Mio figlio ha 12 anni e frequenta la seconda media. Fino alla prima media è sempre stato un ragazzo
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risposte
Mio figlio ha 12 anni e frequenta la seconda media.
Fino alla prima media è sempre stato un ragazzo tranquillo, sia a scuola che a casa. Studiava con impegno e non dava problemi particolari.
Dalla seconda media, però, è cambiato molto.
Ha iniziato a ricevere note frequenti, disciplinari e generiche, legate al comportamento in classe.
Fa molte assenze, non si impegna più come prima nello studio, e sembra disinteressato a tutto ciò che riguarda la scuola.
Ultimamente la situazione è peggiorata: gli insegnanti mi richiamano spesso perché lancia oggetti come matite, gomme o altri materiali dell’astuccio.
Non ha un atteggiamento violento, ma disturba molto le lezioni e sfida apertamente gli insegnanti.
Quando gli chiedo perché si comporta così, mi risponde semplicemente che “non lo sa”. Ho provato a parlargli più volte ma non riesco a capire cosa c’è dietro questo cambiamento.
Gli insegnanti mi dicono che non sanno più cosa fare e io mi sento molto sola in questa situazione. Ho bisogno di capire cosa sta succedendo a mio figlio e come posso aiutarlo prima che peggiori.
Fino alla prima media è sempre stato un ragazzo tranquillo, sia a scuola che a casa. Studiava con impegno e non dava problemi particolari.
Dalla seconda media, però, è cambiato molto.
Ha iniziato a ricevere note frequenti, disciplinari e generiche, legate al comportamento in classe.
Fa molte assenze, non si impegna più come prima nello studio, e sembra disinteressato a tutto ciò che riguarda la scuola.
Ultimamente la situazione è peggiorata: gli insegnanti mi richiamano spesso perché lancia oggetti come matite, gomme o altri materiali dell’astuccio.
Non ha un atteggiamento violento, ma disturba molto le lezioni e sfida apertamente gli insegnanti.
Quando gli chiedo perché si comporta così, mi risponde semplicemente che “non lo sa”. Ho provato a parlargli più volte ma non riesco a capire cosa c’è dietro questo cambiamento.
Gli insegnanti mi dicono che non sanno più cosa fare e io mi sento molto sola in questa situazione. Ho bisogno di capire cosa sta succedendo a mio figlio e come posso aiutarlo prima che peggiori.
Ciao! Capisco quanto questa situazione possa essere difficile e preoccupante. Dato il cambiamento nel comportamento del ragazzo e le difficoltà che sta affrontando,
le consiglio di rivolgerti a uno specialista, come uno psicologo specializzato in adolescenti. Un professionista può aiutare a capire meglio cosa sta succedendo e a trovare le strategie più adatte per supportarlo.
Io sono disponibile anche per un consulto online, così possiamo organizzare un incontro nel modo più comodo . Non sei sola in questa situazione, e cercare un aiuto professionale può fare davvero la differenza. Dott.ssa Borrelli
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Buonasera,
sono d'accordo con lei quando dice che vuole capire come può aiutare suo figlio. Suo figlio è un minore, il suo punto di riferimento sono i genitori per cui, lei potrebbe davvero fare la differenza. Può sicuramente ricercare insieme al papà di suo figlio un aiuto psicologico in tal senso. A tal proposito le chiedo : il papà che non ha nominato, è al corrente della situazione? Un caro saluto,
Dott.ssa G.T.
sono d'accordo con lei quando dice che vuole capire come può aiutare suo figlio. Suo figlio è un minore, il suo punto di riferimento sono i genitori per cui, lei potrebbe davvero fare la differenza. Può sicuramente ricercare insieme al papà di suo figlio un aiuto psicologico in tal senso. A tal proposito le chiedo : il papà che non ha nominato, è al corrente della situazione? Un caro saluto,
Dott.ssa G.T.
Aver cercato di parlare con Suo figlio per comprendere le ragioni del suo atteggiamento è sicuramente stato un modo corretto di agire in questa situazione. Il dialogo è molto importante!
Tuttavia, in questo momento sembra che Suo figlio abbia difficoltà ad esprimere quello che prova e/o a rintracciare lui stesso le ragioni alla base del suo atteggiamento.
Sarebbe necessario approfondire per poterLa aiutare.
Mi rendo disponibile ad un confronto per aiutarLa a gestire questa situazione così delicata. Emerge chiaramente la Sua preoccupazione (assolutamente legittima).
Tuttavia, in questo momento sembra che Suo figlio abbia difficoltà ad esprimere quello che prova e/o a rintracciare lui stesso le ragioni alla base del suo atteggiamento.
Sarebbe necessario approfondire per poterLa aiutare.
Mi rendo disponibile ad un confronto per aiutarLa a gestire questa situazione così delicata. Emerge chiaramente la Sua preoccupazione (assolutamente legittima).
Il cambiamento che descrive nel comportamento di suo figlio può avere molteplici cause e merita un’attenta valutazione. L’ingresso nella preadolescenza, infatti, rappresenta una fase di sviluppo complessa e delicata, in cui si verificano importanti trasformazioni sul piano emotivo, relazionale e cognitivo. Spesso queste trasformazioni possono manifestarsi con atteggiamenti oppositivi, calo della motivazione scolastica, comportamenti provocatori o difficoltà nella gestione delle regole.
Tuttavia, quando il cambiamento è così marcato e repentino – come nel caso di suo figlio, che da studente tranquillo e impegnato diventa disinteressato, assenteista e oppositivo – è importante non sottovalutare il disagio che potrebbe esprimere attraverso questi comportamenti.
Le risposte evasive come “non lo so” sono tipiche in questa fascia d’età e possono riflettere una difficoltà reale nel comprendere e verbalizzare ciò che si prova. È possibile che stia attraversando un momento di fatica emotiva, che si senta inadeguato, confuso o sopraffatto da pressioni scolastiche o relazionali. Potrebbero esserci difficoltà legate al gruppo dei pari, alla percezione di sé, alla relazione con gli adulti o anche eventi di cui non è semplice parlare apertamente.
La sensazione di solitudine che esprime come genitore è comprensibile e legittima. Non è facile affrontare da soli queste situazioni, soprattutto quando si ha l’impressione che gli strumenti abituali di dialogo non funzionino più.
