Mio marito da circa un mese prende la quietanza prescritta dallo psicologo non riusciva a dormire do

21 risposte
Mio marito da circa un mese prende la quietanza prescritta dallo psicologo non riusciva a dormire dopo anni orazepam,tra l,altro aveva attacchi di panico,abbiamo risolto per l'insonnia, ma durante il giorno è strano un po assente,sono queste pillole?siamo catanesi tutti i mediciinvece di risolvere il problema lo fanno sembrare uno zombi ,lui vuole dormire la notte e stare bene di giorno,penso che come mio marito c'è ne saranno tanti con lo stesso problema!
Dott.ssa Tiziana Vecchiarini
Psicologo, Psicoterapeuta
Pozzuoli
Buonasera, capisco la sua preoccupazione e la fatica nel vedere suo marito più “assente” durante il giorno dopo aver finalmente risolto il problema del sonno.
È importante però chiarire che questa è una pagina di psicologi e psicoterapeuti: attraverso questo spazio non è possibile valutare né commentare gli effetti collaterali dei farmaci, né fare ipotesi su dosaggi o molecole specifiche.
Qualsiasi farmaco prescritto per il sonno o per l’ansia (che si tratti di ansiolitici, ipnotici o altri principi attivi) può avere effetti diurni come sedazione, rallentamento o senso di “ovattamento”, soprattutto nelle prime settimane o in base al dosaggio. Tuttavia, solo il medico che ha prescritto la terapia (psichiatra o medico curante) è la persona indicata a cui rivolgere queste domande e a valutare eventuali modifiche.
Se l’obiettivo è dormire la notte e stare bene durante il giorno, è fondamentale riferire esattamente questi effetti a chi segue suo marito dal punto di vista farmacologico, senza sospendere o cambiare autonomamente la terapia.
Un percorso psicologico può essere un valido supporto per lavorare sugli attacchi di panico e sull’ansia, ma la gestione dei farmaci e dei loro effetti resta di competenza medica.
Un cordiale saluto.
Dott. Tiziana Vecchiarini

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Dott.ssa Eleonora De Santis
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buonasera, è comprensibile preoccuparsi quando un farmaco aiuta a dormire, ma causa disagi di giorno. L’obiettivo della cura dovrebbe essere proprio questo: dormire la notte e funzionare bene di giorno. Spesso la soluzione più efficace risulta essere affiancare la farmacologia con un percorso psicoterapeutico mirato. La vostra situazione è più comune di quanto crede: tante persone pensano di dover accettare gli effetti collaterali, ma possono esserci nuove e diverse soluzioni: la terapia, qualunque essa sia, ha l'obiettivo di migliorare la qualità di vita. Ogni situazione è diversa e merita ascolto e attenzione. Qualora riteneste opportuno un confronto professionale, resto a disposizione. Ad ogni modo, vi auguro il meglio!
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Salve, mi dispiace per questi effetti collaterali. Probabile che le pastiglie abbiano questo effetto perché sono sempre psicofarmaci. Proverei a cercare uno specialista che lo aiuti in respirazioni e gestione dell'ansia così da ridurre gradualmente le pastiglie( sempre sotto monitoraggio di uno specialista per evitare effetti peggiori).
Spero possiate trovare un equilibrio senza rinunciare alla lucidità.
Cordialmente,
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Nunzia Sasso
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Certamente, capisco perfettamente la sua preoccupazione. Vedere il proprio marito finalmente riposato ma "assente" durante il giorno crea una forte frustrazione, perché sembra che si debba sempre rinunciare a un pezzo di benessere per ottenerne un altro.
Prima di tutto, è importante fare una piccola ma fondamentale chiarezza: lo psicologo non prescrive farmaci perché non è un medico. Si occupa della mente e delle emozioni, mentre le prescrizioni spettano allo psichiatra o al medico di base. Se questo farmaco è stato prescritto, è probabile che ci sia stata una consulenza medica.
Quello che lei descrive come uno stato da "zombi" è un segnale psicologico molto importante. Spesso, quando l'ansia e il panico sono stati molto forti per anni, si cerca una soluzione che "spenga" il dolore. Il problema è che questi farmaci talvolta non spengono solo l'ansia, ma finiscono per appiattire tutta la vitalità della persona. Dal punto di vista psicologico, suo marito sta mettendo a tacere il sintomo (l'insonnia), ma non sta ancora affrontando la causa che genera il panico.
È come se la mente fosse stata messa in "stand-by". Se lui desidera dormire la notte ma essere presente e vitale di giorno, non può affidarsi solo alla chimica. Il farmaco può servire come un salvagente per non affogare, ma è la psicoterapia che insegna a nuotare. Senza un percorso che aiuti suo marito a capire da dove arrivano quegli attacchi di panico, rimarrà sempre intrappolato tra il terrore di stare male e l'apatia causata dalle pillole.
Il mio consiglio è di non rassegnarvi a vederlo così. È fondamentale che parliate con il medico che ha fatto la prescrizione per riferire questa eccessiva sonnolenza diurna, ma è altrettanto urgente iniziare un percorso di sostegno psicologico. Solo lavorando sulle cause del panico potrà, con il tempo e sotto controllo medico, ridurre il bisogno di farmaci così pesanti e tornare a essere se stesso. Lei è una risorsa preziosa per lui: continui a stimolarlo a ritrovare non solo il sonno, ma anche la sua presenza nella vita di ogni giorno. Sono la dottoressa Nunzia Sasso psicologa la saluto cordialmente.
Dott.ssa Ilaria Bresolin
Psicologo, Neuropsicologo
Breda di Piave
Gentile utente, quello che descrive è effettivamente molto frequente. I farmaci che aiutano a dormire e a contenere l’ansia, soprattutto se assunti da poco o a dosaggi non ancora ben calibrati, possono dare durante il giorno quella sensazione di rallentamento o distacco emotivo.
Se dopo un mese suo marito è ancora così assente, è importante dirlo chiaramente allo specialista che lo segue. A volte basta rivedere il dosaggio, l’orario di assunzione o il tipo di farmaco; altre volte serve affiancare un lavoro psicologico più mirato sugli attacchi di panico, che sono spesso la radice del problema. Bisognerebbe trovare un trattamento basato sulla persona specifica e non solo sul sintomo.
Dott.ssa Ilaria Bresolin.
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Vi consiglierei di ricorrere anche a una consulenza psicologica, se non a una psicoterapia, per poter approfondire le cause di questo sintomo, così da pensare di sospendere pian piano il farmaco che provocherebbe questi effetti diurni da lei descritti
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

