Buongiorno, scrivo perché vorrei un parere esterno, possibilmente da psicologi/psicoterapeuti, su un

Buongiorno, scrivo perché vorrei un parere esterno, possibilmente da psicologi/psicoterapeuti, su una situazione sentimentale che sto vivendo e che mi sta facendo molto riflettere. La mia ragazza mi ha lasciata da poco dopo più di due anni di relazione. Ci siamo conosciute quando avevamo 17 anni, ora ne abbiamo 20, quindi siamo cresciute molto insieme. Il nostro rapporto è sempre stato molto intenso, quotidiano, pieno di complicità, affetto, abitudini condivise e presenza reciproca. Non posso dire che stessimo male insieme: anzi, entrambe siamo consapevoli del fatto che insieme stavamo bene e che tra noi c’è ancora un bene enorme. Negli ultimi mesi, però, credo che qualcosa nel rapporto romantico si fosse un po’ spento. Io stessa mi ero un po’ distaccata a causa di impegni e stress, e ne avevamo parlato promettendoci di provare a tornare quelle di prima. Lei, però, in questo periodo ha iniziato a riflettere molto su se stessa e mi ha detto di avere dei dubbi: temeva di stare con me per routine o per abitudine, diceva di sentirsi cambiata e di percepire anche il suo amore per me in modo diverso. Qualche giorno fa ci siamo viste per parlare. Inizialmente lei mi ha detto che avrebbe voluto prendersi una pausa per capire se continuare o meno la relazione. Abbiamo pianto molto, ci siamo aperte tanto, e a un certo punto mi ha detto che nei miei occhi aveva rivisto la stessa luce di cui si era innamorata all’inizio e che secondo lei ne valevo la pena. Sono rimasta a dormire da lei, abbiamo dormito insieme, e il giorno dopo abbiamo fatto colazione e pranzo insieme. In quel momento sembrava davvero che ci fossimo ritrovate. Poi, poche ore dopo, mi ha scritto che doveva parlarmi. Ci siamo viste di nuovo e mi ha detto che i dubbi erano tornati, che quando siamo insieme sta benissimo ma quando io vado via ricomincia a pensare che forse sta bene con me per abitudine. Mi ha detto che mi ama ancora, ma non come prima, e che sente il bisogno di capire se stessa. Io le ho detto che secondo me l’amore cambia, che dopo due anni e dopo una crescita così grande è normale non provare più le stesse sensazioni dell’inizio, ma lei vive questa cosa come un campanello d’allarme. Il nostro addio è stato molto straziante: siamo rimaste abbracciate a piangere, ci siamo date gli ultimi baci, le ultime carezze, io ho salutato casa sua e tutto quello che per me rappresentava la nostra quotidianità. È stato come salutare una vita intera. Nei giorni successivi ho avuto momenti di disperazione fortissima, pianto continuo, senso di vuoto, apatia, difficoltà a pensare ad altro. Allo stesso tempo, nelle ultime ore ho iniziato a riflettere su un punto: forse sono stata cieca anche io a non accorgermi che negli ultimi mesi il nostro rapporto romantico si stava trasformando in un affetto profondissimo, quasi da migliori amiche. Forse ci volevamo, e ci vogliamo, un bene enorme, ma la parte romantica si era affievolita. Riguardando foto e ricordi degli ultimi mesi, mi fanno meno effetto rispetto a quelli dell’anno scorso, quando sento che eravamo più “noi” come coppia. Questo mi fa pensare che forse io sto soffrendo non solo per la persona che ho perso adesso, ma anche per la nostalgia delle “vecchie noi”: due versioni di noi che forse non esistono più nello stesso modo. I miei dubbi principali sono questi: È possibile che una relazione finisca non perché manca affetto, ma perché l’amore romantico si è trasformato in un legame più familiare, affettuoso, quasi amicale? È normale stare bene insieme e volersi ancora tanto bene, ma non riuscire più a sentirsi una coppia? Il fatto che io provi ancora dolore fortissimo e nostalgia significa che la relazione doveva continuare, oppure può essere semplicemente il lutto per qualcosa che è stato importante? Quando lei il primo giorno sembrava voler riprovare e poi il giorno dopo ha cambiato idea, può essere stato senso di colpa, paura di perdermi, confusione emotiva? Come si distingue un momento di amore sincero da una decisione stabile? È sensato pensare che forse era la “vecchia me” ad amare la “vecchia lei”, e che ora entrambe siamo cambiate? Come si fa a capire se si vuole davvero tornare con una persona o se si vuole solo tornare indietro a un periodo in cui quella relazione faceva stare bene? Secondo voi è possibile, in futuro, mantenere un rapporto di amicizia con una ex quando c’è ancora molto affetto, oppure è meglio prendere distanza per un periodo? Come si capisce quando si è pronte? Infine, mi chiedo anche come gestire il presente: ho l’impulso di scriverle, di sapere come sta, di cercare un suo abbraccio, ma temo che questo possa tenermi bloccata in una speranza continua. Quanto è importante il distacco nelle prime fasi di una rottura, anche quando ci si lascia volendosi bene? Ringrazio in anticipo per l'attenzione, mi piacerebbe capire meglio cosa può succedere psicologicamente in una relazione così: quando due persone si amano tanto, crescono insieme, ma forse cambiano al punto da non sentirsi più le stesse di prima nella relazione.

