Buongiorno, sono mamma di una ragazza di 11 anni,ha sempre avuto fin dalla 2 elementare qualche prob
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Buongiorno, sono mamma di una ragazza di 11 anni,ha sempre avuto fin dalla 2 elementare qualche problema di comportamento a scuola, l abbiamo portata varie volte ,seguendo il consiglio delle insegnanti, da esperti per diagnosticare una dsa,ma nulla non è mai venuto fuori niente.Adesso ad un mese dall inizio delle medie la situazione è peggiorata!
Punizioni su punizione ma a lei nn interessa! Nell apprendimento non ha nessun problema, ha solo comportamenti sbagliati,parla quando nn serve, si alza, disturba la lezione.
Cosa posso fare.?
Punizioni su punizione ma a lei nn interessa! Nell apprendimento non ha nessun problema, ha solo comportamenti sbagliati,parla quando nn serve, si alza, disturba la lezione.
Cosa posso fare.?
Salve, penso che sia utile iniziare un percorso con un professionista. Non è il fine ultimo la diagnosi. Anche se non le è stato riconosciuto un DSA potrebbe avere comunque bisogno di un sostegno psicologico.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
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Buongiorno, la ringrazio per la domanda.
Comprendo la difficoltà e capisco che non sia facile.
Ho letto che ha fatto diverse visite specialistiche che ad oggi non hanno fatto emergere nessun problema, questo non significa però che sua figlia non possa aver altre difficoltà sotto altri punti di vista.
Un percorso psicologico per sua figlia potrebbe essere un ulteriore percorso che potrebbe intraprendere per provare ad affrontare le problematiche sopra citate.
Grazie
Comprendo la difficoltà e capisco che non sia facile.
Ho letto che ha fatto diverse visite specialistiche che ad oggi non hanno fatto emergere nessun problema, questo non significa però che sua figlia non possa aver altre difficoltà sotto altri punti di vista.
Un percorso psicologico per sua figlia potrebbe essere un ulteriore percorso che potrebbe intraprendere per provare ad affrontare le problematiche sopra citate.
Grazie
Buonasera, sono una psicoterapeuta dell'età evolutiva e mi occupo di bambini da moltissimi anni. Dalla sua descrizione, mi verrebbe da pensare che sua figlia vive un disagio nell'ambiente scolastico e lo manifesta attraverso dei comportamenti provocatori e/o oppositivi.
Al di là della diagnosi ha pensato di far fare a sua figlia eventualmente qualche seduta di psicoterapia?
Per qualsiasi chiarimento rimango a disposizione,
Un saluto
Dafne Zikos
Al di là della diagnosi ha pensato di far fare a sua figlia eventualmente qualche seduta di psicoterapia?
Per qualsiasi chiarimento rimango a disposizione,
Un saluto
Dafne Zikos
gentilissima,
esprimo due osservazioni
1. forse è stata data un° etichetta ancora prima di diagnosticare in modo accurato la natura dei comportamenti della bambina.
Consiglio di parlarne con la pediatra che eventualmente potrà suggerire una visita in neuropsichiatria.
2. Per la gestione dei comportamenti problema si potrebbero applicare strategie educative funzionali senza per forza ricercare una diagnosi. Sarebbe utile un confronto con un professionista.
esprimo due osservazioni
1. forse è stata data un° etichetta ancora prima di diagnosticare in modo accurato la natura dei comportamenti della bambina.
Consiglio di parlarne con la pediatra che eventualmente potrà suggerire una visita in neuropsichiatria.
2. Per la gestione dei comportamenti problema si potrebbero applicare strategie educative funzionali senza per forza ricercare una diagnosi. Sarebbe utile un confronto con un professionista.
Cara mamma, sempre più spesso oggi di fronte alla fatica di bambini e adolescenti di stare in classe o avere comportamenti "adeguati" si ricorre a valutazioni diagnostiche che ne spieghino la natura. Dal momento che gli accertamenti fatti fino ad oggi non hanno evidenziato problematiche specifiche è probabile che si tratti di un modo che sua figlia utilizza per accendere l'attenzione su di sè. Come se volesse dire o chiedere qualcosa che neanche lei sa come dire o chiedere. Capisco che la rabbia e la frustrazione possano prendere il sopravvento sulla possibilità di accogliere e comprendere questi movimenti. Per questo mi sento di suggerirle di pensare a uno spazio per sè come madre con uno psicoterapeuta che possa aiutarla, in un clima di ascolto e non giudicante, a comprendere come stare accanto a sua figlia in questo momento così delicato di crescita.
Buon pomeriggio, avete mai provato un percorso psicologico per la bambina e di sostegno genitoriale? Penso potrebbe essere una strada efficace per individuare la difficoltà che sta affrontando sua figlia. Molto spesso la ricerca del problema nei figli è la strada che viene più facilmente da percorrere ma molto spesso i sintomi dei bambini riflettono difficoltà nel contesto famigliare e/o nella relazione coni genitori.
