qualcosa che si può comprendere e affrontare, e che può portare a un cambiamento significativo nella sua qualità di vita. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente, grazie per aver condiviso con lucidità e coraggio un’esperienza che, comprensibilmente, può generare disagio ma anche molta confusione. Quello che descrive non è un comportamento deviato, ma piuttosto un pensiero intrusivo e ansiogeno, che nasce dal timore di perdere il controllo, non da un reale desiderio di ledere l'altro.
Il fatto che lei eviti certe posizioni, controlli i movimenti e ripercorra mentalmente le scene per verificare “di non aver fatto nulla”, è un segnale molto chiaro: sta cercando disperatamente di rassicurarsi e mantenere il controllo su un pensiero che in realtà non le appartiene.
Si tratta di un’esperienza in cui la mente cerca di proteggere l’identità morale della persona, ipercontrollando ogni gesto e pensiero per paura di danneggiare qualcuno o essere “sbagliati”. Il problema non è il gesto – che non c’è – ma l’angoscia che si lega all’idea di poter essere inopportuni senza volerlo.
Le sarebbe molto utile un percorso psicoterapeutico che non giudichi questo vissuto, ma lo accolga come espressione di una mente sensibile, attenta, forse troppo rigida nel proteggere la propria identità relazionale e morale.
Il fatto che lei si ponga il problema, che si tuteli, che senta disagio è già la prova più forte che non ha nulla da temere sul piano etico. Ma merita di vivere i momenti sociali con più leggerezza e fiducia, non in costante allerta.
Non è solo un “pensiero fastidioso”. È una richiesta profonda di sicurezza. E può trovare risposta.
Un caro saluto, resto a disposizione se desidera approfondire.
Il fatto che lei eviti certe posizioni, controlli i movimenti e ripercorra mentalmente le scene per verificare “di non aver fatto nulla”, è un segnale molto chiaro: sta cercando disperatamente di rassicurarsi e mantenere il controllo su un pensiero che in realtà non le appartiene.
Si tratta di un’esperienza in cui la mente cerca di proteggere l’identità morale della persona, ipercontrollando ogni gesto e pensiero per paura di danneggiare qualcuno o essere “sbagliati”. Il problema non è il gesto – che non c’è – ma l’angoscia che si lega all’idea di poter essere inopportuni senza volerlo.
Le sarebbe molto utile un percorso psicoterapeutico che non giudichi questo vissuto, ma lo accolga come espressione di una mente sensibile, attenta, forse troppo rigida nel proteggere la propria identità relazionale e morale.
Il fatto che lei si ponga il problema, che si tuteli, che senta disagio è già la prova più forte che non ha nulla da temere sul piano etico. Ma merita di vivere i momenti sociali con più leggerezza e fiducia, non in costante allerta.
Non è solo un “pensiero fastidioso”. È una richiesta profonda di sicurezza. E può trovare risposta.
Un caro saluto, resto a disposizione se desidera approfondire.
Grazie per la tua condivisione, è un segnale importante di consapevolezza e responsabilità.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, questi pensieri non definiscono chi sei, ma raccontano un conflitto interno tra il tuo senso etico e un’ansia di controllo molto forte. Il fatto che tu metta in atto strategie per evitare situazioni a rischio e che rifletti su ciò che accade è un segnale di grande coscienza.
Ti consiglierei di rivolgerti a un terapeuta per esplorare questi pensieri senza giudizio e capire da dove arrivano. Non sei solo, e affrontarli in uno spazio sicuro può davvero fare la differenza.
Da una prospettiva sistemico-relazionale, questi pensieri non definiscono chi sei, ma raccontano un conflitto interno tra il tuo senso etico e un’ansia di controllo molto forte. Il fatto che tu metta in atto strategie per evitare situazioni a rischio e che rifletti su ciò che accade è un segnale di grande coscienza.
Ti consiglierei di rivolgerti a un terapeuta per esplorare questi pensieri senza giudizio e capire da dove arrivano. Non sei solo, e affrontarli in uno spazio sicuro può davvero fare la differenza.
