Buongiorno, sono un uomo di 45 anni con problemi di ansia. Specifico che non si tratta di manifesta
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Buongiorno,
sono un uomo di 45 anni con problemi di ansia. Specifico che non si tratta di manifestazioni acute tipo attacchi di panico; ma di una predisposizione (familiare) a stati apprensivi cronici, alimentati da frequenti somatizzazioni. La situazione è peggiorata negli ultimi anni, a seguito di ‘veri’ problemi di salute che mi hanno causato preoccupazione, per cui mi trovo in un circolo vizioso ansia-disturbi-ansia da cui non riesco più a uscire.
In questo contesto, da fine 2020 soffro episodi di ‘cardiopalmo’, in cui avverto distintamente il battito del cuore nel petto e/o nell’orecchio sinistro, come se fosse più forte del normale, seppur regolare. Gli episodi, più o meno frequenti a seconda del periodo, si possono dividere in due categorie:
1. Di giorno, soprattutto dopo pranzo, una sorta di vibrazione o sfarfallio al petto, come se al posto del cuore avessi un orologio che batte i secondi; bpm tra 70 e 75 (a riposo normalmente ho 60-65 bpm);
2. La sera da seduto o sdraiato, oppure alla mattina appena alzato, un battito più deciso al petto e/o all’orecchio; bpm 80-85, max 90. A volte me lo fa anche dopo un caffè o uscito dalla doccia.
All’epoca diversi accertamenti cardiologici non evidenziarono nulla di particolare. L’unica cosa rilevante fu che la cardiologa, auscultandomi con lo stetoscopio, mi parlo di ‘iperadrenalinicità’, senza specificare cosa intendesse. Dopo quegli esami, il problema sparì per parecchi mesi, salvo ricomparire da settembre 2021. Stavolta, ho fatto un altro ECG, un’eco ai tronchi sovraortici - tutto ok - e pure una visita endocrinologica, dove non mi sono stati nemmeno prescritti accertamenti.
Il mio medico dice – anzi è convinto - che lo stato di stress cronico e la continua tensione emotiva a cui mi auto-sottopongo da anni possono aver alterato l’equilibrio interno dell’organismo, mandando in tilt, oltre al fisico stesso, anche la ‘centralina’ che regola le reazioni emotive. Individua dunque nel disturbo un origine funzionale e non organica.
Io ho sempre avuto molta fiducia nel mio medico, ma stavolta la natura del disturbo e le circostanze in cui si manifesta mi rendono dubbioso. Chiarisco: la diagnosi è assolutamente possibile, ma temo che questi particolari sintomi non siano collegabili ad essa. Non sono quelli classici da ansia, con tachicardia, dispnea, ipertensione; semplicemente, avverto il battito come se fosse più energico del normale in circostanze in cui non dovrei nemmeno sentirlo. Inoltre, gli episodi non sono mai correlati a situazioni d’ansia o a sforzi fisici; anzi, al 99% si manifestano nei momenti di calma e di relax, e più che allo stato emotivo, sembrano legarsi a determinate situazioni o determinate posizioni.
Una cosa è certa: finche ho il dubbio che il disturbo possa avere un’origine organica, da questa situazione non ne esco. Quindi la domanda è semplice: i sintomi descritti possono essere davvero ascrivibili a una situazione di ansia cronica?
Grazie a chiunque risponderà e cordiali saluti.
sono un uomo di 45 anni con problemi di ansia. Specifico che non si tratta di manifestazioni acute tipo attacchi di panico; ma di una predisposizione (familiare) a stati apprensivi cronici, alimentati da frequenti somatizzazioni. La situazione è peggiorata negli ultimi anni, a seguito di ‘veri’ problemi di salute che mi hanno causato preoccupazione, per cui mi trovo in un circolo vizioso ansia-disturbi-ansia da cui non riesco più a uscire.
In questo contesto, da fine 2020 soffro episodi di ‘cardiopalmo’, in cui avverto distintamente il battito del cuore nel petto e/o nell’orecchio sinistro, come se fosse più forte del normale, seppur regolare. Gli episodi, più o meno frequenti a seconda del periodo, si possono dividere in due categorie:
1. Di giorno, soprattutto dopo pranzo, una sorta di vibrazione o sfarfallio al petto, come se al posto del cuore avessi un orologio che batte i secondi; bpm tra 70 e 75 (a riposo normalmente ho 60-65 bpm);
2. La sera da seduto o sdraiato, oppure alla mattina appena alzato, un battito più deciso al petto e/o all’orecchio; bpm 80-85, max 90. A volte me lo fa anche dopo un caffè o uscito dalla doccia.
All’epoca diversi accertamenti cardiologici non evidenziarono nulla di particolare. L’unica cosa rilevante fu che la cardiologa, auscultandomi con lo stetoscopio, mi parlo di ‘iperadrenalinicità’, senza specificare cosa intendesse. Dopo quegli esami, il problema sparì per parecchi mesi, salvo ricomparire da settembre 2021. Stavolta, ho fatto un altro ECG, un’eco ai tronchi sovraortici - tutto ok - e pure una visita endocrinologica, dove non mi sono stati nemmeno prescritti accertamenti.