Proprio per questo sarebbe utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista – uno psicologo dell’età evolutiva – che possa aiutarvi a comprendere meglio le dinamiche sottostanti questo cambiamento e offrire un supporto adeguato sia a lei che a suo figlio. Un intervento precoce può fare una grande differenza nel favorire il benessere e la crescita positiva di suo figlio.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Tuttavia, quando il cambiamento è così marcato e repentino – come nel caso di suo figlio, che da studente tranquillo e impegnato diventa disinteressato, assenteista e oppositivo – è importante non sottovalutare il disagio che potrebbe esprimere attraverso questi comportamenti.
Le risposte evasive come “non lo so” sono tipiche in questa fascia d’età e possono riflettere una difficoltà reale nel comprendere e verbalizzare ciò che si prova. È possibile che stia attraversando un momento di fatica emotiva, che si senta inadeguato, confuso o sopraffatto da pressioni scolastiche o relazionali. Potrebbero esserci difficoltà legate al gruppo dei pari, alla percezione di sé, alla relazione con gli adulti o anche eventi di cui non è semplice parlare apertamente.
La sensazione di solitudine che esprime come genitore è comprensibile e legittima. Non è facile affrontare da soli queste situazioni, soprattutto quando si ha l’impressione che gli strumenti abituali di dialogo non funzionino più.
Proprio per questo sarebbe utile e consigliato rivolgersi ad uno specialista – uno psicologo dell’età evolutiva – che possa aiutarvi a comprendere meglio le dinamiche sottostanti questo cambiamento e offrire un supporto adeguato sia a lei che a suo figlio. Un intervento precoce può fare una grande differenza nel favorire il benessere e la crescita positiva di suo figlio.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno gentile Utente, la situazione che descrive è certamente delicata e immagino il senso di smarrimento e frustrazione che può provare nel vedere un figlio, fino a poco tempo fa tranquillo e impegnato, cambiare in modo così marcato nel giro di pochi mesi. È un’esperienza che spesso lascia i genitori pieni di domande e senza risposte chiare, soprattutto quando i tentativi di dialogo sembrano non portare frutti e le spiegazioni del ragazzo sono vaghe o inesistenti.
L’età di suo figlio, 12 anni, coincide con un momento particolarmente complesso dello sviluppo: la preadolescenza. In questa fase, molti ragazzi iniziano a modificare il proprio comportamento in modo anche brusco. Il bisogno di affermazione, la ricerca di un’identità personale, il desiderio (spesso inconscio) di sperimentare i propri limiti e quelli degli adulti, possono manifestarsi attraverso comportamenti di sfida, disinteresse o apparente disinvestimento da tutto ciò che prima sembrava importante. Tuttavia, quando il cambiamento è così repentino e coinvolge vari ambiti (scuola, casa, motivazione, autocontrollo), può essere un segnale che qualcosa dentro di lui sta faticando a trovare una via per essere espresso.
Il fatto che lui stesso non sappia spiegare il motivo dei suoi comportamenti non significa che non ci sia un motivo, ma che probabilmente non riesce a metterlo a fuoco o non si sente in grado di esprimerlo. A volte il disagio interiore dei ragazzi si manifesta più facilmente attraverso atti concreti che con le parole. Lanciare oggetti, sfidare l’autorità o disinteressarsi allo studio, possono diventare modi per attirare attenzione, comunicare un malessere o anche per testare la tenuta degli adulti di riferimento.
Il suo ruolo, in questo momento, è delicato ma fondamentale. La sua presenza costante, affettuosa ma anche contenitiva, può essere un elemento chiave per aiutare suo figlio a ritrovare una direzione. È altrettanto importante che lei non rimanga sola: il senso di solitudine che esprime è più che comprensibile, ma affrontare queste situazioni insieme a professionisti esperti può fare davvero la differenza. Un percorso psicologico per suo figlio, in un contesto protetto, potrebbe offrirgli lo spazio necessario per esplorare le proprie emozioni, dare un senso a ciò che sta vivendo e ritrovare un senso di fiducia in sé e negli adulti. Allo stesso tempo, anche un confronto per lei, come genitore, può offrirle strumenti utili per affrontare con maggiore serenità questa fase così complessa.
Il fatto che lei si stia ponendo domande e che stia cercando aiuto è già un atto importante di cura e responsabilità. Intervenire ora, senza attendere che la situazione si cronicizzi, è una scelta saggia e lungimirante.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
L’età di suo figlio, 12 anni, coincide con un momento particolarmente complesso dello sviluppo: la preadolescenza. In questa fase, molti ragazzi iniziano a modificare il proprio comportamento in modo anche brusco. Il bisogno di affermazione, la ricerca di un’identità personale, il desiderio (spesso inconscio) di sperimentare i propri limiti e quelli degli adulti, possono manifestarsi attraverso comportamenti di sfida, disinteresse o apparente disinvestimento da tutto ciò che prima sembrava importante. Tuttavia, quando il cambiamento è così repentino e coinvolge vari ambiti (scuola, casa, motivazione, autocontrollo), può essere un segnale che qualcosa dentro di lui sta faticando a trovare una via per essere espresso.
Il fatto che lui stesso non sappia spiegare il motivo dei suoi comportamenti non significa che non ci sia un motivo, ma che probabilmente non riesce a metterlo a fuoco o non si sente in grado di esprimerlo. A volte il disagio interiore dei ragazzi si manifesta più facilmente attraverso atti concreti che con le parole. Lanciare oggetti, sfidare l’autorità o disinteressarsi allo studio, possono diventare modi per attirare attenzione, comunicare un malessere o anche per testare la tenuta degli adulti di riferimento.
Il suo ruolo, in questo momento, è delicato ma fondamentale. La sua presenza costante, affettuosa ma anche contenitiva, può essere un elemento chiave per aiutare suo figlio a ritrovare una direzione. È altrettanto importante che lei non rimanga sola: il senso di solitudine che esprime è più che comprensibile, ma affrontare queste situazioni insieme a professionisti esperti può fare davvero la differenza. Un percorso psicologico per suo figlio, in un contesto protetto, potrebbe offrirgli lo spazio necessario per esplorare le proprie emozioni, dare un senso a ciò che sta vivendo e ritrovare un senso di fiducia in sé e negli adulti. Allo stesso tempo, anche un confronto per lei, come genitore, può offrirle strumenti utili per affrontare con maggiore serenità questa fase così complessa.
