Buongiorno, mia madre 84 anni, ha appena subito un intervento al cuore, al risveglio si era comple
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Buongiorno,
mia madre 84 anni, ha appena subito un intervento al cuore, al risveglio si era completamente dimenticata della morte di mia sorella. Ora le è stata comunicata nuovamente questa perdita traumatica (mia sorella è morta per annegamento), alla quale lei rifiuta di credere. Si è autoconvinta che sia altrove e vorrebbe solo sapere se sta bene... è il caso di assecondarla?
Mia mamma ha la demenza senile ed in peggioramento...
grazie
mia madre 84 anni, ha appena subito un intervento al cuore, al risveglio si era completamente dimenticata della morte di mia sorella. Ora le è stata comunicata nuovamente questa perdita traumatica (mia sorella è morta per annegamento), alla quale lei rifiuta di credere. Si è autoconvinta che sia altrove e vorrebbe solo sapere se sta bene... è il caso di assecondarla?
Mia mamma ha la demenza senile ed in peggioramento...
grazie
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la situazione che sta affrontando, certamente complessa e dolorosa. Nel caso di una persona anziana, con demenza in progressione e reduce da un intervento cardiaco importante, è necessario considerare due aspetti fondamentali. Il primo riguarda la demenza. Con l’avanzare del decadimento cognitivo, la memoria recente e la capacità di elaborare eventi traumatici risultano compromesse. Questo significa che informazioni dolorose, come la perdita di una persona cara, possono essere dimenticate o rifiutate, e la possibilità di integrarle in un autentico processo di lutto si riduce notevolmente. Il secondo aspetto è il lutto reiterato. Ripetere la comunicazione di un decesso, quando non viene trattenuto o accettato, espone la persona a un dolore sempre nuovo, senza consentire una reale elaborazione. In queste circostanze, l’approccio più indicato non è insistere sulla realtà, bensì adottare quella che in geriatria e psichiatria geriatrica viene definita “terapia della validazione”. Questo metodo privilegia il vissuto emotivo del paziente, mirando a contenere l’angoscia attraverso risposte rassicuranti e accoglienti, piuttosto che contrapporre ripetutamente la realtà oggettiva. In termini pratici, può risultare più appropriato confermare e rassicurare sua madre sul fatto che la figlia “sta bene” o “è serena”, piuttosto che imporle una verità traumatica che non è più in grado di integrare. Ciò permette di preservare una maggiore serenità emotiva e di ridurre agitazione e sofferenza. Resta comunque fondamentale condividere queste osservazioni con l’équipe sanitaria che segue sua madre (medici, psicologi, infermieri, geriatri), così da concordare la strategia comunicativa più adeguata e coerente con il suo quadro clinico complessivo.
Spero che queste indicazioni possano esserle utili e, almeno in parte, alleviare l’angoscia e i sensi di colpa che comprensibilmente situazioni di questo genere possono generare.
grazie per aver condiviso la situazione che sta affrontando, certamente complessa e dolorosa. Nel caso di una persona anziana, con demenza in progressione e reduce da un intervento cardiaco importante, è necessario considerare due aspetti fondamentali. Il primo riguarda la demenza. Con l’avanzare del decadimento cognitivo, la memoria recente e la capacità di elaborare eventi traumatici risultano compromesse. Questo significa che informazioni dolorose, come la perdita di una persona cara, possono essere dimenticate o rifiutate, e la possibilità di integrarle in un autentico processo di lutto si riduce notevolmente. Il secondo aspetto è il lutto reiterato. Ripetere la comunicazione di un decesso, quando non viene trattenuto o accettato, espone la persona a un dolore sempre nuovo, senza consentire una reale elaborazione. In queste circostanze, l’approccio più indicato non è insistere sulla realtà, bensì adottare quella che in geriatria e psichiatria geriatrica viene definita “terapia della validazione”. Questo metodo privilegia il vissuto emotivo del paziente, mirando a contenere l’angoscia attraverso risposte rassicuranti e accoglienti, piuttosto che contrapporre ripetutamente la realtà oggettiva. In termini pratici, può risultare più appropriato confermare e rassicurare sua madre sul fatto che la figlia “sta bene” o “è serena”, piuttosto che imporle una verità traumatica che non è più in grado di integrare. Ciò permette di preservare una maggiore serenità emotiva e di ridurre agitazione e sofferenza. Resta comunque fondamentale condividere queste osservazioni con l’équipe sanitaria che segue sua madre (medici, psicologi, infermieri, geriatri), così da concordare la strategia comunicativa più adeguata e coerente con il suo quadro clinico complessivo.