Gentile utente, il timore che lei esprime riguarda un disagio profondo che ruota attorno alla paura di perdere il controllo, come se qualcosa dentro di lei potesse sfuggire e farle compiere gesti che razionalmente non desidera. Questo tipo di preoccupazione, così intensa e specifica, spesso segnala l'esistenza di un conflitto interiore tra desideri inconsci e i valori morali o le aspettative sociali interiorizzate. Il suo sforzo costante di controllare e monitorare ogni movimento, oltre al rimuginare successivo, potrebbe essere un tentativo inconscio di arginare qualcosa che percepisce come inaccettabile, una sorta di pensiero intrusivo che mette in crisi l’immagine che ha di sé stesso. Nel mio approcciarmi alla sofferenza psicologica, secondo un orientamento psicoanalitico specifico e approfondito, mi concentro soprattutto sull'ascolto attento delle dinamiche inconsce che alimentano queste tensioni interiori. Uno degli aspetti più efficaci del percorso che propongo è proprio l’offrire uno spazio di profondo ascolto in cui, senza giudizio e in totale libertà, è possibile comprendere cosa si nasconde dietro queste paure apparentemente inspiegabili. Affrontare insieme questi temi potrebbe permetterle di attenuare il carico della preoccupazione, favorendo una maggiore serenità nelle relazioni con gli altri.
Se lo desidera, la invito a contattarmi per un colloquio in cui potremo esplorare insieme con calma e delicatezza questo disagio, aiutandola a riprendere contatto con una dimensione più libera e spontanea delle sue emozioni.
Resto a disposizione con piacere.
Un caro saluto, dottoressa Laura Lanocita.
Se lo desidera, la invito a contattarmi per un colloquio in cui potremo esplorare insieme con calma e delicatezza questo disagio, aiutandola a riprendere contatto con una dimensione più libera e spontanea delle sue emozioni.
Resto a disposizione con piacere.
Un caro saluto, dottoressa Laura Lanocita.
Buon pomeriggio, da quello che racconta mi sembra che Lei sia vittima di un rimuginio ossessivo rispetto ad una paura di "non riuscire a mantenere il controllo", nello specifico per quanto riguarda l'area sessuale.
Un supporto psicologico potrebbe sostenerla nella gestione di questo circolo di pensiero ossessivo ma anche nella possibilità di esplorarne la causa, che potrebbe essere rintracciata ad es. in qualche esperienza negativa o traumatica passata (ma non solo).
Solitamente questa necessità di tenere tutto "sotto controllo" riguarda un bisogno di contrastare una certa quota e forma di ansia, la quale, insieme ad uno specialista, andrebbe interrogata e capita...
Concludo ringraziandola per la Sua condivisione e, se vorrà, mi troverà ancora a Sua disposizione.
Chiara Visalli
Un supporto psicologico potrebbe sostenerla nella gestione di questo circolo di pensiero ossessivo ma anche nella possibilità di esplorarne la causa, che potrebbe essere rintracciata ad es. in qualche esperienza negativa o traumatica passata (ma non solo).
Solitamente questa necessità di tenere tutto "sotto controllo" riguarda un bisogno di contrastare una certa quota e forma di ansia, la quale, insieme ad uno specialista, andrebbe interrogata e capita...
Concludo ringraziandola per la Sua condivisione e, se vorrà, mi troverà ancora a Sua disposizione.
Chiara Visalli
Buonasera,
capisco quanto possa essere frustrante e imbarazzante vivere con questa paura, soprattutto in contesti sociali che dovrebbero essere piacevoli. Quello che descrivi sembra essere un'espressione di ansia sociale, un disturbo che coinvolge la paura intensa di essere giudicati negativamente dagli altri e di comportarsi in modo imbarazzante in situazioni sociali .
La paura di compiere gesti inappropriati, come toccare il sedere di una ragazza senza motivo, può derivare da una combinazione di fattori psicologici, esperienze passate e sensibilità individuali. In alcuni casi, questo tipo di paura può essere legato all'afefobia, ovvero la paura del contatto fisico, che può manifestarsi anche in situazioni sociali comuni.
Ti suggerisco di considerare un percorso di supporto psicologico per capire meglio l'origine di queste paure.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto
capisco quanto possa essere frustrante e imbarazzante vivere con questa paura, soprattutto in contesti sociali che dovrebbero essere piacevoli. Quello che descrivi sembra essere un'espressione di ansia sociale, un disturbo che coinvolge la paura intensa di essere giudicati negativamente dagli altri e di comportarsi in modo imbarazzante in situazioni sociali .
