Buongiorno, mi sento tanto confusa in questo periodo della mia vita, ma tanto. Ho tante paure che mi

18 risposte
Buongiorno, mi sento tanto confusa in questo periodo della mia vita, ma tanto. Ho tante paure che mi bloccano, sto facendo una psicoterapia dall'anno scorso ma non è un percorso fisso ogni settimana. perchè questa psicologa lavora solo il sabato, ha un altro lavoro la settimana, ma è iscritta all'albo tutto regolare. Mi capita di avere pensieri ripetitivi a volte poi mi fanno cambiare lo stato d'animo. Mi capita di pensare o di aspettarmi che altri facciano per me questo l'ho capito in psicoterapia, ma non mi fa bene. HO capito che per me è fondamentale che io mi determini non che mi appoggio agli altri. ma io ho bisogno di capire perchè ho attuato questo meccanismo. Come se per paura di stare sola devo compiacere. ma io oscillo non è sempre così, oscillo tra questi stati e invece momenti che riesco a mettere confini però divento acida mi sembra che non è un atteggiamento naturale ma come se io provoco qualcosa, per far accadere qualcosa. Non mi fa sentire bene questo. Mi fa stare male poi penso che gli altri non potranno mai capirmi, perchè io mi sto rovinando l'esistenza. A volte vorrei spegnere il cervello anche in una comunità psichiatrica, sentirmi contenuta seguita. E invece mi sento tanto sola con questi pensieri che non mi fanno essere me stessa. Ho veramente paura ancora a 40 anni di costruire relazioni vuote, che mi appoggio agli altri e poi me ne difendo. E' come se facessi una fisarmonica nella mia vita faccio una cosa ma poi fuggo. E mi è successo con l'ultimo lavoro che avevo capito non era per me ci stavo male. Ma non mi sono data la possibilità di provarci fino in fondo perchè mi erano ritornati pensieri conflittuali, mi sembrava un lavoro troppo grande per me in una struttura psichiatrica come oss. mi partivano troppi pensieri. Vedere quella sofferenza a me risuonava tanto. Ma non me lo sono cercato io mi ha contattato questa cooperativa e mi ha proposto questa offerta e io ho voluto provare ma ho proprio sbagliato non mi sono custodita. sto frequentando un ragazzo di 30 anni io ne ho 40, è un ragazzo carino ma la mia paura anche qui è di essere attratta solo a livello sensuale, non mi fa sentire tanto rassicurata io mi faccio tanti pensieri che forse questa è una relazione solo sensuale, a volte ci tocchiamo un pò ma io cerco poi di fermarmi per fortuna. Io sono anche cristiana per me sono importanti certi valori, mi fanno sentire bene e in pace con me. Questa relazione mi destabilizza un pò. anche qui io prima dico di si di uscire poi dico no lascia stare... perchè sento che lui non mi parla proprio sinceramente. Purtroppo sono una ragazza ormai donna...che deve essere stimolata a capire quello di cui ha bisogno, e non mi voglio appoggiare a uno di 30 anni che forse anche lui non sa di preciso cosa vuole. Mi sento di stare a fare tante cavolate questo periodo. Per esempio gli avevo mandato un audio in cui dicevo che mi voglio custodire adesso io non c'ho la testa per una relazione, devo pensare un pò a ritrovare me stessa, che mi sembra di essermi persa di nuovo, di trattarmi con compassione invece mi tratto tanto male. E lui mi risponde solo con Va bene... Sinceramente non capivo perchè e gli ho chiesto che allora non gli interesso se chiude così la cosa. La psicologa mi ha fatto capire che io ho cercato di provocarlo un pò, ma la provocazione infastidisce e ricevo solo un muro dall'altra parte. Io mi aspettavo che mi dicesse ma perchè? cosa ti succede? cose di questo genere... Poi lui mi ha detto chiaro che lui mette al primo posto se stesso poi se viene una donna... allora mi fa pensare che lui forse vuole una sola cosa. Anche se una mia amica mi ha detto che invece mi ha risposto in modo maturo. Che non è obbligato a rincorrermi.... Io no so che fare sto veramente un pò rimbambita. Non so se mi sto rovinando l'esistenza. Ho capito però che se prima non faccio chiarezza in me come posso stare con un altra persona? poi incomincio a pensare che forse mi vuole usare o anche io penso che lo so usando solo per provare piaceri che non avevo provato, ma che alla fine non è che desidero veramente tanto. Per me proprio non è la priorità. Io non so se c'è qualche psicologo anche a Roma che mi può anche qui dare un consiglio. Perchè ho paura così di non riuscire a combinare niente nella vita, in questo stato. Cosa dovrei fare per abbassare questi pensieri? Grazie dell'ascolto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da quello che scrive emerge un momento di forte confusione emotiva, con pensieri ripetitivi che oscillano tra bisogno di vicinanza e paura di dipendere dagli altri, tra desiderio di relazione e bisogno di proteggersi. Questa “fisarmonica” che descrive è molto faticosa da vivere, ma ha senso se pensata come il tentativo (un po’ goffo, ma comprensibile) di tenere insieme due bisogni profondi: sentirsi legata e al tempo stesso autonoma.

