Salve a tutti, ho bisogno di aiuto per capire come agire perchè questa situazione davvero mi ha stra

Salve a tutti, ho bisogno di aiuto per capire come agire perchè questa situazione davvero mi ha stravolto e ho paura di sbagliare. Il mio compagno mi ha confessato di aver avuto per mesi un problema con un app di casinò online, scaricata per gioco e dopo un elevata vincita è diventata una situazione sempre più frequente fino a perdere sia i soldi della vincita che moltissimi altri personali, ma tanti. Adesso sostiene di aver smesso completamente da circa 4 mesi, che non ne ha più il bisogno e che adesso vuole solo rimediare al danno economico. Si reputa guarito e non vuole andare in analisi e sottolinea la nausea che adesso gli provoca pensare al gioco e si vergogna di ciò che ha fatto. Vi prego aiutatemi a capire se è possibile che abbiamo davvero smesso o tornerà in quel tunnel

23 risposte


Gentile utente, grazie per aver qui condiviso... La ludopatia è una dipendenza pari alle altre, pertanto richiede un certo tipo di intervento più strutturato Le consiglio di rivolgersi al Ser.D. della sua zona di riferimento Cordialmente Dr Eliana Nola

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Salve, Mi spiace molto per la situazione perché posso comprendere il disagio connesso, se si è instaurata una dipendenza Purtroppo è probabile che prima o poi possa ricascarci comunque fossi in lui qualche seduta con lo psicologo la farei anche per cercare di capire come mai si sia rivolto al gioco on-line Quale bisogno inespresso asia riuscito a gratificare. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL


Buongiorno, bisogna capire se è stato un singolo episodio e basta oppure se è un qualcosa che va avanti con continuità e lui è stato abile a nascondere fino a ché non ha oltrepassato un limite e ha preferito confessare perché qualcuno si sarebbe accorto dell'ammanco economico o per qualche altro motivo contingente. Dalla dipendenza non si esce facilmente e il fatto che dica che non vuole andare in analisi e che è guarito da solo non mi fa ben pensare... Chi ne vuole uscire decide davvero di farsi aiutare e vuole andare da chi può aiutarlo. E' purtroppo molto comune tra chi ha una dipendenza da gioco dire che si vergogna di quello che ha fatto e che non gli va di parlarne più perché ha la nausea o per altri motivi, ma di solito non ne vuole parlare perché non vuole affrontare il problema soprattutto con se stesso. Le faccio i migliori auguri e se posso darle una mano rimango a disposizione. Un cordiale saluto


Gentile utente, il gioco d’azzardo si innesca su una sensazione di base molto forte: il piacere. Le vincite garantiscono una forte soddisfazione, una vampata di calore, un’eccitazione che accende lo scommettitore. Perdere non fa demordere perché c'è l’idea che prima o poi la fortuna torni a girare domina il giocatore. D’altronde una delle più forti motivazioni a giocare è proprio quella di provare sensazioni intense. Al contrario della dipendenza da sostanze non c’è astinenza, cioè sofferenza data dalla mancata assunzione della sostanza, ma il puro piacere del giocare, la smaniosa ricerca delle sensazioni piacevoli date dal gioco, che finisce per sostituirne tante altre, divenendo così irrinunciabile. Concordo con i colleghi, dicendo che anche se ne è uscito c'è il rischio di ricaduta, oltre al fatto che non c'è ad oggi la certezza matematica di uscita. Quando si lavora per disintossicare dal gioco, è utile non proibire il gioco ma piuttosto agire sulla pulsione a farlo attraverso una regola che lo renda possibile in una modalità nuova e diversa, ad esempio modificandone i tempi o limitando l’investimento. La nuova regola sortisce l’effetto di ridurre la compulsione del paziente, che privata del suo rituale solito ne esce frustrata. L’alleanza del terapeuta con il paziente, elemento indispensabile per la buona evoluzione del percorso, è funzionale ad agire sulle resistenze di quest’ultimo e a facilitare l’accettazione di un nuovo modo di gestire le cose, modo che può essere sostenuto anche attraverso la collaborazione di familiari o persone a cui esso si riferisce e che si rendono disponibili a diventare parte attiva del trattamento. A disposizione, saluti


Il gambling patologico è paragonabile a molte altre forme di dipendenza e, in accordo con i colleghi che le hanno risposto, esiste la possibilità che si presentino situazioni in cui il suo compagno si senta più vulnerabile e sperimenti una bramosia (craving), capace di indurlo nuovamente a giocare. Il rischio di ricaduta, pertanto, esiste e il fatto che il suo compagno non voglia mettersi in discussione, non è esattamente un segno favorevole. Se fosse realmente consapevole che il gioco d'azzardo e le sue conseguenze rappresentano un problema, lo affronterebbe con un supporto professionale.