Gentile mamma, grazie per la sua condivisione. Innanzitutto mi trovo a domandarle se abbia seguito un iter diagnostico più a largo spettro con un neuropsichiatra infantile o se invece sia stata fatta una valutazione specifica solo per i DSA. Oltre a ciò credo sarebbe opportuno pensare ad un percorso terapeutico per sua figlia, probabilmente ci sono delle fatiche che non riesce ad esprimere o delle emozioni difficili da sostenere. Per quanto riguarda le punizioni ammetto che la letteratura scientifica ha da tempo dimostrato l'inefficacia delle stesse, frustrano il bambino/adolescente e non si spingono realmente a ricercare le cause del malessere. Valuterei l'inizio di un percorso per sua figlia e, qualora ne sentisse la necessità, anche per lei e le fatiche che sta portando. Resto a disposizione, cordialmente, dott.ssa Lucrezia Giuliani
Buongiorno,
quello che descrive non è un problema di apprendimento, ma di gestione dei limiti: sua figlia sta sperimentando quanto potere ha nel far reagire gli adulti. Quando le punizioni non producono effetto, spesso è perché finiscono per rinforzare l’attenzione proprio su ciò che si vorrebbe fermare. In questi casi è più utile cambiare strategia: ridurre le parole, aumentare la coerenza, e usare l’effetto sorpresa invece della ripetizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica
quello che descrive non è un problema di apprendimento, ma di gestione dei limiti: sua figlia sta sperimentando quanto potere ha nel far reagire gli adulti. Quando le punizioni non producono effetto, spesso è perché finiscono per rinforzare l’attenzione proprio su ciò che si vorrebbe fermare. In questi casi è più utile cambiare strategia: ridurre le parole, aumentare la coerenza, e usare l’effetto sorpresa invece della ripetizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica
Buon pomeriggio carissima , grazie per aver condiviso la situazione.
Capisco la sua preoccupazione: quando i comportamenti a scuola si ripetono e le punizioni non funzionano, è importante andare oltre e approfondire la sfera emotiva e comportamentale, nell'individuare le sofferenze della stessa.
Un percorso di valutazione e supporto psicologico può aiutare sua figlia a comprendere e gestire meglio le emozioni e le regole, e voi genitori ad avere strumenti educativi più efficaci. Se le può interessare può trovare il mio profilo su Mio dottore, io sono la Dott.ssa Ilaria Redivo Un caro saluto
Capisco la sua preoccupazione: quando i comportamenti a scuola si ripetono e le punizioni non funzionano, è importante andare oltre e approfondire la sfera emotiva e comportamentale, nell'individuare le sofferenze della stessa.
Un percorso di valutazione e supporto psicologico può aiutare sua figlia a comprendere e gestire meglio le emozioni e le regole, e voi genitori ad avere strumenti educativi più efficaci. Se le può interessare può trovare il mio profilo su Mio dottore, io sono la Dott.ssa Ilaria Redivo Un caro saluto
Buonasera,
capisco la sua preoccupazione. Da ciò che descrive, non sembra un problema di apprendimento ma di gestione del comportamento e delle emozioni. Le punizioni da sole spesso non bastano: è utile combinare regole chiare con rinforzi positivi e, se possibile, confrontarsi con una psicologa dell’età evolutiva per comprendere meglio le cause e trovare strategie educative efficaci.
capisco la sua preoccupazione. Da ciò che descrive, non sembra un problema di apprendimento ma di gestione del comportamento e delle emozioni. Le punizioni da sole spesso non bastano: è utile combinare regole chiare con rinforzi positivi e, se possibile, confrontarsi con una psicologa dell’età evolutiva per comprendere meglio le cause e trovare strategie educative efficaci.
Buon pomeriggio,
immagino la Sua apprensione e il desiderio di trovare strategie concrete. Le consiglio colloqui con il padre, per una terapia indiretta che utilizzi l'approccio breve strategico.
Sarà possibili approfondire cosa già tentato e cosa mantenga viva la dinamica e intervenire in maniera mirata.
Saluti
immagino la Sua apprensione e il desiderio di trovare strategie concrete. Le consiglio colloqui con il padre, per una terapia indiretta che utilizzi l'approccio breve strategico.
Sarà possibili approfondire cosa già tentato e cosa mantenga viva la dinamica e intervenire in maniera mirata.
Saluti
Gentilissima,
comprendo la sua preoccupazione e il senso di smarrimento di fronte a comportamenti che sembrano ripetersi nonostante le strategie messe in atto. In molti casi, atteggiamenti di opposizione, distrazione o provocazione nei bambini e preadolescenti non rappresentano una semplice mancanza di regole, ma possono esprimere – in modo non consapevole – un disagio interno o una difficoltà nel gestire emozioni e cambiamenti, come quello del passaggio alla scuola media.
Un percorso di consultazione psicologica potrebbe aiutarvi a comprendere il significato profondo di questi comportamenti e a individuare insieme modalità più efficaci di risposta e sostegno. All’interno di un percorso psicologico, sua figlia potrebbe esplorare le proprie emozioni, imparare a riconoscerle e a esprimerle in modo adeguato, favorendo così un cambiamento che non riguardi solo il comportamento esterno, ma anche il suo mondo interno.
Un caro saluto,
Dott.ssa Persiani
comprendo la sua preoccupazione e il senso di smarrimento di fronte a comportamenti che sembrano ripetersi nonostante le strategie messe in atto. In molti casi, atteggiamenti di opposizione, distrazione o provocazione nei bambini e preadolescenti non rappresentano una semplice mancanza di regole, ma possono esprimere – in modo non consapevole – un disagio interno o una difficoltà nel gestire emozioni e cambiamenti, come quello del passaggio alla scuola media.
Un percorso di consultazione psicologica potrebbe aiutarvi a comprendere il significato profondo di questi comportamenti e a individuare insieme modalità più efficaci di risposta e sostegno. All’interno di un percorso psicologico, sua figlia potrebbe esplorare le proprie emozioni, imparare a riconoscerle e a esprimerle in modo adeguato, favorendo così un cambiamento che non riguardi solo il comportamento esterno, ma anche il suo mondo interno.