Alcuni punti importanti:

1) Pensieri ripetitivi e stati d’animo che cambiano
I pensieri che “partono” e cambiano l’umore spesso sono legati all’ansia: più si cerca di controllarli o scacciarli, più tendono a tornare. In terapia si lavora proprio su questo: riconoscerli come pensieri (non come verità), imparare a osservarli senza farsi trascinare, e riportarsi al presente con piccoli ancoraggi (respiro, corpo, ciò che sta facendo qui e ora).

2) Compiacere per paura di restare sola
Il bisogno di compiacere nasce spesso da esperienze passate in cui l’affetto è stato percepito come “condizionato”. Capire perché si è strutturato questo meccanismo richiede tempo e continuità: non è colpa sua, è una strategia che un tempo ha aiutato a sentirsi al sicuro, ma oggi non le è più utile. Il lavoro terapeutico serve proprio a costruire modi nuovi di stare in relazione senza annullarsi.

3) Confini e “acidità”
Quando si inizia a mettere confini dopo tanto adattamento, è normale sentirsi “innaturali” o un po’ rigidi: è una fase di apprendimento. Con il tempo i confini diventano più morbidi e autentici. Non è provocazione “voluta”: spesso è un tentativo di vedere se l’altro c’è, se tiene, se si interessa. Il punto è imparare a chiedere in modo diretto ciò di cui ha bisogno, senza test o provocazioni.

4) Relazioni e valori personali
È molto positivo che lei abbia chiari i suoi valori (anche spirituali) e che si ascolti quando una relazione la destabilizza. La risposta del ragazzo può essere letta in modi diversi; il nodo vero però è: questa frequentazione la fa stare in pace con sé? Se oggi la priorità è ritrovare centratura e gentilezza verso di sé, è legittimo rallentare o fermarsi senza colpevolizzarsi.

5) Lavoro in ambito psichiatrico
Il fatto che quel contesto le abbia attivato tanta risonanza emotiva non significa che lei “non valga” o sia incapace: alcune persone sono più sensibili a certi ambienti di sofferenza. Qui il tema è imparare ad ascoltare i propri limiti e a custodirsi, senza trasformarlo in auto-svalutazione.

6) Il desiderio di “spegnere il cervello” e di essere contenuta
Questo parla di un grande bisogno di contenimento e sicurezza. La psicoterapia può offrire questo spazio, ma è importante che sia sufficientemente continuativa. Se possibile, valutare un percorso con maggiore regolarità settimanale potrebbe aiutarla a non sentirsi così sola tra una seduta e l’altra.

Cosa può fare, concretamente, per abbassare i pensieri:

imparare (con la terapeuta) tecniche di osservazione dei pensieri senza seguirli;

ridurre l’auto-critica e allenare l’auto-compassione (come parlerebbe a un’amica che sta così?);

dare priorità alla stabilità del percorso terapeutico;

chiarire per sé, prima di tutto, cosa desidera davvero in questo momento (relazione sì/no, con che tempi e modalità), senza forzarsi.

Non si sta “rovinando l’esistenza”: sta attraversando una fase di crisi che può diventare un passaggio di crescita importante se accompagnata in modo adeguato. Vista la complessità dei temi che porta (ansia, pensieri ripetitivi, relazioni, lavoro, valori personali), è consigliabile approfondire con uno specialista in modo più continuativo, anche valutando eventualmente un altro professionista a Roma se logisticamente più accessibile.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa

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Dr. Fabio M. P. Tortorelli
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
Gentilissima,

comprendo profondamente il turbamento e la fatica immensa che sta vivendo in questo momento, perché sentire la mente costantemente affollata da pensieri contrastanti è un'esperienza davvero estenuante.