Spero che queste indicazioni possano esserle utili e, almeno in parte, alleviare l’angoscia e i sensi di colpa che comprensibilmente situazioni di questo genere possono generare.
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Gentile Sig.ra,
Le porgo la mia vicinanza in questa situazione dolorosa e delicata che state vivendo. Nelle persone anziane con demenza può accadere che vi siano confusione e difficoltà ad elaborare informazioni emotivamente intense a seguito di un intervento chirurgico o un periodo di ricovero. La invito a parlarne con il geriatra o il neurologo che ha in cura sua madre, in modo tale da darvi delle indicazioni più specifiche.
Un saluto
Dott.ssa Michela Garritano
Le porgo la mia vicinanza in questa situazione dolorosa e delicata che state vivendo. Nelle persone anziane con demenza può accadere che vi siano confusione e difficoltà ad elaborare informazioni emotivamente intense a seguito di un intervento chirurgico o un periodo di ricovero. La invito a parlarne con il geriatra o il neurologo che ha in cura sua madre, in modo tale da darvi delle indicazioni più specifiche.
Un saluto
Dott.ssa Michela Garritano
Gentile utente, grazie per aver condiviso una situazione così delicata e dolorosa.
Quello che descrivi tocca due piani molto importanti: il lutto e la demenza senile.
Con la demenza, la memoria recente e la capacità di elaborare eventi traumatici sono fortemente compromesse. Per questo spesso i professionisti del settore consigliano l’approccio della “validazione” o del “ricalco empatico”, piuttosto che la ripetizione forzata della realtà dolorosa.
In pratica significa:
Non insistere nel “ricordarle la verità” (ogni volta potrebbe essere un nuovo trauma, come se la scoprisse per la prima volta).
Accogliere la sua emozione: se chiede della figlia, si può rispondere con qualcosa che rassicuri (“sta bene, è serena, non devi preoccuparti”).
Portarla su un piano emotivo, più che cognitivo: darle conforto, vicinanza, sicurezza.
In questi casi, l’obiettivo principale non è più la “correttezza dei fatti”, ma il benessere psicologico e la riduzione della sofferenza.
Parlatene con il medico curante o con un geriatra, così da avere una linea condivisa in famiglia e con lo staff sanitario.
Spero di essere stato d'aiuto. Resto a disposizione. Grazie. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Quello che descrivi tocca due piani molto importanti: il lutto e la demenza senile.
Con la demenza, la memoria recente e la capacità di elaborare eventi traumatici sono fortemente compromesse. Per questo spesso i professionisti del settore consigliano l’approccio della “validazione” o del “ricalco empatico”, piuttosto che la ripetizione forzata della realtà dolorosa.
In pratica significa:
Non insistere nel “ricordarle la verità” (ogni volta potrebbe essere un nuovo trauma, come se la scoprisse per la prima volta).
Accogliere la sua emozione: se chiede della figlia, si può rispondere con qualcosa che rassicuri (“sta bene, è serena, non devi preoccuparti”).
Portarla su un piano emotivo, più che cognitivo: darle conforto, vicinanza, sicurezza.
In questi casi, l’obiettivo principale non è più la “correttezza dei fatti”, ma il benessere psicologico e la riduzione della sofferenza.
Parlatene con il medico curante o con un geriatra, così da avere una linea condivisa in famiglia e con lo staff sanitario.
Spero di essere stato d'aiuto. Resto a disposizione. Grazie. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Salve,
direi che sua mamma alla sua veneranda età e con le difficoltà di degenerazione cognitiva che ha, può avere il vantaggio di non ricordare alcune cose.
Potrebbe magari lei capire come mai, in una valida terapia, si domanda se assecondarla o meno.
Un caro saluto
Lavinia
direi che sua mamma alla sua veneranda età e con le difficoltà di degenerazione cognitiva che ha, può avere il vantaggio di non ricordare alcune cose.
