Buongiorno, sono una ragazza di 21 anni e da sempre ho avuto paura della morte. Non c’è mai stato un

24 risposte
Buongiorno, sono una ragazza di 21 anni e da sempre ho avuto paura della morte. Non c’è mai stato un evento traumatico che abbia scaturito ciò. Ma questa paura e ansia negli ultimi anni, soprattutto mesi, si sta accentuando. Ogni qual volta avverto dolore corro al pronto soccorso per paura che possa trattarsi di qualche malattia grave che può portarmi alla morte. Inizio a provare ansia nel momento in cui sento notizie di miei coetanei morti. Mi sto accorgendo che questa situazione mi sta debilitando molto e non so come uscirne
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Salve, ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così profondo e personale. Quello che descrive è una condizione che può diventare molto pesante da gestire, ma non sei sola molte persone vivono una paura intensa della morte — a volte senza una causa apparente — e questo può trasformarsi in ansia per la salute, ipocondria o addirittura tanatofobia, che è una paura eccessiva e persistente della morte o del morire. Ha mai pensato di iniziare una serie di consulenze e supporto psicologico? Resto a sua disposizione.
Dott.ssa Stefania Conti
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno,
grazie per aver condiviso questo suo vissuto con così tanta apertura. La paura della morte è un’esperienza umana profonda e comprensibile, che può diventare molto intensa e difficile da gestire, specialmente se inizia a influenzare la vita quotidiana, come lei descrive.

Il fatto che senta questa ansia crescere nel tempo e che stia riconoscendo quanto la stia limitando è già un segnale importante di consapevolezza. Non c’è nulla di sbagliato in lei: molte persone convivono con timori simili, spesso in silenzio, e cercare di comprenderli è un primo passo fondamentale.

Se sente che il peso di questi pensieri e di questa ansia sta diventando troppo grande da sostenere da sola, le suggerisco con molta delicatezza di non rimanere in solitudine. Parlare con qualcuno che possa ascoltarla senza giudizio può essere di grande aiuto.