La sensazione di vivere "a fisarmonica" descriverebbe perfettamente una dinamica relazionale basata su un attaccamento ambivalente, dove da un lato si ha un bisogno disperato di vicinanza e dall'altro subentra la paura di perdersi, innescando la fuga.

Questo meccanismo la porterebbe a mettere in atto dei veri e propri "test" relazionali, come allontanare il ragazzo dicendo di voler stare sola, che nella sua mente rappresenterebbe una richiesta di cura e un modo implicito per dirgli di venirla a cercare.

Tuttavia, per totale onestà clinica, devo confermarle che le persone emotivamente centrate solitamente non rincorrono chi le allontana, ma rispettano il confine posto, e questo suo tentativo di provocare una reazione rischierebbe solo di ferirla ulteriormente.

Anche l'esperienza lavorativa in psichiatria avrebbe agito da potente detonatore, poiché immergersi nella sofferenza altrui quando la propria non è ancora arginata equivarrebbe a entrare in un mare in tempesta senza salvagente.

Il fatto che lei arrivi a desiderare il ricovero pur di sentirsi "contenuta" rappresenterebbe il segnale clinico più importante, indicando che l'attuale setting terapeutico, strutturato in modo discontinuo, potrebbe non essere sufficiente a garantirle il contenitore solido di cui avrebbe bisogno.

In questa fase di forte acuzie, il solo dialogo psicologico potrebbe faticare a scalfire un'angoscia così radicata, pertanto le suggerirei di affiancare al percorso una rigorosa valutazione psichiatrica.

Un supporto farmacologico mirato potrebbe infatti rivelarsi lo strumento fondamentale per abbassare il volume della ruminazione, ridandole la lucidità necessaria per lavorare su se stessa senza sentirsi costantemente in balia delle proprie paure.

Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Di Pentima
Psicologo, Neuropsicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno, mi dispiace che stia vivendo questo malessere e posso comprendere come si sente. E' normale sentirsi confusi e avere paura quando vediamo che le cose non vanno bene e che i nostri pensieri negativi e le nostre ansie prendono il sopravvento su di noi. E' vero che la priorità , come dice lei, è fare chiarezza con se stessa e risolvere le sue paure e insicurezze cosi da poter affrontare la realtà sia lavorativa , sia personale e affettiva con più serenità e tranquillità. Probabilmente i suoi pensieri dipendono dalla presenza di schemi appresi e interiorizzati durante la sua vita, fin da bambina. Con schemi intendiamo modi di interpretare il mondo che ci circonda, i nostri pensieri e le nostre emozioni. Posso dirle che con un lavoro psicoterapeutico costante è possibile affrontarli e imparare a gestirli con maggiore consapevolezza. Resto a sua completa disposizione.
Dott.ssa Anna Maria Gentile
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torretta
Carissima signora, penso che debba fare un percorso psicoterapeutico più mirato, indagando e approfondendo insieme alla sua terapeuta gli schemi mentali maladattivi che la portano ad avere relazioni interpersonali disfunzionali. Talvolta tutto ha origine in modalità relazionali apprese nell'infanzia che si ripetono come script nell'età adulta. Comprendere le convinzioni negative che ha di se stessa, chi la faceva sentire così da bambina? Tutto il lavoro psicoterapeutico deve partire da lì. Solo se modifica i suoi pattern relazionali può avere relazioni sentimentali e relazionali più sane, così come un'immagine di sé positiva e non giudicante
 Eleonora Tosi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Pavia
buongiorno, prima di tutto mi spiace molto per il momento difficile e complesso che sta attraversando. Se posso darle un consiglio intraprenda una psicoterapia almeno a cadenza settimanale, non più dilatata poichè servirebbe a poco, e in presenza. Sto magari per scrivere una banalità, ma sia certa che il professionista o la professionista siano psicoterapeuti e non soltanto psicologi poichè i percorsi di psicoterapia possono essere svolti solo dalla prima figura professionale che le ho scritto. Intraprendere con costanza un buon percorso di psicoterapia può essere sicuramente stancante, doloroso e molto faticoso, ma è anche utile e a volte salvifico.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una grande sofferenza ma anche una significativa capacità di riflessione su ciò che sta vivendo. La confusione, i pensieri ripetitivi, la paura della solitudine e l’oscillazione tra il bisogno degli altri e il desiderio di autonomia possono essere molto faticosi, ma sono aspetti che spesso hanno radici profonde nella propria storia personale e nei bisogni affettivi di sicurezza e riconoscimento.