Il mio medico dice – anzi è convinto - che lo stato di stress cronico e la continua tensione emotiva a cui mi auto-sottopongo da anni possono aver alterato l’equilibrio interno dell’organismo, mandando in tilt, oltre al fisico stesso, anche la ‘centralina’ che regola le reazioni emotive. Individua dunque nel disturbo un origine funzionale e non organica.
Io ho sempre avuto molta fiducia nel mio medico, ma stavolta la natura del disturbo e le circostanze in cui si manifesta mi rendono dubbioso. Chiarisco: la diagnosi è assolutamente possibile, ma temo che questi particolari sintomi non siano collegabili ad essa. Non sono quelli classici da ansia, con tachicardia, dispnea, ipertensione; semplicemente, avverto il battito come se fosse più energico del normale in circostanze in cui non dovrei nemmeno sentirlo. Inoltre, gli episodi non sono mai correlati a situazioni d’ansia o a sforzi fisici; anzi, al 99% si manifestano nei momenti di calma e di relax, e più che allo stato emotivo, sembrano legarsi a determinate situazioni o determinate posizioni.
Una cosa è certa: finche ho il dubbio che il disturbo possa avere un’origine organica, da questa situazione non ne esco. Quindi la domanda è semplice: i sintomi descritti possono essere davvero ascrivibili a una situazione di ansia cronica?
Grazie a chiunque risponderà e cordiali saluti.
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione riportata.
Ritengo possibile che i sintomi descritti siano ascrivibili ad un quadro ansioso meritevole di attenzione clinica pertanto la invito a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Le sarà utile anche per identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza in atto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Ritengo possibile che i sintomi descritti siano ascrivibili ad un quadro ansioso meritevole di attenzione clinica pertanto la invito a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Le sarà utile anche per identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza in atto.
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Buongiorno, oltre a seguire gli accertamenti medici del caso, la invito a richiedere anche consulto psicologico.
dott Tealdi
dott Tealdi
Gentile utente, le consiglio di approfondire gli aspetti medici ed effettuare una consulenza psicologica.
Cordialmente
Dr Mauro Vargiu
Cordialmente
Dr Mauro Vargiu
Salve. Si, i sintomi potrebbero essere causati da uno stato di ansia protrattasi nel tempo, di cui non ha nemmeno la consapevolezza per quanto è uno stato che le appartiene. Nella mia esperienza di psicoterapeuta corporea di tipo bioenergetico, il lavoro con le sensazioni corporee, per prendere consapevolezza dei meccanismi psicosomatici che si attivano, integrati con l'individuazione delle cause dei problemi e i vissuti emotivi collegati ad esse, può sbloccare il meccanismo che crea una situazione di allerta perenne, causa dello stress prolungato. Distinti saluti
Salve, il fatto che senta il cuore a riposo non significa che non sia collegato ad una condizione emotiva. A volte proprio una condizione di riposo può portare ad ansia percepita attraverso il corpo che improvvisamente diviene dominante. Le suggerirei di fare dei colloqui psicologici, ascoltarla e approfondire potrà sicuramente essere utile per capire meglio cosa le accade.
Resto a disposizione, può contattarmi o scrivermi. I colloqui possono avvenire anche online.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Resto a disposizione, può contattarmi o scrivermi. I colloqui possono avvenire anche online.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Salve,
Per escludere totalmente cause fisiche e organiche, le suggerirei di fare prima degli accertamenti attraverso il suo medico. Nel frattempo potrebbe chiedere un consulto psicologico. Resto a disposizione per una consulenza, un saluto
Dott.ssa Laura Perdisci
Per escludere totalmente cause fisiche e organiche, le suggerirei di fare prima degli accertamenti attraverso il suo medico. Nel frattempo potrebbe chiedere un consulto psicologico. Resto a disposizione per una consulenza, un saluto
Dott.ssa Laura Perdisci
Buonasera, i sintomi da lei descritti possono essere ascrivibili ad una condizione emotiva, quindi potrebbe prendere in considerazione di intraprendere un percorso psicologico per indagare anche questa ipotesi, mantenendo l'attenzione su ciò che accade a livello fisiologico in modo da non trascurare nessuna eventualità. Cordialmente Dr.ssa Michela Campioli
Gent. Signore, è innanzitutto fondamentale sapere se lei è o no un fumatore, in quanto in questo caso, il fumo può rientrare nelle cause dei suoi sintomi. Nel caso in cui non lo sia, la risposta alla sua domanda è si, la spiegazione che il medico le ha dato è assolutamente plausibile. Uno stato di ansia prolungato nel tempo può provocare i sintomi a cui fa riferimento. Può esserle di aiuto ascoltare il Podcast Le stanze della Paura, disponibile gratuitamente su listennotes.com, Spotify, Google Cast, Breaker e seguire la pagina Facebook Le Stanze della Paura Podcast. Troverà molte informazioni sui disturbi d'ansia e alcuni strumenti finalizzati al rilassamento psico fisico. In particolare le suggerisco di effettuare anche quotidianamente seguendo bene le indicazioni le pratiche che trova agli episodi 5 e 14 e di ascoltare l'episodio 9 e sperimentare la pratica guidata che trova all'episodio 10. Nel corso del 2022 verranno pubblicati altri episodi con nuove pratiche che potrà utilizzare sempre con lo stesso obiettivo. Buona serata. Bruno Ramondetti