Potrebbe magari lei capire come mai, in una valida terapia, si domanda se assecondarla o meno.
Un caro saluto
Lavinia
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Quello che descrive riguarda un momento molto delicato, in cui si intrecciano insieme aspetti medici, emotivi e cognitivi. L’intervento chirurgico, l’età avanzata e la demenza senile rendono più complesso per sua madre elaborare informazioni dolorose, come la perdita di una persona cara. In questi casi può accadere che il rifiuto della realtà sia una forma di difesa, una sorta di “protezione” dalla sofferenza che non riesce a tollerare. Non è raro che, soprattutto con il peggioramento cognitivo, il confine tra ricordo, convinzione e bisogno affettivo si faccia confuso: per sua madre l’idea che sua sorella sia ancora altrove le permette di conservare un senso di continuità e tranquillità interiore. Più che cercare di correggerla o forzarla a credere, può essere utile considerare cosa la rassicura e come sostenerla emotivamente in questo momento.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito.
Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano
Quello che descrive riguarda un momento molto delicato, in cui si intrecciano insieme aspetti medici, emotivi e cognitivi. L’intervento chirurgico, l’età avanzata e la demenza senile rendono più complesso per sua madre elaborare informazioni dolorose, come la perdita di una persona cara. In questi casi può accadere che il rifiuto della realtà sia una forma di difesa, una sorta di “protezione” dalla sofferenza che non riesce a tollerare. Non è raro che, soprattutto con il peggioramento cognitivo, il confine tra ricordo, convinzione e bisogno affettivo si faccia confuso: per sua madre l’idea che sua sorella sia ancora altrove le permette di conservare un senso di continuità e tranquillità interiore. Più che cercare di correggerla o forzarla a credere, può essere utile considerare cosa la rassicura e come sostenerla emotivamente in questo momento.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito.
Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano
Buonasera mi sento di consigliarle di stare il più possibile in ascolto di sua madre, è attraverso la sensibilità, l'empatia e l'osservazione dei segnali impliciti, ovvero come sta quali emozioni prova sua madre nel parlarle di queste cose e cosa suscitano in lei, che può capire in quale misura esplicitare ciò che è successo realmente o assecondare per tutelare la sensibilità di sua madre
Buonasera,
innanzitutto mi spiace molto per sua sorella, le faccio le mie condoglianze.
Per quanto riguarda sua madre, a mio parere forse nelle sue condizioni darle questa traumatica notizia potrebbe peggiorare la situazione perché molto delicata.. in questo modo potrebbe permetterle di continuare a vivere più serenamente.
Se ha bisogno di parlarne, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
innanzitutto mi spiace molto per sua sorella, le faccio le mie condoglianze.
Per quanto riguarda sua madre, a mio parere forse nelle sue condizioni darle questa traumatica notizia potrebbe peggiorare la situazione perché molto delicata.. in questo modo potrebbe permetterle di continuare a vivere più serenamente.
Se ha bisogno di parlarne, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
In presenza di demenza, può essere opportuno privilegiare il benessere emotivo della persona, evitando di insistere su contenuti traumatici che non riesce a elaborare. In alcuni casi, rassicurare con delicatezza e accogliere le sue convinzioni può contribuire a ridurre ansia e disorientamento. Le suggerisco di rivolgersi a un professionista per valutare insieme l’approccio più adatto alla situazione.
Cordialmente
Cordialmente
Salve, mi dispiace per la sua mamma, questa domanda che ci porge dovete decidere voi, oppure allo psichiatra che ce l'ha in cura. Penso che sarebbe bene non contrastarla è anziana con demenza, se ha rimosso questo evento molto traumatico e non vuole ricordare oppure proprio non può, ha cancellato completamente l'evento a causa della demenza, Quindi la lascerei tranquilla, la saluto dott. Eugenia Cardilli.
Gentilissima, perdere una figlia è un dolore troppo grande da accettare, per chiunque ma specialmente per una persona anziana che si protegge dal dolore rimuovendo quanto successo. Se poi ha una demenza in peggioramento, finché ne avrà ricordo, rassicuratela e confermatele in grande amore che le ha sempre legate e che le legherà per sempre.