Se desidera, può contattarmi. Sarò lieta di accoglierla e accompagnarla in questo percorso. Non è sola.
Dott.ssa Stefania Conti, Psicologa
Dott.ssa Valentina Menta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roccabianca
Buongiorno, mi vengono in mente tantissime domande da fare, per cercare di comprendere che significato ha per te produrre questo pensiero. La prima domanda che mi verrebbe da farti è se questo pensiero è molto frequente e quali sono gli stimoli che lo producono? Quali emozioni si associano a questo pensiero? Come lo gestisci?
Ti chiederei inoltre alcuni dettagli su questa paura: che significato ha per te la morte? Cosa hai imparato su questo tema? Era un tema di cui si parlava in famiglia oppure no? Quando è stata la prima volta in cui hai pensato alla morte? Come te la rappresenti? Cos'è, della morte, che ti preoccupata di più? Inoltre mi chiedo se, oltre alla paura della morte, manifesti anche altre paure, ovvero se la paura si presenta in diverse forme. Penso sia faticosissimo portare con sè questo tipo di paura; penso inoltre che sarebbe interessante provare a comprendere cosa ti sta dicendo questa paura, quale funzione ha all'interno della tua vita. Da quello che scrivi, è come se stessi vivendo sempre in all'erta, come se fossi costantemente sotto minaccia, e questo potrebbe impedirti di ridurre il tuo livello di attivazione. SArebbe interessante provare ad ascoltarla, osservarla, con curiosità, non vedendola come un nemico da combattere, ma come una parte di te che ti sta parlando con un linguaggio sconosciuto, che non sei abituata a sentire.
Buon Pomeriggio, grazie per aver condiviso il suo momento di malessere. La paura della morte ha origini molto profonde e spesso lontane. Il disturbo d'ansia per la propria salute di cui lei parla è sicuramente un campanello importante che le sta dicendo che c'è qualcosa nel qui ed ora che non la fa stare bene. Non sempre capirne l'origine da sola è facile o possibile, soprattutto quando non c'è una causa apparente.
L'aiuto di un professionista potrebbe aiutarla a vedere meglio e a poterla accompagnare verso la via d'uscita.
Un caloroso abbraccio
Dott.ssa Jacqualine Rindone
Buongiorno,
La ringrazio sinceramente per aver condiviso con me una preoccupazione così personale e profonda. Leggo nelle sue parole non solo la paura, ma anche una grande lucidità e il desiderio forte di ritrovare il suo benessere. Questo è il primo, fondamentale passo.
Vorrei parlarle non solo da professionista, ma anche con l'empatia che la sua situazione merita.
Quello che descrive è una forma di ansia molto specifica e più comune di quanto si pensi, nota come tanatofobia, ovvero la paura della morte. Il fatto che non ci sia stato un evento scatenante non la rende meno valida; anzi, spesso questa paura ha radici più profonde, di natura esistenziale, che tendono a emergere in particolari fasi della vita.
Perché proprio ora? E perché in questo modo?
Lei ha 21 anni. Questa è un'età di grandi transizioni: si esce dall'adolescenza, si prendono decisioni importanti per il futuro (studio, lavoro, relazioni), si costruisce la propria identità di adulto. In questo processo, è quasi inevitabile confrontarsi con le grandi domande della vita, e la morte è la più grande di tutte. La sua paura non è "sbagliata", è una reazione umana a una consapevolezza che si fa più chiara: la nostra vita è finita e preziosa.
Il problema, come lei ha giustamente notato, sorge quando questa paura smette di essere una riflessione e diventa un'ansia paralizzante che invade la quotidianità. Vediamo insieme i meccanismi che ha descritto:
L'ansia per la salute (ipocondria): La sua paura della morte è astratta e ingestibile. La mente, per tentare di controllarla, la "sposta" su qualcosa di più concreto: il corpo. Ogni piccolo dolore, ogni sensazione fisica anomala, diventa il potenziale segnale della catastrofe temuta. La corsa al pronto soccorso è un tentativo disperato di cercare rassicurazione, di sentirsi dire "non sta morendo, è tutto a posto". Purtroppo, questa rassicurazione è temporanea, perché l'ansia di fondo non viene risolta e troverà presto un nuovo sintomo a cui aggrapparsi. Si crea così un circolo vizioso:
Ansia di fondo -> Aumento dell'attenzione sul corpo -> Percezione di un sintomo (spesso causato o amplificato dall'ansia stessa, come tachicardia, tensioni muscolari, dolori intercostali) -> Interpretazione catastrofica ("sto per morire") -> Picco d'ansia/panico -> Ricerca di rassicurazione (PS) -> Sollievo temporaneo -> L'ansia di fondo rimane e il ciclo ricomincia.
L'impatto delle notizie: Sentire di coetanei che muoiono è particolarmente destabilizzante perché infrange una naturale illusione di onnipotenza che protegge i giovani. È un confronto diretto e brutale con la propria mortalità, che fa crollare le difese e alimenta l'ansia. È come se la sua paura trovasse una conferma nel mondo esterno, rendendola ancora più reale e minacciosa.
Come iniziare a uscirne?
Il fatto che lei scriva "non so come uscirne" dimostra che è pronta a cercare una via d'uscita. Questo è un punto di forza enorme. Ecco alcuni spunti di riflessione e passi pratici che può iniziare a considerare.
Cosa può iniziare a fare da sola:
Dare un nome all'ansia: Quando avverte un dolore e scatta la paura, provi a fermarsi un istante e a dire a se stessa: "Ok, questo è un sintomo fisico. Ma è possibile che sia la mia ansia a farmelo percepire come una minaccia mortale? Riconosco questo schema". Già solo nominare l'ansia può aiutare a creare una piccola distanza tra lei e la paura.
Ancorarsi al presente (Mindfulness): L'ansia per la morte è una paura proiettata nel futuro. Una tecnica potente per contrastarla è riportare la mente al "qui e ora". Si concentri sui suoi 5 sensi: cosa vede in questo momento? Quali suoni sente? Che odore c'è nell'aria? Che sapore ha in bocca? Cosa sente la sua pelle? Questo esercizio, praticato con costanza, aiuta a "sganciare" la mente dai pensieri catastrofici.
Spostare il focus dalla morte alla vita: Spesso, un'intensa paura di morire nasconde una paura ancora più grande: quella di non vivere appieno. Provi a chiedersi: "Cosa mi fa sentire viva? Quali sono le mie passioni? Cosa voglio fare oggi per rendere questa giornata significativa?". Invece di investire energie nel non morire, provi a reindirizzarle nel vivere. Tenere un diario dove annotare piccole gioie quotidiane o obiettivi può essere di grande aiuto.