Gent.mo, se ha ancora dubbi sulla componente organica, può fare qualche approfondimento. Tuttavia, questi stati apprensisivi che definisce cronici possono avere qualche rilevanza, non solo nel suo corpo, ma nella sua complessiva esperienza. Potrebbe esserle utile una consultazione, in cui poter valutare l'opportunità di un trattamento che la possa aiutare. SG
Buonasera,vedo che ha svolto accertamenti di natura organica, e c è forte preoccupazione per il suo cuore...forse il suo cuore soffre anche per motivi psicologici ..Le consiglierei di approfondire anche le cause delle ansie e di questa sofferenza del cuore ..Un caro augurio Dottssa Luciana Harari
Gentile Utente,
è molto preciso nella descrizione dei suoi sintomi fisici, e utilizza il gergo medico con grande perizia. Sembra inoltre che gli accertamenti assai accurati, a cui si è sottoposto, escludano cause organiche. In base a queste due evidenze, posso risponderle che sì, è possibile che i suoi sintomi abbiano un origine psicologica. E' tipico per le persone "ansiose" interpretare minimi segni fisici (ad. es. una lieve tachicardia dovuta alla digestione o varianti di pressione dovuti a spostamenti) come segni sicuri di una possibile, quanto elusiva, malattia che se trascurata porterà chissà dove. Inoltre la manifestazione di questi malesseri avviene quando si rilassa - un altro possibile segno della difficoltà di lasciar andare uno stretto controllo e abbandonare uno stato di allerta... Ha provato a informarsi su cosa si intende davvero per ipocondria?
Un consulto psicologico sarebbe assai indicato, per avere una diagnosi accurata a partire da test e colloqui.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
è molto preciso nella descrizione dei suoi sintomi fisici, e utilizza il gergo medico con grande perizia. Sembra inoltre che gli accertamenti assai accurati, a cui si è sottoposto, escludano cause organiche. In base a queste due evidenze, posso risponderle che sì, è possibile che i suoi sintomi abbiano un origine psicologica. E' tipico per le persone "ansiose" interpretare minimi segni fisici (ad. es. una lieve tachicardia dovuta alla digestione o varianti di pressione dovuti a spostamenti) come segni sicuri di una possibile, quanto elusiva, malattia che se trascurata porterà chissà dove. Inoltre la manifestazione di questi malesseri avviene quando si rilassa - un altro possibile segno della difficoltà di lasciar andare uno stretto controllo e abbandonare uno stato di allerta... Ha provato a informarsi su cosa si intende davvero per ipocondria?
Un consulto psicologico sarebbe assai indicato, per avere una diagnosi accurata a partire da test e colloqui.
con i migliori auguri,
dr. Ventura
Buon pomeriggio. Se ha svolto tutti gli esami diagnostici per escludere le problematiche organiche legate ai problemi descritti, i sintomi che riferisce potrebbero essere ascrivibili ad uno stato di ansia o di stress con cui forse convive da tempo, stato del quale potrebbe non avere piena e chiara consapevolezza. Il mio suggerimento è quindi quello di esplorare i sintomi che descrive, i suoi vissuti e la sua esperienza attraverso dei colloqui psicologici con uno/a psicologo/psicoterapeuta per poter fare maggiore chiarezza in merito ai suoi dubbi e favorire una maggiore consapevolezza di se stesso e del modo in cui può migliorare il proprio benessere. Un saluto, Dott. Felice Schettini
Buongiorno, ho letto attentamente la sua domanda. Parto dal presupposto che l'aver escluso cause organiche sia stata la scelta migliore. Lei riporta testuali parole "Io ho sempre avuto molta fiducia nel mio medico, ma stavolta la natura del disturbo e le circostanze in cui si manifesta mi rendono dubbioso", mi chiedevo se avesse pensato di rivolgersi ad uno specialista, sempre in ambito medico, per avere un ulteriore parere e scongiurare (ancora una volta) la causa organica. Qualora l'angoscia che sente continuasse a persistere nonostante un referto medico più che rassicurante, sarebbe utile un percorso psicologico: non sempre l'ansia (o sintomi ansiosi) sono riconducibili ad eventi stressanti o particolarmente difficili, insomma, ad episodi circoscritti. Bisognerebbe indagare sulla familiarità del disturbo: ci sono parenti che manifestano sintomi ansiosi? Sarebbe altresì utile analizzare insieme ad un professionista della salute mentale come vengono emotivamente vissute alcune aree della sua vita (professionale, familiare, relazionale). Sarebbe pertanto opportuna una consulenza psicologica, utile per un inquadramento generale e per valutare insieme al professionista la possibilità di iniziare un percorso terapeutico. Resto disponibile qualora ci fossero ulteriori domande.