4 risposte


Buongiorno, da ciò che racconta emerge una sofferenza molto intensa e comprensibile: la fine di una relazione importante non comporta solo la perdita dell’altra persona, ma anche di una quotidianità, di abitudini condivise e di una parte della propria storia. È possibile che una relazione finisca pur in presenza di molto affetto, poiché non sempre la fine coincide con mancanza di bene, conflitti gravi o rotture nette. A volte il legame resta profondo, ma cambia la qualità dell’investimento romantico: ciò che prima era vissuto come rapporto di coppia può trasformarsi gradualmente in qualcosa di più familiare, affettuoso, tenero, ma meno orientato al desiderio. Il dolore che prova, quindi, non è necessariamente la prova che la relazione dovesse continuare, può essere anche l’espressione di un lutto: lutto per la persona, per la relazione, per la quotidianità e per le versioni di voi che sono esistite in un certo momento della vita. Mi sembra importante che Lei abbia già iniziato a interrogarsi su questo punto: le manca la persona nel presente, per come è oggi, oppure le manca anche ciò che eravate e ciò che quella relazione rappresentava? Questa potrebbe essere un’area significativa su cui lavorare, con delicatezza, senza cercare risposte immediate, poiché spesso queste risposte sono un tentativo di forzare un senso a qualcosa di difficile da sostenere emotivamente. Un’amicizia futura non è impossibile, soprattutto quando resta affetto, ma di solito diventa più possibile quando il legame non è più vissuto come una promessa implicita di tornare insieme, quando diventa chiaro che ci tenere l’una all’altra come persone, senza vincoli di dipendenza relazionale. In questo momento forse non deve chiedersi subito se la relazione fosse “giusta” o “sbagliata”, ma concedersi di attraversare il dolore e osservare, con il tempo, che forma prenderà il sentimento quando l’angoscia della separazione sarà meno intensa. Enrico Astorina, Psicologo-Psicoterapeuta

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Gentilissima si è posta tante domande in un periodo in cui sta soffrendo tanto per il lutto della chiusura della relazione. Sono tutte domande lecite ed interessanti ma sposta il focus dal sentire al pensare. Le andrebbe di parlarmi di come si sente? Se è pronta può prenotare con me una prima visita online.


Gentile utente, da quello che racconta emerge una relazione che ha avuto un grande valore e che ha accompagnato entrambe in una fase di profonda crescita. Per questo motivo è comprensibile che la separazione venga vissuta come la perdita non solo di una persona, ma anche di un progetto, di abitudini e di una parte della propria storia. Può accadere che una relazione si trasformi nel tempo: l'affetto, la stima e il legame possono rimanere molto forti, mentre la dimensione romantica venga percepita in modo diverso. Questo non significa necessariamente che ciò che avete vissuto fosse meno autentico, ma che entrambe stavate attraversando un cambiamento. Anche il comportamento della sua ex, che un giorno sembrava orientata a riprovarci e il giorno successivo ha espresso nuovamente i suoi dubbi, può riflettere una forte ambivalenza. Quando ci si trova davanti a una scelta così importante è frequente oscillare tra il desiderio di mantenere il legame e il bisogno di capire se stessi. Il dolore intenso che prova oggi non è, da solo, un indicatore del fatto che la relazione dovesse continuare. È anche l'espressione del lutto per qualcosa che è stato significativo e che ha occupato uno spazio importante nella sua vita. Per quanto riguarda il contatto, nelle prime fasi della separazione una certa distanza può essere utile, anche quando ci si lascia con affetto. Non serve a cancellare l'altro, ma a permettere a entrambe di comprendere cosa desiderano davvero, senza che la nostalgia o il bisogno del momento guidino ogni scelta. Solo con il tempo sarà più chiaro se ciò che manca è la persona, la relazione che era diventata o il periodo della vita che rappresentava. Un caro saluto.


Buongiorno, dal suo racconto emerge un legame che è stato profondamente significativo per entrambi. Ci si può chiedere se l'amore sia "finito" o meno, ma mi sembra importante interrogarsi su come la vostra relazione si sia trasformata nel tempo e su che cosa questa trasformazione abbia significato per voi. In questo momento più che risposte definitive potrebbe essere utile stare fermi in atteggiamento di ascolto e rilevare ciò che questa esperienza sta generando.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.