Il passo più importante: Chiedere aiuto professionale
Cara ragazza, quello che le ho scritto sono strategie utili, ma la sua sofferenza è reale e merita di essere affrontata in uno spazio protetto e competente. Il passo più coraggioso e risolutivo che può fare è cercare il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta.
Un percorso terapeutico la aiuterebbe a:
Imparare a gestire l'ansia: Con tecniche specifiche (come quelle dell'approccio Cognitivo-Comportamentale, o CBT) per interrompere il circolo vizioso tra sintomo fisico e pensiero catastrofico.
Esplorare le radici della paura: Capire cosa rappresenta per lei la morte a un livello più profondo e perché questa paura si sia intensificata proprio ora.
Trovare un nuovo significato: Lavorare per trasformare la paura della morte in uno stimolo a vivere una vita più autentica, piena e in linea con i suoi valori.
Non è sola in questo. La paura che prova è un'esperienza umana, ma non deve necessariamente controllarle la vita. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma l'atto di forza più grande che possa compiere per se stessa.
Ha già dimostrato un enorme coraggio scrivendo qui. Usi quello stesso coraggio per fare il passo successivo.
Con i miei più sinceri auguri per il suo percorso.
Dr. Mattia Cerinato
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile ragazza,
Da come dice mi sembra di capire che tende ad immaginarsi delle conseguenze catastrofiche in presenza di un segnale corporeo. In effetti è importante ascoltare cosa ha da dirci il corpo, tuttavia, in alcuni casi la nostra mente può “usare” i segnali del corpo per comunicarci una sofferenza, amplificando talvolta alcune nostre percezioni. Ci sono elementi per consigliarle di approfondire le sue paure attraverso una consulenza professionale in modo da trovare il supporto a lei necessario, per poter ascoltare il suo corpo in modo attento senza però allarmarsi più del dovuto ed essere più tranquilla nell’affrontare la vita. Resto a sua disposizione.
Un caro saluto
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
La sua testimonianza trasmette tutta la fatica e la sofferenza che sta provando, ma anche la consapevolezza profonda di ciò che sta accadendo dentro di lei. Questa consapevolezza è già un primo passo importante per poter affrontare il problema. La paura della morte è una delle ansie più radicate e universali. È un pensiero che, prima o poi, tocca tutti, ma in alcuni momenti della vita, o per alcune persone, diventa così presente da influenzare pesantemente il modo di vivere, di percepire il corpo, di interpretare segnali e sintomi fisici. Nel suo caso, descrive un’ansia legata alla salute, alimentata dalla preoccupazione costante di avere una malattia grave. L’attenzione verso ogni piccolo segnale del corpo, la tendenza a controllare ripetutamente o a ricorrere a visite d’urgenza sono comportamenti che, nel breve periodo, sembrano dare sollievo perché offrono una rassicurazione momentanea. Ma nel lungo termine alimentano ancora di più la paura, perché il suo cervello impara che ogni volta che sente un sintomo deve attivarsi, preoccuparsi e cercare conferme. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, uno degli obiettivi principali è proprio spezzare questo circolo vizioso fatto di pensieri catastrofici, sensazioni fisiche interpretate come segnali di pericolo, ricerca di rassicurazioni continue e comportamenti di controllo. Questo lavoro si fa gradualmente, imparando a riconoscere i pensieri disfunzionali per quelli che sono: idee, ipotesi, interpretazioni della mente, non fatti oggettivi. Si lavora molto anche sull’ascolto del corpo, perché a volte più lo si controlla, più si diventa sensibili a sensazioni che in condizioni di calma nemmeno si noterebbero. È molto importante anche affrontare, in un percorso strutturato, il tema della paura della morte come significato personale. Spesso dietro questa paura ci sono pensieri profondi legati al bisogno di controllo, alla difficoltà di accettare l’incertezza o alla gestione delle emozioni di perdita e separazione. Si impara a dialogare con questa paura, a darle uno spazio, senza farla diventare la regista silenziosa delle proprie scelte. Le consiglio caldamente di non restare da sola a gestire tutto questo peso. Un percorso psicoterapeutico cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarla a sviluppare strumenti pratici per fronteggiare l’ansia, ridurre la necessità di controlli inutili e riscoprire un rapporto più sereno con il corpo e i pensieri. Lavorare su queste paure non significa ignorarle o farle sparire del tutto, ma imparare a conviverci senza che blocchino la sua vita e la sua serenità. Il fatto che abbia deciso di parlarne e di chiedere un confronto è già una dimostrazione di forza e di desiderio di cambiare. Si conceda il diritto di chiedere aiuto e di ricevere supporto. Non deve fare tutto da sola. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Lavinia Sestito
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Ciao,
potresti andare a comprendere, in un valido rapporto di terapia, come mai questa dinamica con cui vivi si sia acuita negli ultimi mesi. Cosa accadeva che ha modificato questo equilibrio?
Vivere così non è facile e nemmeno vita secondo me.
Un caro saluto
Lavinia
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
capisco quanto possa essere difficile vivere con questa paura costante e quanto possa influenzare la sua quotidianità. Non deve essere semplice sentirsi sempre in allerta e dover gestire ansia e preoccupazioni legate alla salute e alla morte.
Le consiglio di valutare un percorso con uno psicologo o uno psicoterapeuta: questo potrebbe aiutarla a comprendere più a fondo da dove nasce questa paura, darle un senso e trovare insieme degli strumenti per gestirla.
Resto a disposizione
Un caro saluto, dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicologo, Psicologo clinico
Settimo Milanese
Cara,
quello che descrivi è un vissuto più comune di quanto immagini, e si chiama tanatofobia: una forte ansia legata alla paura della morte, spesso amplificata da pensieri catastrofici e ipocondria.