Il fatto che lei si stia ponendo domande e che stia cercando aiuto è già un atto importante di cura e responsabilità. Intervenire ora, senza attendere che la situazione si cronicizzi, è una scelta saggia e lungimirante.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Gentile Signora,
la situazione che descrive è certamente complessa e, comprensibilmente, fonte di preoccupazione. Il cambiamento nel comportamento di suo figlio, così netto rispetto agli anni precedenti, lascia intendere che stia attraversando una fase di profondo disagio, anche se lui stesso non riesce a dargli un nome.
L’età di suo figlio, 12 anni, segna l’inizio di un periodo particolarmente delicato, quello della preadolescenza, in cui i ragazzi iniziano a mettere in discussione molte cose: le regole, le figure di riferimento, la scuola, ma anche se stessi. I segnali che sta osservando – il disinteresse scolastico, i comportamenti provocatori in classe, le assenze frequenti – spesso non sono il problema in sé, ma il modo che alcuni ragazzi trovano per esprimere un malessere interiore che faticano a riconoscere o a comunicare.
Quando un ragazzo risponde “non lo so” alla domanda sul perché si comporti in un certo modo, spesso sta dicendo davvero quello che sente. Non si tratta di una scusa, ma di una reale difficoltà a dare senso e voce a ciò che prova. In questi casi, forzarlo a parlare o punirlo rischia di chiudere ulteriormente il dialogo. Ciò che può davvero fare la differenza è la possibilità, per lui, di sentirsi accolto anche nella sua confusione, senza giudizi.
Comprendere ciò che sta accadendo richiede tempo, pazienza e, spesso, anche uno sguardo esterno. Per questo motivo, potrebbe essere utile valutare l’opportunità di un confronto professionale, uno spazio riservato in cui poter esplorare con calma e rispetto ciò che sta emergendo, sia per Lei come genitore, sia eventualmente per suo figlio, se e quando sarà pronto.
Se lo ritiene utile, resto a disposizione per un colloquio conoscitivo. Potremo riflettere insieme su come accompagnarlo in questo momento e su quali strumenti possono aiutarla a ritrovare un po’ di serenità e chiarezza nel ruolo di madre.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
la situazione che descrive è certamente complessa e, comprensibilmente, fonte di preoccupazione. Il cambiamento nel comportamento di suo figlio, così netto rispetto agli anni precedenti, lascia intendere che stia attraversando una fase di profondo disagio, anche se lui stesso non riesce a dargli un nome.
L’età di suo figlio, 12 anni, segna l’inizio di un periodo particolarmente delicato, quello della preadolescenza, in cui i ragazzi iniziano a mettere in discussione molte cose: le regole, le figure di riferimento, la scuola, ma anche se stessi. I segnali che sta osservando – il disinteresse scolastico, i comportamenti provocatori in classe, le assenze frequenti – spesso non sono il problema in sé, ma il modo che alcuni ragazzi trovano per esprimere un malessere interiore che faticano a riconoscere o a comunicare.
Quando un ragazzo risponde “non lo so” alla domanda sul perché si comporti in un certo modo, spesso sta dicendo davvero quello che sente. Non si tratta di una scusa, ma di una reale difficoltà a dare senso e voce a ciò che prova. In questi casi, forzarlo a parlare o punirlo rischia di chiudere ulteriormente il dialogo. Ciò che può davvero fare la differenza è la possibilità, per lui, di sentirsi accolto anche nella sua confusione, senza giudizi.
Comprendere ciò che sta accadendo richiede tempo, pazienza e, spesso, anche uno sguardo esterno. Per questo motivo, potrebbe essere utile valutare l’opportunità di un confronto professionale, uno spazio riservato in cui poter esplorare con calma e rispetto ciò che sta emergendo, sia per Lei come genitore, sia eventualmente per suo figlio, se e quando sarà pronto.
Se lo ritiene utile, resto a disposizione per un colloquio conoscitivo. Potremo riflettere insieme su come accompagnarlo in questo momento e su quali strumenti possono aiutarla a ritrovare un po’ di serenità e chiarezza nel ruolo di madre.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
La sua preoccupazione è più che comprensibile e il senso di smarrimento che descrive nel cercare di capire cosa stia succedendo a suo figlio è condiviso da molti genitori che si trovano ad affrontare cambiamenti simili. La preadolescenza, quella fase che spesso inizia proprio intorno ai 12 anni, è un periodo di profonde trasformazioni fisiche, emotive e sociali. Non di rado queste trasformazioni si manifestano attraverso comportamenti che sembrano inspiegabili o provocatori, ma che in realtà raccontano un bisogno, spesso inespresso, di orientamento, contenimento e riconoscimento. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, un cambiamento così marcato nel comportamento di un ragazzo che fino a poco tempo prima era tranquillo e responsabile è un segnale che ci invita a osservare attentamente il contesto in cui sta crescendo. La scuola, gli amici, il rapporto con le figure di riferimento, ma anche le sue esperienze interne, come pensieri e emozioni che magari non riesce ancora a nominare o a gestire. Quando suo figlio risponde che “non lo sa”, probabilmente dice una verità profonda: può darsi che non riesca davvero a comprendere a pieno cosa lo stia spingendo ad agire in quel modo, oppure non si senta sicuro abbastanza da poterlo raccontare. In questa fase, infatti, i ragazzi iniziano a mettersi alla prova, a cercare nuovi modi per sentirsi parte del gruppo, a esplorare i limiti. A volte usano comportamenti provocatori o di sfida come tentativo (spesso maldestro) di ottenere attenzione, conferma o semplicemente un senso di controllo su una realtà che cambia troppo in fretta. Il lancio di oggetti o il disturbare la lezione non sono quasi mai atti “contro” l’insegnante, ma espressioni esterne di un disagio interno. È molto importante, come già sta facendo, non ridurre questo cambiamento a una semplice “fase” da aspettare o subire, ma cercare invece di leggere questi comportamenti come segnali e provare ad accogliere ciò che c’è sotto. Spesso, l’approccio più efficace è lavorare su due livelli: da un lato, sostenere suo figlio nel riconoscere ed esprimere ciò che sente, aiutandolo magari a dare un nome alle emozioni che sperimenta (frustrazione, noia, paura, senso di inadeguatezza, rabbia), e dall’altro definire insieme dei confini chiari, coerenti e rassicuranti. Il contenimento, in ottica cognitivo-comportamentale, non è mai punitivo ma è uno strumento che rassicura e protegge, perché comunica al ragazzo che l’adulto c’è, vede, comprende e guida. Può essere utile anche osservare eventuali cambiamenti avvenuti nel contesto sociale: nuovi gruppi di amici, difficoltà nell’inserimento, vissuti di esclusione o insicurezza possono influenzare moltissimo l’atteggiamento scolastico. In alcuni casi, un intervento mirato con uno psicologo dell’età evolutiva può offrire uno spazio neutro e protetto in cui suo figlio possa esplorare con più serenità quello che sta vivendo, trovando parole e strategie più funzionali per affrontare le sue difficoltà. Infine, è fondamentale che lei, come genitore, non resti sola in questa situazione. Il suo ruolo è essenziale, ma non deve essere esclusivo o isolato. Cercare il supporto di professionisti, confrontarsi con gli insegnanti per trovare una linea condivisa e, se possibile, coinvolgere la scuola in un percorso di collaborazione può fare una grande differenza. Essere ascoltati, compresi e guidati in questo percorso è un diritto anche per lei, oltre che un bisogno per suo figlio. La cosa più importante è ricordare che il comportamento di suo figlio, per quanto difficile, è modificabile. Non è un’etichetta né una condanna, ma un linguaggio. E lei, che sta cercando di comprenderlo con tanta determinazione e cura, è già sulla strada giusta per aiutarlo a ritrovarsi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente,
la situazione che descrive non è infrequente, ma comprendo che questo non toglie peso al suo senso di confusione e solitudine.