Il fatto che lei abbia già iniziato un percorso psicoterapeutico è una risorsa importante. A volte, tuttavia, la continuità e la regolarità degli incontri possono favorire maggiormente il contenimento emotivo e la comprensione dei propri vissuti, soprattutto quando i pensieri diventano intensi o pervasivi. Potrebbe essere utile confrontarsi apertamente con la sua terapeuta su questi aspetti o valutare, se lo sente necessario, un percorso con maggiore stabilità.

Il bisogno di “capire il perché” dei propri meccanismi, così come il desiderio di imparare a stare meglio con se stessa e nelle relazioni, rappresentano già un passo fondamentale verso il cambiamento. In psicoterapia è possibile lavorare proprio sulla gestione dei pensieri ripetitivi, sul rafforzamento della propria identità, sulla costruzione di confini più autentici e su modalità relazionali più serene.

Se sente il bisogno di maggiore contenimento o di un supporto diverso, può valutare una consulenza psicologica nella sua zona per orientarsi rispetto al percorso più adatto a lei. Non è sola in ciò che sta vivendo e con il giusto sostegno è possibile ritrovare maggiore chiarezza e stabilità interiore.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Prisca Roveran
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Salve,
dalle sue parole emerge una grande sofferenza ma anche una notevole capacità di riflessione su ciò che le accade. Questo è un punto molto importante, perché significa che non è “confusa” in senso caotico, ma sta attraversando un momento di forte conflitto interiore che sta cercando di comprendere.
L’oscillazione che descrive – tra il bisogno di vicinanza e la necessità di difendersi, tra il compiacere e il mettere confini in modo più rigido – è una dinamica relazionale frequente quando dentro di sé convivono paura dell’abbandono e paura di dipendere troppo dall’altro. Non è un difetto di personalità, ma una modalità appresa nel tempo per proteggersi. Il problema è che oggi questa modalità le crea stanchezza e senso di instabilità. Anche i pensieri ripetitivi che le cambiano lo stato d’animo sembrano intensificarsi nei momenti in cui si sente sotto pressione o chiamata a fare scelte importanti. La mente prova a trovare controllo e sicurezza, ma finisce per aumentare l’ansia. In questi casi non è utile “combattere” i pensieri, quanto piuttosto lavorare sulla regolazione emotiva e sulla comprensione dei bisogni profondi che si attivano nelle relazioni.