La paura di compiere gesti inappropriati, come toccare il sedere di una ragazza senza motivo, può derivare da una combinazione di fattori psicologici, esperienze passate e sensibilità individuali. In alcuni casi, questo tipo di paura può essere legato all'afefobia, ovvero la paura del contatto fisico, che può manifestarsi anche in situazioni sociali comuni.
Ti suggerisco di considerare un percorso di supporto psicologico per capire meglio l'origine di queste paure.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto
Buongiorno, le consiglio un consulto psicologico approfondito. Cordiali saluti.
Buongiorno,
quello che descrive è un pensiero intrusivo a contenuto sessuale, tipico dei disturbi ossessivo-compulsivi. Il fatto che lei ne sia turbato, che eviti situazioni sociali e che senta il bisogno di controllare mentalmente quanto accaduto, suggerisce una dinamica ossessiva piuttosto che un reale impulso. Non si tratta di desideri reali o comportamenti fuori controllo, ma di pensieri che generano ansia e vengono contrastati con evitamenti e ruminazioni. Le consiglio una valutazione psicologica o psichiatrica e l’inizio di una psicoterapia, preferibilmente cognitivo-comportamentale, che è molto efficace in questi casi. Il disturbo è trattabile e una corretta diagnosi può darle strumenti per gestirlo con serenità. Lì dove desiderasse approfondire il tema non esiti a contattarmi.
Cordialmente,
Dott.ssa Luciana Bastianini
quello che descrive è un pensiero intrusivo a contenuto sessuale, tipico dei disturbi ossessivo-compulsivi. Il fatto che lei ne sia turbato, che eviti situazioni sociali e che senta il bisogno di controllare mentalmente quanto accaduto, suggerisce una dinamica ossessiva piuttosto che un reale impulso. Non si tratta di desideri reali o comportamenti fuori controllo, ma di pensieri che generano ansia e vengono contrastati con evitamenti e ruminazioni. Le consiglio una valutazione psicologica o psichiatrica e l’inizio di una psicoterapia, preferibilmente cognitivo-comportamentale, che è molto efficace in questi casi. Il disturbo è trattabile e una corretta diagnosi può darle strumenti per gestirlo con serenità. Lì dove desiderasse approfondire il tema non esiti a contattarmi.
Cordialmente,
Dott.ssa Luciana Bastianini
Buongiorno gentile Utente, la situazione che descrive evidenzia un vissuto interiore di forte ansia e controllo, che può essere molto faticoso da sostenere nel tempo. Le emozioni che riporta (la paura di compiere gesti inappropriati, il bisogno di evitare determinate situazioni sociali, il ripercorrere mentalmente ciò che è accaduto) fanno pensare a un funzionamento che potremmo collegare a un pensiero ossessivo, dove l’attenzione si focalizza su un timore specifico e si mantiene attiva anche in assenza di reali comportamenti problematici.
È importante sottolineare che lei non riferisce episodi reali in cui ha perso il controllo o ha agito comportamenti inappropriati, ma piuttosto un'intensa paura di poterlo fare. Questa differenza è sostanziale. Spesso, infatti, le persone che vivono questo tipo di ansie sono dotate di una profonda sensibilità morale e di un alto senso di responsabilità, tanto da temere di poter, anche involontariamente, recare danno o risultare fuori luogo. Paradossalmente, è proprio questa coscienza vigile a generare il bisogno di controllare in modo costante i propri gesti, i propri movimenti, fino ad arrivare all’evitamento e alla ruminazione.
L’aspetto che può risultare più destabilizzante è proprio il senso di alienazione che si può provare rispetto a questi pensieri: “perché mi viene in mente una cosa simile?”, “e se per caso mi sfuggisse qualcosa?”. È fondamentale sapere che il pensiero non coincide con l’azione. Avere pensieri intrusivi, anche spiacevoli o dissonanti dai propri valori, non significa desiderare davvero di metterli in atto. Anzi, la sofferenza che prova nel vivere questa paura è un chiaro segnale della distanza tra ciò che teme e ciò che è, nel suo profondo.
Questo tipo di dinamiche può rientrare in forme di ansia ossessiva o fobie di impulso, che sono condizioni psicologiche molto più comuni di quanto si pensi e che possono essere affrontate con efficacia all'interno di un percorso psicoterapeutico. Un lavoro terapeutico può aiutarla a distinguere meglio i suoi pensieri dai suoi comportamenti, a gestire in modo più sereno il bisogno di controllo e a vivere la socialità con maggiore leggerezza.