Gentilissima, come ogni altra dipendenza il gioco d'azzardo ha bisogno di un intervento multidisciplinare per essere inquadrato e per poter strutturare un trattamento adeguato. A parere mio è necessario approfondire ciò che è accaduto chiedendo aiuto ai servizi territoriali ovvero Ser.D o Ser.T che vi possono indicare il percorso da seguire, escluderei l'aiuto in questo caso di liberi professionisti che lavorano in proprio perchè c'è la necessità d'intervenire su più fronti, cosa che solo il "pubblico" per le dipedenze può garantire, almeno in una prima fase. Saluti


Buongiorno cara utente, purtroppo non è facile darle una risposta e ancor di più perché sta parlando del suo compagno e non di se stessa. Dovrebbero essere considerati tanti aspetti di vita di questa persona e per questo le stiamo consigliando di cercare di convincerlo ad iniziare un percorso psicoterapeutico. Di norma la miglior soluzione sono i Ser.D ma forse è troppo per lui da considerare e potrebbe pertanto proporgli qualche incontro per chiarirsi quel che è successo ed archiviarlo. Forse in questo modo sarebbe più aperto a "guardare" quel momento di vita e comprendere se è qualcosa di veramente superato o che è lì pronto a ritentarlo. Capisco che da moglie non è semplice gestire la situazione e comprendere fino in fondo quanto lui sia ancora coinvolto da tale dipendenza. Cordiali saluti. Dott.ssa Alessandra Domigno


Salve, come già detto dai colleghi, si tratta di una vera e propria dipendenza. Le persone che ne soffrono tendono a nascondere la verità. L'unica strada è convincerlo ad intraprendere un percorso di psicoterapia , meglio se di tipo E.M.D.R. Se non decide lui di volerne uscire è inutile qualsiasi trattamento. Dott.ssa Milvia verginelli


Gentile utente, il comportamento di dipendenza si può reiterare. I sintomi di digusto possono aiutare temporaneamente anche anch'essi disturbanti. In questi casi è indicato un percorso specifico di psicoterapia. Saluti Dott ssa Silvana Zito


Salve, purtroppo non è semplice intervenire in queste situazioni perché spesso l'interessato/a rifiuta di farsi aiutare. Potrebbe provare a proporre una consulenza di coppia, magari sentendosi appoggiato da lei, potrebbe tenere di meno l'incontro con un professionista. Un caro saluto


Gent.ma, come sicuramente sa, sarebbe opportuno poteste rivolgervi ad un servizio per valutare meglio la situazione e poter ipotizzare un intervento appropriato. Lei parla di “analisi” ma non è detto che vi siano le condizioni per intraprendere questa via. Disgusto e vergogna sono fisiologici dopo la sospensione dal comportamento di gioco: tenga però presente che il desiderio di voler “rimediare il danno economico” rimane un pericoloso campanello d’allarme. SG


Gentile utente, comprendo il momento che sta vivendo. Come già detto dai colleghi, non è semplice uscire da una dipendenza. Può essere che al momento non giochi ma ciò non vuol dire che sia immune da ricadute. Può contattare il centro più vicino che si occupa di dipendenze da gioco di azzardo e parlare con il suo compagno dell'eventualità di fare anche un colloquio. I centri sono di sostegno anche ai familiari. Ne parli apertamente, facendo presente le sue legittime preoccupazioni. In bocca al lupo. Cordiali saluti Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

psicologo

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Buongiorno, può essere, ma la dipendenza da gioco d'azzardo è una patologia dura da sconfiggere con possibili (frequenti) ricadute. Consiglierei nel caso di non rivolgersi ad uno psicoterapeuta privato ma recarsi al servizio pubblico SerDp dove trattano le dipendenze patologiche in modo più strutturato. Permane il pericolo che per rimediare al danno economico si ricorra allo stesso mezzo.