Un caro saluto,
Dott.ssa Persiani
Buongiorno,
il passaggio alle scuole medie può essere un momento delicato, soprattutto per chi ha già mostrato difficoltà nel comportamento. Poiché non emergono difficoltà di apprendimento, potrebbe essere utile esplorare gli aspetti emotivi e relazionali che possono influenzare la condotta di sua figlia, magari con un percorso di sostegno psicologico mirato. Le punizioni, se isolate, spesso non bastano; è importante invece capire cosa c’è dietro i comportamenti e lavorare sulla motivazione e sulla gestione delle regole in modo condiviso tra scuola e famiglia. Dr. Giuseppe Mirabella
il passaggio alle scuole medie può essere un momento delicato, soprattutto per chi ha già mostrato difficoltà nel comportamento. Poiché non emergono difficoltà di apprendimento, potrebbe essere utile esplorare gli aspetti emotivi e relazionali che possono influenzare la condotta di sua figlia, magari con un percorso di sostegno psicologico mirato. Le punizioni, se isolate, spesso non bastano; è importante invece capire cosa c’è dietro i comportamenti e lavorare sulla motivazione e sulla gestione delle regole in modo condiviso tra scuola e famiglia. Dr. Giuseppe Mirabella
Buona sera da cio che descrive il quadro non appare assolutamente un disturbo specifico dell'apprendimento quanto una serie di sintomi che possono essere ricondotti ad un disturbo provocatorio e/o alcuni tratti che potrebbero essere ricondotti a qualche forma di autismo. E importante rivolgersi alla Neuropsichiatria territoriale e richiedere l'osservazione comportamentale ( laddove i comportamenti sono piu marcati) e la valutazione mediante dei test specifici per i due sospetti diagnostici. Non si scoraggi coinvolga la bambina e con la pediatra di base valutate quale iter seguire per comprendere quale disturbo si stia manifestando.
Buona sera,
in linea di massima la diagnosi di DSA non è associata ed associabile a fatiche in termini comportamentali. Bisognerebbe comprendere come si sente sua figlia, cosa ci sta dicendo questo suo comportamento, se è effettivamente espressione di un malessere o ci sta comunicando altro. Per avere risposte più mirate, consiglio un consulto di tipo professionale.
Cordiali saluti,
dott.ssa Togni
in linea di massima la diagnosi di DSA non è associata ed associabile a fatiche in termini comportamentali. Bisognerebbe comprendere come si sente sua figlia, cosa ci sta dicendo questo suo comportamento, se è effettivamente espressione di un malessere o ci sta comunicando altro. Per avere risposte più mirate, consiglio un consulto di tipo professionale.
Cordiali saluti,
dott.ssa Togni
Buongiorno signora, essere mamma di una ragazza in preadolescenza comporta spesso molte criticità e difficoltà, ma nulla di irrisolvibile, non si preoccupi. Io le consiglierei di rivolgersi a uno/una psicoterapeuta esperto/a di genitorialità per un percorso di sostegno genitoriale. Spero di esserle stata d'aiuto, un saluto.
Buongiorno, capisco bene la sua preoccupazione e la fatica che può provare in questo momento. Quando un genitore si impegna tanto per aiutare la propria figlia e vede che, nonostante gli sforzi e le punizioni, il comportamento non migliora, può sentirsi scoraggiato e persino impotente. È comprensibile che si chieda cosa stia succedendo e come poter intervenire in modo efficace. Da quello che racconta, sua figlia sembra attraversare una fase di crescita in cui sta mettendo alla prova le regole e l’autorità, come spesso accade nei passaggi importanti della vita, come quello tra la scuola primaria e la scuola media. È un momento in cui i bambini cominciano a percepirsi più autonomi e a cercare di capire quanto potere hanno nelle relazioni con gli adulti. Alcuni comportamenti che appaiono “sbagliati” sono in realtà tentativi, magari un po’ goffi, di affermare sé stessi o di gestire emozioni che ancora non riescono a riconoscere o controllare pienamente. Le punizioni ripetute, quando non portano cambiamento, spesso finiscono per perdere efficacia. Non perché la bambina “non capisca”, ma perché probabilmente non riesce a collegare il suo comportamento alle conseguenze, o perché quel modo di fare, per quanto problematico, le permette di ottenere comunque qualcosa che per lei è importante, come attenzione, movimento o senso di controllo. In questi casi, può essere utile cambiare prospettiva e chiedersi non tanto “come farla smettere”, ma “cosa le serve davvero in quei momenti”. Questo piccolo spostamento può aprire la strada a risposte più efficaci e meno conflittuali. Un approccio che può aiutarla è cercare di valorizzare e rafforzare i comportamenti positivi, anche quelli piccoli. Quando sua figlia riesce a restare al suo posto, ad ascoltare o a collaborare, è importante che riceva un riscontro positivo immediato. Le lodi sincere e specifiche, come “mi è piaciuto come hai rispettato il turno per parlare”, fanno una grande differenza, perché aiutano la bambina a capire cosa ci si aspetta da lei e la motivano a ripetere quei comportamenti. Parallelamente, può essere utile provare a instaurare momenti quotidiani di connessione positiva, anche brevi. A volte, dietro i comportamenti dirompenti, si nasconde un bisogno di attenzione o di relazione. Se la bambina percepisce di avere uno spazio in cui essere ascoltata e accolta, sarà più facile per lei sentirsi vista senza dover “disturbare” per attirare attenzione. Anche attività leggere come cucinare insieme, fare una passeggiata o parlare della giornata prima di dormire possono diventare momenti preziosi di contatto e di fiducia. È importante inoltre che scuola e famiglia restino in comunicazione, ma con un linguaggio condiviso e coerente. Gli insegnanti possono segnalare con calma i comportamenti che creano difficoltà, ma anche riconoscere i progressi, per quanto piccoli. Sentirsi apprezzata a scuola può aiutare sua figlia a cambiare gradualmente atteggiamento. Infine, non trascuri il contesto emotivo: spesso dietro a comportamenti vivaci o oppositivi ci sono insicurezze, tensioni o difficoltà nel gestire le emozioni. Offrirle la possibilità di parlarne, magari con un adulto neutrale e accogliente, può aiutarla a comprendere e regolare meglio ciò che prova. Le ricordo che questa fase, per quanto impegnativa, può essere anche un’opportunità per rafforzare la relazione con sua figlia e per aiutarla a sviluppare maggiore consapevolezza di sé e delle proprie azioni. Con pazienza, coerenza e piccoli cambiamenti costanti, è possibile vedere miglioramenti significativi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
sento di avere poche informazioni per potermi esprimere in modo più completo, ma sento di poterle suggerire la via che credo più indicata. Comprendo la frustrazione nel tentare di percorrere diverse strade (la diagnosi di DSA, le punizioni...) e non avere successo. Credo però che la via più utile, data l'età di sua figlia e la situazione che descrive, sia intraprendere un percorso di terapia familiare affinché il suo comportamento possa trovare una spiegazione e la famiglia possa riorganizzarsi per fronteggiarlo in modo funzionale. Le suggerisco questo perché la famiglia ha un ruolo estremamente importante nella vita di una ragazzina di 11 anni ed è una risorsa impareggiabile sotto tanti punti di vista.