Un saluto
Vincenzo Costantino
Un saluto
Vincenzo Costantino
Buongiorno, dal suo racconto si percepisce questa sensazione di "circolo vizioso" in cui si trova. Spesso è proprio nei momenti di riposo che accadono fenomeni tipo accelerazione del battito cardiaco o battito "più forte". Quando siamo in stato di dormiveglia si abbassano le nostre difese ed emergono maggiormente momenti di ansia. Da professionista che si occupa di psicosomatica e tecniche Corporee, le consiglio di affidarsi ad uno psicologo che la aiuti a ristabilire un contatto con le manifestazioni corporee e la parte più emotiva. Resto a disposizione, dott.ssa Giovanna Volpe
Buonasera, per rispondere alla sua domanda posso dirle che certamente i sintomi da lei descritti possono ricondurre a uno stato ansioso. Ha svolto esami clinici che l'hanno rassicurata sul lato organico: perché non prova allora a concentrarsi sul suo stato emotivo?! Potrebbe richiedere una consulenza psicologica per lavorare sulle cause di questa sua ansia, così da poter diminuire i suoi sintomi psicosomatici piano piano, e utilizzare di nuovo le sue energie in modo più funzionale.
Io mi occupo di disturbi d'ansia, qualora avesse bisogno mi contatti pure.
Un caro saluto, dottoressa Paola De Martino
Io mi occupo di disturbi d'ansia, qualora avesse bisogno mi contatti pure.
Un caro saluto, dottoressa Paola De Martino
Gentile utente di mio dottore,
i suoi pensieri e le sue angosce sono tipiche nei disturbi d'ansia da malattia, più comunemente definita ipocondria.
La terapia per il Disturbo d’ansia da malattia è sia di tipo farmacologico che psicoterapeutico. L’approccio farmacologico è utile per alleviare i sintomi o per meglio controllarne alcune fasi più acute, o come supporto alla psicoterapia.
La farmacoterapia deve esser seguita e monitorata da uno psichiatra.
La psicoterapia è ritenuta a oggi la forma di intervento più efficace per affrontare con successo il Disturbo d’ansia da malattia.
Chi soffre di ipocondria interpreta erroneamente le sue sensazioni corporee e ve ne attribuisce una pericolosità esagerata rispetto alla realtà. L’intervento di psicoterapia è volto a scoprire le funzionalità relazionali dei sintomo ed i suoi significati più profondi. Il paziente, intrapresa la psicoterapia, viene guidato attraverso un percorso atto a renderlo maggiormente consapevole dei suoi processi mentali, dei meccanismi che governano il suo comportamento. Con l’aiuto del terapeuta vengono individuati i circoli di mantenimento del disturbo e le sue ripercussioni su aspetti comportamentali, con un graduale miglioramento della qualità della vita, fino a quel momento compromessa dal timore di avere una grave malattia.
Contatti quanto prima uno specialista, potrà aiutarla a ridimensionare la morsa dei suoi pensieri e della sua stessa ansia
Cordiali Saluti
Dottor. Diego Ferrara
i suoi pensieri e le sue angosce sono tipiche nei disturbi d'ansia da malattia, più comunemente definita ipocondria.
La terapia per il Disturbo d’ansia da malattia è sia di tipo farmacologico che psicoterapeutico. L’approccio farmacologico è utile per alleviare i sintomi o per meglio controllarne alcune fasi più acute, o come supporto alla psicoterapia.
La farmacoterapia deve esser seguita e monitorata da uno psichiatra.
La psicoterapia è ritenuta a oggi la forma di intervento più efficace per affrontare con successo il Disturbo d’ansia da malattia.
Chi soffre di ipocondria interpreta erroneamente le sue sensazioni corporee e ve ne attribuisce una pericolosità esagerata rispetto alla realtà. L’intervento di psicoterapia è volto a scoprire le funzionalità relazionali dei sintomo ed i suoi significati più profondi. Il paziente, intrapresa la psicoterapia, viene guidato attraverso un percorso atto a renderlo maggiormente consapevole dei suoi processi mentali, dei meccanismi che governano il suo comportamento. Con l’aiuto del terapeuta vengono individuati i circoli di mantenimento del disturbo e le sue ripercussioni su aspetti comportamentali, con un graduale miglioramento della qualità della vita, fino a quel momento compromessa dal timore di avere una grave malattia.
Contatti quanto prima uno specialista, potrà aiutarla a ridimensionare la morsa dei suoi pensieri e della sua stessa ansia
Cordiali Saluti
Dottor. Diego Ferrara
Buonasera
Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapico psicoanalitico per cercare di gestire i sintomi psicosomatici.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Saluti
Dott.ssa Claudia Castellani
Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapico psicoanalitico per cercare di gestire i sintomi psicosomatici.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Saluti
Dott.ssa Claudia Castellani
Buonasera, il corpo può andare in tilt per il continuo stress e le preoccupazioni per il periodo stato di salute. Può richiedere altri esami al medico curante, ma se fossero negativi sarebbe il caso di contattare uno psicoterapeuta per valutare la sua situazione emotiva.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Salve,
lei sembra essere molto informato sul piano medico.
Ma se scrive qui, forse, il dubbio che si possano trovare risposte diverse e più profonde le viene, per fortuna.
Al di là del lato medico, che lascerei a ben più preparati professionisti, le posso parlare del piano "emotivo" e affettivo che si cela dietro ai suoi sintomi.
In un giusto spazio, le si aprirà la possibilità di comprendere cosa le stia accadendo perché.
Un caro saluto
Lavinia
lei sembra essere molto informato sul piano medico.