Il fatto che non ci sia un trauma specifico non significa che la paura non sia reale o invalidante. Anzi, proprio perché è costante e “senza causa apparente”, tende a consumare lentamente le tue energie e la tua serenità.

Un primo passo utile potrebbe essere intraprendere un percorso psicologico per lavorare sul pensiero ansioso, sul bisogno di controllo e sulla gestione delle emozioni legate all’incertezza.

È una paura che si può affrontare, ma non da sola.

Resto disponibile per un eventuale consulto, se vuoi iniziare questo percorso con uno spazio sicuro e accogliente.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alessia Mariosa
Psicolog
Dott.ssa Carla Otilia Sno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sesto Ulteriano
Gentile utente, sentire timore nei confronti della morte è umano. Quando questa paura diventa intensa e ricorrente, può trasformarsi in un’ansia difficile da gestire. Condividere le proprie paure con le persone di fiducia, che siano amica o in famiglia può alleggerire il peso emotivo. La paura della morte può essere trasformata in una spinta a vivere con più consapevolezza. Se la situazione dovesse continuare a pesarti, non esitare a chiedere un sostegno. Cordiali saluti. Dott.ssa Carla Otilia Sno

Dott.ssa Roberta Fidone
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Ciao, la paura della morte può essere nel tuo caso associata ad una condizione di ansia, che si focalizza sul pensiero estremo che ti possa accadere qualcosa di grave. In questo caso si dovrebbe impostare un lavoro per cercare di capire che cosa significa quest'ansia e come si è generata. Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapia. Per maggiori informazioni non esiti a contattarmi
Dr. Mauro Terracciano
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.

Quella che descrive è una forma di ansia che ruota intorno al tema della morte e della malattia, spesso senza una causa esterna evidente ma comunque molto reale e invalidante. Il bisogno di controllare ogni sensazione corporea, il timore di notizie legate alla morte di coetanei e la ricerca di rassicurazioni mediche frequenti (come il pronto soccorso) sono strategie comprensibili ma che, nel tempo, tendono a rinforzare l’ansia stessa.

Spesso questa forma di disagio nasce da un conflitto interno tra il desiderio di sicurezza e il riconoscimento – difficile da accettare – che la vita comporta anche aspetti incerti e vulnerabili. Nella psicoterapia si lavora proprio sul rapporto che abbiamo con questi vissuti profondi, aiutando a trasformare la paura in consapevolezza e apertura.

Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito.
Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale. Comprendo quanto questa paura stia diventando sempre più presente e faticosa da gestire, soprattutto se inizia a condizionare la quotidianità e a generare un costante stato di allarme.
Anche in assenza di un evento traumatico specifico, l’ansia legata alla salute e al timore della morte può avere radici profonde e assumere nel tempo un peso sempre maggiore. Il fatto che lei abbia sentito il bisogno di parlarne è un segnale importante: significa che una parte di sé sta cercando un modo per affrontare questa sofferenza.
Uno spazio di ascolto può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta accadendo, dare un senso a queste emozioni e iniziare a gestirle con maggiore serenità.
Resto a disposizione per un incontro, se lo desidera.

Un cordiale saluto,
Dott.ssa Maria Francesca Copani
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Ci sono paure che non hanno bisogno di un trauma per nascere. A volte semplicemente si fanno spazio piano, in silenzio, fino a diventare ingombranti.
La paura della morte, in particolare, tocca corde profonde: ci parla del bisogno di controllare l’imprevedibile, di proteggere chi amiamo, di non sparire.

Quando però questa paura inizia a condizionare il corpo, i pensieri, le scelte – come correre al pronto soccorso per un dolore o non riuscire a sentire più la leggerezza – allora forse non è più la morte a far paura, ma la vita vissuta sempre sotto minaccia.