Le auguro un'ottima giornata,
un saluto
sento di avere poche informazioni per potermi esprimere in modo più completo, ma sento di poterle suggerire la via che credo più indicata. Comprendo la frustrazione nel tentare di percorrere diverse strade (la diagnosi di DSA, le punizioni...) e non avere successo. Credo però che la via più utile, data l'età di sua figlia e la situazione che descrive, sia intraprendere un percorso di terapia familiare affinché il suo comportamento possa trovare una spiegazione e la famiglia possa riorganizzarsi per fronteggiarlo in modo funzionale. Le suggerisco questo perché la famiglia ha un ruolo estremamente importante nella vita di una ragazzina di 11 anni ed è una risorsa impareggiabile sotto tanti punti di vista.
Le auguro un'ottima giornata,
un saluto
Buongiorno, da quanto descrive sembra che sua figlia manifesti comportamenti impulsivi e difficoltà nel controllo degli impulsi più che problemi di apprendimento. da psicologa specializzata in Adhd mi permetto di ipotizzare caratteristiche di funzionamento ADHD. I test di DSA non sempre valutano l’autoregolazione emotiva o comportamentale. Se fosse questo il funzionamento di sua figlia le punizioni aumentano la resistenza e la sfida, perché non insegnano strategie di autoregolazione, ma alimentano frustrazione e conflitto. Una valutazione funzionale ed un percorso con uno psicologo può aiutare a comprendere motivazioni, stili di attenzione e strategie di gestione. Interventi basati su rinforzo positivo, routine strutturate e gestione delle emozioni spesso funzionano meglio di punizioni ripetute. Coinvolgere la scuola in un progetto condiviso di gestione dei comportamenti è fondamentale.
L’obiettivo non deve essere solo fermare il comportamento scorretto, ma aiutarla a sviluppare autocontrollo e responsabilità per adesso ma soprattutto per il futuro. E' importante per il suo benessere e per il vostro.
L’obiettivo non deve essere solo fermare il comportamento scorretto, ma aiutarla a sviluppare autocontrollo e responsabilità per adesso ma soprattutto per il futuro. E' importante per il suo benessere e per il vostro.
Gentile utente,
Sa ha provveduto già a svolgere gli accertamenti per verificare la presenza di disturbi del neurosviluppo, dunque non solo DSA ma eventualmente anche ADHD, potrebbe valutare di intraprendere un percorso di terapia familiare. Questo percorso potrebbe esservi di ausilio per i sintomi portati da vostra figlia, affrontandoli nel sistema famiglia.
Le auguro una buona giornata e resto a disposizione,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Sa ha provveduto già a svolgere gli accertamenti per verificare la presenza di disturbi del neurosviluppo, dunque non solo DSA ma eventualmente anche ADHD, potrebbe valutare di intraprendere un percorso di terapia familiare. Questo percorso potrebbe esservi di ausilio per i sintomi portati da vostra figlia, affrontandoli nel sistema famiglia.
Le auguro una buona giornata e resto a disposizione,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Buongiorno,
le situazioni legate ad un comportamento di questo tipo possono essere molteplici, l'eventuale diagnosi di DSA potrebbe essere una di queste ma molte volte non comporta problemi nel comportamento.
Gli aspetti legati al comportamento potrebbero essere di altra natura, quindi sarebbe opportuno procedere con uno specialista che possa fare altri approfondimenti per comprendere se ci sono altre questioni a riguardo.
Resto a disposizione, anche in modalità online, se necessita di ulteriori chiarimenti a riguardo.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
le situazioni legate ad un comportamento di questo tipo possono essere molteplici, l'eventuale diagnosi di DSA potrebbe essere una di queste ma molte volte non comporta problemi nel comportamento.
Gli aspetti legati al comportamento potrebbero essere di altra natura, quindi sarebbe opportuno procedere con uno specialista che possa fare altri approfondimenti per comprendere se ci sono altre questioni a riguardo.
Resto a disposizione, anche in modalità online, se necessita di ulteriori chiarimenti a riguardo.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Salve, siete mai stati al Servizio di Neuropsichiatria Infantile della vostra Azienda Sanitaria locale? Non mi pare che si tratti di dsa, piuttosto bisognerebbe capire se è una difficoltà relativa agli impulsi o se è legata ad un momento evolutivo, preadolescenza per esempio. Ma per avere una diagnosi precisa la invito a rivolgersi al servizio Sanitario nazionale che offre per i monorenni con difficoltà anche scolastiche oltre che di comportamento, supporto gratuito e con un percorso diagnostico che vi aiuterà sicuramente, anche a scuola.