Non deve esser facile neanche per lei ...
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Non deve esser facile neanche per lei ...
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Buongiorno, la situazione che descrive è estremamente delicata e comprensibilmente dolorosa. Richiede una valutazione attenta e condivisa che consideri il livello cognitivo attuale di sua madre, i possibili effetti del risveglio post-operatorio e le dinamiche familiari specifiche. Non è possibile fornire indicazioni precise senza una conoscenza diretta. Le consiglio di confrontarsi con il team medico che la sta seguendo e, se necessario, integrare con una consulenza psicologica specializzata in ambito geriatrico. Ogni storia familiare è unica e merita un accompagnamento su misura.
Buongiorno,
sono dispiaciuta per la situazione che mi sembra faticosa sia per lei che per la mamma. Può essere il caso di valutare la consulenza di uno specialista che possa inquadrare la situazione più globalmente.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
sono dispiaciuta per la situazione che mi sembra faticosa sia per lei che per la mamma. Può essere il caso di valutare la consulenza di uno specialista che possa inquadrare la situazione più globalmente.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buongiorno, capisco quanto possa essere doloroso trovarsi in questa situazione.
Dopo un intervento importante, nei pazienti anziani con demenza può accadere che la memoria e l’orientamento peggiorino temporaneamente. I ricordi legati a eventi traumatici, come la perdita di una persona cara, possono diventare difficili da integrare e spesso vengono rifiutati. In questi casi è importante non viverlo come una mancanza di volontà da parte della persona, ma come un effetto della malattia. Le consiglio di richiedere una valutazione delle funzioni cognitive post-intervento, così da capire meglio l’attuale livello di memoria e orientamento, e di confrontarsi con i professionisti che la seguono per trovare le modalità più adeguate di comunicazione e sostegno.
Dopo un intervento importante, nei pazienti anziani con demenza può accadere che la memoria e l’orientamento peggiorino temporaneamente. I ricordi legati a eventi traumatici, come la perdita di una persona cara, possono diventare difficili da integrare e spesso vengono rifiutati. In questi casi è importante non viverlo come una mancanza di volontà da parte della persona, ma come un effetto della malattia. Le consiglio di richiedere una valutazione delle funzioni cognitive post-intervento, così da capire meglio l’attuale livello di memoria e orientamento, e di confrontarsi con i professionisti che la seguono per trovare le modalità più adeguate di comunicazione e sostegno.
Buongiorno,
Quando ci si prende cura di una persona con demenza senile, purtroppo non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di comportarsi. Spesso l’umore può cambiare rapidamente e lo stesso accade per le convinzioni o i dubbi, che tendono a vacillare di continuo.
Il suggerimento che mi sento di darle è di adattarsi di volta in volta alla situazione, cercando — con calma e pazienza — di accompagnarla gradualmente verso una comprensione più vicina alla realtà. Se però notasse che insistere su certi aspetti peggiora il suo stato di benessere, allora può essere preferibile assecondare le sue convinzioni, così da evitare momenti spiacevoli o di agitazione.
Come accennato, non esiste una regola universale in questi casi: molto dipende dalla persona, dal momento e dal contesto.
Quando ci si prende cura di una persona con demenza senile, purtroppo non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di comportarsi. Spesso l’umore può cambiare rapidamente e lo stesso accade per le convinzioni o i dubbi, che tendono a vacillare di continuo.
Il suggerimento che mi sento di darle è di adattarsi di volta in volta alla situazione, cercando — con calma e pazienza — di accompagnarla gradualmente verso una comprensione più vicina alla realtà. Se però notasse che insistere su certi aspetti peggiora il suo stato di benessere, allora può essere preferibile assecondare le sue convinzioni, così da evitare momenti spiacevoli o di agitazione.
Come accennato, non esiste una regola universale in questi casi: molto dipende dalla persona, dal momento e dal contesto.
Buongiorno, grazie per questa condivisione dolorosa. Mi rendo conto essere una situazione molto delicata a cui è difficile dare una risposta univoca ed è "facile" dire cosa fare o non fare dall'esterno.
Le affiderei degli spunti di riflessione più che risposte, quali:
- a causa della demenza, la e vi riconosce?