Ha fatto la cosa giusta a scrivere su questo sito, dove sicuramente troverà un* professionista preparato per la situazione; molti di noi lavorano nelle scuole, nelle comunità e con i ragazzi in generale e affrontano queste situazioni ogni giorno.
Per quanto la situazione sia comune, però, ognuna presenta la sua unicità ed è indispensabile fare una raccolta anamnestica familiare e personale e uno screening sulla situazione odierna che tocchi le sfere emotive, relazionali ma anche biologiche e mediche; non sarebbe professionale intervenire senza queste informazioni.
In ultimo ma non meno importante: si ricordi che non è tutto sulle sue spalle, un antico detto dice "per crescere un bambino ci vuole un villaggio".
Sono sicura che sta facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità.
Resto a disposizione e vi auguro il meglio.
Dott.ssa Ramona Alberti
la situazione che descrive non è infrequente, ma comprendo che questo non toglie peso al suo senso di confusione e solitudine.
Ha fatto la cosa giusta a scrivere su questo sito, dove sicuramente troverà un* professionista preparato per la situazione; molti di noi lavorano nelle scuole, nelle comunità e con i ragazzi in generale e affrontano queste situazioni ogni giorno.
Per quanto la situazione sia comune, però, ognuna presenta la sua unicità ed è indispensabile fare una raccolta anamnestica familiare e personale e uno screening sulla situazione odierna che tocchi le sfere emotive, relazionali ma anche biologiche e mediche; non sarebbe professionale intervenire senza queste informazioni.
In ultimo ma non meno importante: si ricordi che non è tutto sulle sue spalle, un antico detto dice "per crescere un bambino ci vuole un villaggio".
Sono sicura che sta facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità.
Resto a disposizione e vi auguro il meglio.
Dott.ssa Ramona Alberti
Salve gentile utente. Comprendo la preoccupazione che questo cambiamento possa generare. Bisogna valutare diverse cose. È cambiato qualcosa? Può essere avvenuto qualche episodio che possa aver destabilizzato suo figlio? È preoccupato? A scuola o in qualche altro ambiente sociale di vita può essere disturbato/infastidito/giudicato da qualcuno? Sono tanti gli ambiti da esplorare.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Aurora Furma
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Aurora Furma
Cara mamma,
grazie per aver condiviso la tua esperienza, che trasmette in modo molto chiaro tutta la tua preoccupazione e il senso di smarrimento che stai vivendo. È del tutto comprensibile sentirsi soli e disorientati quando si assiste a un cambiamento così marcato nel comportamento del proprio figlio, specialmente in un momento delicato come la preadolescenza.
Quello che descrivi è un passaggio che, seppur doloroso, non è raro nei ragazzi intorno ai 12-13 anni. In questa fase, i bambini iniziano a confrontarsi con un mondo interno ed esterno più complesso: il corpo cambia, le emozioni si fanno più intense, il bisogno di appartenenza ai pari aumenta, e il rapporto con l'autorità – genitori e insegnanti – viene spesso messo alla prova. A volte, comportamenti come quelli che descrivi (disinteresse, sfida, disturbo in classe) possono essere segnali di un disagio che il ragazzo non riesce ancora a nominare o comprendere pienamente.
Il fatto che tuo figlio risponda “non lo so” non significa che non ci sia una causa, ma che probabilmente nemmeno lui ha ancora gli strumenti per dare un significato a ciò che prova. Potrebbero esserci vissuti scolastici difficili (problemi con i compagni, con la percezione di sé come studente), ma anche emozioni legate alla crescita, alla fatica di trovare il proprio posto nel mondo o di rispondere a nuove aspettative.
Un primo passo importante è quello che hai già fatto: osservare il cambiamento e chiederti cosa possa esserci dietro, con uno sguardo non giudicante ma attento. Questo è un segnale di grande risorsa come genitore. Ti consiglierei di valutare un percorso di consultazione psicologica per tuo figlio, non perché “ci sia qualcosa che non va”, ma per offrirgli uno spazio neutro in cui poter esplorare e dare voce a ciò che sta vivendo. Allo stesso tempo, può essere utile anche per te avere un supporto per affrontare al meglio questa fase di transizione e ritrovare un dialogo più sereno e profondo con lui.
Ricorda: il comportamento è spesso un linguaggio. E dietro i comportamenti che oggi sembrano inspiegabili, può esserci una richiesta di attenzione, vicinanza, o il bisogno di essere riconosciuto in un nuovo modo.
Resto a disposizione se vorrai confrontarti ancora. Non sei sola.
Un caro saluto.
grazie per aver condiviso la tua esperienza, che trasmette in modo molto chiaro tutta la tua preoccupazione e il senso di smarrimento che stai vivendo. È del tutto comprensibile sentirsi soli e disorientati quando si assiste a un cambiamento così marcato nel comportamento del proprio figlio, specialmente in un momento delicato come la preadolescenza.