Salve signora,
difficile dirle cosa fare con la bambina, ma le direi di trovare una terapia per se stessa, così da poter capire come mai sua figlia sia meravigliosa e un pò agitata.
Un caro saluto
Lavinia
difficile dirle cosa fare con la bambina, ma le direi di trovare una terapia per se stessa, così da poter capire come mai sua figlia sia meravigliosa e un pò agitata.
Un caro saluto
Lavinia
Gentile utente,
comprendo la sua preoccupazione e la fatica che può provare nel gestire questa situazione. Da quanto riporta, sua figlia non presenta difficoltà di apprendimento, ma piuttosto comportamenti che interferiscono con la vita scolastica. Tuttavia, senza un’osservazione diretta della bambina e del contesto, non è possibile esprimere un parere approfondito. In generale, le punizioni non rappresentano uno strumento efficace per modificare i comportamenti problematici, poiché spesso non aiutano a comprendere l’origine del disagio o la motivazione che porta la bambina ad agire in quel modo. Sarebbe utile, invece, approfondire quali possano essere le cause di tali comportamenti: capire se vi siano difficoltà emotive, relazionali o di autoregolazione che rendono più complesso per lei rispettare tali regole. Talvolta, i bambini che sembrano “non interessarsi” o “non dare peso” alle conseguenze, potrebbero in realtà, esprimere un disagio che non riescono a comunicare diversamente. Un percorso di valutazione psicologica potrebbe quindi essere utile per comprendere meglio la natura di queste difficoltà e individuare strategie educative e di supporto più adeguate. La invito a non scoraggiarsi, con un intervento mirato e una collaborazione tra famiglia, scuola e professionisti, è possibile aiutare sua figlia a ritrovare un maggiore equilibrio.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Valeria Natale
comprendo la sua preoccupazione e la fatica che può provare nel gestire questa situazione. Da quanto riporta, sua figlia non presenta difficoltà di apprendimento, ma piuttosto comportamenti che interferiscono con la vita scolastica. Tuttavia, senza un’osservazione diretta della bambina e del contesto, non è possibile esprimere un parere approfondito. In generale, le punizioni non rappresentano uno strumento efficace per modificare i comportamenti problematici, poiché spesso non aiutano a comprendere l’origine del disagio o la motivazione che porta la bambina ad agire in quel modo. Sarebbe utile, invece, approfondire quali possano essere le cause di tali comportamenti: capire se vi siano difficoltà emotive, relazionali o di autoregolazione che rendono più complesso per lei rispettare tali regole. Talvolta, i bambini che sembrano “non interessarsi” o “non dare peso” alle conseguenze, potrebbero in realtà, esprimere un disagio che non riescono a comunicare diversamente. Un percorso di valutazione psicologica potrebbe quindi essere utile per comprendere meglio la natura di queste difficoltà e individuare strategie educative e di supporto più adeguate. La invito a non scoraggiarsi, con un intervento mirato e una collaborazione tra famiglia, scuola e professionisti, è possibile aiutare sua figlia a ritrovare un maggiore equilibrio.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Valeria Natale
Buongiorno, capisco la tua preoccupazione e immagino quanto possa essere frustrante trovarsi in questa situazione, ma trovo sia importante fare un passo indietro e cambiare prospettiva, perché quello che stai descrivendo non è un problema di "cattivo comportamento" da correggere con la disciplina, ma un segnale che tua figlia sta lanciando e che va compreso.
Partiamo da un dato fondamentale: i bambini e i ragazzi non si comportano "male" perché sono cattivi o perché non gli importa delle conseguenze, si comportano in modi che noi adulti percepiamo come problematici perché stanno comunicando un disagio che non riescono a esprimere diversamente. Inoltre la fase delle medie per molti ragazzi è destabilizzante e il disagio può manifestarsi proprio attraverso comportamenti di questo tipo. Non è che "non le interessa" delle punizioni, è che le punizioni non toccano il vero problema, quindi sono inefficaci.
Quello che mi preoccupa, nel tuo racconto, è che finora l'attenzione si è concentrata sulla ricerca di una diagnosi di DSA (disturbo specifico dell'apprendimento), che giustamente non è emersa perché tua figlia non ha difficoltà cognitive. Ma nessuno sembra essersi chiesto: come sta questa bambina? Cosa sta provando? Cosa vuole dirci con questi comportamenti?
Proviamo invece a guardare la situazione con occhi diversi. Quali potrebbero essere i motivi per cui una ragazzina intelligente, senza difficoltà di apprendimento, si comporta in questo modo?
Iperattività o difficoltà attentive non diagnosticate: non tutti i disturbi dell'attenzione sono evidenti nei test per i DSA. Esistono forme di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) che non compromettono l'apprendimento ma rendono molto difficile stare fermi, concentrarsi a lungo, controllare gli impulsi. Sarebbe importante una valutazione neuropsichiatrica specifica in questa direzione, non solo per i DSA.
Ansia o stress: paradossalmente, alcuni bambini ansiosi non stanno fermi e zitti, ma diventano ipercinetici, parlano molto, cercano continuamente l'attenzione. È un modo per scaricare la tensione interna. Tua figlia potrebbe sentirsi sotto pressione, inadeguata, o potrebbe avere paure che non riesce a esprimere.
Bisogno di attenzione: se a casa o a scuola tua figlia sente di "esistere" solo quando viene sgridata, potrebbe inconsciamente cercare proprio quello. È un meccanismo doloroso ma frequente: meglio un'attenzione negativa che nessuna attenzione.
Noia o mancanza di stimoli adeguati: alcuni bambini molto intelligenti si annoiano profondamente a scuola se le lezioni non sono coinvolgenti. La noia genera irrequietezza, e l'irrequietezza viene interpretata come disturbo.