- quali vantaggi avrebbe condividerle nuovamente questa informazione? La ricorderebbe?
- quali contro avrebbe condividerle nuovamente questa informazione?
- quali emozioni scaturirebbe in voi condividere o non condividere nuovamente questa informazione?
Spero che possano essere spunti utili per lei e per i suoi cari, finalizzati ad orientare una decisione.
Un caro saluto,
dott.ssa Francomano Ilaria
Le affiderei degli spunti di riflessione più che risposte, quali:
- a causa della demenza, la e vi riconosce?
- quali vantaggi avrebbe condividerle nuovamente questa informazione? La ricorderebbe?
- quali contro avrebbe condividerle nuovamente questa informazione?
- quali emozioni scaturirebbe in voi condividere o non condividere nuovamente questa informazione?
Spero che possano essere spunti utili per lei e per i suoi cari, finalizzati ad orientare una decisione.
Un caro saluto,
dott.ssa Francomano Ilaria
Salve, è una situazione complessa. Potrebbe essere importante farsi supportare nel percorso di supporto ad un familiare con demenza. Le ricerche ci dicono che i caregiver possono essere a rischio burnout e che questo può interferire con la relazione con il familiare in questione. Il sapere cosa fare in queste situazioni specifiche, dipende dal caso specifico, per questo suggerisco la richiesta di aiuto specialistico. Cordiali saluti e resto a disposizione. Dott.ssa Lucrezia Marletta
Buongiorno, capisco bene la complessità e il dolore della situazione che sta vivendo, sia per la recente operazione di sua madre, sia per la delicata questione legata alla perdita di sua sorella. Non è semplice trovarsi di fronte a un genitore che, a causa della demenza, non riconosce o rifiuta una realtà così dolorosa, e questo pone in chi si prende cura di lei il dubbio se sia meglio ribadire la verità o assecondare ciò in cui lei si rifugia. La demenza modifica profondamente il modo in cui una persona percepisce e ricorda il mondo. Talvolta la memoria di eventi importanti si perde o si confonde, altre volte emerge un rifiuto di fronte a fatti troppo dolorosi da accettare. È comprensibile quindi che sua madre cerchi di proteggersi, costruendo una convinzione alternativa che le permetta di sentirsi meno sopraffatta dal dolore. Nella prospettiva cognitivo-comportamentale, ciò che conta è valutare quanto una determinata comunicazione possa ridurre o aumentare il benessere della persona. In alcuni casi insistere sulla realtà oggettiva, soprattutto quando ci sono deficit cognitivi significativi, rischia di provocare ulteriore sofferenza, disorientamento o agitazione, senza che questo porti a un reale beneficio. Al contrario, a volte accogliere la sua versione, pur senza mentire apertamente, può aiutarla a mantenere una certa serenità, concentrandosi non tanto sul fatto che sua sorella non ci sia più, ma sul rassicurarla rispetto al suo bisogno di sentirla al sicuro. È naturale che lei si chieda quale sia la strada più giusta. Non esiste una risposta valida in assoluto, ma può orientarsi chiedendosi: questa informazione, ripetuta, aiuta davvero mia madre oppure la fa solo soffrire? Se vede che il dolore e la confusione aumentano, può avere senso dare più valore al suo stato emotivo presente piuttosto che alla verità oggettiva. In fondo, ciò che sua madre sembra chiedere non è tanto un’informazione precisa, quanto la possibilità di sentirsi rassicurata e contenuta. In situazioni come questa, può essere utile anche confrontarsi con chi la segue dal punto di vista medico o con figure specializzate nella gestione della demenza. Ricevere indicazioni pratiche su come comunicare con sua madre potrà alleggerire il peso che inevitabilmente si porta sulle spalle. È importante ricordare che non si tratta di dover scegliere tra dire la verità o mentire, ma di trovare un equilibrio che protegga la sua serenità e che, allo stesso tempo, consenta a voi familiari di accompagnarla con meno fatica emotiva. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Con l’avanzare della demenza, le capacità di memoria e di elaborazione razionale si riducono progressivamente. Questo significa che la possibilità di integrare eventi traumatici, come la morte di una figlia, diventa estremamente limitata. In questi casi la comunicazione deve orientarsi non più al principio della “verità oggettiva”, ma a quello del “benessere relazionale ed emotivo”. Continuare a ripetere a sua madre la notizia della perdita rischierebbe di riattivare ogni volta il dolore come fosse la prima volta, senza permetterle di elaborarlo.