Quello che descrivi è un passaggio che, seppur doloroso, non è raro nei ragazzi intorno ai 12-13 anni. In questa fase, i bambini iniziano a confrontarsi con un mondo interno ed esterno più complesso: il corpo cambia, le emozioni si fanno più intense, il bisogno di appartenenza ai pari aumenta, e il rapporto con l'autorità – genitori e insegnanti – viene spesso messo alla prova. A volte, comportamenti come quelli che descrivi (disinteresse, sfida, disturbo in classe) possono essere segnali di un disagio che il ragazzo non riesce ancora a nominare o comprendere pienamente.
Il fatto che tuo figlio risponda “non lo so” non significa che non ci sia una causa, ma che probabilmente nemmeno lui ha ancora gli strumenti per dare un significato a ciò che prova. Potrebbero esserci vissuti scolastici difficili (problemi con i compagni, con la percezione di sé come studente), ma anche emozioni legate alla crescita, alla fatica di trovare il proprio posto nel mondo o di rispondere a nuove aspettative.
Un primo passo importante è quello che hai già fatto: osservare il cambiamento e chiederti cosa possa esserci dietro, con uno sguardo non giudicante ma attento. Questo è un segnale di grande risorsa come genitore. Ti consiglierei di valutare un percorso di consultazione psicologica per tuo figlio, non perché “ci sia qualcosa che non va”, ma per offrirgli uno spazio neutro in cui poter esplorare e dare voce a ciò che sta vivendo. Allo stesso tempo, può essere utile anche per te avere un supporto per affrontare al meglio questa fase di transizione e ritrovare un dialogo più sereno e profondo con lui.
Ricorda: il comportamento è spesso un linguaggio. E dietro i comportamenti che oggi sembrano inspiegabili, può esserci una richiesta di attenzione, vicinanza, o il bisogno di essere riconosciuto in un nuovo modo.
Resto a disposizione se vorrai confrontarti ancora. Non sei sola.
Un caro saluto.
Buongiorno,
prima di tutto desidero dirle che comprendo profondamente il suo senso di smarrimento e preoccupazione. Vedere un figlio cambiare improvvisamente atteggiamento, perdere interesse per la scuola e manifestare comportamenti problematici può essere doloroso e destabilizzante. Lei sta facendo qualcosa di molto importante: non sta ignorando i segnali, ma li sta accogliendo e cercando di capire cosa si nasconde dietro di essi. Questo è già un primo passo fondamentale. In situazioni come questa, può essere molto utile intraprendere un percorso di ascolto e sostegno psicologico, in cui suo figlio possa sentirsi accolto, non giudicato, e aiutato a dare un nome a ciò che sta vivendo. Allo stesso tempo, anche per lei come genitore, potrebbe essere prezioso avere uno spazio di confronto per leggere con maggiore chiarezza quanto sta accadendo e per affrontare questa fase con più strumenti e serenità.
Resto a disposizione.
un caro saluto
prima di tutto desidero dirle che comprendo profondamente il suo senso di smarrimento e preoccupazione. Vedere un figlio cambiare improvvisamente atteggiamento, perdere interesse per la scuola e manifestare comportamenti problematici può essere doloroso e destabilizzante. Lei sta facendo qualcosa di molto importante: non sta ignorando i segnali, ma li sta accogliendo e cercando di capire cosa si nasconde dietro di essi. Questo è già un primo passo fondamentale. In situazioni come questa, può essere molto utile intraprendere un percorso di ascolto e sostegno psicologico, in cui suo figlio possa sentirsi accolto, non giudicato, e aiutato a dare un nome a ciò che sta vivendo. Allo stesso tempo, anche per lei come genitore, potrebbe essere prezioso avere uno spazio di confronto per leggere con maggiore chiarezza quanto sta accadendo e per affrontare questa fase con più strumenti e serenità.
Resto a disposizione.
un caro saluto
Gentile,
sembra che suo figlio stia entrando in preadolescenza, periodo difficile che è caratterizzato da sbalzi d'umore e atteggiamento sfidante. difficile capire come la stia vivendo da queste poche parole, ma mi permetto di suggerirle questo libro che magari la potrà aiutare a discernere tra i comportamenti difficili ma normali a quest'età e qualcosa che invece vada affrontato "più di petto".
REsto poi a disposizione
Francesca Cilento
L'età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente. Nuova ediz.
di Alberto Pellai (Autore) , Barbara Tamborini (Autore) De Agostini, 2023
sembra che suo figlio stia entrando in preadolescenza, periodo difficile che è caratterizzato da sbalzi d'umore e atteggiamento sfidante. difficile capire come la stia vivendo da queste poche parole, ma mi permetto di suggerirle questo libro che magari la potrà aiutare a discernere tra i comportamenti difficili ma normali a quest'età e qualcosa che invece vada affrontato "più di petto".
REsto poi a disposizione
Francesca Cilento
L'età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente. Nuova ediz.
di Alberto Pellai (Autore) , Barbara Tamborini (Autore) De Agostini, 2023
Gentile utente,
il periodo dell'adolescenza è particolarmente complesso, pieno di cambiamenti sia a livello fisico che emotivo e di difficoltà che prima sembravano inesistenti. La situazione che descrive sembra sottintendere una grande sofferenza in suo figlio, tanto che appunto cerca di farla notare tramite gesti estremi e comportamenti sfidanti. Ci sarebbe da chiedersi cosa stava accadendo nella vita di suo figlio nel momento in cui sono comparsi questi sintomi, ma sopratutto cosa stava accadendo nella vita familiare. Ci sono stati litigi nella coppia genitoriale, o difficoltà con altri figli? CI sono state particolari turbolenze/situazioni scatenanti che potrebbero aver innescato certi comportamenti? Il suggerimento che posso dare è rivolgersi ad un professionista che possa non solo comprendere il disagio di suo figlio individualmente ma anche esplorare gli aspetti familiari che a questo potrebbero essere collegati.
Resto a disposizione
Dottoressa Marchi Giulia
il periodo dell'adolescenza è particolarmente complesso, pieno di cambiamenti sia a livello fisico che emotivo e di difficoltà che prima sembravano inesistenti. La situazione che descrive sembra sottintendere una grande sofferenza in suo figlio, tanto che appunto cerca di farla notare tramite gesti estremi e comportamenti sfidanti. Ci sarebbe da chiedersi cosa stava accadendo nella vita di suo figlio nel momento in cui sono comparsi questi sintomi, ma sopratutto cosa stava accadendo nella vita familiare. Ci sono stati litigi nella coppia genitoriale, o difficoltà con altri figli? CI sono state particolari turbolenze/situazioni scatenanti che potrebbero aver innescato certi comportamenti? Il suggerimento che posso dare è rivolgersi ad un professionista che possa non solo comprendere il disagio di suo figlio individualmente ma anche esplorare gli aspetti familiari che a questo potrebbero essere collegati.