Difficoltà relazionali: come sono le sue amicizie? Si sente accettata? Ha conflitti con i compagni? A volte i comportamenti disturbanti nascondono un disagio relazionale.
Questioni familiari o emotive: ci sono cambiamenti in famiglia? Tensioni? Preoccupazioni che tua figlia potrebbe aver captato anche se non ne parlate esplicitamente? I bambini assorbono molto più di quanto pensiamo.
Cosa puoi fare concretamente? Ti propongo un percorso diverso da quello che avete seguito finora.
1. Cambia lo sguardo su tua figlia: smetti di vederla come una bambina che "si comporta male" e inizia a vederla come una bambina che sta soffrendo e non sa come dirlo. Questo cambierà radicalmente il tuo approccio. Invece di pensare "devo farla smettere", pensa "devo capire cosa le sta succedendo".
2. Apri un dialogo emotivo con lei: trova un momento tranquillo, magari durante una passeggiata o mentre fate qualcosa insieme (le conversazioni importanti vengono meglio quando non ci si guarda negli occhi faccia a faccia). Diле qualcosa tipo: "Tesoro, ho notato che a scuola fai fatica a stare ferma e zitta. Non voglio punirti, voglio solo capire. Come ti senti quando sei in classe? Cosa provi? C'è qualcosa che ti dà fastidio o che ti preoccupa?". Ascolta davvero la sua risposta, senza giudicare, senza correggerla. Solo ascolta.
3. Cerca una valutazione completa, non solo per i DSA: rivolgiti a un neuropsichiatra infantile o a uno psicologo dell'età evolutiva che faccia una valutazione globale: aspetti emotivi, attentivi, relazionali, non solo cognitivi. Serve qualcuno che guardi tua figlia nella sua interezza, non solo le sue performance scolastiche.
4. Considera un percorso psicologico per lei: tua figlia potrebbe beneficiare enormemente di uno spazio terapeutico in cui esplorare le sue emozioni, imparare a riconoscerle e a gestirle. Non perché è "malata", ma perché sta attraversando un momento difficile e ha bisogno di aiuto.
5. Lavora sulla relazione scuola-famiglia: le punizioni infinite creano un circolo vizioso. Prova a parlare con le insegnanti in modo diverso. Invece di chiedere loro di punirla di più, chiedi cosa osservano, quando i comportamenti problematici si manifestano maggiormente, se ci sono momenti in cui tua figlia invece sta bene. Proponete insieme strategie educative positive: premi per i comportamenti corretti piuttosto che solo punizioni per quelli sbagliati, compiti di responsabilità che la facciano sentire utile, pause programmate se ha bisogno di muoversi.
6. Valuta se tu stessa hai bisogno di supporto: essere genitori di un figlio con difficoltà comportamentali è estenuante e frustrante. Non c'è nulla di male nel cercare anche per te uno spazio di confronto, magari con uno psicologo che lavori con i genitori, per capire come gestire al meglio la situazione senza logorarti.
Una cosa che voglio dirti con chiarezza: tua figlia non è "cattiva" o "svogliata". È una bambina di 11 anni che sta mandando un SOS. Il tuo compito, e quello degli adulti che la circondano, non è farla smettere a tutti i costi, ma decifrare quel messaggio e darle gli strumenti per stare meglio.
Le punizioni non insegnano nulla se non "sono sbagliata". Quello di cui tua figlia ha bisogno è sentire che gli adulti sono dalla sua parte, che vogliono capirla, che credono in lei anche quando fa fatica. Ha bisogno di sentirsi vista, ascoltata, accompagnata. Solo da lì può partire un vero cambiamento.
Ti auguro di trovare presto le risorse e il supporto giusto per aiutare tua figlia a superare questo momento. E ricorda: chiedere aiuto non è un fallimento, è un atto di amore e di responsabilità.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
Partiamo da un dato fondamentale: i bambini e i ragazzi non si comportano "male" perché sono cattivi o perché non gli importa delle conseguenze, si comportano in modi che noi adulti percepiamo come problematici perché stanno comunicando un disagio che non riescono a esprimere diversamente. Inoltre la fase delle medie per molti ragazzi è destabilizzante e il disagio può manifestarsi proprio attraverso comportamenti di questo tipo. Non è che "non le interessa" delle punizioni, è che le punizioni non toccano il vero problema, quindi sono inefficaci.
Quello che mi preoccupa, nel tuo racconto, è che finora l'attenzione si è concentrata sulla ricerca di una diagnosi di DSA (disturbo specifico dell'apprendimento), che giustamente non è emersa perché tua figlia non ha difficoltà cognitive. Ma nessuno sembra essersi chiesto: come sta questa bambina? Cosa sta provando? Cosa vuole dirci con questi comportamenti?
Proviamo invece a guardare la situazione con occhi diversi. Quali potrebbero essere i motivi per cui una ragazzina intelligente, senza difficoltà di apprendimento, si comporta in questo modo?
Iperattività o difficoltà attentive non diagnosticate: non tutti i disturbi dell'attenzione sono evidenti nei test per i DSA. Esistono forme di ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) che non compromettono l'apprendimento ma rendono molto difficile stare fermi, concentrarsi a lungo, controllare gli impulsi. Sarebbe importante una valutazione neuropsichiatrica specifica in questa direzione, non solo per i DSA.
Ansia o stress: paradossalmente, alcuni bambini ansiosi non stanno fermi e zitti, ma diventano ipercinetici, parlano molto, cercano continuamente l'attenzione. È un modo per scaricare la tensione interna. Tua figlia potrebbe sentirsi sotto pressione, inadeguata, o potrebbe avere paure che non riesce a esprimere.