Se sua madre chiede della figlia “dov’è” o se “sta bene”, non significa che voglia un’informazione razionale, ma che esprime il bisogno di rassicurazione e di sentirla vicina. In questo senso, assecondare non vuol dire “mentire”, ma rispondere al livello in cui lei oggi può comprendere: quello del bisogno affettivo.
Se sua madre chiede della figlia “dov’è” o se “sta bene”, non significa che voglia un’informazione razionale, ma che esprime il bisogno di rassicurazione e di sentirla vicina. In questo senso, assecondare non vuol dire “mentire”, ma rispondere al livello in cui lei oggi può comprendere: quello del bisogno affettivo.
Che dispiacere sapere questo. Mi chiedo quanto sia stato difficile accettare per sua madre questa perdita, al punto da dimenticarla così facilmente in questa fase della vita.
Non cambia molto quello che lei fa, se sua madre non ha la forza di ricordare, non ricorderà.
Mi chiedo però quanto faticoso sia per lei dover reggere una situazione come questa.
Un caro saluto
Non cambia molto quello che lei fa, se sua madre non ha la forza di ricordare, non ricorderà.
Mi chiedo però quanto faticoso sia per lei dover reggere una situazione come questa.
Un caro saluto
Buongiorno,
comprendo il dolore e la sofferenza, ma data l'età e la sua condizione, asseconderei la verità che la rende più serena. Questo non deve vederlo come un torto nei confronti di sua sorella o del suo ricordo: è un modo per occuparsi in maniera gentile di sua mamma in questo ultimo tratto di vita che sta affrontando.
Un caro saluto
comprendo il dolore e la sofferenza, ma data l'età e la sua condizione, asseconderei la verità che la rende più serena. Questo non deve vederlo come un torto nei confronti di sua sorella o del suo ricordo: è un modo per occuparsi in maniera gentile di sua mamma in questo ultimo tratto di vita che sta affrontando.
Un caro saluto
Buongiorno,
in caso di demenza senile è assolutamente consigliabile assecondare la persona per non creare disagio o sofferenza che verrebbero comunque dimenticati nuovamente. Le crei uno spazio di serenità.
Un abbraccio.
Dr.ssa Giorgia Ferrucci
in caso di demenza senile è assolutamente consigliabile assecondare la persona per non creare disagio o sofferenza che verrebbero comunque dimenticati nuovamente. Le crei uno spazio di serenità.
Un abbraccio.
Dr.ssa Giorgia Ferrucci
Gentile..sì, è assolutamente il caso di assecondarla. E' evidente che c'è il desiderio inconscio di rifuggire da una sofferenza. Probabilmente sua madre non è in condizione di sopportare il dispiacere, nelle sue condizioni. E quindi fate il suo bene ad assecondarla, anche in caso di pensieri deliranti, purché non si faccia del male ovviamente. Cordialmente
Gentile Utente,
capisco la delicatezza della situazione. In presenza di demenza senile, spesso la rielaborazione di un lutto risulta molto complessa o addirittura impossibile, e insistere sulla realtà della perdita rischia di aumentare sofferenza e confusione. In questi casi è preferibile adottare un approccio rassicurante, assecondando in parte la sua percezione e concentrandosi sul darle tranquillità emotiva piuttosto che sul confronto diretto con la realtà. Può essere utile anche confrontarsi con l’équipe medica per ricevere indicazioni specifiche sul miglior modo di comunicare con lei. Un caro saluto.
capisco la delicatezza della situazione. In presenza di demenza senile, spesso la rielaborazione di un lutto risulta molto complessa o addirittura impossibile, e insistere sulla realtà della perdita rischia di aumentare sofferenza e confusione. In questi casi è preferibile adottare un approccio rassicurante, assecondando in parte la sua percezione e concentrandosi sul darle tranquillità emotiva piuttosto che sul confronto diretto con la realtà. Può essere utile anche confrontarsi con l’équipe medica per ricevere indicazioni specifiche sul miglior modo di comunicare con lei. Un caro saluto.