alcuni effetti collaterali di farmaci prescritti per insonnia possono dare sonnolenza diurna. Consiglio di sentire il parere di un altro specialista neurologo.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco la Sua preoccupazione. È possibile che i farmaci per l’ansia e il sonno, soprattutto all’inizio o se non ben calibrati, diano effetti diurne come sonnolenza, rallentamento o senso di “assenza”. È importante che Suo marito riferisca questi effetti allo psicologo o al medico prescrittore, così da valutare un aggiustamento della terapia. L’obiettivo, come dice giustamente Lei, è dormire la notte e stare presenti e attivi di giorno. Non è una richiesta irragionevole e merita ascolto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
da ciò che descrive è possibile che “Quietanza” si riferisca alla quetiapina, un farmaco che a basse dosi viene spesso prescritto per l’insonnia e che può essere utile anche in presenza di ansia e attacchi di panico. Uno degli effetti collaterali più frequenti, soprattutto nelle prime settimane o se il dosaggio non è ben calibrato, è proprio la sonnolenza diurna, la sensazione di rallentamento, “mente annebbiata” o di essere un po’ assenti, come lei giustamente descrive.

Questo non significa che il farmaco sia “sbagliato”, ma che potrebbe non essere il più adatto per lui, oppure che dose, orario di assunzione o strategia terapeutica vadano rivisti. L’obiettivo, come dice giustamente suo marito, deve essere dormire la notte e stare bene di giorno, non sentirsi sedati.

È importante anche ricordare che i farmaci trattano il sintomo, ma nel caso di insonnia legata ad ansia o attacchi di panico è fondamentale affiancare un percorso psicologico o psicoterapeutico, che permetta di lavorare sulle cause del problema e ridurre nel tempo la dipendenza dai farmaci.