Resto a disposizione
Dottoressa Marchi Giulia
Buongiorno,
per comprendere bene come aiutare suo figlio, come dice lei, è necessario comprendere cosa significano questi comportamenti che sta mettendo in atto. Le posso consigliare di effettuare una visita neuropsichiatrica per capire se è un quadro da approfondire.
Le auguro una buona giornata
per comprendere bene come aiutare suo figlio, come dice lei, è necessario comprendere cosa significano questi comportamenti che sta mettendo in atto. Le posso consigliare di effettuare una visita neuropsichiatrica per capire se è un quadro da approfondire.
Le auguro una buona giornata
Buonasera, probabilmente suo figlio davvero non riesce a verbalizzare il suo disagio al momento. Non sempre è semplice nemmeno per gli adulti, figuriamoci per una persona della sua età. Quello che può sicuramente aiutarlo è avere uno spazio dove può cercare di approfondire il tutto, senza giudizio e senza paura.
Capisco la sua preoccupazione, e ha ragione a cercare di intervenire ora. Un cambiamento improvviso nel comportamento scolastico può avere molte cause: disagio emotivo, difficoltà relazionali, bisogno di attenzione o cambiamenti interni legati alla crescita. Anche se suo figlio dice di non sapere il perché, il suo comportamento sta comunicando qualcosa. Potrebbe essere utile coinvolgere uno psicologo scolastico o un professionista esterno per osservare e aiutarlo a esprimere ciò che fatica a dire.
Mi faccia sapere se ha bisogno per un colloquio sono a disposizione.
Mi faccia sapere se ha bisogno per un colloquio sono a disposizione.
Buongiorno, il mio consiglio è quello di provare a contattare uno psicologa in modo che possa confrontarsi sia con lei che con suo figlio cercando di capire cosa stia accadendo. Cordialmente Dott.ssa Caruso
Comprendo la tua preoccupazione: un cambiamento così netto può essere il segnale di un disagio profondo, che tuo figlio forse non sa ancora nominare. L’adolescenza è un passaggio delicato e può amplificare tensioni emotive non espresse. Un supporto psicologico mirato potrebbe aiutarlo a riconoscere e gestire ciò che sta vivendo. Non sei sola. Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Buonasera.
Capisco la sua difficoltà e mi dispiace molto per il periodo che sta vivendo, mi arriva un grande senso di impotenza.
E' complesso immaginare cosa sta attraversando suo figlio in questa fase di preadolescenza: sicuramente affrontare le trasformazioni fisiche e fisiologiche è piuttosto sconvolgente, sebbene ciò non giustifichi il suo comportamento.
Ha provato a proporre a suo figlio di fare degli incontri con un* psicoterapeuta? Immagino che se sta provando a comunicare qualcosa con questo comportamento, un* specialista potrebbe aiutarlo
Capisco la sua difficoltà e mi dispiace molto per il periodo che sta vivendo, mi arriva un grande senso di impotenza.
E' complesso immaginare cosa sta attraversando suo figlio in questa fase di preadolescenza: sicuramente affrontare le trasformazioni fisiche e fisiologiche è piuttosto sconvolgente, sebbene ciò non giustifichi il suo comportamento.
Ha provato a proporre a suo figlio di fare degli incontri con un* psicoterapeuta? Immagino che se sta provando a comunicare qualcosa con questo comportamento, un* specialista potrebbe aiutarlo
Gentile Signora,
Il passaggio dalla prima alla seconda media coincide con una fase delicatissima della crescita: l’inizio della preadolescenza. In questo periodo molti ragazzi attraversano cambiamenti significativi a livello emotivo, cognitivo e relazionale. La ricerca di un’identità personale, la necessità di affermare autonomia, i cambiamenti ormonali e corporei, così come la pressione sociale del gruppo dei pari, possono generare confusione e disorientamento anche nei ragazzi che fino a poco prima erano tranquilli e collaborativi.
Il comportamento di suo figlio – le assenze, la perdita di interesse, i lanci di oggetti, la sfida agli adulti – possono essere segnali di un disagio che lui stesso ancora non riesce a comprendere o esprimere a parole. Quando dice che “non lo sa”, è probabile che sia sincero: molti ragazzi in questa fase non hanno ancora gli strumenti per riconoscere e comunicare ciò che provano, e agiscono il disagio attraverso comportamenti che attirano attenzione, anche se in modo disfunzionale.
È importante non ridurre questi comportamenti a “capricci” o “maleducazione”, ma provare a leggere cosa c’è sotto: noia, frustrazione, difficoltà relazionali, vissuti di inadeguatezza, paure, o magari esperienze scolastiche o personali che lui non riesce a raccontare. Allo stesso tempo, non significa giustificare tutto, ma cercare di comprendere senza colpevolizzare, mantenendo confini chiari e offrendo una presenza stabile e non giudicante.
Le consiglio di considerare un percorso di consultazione psicologica, inizialmente familiare o individuale per suo figlio. Uno spazio protetto in cui lui possa sentirsi accolto, ascoltato e aiutato a dare un nome a ciò che sta vivendo potrebbe rivelarsi molto utile. Anche lei, come genitore, può trarre beneficio da un supporto per affrontare con maggiori risorse emotive e strumenti questa fase delicata.
Dr. Giuseppe Mirabella
Il passaggio dalla prima alla seconda media coincide con una fase delicatissima della crescita: l’inizio della preadolescenza. In questo periodo molti ragazzi attraversano cambiamenti significativi a livello emotivo, cognitivo e relazionale. La ricerca di un’identità personale, la necessità di affermare autonomia, i cambiamenti ormonali e corporei, così come la pressione sociale del gruppo dei pari, possono generare confusione e disorientamento anche nei ragazzi che fino a poco prima erano tranquilli e collaborativi.
Il comportamento di suo figlio – le assenze, la perdita di interesse, i lanci di oggetti, la sfida agli adulti – possono essere segnali di un disagio che lui stesso ancora non riesce a comprendere o esprimere a parole. Quando dice che “non lo sa”, è probabile che sia sincero: molti ragazzi in questa fase non hanno ancora gli strumenti per riconoscere e comunicare ciò che provano, e agiscono il disagio attraverso comportamenti che attirano attenzione, anche se in modo disfunzionale.