Il punto non è “per forza dire la verità”, ma capire se la verità, in questo momento, è utile o distruttiva. Una persona con demenza non elabora più le informazioni come prima: il ricordo della morte di sua figlia non diventa consapevolezza stabile, ma ogni volta un nuovo trauma. È come costringerla a rivivere sempre da capo la stessa perdita.
La domanda da farsi allora non è “se dire la verità”, ma “a cosa serve ripetere la verità”. Se porta dolore senza consapevolezza, diventa una tortura. In questi casi, spesso, la strada più umana è assecondare in parte l’immaginazione della madre: non mentire spudoratamente, ma rassicurarla sul fatto che la figlia “sta bene”, che “è in un posto tranquillo”, che non deve preoccuparsi.
È un cambio di prospettiva difficile, perché noi pensiamo sempre che la verità sia un valore assoluto. Ma quando la mente si spegne e la memoria non fissa, la verità smette di avere lo stesso senso. In queste condizioni conta proteggere la serenità, non ricostruire la realtà oggettiva.
C’è anche un altro punto: l’accompagnamento alla morte. È il momento in cui ogni grande tradizione spirituale – da Oriente a Occidente – ricorda che ciò che conta non è l’ostinazione alla verità materiale, ma la serenità del passaggio. È come quando si accompagna qualcuno a letto: non gli si rovesciano addosso pensieri dolorosi, ma lo si lascia andare sereno. Accompagnare alla morte significa questo: lasciare che l’anima si adagi nella calma, senza turbarla con prove che non potrà più sostenere.
Quindi sì, in una situazione come questa, è più utile accompagnare e rassicurare che imporre la verità. Questo non significa rinunciare al lutto o alla memoria: significa solo riconoscere che per sua madre il lutto non si può più elaborare e che l’unica vera cura è la pace.
La domanda da farsi allora non è “se dire la verità”, ma “a cosa serve ripetere la verità”. Se porta dolore senza consapevolezza, diventa una tortura. In questi casi, spesso, la strada più umana è assecondare in parte l’immaginazione della madre: non mentire spudoratamente, ma rassicurarla sul fatto che la figlia “sta bene”, che “è in un posto tranquillo”, che non deve preoccuparsi.
È un cambio di prospettiva difficile, perché noi pensiamo sempre che la verità sia un valore assoluto. Ma quando la mente si spegne e la memoria non fissa, la verità smette di avere lo stesso senso. In queste condizioni conta proteggere la serenità, non ricostruire la realtà oggettiva.
C’è anche un altro punto: l’accompagnamento alla morte. È il momento in cui ogni grande tradizione spirituale – da Oriente a Occidente – ricorda che ciò che conta non è l’ostinazione alla verità materiale, ma la serenità del passaggio. È come quando si accompagna qualcuno a letto: non gli si rovesciano addosso pensieri dolorosi, ma lo si lascia andare sereno. Accompagnare alla morte significa questo: lasciare che l’anima si adagi nella calma, senza turbarla con prove che non potrà più sostenere.
Quindi sì, in una situazione come questa, è più utile accompagnare e rassicurare che imporre la verità. Questo non significa rinunciare al lutto o alla memoria: significa solo riconoscere che per sua madre il lutto non si può più elaborare e che l’unica vera cura è la pace.
Buongiorno,
la demenza senile si manifesta anche con vuoti di memoria così importanti. Ad ogni modo, sarebbe opportuno contattasse il medico che segue sua madre, figura più indicata ad accogliere ed orientare le vostre richieste.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
la demenza senile si manifesta anche con vuoti di memoria così importanti. Ad ogni modo, sarebbe opportuno contattasse il medico che segue sua madre, figura più indicata ad accogliere ed orientare le vostre richieste.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buonasera, bisognerebbe valutare quanto è compromesso dalla demenza senile e valutare ciò che è più idoneo al suo benessere. Con quale obiettivo ricordarle una perdita così dolorosa? Diverso sarebbe se chiedesse della figlia e si sentisse abbandonata da quest'ultima perché non la va a trovare.
Spero di averle risposto.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Spero di averle risposto.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
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