Il consiglio è quindi di non sospendere autonomamente la terapia, ma di confrontarsi quanto prima con uno specialista (psichiatra o medico prescrittore) per rivalutare la situazione e, se necessario, modificare l’intervento. Un approfondimento mirato può davvero fare la differenza.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, sicuramente ogni terapia farmacologica ha bisogno di un periodo di assestamento per vedere come reagisce la persona e poi un periodo di "aggiustamento" dei dosaggi per ottenere il miglior equilibrio possibile fra benefici desiderati ed effetti collaterali.
Suggerirei a questo punto anche un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta per vedere di incidere non solamente sui sintomi ma anche sulle cause della difficoltà nel sonno.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Capisco bene la sua preoccupazione. Sì, può succedere che una terapia che aiuta il sonno renda la persona più rallentata o “assente” durante il giorno: non è raro. In ottica strategica, il farmaco è uno strumento, non la soluzione. Se di notte dorme ma di giorno “si spegne”, l’equilibrio va rivisto insieme allo specialista. L’obiettivo non è sedare, ma far dormire bene per vivere bene anche da svegli.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera signora.
E' impossibile che sia stato uno psicologo a prescrivere farmaci, noi psicologi non abbiamo alcuna abilitazione in tal senso. Sarà stato uno psichiatra o comunque un medico: la sua domanda è molto importante, perché tocca il tema della qualità della vita di suo marito, ma deve porla ad un medico.
Qui su questa piattaforma siamo tutti psicologi.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, per quanto riguarda i farmaci le consiglio di chiedere al medico che ha prescritto la terapia. Le consiglio di associare anche una terapia psicologica, le medicine seppur importanti agiscono esclusivamente sui sintomi; uno psicologo potrebbe capire le cause ed insegnare strategie utili per il problema descritto.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott.ssa Fiordalisa Melodia
Psicologo clinico, Psicologo
Capaci
Gentile signora, potrebbero essere i farmaci questo si. Suggerisco di consultare lo psichiatra che segue suo marito per sottolineare le difficoltà durante il giorno. Cordialmente, dr.ssa Melodia
Dott.ssa Elisabetta Di Maso
Psicologo, Psicologo clinico
Bitonto
Buongiorno, comprendo il suo stato, le consiglio di intraprendere una terapia sistemico relazionale, in modo da poter beneficiarne tutta la famiglia nel suo insieme.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

da attacchi di panico ed insonnia è possibile guarire attraverso l ausilio combinato di farmacoterapia e psicoterapia. Suo affianchi alla terapia farmacologica la psicoterapia vedrà che con il tempo potrà guardare ad un benessere più a lungo termine.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
I sintomi che descrive possono essere effetti collaterali del farmaco, soprattutto nelle prime settimane o in relazione al dosaggio. È importante che suo marito ne parli con lo psicologo o con il medico prescrittore, senza sospendere autonomamente la terapia, per valutare eventuali aggiustamenti. L’obiettivo corretto è proprio dormire la notte e mantenere una buona vigilanza di giorno.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Janett Aruta - Psicologa
Ricevo su MioDottore e in studio a Palermo
Salve Signora, potrebbe proporre a suo marito di intraprendere un percorso psicologico per comprendere la natura della problematica e fare un intervento di tipo diverso, semmai anche con il suo supporto, che è sempre un valore importante. Se ha bisogno di delucidazioni mi contatti pure. Non sempre i farmaci sono la soluzione, delle volte sono solo un palliativo che nasconde il sintomo temporaneamente, per poi farlo tornare anche più forte di prima.
Dott. GILBERTO FULVI
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno signora. La psicologia non ha come obiettivo quello di togliere i sintomi ma di ascoltarli e rivelare il messaggio di cui sono portatori. Eliminare un sintono, da questo punto di vista, sarebbe come eliminare la spia del serbatoio della benzina. Se la togliamo non si accende più, sparisce il fastidio di quella lucetta accesa ma non per questo la macchina camminerebbe. Le consiglio di invitare suo marito a iniziare un percorso di sostegno psicologico o di terapia. Lui ha la soluzione della sua insonnia e il motivo del suo panico. La strada farmacologica sembra essere riuscita a togliere sensibilità e vitalità, per ritrovare sensibilità e vitalità è necessario affrontare la veglia e il rischio di rimanere svegli e provare ansia. Dietro l'ansia c'è qualcosa che suo marito sembrerebbe non aver la forza di voler affrontare. Magari con l'aiuto di un professionista riuscirebbe. Non esiti a dirgli di contattarmi. Vivo a Milano ma lavoro anche online. Buona vita.
Salve, cos'è la quietanza? forse intende la quietapina e comunque lo psicologo non può prescrivere farmaci. Spero l'abbia prescritta uno psichiatra e/o un neurologo e non il medico di base, altrimenti mi rivolgerei ad uno specialista del settore. Credo sia il caso che suo marito si rivolga ad uno psicoterapeuta per affrontare la problematica dell'insonnia, anche attraverso delle tecniche che uno specialista saprà consigliargli.
Cara utente,
per rispondere alla sua domanda servirebbe sapere il dosaggio e i tempi con cui viene preso il farmaco. In ogni caso, ogni farmaco ha degli effetti collaterali e questi devono essere monitorati per far si che il medico intervenga per cambiare qualcosa della terapia in modo da alleviare tali effetti. Le consiglio di parlarne con suo marito e qualora anche lui riferisse la stesso disagio e manifestasse la voglia di eliminarlo, allora è possibile contattare il medico che ha prescritto la cura così da trovare un nuovo dosaggio che più si adatti alle esigenze.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella

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