Ma se scrive qui, forse, il dubbio che si possano trovare risposte diverse e più profonde le viene, per fortuna.
Al di là del lato medico, che lascerei a ben più preparati professionisti, le posso parlare del piano "emotivo" e affettivo che si cela dietro ai suoi sintomi.
In un giusto spazio, le si aprirà la possibilità di comprendere cosa le stia accadendo perché.
Un caro saluto
Lavinia
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Buongiorno e grazie per la condivisione. Se ho ben capito la richiesta, lei sta domandando se esiste una qualche condizione psicologica legata all'ansia, caratterizzata dai sintomi che lamenta. Posso confermare che alcuni disturbi d'ansia possono avere questo tipo di caratteristiche: in particolare, in relazione ai sintomi qui riportati, esiste ad esempio una condizione definita "cardiofobia", che, come la parola stessa suggerisce, si riferisce allo stato di paura e di ansia eccessiva, provocati dalla percezione dei "comportamenti" cardiaci. Sia che si tratti di questo preciso disturbo o di altri legati all'ansia, se ha già avuto modo di effettuare tutti i dovuti controlli medici e ancora questa sintomatologia le provoca un forte disagio, le consiglio di prendere in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso psicologico o psicoterapeutico, dal momento che, così come le confermo che c'è riscontro rispetto a questi tipi di disturbi, le confermo anche che esistono efficaci interventi per affrontarli e risolverli. Nella speranza di essere riuscita ad essere abbastanza esaustiva rispetto alla sua richiesta, le auguro di trovare presto una soluzione a queste preoccupazioni. Resto naturalmente a disposizione per eventuali chiarimenti. Buon proseguimento.
Buonasera caro utente,
Dalla dovizia di particolari che lei riporta sui movimenti del suo cuore, sembra che abbia sviluppato nel tempo la capacità di osservarlo come un corpo esterno.
Dirle con certezza che i sintomi che riporta siano ascrivibili ad una situazione di ansia cronica mi porterebbe a fare una diagnosi che non è molto saggio fare avendo solo questi dati a disposizione.
Mi dispiace non poterle essere di maggiore aiuto, ma posso consigliarle di iniziare un percorso di psicoterapia, così da poter iniziare ad occuparsi delle questioni del suo cuore da un'altra prospettiva.
Un caro saluto, e i miei migliori auguri,
Giulia Burgalassi
Dalla dovizia di particolari che lei riporta sui movimenti del suo cuore, sembra che abbia sviluppato nel tempo la capacità di osservarlo come un corpo esterno.
Dirle con certezza che i sintomi che riporta siano ascrivibili ad una situazione di ansia cronica mi porterebbe a fare una diagnosi che non è molto saggio fare avendo solo questi dati a disposizione.
Mi dispiace non poterle essere di maggiore aiuto, ma posso consigliarle di iniziare un percorso di psicoterapia, così da poter iniziare ad occuparsi delle questioni del suo cuore da un'altra prospettiva.
Un caro saluto, e i miei migliori auguri,
Giulia Burgalassi
Caro utente,
ha pensato alla possibilità che il suo cuore sia in qualche modo "disturbato" dal suo intestino? Come sa sono collegati... magari le capita dopo i pasti o dopo un caffè, segnali di una possibile gastrite. E una gastrite spesso è causata da forte stress, che viene somatizzato, per questo Lei pensa di non essere in uno stato di ansia ma lo ha introiettato. I suoi pensieri attualmente sono molto focalizzati sul suo stato di salute e la stanno mettendo costantemente in allerta, creando poi un circolo vizioso. Potrebbero essere utili per Lei tecniche di Mindfulness come il respiro consapevole o ancora meglio la scansione del corpo: se eseguite da un professionista possono portare ad alleviare i sintomi che sente e a portare in omeostasi il suo organismo
ha pensato alla possibilità che il suo cuore sia in qualche modo "disturbato" dal suo intestino? Come sa sono collegati... magari le capita dopo i pasti o dopo un caffè, segnali di una possibile gastrite. E una gastrite spesso è causata da forte stress, che viene somatizzato, per questo Lei pensa di non essere in uno stato di ansia ma lo ha introiettato. I suoi pensieri attualmente sono molto focalizzati sul suo stato di salute e la stanno mettendo costantemente in allerta, creando poi un circolo vizioso. Potrebbero essere utili per Lei tecniche di Mindfulness come il respiro consapevole o ancora meglio la scansione del corpo: se eseguite da un professionista possono portare ad alleviare i sintomi che sente e a portare in omeostasi il suo organismo
Gentile utente,
ha descritto con grande chiarezza la situazione e, soprattutto, il circolo vizioso tra preoccupazione e sintomi fisici che le sta rendendo difficile uscire da questo stato di tensione cronica. Quello che vive non è raro: quando per anni il corpo è esposto a stress, ansia o ipervigilanza sul proprio stato fisico, può sviluppare reazioni molto reali anche in assenza di una causa organica.
I sintomi che racconta — percezione accentuata del battito cardiaco (il cosiddetto cardiopalmo), vibrazione al petto, battito sentito all’orecchio — possono effettivamente essere compatibili con una condizione di iperattivazione del sistema nervoso autonomo, tipica di uno stato ansioso cronico. In pratica, l’organismo si trova in una condizione di iperarousal, cioè di allerta costante, in cui anche stimoli innocui (come la digestione, un cambio di posizione, la temperatura, o la caffeina) vengono amplificati e percepiti come segnali d’allarme.