Gentile utente di mio dottore, il gioco d'azzardo rappresenta una dipendenza vera e propria. Le ludopatie vanno trattate in appositi centri nei quali il paziente può ricevere una presa in carico completa. Nei SERD si effettuano incontri di gruppo, psicoterapie individuali e familiari. E' molto difficile, se non impossibile, che una persona riesca a smettere di giocare in autonomia, l'esperienza clinica insegna questo. Se vuole aiutare il suo compagno può digli chiaramente che sul territorio potrebbe trovare appositi centri; potrebbero aiutarlo ad uscirne. Nella speranza con queste poche righe di aver orientato la sua domanda. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Gentile signora, Grazie per aver condiviso la sua esperienza. È molto difficile rispondere alla domanda che pone, quello che posso dirle è che il gioco d’azzardo, così come ogni altra dipendenza, è molto difficile che “passi” da solo, senza che la persona che ne è vittima intraprenda un percorso di aiuto. Non voglio ovviamente insinuare che suo marito sia in malafede quando le dice di aver smesso o di aver compreso la gravità del suo gesto; credo anzi che, in questo momento, lui creda fermamente di poter controllare la cosa e sia più che determinato a farlo. Il problema è che, quando si tratta di dipendenze, la buona volontà non basta, ma occorre proprio cercare un aiuto mirato e andare a fondo nel cercare di capire quale disagio abbia portato la persona a cadere nel gioco. Io le consiglio pertanto di insistere nel proporre a suo marito di intraprendere una psicoterapia e, se necessario, di frequentare anche dei gruppi di auto-mutuo aiuto. Un caro saluto


Gentile signora, generalmente i problemi di dipendenza da gioco sono difficilmente gestibili senza l'aiuto di professionisti del settore. Tuttavia esiste una percentuale di persone che riesce a superare la difficoltà e a smettere di giocare. Per i comportamenti di dipendenza solitamente si segue un percorso di consapevolezza della problematica e di attuazione di strategie di controllo. Lei, in ogni caso, è una persona legata affettivamente, quindi vive le sue personali preoccupazioni. Lei può richiedere una consulenza psicologica per avere informazioni specifiche sulle dipendenze e sulle tipologie di intervento che si possono utilizzare in questo campo. Io ho esperienza decennale sulle problematiche di dipendenze da sostanze e da gioco , se vuole può contattarmi. Saluti Dott.ssa Maria Luisa Strano

Dott.ssa Maria Luisa Strano

Dott.ssa Maria Luisa Strano

psicologo

Giugliano in Campania

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Gentilissima, la situazione è un po' più complessa. È molto positivo, se lui in primis e di sua iniziativa ha ammesso e riconosciuto la dipendenza (cosa che capita molto raramente, di solito viene "scoperta" o fatta confessare). Se come temo c'è una vulnerabilità, il rischio ricaduta è altissimo, per il semplice fatto che si tratta di vera e propia patologia e come tale va interpretata e trattata: sì , è certo trattabile, ma con un attivo e forte impegno da parte della persona. Non vedo altro che vantaggi nell'iniziare un percorso, sia nel caso in cui lui stia dicendo il vero, sia nel caso lui stia bluffando (vocabolo quanto mai azzeccato e coerente, in questo caso!): ricordi che se forzato da altri ad iniziare un percorso, con ogni probabilità non lo reggerà... Forse anche per lei stessa, a questo punto, potrebbe essere utile qualche colloquio. Buona vita.

Dott.ssa Monica Tabarini

Dott.ssa Monica Tabarini

psicoterapeuta

Marano di Valpolicella

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Gentile utente grazie per aver condiviso con noi le sue difficoltà e la problematica del suo compagno purtroppo come hanno già detto i miei colleghi è una dipendenza e come tale andrebbe trattata rinnovo il consiglio di convincerlo a rivolgersi al serd di zona per intraprendere un percorso di valutazione e poi saranno loro stessi eventualmente a dichiararne la remissione effettiva. Un caro saluto Dott.ssa Valeria Sicari