Rispetto alla relazione che sta vivendo, più che concentrarsi su cosa voglia l’altro, potrebbe essere utile chiedersi con calma cosa desidera lei in questa fase della sua vita e quanto si sente centrata nei suoi valori. Le sue esitazioni non sono necessariamente un errore: possono essere il segnale che ha bisogno prima di tutto di ritrovare un senso di stabilità personale. Il fatto che senta il bisogno di maggiore contenimento merita attenzione. Se percepisce che la frequenza attuale della psicoterapia non è sufficiente a sostenerla in questo periodo, può valutare la possibilità di un percorso più continuativo. Non significa che “non sta funzionando”, ma che forse ora ha bisogno di una presenza più stabile. Non sta rovinando la sua esistenza, bensì sta attraversando una fase delicata di ridefinizione personale e relazionale. Con un lavoro terapeutico costante e uno spazio in cui sentirsi accolta senza giudizio, questi movimenti oscillatori possono gradualmente trovare un equilibrio più sereno.
Dott.ssa Lilja Iaconianni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera e grazie per la sua condivisione che arriva carica di un forte bisogno di sfogo. Tante parole, per dar voce ad altrettanti tanti pensieri. Mi arriva come ci fossero due spinte contrastanti dentro di lei in diversi aspetti della sua vita: relazionale, lavorativo, personale. Come se passasse dal bianco al nero e viceversa. Questo capita quando crediamo esista a priori una cosa giusta e una sbagliata. Mentre, entro certi limiti ovviamente, esiste ed è in realtà importante quello che è giusto per ciascuno di noi. Mi sembra prioritario per lei è ripartire da sè stessa, mettersi al centro, in una posizione di ascolto e di accoglienza verso i suoi reali bisogni e sensazioni. Sta già svolgendo un percorso di terapia, quindi è importante che riporti quanto scritto qui anche nelle sue sedute, in modo da portare avanti il lavoro che sta facendo.
Accogliendo comunque la sua richiesta di supporto, un invito che mi sento di darle è quello di ritagliarsi del tempo per sè e fare quello che le piace, quello che la fa stare bene, senza pensare a cosa gli altri potrebbero pensare o aspettarsi da lei. Spesso troviamo delle motivazioni che in realtà sono delle piccole scuse per non fare questo: mancanza di tempo, mancanza di spazio, stanchezza... ma basta davvero poco a volte per ritrovare dei momenti di serenità con se stessi. Queste accortezze verso di noi possono poi darci modo di fare chiarezza, indirettamente, su altri aspetti della nostra vita che ci appesantiscono.
Mi auguro che la mia risposta le sia di aiuto, per qualsiasi cosa rimango a disposizione.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, se si trova bene con la sua psicoterapeuta può chiederle di aumentare la frequenza delle sedute e, in ogni caso, parlarle di ciò che sente e pensa. Concorderete insieme come fare. Può chiederle eventualmente un invio ad una collega o ad un collega.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Salve,
le consiglio di farsi seguire in modo più regolare dalla sua terapeuta e di portare in seduta questi temi: bisogno di attaccamento, paura della solitudine, confini, autocritica e come costruire stabilità dentro di te. Il suo funzionamento a “fisarmonica” potrebbe derivare da un bisogno forte di sicurezza: quando teme l’abbandono si appoggia, quando teme di perdersi, di venire ferita si difende. Ora le do qualche consiglio pratico, per contrastare i pensieri: usi delle tecniche corporee e di respirazione (da approfondire con la terapeuta) Potrebbe anche scrivere in un cartellone che il pensiero è diverso dalla realtà e che non va assunto quindi come una verità. Per tutte le occasioni in cui si sente di farsi del male corra ai ripari contando qualcuno che la possa aiutare o il Pronto Soccorso
Saluti
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile signora credo che la prima cosa da fare sia intraprendere una psicoterapia con frequenza più costante rispetto ai tempi di quella odierna. La continuità e la costanza sono due prerogative importanti del percorso psicoterapeutico che spesso sono sottovalutate. In secondo luogo credo sia utile per Lei una terapia psicodinamica per chiarire i conflitti più profondi che affiorano nelle Sue parole, ma non conosco l'orientamento professionale della psicoterapeuta che La segue. E' importante ricostruire in terzo luogo la propria storia famigliare prendendo in considerazione ricordi e sogni che, se analizzati meglio, possono portare alla luce ferite antiche o appunto conflitti interiori rimossi, come ho poc'anzi affermato. Se si riesce a fare questo tipo di lavoro, sicuramente chiarirà la natura del legame con l'uomo che frequenta, ma occorre prima costruire un'autostima più adeguata ed un senso di sé più autentico.Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno, deve essere faticoso convivere con pensieri così ambivalenti e contrastanti dentro di Lei. Un percorso di psicoterapia con cadenza settimanale fissa gioverebbe ad instaurare un buona alleanza di lavoro e poter esplorare le dinamiche individuali e relazionali con continuità e profondità. Il mio approccio è sistemico relazionale, quindi il focus riguarda proprio l'individuo nella sua rete di relazioni. Insieme potremmo analizzare da dove provengono queste dinamiche che sente si attivino quasi in automatico in lei, creandole la percezione di una vita "a fisarmonica". Si conceda la possibilità di un altro aiuto!
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buonasera,
sarebbe opportuno intraprendere un percorso di psicoterapia che le dia la possibilità di lavorare sui temi qui riportati con maggior regolarità. Molto probabilmente il fatto di non poter andare tutte le settimane in seduta è proprio quello che accresce lo stato di malessere e confusione qui descritto.
Si dia questa possibilità, in fondo ne vale della possibilità di trovare le risposte qui ricercate.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Luciano Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo
Portici
buonasera

quello che descrive non è “essere rimbambita” né rovinarsi l’esistenza. È vivere in una tensione interna continua tra due movimenti opposti: il bisogno di appoggiarsi e il bisogno di difendersi dall’appoggiarsi. Lei stessa usa un’immagine molto efficace: la fisarmonica. Si avvicina, poi si ritrae. Dice sì, poi dice no. Si apre, poi provoca per testare l’altro. Questo movimento non è casuale: è una strategia di protezione.