La “iperadrenalinicità” di cui le ha parlato la cardiologa si riferisce proprio a questo: un’eccessiva produzione o sensibilità agli ormoni dello stress (adrenalina e noradrenalina) che rendono il battito più “presente”, pur mantenendolo regolare. È quindi possibile avvertire un cuore perfettamente sano come se battesse con forza, anche in condizioni di quiete.
Il fatto che:
– tutti gli esami cardiologici siano risultati nella norma;
– i sintomi si attenuino o scompaiano nei periodi di tranquillità;
– e siano più forti nei momenti di rilassamento (quando l’attenzione si sposta sul corpo);
è coerente con una componente funzionale legata all’ansia.
Questo però non significa che il sintomo “non esista” o sia solo mentale: è una risposta fisica reale, ma innescata da un circuito di ipercontrollo e ipersensibilità.
Cosa può aiutarla:
– continuare a monitorare la salute con controlli di routine, per mantenere fiducia nei dati oggettivi;
– lavorare sul piano psicologico per ridurre l’iperattenzione corporea e il bisogno di controllo, magari con un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale o di gestione dell’ansia;
– limitare caffeina, alcol e stimolanti, che possono accentuare il cardiopalmo;
– introdurre tecniche di rilassamento o respirazione diaframmatica: insegnano al corpo a riabbassare il livello di attivazione interna e aiutano a riscoprire la sensazione di calma senza paura;
– ricordare che il suo sistema nervoso, dopo anni di allerta, può essere “rieducato”: non è un punto di non ritorno.
Il suo medico ha ragione: l’origine funzionale è plausibile e, una volta esclusi i rischi organici, il lavoro va spostato sul modo in cui mente e corpo interagiscono. È lì che può ritrovare la stabilità.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Sara Petroni
ha descritto con grande chiarezza la situazione e, soprattutto, il circolo vizioso tra preoccupazione e sintomi fisici che le sta rendendo difficile uscire da questo stato di tensione cronica. Quello che vive non è raro: quando per anni il corpo è esposto a stress, ansia o ipervigilanza sul proprio stato fisico, può sviluppare reazioni molto reali anche in assenza di una causa organica.
I sintomi che racconta — percezione accentuata del battito cardiaco (il cosiddetto cardiopalmo), vibrazione al petto, battito sentito all’orecchio — possono effettivamente essere compatibili con una condizione di iperattivazione del sistema nervoso autonomo, tipica di uno stato ansioso cronico. In pratica, l’organismo si trova in una condizione di iperarousal, cioè di allerta costante, in cui anche stimoli innocui (come la digestione, un cambio di posizione, la temperatura, o la caffeina) vengono amplificati e percepiti come segnali d’allarme.
La “iperadrenalinicità” di cui le ha parlato la cardiologa si riferisce proprio a questo: un’eccessiva produzione o sensibilità agli ormoni dello stress (adrenalina e noradrenalina) che rendono il battito più “presente”, pur mantenendolo regolare. È quindi possibile avvertire un cuore perfettamente sano come se battesse con forza, anche in condizioni di quiete.
Il fatto che:
– tutti gli esami cardiologici siano risultati nella norma;
– i sintomi si attenuino o scompaiano nei periodi di tranquillità;
– e siano più forti nei momenti di rilassamento (quando l’attenzione si sposta sul corpo);
è coerente con una componente funzionale legata all’ansia.
Questo però non significa che il sintomo “non esista” o sia solo mentale: è una risposta fisica reale, ma innescata da un circuito di ipercontrollo e ipersensibilità.
Cosa può aiutarla:
– continuare a monitorare la salute con controlli di routine, per mantenere fiducia nei dati oggettivi;
– lavorare sul piano psicologico per ridurre l’iperattenzione corporea e il bisogno di controllo, magari con un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale o di gestione dell’ansia;
– limitare caffeina, alcol e stimolanti, che possono accentuare il cardiopalmo;
– introdurre tecniche di rilassamento o respirazione diaframmatica: insegnano al corpo a riabbassare il livello di attivazione interna e aiutano a riscoprire la sensazione di calma senza paura;
– ricordare che il suo sistema nervoso, dopo anni di allerta, può essere “rieducato”: non è un punto di non ritorno.
Il suo medico ha ragione: l’origine funzionale è plausibile e, una volta esclusi i rischi organici, il lavoro va spostato sul modo in cui mente e corpo interagiscono. È lì che può ritrovare la stabilità.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno,
capisco perfettamente il suo dubbio. Quando il corpo lancia segnali così precisi e "meccanici", è difficile accettare che la causa sia "solo" l’ansia, specialmente se i classici sintomi della tachicardia o della dispnea mancano e se il tutto accade proprio quando dovrebbe essere rilassato.
La risposta alla sua domanda è sì: i sintomi che descrive sono assolutamente compatibili con uno stato di ansia cronica e, in particolare, con quella che la sua cardiologa ha definito iperadrenalinicità.