Gentile signora, capisco la sua preoccupazione, la ludopodia è sicuramente una dipendenza importante che merita un’adeguata attenzione. Sicuramente rivolgersi al SERD di zona sarebbe la scelta migliore. Quello che mi sento di dirle è di non sottovalutare come sta lei e come vive lei questa situazione, perchè immagino che il carico emotivo sia molto forte. Mi dispiace non riuscire a fornirle una risposta più rincuorante, resto a disposizione qualora avesse bisogno di ulteriori confronti. Saluti Dr.ssa Daniela Fierro


La situazione che descrivi è delicata e comprensibilmente ti provoca ansia e incertezza. Il problema del gioco d'azzardo, o ludopatia, può avere un decorso molto variabile da persona a persona. È incoraggiante che il tuo compagno abbia riconosciuto l'impatto negativo del suo comportamento e che da quattro mesi non stia più giocando. Tuttavia, è importante sapere che: La remissione spontanea è possibile, ma non comune. Spesso, la sola volontà non è sufficiente a mantenere un cambiamento a lungo termine, soprattutto in presenza di fattori scatenanti o periodi di stress. Il senso di vergogna può essere un ostacolo. Anche se il suo rifiuto di andare in terapia potrebbe sembrare un segno di forza, in realtà, affrontare il problema con l'aiuto di uno specialista è il modo più sicuro per prevenire le ricadute. La vergogna, se non elaborata, può infatti ostacolare un reale recupero. I segnali positivi non garantiscono l'assenza di rischio. La "nausea" verso il gioco e il desiderio di rimediare ai danni sono buoni segnali, ma non sostituiscono una gestione strutturata e consapevole del problema. Per comprendere meglio la situazione e avere un quadro più chiaro, ti consiglieri di rivolgerti a uno specialista. Un terapeuta esperto in dipendenze comportamentali potrebbe aiutare il tuo compagno a consolidare i suoi progressi e prevenire eventuali ricadute. Inoltre, anche tu potresti beneficiare di un supporto per affrontare al meglio questa fase e comprendere come gestire le tue emozioni. È fondamentale non affrontare tutto da soli, ma affidarsi a chi ha le competenze per guidarvi in ​​questo percorso. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa.


Gentile utente, quanto porta tocca una questione complessa, che chiama in causa non solo il comportamento del suo compagno, ma anche la posizione che lei stessa si trova oggi a occupare di fronte a ciò che è emerso. Comprensibilmente, la scoperta di una dipendenza può scuotere profondamente i legami e mettere in crisi la fiducia, suscitando il desiderio di capire, di prevenire, di “sapere se davvero è finita”. Può essere utile, per lei, prendersi uno spazio di parola personale, dove poter mettere in ordine ciò che questa vicenda le suscita — la paura, la rabbia, il dubbio — e interrogarsi su quale posto desidera occupare rispetto a questo legame. Talvolta è proprio dal lavoro su di sé che qualcosa può iniziare a muoversi anche nell’Altro. Un saluto.


Salve, le consiglio di continuare a supervisionare i comportamenti del suo compagno e nel caso in cui noti cambiamenti che la facciano preoccupare le consiglio di parlarne nuovamente con lui, può coinvolgere altre persone punti di riferimento per la coppia, cercare lei stessa sostegno per capire come affrontare la situazione, qualora evolvesse. Le auguro un buon proseguimento.


Grazie per la sua domanda. Per molte difficoltà di natura emotiva, psicologica e relazionale, così come nei momenti di particolare stress, durante problemi di salute o in occasione di cambiamenti importanti della vita, un percorso psicologico può rappresentare un valido supporto. Nel mio lavoro utilizzo un approccio orientato alla terapia breve, che spesso consente di ottenere i primi miglioramenti già dopo pochi incontri. Successivamente, il percorso prosegue con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e favorire una risoluzione stabile delle difficoltà. Nella maggior parte dei casi, il trattamento richiede mediamente circa 10 sedute. Le consulenze sono disponibili sia in presenza sia online, per garantire la massima flessibilità. Per ricevere maggiori informazioni o prenotare un primo colloquio, può contattarmi anche tramite WhatsApp al numero 349-75.1 8.934, oppure utilizzando i recapiti indicati sulla piattaforma miodottore.it⁠. Sono inoltre disponibili pacchetti promozionali di 5 incontri. Cordiali saluti, Dott. Michele Scala Psicologo Psicoterapeuta

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.