Ci si può uscire, ma non da soli. Serve uno spazio sicuro in cui accogliere questa paura senza giudicarla, finché non smette di urlare.
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Salve.

Quello che descrive è un vissuto molto comune ma spesso silenzioso: la paura della morte, quando diventa costante e pervasiva, può trasformarsi in una forma di ansia ipocondriaca o ansia da malattia, fino a compromettere seriamente la qualità della vita.

La paura della morte è umana. Nessuno ne è davvero esente. Tuttavia, nel suo caso questa paura sembra essersi trasformata in una minaccia costante, che la costringe a monitorare continuamente il suo corpo alla ricerca di segnali di pericolo.

Il fatto che non ci sia un evento traumatico alle spalle non significa che questa paura non abbia radici profonde. Spesso queste ansie si collegano a un bisogno molto forte di controllo, a una sensibilità interiore particolare, o a una fase di vita come i 20 anni in cui si è esposti a grandi cambiamenti e incertezze, sia personali che sociali.

Le voglio dire con chiarezza: si può uscirne.
Non con una rassicurazione medica, né evitando le notizie che la turbano, ma con un percorso psicologico strutturato.

Cordiali saluti.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico per il trattamento dell'ansia. Cordiali saluti.
Dott.ssa Valentina De Chiara
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Brescia
Gentile utente, la ringrazio per aver scritto e per aver condiviso con tanta onestà qualcosa che, comprensibilmente, la sta facendo soffrire molto. La paura della morte è un’esperienza umana profonda e comune, ma quando diventa così intensa da interferire con la vita quotidiana, come sta accadendo a lei, può davvero diventare molto faticosa da sostenere. Capisco quanto possa essere pesante vivere ogni sensazione fisica con così tanta preoccupazione, fino al punto da sentire il bisogno di recarsi al pronto soccorso per trovare rassicurazione.
Le suggerisco di intraprendere un percorso psicologico, così da esplorare più a fondo la situazione e affrontare i pensieri e le emozioni legati ad essa, con l’obiettivo di trovare maggiore serenità.
Resto a disposizione per consulenze online.
Un caro saluto,
Dott.ssa Valentina De Chiara
Dott.ssa Valentina Perlongo
Psicologo, Psicologo clinico
Carmignano
Buonasera, mi dispiace davvero molto per quello che stai provando. Ognuno di noi in qualche modo ha paura della morte, ma quando diventa invalidante allora è un problema da prendere davvero in considerazione. Probabilmente nel tuo passato o in altre occasioni puoi aver sperimentato un "lutto" o un allontanamento o anche una malattia familiare/non che ha scatenato un timore più vivido rispetto a quello che pareva gestibile. Ti consiglio di parlarne con chi ti è più vicino e trovare uno specialista che possa aiutarti. un caro saluto
Dott.ssa Giulia Prinzis
Psicologo, Psicologo clinico
Olbia
Salve, mi dispiace per il periodo che sta vivendo. Per comprendere meglio la radice della sua ansia le consiglio di rivolgersi ad un/a specialista che potrebbe aiutarla a vivere la sua vita piu' serenamente. Un saluto
Dott.ssa Angela Amodio
Psicologo, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buongiorno la cosa più giusta da fare sarebbe iniziare un percorso psicologico, attraverso di esso man mano si cristallizzeranno le vere cause di questa paura, di certo il mondo in cui viviamo non le è d'aiuto quindi magari il consiglio che mi sento di darle nell'immediato è quello di tenersi lontana dalle fonti di possibile causa di ansia ...un esempio ? eviti di ascoltare le fonti di informazioni tipo tg ecc.
le auguro una buona giornata
Dott.ssa Chiara Perugini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, da quello che racconta si percepisce quanto questa paura stia occupando spazio nella sua vita e nelle sue giornate. Anche quando non c’è un evento preciso all’origine, può succedere che certi pensieri o timori si facciano più forti e più difficili da gestire, soprattutto in alcuni periodi. È comprensibile che tutto questo possa creare disagio e confusione. A volte, già parlarne o iniziare a osservarlo con più consapevolezza può essere un primo passo per capire meglio cosa sta succedendo.
Dott.ssa Fabiana Vitale
Psicologo, Neuropsicologo
Cesena
Salve, comprendo il suo profondo disagio e sulla base di ciò che ha esternato questo meccanismo di interpretare ogni segnale del corpo come grave ha creato un circolo vizioso di ansia. Le propongo di intraprendere un percorso psicologico con lo scopo di acquisire strumenti per comprendere e gestire meglio questa paura, ripristinando il suo equilibrio e il controllo sulla sua vita.

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