Ecco cosa sta succedendo nella sua "centralina":
L’iperadrenalinicità: Significa che il suo sistema nervoso simpatico è costantemente in allerta. Anche se lei non si sente "agitato", il suo corpo produce piccole e costanti dosi di adrenalina. Questo non fa necessariamente correre il cuore (tachicardia), ma ne aumenta la forza di contrazione (inotrofismo). Ecco perché sente il battito "più energico" o lo avverte nell'orecchio: non è più veloce, è solo più potente, come un motore che gira al minimo ma con troppa compressione.
Perché nei momenti di relax? Questo è il punto che la trae in inganno. Quando lei è attivo, il suo cervello è occupato da stimoli esterni. Quando si siede, si sdraia o esce dalla doccia, il "rumore" esterno cala e la sua soglia percettiva si abbassa. In quel momento, il suo sistema nervoso — che è rimasto teso tutto il giorno — non riesce a "staccare" e lei percepisce il battito che è stato forte per ore, ma che solo nel silenzio del relax diventa udibile.
Il legame con il pranzo e le posizioni: Il nervo vago, che regola il rilassamento, passa molto vicino allo stomaco e al diaframma. Dopo i pasti, la digestione può stimolare meccanicamente il vago o il diaframma, innescando quei riflessi di "sfarfallio" o vibrazione. In un organismo con un equilibrio neurovegetativo alterato dallo stress cronico, questi stimoli fisici vengono amplificati e letti dal cervello come segnali di allarme.
L'orecchio sinistro: Sentire il battito nell'orecchio (acufene pulsante) in assenza di problemi ai vasi (che lei ha già escluso con l'ecocolordoppler) è spesso legato alla tensione dei muscoli del collo e della mascella, che si irrigidiscono proprio a causa dell'ansia cronica, rendendo l'osso temporale più sensibile alla conduzione del suono del proprio sangue.
Il suo medico ha ragione: lei ha "starato" la centralina. Non c'è un danno al cuore (come confermato dagli ECG ed eco), ma c'è un errore nella regolazione dei segnali. Finché lei cercherà una causa organica, continuerà a monitorare il cuore, e il monitoraggio è esso stesso un atto di ansia che mantiene alta l'adrenalina. È un circolo perfetto.
Il fatto che il disturbo sia sparito dopo gli accertamenti del 2020 e sia tornato nel 2021 conferma la natura funzionale: la rassicurazione medica ha "abbassato la tensione" per un po', finché lo stress accumulato non ha nuovamente saturato il sistema.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologa Clinica e della Riabilitazione ad orientamento Umanista-Bioenergetico
(Disponibile anche per consulenze online)
capisco perfettamente il suo dubbio. Quando il corpo lancia segnali così precisi e "meccanici", è difficile accettare che la causa sia "solo" l’ansia, specialmente se i classici sintomi della tachicardia o della dispnea mancano e se il tutto accade proprio quando dovrebbe essere rilassato.
La risposta alla sua domanda è sì: i sintomi che descrive sono assolutamente compatibili con uno stato di ansia cronica e, in particolare, con quella che la sua cardiologa ha definito iperadrenalinicità.
Ecco cosa sta succedendo nella sua "centralina":
L’iperadrenalinicità: Significa che il suo sistema nervoso simpatico è costantemente in allerta. Anche se lei non si sente "agitato", il suo corpo produce piccole e costanti dosi di adrenalina. Questo non fa necessariamente correre il cuore (tachicardia), ma ne aumenta la forza di contrazione (inotrofismo). Ecco perché sente il battito "più energico" o lo avverte nell'orecchio: non è più veloce, è solo più potente, come un motore che gira al minimo ma con troppa compressione.
Perché nei momenti di relax? Questo è il punto che la trae in inganno. Quando lei è attivo, il suo cervello è occupato da stimoli esterni. Quando si siede, si sdraia o esce dalla doccia, il "rumore" esterno cala e la sua soglia percettiva si abbassa. In quel momento, il suo sistema nervoso — che è rimasto teso tutto il giorno — non riesce a "staccare" e lei percepisce il battito che è stato forte per ore, ma che solo nel silenzio del relax diventa udibile.
Il legame con il pranzo e le posizioni: Il nervo vago, che regola il rilassamento, passa molto vicino allo stomaco e al diaframma. Dopo i pasti, la digestione può stimolare meccanicamente il vago o il diaframma, innescando quei riflessi di "sfarfallio" o vibrazione. In un organismo con un equilibrio neurovegetativo alterato dallo stress cronico, questi stimoli fisici vengono amplificati e letti dal cervello come segnali di allarme.
L'orecchio sinistro: Sentire il battito nell'orecchio (acufene pulsante) in assenza di problemi ai vasi (che lei ha già escluso con l'ecocolordoppler) è spesso legato alla tensione dei muscoli del collo e della mascella, che si irrigidiscono proprio a causa dell'ansia cronica, rendendo l'osso temporale più sensibile alla conduzione del suono del proprio sangue.
Il suo medico ha ragione: lei ha "starato" la centralina. Non c'è un danno al cuore (come confermato dagli ECG ed eco), ma c'è un errore nella regolazione dei segnali. Finché lei cercherà una causa organica, continuerà a monitorare il cuore, e il monitoraggio è esso stesso un atto di ansia che mantiene alta l'adrenalina. È un circolo perfetto.