Lei ha già colto un punto importante in terapia: la tendenza a compiacere per paura di restare sola. Quando temiamo l’abbandono, possiamo cercare di assicurarci l’altro adattandoci, anticipando i suoi bisogni, mettendolo al centro. Ma questo crea un problema: a un certo punto ci sentiamo svuotate, non viste, non rassicurate. E allora arriva la parte opposta: quella che mette confini, ma in modo brusco, quasi “acido”, come dice lei. Non è un confine sereno, è un confine difensivo.

La provocazione che racconta con il ragazzo di 30 anni è molto significativa. Lei manda un audio dicendo che vuole custodirsi, che non ha la testa per una relazione. Poi, quando lui risponde “va bene”, si sente non rincorsa, non trattenuta, e si attiva il dubbio: “allora non gli interesso?”. In realtà sembra che lei stesse cercando una conferma emotiva: voleva che lui reagisse, che la rassicurasse, che le chiedesse cosa le succede. Non è un bisogno sbagliato. È un bisogno di sentirsi importante per qualcuno. Il punto è che quando lo si cerca indirettamente, attraverso una messa alla prova, spesso si ottiene distanza invece che vicinanza.

C’è anche un altro livello che merita attenzione: la fatica identitaria. Dice di voler ritrovare sé stessa, di trattarsi con compassione ma di trattarsi male. Questo è il nucleo più profondo. Prima ancora della relazione, sembra esserci un conflitto interno tra ciò che desidera, i suoi valori (la fede, il desiderio di custodirsi), la sensualità, la paura di essere usata o di usare. Non è la relazione in sé a destabilizzarla: è il fatto che tocca parti diverse di lei che non sono ancora integrate.

Quando parla del lavoro in struttura psichiatrica, emerge un altro elemento: la sofferenza altrui le risuona molto. Questo suggerisce una sensibilità alta, forse anche una certa permeabilità emotiva. In persone così sensibili, i pensieri ripetitivi possono diventare molto intensi perché ogni esperienza viene amplificata internamente.

La domanda “perché ho attuato questo meccanismo?” è legittima, ma forse ancora più utile è chiedersi: “da cosa mi sta proteggendo questo meccanismo?”. Spesso l’oscillazione tra attaccamento e fuga protegge dalla paura più grande: essere rifiutata, non essere scelta, non essere abbastanza.

Il desiderio di “spegnere il cervello” o di sentirsi contenuta in una comunità non indica necessariamente una patologia grave, ma una stanchezza mentale importante. Quando i pensieri diventano incessanti, la mente cerca solo riposo. Questo è un segnale che il carico emotivo è alto e che avrebbe bisogno di uno spazio terapeutico più stabile e regolare. Se il percorso attuale è saltuario, forse potrebbe valutare un supporto settimanale più continuativo, proprio per lavorare in modo strutturato su questi movimenti oscillatori.

Per abbassare i pensieri, non è utile combatterli. Più li combatte, più si intensificano. Può iniziare invece a fare due cose semplici ma profonde: rallentare le decisioni (non scegliere né chiudere nei momenti di picco emotivo) e osservare il ciclo. Quando sente che sta per provocare, si fermi un attimo e si chieda: “cosa sto cercando davvero in questo momento? rassicurazione? attenzione? protezione?”. Portare consapevolezza interrompe il pilota automatico.

Non si sta rovinando l’esistenza. Sta attraversando una fase in cui le sue modalità relazionali stanno chiedendo di essere comprese e trasformate. A 40 anni non è tardi per farlo. Anzi, è un’età in cui molte persone iniziano davvero a guardarsi con più verità.

Il punto non è trovare subito la relazione giusta. È costruire un centro interno più stabile, così che l’altro non diventi né un’ancora a cui aggrapparsi né una minaccia da cui difendersi.

Se sente che a Roma avrebbe bisogno di un supporto più strutturato, cercare uno psicoterapeuta con incontri regolari potrebbe essere un passo molto concreto e utile. Non perché “non combina niente”, ma perché sta prendendo sul serio il suo benessere.