Il fatto che lei sia in grado di osservare con lucidità e spirito critico queste difficoltà è un punto di forza importante. Riconoscere un problema e cercare un confronto su di esso è il primo passo verso un cambiamento reale.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
È importante sottolineare che lei non riferisce episodi reali in cui ha perso il controllo o ha agito comportamenti inappropriati, ma piuttosto un'intensa paura di poterlo fare. Questa differenza è sostanziale. Spesso, infatti, le persone che vivono questo tipo di ansie sono dotate di una profonda sensibilità morale e di un alto senso di responsabilità, tanto da temere di poter, anche involontariamente, recare danno o risultare fuori luogo. Paradossalmente, è proprio questa coscienza vigile a generare il bisogno di controllare in modo costante i propri gesti, i propri movimenti, fino ad arrivare all’evitamento e alla ruminazione.
L’aspetto che può risultare più destabilizzante è proprio il senso di alienazione che si può provare rispetto a questi pensieri: “perché mi viene in mente una cosa simile?”, “e se per caso mi sfuggisse qualcosa?”. È fondamentale sapere che il pensiero non coincide con l’azione. Avere pensieri intrusivi, anche spiacevoli o dissonanti dai propri valori, non significa desiderare davvero di metterli in atto. Anzi, la sofferenza che prova nel vivere questa paura è un chiaro segnale della distanza tra ciò che teme e ciò che è, nel suo profondo.
Questo tipo di dinamiche può rientrare in forme di ansia ossessiva o fobie di impulso, che sono condizioni psicologiche molto più comuni di quanto si pensi e che possono essere affrontate con efficacia all'interno di un percorso psicoterapeutico. Un lavoro terapeutico può aiutarla a distinguere meglio i suoi pensieri dai suoi comportamenti, a gestire in modo più sereno il bisogno di controllo e a vivere la socialità con maggiore leggerezza.
Il fatto che lei sia in grado di osservare con lucidità e spirito critico queste difficoltà è un punto di forza importante. Riconoscere un problema e cercare un confronto su di esso è il primo passo verso un cambiamento reale.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Buongiorno,
Vorrei farle alcune domande per comprendere più in profondità il suo problema. La paura è legata a un comportamento realmente avvenuto in passato? Cosa la spingerebbe ad attuare questo gesto? Il bisogno di controllo, secondo lei, a cosa è dovuto? Che idea ha delle persone di genere femminile? Mi sembra di capire che è qualcosa che la fa soffrire e la porta a riflettere molto, rivivendo la scena anche in un secondo momento. Il rimuginio come la fa sentire? Le genera ansia? Sarebbe interessante comprendere se questa paura emerge anche quando è da solo con una ragazza. Bisogna capire da dove viene questa paura. Un professionista psicologo la può aiutare a comprendere le cause di questo problema e ad individuare delle strategie per gestirlo, oltre ad offrirle sostegno psicologico e ad ascoltarla senza giudizio. Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento. Cordiali saluti
Vorrei farle alcune domande per comprendere più in profondità il suo problema. La paura è legata a un comportamento realmente avvenuto in passato? Cosa la spingerebbe ad attuare questo gesto? Il bisogno di controllo, secondo lei, a cosa è dovuto? Che idea ha delle persone di genere femminile? Mi sembra di capire che è qualcosa che la fa soffrire e la porta a riflettere molto, rivivendo la scena anche in un secondo momento. Il rimuginio come la fa sentire? Le genera ansia? Sarebbe interessante comprendere se questa paura emerge anche quando è da solo con una ragazza. Bisogna capire da dove viene questa paura. Un professionista psicologo la può aiutare a comprendere le cause di questo problema e ad individuare delle strategie per gestirlo, oltre ad offrirle sostegno psicologico e ad ascoltarla senza giudizio. Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento. Cordiali saluti
Gentilissimo,
credo che questo post sia già un passo verso la consapevolezza che sono comportamenti invalidati.
Consiglio di parlarne con un professionista per trovare strategie e significati di questi suoi comportamenti e pensieri.
saluti
credo che questo post sia già un passo verso la consapevolezza che sono comportamenti invalidati.
Consiglio di parlarne con un professionista per trovare strategie e significati di questi suoi comportamenti e pensieri.
saluti
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