È importante non ridurre questi comportamenti a “capricci” o “maleducazione”, ma provare a leggere cosa c’è sotto: noia, frustrazione, difficoltà relazionali, vissuti di inadeguatezza, paure, o magari esperienze scolastiche o personali che lui non riesce a raccontare. Allo stesso tempo, non significa giustificare tutto, ma cercare di comprendere senza colpevolizzare, mantenendo confini chiari e offrendo una presenza stabile e non giudicante.
Le consiglio di considerare un percorso di consultazione psicologica, inizialmente familiare o individuale per suo figlio. Uno spazio protetto in cui lui possa sentirsi accolto, ascoltato e aiutato a dare un nome a ciò che sta vivendo potrebbe rivelarsi molto utile. Anche lei, come genitore, può trarre beneficio da un supporto per affrontare con maggiori risorse emotive e strumenti questa fase delicata.
Dr. Giuseppe Mirabella
Salve, mi spiace molto per la sua preoccupazione e immagino quanto sia difficile decifrare il comportamento di suo figlio. Gli adolescenti difficilmente parlano ed è probabile che stia vivendo una situazione per lui scomoda (non necessariamente qualcosa di grave, anzi) ed essendo una fase delicata si vive tutto in maniera molto più amplificata. Quello che lei può fare è semplicemente comunicargli e trasmettergli la sua vicinanza, chiedergli se ha bisogno che tu faccia qualcosa per aiutarlo e come fare. Questo aiuta tanto oltre ad avere una buona compagnia di amici con cui parlare e sfogarsi. Può essere un momento passeggero che svanirà con il tempo. Proporgli una terapia da uno psicologo può essere utile ma bisogna proporglielo davvero con molta delicatezza e senza farlo sembrare non normale o diverso dagli altri.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Salve, in questa situazione è favorevole che lei ascolti le sue sensazioni riguardo a quello che sta succedendo, è importante che un genitore si accorga di alcuni vissuti o segnali di malessere del proprio figlio ed è già un punto di partenza. Ogni individuo è a suo modo unico, ha una propria storia e va conosciuto per comprendere le motivazioni del suo "disagio", le propongo quindi (qualora fosse possibile) di rivolgersi ad uno specialista per approfondire meglio questo vissuto e trovare tutti insieme un modo che possa aiutare suo figlio e di conseguenza le situazioni che lo circondano.
Buongiorno, mi dispiace per la situazione di disagio che sta vivendo, comprendo la sua preoccupazione. A 12 anni, nei primi anni dell’adolescenza, avvengono molti cambiamenti a livello cerebrale che predispongono alla comparsa di alcune caratteristiche mentali, tra cui la ricerca di novità, il coinvolgimento sociale, una maggiore intensità emotiva e l'esplorazione creativa. Questi cambiamenti possono influenzare il comportamento in modi imprevedibili. La ricerca di gratificazioni attraverso la sperimentazione di novità spinge a volte i ragazzi a sfidare le autorità tradizionali come i genitori o gli insegnanti. Inoltre, le emozioni vissute intensamente, che accompagnano questo periodo, potrebbero amplificare le reazioni e alimentare conflitti. In questa fase gli adolescenti iniziano a mettere in discussione il modo di pensare convenzionale e a cercare nuovi modi di essere nel mondo o di mettersi in relazione. Se da una parte questo diverso atteggiamento coincide con una nuova fase di sviluppo, dall’altra è importante che osservare e monitorare la situazione con attenzione ed empatia. Potrebbe porsi in un atteggiamento di ascolto attivo e senza giudizio, provando a ricavare spazi e tempi predisponenti al dialogo in cui domandare a suo figlio se c’è qualcosa che lo preoccupa, se si sente solo, se si trova in un momento di difficoltà. Sarebbe poi utile sapere, se nel corso di questo anno, il ragazzo abbia attraversato fasi di cambiamento a livello familiare o della rete amicale oppure se possono essere sorti problemi relazionali in ambito scolastico o extrascolastico. Se il cambiamento continua ad essere persistente ed intenso potrebbe valutare l’opportunità di rivolgersi allo Psicologo Scolastico. In molti Istituti scolastici è presente il servizio gratuito dello Sportello di Ascolto Psicologico. Resto a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Laura Soldati
Un caro saluto
Dott.ssa Laura Soldati
Suo figlio sta vivendo l'inizio dell'adolescenza ed è un periodo in cui è presente una maggiore vulnerabilità emotiva che spinge i ragazzi, a volte, a comportamenti impulsivi ed anche contraddittori. L'adolescenza è una fase ricca di cambiamenti biologici, fisici, psicologici ed emotivi che anche loro stessi faticano a riconoscere e gestire. Sicuramente mantenere un dialogo aperto, sincero e non giudicante ci consente di acquisire la fiducia necessaria per poi farli sentire liberi di esprimere le loro preoccupazioni. Si potrebbe ripercorrere mentalmente il periodo in cui il ragazzo è cambiato per valutare se si è verificato qualche episodio che possa averlo turbato ed incoraggiarlo a parlarne. Potrebbe rivelarsi utile un periodo di sostegno psicologico per il ragazzo ed eventualmente incontri di parent training.
Grazie per aver condiviso con tanta apertura la tua esperienza. Quello che stai vivendo è profondamente difficile, e il tuo dolore, la preoccupazione e il senso di solitudine che esprimi sono assolutamente comprensibili. Non sei sola, e ci sono vie concrete per affrontare questa situazione.
Un cambiamento così netto nel comportamento di un preadolescente, specialmente se improvviso e senza motivazioni apparenti, può avere diverse cause.
A 12 anni molti ragazzi iniziano ad attraversare cambiamenti emotivi, fisici e psicologici molto intensi. Possono sentirsi confusi, inadeguati o ribelli, anche senza capire bene il perché. Questo può portare a comportamenti oppositivi, provocatori o di rifiuto verso l’autorità (insegnanti, genitori).
Potrebbe vivere situazioni difficili con i compagni, che non riesce o non vuole raccontare. A volte il disagio scolastico nasce da dinamiche di gruppo complicate, emarginazione o prese in giro.
Potrebbe sentirsi inadeguato nei confronti delle aspettative scolastiche, soprattutto se i contenuti si sono fatti più impegnativi. Se percepisce di “non farcela”, può difendersi disinvestendo completamente.