Bisogno di attenzione: se a casa o a scuola tua figlia sente di "esistere" solo quando viene sgridata, potrebbe inconsciamente cercare proprio quello. È un meccanismo doloroso ma frequente: meglio un'attenzione negativa che nessuna attenzione.
Noia o mancanza di stimoli adeguati: alcuni bambini molto intelligenti si annoiano profondamente a scuola se le lezioni non sono coinvolgenti. La noia genera irrequietezza, e l'irrequietezza viene interpretata come disturbo.
Difficoltà relazionali: come sono le sue amicizie? Si sente accettata? Ha conflitti con i compagni? A volte i comportamenti disturbanti nascondono un disagio relazionale.
Questioni familiari o emotive: ci sono cambiamenti in famiglia? Tensioni? Preoccupazioni che tua figlia potrebbe aver captato anche se non ne parlate esplicitamente? I bambini assorbono molto più di quanto pensiamo.
Cosa puoi fare concretamente? Ti propongo un percorso diverso da quello che avete seguito finora.
1. Cambia lo sguardo su tua figlia: smetti di vederla come una bambina che "si comporta male" e inizia a vederla come una bambina che sta soffrendo e non sa come dirlo. Questo cambierà radicalmente il tuo approccio. Invece di pensare "devo farla smettere", pensa "devo capire cosa le sta succedendo".
2. Apri un dialogo emotivo con lei: trova un momento tranquillo, magari durante una passeggiata o mentre fate qualcosa insieme (le conversazioni importanti vengono meglio quando non ci si guarda negli occhi faccia a faccia). Diле qualcosa tipo: "Tesoro, ho notato che a scuola fai fatica a stare ferma e zitta. Non voglio punirti, voglio solo capire. Come ti senti quando sei in classe? Cosa provi? C'è qualcosa che ti dà fastidio o che ti preoccupa?". Ascolta davvero la sua risposta, senza giudicare, senza correggerla. Solo ascolta.
3. Cerca una valutazione completa, non solo per i DSA: rivolgiti a un neuropsichiatra infantile o a uno psicologo dell'età evolutiva che faccia una valutazione globale: aspetti emotivi, attentivi, relazionali, non solo cognitivi. Serve qualcuno che guardi tua figlia nella sua interezza, non solo le sue performance scolastiche.
4. Considera un percorso psicologico per lei: tua figlia potrebbe beneficiare enormemente di uno spazio terapeutico in cui esplorare le sue emozioni, imparare a riconoscerle e a gestirle. Non perché è "malata", ma perché sta attraversando un momento difficile e ha bisogno di aiuto.
5. Lavora sulla relazione scuola-famiglia: le punizioni infinite creano un circolo vizioso. Prova a parlare con le insegnanti in modo diverso. Invece di chiedere loro di punirla di più, chiedi cosa osservano, quando i comportamenti problematici si manifestano maggiormente, se ci sono momenti in cui tua figlia invece sta bene. Proponete insieme strategie educative positive: premi per i comportamenti corretti piuttosto che solo punizioni per quelli sbagliati, compiti di responsabilità che la facciano sentire utile, pause programmate se ha bisogno di muoversi.
6. Valuta se tu stessa hai bisogno di supporto: essere genitori di un figlio con difficoltà comportamentali è estenuante e frustrante. Non c'è nulla di male nel cercare anche per te uno spazio di confronto, magari con uno psicologo che lavori con i genitori, per capire come gestire al meglio la situazione senza logorarti.
Una cosa che voglio dirti con chiarezza: tua figlia non è "cattiva" o "svogliata". È una bambina di 11 anni che sta mandando un SOS. Il tuo compito, e quello degli adulti che la circondano, non è farla smettere a tutti i costi, ma decifrare quel messaggio e darle gli strumenti per stare meglio.
Le punizioni non insegnano nulla se non "sono sbagliata". Quello di cui tua figlia ha bisogno è sentire che gli adulti sono dalla sua parte, che vogliono capirla, che credono in lei anche quando fa fatica. Ha bisogno di sentirsi vista, ascoltata, accompagnata. Solo da lì può partire un vero cambiamento.
Ti auguro di trovare presto le risorse e il supporto giusto per aiutare tua figlia a superare questo momento. E ricorda: chiedere aiuto non è un fallimento, è un atto di amore e di responsabilità.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
Gent.ma,
la situazione che descrive delinea un quadro complesso, che meriterebbe di essere approfondito ricostruendo con attenzione la storia dei comportamenti di sua figlia e gli eventuali iter diagnostici ai quali è stata sottoposta. La scuola, comprensibilmente, tende a concentrarsi sugli aspetti didattici. Tuttavia, non di rado, dietro presunti DSA possono celarsi vissuti emotivi intensi e difficili da esprimere, che si manifestano attraverso comportamenti etichettati come “problematici”. Tali comportamenti rappresentano spesso un modo, seppur disfunzionale, di comunicare un disagio interiore, e vanno quindi accolti e compresi piuttosto che semplicemente corretti. Per quanto riguarda l’uso delle punizioni inoltre, la letteratura psicologica evidenzia come esse, sul lungo periodo, possano avere effetti negativi sui livelli di ansia, aggressività e autostima. Ancora, la preadolescenza è una fase di vita caratterizzata da importanti cambiamenti, tra cui la ricerca di una maggiore autodeterminazione rispetto all’infanzia. È possibile che anche il recente passaggio alla scuola secondaria abbia avuto un impatto emotivo significativo faticoso da gestire. Potrebbe quindi essere utile per la ragazza valutare l’opportunità di intraprendere un percorso psicologico che le offra uno spazio protetto in cui esprimere le proprie difficoltà e sviluppare strategie più funzionali per affrontarle. Parallelamente, si può valutare la possibilità di chiedere una consulenza ad un collega che si occupi di supporto genitoriale, in modo da poter riflettere con una figura esperta sulle strategie relazionali ottimali da mettere in campo con la ragazza.