Il fatto che il disturbo sia sparito dopo gli accertamenti del 2020 e sia tornato nel 2021 conferma la natura funzionale: la rassicurazione medica ha "abbassato la tensione" per un po', finché lo stress accumulato non ha nuovamente saturato il sistema.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologa Clinica e della Riabilitazione ad orientamento Umanista-Bioenergetico
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Buongiorno, ciò che descrive appare molto faticoso da vivere, anche perché sembra essersi instaurato un meccanismo in cui il corpo diventa continuamente oggetto di monitoraggio, interpretazione e dubbio. Quando una persona convive per anni con uno stato di apprensione cronica e, in più, attraversa anche reali problemi di salute, è comprensibile che il rapporto con le sensazioni corporee cambi profondamente. Il corpo smette di essere percepito come “silenzioso” o affidabile e diventa qualcosa da osservare costantemente, quasi alla ricerca di conferme o segnali di pericolo. Da quello che racconta, colpisce il fatto che gli accertamenti effettuati nel tempo non abbiano evidenziato problematiche specifiche e che, dopo i primi controlli, il disturbo sia addirittura scomparso per mesi. Questo aspetto è molto importante, perché spesso nelle problematiche legate all’ansia cronica e all’iperattivazione fisiologica si osserva proprio un andamento oscillante, fortemente influenzato dall’attenzione, dal livello di allerta interna e dal modo in cui il cervello interpreta certe sensazioni corporee. Capisco bene però il suo dubbio. Lei dice sostanzialmente: “se fosse ansia, perché questi sintomi compaiono soprattutto nei momenti di calma?”. In realtà questo è molto più frequente di quanto si pensi. Molte persone associano l’ansia esclusivamente agli stati acuti, agli attacchi di panico, alla tachicardia improvvisa o alla forte agitazione evidente. Ma esiste anche una forma di tensione cronica, più silenziosa e continua, in cui il sistema nervoso resta in uno stato di vigilanza costante per molto tempo. In questi casi, spesso è proprio nei momenti di quiete che il corpo diventa più percepibile. Quando ci si distrae, si lavora, si è impegnati mentalmente, molte sensazioni passano in secondo piano. Quando invece ci si sdraia, si è in silenzio o rilassati, l’attenzione interna aumenta enormemente e il battito cardiaco, pur rimanendo regolare, può essere avvertito in modo molto vivido. Anche il fatto che lei descriva un battito “più percepito” piuttosto che realmente accelerato è un elemento interessante. Non sta raccontando episodi caratterizzati da alterazioni estreme della frequenza, ma soprattutto da una forte consapevolezza del battito stesso. E quando il cervello entra in uno stato di monitoraggio continuo del corpo, può amplificare sensazioni fisiologiche normalmente presenti ma che la maggior parte delle persone non nota o non interpreta come problematiche. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso si crea un circolo molto preciso. Si avverte una sensazione corporea, la mente la interpreta come potenzialmente pericolosa o inspiegabile, aumenta l’attenzione verso il corpo, e questa iperattenzione amplifica ulteriormente la percezione della sensazione stessa. Più la si controlla, più la si sente. Più la si sente, più cresce il dubbio che ci sia qualcosa di organico non individuato. E questo mantiene il sistema in uno stato di allerta continua. Lei stesso scrive una frase molto significativa: “finché ho il dubbio che il disturbo possa avere un’origine organica, da questa situazione non ne esco”. Probabilmente qui c’è uno dei nodi centrali della sofferenza. Non tanto il sintomo in sé, ma il bisogno di arrivare ad una certezza assoluta che escluda completamente ogni possibilità di pericolo. Il problema è che il corpo umano raramente offre certezze assolute, e quando la mente entra nella ricerca continua di rassicurazioni definitive rischia di rimanere intrappolata in un controllo infinito che, paradossalmente, alimenta ancora di più l’attenzione sui sintomi. Questo non significa minimizzare ciò che prova o dire che “è tutto nella sua testa”. Le sensazioni che avverte sono reali e possono essere molto disturbanti. Ma reale non significa necessariamente pericoloso. Il corpo e la mente non sono separati, e stati prolungati di tensione emotiva possono effettivamente modificare la percezione corporea, la soglia di attenzione agli stimoli interni e il funzionamento fisiologico generale. Credo che potrebbe esserle utile iniziare a lavorare non solo sul sintomo cardiaco in sé, ma sul rapporto che negli anni si è costruito tra ansia, controllo corporeo, paura della malattia e bisogno di certezza. Un percorso cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla molto proprio in questo: comprendere i meccanismi che mantengono attiva l’attenzione sul corpo, il modo in cui interpreta le sensazioni fisiche e la relazione tra pensieri, emozioni e attivazione fisiologica. Spesso chi vive queste situazioni tende a pensare che il problema sia “eliminare completamente il sintomo”. In realtà, a volte il cambiamento più importante avviene quando il sintomo smette di essere vissuto come una minaccia continua e perde gradualmente il potere di occupare la mente. È un lavoro che richiede tempo e comprensione profonda del proprio funzionamento, ma che può aiutare molto a uscire da quel circolo vizioso che descrive così bene. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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