A volte i comportamenti disturbanti servono per chiedere aiuto in modo indiretto. “Lanciare oggetti” o disturbare può essere un modo per essere notato, soprattutto se sente di non avere altri spazi in cui esprimersi.
Molti ragazzi non hanno ancora gli strumenti per dare un nome al proprio disagio. Il suo “non lo so” non è menefreghismo: è possibile che non capisca davvero cosa gli sta succedendo dentro. Proprio per questo ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a esplorare ciò che prova, senza giudizio.
Cosa puoi fare concretamente
Cerca il dialogo, ma cambia il “come”
Prova a spostarti da domande dirette come “Perché ti comporti così?” a domande più aperte ed empatiche:
“Sento che ultimamente stai vivendo un periodo difficile. Vuoi raccontarmi cosa succede a scuola?”
Quindi per concludere un professionista può aiutare tuo figlio a esplorare le sue emozioni e comportamenti, ma anche offrirti supporto come genitore, senza giudizio. In molti casi basta un percorso breve per sbloccare dinamiche che sembrano irrisolvibili.
Rimango a disposizione
Un saluto
Un cambiamento così netto nel comportamento di un preadolescente, specialmente se improvviso e senza motivazioni apparenti, può avere diverse cause.
A 12 anni molti ragazzi iniziano ad attraversare cambiamenti emotivi, fisici e psicologici molto intensi. Possono sentirsi confusi, inadeguati o ribelli, anche senza capire bene il perché. Questo può portare a comportamenti oppositivi, provocatori o di rifiuto verso l’autorità (insegnanti, genitori).
Potrebbe vivere situazioni difficili con i compagni, che non riesce o non vuole raccontare. A volte il disagio scolastico nasce da dinamiche di gruppo complicate, emarginazione o prese in giro.
Potrebbe sentirsi inadeguato nei confronti delle aspettative scolastiche, soprattutto se i contenuti si sono fatti più impegnativi. Se percepisce di “non farcela”, può difendersi disinvestendo completamente.
A volte i comportamenti disturbanti servono per chiedere aiuto in modo indiretto. “Lanciare oggetti” o disturbare può essere un modo per essere notato, soprattutto se sente di non avere altri spazi in cui esprimersi.
Molti ragazzi non hanno ancora gli strumenti per dare un nome al proprio disagio. Il suo “non lo so” non è menefreghismo: è possibile che non capisca davvero cosa gli sta succedendo dentro. Proprio per questo ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a esplorare ciò che prova, senza giudizio.
Cosa puoi fare concretamente
Cerca il dialogo, ma cambia il “come”
Prova a spostarti da domande dirette come “Perché ti comporti così?” a domande più aperte ed empatiche:
“Sento che ultimamente stai vivendo un periodo difficile. Vuoi raccontarmi cosa succede a scuola?”
Quindi per concludere un professionista può aiutare tuo figlio a esplorare le sue emozioni e comportamenti, ma anche offrirti supporto come genitore, senza giudizio. In molti casi basta un percorso breve per sbloccare dinamiche che sembrano irrisolvibili.
Rimango a disposizione
Un saluto
Buonasera, prima di tutto la ringrazio per aver condiviso questa situazione così delicata e importante. È evidente che sia una mamma attenta, presente e desiderosa di capire e aiutare suo figlio.
Il cambiamento che descrive, avvenuto con l’ingresso nella seconda media, è qualcosa che molti genitori vivono con fatica e confusione. L’adolescenza inizia proprio in questi anni, e spesso i ragazzi cominciano a esprimere disagi, fatiche o emozioni non ancora del tutto comprensibili nemmeno a loro stessi — anche attraverso comportamenti che disturbano o sfidano.
Quando un ragazzo “non sa perché lo fa”, non significa che non ci sia un motivo: significa che non riesce ancora a metterlo in parole, o forse non si sente al sicuro per farlo. Il fatto che non abbia atteggiamenti violenti è già un elemento importante, ma il disinvestimento scolastico, il bisogno di attirare attenzione, la sfida agli adulti sono tutti segnali da ascoltare, non da punire.
È probabile che qualcosa dentro di lui stia cambiando o lo stia turbando: può essere legato alla scuola, alle dinamiche con i compagni, a insicurezze personali, a un bisogno di riconoscimento che non riesce a chiedere in altro modo. E spesso, i figli “difficili” stanno solo facendo rumore per essere visti meglio.
In questi casi può essere davvero utile un supporto psicologico — non per “curare un problema”, ma per offrire a suo figlio uno spazio in cui possa esplorare con calma quello che sente e trovare altri modi per esprimersi. E anche lei, come genitore, potrebbe trovare grande sollievo in un confronto professionale, per non portare tutto da sola e costruire strategie più efficaci e serene. Nell'eventualità in cui avesse bisogno di un supporto e di uno spazio, resto a disposizione.
Il cambiamento che descrive, avvenuto con l’ingresso nella seconda media, è qualcosa che molti genitori vivono con fatica e confusione. L’adolescenza inizia proprio in questi anni, e spesso i ragazzi cominciano a esprimere disagi, fatiche o emozioni non ancora del tutto comprensibili nemmeno a loro stessi — anche attraverso comportamenti che disturbano o sfidano.
Quando un ragazzo “non sa perché lo fa”, non significa che non ci sia un motivo: significa che non riesce ancora a metterlo in parole, o forse non si sente al sicuro per farlo. Il fatto che non abbia atteggiamenti violenti è già un elemento importante, ma il disinvestimento scolastico, il bisogno di attirare attenzione, la sfida agli adulti sono tutti segnali da ascoltare, non da punire.
È probabile che qualcosa dentro di lui stia cambiando o lo stia turbando: può essere legato alla scuola, alle dinamiche con i compagni, a insicurezze personali, a un bisogno di riconoscimento che non riesce a chiedere in altro modo. E spesso, i figli “difficili” stanno solo facendo rumore per essere visti meglio.
In questi casi può essere davvero utile un supporto psicologico — non per “curare un problema”, ma per offrire a suo figlio uno spazio in cui possa esplorare con calma quello che sente e trovare altri modi per esprimersi. E anche lei, come genitore, potrebbe trovare grande sollievo in un confronto professionale, per non portare tutto da sola e costruire strategie più efficaci e serene. Nell'eventualità in cui avesse bisogno di un supporto e di uno spazio, resto a disposizione.
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