Care cose
Dott.ssa E.B.
la situazione che descrive delinea un quadro complesso, che meriterebbe di essere approfondito ricostruendo con attenzione la storia dei comportamenti di sua figlia e gli eventuali iter diagnostici ai quali è stata sottoposta. La scuola, comprensibilmente, tende a concentrarsi sugli aspetti didattici. Tuttavia, non di rado, dietro presunti DSA possono celarsi vissuti emotivi intensi e difficili da esprimere, che si manifestano attraverso comportamenti etichettati come “problematici”. Tali comportamenti rappresentano spesso un modo, seppur disfunzionale, di comunicare un disagio interiore, e vanno quindi accolti e compresi piuttosto che semplicemente corretti. Per quanto riguarda l’uso delle punizioni inoltre, la letteratura psicologica evidenzia come esse, sul lungo periodo, possano avere effetti negativi sui livelli di ansia, aggressività e autostima. Ancora, la preadolescenza è una fase di vita caratterizzata da importanti cambiamenti, tra cui la ricerca di una maggiore autodeterminazione rispetto all’infanzia. È possibile che anche il recente passaggio alla scuola secondaria abbia avuto un impatto emotivo significativo faticoso da gestire. Potrebbe quindi essere utile per la ragazza valutare l’opportunità di intraprendere un percorso psicologico che le offra uno spazio protetto in cui esprimere le proprie difficoltà e sviluppare strategie più funzionali per affrontarle. Parallelamente, si può valutare la possibilità di chiedere una consulenza ad un collega che si occupi di supporto genitoriale, in modo da poter riflettere con una figura esperta sulle strategie relazionali ottimali da mettere in campo con la ragazza.
Care cose
Dott.ssa E.B.
Buongiorno,
capisco la sua preoccupazione: i comportamenti che descrive possono avere diverse cause e manifestarsi in modi diversi a seconda del contesto scolastico e familiare. Anche se non emergono difficoltà di apprendimento, può essere utile approfondire la situazione con uno specialista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa valutare il comportamento della sua bambina, individuare eventuali fattori emotivi o relazionali sottostanti e suggerire strategie mirate per gestire la situazione.
Un percorso di questo tipo permette di trovare approcci più efficaci rispetto alle sole punizioni e di supportare sua figlia nel comprendere e gestire i propri comportamenti.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
capisco la sua preoccupazione: i comportamenti che descrive possono avere diverse cause e manifestarsi in modi diversi a seconda del contesto scolastico e familiare. Anche se non emergono difficoltà di apprendimento, può essere utile approfondire la situazione con uno specialista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa valutare il comportamento della sua bambina, individuare eventuali fattori emotivi o relazionali sottostanti e suggerire strategie mirate per gestire la situazione.
Un percorso di questo tipo permette di trovare approcci più efficaci rispetto alle sole punizioni e di supportare sua figlia nel comprendere e gestire i propri comportamenti.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
da quanto descrive, sembra che sua figlia non presenti difficoltà di apprendimento, ma piuttosto comportamenti legati alla regolazione dell’attenzione e dell’impulsività. In questi casi, più che un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, può essere utile considerare l’ipotesi di una neurodivergenza, cioè un diverso modo di funzionare sul piano cognitivo ed emotivo.
Le chiederei se le valutazioni precedenti sono state svolte in un centro specializzato esclusivamente in DSA o in una struttura che si occupa anche di disturbi del neurosviluppo (come ADHD o profili misti) e plusdotazioni: questo può fare la differenza, perché non sempre vengono indagate le stesse aree.
Sarebbe importante capire se i comportamenti che nota a scuola compaiono anche in casa o in altri contesti, per orientare meglio l’eventuale approfondimento.
Può inoltre essere utile osservare se, oltre ai comportamenti descritti, nota anche difficoltà nel sonno, nella gestione delle emozioni e/o nell’alimentazione. Questi elementi possono fornire indizi preziosi per comprendere meglio il quadro.
Le consiglio di rivolgersi a un professionista o centro con esperienza in neuropsicologia dell’età evolutiva, che possa aiutarla a chiarire la situazione e individuare strategie efficaci per sostenere sua figlia.
Un caro saluto,
Dott.ssa Adele Bernardi
Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
da quanto descrive, sembra che sua figlia non presenti difficoltà di apprendimento, ma piuttosto comportamenti legati alla regolazione dell’attenzione e dell’impulsività. In questi casi, più che un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, può essere utile considerare l’ipotesi di una neurodivergenza, cioè un diverso modo di funzionare sul piano cognitivo ed emotivo.
Le chiederei se le valutazioni precedenti sono state svolte in un centro specializzato esclusivamente in DSA o in una struttura che si occupa anche di disturbi del neurosviluppo (come ADHD o profili misti) e plusdotazioni: questo può fare la differenza, perché non sempre vengono indagate le stesse aree.
Sarebbe importante capire se i comportamenti che nota a scuola compaiono anche in casa o in altri contesti, per orientare meglio l’eventuale approfondimento.
Può inoltre essere utile osservare se, oltre ai comportamenti descritti, nota anche difficoltà nel sonno, nella gestione delle emozioni e/o nell’alimentazione. Questi elementi possono fornire indizi preziosi per comprendere meglio il quadro.
Le consiglio di rivolgersi a un professionista o centro con esperienza in neuropsicologia dell’età evolutiva, che possa aiutarla a chiarire la situazione e individuare strategie efficaci per sostenere sua figlia.
Un caro saluto,
Dott.ssa Adele Bernardi
Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia Sistemico-Relazionale
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