Lei non è confusa per incapacità. È in un processo. E i processi, quando si muovono, fanno rumore dentro.
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Gent.ma, da quello che riporta qui emerge che lei osserva i suoi meccanismi relazionali, riconosce l’oscillazione tra bisogno di vicinanza e paura, tra compiacere e difendersi. Questo non è “rovinarsi l’esistenza”, ma entrare in contatto con parti fragili che chiedono ascolto.
I pensieri ripetitivi, il timore di relazioni vuote, la sensazione di “fisarmonica” nelle scelte affettive e lavorative sono spesso espressione di un conflitto interno tra bisogno di sicurezza e bisogno di autonomia. Quando il sistema emotivo è molto attivato, la mente tenta di proteggersi attraverso controllo, anticipazioni e interpretazioni, ma così facendo può aumentare ansia e confusione.
Il desiderio di essere “contenuta” e seguita con maggiore continuità è un segnale importante. Una psicoterapia più strutturata e regolare, soprattutto in presenza di pensieri ricorrenti e stati emotivi altalenanti, può offrire quello spazio stabile di elaborazione e regolazione che oggi sente mancare. Rispetto alla relazione che sta vivendo, colpisce quanto lei stia cercando coerenza con i suoi valori e con la sua identità. Non è confusione immatura, ma un conflitto tra desiderio, bisogno di riconoscimento e timore di perdersi. Questo merita uno spazio protetto di comprensione, non giudizio. Non è “rimbambita”, né in ritardo nella vita. È una donna che sta cercando di costruire relazioni più consapevoli e di interrompere schemi che non le fanno bene. Le auguro di potersi concedere uno spazio stabile, competente e continuativo dove questi pensieri possano essere accolti e rielaborati con serenità. Con rispetto e vicinanza, AM
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta attraversando. Dalle sue parole emerge un momento di profonda confusione e affaticamento interiore, in cui pensieri, emozioni e scelte di vita sembrano susseguirsi rapidamente, lasciandola con la sensazione di non riuscire a trovare un punto stabile su cui appoggiarsi. Quando i pensieri diventano ripetitivi e incidono sull’umore e sulle decisioni quotidiane, può nascere la percezione di perdere chiarezza o di non riconoscersi più pienamente. Il fatto che lei stia già affrontando un percorso psicoterapeutico mostra un’importante attenzione verso sé stessa e verso il desiderio di comprendere i propri meccanismi relazionali. La difficoltà che descrive oscillare tra il bisogno di vicinanza e il timore di dipendere dagli altri, tra il desiderio di relazione e la necessità di proteggersi può generare molta fatica emotiva e un senso di solitudine anche quando si è in contatto con altre persone. Anche le esperienze recenti, sia lavorative sia affettive, sembrano aver riattivato interrogativi profondi su ciò di cui ha bisogno e su come custodire sé stessa senza sentirsi costretta a compiacere o, al contrario, a prendere distanza in modo brusco. In questi momenti è comprensibile sentire il desiderio di essere contenuti o sostenuti maggiormente, soprattutto quando la mente appare continuamente impegnata in valutazioni e dubbi. Più che cercare di eliminare subito i pensieri, può essere utile lavorare gradualmente sul modo in cui li accoglie e li gestisce, trovando spazi di continuità e stabilità nel supporto terapeutico. Se sente che l’attuale frequenza degli incontri non le offre un contenimento sufficiente, potrebbe valutare la possibilità di affiancare o riorganizzare il percorso con una maggiore regolarità, così da avere un riferimento più costante in questa fase. Un confronto psicologico continuativo può aiutarla a comprendere meglio questi movimenti interiori, ridurre il senso di sopraffazione e ritrovare, passo dopo passo, una maggiore sensazione di centratura e direzione personale. Per qualsiasi cosa resto a disposizione se desidera approfondire o confrontarsi ulteriormente su quanto sta vivendo. Dott. Matteo De Nicolò
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buongiorno,
la prima cosa che scrive è relativa alla sua psicologa. Se sente che una seduta a settimana non le basta in questo momento, è legittimo dirlo o cercare qualcuno con maggiore disponibilità. Per il resto mi sembra che abbia una buona consapevolezza del suo sentire: mi sembra di percepire una dinamica ambivalente tra timore della solitudine, bisogno di vicinanza e fuga e alla presa di distanza. Continui il suo lavoro che un/a terapeuta che possa accogliere i suoi bisogni di contenimento ma anche di sblocco di alcuni nodi emotivi. Le auguro il meglio
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buonasera il problema dei suoi pensieri è serio e non ho compreso se la psicologa le offre un sostegno psicologico o con lei è in un percorso di psicoterapia. Credo sarebbe importante che lei si confrontasse con uno psichiatra per valutare l'opportunità di un aiuto farmacologico. Ne parli con la sua psicologa.

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